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Covid-19, nel 2021 in forte calo l’impatto del virus su infortuni sul lavoro e casi mortali

Covid-19, nel 2021 in forte calo l’impatto del virus su infortuni sul lavoro e casi mortali

Online il 20esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale Inail: tra gennaio e settembre l’incidenza media delle infezioni di origine professionale sul totale delle denunce pervenute all’Istituto è scesa a una su 12. Nel 2020 era il triplo. Dall’inizio della pandemia denunciati 181.636 contagi e 762 decessi

Covid-19, nel 2021 in forte calo l’impatto del virus su infortuni sul lavoro e casi mortali

ROMA – Se nel 2020 l’incidenza media delle denunce da Covid-19 sul totale di tutti gli infortuni sul lavoro segnalati all’Inail è stata di una ogni quattro, nei primi nove mesi di quest’anno è scesa a una su 12. A rilevarlo è il 20esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale Inail, pubblicato oggi insieme alle nuove schede di approfondimento regionali, che sottolinea come sia calata anche l’incidenza dei decessi provocati dal virus sul totale dei casi mortali, passata da circa una denuncia su tre nel 2020 a una su cinque quest’anno. Il 2021, con 33.610 contagi di origine professionale denunciati, pesa al momento il 18,5% sul totale degli infortuni da Covid-19 pervenuti da inizio pandemia. Rispetto ai primi nove mesi del 2020, in particolare, i casi di contagio rilevati tra gennaio e settembre di quest’anno, benché non consolidati, sono in calo del 40%, quelli mortali del 43,4%.  

Rispetto al monitoraggio di fine agosto l’incremento è dello 0,9%. Le infezioni da Covid-19 di origine professionale denunciate all’Istituto dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 30 settembre sono 181.636. Rispetto ai 179.992 casi registrati dal monitoraggio del mese precedente, le denunce in più sono 1.644 (+0,9%), di cui 596 riferite a settembre e 331 ad agosto 2021. Gli altri 717 casi sono per il 57% riferiti agli altri mesi di quest’anno e il restante 43% al 2020. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni e nei mesi precedenti. I decessi sono 762, 15 in più rispetto al monitoraggio mensile di fine agosto, e concentrati soprattutto nel 2020, che raccoglie quasi tre quarti (72,6%) di tutti i casi mortali da contagio segnalati all’Inail alla data dello scorso 30 settembre, con aprile (194 deceduti) e marzo (140) ai primi due posti. Il 2021, con 209 decessi da Covid-19 nei primi nove mesi, pesa invece al momento per il 27,4% sul totale dei casi mortali da nuovo Coronavirus pervenuti all’Istituto da inizio pandemia. A morire sono soprattutto gli uomini (82,9%) e i lavoratori nella fascia di età 50-64 anni (71,8%), con un’età media dei deceduti di 58,5 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini).

Più di quattro denunce su 10 nella fascia 50-64 anni. Allargando l’analisi a tutte le infezioni di origine professionale, l’età media dei contagiati scende a 46 anni per entrambi i sessi, con il 42,5% delle denunce nella fascia 50-64 anni, il 36,6% in quella 35-49 anni, il 18,9% tra gli under 35 e il 2% tra gli over 64, e il rapporto tra i generi si inverte. La quota femminile, infatti, è pari al 68,4% e supera quella maschile in tutte le regioni, con le sole eccezioni della Calabria, della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle lavoratrici sul complesso dei contagi sul lavoro è, rispettivamente, del 48,5%, 46,0% e 44,3%. L’86,4% delle denunce riguarda lavoratori italiani, percentuale che sale al 90,7% per i casi mortali. Tra gli stranieri, le comunità più colpite sono quella rumena (con il 20,9% dei lavoratori stranieri contagiati), peruviana (12,6%), albanese (8,1%), moldava (4,6%) ed ecuadoriana (4,1%). Per quanto riguarda i casi mortali, invece, con il 15,5% dei decessi occorsi agli stranieri, la comunità peruviana precede quelle albanese (12,7%) e rumena (8,5%).  

