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Fringe benefit : Prestiti ai dipendenti, il decreto Anticipi cambia la tassazione

Fringe benefit : Prestiti ai dipendenti, il decreto Anticipi cambia la tassazione

Con la conversione del decreto Anticipi, è stata modificata la normativa fiscale riguardo ai finanziamenti concessi dai datori di lavoro ai dipendenti. 

La normativa previgente stava infatti provocando, dopo il repentino rialzo dei tassi di riferimento varato dalla Bce nell’ultimo anno, un pesante aggravio a carico delle lavoratrici e dei lavoratori. 

La nuova norma prevede che il tasso ufficiale di riferimento per determinare l’eventuale fringe benefit non sarà più quello di fine anno. Il tasso ufficiale di riferimento per i prestiti a tasso fisso diventa quello in vigore al momento della stipula, mentre per i prestiti a tasso variabile diventa quello alla data di scadenza di ciascuna rata. 

La nuova norma avrà un impatto sensibile nel settore bancario dove la concessione di finanziamenti ai dipendenti a titolo di fringe benefit risulta una prassi assai frequente. 

LA PREVIGENTE NORMATIVA : 

La normativa previgente all’intervento predisposto con la conversione in legge del DL Anticipi prevedeva che, “in caso di concessione di prestiti si assume il 50 per cento della differenza tra l’importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di sconto vigente al termine di ciascun anno e l’importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi” ( art. 51, comma 4, lett. b) TUIR ). Tale criterio di determinazione si applicava a qualsiasi forma di finanziamento comunque erogato dal datore di lavoro mentre l’imponibile è determinato dal beneficio sugli interessi del prestito. 

Il datore di lavoro doveva calcolare il benefit al momento del pagamento di ciascuna rata confrontando il tasso applicato al prestito con il tasso BCE (TUR in vigore alla fine dell’anno precedente), per poi procedere al conguaglio alla fine dell’anno sulla base del tasso BCE vigente al termine del periodo d’imposta. 

La disposizione così strutturata aveva il vantaggio di semplificare la quantificazione del benefit concesso ma, durante i periodi di innalzamento dei tassi, si è dimostrata altrettanto inadeguata in quanto ha reso iniquo il prelievo fiscale riducendo così la convenienza del benefit. 

NUOVO REGIME FISCALE : 

Con la sostituzione del primo periodo dell’art. 51, comma 4, lettera b), TUIR operata dall’art.3, comma 3-bis, introdotto in sede di conversione del DL Anticipi viene modificato il criterio di calcolo del beneficio relativo alla concessione di prestiti al lavoratore da parte del datore di lavoro. 

In base alla nuova disciplina, in caso di concessione di prestiti, ai fini della determinazione dell’imponibile, si assume il 50% della differenza tra l’importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di riferimento vigente alla data di scadenza di ciascuna rata o, per i prestiti a tasso fisso, alla data di concessione del prestito (in luogo del tasso ufficiale di sconto vigente al termine di ciascun anno), e l’importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi prestiti. 

Il principale elemento di novità della nuova disciplina è rappresentato dalla distinzione tra prestiti a tasso variabile e prestiti a tasso fisso. Nel primo caso, il TUR di riferimento sarà quello vigente alla data di scadenza di ciascuna rata; nel secondo caso, il TUR di riferimento sarà quello alla data in cui il contratto viene stipulato. 

Le nuove regole sono applicabili a decorrere dal periodo d’imposta 2023. I datori di lavoro dovranno pertanto effettuare operazioni di conguaglio delle maggiori ritenute operate nel corso dell’anno procedendo al rimborso delle somme indebitamente trattenute.

Fonte: Lavorosì

ICMQ: Whistleblowing e gli obblighi del D.Lgs 24/2023: Opportunità e soluzioni per la gestione delle segnalazioni ed integrazione con i sistemi di gestione. 7 febbraio 2024

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ICMQ: Whistleblowing e gli obblighi del D.Lgs 24/2023: Opportunità e soluzioni per la gestione delle segnalazioni ed integrazione con i sistemi di gestione. 7 febbraio 2024

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 e gli obblighi del D.Lgs 24/2023:

Opportunità e soluzioni per la gestione delle segnalazioni

ed integrazione con i sistemi di gestione

Formazione a distanza (FAD)

7 Febbraio 2024 ore 9.00 – 18:00

Con il patrocinio di

PRESENTAZIONE

Il corso prevede l’illustrazione della normativa di riferimento, con specifico riguardo alle condotte oggetto di segnalazione, all’individuazione dei segnalanti ed alle caratteristiche del sistema di gestione delle segnalazioni delineato dal legislatore. In questo contesto, saranno approfonditi anche gli aspetti connessi alla figura del Gestore ed alla gestione delle segnalazioni, unitamente alle tutele nei confronti del segnalante.

