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Aggiornate le linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali

Aggiornate le linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduta da Massimiliano Fedriga, nella seduta di ieri ha aggiornato le Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali.

Il documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio e al Ministro della Salute affinché le linee guida possano essere adottate con ordinanza in attuazione dell’articolo 12 del Decreto-legge 65/2021.

Fonte: Conferenza delle Regioni e delle Province autonome

Ministero dell’Interno, Covid economy: quinto report dell’organismo permanente di monitoraggio

Ministero dell’Interno, Covid economy: quinto report dell’organismo permanente di monitoraggio. Lamorgese: al lavoro per tutelare l’economia legale

L’analisi dell’Organismo permanente di monitoraggio e analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso dedicata alle variazioni societarie intervenute nel periodo della pandemia, da marzo 2020 a febbraio 2021

È online il quinto report diffuso dall’Organismo permanente di monitoraggio e analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso, istituito nell’aprile del 2020.

«Il Viminale sta lavorando da più di un anno per rafforzare il cordone di sicurezza intorno alle aziende e alle attività economiche che, proprio in questa fase di riaperture ma anche di persistente vulnerabilità finanziaria dovuta a una crisi senza precedenti, sono insidiate su più fronti dalla strategia di espansione delle mafie», ha commentato il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

Se con i quattro report precedenti erano stati delineati i rischi potenziali, i settori economici d’interesse delle mafie e le nuove aree connesse alle filiere produttive o ai servizi legati alla pandemia (cosiddetta Covid economy), l’ultimo report si è concentrato sulle variazioni societarie intervenute nel periodo della pandemia come il turn-over di cariche a livello aziendale, il turn-over di partecipazioni, i trasferimenti di quote, i trasferimenti di aziende, i trasferimenti di sede, le variazioni di natura giuridica e/o del capitale sociale, registrati in Italia da marzo 2020 a febbraio 2021 (confrontate con quelle dell’anno prima), come possibile campanello d’allarme per ulteriori approfondimenti investigativi.

«I report periodici dell’Organismo permanente ci consentono di sfruttare al meglio una rete di sensori diffusa in tutto il Paese», ha proseguito la titolare del Viminale ribadendo come «l’ultimo rapporto, il quinto, accenda un faro sul fenomeno delle variazioni societarie durante la pandemia come possibili indizi di contaminazioni, fornendo un indispensabile strumento di analisi per prevenire i tentativi di alterazione del mercato, di inquinamento del tessuto economico e di condizionamento degli appalti e delle gare pubbliche».

A fronte di una leggera flessione nel periodo Covid pari a -6,30% dovuta verosimilmente ai ripetuti lockdown, si è poi registrato un incremento del 7% delle segnalazioni per operazioni sospette analizzate nel 2020 e un aumento del 9,7% del numero delle società colpite dai provvedimenti interdittivi antimafia nel periodo Covid rispetto all’anno precedente. Dati che devono, si legge nel report, anche tenere conto dell’intensificazione dei controlli istituzionali contro le infiltrazioni.

I settori immobiliari e del commercio all’ingrosso sono risultati i più interessati dalle variazioni societarie, mentre Lombardia, Lazio, Veneto, Campania ed Emilia Romagna le regioni dove si è registrato, in valore assoluto, il numero maggiore delle variazioni societarie in entrambi i periodi.

L’approfondimento e l’analisi dei dati relativi alle società colpite da interdittiva antimafia nei due periodi hanno restituito un valore in aumento nel periodo Covid tanto del numero di società interdette (+9,7%) quanto del numero delle società interdette che hanno registrato significative variazioni societarie (+47 %).