I maggiori aumenti percentuali nelle province di Trapani, Ragusa e Potenza. A livello territoriale il 42,5% delle denunce è concentrato nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 25,2%), seguito dal Nord-Est con il 24,6% (Veneto 10,6%), dal Centro con il 15,3% (Lazio 6,7%), dal Sud con il 12,8% (Campania 5,9%) e dalle Isole con il 4,8% (Sicilia 3,2%). Le province con il maggior numero di contagi sul lavoro dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono Milano (9,6%), Torino (6,9%), Roma (5,3%), Napoli (4,0%), Brescia, Verona e Varese (2,5% ciascuna), Genova (2,4%) e Bologna (2,3%). Prendendo in considerazione solo l’ultimo mese di rilevazione, la provincia che ha registrato il maggior numero di infezioni di origine professionale è quella di Roma, seguita da Milano, Napoli, Palermo, Potenza, Catania, Monza e Brianza, Torino e Savona. Le province che hanno fatto segnare i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di agosto, non per contagi avvenuti nel mese di settembre ma per il consolidamento dei dati in mesi precedenti, sono però quelle di Trapani (+8,6%), Ragusa (+5,5%), Potenza (+4,8%), Agrigento (+4,3%), Siracusa (+4,2%), Vibo Valentia (+3,8%), Bologna e Catania (+3,7% per entrambe).

A Roma e Napoli il primato negativo di casi mortali. Con il 37,0% dei decessi denunciati (prima la Lombardia con il 25,3%), al Nord-Ovest spetta anche il primato negativo per numero dei casi mortali. Seguono il Sud con il 25,7% (Campania 12,9%), il Centro con il 17,9% (Lazio 10,6%), il Nord-Est con il 12,7% (Emilia Romagna 6,4%) e le Isole con il 6,7% (Sicilia 5,6%). Nel confronto con il dato complessivo dei contagi sul lavoro segnalati all’Inail dall’inizio della pandemia, per i casi mortali si osserva una quota più elevata al Sud (25,7% contro il 12,8% riscontrato nelle denunce totali) e un’incidenza inferiore nel Nord-Est (12,7% rispetto al 24,6%). Le province con più decessi sono Roma e Napoli (con il 7,7% ciascuna), Milano (6,7%), Bergamo (6,6%), Brescia e Torino (4,1% ciascuna), Cremona (2,5%), Genova (2,4%), Bari e Caserta (2,2% ciascuna), Palermo e Parma (2,1% ciascuna).

Quasi tutti i contagi nella gestione assicurativa dell’Industria e servizi. Quasi tutti i contagi sul lavoro e la netta maggioranza dei decessi (rispettivamente 96,9% e 88,0%) riguardano l’Industria e servizi, con gli altri casi distribuiti nelle gestioni assicurative per Conto dello Stato (amministrazioni centrali dello Stato, scuole e università statali), Agricoltura e Navigazione. Sono circa tremila, in particolare, le denunce di infezioni di origine professionale di insegnanti, professori e ricercatori di scuole di ogni ordine e grado e di università statali e private, riconducibili sia alla gestione dei dipendenti del Conto dello Stato sia al settore Istruzione della gestione Industria e servizi.

Dopo la sanità e assistenza sociale, trasporti e manifatturiero al secondo e terzo posto per numero di decessi. Tra le attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – si conferma al primo posto, con il 65,1% delle denunce e il 22,7% dei decessi codificati, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), con il 9,2% delle infezioni e il 10,5% dei casi mortali. Gli altri settori più colpiti sono il noleggio e servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il trasporto e magazzinaggio, il manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, le altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…), e le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale). Concentrando l’attenzione sui casi mortali denunciati in ciascun settore, spiccano in particolare le percentuali del trasporto e magazzinaggio e del manifatturiero, rispettivamente al secondo e al terzo posto con il 13,1% e l’11,6% dei decessi, e quelle del commercio all’ingrosso e al dettaglio (10,1%) e delle costruzioni (7,0%).

Il trend nei vari settori produttivi. Rispetto al 2020, nei primi nove mesi del 2021 si riscontrano, però, alcune differenze nell’evoluzione dei contagi in vari settori produttivi. La sanità e assistenza sociale è stata caratterizzata da un numero di infortuni da Covid-19 in costante discesa, registrando nel mese di giugno il suo livello minimo, con circa 60 infortuni (erano 400 a giugno 2020), per poi risalire lievemente nei due mesi successivi e rallentare di nuovo a settembre, benché i dati siano ancora provvisori. A partire dallo scorso febbraio l’incidenza della sanità e assistenza sociale sul totale dei casi si è ridotta, ma l’ultimo trimestre mostra segnali di ripresa. Altri comparti produttivi, come il trasporto e magazzinaggio, gli alberghi e ristoranti e il commercio, quest’anno hanno invece registrato incidenze di contagi professionali in crescita rispetto al 2020, con l’eccezione del mese di settembre, che è caratterizzato da un calo.

