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Banca d’Italia: rilevazione sull’IT nel settore bancario italiano. Profili tecnologici e di sicurezza – anno 2021

Double exposure: Euros and Bank sign

La rilevazione sull’IT nel settore bancario italiano. Profili tecnologici e di sicurezza – anno 2021

La trasformazione digitale della banca

La Rilevazione sull’IT nel settore bancario italiano. Profili tecnologici e di sicurezza – anno 2021 è stata pubblicata sul sito CIPA (Convenzione Interbancaria per l’Automazione).

La Rilevazione, curata annualmente dalla CIPA in collaborazione con l’ABI, fornisce un quadro aggiornato sull’utilizzo dell’Information and Communication Technology nel settore bancario nazionale, con particolare riguardo alle scelte IT in materia di metodologie e tecnologie innovative a supporto dell’operatività bancaria.

La Rilevazione 2021 affronta il tema della trasformazione digitale nel settore bancario italiano, in termini di posizionamento strategico, aspetti organizzativi e tecnologici. Hanno partecipato 20 gruppi, che rappresentano il 93% dei gruppi bancari italiani in termini di totale attivo, e 4 banche singole.

Il rafforzamento della cyber security, il miglioramento dell’esperienza digitale del cliente, la modernizzazione di sistemi e architetture IT e la revisione dei modelli di business in chiave digitale sono tra gli obiettivi strategici più rilevanti della trasformazione digitale.

Completa la Rilevazione la sezione dedicata al monitoraggio dei principali trend tecnologici di interesse del settore bancario.

Fonte: Banca d’Italia

Scarica la Rilevazione tecnologica “La trasformazione digitale della banca” – Anno 2021 – Rapporto conclusivo

Rapporti di lavoro in regime di codatorialità: indicazioni operative

Rapporti di lavoro in regime di codatorialità: indicazioni operative

Con circolare n. 31 del 3 agosto 2022 sono fornite istruzioni operative in relazione ai profili assicurativi di competenza dell’Istituto.

La circolare n. 31 del 3 agosto 2022 fornisce indicazioni operative relativamente ai rapporti di lavoro in regime di codatorialità, con particolare riferimento all’inquadramento previdenziale e assicurativo, ai relativi adempimenti e agli adempimenti nei confronti dell’Inail per l’assicurazione dei lavoratori in codatorialità e in distacco presso un’impresa retista. È, infatti, chiarito che l’impresa indicata come datore di lavoro di riferimento è quella alla quale è imputato ai fini previdenziali e assicurativi il lavoratore in codatorialità ed è, quindi, considerata datore di lavoro a tutti gli effetti e tenuta ad assolvere tutti gli obblighi previsti per l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali. Infine, con la circolare sono indicate le regole per la determinazione dei premi dovuti e i profili operativi connessi alla responsabilità solidale, nonché sono fornite tutte le istruzioni da seguire in caso di infortunio e di malattia professionale.

  • Circolare Inail n. 31 del 3 agosto 2022 Comunicazioni dei rapporti di lavoro in regime di codatorialità. Modello Unirete. Decreto del Ministro del lavoro 29 ottobre 2021, n. 205. Inquadramento previdenziale e assicurativo. Indicazioni operative.

Fonte: INAIL

Ministero del Lavoro: Adeguamento della disciplina del Fondo di Integrazione Salariale

Ministero del Lavoro: Adeguamento della disciplina del Fondo di Integrazione Salariale

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando ha firmato il Decreto Interministeriale che interessa l’adeguamento della disciplina del Fondo di Integrazione Salariale (FIS, art. 29 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148), già istituito presso l’INPS, alla luce delle modifiche introdotte in sede di Riforma degli Ammortizzatori sociali dalla Legge di Bilancio 2022 (art. 1, commi 191-216, Legge 30 dicembre 2021, n. 234). In particolare, il Decreto adegua, a decorrere dal primo gennaio 2022, la disciplina del FIS di cui al Decreto Interministeriale n. 94343 del 3 febbraio 2016 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (emanato di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze), alle disposizioni del D.Lgs. n. 148/2015, come integrate e modificate dalla Legge di Bilancio. Restano salvi i trattamenti di Assegno ordinario e di solidarietà già autorizzati e corrisposti in base alle previgenti previsioni.

