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Webinar ASSIV: “Compliance NIS2 e Sicurezza Integrata” – 10 febbraio 2026, ore 15:00

A cura di ASSIV, in collaborazione con Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

Partecipare a questo webinar organizzato da ASSIV significa accedere a informazioni direttamente da ACN, l’Autorità nazionale che governa la NIS2 in Italia: un’occasione unica per comprendere obblighi, scadenze e responsabilità che impatteranno imprese di sicurezza e aziende di settori essenziali e importanti.

Temi trattati

  • Contesto normativo – La digitalizzazione sta guidando la convergenza tra sicurezza fisica e cybersecurity, rendendo la Direttiva NIS2 una priorità strategica che può trasformare la compliance da obbligo normativo a reale vantaggio competitivo per le aziende italiane.
  • NIS2: normativa e impatti operativi – Settori coinvolti e criteri dimensionali (soggetti essenziali/importanti). Obblighi operativi dal 2026: notifica incidenti e piano di incident response. Referente CSIRT vs Punto di Contatto.
  • Come prepararsi alla compliance NIS2: roadmap e best practice – Misure minime di sicurezza e governance del top management, supply chain security e responsabilità contrattuali, strumenti operativi.

Relatori:

  • Maria Cristina Urbano – Presidente ASSIV
  • Francesco Carioti – Capo Rapporti Istituzionali e Relazioni Esterne ACN
  • Marco BavazzanoVice Presidente ASSIV
  • Nicolò Rivetti Di Val Cervo – Capo Divisione NIS e Discipline Unionali Servizio Regolazione ACN

Il webinar sarà moderato da Franco Canna, giornalista, divulgatore e moderatore specializzato in politiche e tecnologie per l’innovazione.

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Giulio Gravina (Italpol Spa) al Punto Podcast ASSIV: sicurezza urbana, riforme e collaborazione pubblico-privato

In questa puntata del Punto Podcast ASSIV, registrata a Sicurezza 2025 – Fiera Milano, dialoghiamo con Giulio Gravina di Italpol Vigilanza Spa su uno dei temi più dibattuti nel panorama della sicurezza urbana: il possibile impiego della vigilanza privata in attività oggi affidate all’Esercito nell’ambito dell’operazione Strade Sicure.

L’intervista analizza come il contesto della sicurezza sia profondamente cambiato, facendo emergere nuove esigenze operative e organizzative. Viene approfondito il contributo che gli istituti di vigilanza privata — già attivi in aeroporti, porti, ferrovie e infrastrutture critiche — possono offrire concretamente al rafforzamento della sicurezza cittadina.

Nel corso della conversazione esploriamo le ragioni alla base della diffidenza ancora presente tra istituzioni pubbliche e operatori privati, le criticità normative che rallentano l’evoluzione del settore e il ruolo strategico che una riforma strutturale potrebbe avere nel favorire una collaborazione più efficace. Gravina riflette inoltre sulla necessità di un aggiornamento legislativo, sul miglioramento dei processi autorizzativi, sulla gestione dei fondi europei destinati alla videosorveglianza e sull’importanza di un approccio integrato che garantisca non solo impianti efficienti, ma anche una reale continuità nella manutenzione e nel monitoraggio operativo.

Ampio spazio è dedicato anche alla dimensione culturale, uno degli ostacoli principali alla piena integrazione tra pubblico e privato. Trasparenza, dialogo costante con il Ministero dell’Interno e un modello formativo condiviso emergono come elementi chiave per costruire un rapporto di fiducia e una collaborazione strutturata.

L’intervista si chiude con una riflessione sul futuro della sicurezza urbana e sulla possibilità di sviluppare un sistema più moderno, collaborativo e realmente orientato alla tutela dei cittadini.

Buona visione!

