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Sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente a rischio in caso di contagio da virus SARS-CoV-2

Sorveglianza sanitaria eccezionale dei lavoratori maggiormente a rischio in caso di contagio da virus SARS-CoV-2

Prorogati, fino al 31 marzo 2022, i termini delle disposizioni inerenti la Sorveglianza sanitaria eccezionale di cui all’art. 83 del decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77.

A disporlo è il decreto legge 24 dicembre 2021, n. 221, recante “Proroga dello stato di emergenza nazionale e ulteriori misure per il contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”.

Pertanto, tutti i datori di lavoro pubblici e privati che non sono tenuti alla nomina del medico competente possono, sino alla data del 31 marzo 2022, o nominarne uno o fare richiesta di visita medica per sorveglianza sanitaria dei lavoratori e delle lavoratrici fragili ai servizi territoriali dell’Inail attraverso l’apposito servizio online.

Le medesime richieste continueranno ad essere trattate sulla base delle indicazioni operative illustrate nella circolare n 44 dell’11 dicembre 2020.

Fonte: INAIL

INPS: Chiarimenti sulla proroga del divieto di licenziamento e NASpI

INPS: Chiarimenti sulla proroga del divieto di licenziamento e NASpI

La circolare INPS 23 dicembre 2021, n. 196, su avviso del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fornisce ulteriori chiarimenti e rettifiche sul tema della proroga del divieto di licenziamento e di accesso alla NASpI , nell’ipotesi di adesione del lavoratore a un accordo collettivo aziendale avente ad oggetto un incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro.

La circolare chiarisce che la risoluzione del rapporto di lavoro può produrre i suoi effetti anche successivamente al 30 giugno 2021 (oppure oltre il 31 ottobre 2021 o il 31 dicembre 2021, a seconda dei casi indicati).

L’Istituto aveva precedentemente indicato le istruzioni amministrative con la circolare INPS 1° dicembre 2021, n. 180, nella quale si precisava che la data del 30 giugno 2021 (o quella successiva stabilita a seconda dei casi) va intesa come termine entro cui il lavoratore non solo deve aver aderito all’accordo di incentivazione all’esodo, ma anche come termine ultimo per la risoluzione del rapporto di lavoro. Vengono così esclusi i soggetti che, pur avendo aderito all’accordo in tempo utile, hanno concordato di sciogliere il rapporto di lavoro in un momento successivo al 30 giugno 2021.

Fonte: INPS

INPS: le modalità operative dei trattamenti di integrazione salariale emergenziale

La sede Inps di via dell'Amba Aradam a Roma, 15 aprile 2020. ANSA/CLAUDIO PERI

Inps: le modalità operative dei trattamenti di integrazione salariale emergenziale

La legge 17 dicembre 2021, all’articolo 11-bis, comma 1, ha introdotto nuove disposizioni in materia di termini procedurali relativi ai trattamenti di integrazione salariale di tipo emergenziale.

In particolare la norma dispone un differimento dei termini decadenziali relativi ai trattamenti connessi all’emergenza epidemiologica da Covid-19 e assicura la copertura dei relativi oneri finanziari.

Il messaggio 21 dicembre 2021, n. 4580 illustra la portata della norma, in merito al citato differimento, e fornisce le relative istruzioni operative.

Con il messaggio 23 dicembre 2021, n.4624 si forniscono le modalità operative inerenti al conguaglio delle prestazioni erogate in merito alle autorizzazioni per le quali risulta spirato il termine decadenziale e sono in esso contenute le diverse casistiche conseguenti al differimento al 31 dicembre 2021 del termine decadenziale .

A livello centrale verranno individuate le autorizzazioni scadute tra il 31 gennaio ed il 30 settembre 2021 e, contestualmente, verrà differito in procedura al 31/12/2021 il termine decadenziale relativo al conguaglio, eventuali conguagli riferiti alle predette autorizzazioni esposti nei flussi con competenza fino a dicembre 2021, saranno considerati nei termini e accettati dalla procedura di gestione contributiva.

Fonte: INPS

Sulle origini del virus SARS-CoV-2

Sulle origini del virus SARS-CoV-2


Una rassegna dei contributi scientifici e delle iniziative politiche

A due anni dallo scoppio della pandemia, non sono state finora accertate con sufficiente chiarezza le origini del virus SARS-CoV-2, un ceppo di coronavirus che non era mai stato precedentemente identificato nell’uomo.


In ambito scientifico, la certezza assoluta è molto difficile da raggiungere. Nel caso della SARSCoV-2, si aggiungono due altri fattori specifici che rendono ancora più “incerte” e provvisorie le interpretazioni sulle origini.


