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Sgravio contributivo per contratti di solidarietà: imprese ammesse

Sgravio contributivo per contratti di solidarietà: imprese ammesse

L’INPS con la circolare 29 aprile 2022, n. 55, ha fornito le istruzioni operative per la fruizione dello sgravio contributivo connesso ai contratti di solidarietà (CdS) difensivi accompagnati da CIGS , in favore delle imprese i cui periodi di CIGS per solidarietà risultavano conclusi entro il 31 marzo 2021.

Nel messaggio 16 novembre 2022, n. 4135 l’INPS indica ora le imprese ammesse alla fruizione dello sgravio, destinatarie dei decreti di ammissione alle riduzioni contributive.

La procedura per il conseguimento dello sgravio deve essere attivata a iniziativa del datore di lavoro. La struttura territoriale INPS competente, verificata la documentazione prodotta, attribuirà la posizione aziendale che riconosce la possibilità di fruizione delle riduzioni contributive (legge 608/1996).

Nel messaggio sono illustrate, inoltre, le indicazioni sulle modalità di compilazione del flusso UniEmens per i datori di lavoro che operano con questo sistema e le relative istruzioni contabili.

Fonte: INPS

Videosorveglianza: stop del Garante privacy a riconoscimento facciale e occhiali smart

Videosorveglianza: stop del Garante privacy a riconoscimento facciale e occhiali smart. L’Autorità apre istruttorie nei confronti di due Comuni

Faro del Garante sui sistemi di videosorveglianza intelligente.

L’Autorità ha aperto un’istruttoria nei confronti del Comune di Lecce, che ha annunciato l’avvio di un sistema che prevede l’impiego di tecnologie di riconoscimento facciale.

In base alla normativa europea e nazionale, ha ricordato l’Autorità, il trattamento di dati personali realizzato da soggetti pubblici, mediante dispositivi video, è generalmente ammesso se necessario per l’esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all’esercizio di pubblici poteri. 

Ma i Comuni, ha sottolineato il Garante, possono utilizzare impianti di videosorveglianza, solo a condizione che venga stipulato il cosiddetto “patto per la sicurezza urbana tra Sindaco e Prefettura”.

Inoltre, fino all’entrata in vigore di una specifica legge in materia, e comunque fino al 31 dicembre 2023, in Italia non sono consentiti l’installazione e l’uso di sistemi di riconoscimento facciale tramite dati biometrici, a meno che il trattamento non sia effettuato per indagini della magistratura o prevenzione e repressione dei reati. La moratoria nasce dall’esigenza di disciplinare requisiti di ammissibilità, condizioni e garanzie relative al riconoscimento facciale, nel rispetto del principio di proporzionalità.

Il Comune dovrà quindi fornire all’Autorità una descrizione dei sistemi adottati, le finalità e le basi giuridiche dei trattamenti, un elenco delle banche dati consultate dai dispositivi e la valutazione d’impatto sul trattamento dati, che il titolare è sempre tenuto ad effettuare nel caso di “sorveglianza sistematica su larga scala di una zona accessibile al pubblico”.

Sempre in materia di videosorveglianza, il Garante ha avviato un’istruttoria anche nei confronti del Comune di Arezzo, dove, secondo notizie di stampa, a partire dal 1° dicembre 2022 è prevista la sperimentazione di “super-occhiali infrarossi” (che rileverebbero le infrazioni dal numero di targa e, collegandosi ad alcune banche dati nazionali, sarebbero in grado di verificare la validità dei documenti del guidatore).

L’Autorità ha messo in guardia dall’uso di dispositivi video che possano comportare – anche indirettamente – un controllo a distanza sulle attività del lavoratore e ha invitato al rispetto delle garanzie previste dalla disciplina privacy e dallo Statuto dei lavoratori.

Anche il Comune di Arezzo dovrà fornire copia dell’informativa che sarà resa agli interessati, sia cittadini a cui si riferiscono i veicoli e sia personale che indosserà i dispositivi, e la valutazione d’impatto sul trattamento dei dati che li riguarda.

Fonte: Autorità Garante per la protezione dei dati personali

Anac, approvato il Piano Nazionale Anticorruzione per il prossimo triennio

Anti bribery and corruption concept, Business man refusing and don't receive money banknote in envelope offer from business people to accept agreement contract of investment deal.

Anac, approvato il Piano Nazionale Anticorruzione per il prossimo triennio

Nella seduta del Consiglio del 16 novembre scorso, Anac ha approvato definitivamente il Piano nazionale Anticorruzione (Pna) 2022, che avrà validità per il prossimo triennio. Il testo è stato trasmesso al Comitato interministeriale e alla Conferenza unificata e, dopo il loro visto, diverrà operativo, presumibilmente dal mese di dicembre 2022.