L’analisi si è anche concentrata sui dati di quattro province campione (Reggio Emilia al Nord, Latina al Centro, Cosenza al Sud e Trapani per l’area Isole) e sulle variazioni societarie registrate – nel periodo più limitato 1° ottobre 2020 – 31 marzo 2021 – riferite ai soli codici Ateco Ristorazione e Alloggio, come settori economici particolarmente esposti alla crisi pandemica. In questo ambito, sono state individuate specifiche fattispecie delittuose, come i reati fiscali, tributari e i cosiddetti reati spia, sintomatici del pericolo di infiltrazione mafiosa, con risultati che hanno fatto emergere su 2.591 persone coinvolte nelle variazioni societarie nel semestre ottobre 2020 – marzo 2021, 644 soggetti (il 24,8%) con criticità dirette o indirette.

«Siamo consapevoli che i 12 mesi analizzati non costituiscono un lasso temporale statisticamente significativo – ha spiegato il prefetto Vittorio Rizzi, presidente dell’Organismo permanente – tanto più che l’ampio ventaglio degli interventi assicurati dallo Stato per contrastare una crisi senza precedenti ha inciso sui parametri economici di riferimento. Gli elementi emersi possono costituire, però, il preludio di ciò che potrebbe verificarsi nell’immediato futuro e sono indizi utili per adottare le conseguenti contromisure a tutela della sicurezza e dell’economia».

Scarica il report

Fonte: Ministero dell’Interno

Covid-19 ed effetto vaccini: tra febbraio e aprile i contagi sul lavoro in calo nella sanità e assistenza sociale

INAIL, Covid-19 ed effetto vaccini: tra febbraio e aprile i contagi sul lavoro in calo nella sanità e assistenza sociale

Pubblicato il nuovo report mensile della Consulenza statistico attuariale Inail. Dall’inizio della pandemia le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto sono state 171.804, di cui 600 con esito mortale. Nell’ultimo trimestre analizzato incidenza in crescita per altri settori produttivi, come trasporti, servizi di alloggio e ristorazione, commercio e servizi di informazione e comunicazione, che raccolgono circa un quarto dei casi.

A partire dallo scorso mese di febbraio per i contagi sul lavoro da Covid-19 sembra delinearsi un’inversione di tendenza rispetto al trend osservato nelle fasi precedenti della pandemia. Se la sanità e assistenza sociale negli ultimi tre mesi scende sotto la soglia del 55% dei casi codificati riposizionandosi sugli stessi livelli dell’estate 2020, grazie probabilmente all’efficacia delle vaccinazioni che hanno coinvolto in via prioritaria il personale sanitario, altri settori produttivi registrano incidenze di contagi professionali in crescita pur rilevando, rispetto alla seconda ondata, un calo in termini di valori assoluti. È il caso, in particolare, dei trasporti, dei servizi di alloggio e ristorazione, del commercio e dei servizi di informazione e comunicazione, che tra febbraio e aprile raccolgono complessivamente circa il 25% dei casi, contro il 6% della prima ondata, il 18% del periodo estivo e l’8% della seconda ondata.   

Il trend confermato dall’analisi per professione dell’infortunato. Come rileva il 16esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, questo trend è confermato dall’analisi per professione dell’infortunato. L’incidenza sul totale dei contagi della categoria dei tecnici della salute, prevalentemente infermieri, è passata infatti dal 39,1% del primo periodo di lockdown, fino a maggio 2020 compreso, al 23,3% del successivo quadrimestre giugno-settembre, per poi ritornare al 39,3% nel periodo ottobre 2020-gennaio 2021 e scendere tra febbraio e aprile di quest’anno al 26,0%. Analogo l’andamento delle infezioni dei medici, scese dal 10,1% della prima fase della pandemia al 5,5% di quella “post lockdown”, per poi registrare l’8,6% nella seconda ondata dei contagi e passare al 4,7% nell’ultimo trimestre analizzato.

