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Bando Isi 2022, per le aziende 330 milioni per salute e sicurezza

Bando Isi 2022, per le aziende 330 milioni per salute e sicurezza

​A disposizione delle imprese che investono in salute e sicurezza sul lavoro arrivano 330 milioni, messi a disposizione dall’Inail, sotto forma di incentivi a fondo perduto per progetti di prevenzione. Questo il budget del nuovo bando Isi 2022, il cui estratto dell’avviso pubblico è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 1° febbraio 2023.

I fondi, ripartiti in cinque assi di finanziamento, sono ripartiti in budget regionali/provinciali e differenziati in base ai destinatari e alla tipologia dei progetti che saranno realizzati.

Destinatarie dei finanziamenti sono le imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura. Gli enti del terzo settore, inoltre, possono accedere ai fondi del secondo asse per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi. Ciascuna impresa può presentare una sola domanda, per un solo asse di finanziamento e per una sola tipologia di progetto. 

Il bando è stato presentato dall’Inail il 1° febbraio 2022 con una conferenza stampa durante la quale il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ha anticipato la prossima predisposizione di un fondo per il risarcimento alle famiglie di studenti deceduti durante le attività formative. “Il bando Isi è un’occasione importante per le aziende perché finanzia investimenti in sicurezza e innovazione legati alla sicurezza sul lavoro – ha dichiarato il Ministro -. L’approccio a questa tematica, però, deve essere a 360 gradi e deve partire dalla prevenzione e soprattutto dalla cultura della sicurezza, da portare in ogni contesto in cui ci sono dei lavoratori e delle lavoratrici. L’obiettivo non è guardare solo i numeri degli infortuni ma fare in modo di non averne più”.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Istat, PIL a +3.9% nel 2022 ma rallenta nel IV trimestre

Istat, PIL a +3.9% nel 2022 ma rallenta nel IV trimestre

L’economia italiana registra, dopo sette trimestri consecutivi di crescita, una lieve flessione congiunturale, mentre dal lato tendenziale continua, a ritmi meno sostenuti rispetto ai trimestri precedenti, il suo sviluppo.
La stima preliminare che ha, come sempre, natura provvisoria, riflette dal lato dell’offerta una contrazione dei settori dell’agricoltura e dell’industria, e una lieve crescita nel comparto dei servizi. Nel corso del 2022 il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato del 3,9% rispetto al 2021. Al quarto trimestre 2022, la variazione acquisita per il 2023 è pari a +0,4%.

Scarica la nota ISTAT

Fonte: ISTAT

Istat: il mercato del lavoro a dicembre 2022

Istat: il mercato del lavoro a dicembre 2022

A dicembre 2022, dopo il calo registrato a novembre, l’occupazione torna a crescere per effetto dell’aumento dei dipendenti permanenti e degli autonomi.

La crescita dei dipendenti permanenti e degli autonomi determina anche l’aumento dell’occupazione rispetto a dicembre 2021 (+334mila), a fronte di un numero di dipendenti a termine che risulta inferiore di 30mila unità.

Rispetto a novembre 2022, il tasso di occupazione sale al 60,5% (+0,1 punti), il tasso di disoccupazione è stabile al 7,8, mentre scende al 34,3% quello di inattività (-0,1 punti).

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Fonte: ISTAT

Istat: l’inflazione a gennaio si attesta al 10.1% su base annua

ISTAT: l’inflazione a gennaio si attesta al 10.1% su base annua

Le stime preliminari evidenziano la netta attenuazione dell’inflazione, che a gennaio si attesta al +10,1% (livello che non si registrava da settembre 1984, quando il NIC fece segnare la medesima variazione tendenziale). Il rallentamento è spiegato in primo luogo dall’inversione di tendenza dei Beni energetici regolamentati (-10,9% su base annua). Rimangono tuttavia diffuse le tensioni sui prezzi al consumo di diverse categorie di prodotti, quali gli alimentari lavorati, gli altri beni (durevoli e non durevoli) e i servizi dell’abitazione, che contribuiscono alla lieve accelerazione della componente di fondo. Si accentua inoltre a gennaio, la dinamica tendenziale dei prezzi dei carburanti.

Secondo le stime preliminari, nel mese di gennaio 2023 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,2% su base mensile e del 10,1% su base annua, da +11,6% nel mese precedente.

La flessione del tasso di inflazione si deve, principalmente, al forte rallentamento su base tendenziale dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (da +70,2% a -10,9%) e, in misura minore, di quelli degli Energetici non regolamentati (da +63,3% a +59,6%), degli Alimentari non lavorati (da +9,5% a +8,0%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +6,2% a +5,5%); gli effetti di tali andamenti sono stati solo in parte controbilanciati dall’accelerazione dei prezzi dei Beni alimentari lavorati (da +14,9% a +15,2%), dei Beni non durevoli (da +6,1% a +6,8%) e dei Servizi relativi all’abitazione (da +2,1% a +3,2%).

L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale a gennaio da +5,8% del mese precedente a +6,0%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rimane stabile a +6,2%.

Su base annua, i prezzi dei beni evidenziano un profilo in rallentamento (da +17,1% a +14,2%), mentre quello relativo ai servizi evidenzia un lieve incremento (da +4,1% a +4,2%); si ridimensiona, quindi il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -13,0 di dicembre a -10,0 punti percentuali).

Si attenua la dinamica tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona che registrano un rallentamento su base tendenziale (da +12,6% a +12,2%), mentre al contrario si accentua quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,5% a +9,0%).

L’aumento congiunturale dell’indice generale si deve prevalentemente ai prezzi dei Servizi per l’abitazione (+1,6%), degli Alimentari lavorati (+1,5%), dei Beni durevoli e non durevoli (+0,8% per entrambi), degli Energetici non regolamentati (+0,7%); un effetto di contenimento deriva invece dal calo dei prezzi degli Energetici regolamentati (-24,7%) e di quelli dei Servizi relativi ai trasporti (-1,6% a causa di fattori stagionali).

L’inflazione acquisita per il 2023 è pari a +5,3% per l’indice generale e a +3,2% per la componente di fondo.

In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dell’1,3% su base mensile, a causa dell’avvio dei saldi invernali dell’abbigliamento e calzature di cui l’indice NIC non tiene conto, e aumenta del 10,9% su base annua (in rallentamento da +12,3% di dicembre).

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Fonte: ISTAT