Il Piano è finalizzato a rafforzare l’integrità pubblica e la programmazione di efficaci presidi di prevenzione della corruzione nelle pubbliche amministrazioni, puntando però nello stesso tempo a semplificare e velocizzazione le procedure amministrative.

Tra le novità previste, va segnalato un rafforzamento dell’antiriciclaggio, impegnando i responsabili della prevenzione della corruzione a comunicare ogni tipo di segnalazione sospetta in cui potessero incorrere all’interno della pubblica amministrazione, e delle stazioni appaltanti.

E’ stato evidenziato nel Piano, infatti, il legame tra battaglia antiriciclaggio e lotta anticorruzione. Altro aspetto significativo del nuovo Piano è la necessità di identificare il titolare effettivo delle società che concorrono ad appalti pubblici. Quindi, le stazioni appaltanti sono chiamate a controllare “chi sta dietro” a partecipazioni sospette in appalti e forniture pubbliche.

Fonte: ANAC

Previsioni economiche d’autunno 2022: l’economia dell’UE a un punto di svolta

Paolo Gentiloni

Previsioni economiche d‘autunno 2022: l’economia dell’UE a un punto di svolta

Dopo una prima metà dell’anno caratterizzata dalla solidità, l’economia dell’UE è ora entrata in una fase molto più difficile. Gli shock scatenati dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina lasciano il segno sulla domanda globale e rafforzano le pressioni inflazionistiche a livello mondiale. L’UE è tra le economie avanzate più esposte, a causa della sua vicinanza geografica alla guerra e della forte dipendenza dalle importazioni di gas dalla Russia. La crisi energetica sta erodendo il potere d’acquisto delle famiglie e grava sulla produzione. Nell’economia il clima di fiducia si è notevolmente affievolito. Di conseguenza, sebbene la crescita nel 2022 sia destinata a essere migliore di quanto previsto in precedenza, le prospettive per il 2023 indicano una crescita significativamente più modesta e un’inflazione marcatamente più elevata rispetto alle previsioni intermedie d’estate della Commissione europea.

Significativa contrazione della crescita alla fine dell’anno

Nella prima metà del 2022 la crescita del PIL reale nell’UE ha sorprendentemente mostrato una tendenza al rialzo, grazie a una vigorosa ripresa della spesa da parte dei consumatori, in particolare per servizi, a seguito dell’allentamento delle misure di contenimento della COVID-19. L’espansione è proseguita nel terzo trimestre, anche se a un ritmo notevolmente più lento.

In un contesto contrassegnato da un’elevata incertezza, si prevede che le pressioni dovute ai rincari dell’energia, l’erosione del potere d’acquisto delle famiglie, un contesto esterno più debole e l’inasprimento delle condizioni di finanziamento faranno entrare in recessione l’UE, la zona euro e la maggior parte degli Stati membri nell’ultimo trimestre dell’anno. Ciononostante il poderoso slancio avviato nel 2021 e la forte crescita nel primo semestre dell’anno dovrebbero far salire complessivamente la crescita del PIL reale nel 2022 al 3,3% nell’UE (3,2% nella zona euro), ben al di sopra del 2,7% prospettato nelle previsioni intermedie d’estate.

Poiché l’inflazione continua a tagliare il reddito disponibile delle famiglie, la contrazione dell’attività economica è destinata a perdurare nel primo trimestre del 2023. Si prevede che la crescita tornerà in Europa in primavera, man mano che l’inflazione allenterà la morsa sull’economia. Tuttavia, a causa dei forti venti avversi che ancora frenano la domanda, l’attività economica è destinata a essere modesta, con una crescita del PIL complessivamente pari allo 0,3% nel 2023 sia nell’UE che nella zona euro.

Si prevede che entro il 2024 la crescita economica riacquisterà progressivamente slancio, con una media dell’1,6% nell’UE e dell’1,5% nella zona euro.

Non ancora raggiunto il picco dell’inflazione, che sarà seguito da una graduale riduzione

In ragione di valori dell’inflazione superiori al previsto per tutti i primi dieci mesi del 2022 e delle crescenti pressioni sui prezzi, il picco dell’inflazione si è verosimilmente spostato verso la fine dell’anno, con una proiezione del tasso di inflazione annuale salita al 9,3% nell’UE e all’8,5% nella zona euro. L’inflazione dovrebbe diminuire nel 2023, ma rimarrà elevata, attestandosi al 7,0% nell’UE e al 6,1% nella zona euro, per poi scendere rispettivamente al 3,0% e al 2,6% nel 2024.

Rispetto alle previsioni intermedie d’estate, si tratta di una revisione al rialzo di quasi un punto percentuale per il 2022 e di oltre due punti nel 2023. La revisione riflette principalmente il significativo aumento dei prezzi all’ingrosso del gas e dell’energia elettrica, che esercita pressioni sui prezzi al dettaglio dell’energia nonché sulla maggior parte dei beni e dei servizi nel paniere dei consumi.