Saranno approfonditi, sotto il profilo teorico e pratico, i requisiti organizzativi e tecnologici atti a garantire il rispetto del dettato normativo anche alla luce dei correlati adempimenti previsti dalla vigente normativa in materia di protezione dei dati personali (GDPR), con particolare focus sul rispetto della privacy del segnalante.

OBIETTIVI

Il corso, con un taglio pratico-operativo, mira a trasmettere ai discenti le conoscenze e gli strumenti utili a:

DESTINATARI

Gestori delle segnalazioni, Responsabili Anticorruzione, HR Manager e Responsabili parità di genere, DPO, Responsabili dei Sistemi Informativi, Auditor/Esperti/Componenti Odv Dlgs 231/2001, Responsabili sistemi di gestione, Titolari degli organi di controllo, Compliance manager, CFO, Datori di Lavoro, Consulenti, Professionisti della Security e tutti coloro che intendono approfondire il tema.

STRUTTURA DEL CORSO

Il corso la durata di 8 ore con orario 9:00/18:00 in modalità FAD SINCRONA.

Per partecipare ai corsi in FAD non occorrono particolari strumenti: è sufficiente una buona connessione ad internet ed un PC dotato di videocamera; la piattaforma interattiva per la gestione delle lezioni che sarà comunicata successivamente e messa a disposizione da ICMQ. Una volta iscritti, riceverete una mail/calendar con il link per la connessione e l’orario. A questo punto, basterà cliccare sul link indicato, scaricare l’applicazione per accedere alla piattaforma e quindi al vostro corso. Materiale didattico fornito in formato elettronico.

ATTESTATI

Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione.

CREDITI

Saranno riconosciuti 8 crediti formativi validi per il mantenimento delle certificazioni DPO – Data Protection Officer, Esperti – Auditor 231 e Componenti Organismo di Vigilanza e Professionisti Security, al superamento del test di valutazione.

DOCENTI

Dott.ssa Antonella Del Re: Lead Auditor ISO 37001:2016 certificato AICQ SICEV. Responsabile anticorruzione e Organismo di vigilanza ai sensi del D.Lgs.231/01 in diverse realtà italiane. Docente e valutatore ISO 37301:2021 (sistemi di gestione della compliance) e ISO 9001:2015 (sistemi di gestione della qualità) Esperto in progettazione ed implementazione di sistemi di gestione di prevenzione dei reati. Privacy specialist e DPO.

Dott.ssa Chiara Delaini – consulente specializzata in protezione dei dati, sicurezza delle informazioni, gestione e archiviazione digitale e relative valutazioni di conformità, disegno organizzativo ed ingegneria di processo. Certificata Data Protection Officer secondo la UNI 11697, si occupa di consulenza e formazione, scrive articoli per riviste specializzate in ambito giuridico, tecnologico o organizzativo e ricopre il ruolo di esaminatore per certificazioni delle persone in materia di protezione dei dati personali.

Avv. Gianluca Mulè di Tonucci & Partners,  componente di numerosi Organismi di Vigilanza sensi del D.Lgs. n. 231/2001, Advanced training teacher e counselor con pluriennale e significativa esperienza in materia di compliance e Modelli Organizzativi. Docente e consulente per la progettazione ed implementazione di Sistemi di Gestione Anticorruzione UNI ISO 37001:2016. Docente in materia di compliance e sistemi di gestione Salute e Sicurezza sul Lavoro ed Ambiente. Docente qualificato per i corsi “Auditor 231, componente OdV 231 ed esperto 231”. Esperto in progettazione ed implementazione compliance programs, risk assessment, Modelli Organizzativi ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001, anticorruzione, antiriciclaggio e salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

