Spending review: imparare dal passato e favorire la crescita

Piergiorgio Carapella, Alessandro Fontana, Andrea Montanino
  • Il 5 giugno la Commissione europea ha concluso che la procedura per disavanzi eccessivi nei confronti dell’Italia sarebbe giustificata: per la violazione della regola del debito nel 2018 e gli elevati rischi di violazione nel 2019 e 2020. L’11 giugno si è riunito il Comitato Economico e Finanziario chiedendo all’Italia di dettagliare le modalità per il rientro del debito.
  • La Commissione sottolinea che nel Documento di Economia e Finanza di aprile non sono presenti misure dettagliate per evitare l’aumento dell’IVA, se non un generico riferimento a una revisione della spesa.
  • L’analisi e valutazione della spesa pubblica (spending review) è il processo che ha come obiettivo la riallocazione delle risorse per conseguire una maggiore qualità ed efficienza della spesa.
  • È tempo di avviare una nuova revisione della spesa, che inizi oggi e finisca con la legislatura, estesa anche agli enti territoriali. Si tratta finalmente di impostare un approccio di tipo generale e replicabile, che modifichi radicalmente le modalità di definizione dei programmi di spesa pubblica e il loro monitoraggio. Un investimento organizzativo e metodologico di questo tipo ha infatti senso se mira alla costruzione di un approccio permanente, piuttosto che ad un esercizio di valutazione una tantum.
  • Il coordinamento dovrebbe essere affidato alla Presidenza del Consiglio con un Sottosegretario ad hoc per dare un forte input politico. Fissati obiettivi quantificabili e verificabili ex-post e condivisi questi con cittadini e imprese, una delivery unit, a cui riportano dei team specializzati, dovrebbe dettagliare la metodologia in un apposito manuale in modo da consentire l’applicazione di pratiche uniformi. Per superare le resistenze, un sistema di incentivi ai singoli funzionari e alle amministrazioni coinvolte è necessario.
  • L’attuale normativa è confusa e non organica perché prevede tre diverse forme di spending. Le continue innovazioni non hanno dato stabilità al processo. Peraltro, non è stato fatto il bilancio delle esperienze passate che è negativo perché non sono riuscite a ridurre le risorse pubbliche a parità di servizi pubblici offerti, a ridefinire il perimetro dell’azione pubblica e neanche ad aumentare l’efficienza.

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