L’analisi per professione dell’infortunato. Dall’analisi per professione dell’infortunato emerge che oltre un quarto dei decessi (26,3%) riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale. La categoria dei tecnici della salute, in particolare, è quella più colpita dai contagi, con il 37,4% delle denunce complessive, l’82,7% delle quali relative a infermieri, e il 9,8% dei casi mortali codificati (il 67,1% infermieri). Seguono gli operatori socio-sanitari con il 18,2% delle denunce (e il 3,9% dei decessi), i medici con l’8,5% (5,2% dei decessi), gli operatori socio-assistenziali con il 6,9% (2,5% dei decessi) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,7% (3,3% dei decessi). Tra le altre professioni coinvolte spiccano gli impiegati amministrativi, con il 4,6% delle denunce e il 10,2% dei casi mortali, gli addetti ai servizi di pulizia (2,3% dei contagi e 2,1% dei decessi), i conduttori di veicoli (1,3% dei contagi e 8,0% dei decessi) e gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (0,9% dei contagi e 2,7% dei decessi).

Da febbraio osservata una flessione significativa del fenomeno. Anche rispetto alla professione dei lavoratori contagiati si osserva in generale un calo significativo delle denunce a partire da febbraio di quest’anno, con incidenze in riduzione per alcune categorie, tra le quali le professioni sanitarie che nell’ultimo trimestre mostrano, però, segnali di ripresa delle infezioni. Altre professioni, con il ritorno alle attività, hanno visto invece aumentare l’incidenza dei casi di contagio rispetto allo scorso anno. È il caso, per esempio, degli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali, degli impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta e degli insegnanti di scuola primaria.

Crisi d’impresa e risanamento aziendale: pubblicato in Gazzetta ufficiale il testo del decreto convertito in legge

Businessman preventing dominoes from crumbling with palm on an old wooden table, retro effect faded look.

Crisi d’impresa e risanamento aziendale: pubblicato in Gazzetta ufficiale il testo del decreto convertito in legge

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale 254 del 23 ottobre 2021 la legge 21 ottobre 2021, n. 147 di Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, recante misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia.

Banca d’Italia: Bollettino economico 4/2021

Banca d’Italia: Bollettino economico 4/2021

Prosegue la ripresa globale ma emergono vincoli all’offerta

La ripresa globale prosegue sostenuta, seppure con incertezze connesse con l’andamento delle campagne di vaccinazione e con la diffusione di nuove varianti del virus. Le tensioni emerse nell’approvvigionamento di materie prime e di input intermedi sono in parte dovute proprio alla rapidità della crescita; potrebbero tuttavia riflettersi sui prezzi più a lungo di quanto inizialmente atteso.

La politica monetaria della BCE resta espansiva  

Nell’area dell’euro il rialzo significativo dell’inflazione è riconducibile ai rincari energetici, fra cui quelli del gas naturale, e a fattori temporanei. Le determinanti fondamentali, in particolare la dinamica dei salari, non indicano finora la prospettiva che l’inflazione rimanga alta nel medio termine. Il Consiglio direttivo della BCE ha confermato l’orientamento fortemente espansivo della politica monetaria; ha ribadito che il mantenimento di condizioni di finanziamento favorevoli è indispensabile per sostenere la ripresa.

In Italia la crescita è superiore alle attese

In Italia l’aumento del PIL, risultato nei mesi primaverili ben superiore alle attese, sarebbe stato superiore al 2 per cento anche nel terzo trimestre. L’estensione della copertura vaccinale e l’incremento della mobilità hanno reso possibile la ripresa dei consumi di servizi da parte delle famiglie, che affianca il recupero già in atto degli investimenti delle imprese. Il miglioramento della congiuntura si è tradotto in un rialzo dell’occupazione, soprattutto a termine; non sono però del tutto superati gli effetti della pandemia. Secondo le nostre attuali valutazioni, nel 2021 l’aumento del PIL sarebbe intorno al 6 per cento, più di quanto previsto nel Bollettino economico di luglio.

Il costo dell’energia sospinge l’inflazione

L’inflazione ha raggiunto in settembre il 2,9 per cento. Tuttavia non vi sono finora segnali di un’accelerazione dei salari e le imprese, pur avendo adeguato al rialzo le previsioni di aumento dei propri listini, indicano rincari inferiori al 2 per cento annuo.

