Carburanti, il costo invisibile della sicurezza privata: le imprese escluse dagli aiuti (Huffington Post)

Il decreto carburanti, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, interviene sul caro gasolio e proroga gli aiuti all’autotrasporto. Ma c’è un altro settore che vive ogni giorno sulla strada, ignorato dal provvedimento

C’è un costo della sicurezza che raramente trova spazio nel dibattito pubblico. Non è quello delle telecamere, delle centrali operative o dei sofisticati sistemi di allarme. È molto più semplice, quasi banale: il carburante necessario a far muovere ogni giorno le pattuglie della vigilanza privata e i mezzi blindati destinati al trasporto valori.

Perché la sicurezza non si garantisce soltanto attraverso presidi fissi e tecnologie. Ha bisogno anche di persone e mezzi che si muovono, che raggiungono luoghi isolati, che intervengono quando scatta un allarme, che trasportano denaro e altri beni di valore tra istituti bancari, esercizi commerciali, centri di raccolta e strutture operative.

E tutto questo, inevitabilmente, ha un costo.

È anche da questa prospettiva che merita di essere letto il disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 settembre 2026, n. 157, dedicato alle misure urgenti sui prezzi petroliferi e alle infrastrutture energetiche strategiche.

Il provvedimento, approvato dal Senato il 15 ottobre scorso, è ora all’esame della Camera dei deputati, dove il 3 novembre è prevista la discussione in Assemblea.

Il problema non riguarda soltanto quanto costa un litro di gasolio. Riguarda il riconoscimento di quei settori produttivi per i quali la mobilità rappresenta una condizione essenziale per lo svolgimento dell’attività.

Gli aiuti all’autotrasporto e il settore che resta ai margini

L’articolo 1 del decreto interviene sulla fiscalità dei carburanti, prevedendo una riduzione temporanea delle accise sul gasolio, mentre il comma 4 proroga fino a settembre 2026 il credito d’imposta destinato alle imprese dell’autotrasporto, incrementando le risorse disponibili di 16 milioni di euro.

Una misura comprensibile, considerando quanto il costo del carburante incida sulla movimentazione delle merci e, di conseguenza, sull’intero sistema economico.

Ma sarebbe riduttivo pensare che soltanto l’autotrasporto subisca in maniera strutturale le oscillazioni dei prezzi alla pompa.

In Italia operano istituti di vigilanza privata che garantiscono quotidianamente servizi di pattugliamento, vigilanza ispettiva e pronto intervento su allarme, attraverso una rete di automezzi distribuiti sull’intero territorio nazionale.

A questi si aggiungono le imprese impegnate nel trasporto e nella scorta valori, un’attività che richiede l’impiego di veicoli specializzati, spesso blindati, con caratteristiche tecniche e organizzative che comportano consumi di carburante particolarmente rilevanti.

Si tratta di servizi che devono rispettare percorsi, procedure e tempistiche rigorose, nei quali la mobilità è parte integrante della prestazione e non può essere ridimensionata sulla base delle oscillazioni dei prezzi energetici.

La riduzione temporanea delle accise può certamente produrre benefici anche per questi operatori. Ma il credito d’imposta specifico per l’autotrasporto risponde a una logica settoriale che non contempla analoghe esigenze della vigilanza privata.

È qui che emerge una questione di equità: perché riconoscere il peso del carburante per chi trasporta merci e non considerare, con strumenti adeguati, chi utilizza quotidianamente i propri mezzi per garantire la sicurezza del territorio e il trasporto protetto di denaro e valori?

Una pattuglia non può fermarsi. E nemmeno un furgone portavalori

Il punto è soprattutto organizzativo. Un istituto di vigilanza non può decidere di ridurre arbitrariamente i controlli o allungare i tempi di intervento per compensare l’aumento dei costi energetici.

Allo stesso modo, un’impresa di trasporto valori non può modificare liberamente percorsi, modalità operative o frequenza dei servizi senza tenere conto degli obblighi contrattuali e delle rigorose esigenze di sicurezza che caratterizzano questa attività.

I servizi sono regolati da contratti, procedure operative, obblighi organizzativi e standard che devono essere rispettati.

