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“Il mercato del lavoro: dati e analisi”: pubblicato il numero di novembre 2022

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“Il mercato del lavoro: dati e analisi”: pubblicato il numero di novembre 2022

È disponibile online la nota redatta congiuntamente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dalla Banca d’Italia e dall’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL) utilizzando due fonti informative complete e tempestive: le Comunicazioni Obbligatorie e le DID, Dichiarazioni di Immediata Disponibilità al lavoro.

La prima base dati è aggiornata al 31 ottobre 2022, la seconda al 30 settembre 2022. Come di consueto, i dati sono provvisori e soggetti a revisione.

Per la consultazione integrale, vai alla nota di novembre 2022.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Nuovo differimento per l’adempimento delle comunicazioni di lavoro agile al 1° gennaio 2023

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Nuovo differimento per l’adempimento delle comunicazioni di lavoro agile al 1° gennaio 2023

Considerata la necessità di garantire a tutti i soggetti obbligati e abilitati la possibilità di adeguarsi alle modalità definite dal Decreto ministeriale n. 149 del 22 agosto 2022, per assolvere agli obblighi di comunicazione previsti dall’art. 23, primo comma, della Legge n. 81/2017 (come modificato dall’articolo 41 bis del Decreto Legge. n. 73/2022, convertito con modificazioni in Legge 4 agosto 2022, n. 122), si comunica che il termine per l’adempimento fissato al 1° dicembre 2022 si intende differito al 1° gennaio 2023.

Si informa inoltre che dal 15 dicembre 2022 sarà resa disponibile una modalità alternativa per l’inoltro massivo delle comunicazioni di lavoro agile mediante l’applicativo informatico, che consentirà, tramite un file Excel, di assolvere ai predetti obblighi in modo più semplice e veloce.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Addio a Maroni, l’unico ministro dell’Interno attento alla vigilanza privata

Addio a Maroni, l’unico ministro dell’Interno attento alla vigilanza privata

di Maria Cristina Urbano – Huffington Post

Ricordo che all’assemblea Assiv del 2008 Maroni intervenne a lungo e in maniera molto puntuale, con grande competenza. Una disponibilità che, purtroppo, non ho più riscontrato in seguito. Mi piace pensare che la riforma del nostro comparto sia figlia sua

Il ricordo che la vigilanza privata ha di Roberto Maroni è indissolubilmente legato all’Assemblea ASSIV dell’8 ottobre 2008. Un ministro dell’Interno non aveva mai partecipato in maniera così intensa a un incontro promosso dagli istituti di vigilanza privata e quello rimane a oggi l’unico momento di confronto pubblico.

Peraltro la presenza di Maroni avveniva in un periodo particolarmente delicato per il nostro comparto. A dicembre 2007 era infatti intervenuta la famosa Sentenza della Corte di Giustizia Europea che scardinava l’assetto normativo, amministrativo e di prassi che regolava il settore della vigilanza privata. Il 6 giugno 2008 veniva pubblicata la L.101 che convertiva in legge il DL 8 aprile 2008 (disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e l’esecuzione di sentenze della Corte di Giustizia Europea).

Fra le altre cose si stabiliva che la GPG è incaricato di pubblico servizio: per la prima volta una norma di rango primario definiva lo status giuridico della GPG. Il 4 agosto 2008 usciva il DPR 153, che apportava le modifiche al TULPS e al Regolamento di Esecuzione. Il cuore normativo della riforma insomma, definito poi da un punto di vista esecutivo nel 2010 con il DM 269. In quell’ottobre del 2008 Roberto Maroni era ministro dell’Interno da circa 5 mesi e ci sarebbe rimasto fino al 16 novembre 2011.

Nella nostra memorabile assemblea Maroni non solo intervenne a lungo e in maniera molto puntuale, ma rimase dall’inizio alla fine, interloquendo con grande competenza e prendendo decine di pagine di appunti… una disponibilità che, purtroppo, il comparto non ha più riscontrato in seguito. E a pensarci bene, la cosa assume un tono paradossale perché è proprio da quella rivoluzione copernicana nella normativa di settore, che il comparto della vigilanza privata si è visto riconoscere un ruolo istituzionalmente definito nel sistema sicurezza Paese.

