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Indennità una tantum di 200 euro per i lavoratori dipendenti. Modalità di regolarizzazione

Indennità una tantum di 200 euro per i lavoratori dipendenti. Modalità di regolarizzazione

Con il messaggio Inps n. 3805 del 20 Ottobre 2022, anche a seguito delle richieste di chiarimenti pervenute, si forniscono ulteriori indicazioni con riferimento all’indennità una tantum per i lavoratori dipendenti di cui all’articolo 31 del citato decreto-legge.

In particolare, è stato precisato che l’indennità una tantum in argomento, per i lavoratori dipendenti, spetta anche laddove la retribuzione del mese di luglio 2022 risulti azzerata in virtù di eventi tutelati, quali, ad esempio, in ragione della sospensione del rapporto di lavoro, gli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (CIGO/CIGS, Assegno di integrazione salariale garantito dal FIS o dai Fondi di solidarietà, CISOA) o i congedi.

Leggi il messaggio INPS

Fonte: INPS

Detassazione premi di produttività. On line il Report

Detassazione premi di produttività. On line il Report

È consultabile online il Report sull’andamento dei premi di produttività, ricavato dalla procedura per il deposito telematico dei contratti aziendali e territoriali che il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha attivato a seguito del Decreto interministeriale 25 marzo 2016, relativo alla detassazione dei premi di produttività.

Il Report, aggiornato al 17 ottobre 2022, si compone di due parti: nella prima è fornita un’indicazione del trend della misura e della sua diffusione territoriale; nella seconda, invece, è svolto il monitoraggio dei soli contratti “attivi”.

Alla data di chiusura, 12.551 depositi di conformità si riferiscono a contratti tuttora attivi; di questi, 10.871 sono riferiti a contratti aziendali e 1.680 a contratti territoriali.

Per la consultazione integrale dei dati, vai al Report

Trasporto pubblico, poca sicurezza e scarsa manutenzione

Trasporto pubblico, poca sicurezza e scarsa manutenzione

di Maria Cristina Urbano

Le motivazioni dello sciopero dello scorso 21 ottobre attengono profili di safety e di security, che riguardano, solo per citarne alcune, la scarsa manutenzione dei mezzi in circolazione nonché le continue aggressioni al personale dipendente. Cosa fare?

Lo sciopero dei trasporti indetto lo scorso 21 ottobre dai lavoratori del TPL privato nelle principali città italiane ci fornisce l’occasione di affrontare un tema particolarmente delicato alla base di parte del malessere sottostante lo sciopero stesso. Le motivazioni addotte attengono profili di safety e di security, che riguardano, solo per citarne alcune, la scarsa manutenzione dei mezzi in circolazione nonché le continue aggressioni al personale dipendente. Motivazioni simili, d’altronde, a quelle di altri scioperi indetti negli scorsi mesi anche ad opera dei lavoratori nel settore pubblico. PUBBLICITÀ

È evidente che per quanto riguarda il primo aspetto non ho, nel mio ruolo, voce in capitolo, non posso che esprimere una generica solidarietà e una forte preoccupazione personale come utente, mentre penso di poter esprimere con cognizione di causa una fondata opinione sulla seconda tematica, quella della security.

ATM a Milano ha denunciato 58 dipendenti aggrediti negli ultimi 9 mesi, ATAC a Roma ha parlato di 23 aggressioni nei primi quattro mesi e mezzo dell’anno; dati significativi ed allarmanti che accomunano le due principali città italiane, e che delineano un trend che interessa l’intero Paese. Cosa fare in una situazione del genere?PUBBLICITÀ

È fuor di dubbio che l’ottimo sarebbe poter aumentare il pattugliamento dei mezzi a opera delle forze dell’ordine o di personale decretato, le guardie particolari giurate per intenderci. Ma la scarsità di risorse economiche che oramai affligge strutturalmente le amministrazioni locali ha effetti fortemente negativi anche su questa tipologia di servizi (ci sarebbe molto da dire in proposito, considerato il rilievo anche costituzionale che assume il diritto alla sicurezza) e impone di trovare soluzioni alternative, anche di natura meno convenzionale. 

