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Dumping contrattuale e pari opportunità tra le priorità della programmazione 2025 dell’ Ispettorato Nazionale del Lavoro

L’ Ispettorato Nazionale del Lavoro ha pubblicato il Documento di programmazione dell’attività di vigilanza per il 2025.  

Anche per l’anno corrente , il rafforzamento della lotta al lavoro sommerso e il rispetto delle norme prevenzionistiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono il filo conduttore della programmazione dell’attività di vigilanza dell’INL. Il target da garantire è un aumento del numero di ispezioni per far si che la media del triennio 2023 – 2025 superi del 30% quella del triennio 2019-2021 come previsto dal PNRR con l’adozione del Piano Nazionale al Lavoro Sommerso. Per raggiungere tali obbiettivi sono previste un minimo di 119.000 accessi ispettivi.

Sul piano metodologico, la programmazione sarà frutto di una attenta attività di intelligence che terrà conto di indicatori basati sulle informazioni dirette e indirette, con un approccio multi-agenzia, attraverso la creazione di reti interistituzionali di cooperazione tra le Autorità interessate, anche per lo svolgimento
dell’attività ispettiva.

Nel documento , INL opera una distinzione degli ambiti di programmazione dell’attività di vigilanza in termini di tipologia degli accertamenti – lavoristica, previdenziale, assicurativa e di carattere tecnico – analizzando, per ognuna, i fenomeni su cui concentrare l’attività di vigilanza.

CCNL e dumping contrattuale – Tra questi, particolare attenzione è prestata alla corretta applicazione dei CCNL e fenomeni di dumping contrattuale ovvero quella pratica imprenditoriale finalizzata a sfruttare le differenze di tutela contrattuale , sia economiche che normative, determinate da clausole collettive previste dai contratti cd. pirata inquanto stipulati da da organizzazioni comparativamente non rappresentative a livello nazionale.

L’applicazione di tali contratti comporta, infatti, l’impossibilità per la contrattazione di derogare alla disciplina normativa come, ad esempio, nelle ipotesi previste per alcuni istituti dal D.lgs. n. 81/2015; l’impossibilità di fruire dei benefici normativi e contributivi ex art. 1, comma 1175, L. n. 296/2006 ; la rideterminazione della contribuzione dovuta ex art. 1, c. 1, del D.L. n. 338/1989 e ex art. 2, comma 25, della L. n. 549/1995. Analogamente la stipula di contratti  di prossimità ex art. 8 del D.L. n. 138/2011 da soggetti non “abilitati” non produrrà effetti derogatori alle disposizioni di legge ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Pari opportunità – Altro focus dell’ Ispettorato ricade sulle pari opportunità e il contrasto ad ogni forma di discriminazione attraverso un attento presidio della normativa a tutela della genitorialità e contrasto al salary gap tra uomo e donna. 

Piattaforme – Infine, in tema di lavoro attraverso piattaforme informatiche, anche per l’anno 2025, l’attività ispettiva dell’INL sarà rivolta a contrastare il fenomeno del “rischio di discriminazione algoritmica”, ovvero possibili forme di discriminazione connesse al funzionamento degli algoritmi utilizzati dalla piattaforma. Infatti, gli strumenti tecnologici possono avere un impatto negativo sui diritti fondamentali dei lavoratori in quanto, pur producendo calcoli oggettivi e razionali, sono condizionati dal set di dati utilizzato, immesso nel sistema, che se non è sufficientemente completo ed ampio rischia di riprodurre  pregiudizi e discriminazioni.

Fonte; Lavorosi.it

Confindustria: Seminario “L’assicurazione obbligatoria per i danni da eventi catastrofali e calamità naturali” – Roma, 23 giugno 2025 ore 14.30

Fonte: ANIE

Seminario, organizzato da Confindustria e ANIA con la partecipazione del MIMIT, dedicato a illustrare i dettagli dell’obbligo per le imprese, introdotto dalla Legge di Bilancio per il 2024, di assicurarsi a copertura dei danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali.

Confindustria, insieme all’ANIA e con la partecipazione del MIMIT, ha organizzato per il prossimo 23 giugno, dalle 14.30 alle 16.30, un seminario dedicato a illustrare i dettagli dell’obbligo per le imprese, introdotto dalla Legge di Bilancio per il 2024, di assicurarsi a copertura dei danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali.