Con la ripresa delle attività in aumento il peso di altre categorie di lavoratori. Con la progressiva ripresa delle attività, altre professioni hanno visto invece aumentare l’incidenza dei casi di contagio tra le prime due fasi, registrato una riduzione nella terza e di nuovo una risalita nella quarta. Gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione, per esempio, sono passati dallo 0,6% del primo periodo al 3,7% di giugno-settembre, per poi scendere allo 0,7% tra ottobre e gennaio e risalire all’1,3% nel trimestre febbraio-aprile 2021. L’incremento in termini di incidenza sul totale dei contagi osservato per alcune categorie nell’ultimo trimestre, come gli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali (passati dal 3,5% al 4,5%, al 4,3% e all’8,7%) o i professori della scuola primaria (dallo 0,03% allo 0,5%, allo 0,8% e al 2,7%), è dovuto alla consistente diminuzione che ha caratterizzato le professioni della sanità, sia in valore assoluto che relativo.

L’incremento rispetto al monitoraggio di fine marzo è del 3,8%. Le infezioni da Covid-19 di origine professionale segnalate dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 30 aprile sono 171.804, pari a circa un quarto del totale delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute all’Inail dal gennaio 2020 e al 4,3% del complesso dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. Rispetto alle 165.528 denunce registrate dal monitoraggio mensile precedente, i casi in più sono 6.276 (+3,8%), di cui 2.199 riferiti ad aprile, 1.642 a marzo, 501 a febbraio e 581 a gennaio di quest’anno, 499 a dicembre, 451 a novembre e 297 a ottobre, mentre i restanti 106 sono riconducibili agli altri mesi del 2020. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni precedenti.

Quasi sei decessi su 10 concentrati nella prima fase della pandemia. I casi mortali sono 600, concentrati soprattutto nel trimestre marzo-maggio 2020 (58,2%) e pari a circa un terzo del totale decessi denunciati all’Inail da gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,5% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’Iss alla stessa data. Rispetto ai 551 casi rilevati dal monitoraggio al 31 marzo, i decessi sono 49 in più, di cui 11 ad aprile, 10 a marzo, quattro a febbraio e otto a gennaio di quest’anno, sei a dicembre e sette a novembre dello scorso anno, mentre i restanti tre decessi sono riconducibili ai mesi precedenti.     

La quota femminile è pari al 69% ma a morire sono soprattutto gli uomini. A morire sono soprattutto gli uomini (83,5%) e i lavoratori nelle fasce di età 50-64 anni (72,0%), over 64 anni (19,2%) e 35-49 anni (8,0%). Il rapporto tra i generi si inverte prendendo in considerazione tutti i contagi sul lavoro da Covid-19. La quota femminile sul totale, infatti, è pari al 69,0%. Il numero delle lavoratrici contagiate supera quello dei lavoratori in tutte le regioni, a eccezione di Calabria, Sicilia e Campania, dove l’incidenza delle donne sul complesso delle infezioni di origine professionale è, rispettivamente, del 49,2%, 46,3% e 44,4%.

La fascia di età più colpita è quella tra i 50 e i 64 anni. L’età media dei contagiati dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni (59 per i deceduti). Il 42,4% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (36,7%), under 35 anni (18,9%) e over 64 anni (2,0%). L’86,2% delle denunce riguarda lavoratori italiani. Il restante 13,8% sono stranieri, soprattutto rumeni (pari al 21,1% dei lavoratori stranieri contagiati), peruviani (12,9%), albanesi (8,2%), moldavi (4,5%) ed ecuadoriani (4,2%). Nove morti su 10 sono italiani (90,5%), mentre le comunità straniere con più decessi sono quelle peruviana (con il 15,8% dei casi mortali dei lavoratori stranieri), albanese (14,0%) e rumena (10,5%).

Milano, Torino, Roma e Napoli le province con più contagiati. Dall’analisi territoriale, approfondita anche attraverso le schede regionali, emerge una distribuzione delle denunce del 43,5% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 25,8%), del 24,5% nel Nord-Est (Veneto 10,6%), del 15,0% al Centro (Lazio 6,4%), del 12,4% al Sud (Campania 5,6%) e del 4,6% nelle Isole (Sicilia 3,0%). Le province con il maggior numero di contagi dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono Milano (9,7%), Torino (7,1%), Roma (5,1%), Napoli (3,8%), Brescia (2,6%), Varese e Verona (2,5% per entrambe) e Genova (2,4%).