Tra le principali novità:

  • L’ambito di applicazione. Sono soggetti alla disciplina del FIS i datori di lavoro che occupano almeno un dipendente, appartenenti a settori, tipologie e classi dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione della Cassa integrazione guadagni ordinaria e che non aderiscono ai Fondi di solidarietà bilaterali
  • I destinatari del FIS. Sono i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, a esclusione dei dirigenti, che abbiano un’anzianità di effettivo lavoro presso I’unità produttiva per la quale è richiesta la prestazione pari a 30 giorni alla data di presentazione della domanda di concessione del trattamento. Tale condizione non è necessaria per le domande relative a trattamenti ordinari di integrazione salariale per eventi oggettivamente non evitabili. Inoltre, per i periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, decorrenti dal primo gennaio 2022 sono destinatari dei trattamenti di integrazione salariale anche i lavoratori a domicilio e gli apprendisti di tutte le tipologie
  • L’Assegno di integrazione salariale. Ai lavoratori beneficiari, il FIS garantisce la prestazione di un Assegno di integrazione salariale d’importo pari all’integrazione salariale in relazione alle causali di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa previste dalla normativa vigente in materia di integrazioni salariali ordinarie e straordinarie. Ai datori di lavoro che occupano mediamente fino a 15 dipendenti nel semestre precedente, l’accesso all’Assegno di integrazione salariale può essere riconosciuto per le causali ordinarie e straordinarie; ai datori di lavoro che occupano mediamente oltre 15 dipendenti nel semestre precedente (nonché ai datori di lavoro di cui all’art. 20, comma 3 ter del D.Lgs. n. 148 del 2015, a prescindere dal numero dei dipendenti), l’accesso all’assegno di integrazione salariale può essere riconosciuto per le causali ordinarie
  • Il finanziamento. Per l’Assegno di integrazione salariale, dal primo gennaio 2022 è dovuto al Fondo per due tipologie di datori di lavoro. Per coloro che nel semestre precedente abbiano occupato mediamente fino a 5 dipendenti è previsto un contributo ordinario dello 0,5% della retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti, esclusi i dirigenti, di cui due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico dei lavoratori. Per i datori di lavoro, che nel semestre precedente abbiano occupato mediamente più di 5 dipendenti è previsto un contributo ordinario dello 0,8% della retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti, esclusi i dirigenti, di cui due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico dei lavoratori. A decorrere dal primo gennaio 2025, a favore dei datori di lavoro che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente fino a 5 dipendenti e che non abbiano presentato domanda di Assegno integrazione salariale per almeno 24 mesi, a far data dal termine del periodo di fruizione del trattamento, l’aliquota si riduce in misura pari al 40%.

Da ultimo, si ricorda che l’erogazione delle prestazioni in favore dei lavoratori è a carico del datore di lavoro; l’importo delle prestazioni è rimborsato dall’INPS al datore di lavoro o conguagliato da questo secondo le norme per il conguaglio tra contributi dovuti e prestazioni corrisposte.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Per le prossime elezioni scegliamo candidati competenti nel comparto sicurezza

Per le prossime elezioni scegliamo candidati competenti nel comparto sicurezza

di Maria Cristina Urbano

Nella vigilanza privata sono impegnate più di 100.000 persone. Pensiamo non sia velleitario chiedere con forza che nel prossimo Parlamento possa esservi qualcuno che sappia di cosa parliamo e quali siano le criticità che affrontano tutti i giorni guardie giurate, addetti ai servizi fiduciari, addetti ai trasporti valori o all’antipirateria

Con il governo dimissionario, le Camere sciolte, in una fase nella quale i partiti sono impegnati nella definizione delle alleanze e delle candidature in vista delle imminenti elezioni, oramai in agosto, cosa mai potrebbe chiedere un’associazione di categoria come Assiv alla politica?

Certamente, come sempre, attenzione al comparto della sicurezza, con la speranza che le istanze della vigilanza privata possano trovare spazio e dignità nei programmi dei partiti che si propongono per governare il nostro Paese. Richiesta scontata, penseranno in molti, ma certamente legittima alla luce della disattenzione con la quale le nostre istituzioni hanno spesso trattato la materia. Ma in questa sede vorrei cogliere l’occasione per spingermi oltre, chiedendo ai partiti di porre la massima attenzione nella scelta dei candidati che verranno proposti agli elettori.

