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Anie Sicurezza, Iucci: i risultati di Sicurezza 2021 in attesa della prossima

Anie Sicurezza, Iucci: i risultati di Sicurezza 2021 in attesa della prossima

di Redazione – 13 Giugno 2022

S News incontra il Presidente di Anie Sicurezza Giulio Iucci, che fa il punto sull’edizione di Fiera Sicurezza 2021, in attesa della prossima edizione della manifestazione fieristica che si terrà dal 15 al 17 Novembre 2023 Fiera Milano Rho.

C’è stata una grandissima soddisfazione – sottolinea Iucci – da parte dei nostri associati in merito all’edizione 2021. Lunedì, il primo giorno di fiera, è stato un giorno importante e so che sono venute anche diverse strutture dall’estero. In generale, soprattutto nella parte centrale dei giorni di lunedì e martedì, c’era molta gente e molto afflusso. Un plauso particolare va alle aziende italiane che hanno rilanciato su questo tipo di attività, addirittura in alcuni casi allargando gli stands e quindi gli sforzi: ho avuto dei feedbacks assolutamente positivi. Quindi bene perché la prossima sarà anche meglio!”

Per quanto concerne la tipologia dei visitatori, Iucci evidenzia: “Questa è una fiera dove viene gente professionalmente preparata sui nostri argomenti, ed abbiamo notato che erano molto più preparati rispetto alle edizioni precedenti. Quindi non è stata semplicemente una passerella, ma un’occasione di interazione, di formazione e di approfondimento sui sistemi, e questo ha dato molta soddisfazione ai nostri associati”.

Iucci prosegue poi con le attività sviluppate e presentate in fiera anche assieme ad ASSIV, l’Associazione Vigilanza e Servizi Fiduciari parte di Anie Confindustria, presieduta da Maria Cristina Urbano, con la quale precisa “abbiamo altri progetti da compiere insieme, perché riteniamo che il binomio uomini-tecnologia sia fondamentale nel nostro settore”.

 Buona visione!

Giulio Iucci – Presidente ANIE Sicurezza

Telecamere fai da te, trappola privacy

Telecamere fai da te, trappola privacy

di Stefano Manzelli

Le fototrappole installate dal comune sulle strade per punire gli sporcaccioni diventano un boomerang per il sindaco se sono state installate senza alcuna valutazione preventiva sulla privacy

Costa caro al primo cittadino installare telecamere sulle strade senza alcun cartello informativo confidando solo sulla capacità tecnica della sua società partecipata. Che a sua volta incorrerà in ulteriori pesanti sanzioni se ha divulgato foto e video dei trasgressori sui social senza nominare il proprio responsabile per la protezione dei dati. Lo ha chiarito il Garante privacy con due severe ordinanze ingiunzioni adottate il 28 aprile 2022 rispettivamente a carico del comune di Taranto e della sua società partecipata. È bastato il reclamo di un cittadino per far crollare un’attività di trattamento illecito dei dati personali avviato con sistemi di video ripresa ancor prima dell’entrata in vigore del gdpr senza il rispetto di alcuna formalità privacy. Il comune, infatti, dal 28 marzo 2012 ha affidato alla sua società partecipata la gestione semplificata delle fototrappole curandosi solo di mettere a disposizione degli ispettori ambientali, a sua volta nominati dal sindaco del comune pugliese, un disciplinare ad hoc. Ma senza formalizzare i rapporti ex art. 28 del regolamento europeo con la società partecipata, trascurando le informative e omettendo la realizzazione anche della valutazione di impatto privacy. Inoltre assistendo alla pubblicazione sui social della società di immagini e filmati identificativi di soggetti sanzionati. L’autorità centrale ha quindi avviato una istruttoria che si è conclusa con l’applicazione di una pesante sanzione di 150 mila euro al comune, titolare del trattamento, e di 200 mila euro al gestore del servizio rifiuti. Il comune ha infatti omesso formalità, controlli, informative e l’adozione delle necessarie misure tecniche ed organizzative per assicurare il corretto trattamento dei dati personali. Ma la società in house ha anche diffuso immagini e filmati sui propri social senza coinvolgere minimamente il municipio e addirittura senza nominare il proprio responsabile per la protezione dei dati personali, ma nominando irregolarmente come responsabile esterno del trattamento la società privata che ha installato le telecamere.

Fonte: Italia Oggi

Istat: il mercato del lavoro in Italia nel I trim. 2022

Istat: il mercato del lavoro in Italia nel I trim. 2022

Nel primo trimestre 2022 si registrano 120 mila occupati in più rispetto al quarto trimestre 2021 (+0,5%), per effetto della crescita dei dipendenti a termine (+72 mila, +2,4% in tre mesi) e di quella, meno intensa, dei dipendenti a tempo indeterminato (+33 mila, +0,2%) e degli indipendenti (+15 mila, 0,3).

Il numero di disoccupati diminuisce (-114 mila, -5,0% in tre mesi), così come quello degli inattivi di 15-64 anni (-66 mila, -0,5%). Rispetto a marzo 2022, i dati mensili provvisori di aprile 2022 segnalano la sostanziale stabilità del numero di occupati (-12 mila, -0,1%), un’ulteriore lieve diminuzione dei disoccupati (-17 mila, -0,8%) e l’aumento degli inattivi di 15-64 anni (+34 mila, +0,3%). I tassi seguono la stessa dinamica: nel trimestre, il tasso di occupazione 15-64 anni aumenta di +0,4 punti in termini congiunturali, raggiungendo il 59,7%, e i tassi di disoccupazione e di inattività 15-64 anni diminuiscono.