I conti pubblici migliorerebbero nel 2021 rispetto all’anno precedente

Il Governo ha aggiornato le stime tendenziali e gli obiettivi di bilancio per il prossimo triennio. A differenza di quanto programmato in primavera, il nuovo quadro prefigura un miglioramento dei conti quest’anno rispetto al 2020. L’incidenza sul PIL dell’indebitamento netto e quella del debito continuerebbero a ridursi gradualmente nei prossimi anni, ma in misura inferiore a quanto atteso nelle stime tendenziali per effetto delle misure espansive annunciate per la prossima manovra di bilancio.

Allegati

Sole 24 Ore – Assiv: la sfida della Vigilanza Privata nell’Italia post pandemia

Speciale Sole 24 ore Scenari Nazionale “Sicurezza”

Assiv: la sfida della Vigilanza Privata nell’Italia post pandemia

Obiettivo: ottenere nuove riforme che prevedano una partnership tra pubblico e privato, senza gravare sulle finanze pubbliche

In Italia la sicurezza privata è un’istituzione antica, ben antecedente l’avvento della Repubblica: a fine ‘800, infatti, vi è traccia di una prima regolamentazione nella vigilanza campestre, a tutela dei latifondi e delle attività agricole, divenuta poi vigilanza urbana, ma sempre e solo limitatamente, allora come oggi, a tutela dei beni, mobili ed immobili.

Una classe imprenditoriale in espansione, quindi il crescente bisogno di sicurezza, si è scontrato nel tempo con la impossibilità per lo Stato di fornire adeguata protezione ai mezzi ed alle attività che quella classe esprimeva, utilizzava e produceva, dovendo concentrare le risorse (umane e strumentali) per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Ecco, allora, comparire la necessità di autorizzare gli istituti di vigilanza privata, organizzati quali aziende di natura commerciale, a fornire servizi di sicurezza armata in favore di terzi e la corrispondente esigenza di controllare e disciplinare una forza sentita come “concorrente” dallo Stato stesso.

La vigilanza privata oggi è questo: aziende che contribuiscono al sistema della sicurezza del Paese, in forma sussidiaria e sotto il controllo delle Forze dell’Ordine.

ASSIV conta circa 80 aziende, tra le più importanti del comparto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari, che rappresentano un fatturato aggregato di 2.5 miliardi di euro, ovvero intorno al 60% di quanto fatturato dal comparto della sicurezza privata. In generale, in Italia sono attive circa 50.000 Guardie Particolari Giurate e oltre il doppio di personale fiduciario, per l’80% dipendenti da Istituti di Vigilanza Privata, che ASSIV stima essere circa 600 realmente attivi e presenti sul territorio nazionale.

Le GPG sono comandate in compiti di vigilanza armata presso siti sensibili; coprono in pattuglia, per scopi di tutela del patrimonio degli abbonati, aree vastissime del Paese, svolgendo un insostituibile servizio di controllo del territorio, soprattutto nelle ore notturne quando diversa è la presenza delle Forze dell’Ordine; sono le uniche autorizzate ad effettuare il trasporto valori; le GPG, che dipendono da istituti di vigilanza, sono formate professionalmente secondo quanto prescrive la norma; sono armate, sempre in contatto con centrali operative di ultima generazione, a loro volta collegate con le centrali di polizia e carabinieri. Contribuiscono fattivamente, insomma, alla sicurezza del Paese e sono, grazie alla riforme del settore, incaricate di pubblico servizio.

La comparsa e diffusione del virus Covid-19 ha sconvolto anche il mondo della vigilanza privata, il quale tuttavia non è ancora in grado di quantificare le effettive ricadute negative sul comparto a seguito della conseguente crisi sanitaria ed economica: crollo nei consumi, conseguente flessione della produzione, chiusura prolungata delle attività commerciali, tutto ciò ha imposto un dazio pesante all’economia del Paese. Nonostante la sensibile ripresa degli ultimi mesi, sarà soltanto con ampio ritardo che riusciremo a capire il reale impatto che ha avuto la crisi nel nostro settore. L’auspicio è che gli importanti investimenti compiuti in mezzi e formazione del personale possano garantire al comparto elevata resilienza rispetto un quadro complessivo di lungo termine ancora difficilmente delineabile.