Ecco, in questo contesto vorrei soffermarmi quindi su due persone, su due parlamentari, che più di altri sono stati vicini ai nostri temi e hanno supportato le nostre iniziative per far emergere quanto di buono associazioni come Assiv possono fare a servizio delle istituzioni e del Paese tutto. Il loro merito, a nostro avviso, non risiede tanto nell’aver sostenuto le istanze del comparto (cosa per la quale esprimiamo, una volta ancora, tutta la nostra gratitudine), quanto piuttosto nell’aver avuto l’onestà intellettuale di affrontare tematiche complesse, e troppo spesso “ideologizzate”, con la volontà di comprenderne le sottese ragioni, anche di natura tecnica, di aver mostrato curiosità verso un comparto in marcata trasformazione e dalle grandi potenzialità.

Mi riferisco agli onorevoli Alberto Pagani ed Emanuele Prisco, il primo esponente del Partito Democratico, il secondo di Fratelli d’Italia. Già quest’ultimo dato mi sembra sufficiente a sgombrare il campo da interpretazioni che potrebbero vedere in ciò un improbabile posizionamento partitico. Ebbene, questi due deputati, con competenza e professionalità, hanno interloquito con il comparto che rappresento per tutta la durata della legislatura che si sta concludendo, talvolta in accordo, talaltra in disaccordo con quanto abbiamo portato all’attenzione del Parlamento.

Non posso negare che quando siamo stati in disaccordo sono stata assalita da una punta di frustrazione, d’altronde i sentimenti di gioia o rabbia caratterizzano il quotidiano di tutti. Ma il punto non è questo. Il punto è che troppo spesso negli ultimi decenni sono stati scelti dai partiti e quindi eletti alla Camera e al Senato soggetti dai meriti oscuri, messi in lista perché amici di cacicchi territoriali oppure perché yesman o yeswoman del segretario politico di turno. La politica e il Parlamento dovrebbero essere invece il luogo nel quale si mettono a disposizione le proprie competenze a favore dei cittadini, delle imprese, nel riconoscimento del grande valore, anche culturale, che i corpi intermedi hanno sempre garantito nella lunga storia dell’Italia. La retorica dell’uno vale uno, teoricamente valida se non si sostanzia nell’esaltazione dell’incompetenza confusa per cambiamento, ha dimostrato tutte le sue crepe ed è stato nient’altro che un sogno di una notte di mezza estate.

Ciò di cui ha bisogno l’Italia, nel momento in cui, peraltro, a partire dalla legislatura che si appresta a iniziare la rappresentanza parlamentare sarà ridotta di circa un terzo nei suoi componenti (ci sarebbe molto da dire su questo, le responsabilità sono tanto della sinistra che della destra), è avere eletti consapevoli del valore insito nelle istanze che provengono dal mondo produttivo, associativo, sindacale.

Il nostro Paese ha bisogno di competenza in tutti i settori, a maggior ragione in quello che più di altri decide della sorte dei cittadini. Il nostro è quindi un appello a quanti stanno in queste ore lavorando per la definizione delle liste elettorali: che sia data priorità ai competenti! A quanti potranno dare valore aggiunto, anche intellettuale e culturale, in una fase storica che si prospetta caratterizzata da problemi complessi, che necessitano di risposte complesse.

Nella vigilanza privata, armata e non armata, sono impegnate a vario titolo più di 100.000 persone. Pensiamo non sia velleitario chiedere con forza che nel prossimo Parlamento possa esservi qualcuno (speriamo più di qualcuno) che sappia di cosa parliamo e quali siano le criticità che si trovano ad affrontare tutti i giorni guardie giurate, addetti ai servizi fiduciari, addetti ai trasporti valori o all’antipirateria. Per il momento, grazie a chi ha saputo ascoltare e confrontarsi, nell’auspicio di poter riprendere il filo momentaneamente interrotto.

Leggi l’articolo sul blog dell’Huffpost di Maria Cristina Urbano