PROGRAMMA

  • L’istituto del “whistleblowing”: l’evoluzione della normativa di riferimento fino al D.Lgs. n. 24/2023
  • Le best practice di settore: le Linee Guida Anac e la Guida Operativa di Confindustria
  • L’ambito oggettivo di applicazione: gli enti interessati, le violazioni oggetto di segnalazione e quelle escluse dall’ambito di operatività della normativa (casistiche)
  • Le differenti categorie di segnalante
  • I canali interni di segnalazione: caratteristiche; segnalazione scritta e orale
  • Il Gestore del canale: requisiti, composizione, compiti
  • Gli adempimenti in materia di comunicazione e formazione
  • La segnalazione all’ANAC e la divulgazione pubblica
  • Protezione del segnalante e delle persone segnalate: la riservatezza dell’identità;
  • Come garantire la riservatezza:
  • misure di sicurezza essenziali per i canali di segnalazione (e valutazione delle piattaforme);
  • informazioni dalla linea guida ANAC;
  • segnalazioni anonime e identificate: misure per comunicare con il segnalante;
  • accesso da parte dei gestori: modalità di gestione sicura delle segnalazioni;
  •  Segnalazioni e adempimenti relativi al trattamento dei dati personali:
  • informativa ai segnalanti;
  • individuazione del fornitore della piattaforma quale responsabile del trattamento dei dati;
  • autorizzazione al trattamento dei dati al gestore delle segnalazioni e vincolo di segretezza;
  • vincolo di segretezza per le eventuali ulteriori funzioni coinvolte nella fase istruttoria;
  • aggiornamento del registro dei trattamenti;
  • valutazione dei rischi e DPIA;
  • informazioni da inserire in procedura;
  • La gestione delle segnalazioni da parte del segnalante: regole e spunti operativi
  • Le tutele in favore del segnalante
  • Profili sanzionatori
  • Le interazioni con la ISO 37001 e con il Modello Organizzativo ex D.Lgs. n. 231/2001.
  • Valutazione di casi pratici e soluzioni operative

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Dal 1° gennaio digitalizzazione integrale degli appalti: arrivano indicazioni congiunte Anac-MIT

Dal 1° gennaio digitalizzazione integrale degli appalti: arrivano indicazioni congiunte Anac-MIT

Dal 1° gennaio 2024 la digitalizzazione integrale del ciclo degli appalti acquisisce piena efficacia, come previsto dal nuovo Codice degli Appalti e dagli impegni presi con il Pnrr.
Verranno meno i regimi transitori di pubblicità legale nei contratti pubblici, le attività riguardanti il ciclo di vita dei contratti pubblici e rientranti nell’ecosistema di approvvigionamento digitale e l’utilizzo delle piattaforme di approvvigionamento digitale certificate da parte delle stazioni appaltanti e centrali di committenza qualificate, anche con riserva. La disciplina in tema di digitalizzazione sarà applicabile anche alle procedure di affidamento comprese nel Pnrr avviate a partire dal 1° gennaio 2024. E’ quanto stabilisce la delibera predisposta da Anac, d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per assicurare alle stazioni appaltanti e agli operatori economici l’esaustività delle indicazioni relative all’intero ciclo di vita dei contratti pubblici.

Dal 1° gennaio 2024, la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici di Anac renderà disponibili, mediante interoperabilità, i servizi e le informazioni necessari allo svolgimento delle fasi dell’intero ciclo di vita dei contratti pubblici, anche per garantire l’assolvimento degli obblighi di trasparenza previsti all’articolo 28 del Codice. 

Al fine di consentire il passaggio ai nuovi sistemi, il 31 dicembre 2023, saranno modificate le condizioni di utilizzo del sistema Simog e sarà dismesso il servizio SmartCIG. A decorrere dal 1° gennaio 2024 sarà attivata da Anac la Piattaforma dei Contratti Pubblici che interopererà con le piattaforme di approvvigionamento digitale utilizzate dalle stazioni appaltanti per la gestione di tutte le fasi del ciclo di vita dei contratti pubblici, tra cui il rilascio del Cig (codice identificativo gara) per le nuove procedure di affidamento e l’assolvimento degli obblighi di pubblicità in ambito comunitario e nazionale, nonché degli obblighi di trasparenza.