La riforma che, si può ben dire, venne attuata anche grazie alla spinta propulsiva dell’allora ministro Maroni, ci ha assegnato un ruolo fondamentale, seppur correttamente ancillare rispetto le Forze dell’Ordine, aprendo tra l’altro la strada alle leggi speciali che successivamente hanno consentito l’impiego delle GPG in ambiti sino ad allora esclusi al privato. Eppure, dopo Maroni, opportunità e criticità rappresentate dal settore sono gradualmente scomparse dall’elenco delle piorità del Ministero, il nuovo e illuminato quadro normativo non è stato mai applicato integralmente e siamo stati abbandonati in un limbo di contorsioni burocratiche, circolari ardite e assenza di dialogo. Ripeto: un vero paradosso!

I detrattori di allora sostennero con malizia e infondatezza che la sua partecipazione a quella Assemblea fosse dovuta a rapporti pregressi con alcuni associati, ma io non ci ho mai creduto e il fatto che da ministro abbia saputo dirigere la riforma degli IVP, ascoltando anche le istanze delle associazioni di categoria, ne certifica il valore oltre che umano anche tecnico. Mi piace pensare che la riforma del nostro comparto sia figlia sua. Addio ministro. 

Leggi l’articolo sull’HuffPost

Inail: Covid-19, tra gennaio e ottobre 2022 denunciati oltre 100mila contagi sul lavoro

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Covid-19, tra gennaio e ottobre 2022 denunciati oltre 100mila contagi sul lavoro

Lo rileva il 30esimo report elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, che registra un incremento di 8.589 casi rispetto al monitoraggio di fine agosto (+2,9%). Le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto dall’inizio della pandemia sono 305.395, pari a circa un quinto del totale degli infortuni registrati a partire dal gennaio 2020

ROMA – I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 31 ottobre sono 305.395, pari a circa un quinto del totale delle denunce di infortunio pervenute all’Istituto dal gennaio 2020 e con un’incidenza dell’1,3% sul complesso dei contagiati nazionali comunicati alla stessa data dall’Istituto superiore di sanità. Rispetto alle 296.806 denunce registrate dal monitoraggio dello scorso 31 agosto, le infezioni in più sono 8.589 (+2,9%), di cui 3.630 riferite a ottobre e 2.150 a settembre, con i restanti casi riconducibili ai mesi precedenti. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni prima non disponibili.

Nel 2022 oltre un terzo dei casi. A fornire il quadro aggiornato dei contagi da Covid-19 di origine professionale è il 30esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale (Csa) dell’Inail, da cui emerge che con 107.602 infezioni lavoro-correlate denunciate nei primi 10 mesi, il 2022 pesa al momento per il 35,2% sul totale dei contagi sul lavoro segnalati all’Istituto dall’inizio della pandemia. Il 2020, con 148.986 infezioni, raccoglie invece il 48,8% di tutti i casi, mentre il restante 16,0% (48.807) è concentrato nel 2021. Il nuovo report della Csa conferma anche il trend in netta diminuzione dei casi mortali. Gli 886 decessi da Covid-19 denunciati all’Inail dall’inizio della pandemia, infatti, sono concentrati quasi esclusivamente nel 2020, che con 586 contagi con esito mortale raccoglie il 66,3% del totale, e nel 2021, con 290 casi mortali (32,6%). L’incidenza media dei decessi da Covid-19 sul totale di tutti i casi mortali denunciati all’Istituto nel 2020 è stata di circa una denuncia ogni tre, scendendo a circa una su sei nel 2021 e contraendosi considerevolmente nei primi 10 mesi di quest’anno.