Il seminario, oltre a ripercorrere la normativa di riferimento e gli ulteriori correttivi apportati durante l’iter di conversione in Legge del DL 39/2025 (che ha di recente prorogato l’entrata in vigore dell’obbligo e introdotto importanti chiarimenti in risposta ai dubbi sollevati dalle Associazioni delle imprese), sarà l’occasione per approfondire aspetti operativi della misura.

L’incontro sarà aperto a tutte le Associazioni e alle imprese del sistema Confindustria e si svolgerà in modalità ibrida, in presenza presso la sede di Confindustria e da remoto.

Per la partecipazione in presenza si prega di inviare una email di conferma all’indirizzo [email protected];

per il collegamento da remoto, il link per l’iscrizione è il seguente (si segnala che, se è il primo accesso alla Piattaforma Eventi di Confindustria, occorre creare prima un account): https://eventi.confindustria.it/app/event-85

Leggi il programma

Istat: Il mercato del lavoro – I Trimestre 2025

Nel primo trimestre 2025, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, è aumentato dell’1,0% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% nei confronti del primo trimestre 2024. Nello stesso periodo il Pil è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,7% in termini tendenziali.

Il numero di occupati aumenta di 141 mila unità (+0,6%) rispetto al quarto trimestre 2024, a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+143 mila, +0,9%) e degli indipendenti (+18 mila, +0,3%) che ha più che compensato la diminuzione dei dipendenti a termine (-20 mila, -0,8%); aumenta anche il numero di disoccupati (+16 mila, +1,0% in tre mesi), mentre diminuisce quello degli inattivi di 15-64 anni (-157 mila, -1,3%). Tale dinamica si riflette nell’aumento del tasso di occupazione che sale al 62,7% (+0,4 punti in tre mesi), nella stabilità di quello di disoccupazione, invariato al 6,1%, e nel calo del tasso di inattività che scende al 33,1% (-0,4 punti). Nei dati provvisori di aprile 2025, rispetto al mese precedente, la stabilità del numero di occupati e del relativo tasso si associa alla diminuzione del tasso di disoccupazione (-0,2 punti) e al lieve aumento di quello di inattività 15-64 anni (+0,1 punti).

Nel confronto tendenziale continua la crescita del numero di occupati (+432 mila, +1,8% in un anno), dovuta all’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato (+4,0%) che si contrappone al calo dei dipendenti a termine (-6,7%) e degli indipendenti (-0,4%); diminuisce il numero di disoccupati (-217 mila in un anno, -11,0%) e, dopo due trimestri di crescita, torna a ridursi quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-95 mila, -0,8%). Simile la dinamica per i tassi: rispetto al primo trimestre 2024, si rileva un aumento del tasso di occupazione (+0,9 punti) e un calo nei tassi di disoccupazione e di inattività (rispettivamente -0,9 e -0,3 punti).

Dal lato delle imprese, in termini congiunturali le posizioni lavorative dipendenti mostrano una dinamica positiva, in lieve miglioramento rispetto al trimestre precedente, con un aumento dello 0,6% sia nel totale sia nella componente a tempo pieno e dello 0,5% in quella a tempo parziale. Anche su base tendenziale la crescita risulta la stessa per il totale e la componente full time (+1,9%) e più contenuto in quella part time (+1,6%).

Le ore lavorate per dipendente aumentano in termini congiunturali (+0,3%) e diminuiscono in termini tendenziali (-0,8%); il ricorso alla cassa integrazione scende a 7,8 ore ogni mille ore lavorate (-0,1 ore). Il tasso dei posti vacanti scende all’1,9%, diminuendo di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 0,3 punti percentuali in quello tendenziale.

Il costo del lavoro per Unità di lavoro equivalente a tempo pieno (Ula), su base congiunturale, registra un aumento più deciso, pari all’1,5%, rispetto al trimestre precedente, sia nella componente delle retribuzioni (+1,3%) sia soprattutto in quella dei contributi sociali (+2,2%). Su base annua, la crescita del costo del lavoro si attesta al 4,6%, quale effetto del forte aumento di entrambe le componenti (retribuzioni +4,1% e contributi sociali +6,3%). La significativa crescita del costo del lavoro deriva, da un lato, dal proseguimento dei miglioramenti retributivi guidati dai rinnovi contrattuali e, dall’altro, dall’esaurimento degli effetti di alcune agevolazioni contributive.