Sicurezza reale e sicurezza percepita viaggiano insieme (Huffington Post)

La proposta di legge C. 2740 prova a intervenire su diversi punti critici, ripristinando la procedibilità d’ufficio, rafforzando i piani di prevenzione coordinati dalle prefetture, semplificando le modalità di denuncia e introducendo strumenti di monitoraggio e finanziamento dedicati

La sicurezza urbana è tornata con forza al centro del dibattito pubblico. La proposta di legge C. 2740, a prima firma dell’onorevole Marianna Ricciardi, affronta in modo esplicito il tema dei furti con destrezza nelle aree a maggiore afflusso di persone, uno dei fenomeni che più incidono sulla percezione quotidiana di insicurezza nelle grandi città italiane.

La sicurezza urbana è tornata con forza al centro del dibattito pubblico. La proposta di legge C. 2740, a prima firma dell’onorevole Marianna Ricciardi, affronta in modo esplicito il tema dei furti con destrezza nelle aree a maggiore afflusso di persone, uno dei fenomeni che più incidono sulla percezione quotidiana di insicurezza nelle grandi città italiane.

I dati confermano che non si tratta di un allarme infondato. Il 59° Rapporto Censis restituisce un quadro chiaro e preoccupante, descrivendo città sempre più fragili e cittadini che si sentono meno protetti: oltre il 73% dei residenti nei grandi centri urbani dichiara di essere stato almeno una volta vittima o testimone di un episodio percepito come pericoloso. Non si tratta soltanto di furti e borseggi: il Censis segnala una diffusione significativa di rapine, aggressioni, risse, molestie e violenze, fenomeni che contribuiscono a deteriorare la qualità della vita e la fiducia nello spazio pubblico. In questo scenario, i furti con destrezza rappresentano una componente rilevante ma non esclusiva di un fenomeno più ampio. Roma e Milano rappresentano esempi emblematici: agli elevati numeri dei borseggi si affiancano dati preoccupanti su rapine in strada ed episodi di violenza, soprattutto nei luoghi più frequentati, nei nodi di trasporto e nelle aree a vocazione turistica. Anche quando le statistiche registrano lievi flessioni, la percezione di insicurezza resta elevata. È il segnale di un problema che non può essere letto solo in termini numerici, ma che chiama in causa l’efficacia delle regole e la capacità dello Stato di presidiare concretamente il territorio.

In questo quadro, il regime giuridico vigente ha mostrato limiti evidenti. La procedibilità a querela per il furto con destrezza ha spesso reso difficile intervenire con tempestività ed efficacia, soprattutto quando le vittime sono turisti o persone non residenti, che raramente riescono a sporgere denuncia immediata. In molte realtà urbane questo ha alimentato una pericolosa percezione di impunità, favorendo fenomeni seriali e organizzati.

La proposta di legge C. 2740 prova a intervenire su questi punti critici, ripristinando la procedibilità d’ufficio, rafforzando i piani di prevenzione coordinati dalle prefetture, semplificando le modalità di denuncia e introducendo strumenti di monitoraggio e finanziamento dedicati. Un impianto che riconosce una verità spesso trascurata: la sicurezza urbana non è solo repressione, ma anche organizzazione, coordinamento e chiarezza normativa.

È in questa logica che si inserisce l’intervento sull’articolo 9, relativo allo status giuridico delle guardie giurate. Parliamo di professionisti che, ogni giorno, operano per la tutela di beni pubblici e privati e che dal 2008 rivestono la qualifica di incaricati di pubblico servizio. La proposta non stravolge l’assetto esistente, ma lo rende più chiaro ed efficace: quando le guardie giurate operano presso enti pubblici o su richiesta dell’autorità di pubblica sicurezza per attività di accertamento o repressione dei reati sui beni affidati, viene riconosciuta la qualifica di pubblici ufficiali e il ruolo di agenti ausiliari di pubblica sicurezza.

Non è una rivoluzione, ma un chiarimento necessario. L’articolo 139 del TULPS e una giurisprudenza consolidata già prevedono e riconoscono queste funzioni. Adesso però la previsione normativa intende definire in maniera chiara lo status giuridico della Guardia che si trovi nelle situazioni descritte, consentendo, con questo, una migliore elaborazione di quei piani strutturali per la repressione dei furti con destrezza che il Prefetto dovrebbe adottare nelle aree sensibili del territorio.