Milano, Roma e Torino le province più colpite. L’analisi territoriale, che è possibile approfondire attraverso le schede regionali aggiornate, evidenzia una distribuzione dei contagi sul lavoro denunciati pari al 40,4% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 23,5%), al 21,7% nel Nord-Est (Veneto 10,7%), al 16,8% al Centro (Lazio 8,3%), al 14,8% al Sud (Campania 7,5%) e al 6,3% nelle Isole (Sicilia 4,5%). Le province con il maggior numero di infezioni lavoro-correlate da inizio pandemia sono quelle di Milano (9,5%), Roma e Torino (6,6% ciascuna), Napoli (4,6%), Genova (3,1%), Brescia (3,0%), Venezia (2,2%), Verona e Treviso (2,1% ciascuna), Vicenza e Monza e Brianza (2,0% ciascuna), Firenze e Varese (1,9% ciascuna) e Bologna (1,8%). La provincia di Torino è quella che ha registrato il maggior numero di contagi sul lavoro nello scorso mese di ottobre, seguita da Milano, Brescia, Roma, Genova, Monza e Brianza, Cuneo, Napoli, Venezia, Treviso, Salerno, Savona e Lecco. Le province che hanno registrato gli incrementi percentuali maggiori rispetto al monitoraggio di fine agosto sono invece quelle di Isernia (+17,9%), Imperia (+8,0%), Messina (+7,8%), Brescia (+6,8%), Savona e Salerno (+6,2% per entrambe), Viterbo (+5,9%) e Cuneo (+5,6%).

L’età media dei contagiati in aumento nell’ultimo mese di rilevazione. L’età media dei contagiati dall’inizio della pandemia è di 46 anni, ma nel solo mese di ottobre è salita a 48 anni. Il 41,8% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,1%), under 35 anni (20,0%) e over 64 anni (2,1%). Gli italiani sono l’88,5%, mentre il restante 11,5% delle denunce riguarda lavoratori stranieri. Le nazionalità più colpite sono quelle rumena (20,7% dei contagiati stranieri), peruviana (12,3%), albanese (7,9%), svizzera (4,6%), moldava (4,4%) ed ecuadoriana (4,0%). La maggioranza delle infezioni di origine professionale colpisce le donne. La quota delle lavoratrici contagiate sul totale dei casi, infatti, è pari al 68,3%. La componente femminile supera quella maschile in tutte le regioni, con le sole eccezioni della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle donne sul totale dei contagi denunciati all’Inail è, rispettivamente, del 49,9% e del 49,0%. A morire, però, sono soprattutto gli uomini (82,8%). L’età media dei deceduti è di 58 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), con il 71,3% dei decessi concentrato nella fascia tra i 50 e i 64 anni.

La sanità e assistenza sociale prima anche per numero di decessi. Il 63,2% delle denunce da Covid-19 riguarda il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…), al primo posto anche per numero di decessi (21,1% dei casi mortali codificati). Seguono l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con l’8,7% dei contagi denunciati, il trasporto e magazzinaggio con l’8,2%, il noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center…) con il 4,0%, il commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 2,7%, le attività dei servizi di alloggio e ristorazione con il 2,2% e il settore manifatturiero con il 2,0%.

Circa tre quarti delle denunce riguardano il personale dell’ambito sanitario. L’analisi per professione dell’infortunato conferma come il personale dell’ambito sanitario sia il più colpito dai contagi, a partire dalla categoria dei tecnici della salute, in cui si concentra il 37,8% delle denunce (in tre casi su quattro donne), l’82,3% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 16,0% (l’80,7% donne), i medici con il 9,4% (oltre la metà donne), gli operatori socio-assistenziali con il 5,4% (l’85,3% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (circa l’80% ausiliari, ma anche portantini, barellieri) con il 4,4% (72,8% donne). Le altre professioni più coinvolte sono quelle degli impiegati amministrativi con il 5,8% delle infezioni denunciate (i due terzi donne), degli impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta con il 2,3% (oltre la metà donne), degli addetti ai servizi di pulizia con l’1,9% (oltre i tre quarti donne), degli impiegati addetti agli sportelli e ai movimenti di denaro con l’1,5% (circa due terzi donne), dei conduttori di veicoli con l’1,2% (con più di nove contagi su 10 maschili), dei professori di scuola primaria con l’1,2% (oltre il 97% donne) e degli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia con l’1,1% (quasi un terzo donne).

Fonte: INAIL