Resta resiliente il mercato del lavoro più forte degli ultimi decenni

Nonostante il contesto difficile, il mercato del lavoro ha continuato a registrare buoni risultati, con l’occupazione e la partecipazione ai massimi livelli e la disoccupazione ai tassi più bassi degli ultimi decenni. La vigorosa espansione economica ha creato ulteriori due milioni netti di posti di lavoro nella prima metà del 2022, portando il numero di occupati nell’UE a un massimo storico di 213,4 milioni. In settembre il tasso di disoccupazione è rimasto al minimo storico del 6,0%.

Secondo le previsioni i mercati del lavoro reagiranno al rallentamento dell’attività economica con un certo ritardo, ma resteranno resilienti. La crescita dell’occupazione nell’UE dovrebbe attestarsi all’1,8% nel 2022, per poi segnare una battuta d’arresto nel 2023 e risalire moderatamente allo 0,4% nel 2024.

I tassi di disoccupazione nell’UE dovrebbero attestarsi al 6,2% nel 2022, al 6,5% nel 2023 e al 6,4% nel 2024.

Il basso livello di crescita, l’elevata inflazione e le misure di sostegno connesse all’energia gravano sui disavanzi

La forte crescita nominale dei primi tre trimestri dell’anno e la graduale eliminazione del sostegno connesso alla pandemia hanno determinato un’ulteriore riduzione dei disavanzi pubblici nel 2022, nonostante le nuove misure adottate per attenuare l’impatto dei rincari dell’energia sulle famiglie e sulle imprese. Dopo essere sceso al 4,6% del PIL nel 2021 (5,1% nella zona euro), il disavanzo nell’UE dovrebbe diminuire ulteriormente al 3,4% del PIL quest’anno (3,5% nella zona euro).

Nel 2023, tuttavia, le previsioni indicano un nuovo lieve aumento del disavanzo pubblico aggregato (al 3,6% nell’UE e al 3,7% nella zona euro) a causa dell’indebolimento dell’attività economica, dell’aumento della spesa per interessi e dell’estensione o dell’introduzione di nuove misure discrezionali da parte dei governi per attenuare l’impatto dei rincari dell’energia. Il ritiro di tali misure, previsto nel corso del 2023, e la ripresa della crescita dovrebbero successivamente ridurre la pressione sulle casse pubbliche. Di conseguenza il disavanzo nel 2024 si attesterebbe, secondo le previsioni, al 3,2% del PIL nell’UE e al 3,3% nella zona euro.

Nel periodo oggetto delle previsioni si prevede un’ulteriore riduzione del rapporto debito/PIL nell’UE, che passerebbe dall’89,4% del PIL nel 2021 all’84,1% del PIL nel 2024 (e dal 97,1% al 91,4% nella zona euro).

Un livello di incertezza eccezionale

Le prospettive economiche restano caratterizzate da un livello di incertezza eccezionale, in quanto la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina prosegue e il potenziale di ulteriori perturbazioni economiche è lungi dall’essere esaurito.

La minaccia maggiore deriva dagli sviluppi negativi del mercato del gas e dal rischio di carenze, in particolare nell’inverno 2023-24. Al di là dei problemi di approvvigionamento di gas, l’UE rimane direttamente e indirettamente esposta a ulteriori shock in altri mercati delle materie prime per effetto delle tensioni geopolitiche.

Rimangono importanti fattori di rischio anche l’inflazione che perdura e gli aggiustamenti potenzialmente disordinati dei mercati finanziari mondiali al nuovo contesto caratterizzato da tassi di interesse elevati, entrambi amplificati dal rischio di incoerenza tra gli obiettivi di politica monetaria e quelli di politica di bilancio.

Contesto

Le previsioni si basano su una serie di ipotesi tecniche relative ai tassi di cambio, ai tassi di interesse e ai prezzi delle materie prime aggiornate al 31 ottobre. Per tutti gli altri dati, comprese le ipotesi relative alle politiche governative, le previsioni tengono conto delle informazioni disponibili fino al 27 ottobre incluso. A meno che nuove politiche non siano annunciate e sufficientemente dettagliate, le proiezioni presuppongono che le politiche restino invariate.

La Commissione europea pubblica ogni anno due previsioni complessive (primavera e autunno) e due previsioni intermedie (inverno ed estate). Le previsioni intermedie riguardano i livelli annuali e trimestrali del PIL e dell’inflazione per l’anno in corso e l’anno successivo per tutti gli Stati membri, nonché i dati aggregati a livello della zona euro e dell’UE.

Le previsioni economiche d’inverno 2023 della Commissione europea aggiorneranno le proiezioni relative al PIL e all’inflazione e dovrebbero essere presentate nel febbraio 2023.

Scarica il documento Previsioni economiche d’autunno 2022

Fonte: Commissione europea