Tale processo di digitalizzazione richiede alle stazioni appaltanti e agli enti concedenti la necessità di cambiare le modalità di svolgimento delle procedure di gara, imponendo loro, in primo luogo, l’utilizzo di piattaforme di approvvigionamento digitale certificate e interoperabili. 

La rilevante novità per il sistema Paese, che si sostanzia nella concreta attuazione delle norme del nuovo Codice Appalti, ha suggerito l’adozione della presente Comunicazione al fine di individuare le attività che devono essere realizzate in via preliminare per poter operare in modalità digitale e chiarire alcuni aspetti applicativi relativi al passaggio ai nuovi sistemi. 

I documenti

Delibera n. 582 del 13 dicembre 2023 – Adozione comunicato relativo avvio processo digitalizzazione.pdf

Intesa MIT – Del. n. 582 – 13.12.2023.pdf

Fonte: ANAC

L’inflazione è rientrata, ma l’economia è debole. Ancora in difficoltà industria e servizi

Centro Studi Confindustria: L’inflazione è rientrata, ma l’economia è debole. Ancora in difficoltà industria e servizi

L’inflazione è rientrata, ma i tassi sono ancora alti e l’economia è debole. Ancora in difficoltà sia i servizi, sia l’industria, che vede qualche luce. Il credito caro frena gli investimenti, mentre il mercato del lavoro non spinge i consumi. Il turismo da record tiene a galla l’economia italiana nel 2023. Faticosa la ripresa dell’export italiano, a fronte di consumi in fragile risalita nell’Eurozona. L’economia USA è in buona salute, gli emergenti quasi tutti in crescita.