Come ASSIV, valutiamo positivamente il ritorno a una visione organica della sicurezza urbana. Le criticità emerse negli ultimi anni e le difficoltà segnalate quotidianamente dagli operatori dimostrano che sicurezza reale e sicurezza percepita viaggiano insieme e dipendono anche dalla credibilità delle norme e dalla loro concreta applicazione. La vigilanza privata, inserita in un quadro regolatorio rigoroso e già oggi essenziale per la protezione di infrastrutture, trasporti e luoghi pubblici e privati, può e deve essere parte della risposta al crimine predatorio.

Per queste ragioni, ASSIV segue con attenzione l’iter parlamentare della proposta di legge C. 2740 e conferma la piena disponibilità a partecipare a ogni sede di confronto, audizione o tavolo tecnico che Parlamento e Governo vorranno attivare. La sicurezza è un bene comune e, come tale, va costruita insieme.

Leggi l’articolo sull’Huffington Post

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CONFINDUSTRIA: Congiuntura Flash – Venti contrari da dollaro e incertezza: industria volatile, export debole, investimenti dal PNRR

Economia quasi ferma. Il prezzo del petrolio non scende più, il dollaro debole compromette l’export, i casi di Venezuela e Groenlandia alimentano l’incertezza che in Italia spinge le famiglie a risparmiare frenando i consumi. In positivo agisce l’ultima accelerazione sul PNRR, la riduzione dei tassi sovrani, la risalita del credito. L’industria resta volatile, gli investimenti sono l’unica spinta per il PIL.

Risalgono i prezzi di petrolio e gas. Si inverte a inizio 2026 il trend al ribasso del prezzo del petrolio: 65 dollari al barile medi a gennaio (picco a 69), da 63 a dicembre. La ragione è l’attacco USA in Venezuela, un produttore marginale (meno dell’1% del greggio mondiale) ma con le maggiori riserve al mondo. Anche il prezzo del gas non scende più (33 euro/MWh, da 28), su livelli più che doppi rispetto al 2019.

Tassi in calo, spread più stretti. A gennaio il rendimento dei BTP cala di poco e finisce sotto a quello dei titoli francesi: 3,45% in media in Italia (da 3,50%), 3,47% in Francia (da 3,49%); sebbene ancora sopra a quelli spagnoli (3,21%). Continua a salire piano piano il rendimento del Bund in Germania, (2,97%, da 2,95%) e quindi gli spread si restringono: Spagna +24 punti base, Italia +48, Francia +50.

BCE e FED in pausa. L’inflazione è moderata (+1,9% a dicembre nell’Eurozona, +1,2% in Italia) e i tassi BCE sono attesi fermi (2,00%). I mercati, per la seduta di fine gennaio, si aspettano una pausa della FED, dopo tre tagli dei tassi USA (3,75% a dicembre): l’attesa di altri due tagli è slittata tra giugno e dicembre 2026. Il dollaro resta molto svalutato sull’euro: 1,17 a gennaio (+13% in un anno).

Investimenti in espansione. Alcuni indicatori confermano la fase positiva degli investimenti in impianti-macchinari e in costruzioni nel 4° trimestre: il valore dei contratti di leasing (fonte Assilea) è aumentato del 15,2% annuo per l’acquisto di beni strumentali, del 15,7% per le costruzioni. Anche il credito bancario cresce, sebbene il costo per le imprese italiane non scenda più (3,52% a novembre, sui livelli di luglio). A dicembre, però, si è ridotta la fiducia delle imprese di beni strumentali e di costruzioni.

Consumi frenati dal risparmio precauzionale. I dati del 3° trimestre sul reddito totale delle famiglie sono incoraggianti (+1,8%). Tuttavia, la propensione al risparmio, causa incertezza, fa un balzo da record (11,4% da 9,9%), tenendo a freno i consumi, che crescono solo di +0,1%. A novembre le vendite al dettaglio sono aumentate (+0,6% in volume) e a dicembre sono cresciuti anche gli acquisti di auto. Il numero di occupati, nonostante la lieve riduzione nell’ultimo mese, resta su un trend di espansione.