In proposito, per esempio, mi piace ricordare la mozione presentata in consiglio regionale toscano con l’obiettivo di rendere gratuito il trasporto pubblico per gli agenti di polizia locale e della vigilanza privata purché questi indossino l’uniforme d’ordinanza. L’effetto deterrenza che si sarebbe determinato grazie alla sola presenza di una divisa, questo l’auspicio dei presentatori dell’atto di indirizzo, avrebbe evidentemente sconsigliato ai male intenzionati o alla criminalità comune qualsivoglia azione delittuosa. Ebbene, la mozione (che per dovere di cronaca ricordiamo essere stata presentata da esponenti di Fratelli d’Italia e respinta dai partiti di maggioranza in Regione) non ha avuto seguito in quanto l’iniziativa avrebbe comportato la necessità di trovare risorse economiche necessarie a coprirne i costi, risorse che evidentemente la Regione non aveva. Eppure si sarebbe trattato di garantire un certo numero di biglietti gratis per i mezzi pubblici.

Se consideriamo l’elevata percentuale di passeggeri che trasgrediscono a tale obbligo, nei confronti dei quali non ci pare siano attuate serie politiche repressive oltre meri controlli a campione assolutamente inadeguati, la cosa lascia riflettere su quali siano le priorità. Nessuna ricetta facile per problemi complessi, purtroppo. E rimane il dubbio che la misura proposta in quella circostanza non abbia incontrato il sostegno della maggiornaza solo perchè frutto di una proposta dell’opposizione. Le parti avrebbero potuto ben essere invertite (anche se l’attenzione verso la sicurezza pubblica ci pare più alta in alcuni rispetto altri), non è questo il nocciolo della questione.

Ciò che rileva è che la politica non riesce, troppo spesso, a comprendere quanto necessario sia individuare soluzioni, anche innovative o sperimentali, che contribuiscano ad aumentare i livelli di sicurezza dei cittadini soprattutto in quei contesti più a rischio che spesso sono anche quelli meno attenzionati da media ed istituzioni. Speriamo non sia l’ennesima occasione sprecata. 

Leggi l’articolo sull’Huffington Post

Fondi di solidarietà. Adeguamento entro il 31 dicembre 2022

Fondi di solidarietà. Adeguamento entro il 31 dicembre 2022

Con la Circolare n. 20 del 21 ottobre 2022 la Direzione Generale degli Ammortizzatori Sociali fornisce un riepilogo delle indicazioni relative ai fondi di solidarietà di cui agli articoli 26 e 40 del Decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148 per l’adeguamento alla Legge n. 234 del 2021 di riforma degli ammortizzatori sociali.

In particolare, stante l’approssimarsi della scadenza del 31 dicembre 2022 si intende richiamare l’attenzione in ordine alle norme relative all’adeguamento dei fondi di solidarietà con specifico riferimento a quelle relative alla platea dei datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione dei Fondi e alla prestazione dell’assegno di integrazione salariale. In assenza di adeguamento entro la data citata i datori di lavoro del relativo settore confluiranno nel Fondo di integrazione salariale a decorrere dal 1° gennaio 2023 e i contributi già versati o comunque dovuti verranno trasferiti al Fondo di integrazione salariale.

Ai fini dell’adeguamento, le parti sociali interessate per ciascun Fondo di settore e/o Fondo territoriale dovranno sottoscrivere entro il 31 dicembre 2022 l’accordo di adeguamento e trasmetterlo alla Direzione Generale Ammortizzatori Sociali del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali – Divisione IV, ai fini dell’avvio dell’istruttoria per la modifica con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, degli atti istitutivi di ciascun Fondo, d’intesa con il Presidente della Provincia Autonoma nel caso dei Fondi di solidarietà territoriali di cui all’articolo 40 del Decreto legislativo n. 148 del 2015.

Leggi la Circolare n. 20 del 21 Ottobre 2022.

Fonte: Ministero del Lavoro