Sui dati provvisori del mese di aprile 2022, il tasso di occupazione rimane stabile rispetto a marzo 2022, mentre alla lieve diminuzione di quello di disoccupazione (-0,1 punti in un mese) si associa la leggera crescita di quello di inattività (+0,1 punti).


In termini tendenziali l’aumento dell’occupazione (+905 mila unità, +4,1% in un anno) coinvolge sia i dipendenti, a tempo indeterminato (+369 mila, +2,6%) e soprattutto a termine (+412 mila, +16,3%), sia gli indipendenti (+124 mila, +2,6%). In forte calo il numero di disoccupati (-415 mila in un anno, -16,0%) e quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-846 mila, -6,1% in un anno). L’aumento tendenziale dell’occupazione si riflette nella crescita del tasso di occupazione (+3,0 punti rispetto al primo trimestre 2021) che si associa alla diminuzione dei tassi di disoccupazione e di inattività (-1,9 e -2,0 punti, rispettivamente).

Dal lato delle imprese, nel primo trimestre 2022 le posizioni lavorative dipendenti continuano a crescere con maggiore intensità rispetto al trimestre precedente, registrando un aumento dell’1,2%; la crescita della componente a tempo pieno (+1,3%) è leggermente superiore di quella a tempo parziale (+1,1%). L’aumento delle posizioni dipendenti continua, sempre a ritmi più sostenuti, anche rispetto al primo trimestre del 2021 (+6,2%); in questo caso l’aumento della componente a tempo pieno (+6,0%) è di poco inferiore a quella a tempo parziale (+6,2%). Le ore lavorate continuano ad aumentare, in termini sia congiunturali (+1,2%) sia tendenziali (+5,8%), e prosegue
anche la riduzione del ricorso alla cassa integrazione, che si attesta a 12,9 ore ogni mille ore lavorate.

Il tasso dei posti vacanti diminuisce di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e aumenta di 0,8 punti rispetto allo stesso trimestre del 2021. Il costo del lavoro per unità di lavoro rimane congiunturalmente invariato, quale sintesi di una lieve riduzione delle retribuzioni (-0,1%) e di un equivalente aumento degli oneri sociali (+0,1%). Su base annua, invece, il costo del lavoro si riduce dello 0,2%, per effetto della riduzione di entrambe le sue componenti (-0,2% le retribuzioni e -0,4% gli oneri sociali).

Il calo lievemente più accentuato della componente degli oneri sociali si lega alla re-intensificazione degli interventi di sgravio contributivo messi in atto nel periodo successivo alla fase più critica della pandemia, particolarmente finalizzati ad alcuni settori economici.

Scarica la nota ISTAT

Fonte: istat.it

OECD Economic Outlook: the price of the war

OECD Economic Outlook: the price of the war

The world is paying a heavy price for Russia’s war in Ukraine. It is a humanitarian disaster, killing thousands and forcing millions from their homes. The war has also triggered a cost-of-living crisis, affecting people worldwide. When coupled with China’s zero-COVID policy, the war has set the global economy on a course of slower growth and rising inflation – a situation not seen since the 1970s. Rising inflation, largely driven by steep increases in the price of energy and food, is causing hardship for low-income people and raising serious food security risks in the world’s poorest economies.

Here are the three key take-aways:

The war is slowing the recovery

Inflationary pressures have intensified

The cost of living crisis will cause hardship and risks famine

The war is slowing the recovery

Prior to the war, the world economy was on track for a strong, albeit uneven, recovery from COVID-19. The conflict in Ukraine and the supply-chain disruptions exacerbated by shutdowns in China due to the zero-COVID policy are dealing a serious blow to the recovery.

Global GDP growth is now projected to slow sharply this year, to around 3%, and remain at a similar pace in 2023. This is well below the pace of recovery projected last December.

Growth is set to be markedly weaker than expected in almost all economies. Many of the hardest-hit countries are in Europe, which is highly exposed to the war through energy imports and refugee flows.

Countries worldwide are being hit by higher commodity prices, which add to inflationary pressures and curb real incomes and spending, further dampening the recovery.

This growth slowdown is a price of war which will be paid through lower incomes and fewer job opportunities.

Source: OECD Economic Outlook (Edition 2022/1).

Inflationary pressures have intensified

The war in Ukraine has quashed hopes for a quick end to rising inflation from COVID-19 related supply bottlenecks seen across the global economy during 2021 and early 2022.

High food and energy prices and the continued worsening of supply-chain problems imply that consumer price inflation will peak later and at higher levels than previously foreseen.

The new OECD projections show the large and global impact the war is having on inflation, which has already reached 40-year highs in Germany, the United Kingdom and the United States.

A gradual reduction of supply chain and commodity price pressures and the impact of rising interest rates should begin to be felt through 2023, but core inflation is nonetheless projected to remain at or above central bank objectives in many major economies at year-end.

Source: OECD Economic Outlook (Edition 2022/1)

The cost of living crisis will cause hardship and risks famine

Russia and Ukraine are important suppliers in many commodity markets. Together they accounted for about 30% of global wheat exports, 20% for corn, mineral fertilisers and natural gas, and 11% for oil. Prices for these commodities increased sharply after the onset of the war.

Without action, there is high risk of a food crisis. Supply disruptions are rising, particularly threatening low-income countries that are highly dependent on Russia and Ukraine for basic food staples. With public budgets stretched by two years of the pandemic, these countries could struggle to provide food and energy at affordable rates to their populations, risking famine and social unrest.

The surge in commodity prices and possible disruptions to production will have significant consequences. The sharp rise in prices is already undermining purchasing power, which will force lower income households worldwide to cut back on other items to pay for basic energy and food needs.

Source: OECD Economic Outlook (Edition 2022/1)

Fonte: OCSE