Servizi: crescita frenata. A dicembre l’HCOB-PMI (51,5 da 55,0), pur restando in zona espansiva, indica un affievolimento del ritmo di espansione alla fine del 4° trimestre. Invece, la fiducia delle imprese del settore è aumentata a fine anno e cresce la spesa dei turisti stranieri (+7,3% tendenziale a novembre).

Industria volatile anche a fine 2025. A novembre la produzione industriale recupera, dopo il calo di ottobre (+1,5% da -1,0%), determinando una variazione acquisita nel 4° trimestre di +1,0%. In dicembre, però, il PMI torna in area recessiva, dopo il buon dato del mese precedente (47,9 da 50,6) e anche la fiducia delle imprese industriali nei mesi finali del 2025 ha seguito un profilo simile in sali-scendi.

L’export resta debole. L’export italiano di beni ha registrato una crescita marginale a novembre (+0,2% a prezzi costanti), dopo il crollo in ottobre (-3,1%). Tra le destinazioni: resta debole la Germania, rallenta la Francia, cadono UK e Turchia, virano in negativo anche gli USA; positivi invece alcuni mercati UE (Spagna, Belgio, Austria) e asiatici (India, Giappone). Negative le prospettive a fine anno, secondo gli ordini manifatturieri esteri, a causa di tensioni e incertezza che frenano le filiere internazionali.

Eurozona: crescita debole. A novembre la produzione industriale è risalita in Germania, cresciuta in Spagna (+0,9%), contratta in Francia (-0,2%); a dicembre, però, il PMI è sceso nei tre paesi, restando espansivo solo in Francia (50,7). Nei servizi, il PMI è espansivo per tutti, calando poco in Germania e Francia, salendo in Spagna. Nell’area, a dicembre calano appena la fiducia e le attese sull’occupazione.

USA: PIL meglio del previsto. La FED a dicembre ha rivisto al rialzo le previsioni sulla crescita USA: +2,3% nel 2026 (da +1,8%), +2,0% nel 2027 (da +1,9%). Il PIL nel 3° trimestre 2025 è cresciuto più delle attese (+1,1%), per il contributo dei consumi (+0,6%), dell’export netto (+0,4%) e, in minor misura, della spesa pubblica (+0,1%). Bene la produzione industriale a dicembre (+0,4%), ma i PMI manifatturieri e la fiducia dei consumatori segnalano un possibile rallentamento (temporaneo) nel 4° trimestre.

Cina: centrato l’obbiettivo di crescita. Il PIL viaggia al +5,0% nel 2025, seppure restino fattori di rallentamento. La crescita è sostenuta soprattutto dall’export, ancora in accelerazione a dicembre (+6,6% annuo, da +5,9% di novembre). Timidi segnali di ripartenza dall’industria (+5,2% da +4,8%), che trovano conferma nel PMI (50,1 da 49,9). Il freno resta la debolezza della domanda interna (vendite al dettaglio al +0,9%, dato peggiore dal 2022), sfavorita anche dalla popolazione in contrazione da 4 anni.

Le tensioni gonfiano l’oro, non fermano la Borsa

Ai massimi il prezzo dell’oro. L’oro tipicamente registra rialzi marcati nei momenti di crisi economica, rappresentando il bene rifugio per eccellenza perché considerato asset privo di rischio. Fino ad aprile 2025 sulla scia degli annunci di dazi e poi da agosto con l’aggravarsi delle tensioni internazionali, il prezzo è salito rapidamente, superando i 4.000 dollari l’oncia nei mesi finali e toccando un picco di 4.700 dollari a gennaio 2026. Lo stesso è già avvenuto a cavallo di shock recenti, pur su valori meno elevati: durante la pandemia nel 2020 l’oro ha sfiorato i 2.000 dollari; nel 2022-2023, con la guerra in Ucraina, i prezzi sono risaliti poco oltre quei livelli.