Una pattuglia deve raggiungere gli obiettivi assegnati, effettuare le ispezioni previste e rispondere alle segnalazioni della centrale operativa. Un mezzo portavalori deve garantire il trasferimento sicuro del denaro e degli altri beni affidati, nel rispetto delle procedure previste.

In entrambi i casi, il carburante rappresenta un fattore produttivo essenziale.

Nel trasporto valori, inoltre, il peso dei mezzi blindati, le dotazioni di sicurezza e le specifiche modalità di impiego possono incidere sensibilmente sui consumi, rendendo particolarmente oneroso ogni incremento del prezzo del gasolio.

Il risultato è che le oscillazioni del mercato petrolifero si scaricano direttamente sui bilanci delle imprese, già impegnate a sostenere costi significativi per il personale, la formazione, le dotazioni, la manutenzione dei mezzi e l’innovazione tecnologica.

A rendere la situazione ancora più complessa è la struttura contrattuale del settore. Molti servizi sono affidati attraverso contratti pluriennali, anche nell’ambito degli appalti pubblici, nei quali l’adeguamento dei corrispettivi non sempre riesce a seguire tempestivamente l’andamento dei costi effettivi.

In questo contesto, l’aumento del carburante rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di compressione dei margini economici, con conseguenze sulla sostenibilità dei servizi.

La sicurezza e il trasporto valori hanno costi che devono essere riconosciuti

Non si tratta di chiedere privilegi o di contrapporre la vigilanza privata all’autotrasporto, la cui rilevanza economica è evidente.

Si tratta, piuttosto, di ampliare lo sguardo.

Se il legislatore riconosce che alcune attività necessitano di interventi specifici per fronteggiare il rincaro dei carburanti, appare ragionevole interrogarsi anche sulla condizione di quelle imprese che utilizzano flotte di automezzi per garantire servizi continuativi di sicurezza e trasporto protetto.

Il tema riguarda una realtà che, negli ultimi anni, è stata chiamata a rispondere a esigenze sempre più articolate: dalla protezione dei siti produttivi alla vigilanza delle infrastrutture, dalla sicurezza delle strutture sanitarie alla tutela del patrimonio pubblico e privato, fino alla gestione dei flussi di contante attraverso servizi di trasporto e scorta valori.

Un insieme di attività che richiede investimenti, personale qualificato e un’organizzazione capace di assicurare continuità operativa su territori spesso molto estesi.

Non considerare adeguatamente il peso dei costi di esercizio significa rischiare di indebolire proprio quella rete di servizi di cui cittadini, imprese, istituti di credito e istituzioni hanno quotidianamente bisogno.

Una questione che merita attenzione anche in Parlamento

L’esame parlamentare del decreto carburanti rappresenta un’occasione per aprire una riflessione più ampia sui settori maggiormente esposti all’aumento dei prezzi energetici.

Per la vigilanza privata e il trasporto valori sarebbe importante valutare strumenti di sostegno coerenti con le caratteristiche delle rispettive attività, dal riconoscimento dei maggiori costi sostenuti per il carburante a meccanismi che consentano di preservare l’equilibrio economico dei contratti di servizio.

Un’esigenza che assume particolare rilevanza negli appalti e nei rapporti contrattuali di lunga durata, dove la sostenibilità delle condizioni economiche è strettamente collegata alla qualità e alla continuità delle prestazioni.

La questione, in definitiva, va oltre il singolo provvedimento.

Perché la sicurezza ha un costo reale, fatto di persone, mezzi, organizzazione e responsabilità. E ignorarne alcune componenti significa rischiare di sottovalutare le condizioni necessarie per garantirla.

Le pattuglie della vigilanza privata e i mezzi destinati al trasporto valori continueranno a percorrere le strade italiane, di giorno e di notte, indipendentemente dalle oscillazioni del prezzo del carburante. Ma la continuità di un servizio non dovrebbe tradursi nell’invisibilità dei costi che lo rendono possibile.

È un tema che merita di entrare nell’agenda delle politiche economiche, prima ancora che diventi un problema per la sostenibilità delle imprese.

Maria Cristina Urbano

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