L’economia italiana e internazionale in breve

  • Fase di stagnazione. Nel 4° trimestre il PIL italiano è stimato quasi fermo, dopo il +0,1% nel 3°: sia i servizi che l’industria restano deboli. Il rientro dell’inflazione aiuta, ma i tassi di interesse resteranno ai massimi ancora per alcuni mesi e il credito è troppo caro. Gli scambi mondiali e l’export italiano mancano di vero slancio, a causa di guerre e incertezza. Il costo di gas e petrolio non si è impennato, ma resta storicamente elevato (a dicembre, 39 €/mwh e 79 $/barile).
  • Inflazione giù. L’inflazione italiana è scesa ancora a novembre (+0,7% annuo, da +1,7%), grazie a un andamento favorevole di tutte le componenti. I prezzi energetici calano di più (-24,4% da -19,7%), mentre continuano a frenare lentamente i prezzi alimentari (+5,8% da +6,3%) e anche quelli degli altri beni (+2,4% da +2,9%) e dei servizi (+3,7% da +4,1%). La misura core (+3,1%) è tuttora elevata.
  • Tassi ancora alti. A dicembre sono rimasti fermi i tassi di FED (5,50%, ultimo rialzo a luglio) e BCE (4,50%). Negli USA lo scenario delineato dai future è di un primo taglio a marzo 2024: ovvero, tassi ai massimi per 7 mesi. Nell’Eurozona i mercati si aspettano mosse simili, con tagli nel 2024. Il rischio che si decidano nuovi rialzi negli USA (e in Europa) non può essere escluso, ma il calo dell’inflazione lo ha reso meno probabile. Intanto, il BTP italiano è sceso di 0,95 punti dal picco di ottobre (il Bund di 0,65).
  • Servizi deboli. L’RTT index (CSC-TeamSystem) ha continuato in ottobre a segnalare una contrazione dell’attività nei servizi. Che in novembre si sarebbe molto moderata secondo il PMI (a 49,5, da 47,7), ma potrebbe essere proseguita a giudicare dall’ulteriore erosione della fiducia delle imprese del settore.
  • Industria: qualche luce. Il 4° trimestre si preannuncia tra luci e ombre per l’industria, dopo un 3° appena positivo (+0,2% il valore aggiunto, ma -2,1% tendenziale). A ottobre RTT ha segnalato un fatturato in risalita, ma per decumulo scorte: -0,2% la produzione (-2,0% da inizio anno); metà dei settori è in calo (tessile -11,3% tendenziale), metà cresce (farmaceutica +10,4%). A novembre nella manifattura il PMI è sceso (44,4 da 44,9), ma la fiducia delle imprese mostra un recupero (96,6 da 96,1).
  • Il credito caro frena gli investimenti. A ottobre il costo del credito per le imprese italiane è salito ancora (5,46% in media, 5,95% per le piccole), ma si è attenuata la caduta dei prestiti (-5,5% annuo, dal minimo di -6,7%) e i prestiti in sofferenza si sono assottigliati per il secondo mese (19 miliardi). Le condizioni difficili del credito ne riducono l’uso per finanziare investimenti: quelli delle imprese in impianti e macchinari registrano il secondo calo di seguito (-0,9% nel 3° trimestre, -0,4% nel 2°), mentre quelli in costruzioni recuperano (+0,6% in fabbricati non residenziali, +0,4% in abitazioni) dopo la forte caduta nel 2°. Gli investimenti totali risultano in lieve calo nel 3° (-0,1%), dopo il crollo nel 2° (-2,0%).
  • Il lavoro non spinge i consumi. Nel 2023 il monte retributivo nominale nel settore privato è stimato crescere del 5,8%, rispetto al 5,6% acquisito al 3° trimestre, grazie all’espansione di occupazione e salari attesa nel 4°. Il settore pubblico, in mancanza di rinnovi contrattuali, frena la crescita del monte retributivo. Con un’inflazione annua di 5,7% acquisita a novembre, non si vede una spinta del mercato del lavoro ai consumi delle famiglie: robusti nel 3° trimestre (+0,7%), sembrano aver frenato nel 4°.
  • Faticosa ripresa dell’export. Dopo un 3° trimestre in recupero, a ottobre le vendite di beni italiani all’estero sono cresciute grazie soprattutto ai flussi extra-UE (OPEC e USA). Le prospettive per gli ultimi mesi del 2023, però, restano deboli: la domanda di beni manifatturieri italiani dall’estero diminuisce, sebbene a ritmo minore; a novembre ancora negative le attese sul commercio mondiale (48,1 da 47,5).
  • Eurozona: consumi in fragile ripresa. Nel 3° trimestre i consumi delle famiglie dell’Area sono tornati a crescere (+0,3%), dopo essere rimasti fermi per sei mesi. La fiducia dei consumatori, però, dopo un graduale recupero, peggiora a ottobre e novembre (-17,4 in media, da -16,3 nel 3°), in particolare le aspettative sulla situazione economica (-25,4 da -23,3), segnalando prospettive fragili.
  • USA in buona salute. Il PIL nel 3° trimestre è stato rivisto ulteriormente al rialzo (+1,3% da +1,2%), grazie al contributo di tutte le componenti (consumi +0,6%), tranne le esportazioni nette; gli investimenti residenziali hanno ripreso a crescere dopo nove trimestri. A ottobre la produzione industriale ha subito un calo (-0,6%), anche se il salto dell’indice dei Direttori degli acquisti di Chicago (55,8 da 44,0) prefigura un rimbalzo a novembre. In forte miglioramento la fiducia dei consumatori.
  • Emergenti quasi tutti in crescita. In Cina la manifattura torna a crescere, trainata dai nuovi ordini legati alla domanda interna, mentre quella estera è flebile. Anche in Russia crescita vivace, ordini in aumento, ma domanda estera debole. In India l’industria cresce da mesi a ritmi alti e calano ai minimi le pressioni inflazionistiche da costi. Solo in Brasile l’industria continua a contrarsi e calano gli ordini.