Colpa di alta volatilità o incertezza? L’indice VIX, una misura dell’incertezza economica, è salito al picco di 24,7 nell’aprile 2025, ancora più basso dei valori toccati nel 2020 e 2022. A fine 2025 e inizio 2026, invece, non mostra nuovi picchi. Il VIX misura la volatilità implicita del mercato azionario USA, cioè quanto le quotazioni sono incerte. Questo indice ha mostrato nei recenti shock una alta correlazione con il prezzo dell’oro, legata al rischio percepito dagli investitori: in periodi di forte instabilità, il VIX raggiunge il picco, indicando un contesto incerto tra gli operatori di mercato; proprio in queste fasi, cresce la propensione degli investitori a cercare sicurezza nell’oro. Oggi invece, l’oro è ai massimi, il VIX no (ma altri indici di incertezza si). È in gioco, dunque, qualche altro fattore.

Sfiducia negli USA. La recente perdita di fiducia verso gli USA origina dalle politiche commerciali adottate, dai dubbi sulla sostenibilità del debito (salito al 120% del PIL nel 2025), dalle tensioni geopolitiche con altri paesi, dalle pressioni interne sulla FED. Questi fattori hanno innescato vendite dei titoli pubblici USA (in dollari), causando l’aumento dei rendimenti dei Treasuries (sui decennali al 4,29% nel 2025, da 2,40% medio nel 2010-2019). Sul fronte valutario, la “fuga dagli USA” ha indebolito il dollaro rispetto all’euro: a gennaio 2026 la svalutazione è del 13% su gennaio 2025 (1,17 dollari per euro già a luglio, da 1,04).

Prezzi di Borsa su un trend positivo. Dal 2025 non sembra esserci una fuga da asset rischiosi come le azioni, ma piuttosto una penalizzazione delle quotazioni USA rispetto a quelle del Vecchio Continente, che rientra nel fenomeno di sfiducia verso gli asset americani. Infatti, nel corso del 2025 la Borsa USA è salita, ma decisamente meno di quelle europee: +14,0%, rispetto a +20,0% in Germania e addirittura +28,4% in Italia, che invece storicamente mostrava performance più deboli. A gennaio 2026 queste dinamiche relative proseguono: +0,9% mensile sull’S&P-500, molto meno del +3,3% a Milano e +3,7% a Francoforte. Di recente, come effetto degli annunci sulla Groenlandia, si nota nei dati giornalieri qualche moderata flessione rispetto ai picchi toccati a inizio gennaio (circa -2/3% sia negli USA che in Europa); ma è poco per dire che questo significhi un’inversione di tendenza, o rientra invece nelle tipiche oscillazioni intorno al trend di aumento.

Lontano dalle regolarità tradizionali. Le storiche correlazioni sui mercati finanziari prevedevano che, al salire del prezzo dell’oro come rifugio dal rischio, scendessero i rendimenti dei bond e calassero i prezzi delle azioni. Il trend del 2025 e di inizio 2026 rappresenta, dunque, un chiaro disaccoppiamento rispetto a queste regolarità passate. Il picco odierno dell’oro va spiegato soprattutto con la sfiducia verso gli USA: dagli ultimi mesi del 2025 si vendono asset USA e con tali risorse si compra oro (in dollari), con effetto nullo sul cambio. Contribuiscono gli aumenti “straordinari” di riserve auree di alcune banche centrali (Polonia, Brasile, India).

Impatto favorevole sulle imprese italiane. I fattori oggi in gioco lasciano alle Borse europee la possibilità di crescere di più e ciò rende relativamente più facile il finanziamento tramite azioni per le aziende italiane o tedesche. Le risorse che le imprese possono reperire sui mercati azionari sono importanti per finanziare gli investimenti, in una fase in cui l’autofinanziamento si è assottigliato per il calo dei margini e il canale bancario si è risvegliato da poco. Ciò riguarda anche le piccole e medie aziende, grazie alle riforme realizzate in Italia dopo il credit crunch del 2011-2012, in particolare la creazione del mercato dedicato AIM (ora EGM), con costi ridotti, procedure semplificate, agevolazioni fiscali, che hanno consentito la quotazione di 184 PMI.

Fonte: Confindustria