Il ruolo delle Guardie Particolari Giurate, nel corso dell’attuale pandemia, è stato peraltro espressamente riconosciuto dal Presidente della Repubblica con l’attribuzione ad una Guardia Giurata, addetta ad un servizio di vigilanza presso un presidio ospedaliero, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI). Motivo di orgoglio per l’intero comparto e per le decine di migliaia di lavoratori che compiono il proprio dovere con abnegazione. Gli operatori di sicurezza che lavorano in contesti “a rischio”, infatti, quali presidi ospedalieri ed RSA o presso committenti che erogano servizi pubblici essenziali a garantire l’ordinato svolgersi della nostra vita, come gli istituti di credito, i supermercati, gli impianti di produzione di energia sono da lodare per la loro professionalità ed efficienza, ed è grazie al loro impegno che non sono stati interrotti i servizi essenziali neanche durante il lockdown duro di marzo-maggio 2020.

Sono queste le motivazioni per le quali l’ASSIV si è battuta sin dall’inizio dell’emergenza per inserire questa categoria professionale tra quelle identificate dal piano strategico – Vaccinazione anti-SARS-CoV-2. Un’emergenza ancora in atto, ma alla quale tutto il comparto ha saputo reagire.

Quando nel 2006 decidemmo di dar vita a questa associazione datoriale, aspirando a rappresentare con efficacia il comparto nei confronti di tutti gli interlocutori istituzionali, i nuovi organi rappresentativi dell’associazione erano  consapevoli che la strada da percorrere sarebbe stata molta e spesso in salita. A distanza di 15 anni possiamo affermare con soddisfazione di essere divenuti il principale riferimento del settore della vigilanza privata in Italia grazie al continuo e coerente lavoro della Presidenza, della Giunta e del Consiglio direttivo.

Con l’arrivo dei primi riconoscimenti esterni abbiamo aderito a Confindustria e poi, durante la fase di riforma e di semplificazione della realtà confindustriale, abbiamo deciso  di associarci ad ANIE, prima federazione per importanza nella galassia confindustriale, all’interno della quale, con ANIE-Sicurezza, è stato possibile ricomporre l’intera filiera, riconoscendo nel binomio uomo-tecnologia il vero fattore moltiplicatore per concorrere alla sicurezza del Paese.

La nostra assemblea pubblica del 2017 ha rappresentato l’inizio di una nuova fase. In quell’occasione l’ex ministro della Difesa Mario Mauro e l’ex Sottosegretario Angelo Tofalo si confrontarono su “Le nuove frontiere della sicurezza partecipata”. La politica, che già in alcune occasioni si era interessata alla vigilanza privata, da allora ha avviato con noi un confronto costante e costruttivo. Nelle ultime due legislature sono state presentate molteplici proposte di legge che si pongono l’obiettivo di fornire risposte alle istanze del comparto e prima del lockdown la proposta di legge per consentire lo svolgimento della vigilanza privata all’estero è stata incardinata nei lavori della I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati e nel novembre 2019 siamo stati auditi in Parlamento.

Il percorso avviato in modo tanto proficuo si pone ora l’obiettivo di indicare al legislatore quelle riforme di sistema che consentirebbero allo Stato di innalzare i livelli di sicurezza, come devono essere intesi in un Paese moderno, liberi da gravami ideologico-culturali propri del secolo passato e fondati su una virtuosa partnership tra pubblico e privato, senza peraltro gravare sulle finanze pubbliche:

·       Close protection. Possibilità per le GPG di svolgere attività a protezione delle persone fisiche, non solo dei beni, come peraltro alcune leggi speciali hanno già previsto, in deroga a quanto stabilito in linea generale dal TULPS.

·       Utilizzo delle GPG per compiti di sicurezza e protezione degli asset italiani all’estero. Si tratta di un mercato che l’ONU valuta in 250 miliardi di dollari l’anno a livello mondiale, e che finalmente si aprirebbe anche alle imprese italiane; oggi aziende come, ad esempio, ENI devono rivolgersi a contractor stranieri.

·       Difesa del contratto nazionale collettivo di lavoro maggiormente rappresentativo nei confronti del dumping contrattuale, i cui effetti si riverberano automaticamente su una politica di prezzi al ribasso a discapito delle qualità e delle professionalità degli operatori.

·       Implementazione delle competenze delle stazioni appaltanti della Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di predisporre bandi di gara che tengano conto dell’effettiva analisi del rischio e sappiano valutare correttamente le offerte del mercato, sottraendosi all’abbraccio fatale del meccanismo del massimo ribasso, antitesi di ogni servizio di qualità, a danno della stessa PA e dei cittadini tutti.

Speciale Sole 24 ore Scenari Nazionale “Sicurezza”