Focus del mese – Il turismo da record tiene a galla l’economia italiana

  • Decisivo per la dinamica del PIL nel 2023. C’è una voce tra le componenti del PIL italiano (appena +0,1% tendenziale nel 3° trimestre 2023) che è andata molto bene nei primi nove mesi di quest’anno e sta sostenendo la dinamica complessiva: fa parte dell’export di servizi (+4,1%) ed è la spesa degli stranieri in viaggio in Italia, ovvero gran parte del valore economico diretto del turismo nel Paese.
  • Mai così elevata la spesa dei turisti stranieri. Il contributo degli stranieri al boom turistico è stato cruciale: a settembre 2023 è proseguita l’espansione della spesa dei viaggiatori esteri in Italia: +11,8% sul 2022 (a prezzi correnti); il record è stato toccato a luglio. Questa spesa, se comparata con i livelli pre-pandemia, mostra un +24,5% sul 2019. Che è solo in piccola parte dovuto all’aumento dei prezzi dei servizi turistici (circa +6,0% nel 2023). Complessivamente, a fine 2023 gli introiti dal turismo straniero arriveranno oltre i 50 miliardi di euro, superando ampiamente i 30 miliardi relativi al turismo italiano all’estero.
  • Cruciale per l’economia italiana (e spagnola). La ripresa dei viaggi, fin dal 2021 e poi con più forza nel 2022 e 2023, ha influito positivamente soprattutto nei paesi in cui il peso (totale) del turismo in percentuale del PIL è maggiore, come Spagna e Italia (circa 11% del valore aggiunto). La ripartenza del turismo si è riflessa, infatti, in tali paesi, in una dinamica dei consumi e dell’occupazione molto positiva, come evidenziato anche nell’ultimo rapporto previsivo del FMI (WEO di ottobre 2023).
  • L’extra-risparmio alimenta i consumi di servizi. Un ruolo decisivo nella ripresa del turismo lo ha svolto, nel 2023, il decumulo di extra-risparmio messo da parte durante la pandemia. In Italia, la propensione al risparmio delle famiglie è stata quest’anno ben sotto i livelli pre-Covid, registrando un 6,7% nel 1° trimestre e un 6,3% nel 2° (contro l’8,2% in media nel periodo 2015-2019). Anche all’estero le famiglie hanno decumulato risparmio, spendendolo in patria, ma anche in Italia e altrove, per viaggi e gite turistiche. I risparmi in eccesso, italiani ed esteri, hanno così alimentato la spesa per i servizi in Italia, che è aumentata in tutti e tre i trimestri del 2023: +0,4% nel 1°, +2,4% nel 2° e +1,4% nel 3°. Tale espansione sembra riflettere, in particolare, un supporto più consistente proveniente dalle famiglie più abbienti, che sembrano aver aumentato la propria propensione marginale al consumo perché più in grado di finanziare la spesa per il tempo libero, avendo accumulato più risorse “extra” durante la pandemia (Banca d’Italia, QEF n. 797 di ottobre 2023).
  • Servizi di alloggio ai massimi. L’ottima performance turistica si è riflessa nel settore alberghiero italiano, che ha beneficiato di un vero e proprio boom. Il fatturato dei servizi di alloggio, che è andato meglio del totale dei servizi, già nel 2022 si collocava sopra i valori pre-pandemia e ha proseguito la crescita quest’anno: +28,8% nel 3° trimestre rispetto allo stesso periodo del 2019, di cui +7,1% rispetto al 3° 2022. Sembra perciò essere tornato l’ottimismo tra le imprese del settore dell’ospitalità: secondo il Barometro di Booking, il 41% degli albergatori italiani prevede che il 2023 sarà l’anno con il fatturato più alto di sempre.
  • Gli arrivi possono ancora crescere. Nonostante i recenti record, rimane ancora un margine di crescita nel settore dell’alloggio in Italia: l’utilizzazione dei letti negli esercizi alberghieri è risalita al 48,3% nel 2022, rispetto al 49,0% nel 2019 e dovrebbe essere cresciuta ancora nel 2023, ma comunque su valori che possono salire ulteriormente. Anche le strutture non-alberghiere possono continuare a fornire un contributo importante: fino al 2022 le presenze in tali strutture sono cresciute di più rispetto a quelle negli alberghi.
  • Ma prospettive incerte. Il rilancio del turismo è compiuto in termini di livelli, ma il ritorno sulla traiettoria di crescita pre-pandemia potrebbe essere ritardato dalla fase di stagnazione che coinvolge l’economia italiana e mondiale. Decisivo sarà cogliere i cambiamenti in atto nel settore, che le imprese italiane sembrano aver ben individuato: preferenze dei viaggiatori più orientate ad esperienze di lusso (+57% nell’ultimo decennio il numero di alberghi a 5 stelle); nuove destinazioni e cambiamento climatico; nuove tecnologie “virtuali”, per preparare (sostituire?) i viaggi “in presenza”.

Scarica la nota del Centro Studi Confindustria

Fonte: Centro Studi Confindustria