Al Sud gli aumenti percentuali maggiori su base mensile. Prendendo in considerazione solo l’ultimo mese di rilevazione, la provincia che registra il maggior numero di infezioni di origine professionale è quella di Roma, seguita da Milano, Torino, Napoli, Firenze, Palermo, Genova e Venezia. Le province che in aprile hanno avuto gli aumenti percentuali più consistenti rispetto alla rilevazione di marzo sono però quelle di Matera (+21,3%), Vibo Valentia (+15,4%), Reggio Calabria (+14,3%), Lecce (+13,6%), Ragusa (+12,2%), Caltanissetta (+11,5%), Agrigento (+11,3%), Brindisi (+9,5%) e Firenze (+9,3%).

Confermato il primato negativo del Nord-Ovest. Con più di quattro casi mortali su 10 (41,9%), il Nord-Ovest conferma il proprio primato negativo anche per i decessi (prima la Lombardia con il 29,5%). Seguono il Sud con il 23,8% (Campania 11,0%), il Centro con il 16,8% (Lazio 9,7%), il Nord-Est con il 12,0% (Emilia Romagna 6,8%) e le Isole con il 5,5% (Sicilia 4,8%). Nel confronto con il dato complessivo delle denunce di contagio sul lavoro da Covid-19, per i mortali si osserva una quota più elevata al Sud (23,8% contro il 12,4% riscontrato nelle denunce totali) e un’incidenza inferiore nel Nord-Est (12,0% rispetto al 24,5%). Le province con più morti da inizio pandemia sono Bergamo (8,0%), Milano (7,8%), Roma (7,3%), Napoli (6,7%), Brescia (4,7%), Torino (4,0%), Cremona (3,2%), Genova e Parma (2,7% ciascuna).

Fonte: INAIL

Inps, esonero contributivo per aziende che non chiedono la CIG: chiarimenti

La sede Inps di via dell'Amba Aradam a Roma, 15 aprile 2020. ANSA/CLAUDIO PERI

Inps, esonero contributivo per aziende che non chiedono la CIG: chiarimenti

Nell’ambito delle misure adottate per il sostegno e il rilancio dell’economia a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, il decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104 ha previsto un esonero dal versamento dei contributi previdenziali per i datori di lavoro che non richiedono i trattamenti di integrazione salariale (Cassa Integrazione Ordinaria o in Deroga e assegno ordinario) introdotti dalla stessa norma.

L’Istituto ha fornito le indicazioni operative sull’esonero con la circolare INPS 18 settembre 2020, n. 105, il messaggio 13 novembre 2020, n. 4254 e il messaggio 5 gennaio 2021, n. 30.

Il messaggio 17 maggio 2021, n. 1956 chiarisce ora che, per i datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione dei Fondi di solidarietà alternativi (settori dell’Artigianato e della Somministrazione), la concessione dei trattamenti di integrazione salariale previsti dal decreto Cura Italia (articolo 19, comma 6, decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18) non è subordinata alla presentazione di una preventiva domanda all’INPS né a una autorizzazione alla fruizione da parte dell’Istituto.

Pertanto, per poter riconoscere o meno l’esonero contributivo ai datori di lavoro che richiedono le integrazioni salariali a valere sui Fondi di solidarietà alternativi, è necessario individuare la precisa decorrenza temporale di questi trattamenti rispetto alla successione di norme che hanno disciplinato le tutele per la pandemia da Covid-19.

Il messaggio definisce, infine, le modalità di fruizione dell’esonero contributivo, in alternativa alle integrazioni salariali previste dal decreto-legge 104/2020, e i limiti di compatibilità con i trattamenti fruiti prima della data di entrata in vigore dello stesso decreto-legge.