Occupati, disoccupati, inattivi

Nel primo trimestre 2025 prosegue la crescita tendenziale del numero di occupati (+432 mila, +1,8% in un anno), la cui stima si attesta a 24 milioni 76 mila unità; il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni raggiunge il 62,5% (+0,9 punti rispetto al primo trimestre 2024), con un aumento più accentuato tra i 50-64enni e nel Mezzogiorno.

La crescita dell’occupazione coinvolge i dipendenti a tempo indeterminato (+634 mila, +4,0% in un anno) mentre prosegue, per il decimo trimestre consecutivo, la riduzione dei dipendenti a termine (-182 mila, -6,7%) e, per il secondo consecutivo, quella degli indipendenti (-20 mila, -0,4%); l’aumento degli occupati a tempo pieno (+659 mila, +3,4%) più che compensa l’ulteriore calo di quelli a tempo parziale (-227 mila, -5,5%).

Scarica la nota ISTAT

Fonte: ISTAT

Confindustria: Working Paper – “Cracks in the Chain: Mapping European Import Dependencies in Global Industrial Networks”

Dalla pagina ufficiale del Centro Studi CONFINDUSTRIA.

Di seguito il link per leggere il working paper completo.

Il nuovo CSC Working Paper, a firma di Matteo Pignatti e Chiara Puccioni (Centro Studi Confindustria).

Gli autori analizzano le vulnerabilità delle catene globali del valore in un contesto di crescente frammentazione politica e crisi sovrapposte, con particolare attenzione ai settori strategici per le transizioni verde e digitale. Le dipendenze critiche dell’industria nell’Unione Europea e nei singoli Stati membri sono identificate in base a molteplici fattori: la concentrazione delle importazioni, il saldo commerciale, i profili di rischio dei Paesi fornitori, la sostituibilità con prodotti domestici, europei o di altri grandi esportatori mondiali.

L’analisi, basata su dati di commercio bilaterale per oltre 5.000 prodotti, mette in evidenza la difficoltà strutturale nel diversificare le fonti di approvvigionamento e le implicazioni strategiche per l’Europa nel confronto con Cina e Stati Uniti.

The tension between the benefits of trade openness and the need for national autonomy has been a constant factor in economic relations among nations. Global supply chains intensify this tension by both enhancing the benefits of trade specialization and amplifying the ripple effects of disruptions across production networks, even when certain nodes are not directly linked to foreign markets. In an era of overlapping crises and growing political fragmentation, it is crucial to reinforce supply chains—particularly in strategic sectors that underpin the green and digital transition.Thus, it is necessary to identify the products most exposed to supply chain disruption. In this article, we reconsider and expand the approach proposed by the European Commission to identify critical dependencies at the product level for the European Union as a whole, in comparison with other major world economies. From an empirical point of view, we add a set of criteria to identify vulnerable supply chains for the individual E.U. member states, which allows us to investigate other layers of vulnerabilities, comparing those common between European economies and the EU as whole and those specific to each member state. From a methodological point of view, we add additional selection criteria: the risk profile of supplier countries, and the potential for import diversification.

By leveraging a dataset that gathers information on bilateral trade flows for over 5,000 products (at the 6-digit level) traded among more than 200 countries, we apply the defined criteria to the aggregate of the European Union, comparing it with the two major trading partners, China and the USA, as well as with E.U. member states. Overall, the analysis suggests that import concentration is the most binding of all constraints identified, selecting about 50% of the set of critical products. Differences emerge in countries’ ability to diversify the country of origin of their imports, both at the global level and between E.U. member states, and concerning the capacity substitute imports with exports, particularly between China and the U.S., with the latter characterized by a higher trade deficit. Moreover, the main European industrial economies display different potential substitutability of extra-EU imports with intra-EU trade.
However, over the past ten years, none of the countries analyzed have consistently diversified the origin of their imports. Trade vulnerabilities emerged for all the economies considered (for some more than others), regardless of their size. Indeed, critical dependencies seem to be mainly the result of long-term choices involving specialization, reallocation of international production chains, and efficiency-seeking in selected trade partners. For Europe and the U.S., this process is closely tied to the growth of emerging countries, with China at the forefront.

Focusing on a set of intermediate and capital products selected as critical for European industry in most of the last six years, it is also possible to further characterize dependencies in terms of industrial inputs. We evaluate their strategic relevance, and the geopolitical and climate risks attached, related to the countries from which these products are imported. Finally, through an iterative algorithm that redistributes market share among all existing exporters worldwide, besides those already exploited, we investigate whether alternative suppliers of these products are available to diversify imports and decrease trade dependencies.