Anzitutto il tempo. Confrontando la situazione attuale con quella di casi precedenti – in particolare, il Coronavirus della sindrome respiratoria Medio-Orientale e la sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus-1 – il tempo a disposizione finora non è stato molto per arrivare a conclusioni convincenti; inoltre, ci sono state difficoltà eccezionali a condurre indagini sul terreno a ridosso dello scoppio epidemico a Wuhan, a seguito delle forti limitazioni agli spostamenti che le misure restrittive hanno imposto.
Inoltre, il dibattito sull’origine della pandemia, le cui prime segnalazioni si ebbero a Wuhan, nella provincia di Hubei in Cina, è diventato da subito un argomento usato anche strumentalmente nella contrapposizione tra le due superpotenze, Stati Uniti e Cina, che si sono più volte rinfacciati accuse alla ricerca di colpevoli più che della verità.


In questo difficile contesto, l’Organizzazione mondiale della sanità (World Health Organization, WHO) ha cercato di costruire un percorso condiviso, basato cioè sul consenso di tutti i Paesi, per approfondire il tema e cercare spiegazioni plausibili.

Si è così assistito in questi ultimi mesi sia a una copiosa produzione di letteratura scientifica sulle origini del virus sia a un confronto politico continuo e conflittuale, che non ha risparmiato attività di disinformazione, con corto circuiti e contaminazioni tra i due livelli che hanno favorito la confusione. In questa congerie di argomentazioni scientifiche e discorsi e interessi politici, che
ha attecchito su un humus di inevitabile incertezza di ogni ipotesi da verificare con rigore, sono proliferate sulla rete (al di fuori dei circuiti scientifici accreditati a livello internazionale) e, quindi, anche tra l’opinione pubblica ipotesi pseudo-scientifiche o antiscientifiche. Atteggiandosi a forme di scetticismo, non sono mancate ipotesi di complottismo o negazionismo, in modo
spregiudicato e ideologizzato.

Un momento fondamentale di svolta si è avuto a fine marzo 2021, quando sono stati pubblicati, in forma di rapporto, i risultati della prima fase di studio dell’origine del virus, promossa dalla WHO in collaborazione con la Cina, che ha ospitato per un mese una missione scientifica internazionale.

Il rapporto ha analizzato quattro ipotesi e ne ha valutato la plausibilità. Le prove raccolte dimostrerebbero che la SARS-CoV-2 non è un virus manipolato di proposito; e l’ipotesi di un’origine del virus causata da un incidente in un laboratorio cinese è ritenuta altamente improbabile. Le tre ipotesi più credibili sono, invece, tutte riconducibili a un’evoluzione e trasmissione in natura (con il passaggio dall’ospite animale serbatoio o primario all’uomo, attraverso un ospite animale intermedio – l’ipotesi considerata più probabile – o tramite il contatto con prodotti della catena alimentare del freddo).


L’immediato dibattito scientifico e politico che ne è seguito ha criticato anzitutto il mancato bilanciamento tra le teorie legate al salto di specie in natura e l’incidente di laboratorio, per quanto nessuna delle due fosse supportata da risultati chiari, il che solleverebbe dubbi sull’imparzialità e la non interferenza cinese.

A prese di posizione nette e contrapposte al riguardo all’interno della comunità scientifica si è aggiunto il confronto politico, anche molto acceso, tra i governi e le istituzioni, che hanno alimentato anche ipotesi di diffusione intenzionale del virus a seguito di esperimenti di laboratorio.


Poiché tutti convenivano sulla necessità di proseguire col lavoro scientifico – essendo attualmente impossibile provare o confutare le varie teorie in campo sull’origine del virus – ad ottobre del 2021 sono da segnalare, tra i vari fatti: la WHO ha annunciato la costituzione di un team di 26 esperti per supervisionare i nuovi studi sulle origini della SARS-CoV-2 e altri patogeni con potenziale pandemico; il governo cinese ha comunicato lapidariamente che avrebbe fatto del proprio meglio per sostenere e cooperare con la WHO sullo studio scientifico ma non permetterà agli scienziati stranieri di vedere i dati da soli; gli Stati Uniti hanno reso pubblico il
rapporto di approfondimento e aggiornamento sulle origini del virus commissionato dal presidente Biden alle agenzie di Intelligence. Quest’ultimo rapporto ritiene che il virus non sia stato sviluppato come arma biologica, che manchino prove sufficienti per fare una valutazione della validità delle ipotesi di trasmissione in natura o in laboratorio, che i funzionari cinesi non
fossero a conoscenza del virus prima che emergesse il focolaio iniziale di COVID-19, che la cooperazione della Cina sarebbe molto probabilmente necessaria per raggiungere una valutazione conclusiva delle origini del COVID-19, e che molto probabilmente le lacune di conoscenza non saranno mai colmate.

Sulla base di una rassegna della letteratura scientifica e del dibattito politico, l’impressione è che spesso la politica abbia prevalso sull’esigenza di accertare i fatti e risalire alla verità sull’origine del virus. È probabile che errori di procedura e valutazione ci siano stati da più parti – sia in Cina che negli Stati Uniti –, lungo catene di comando che intrecciano responsabilità ai livelli locali e
centrali di governo. Oltre alle incertezze perduranti sull’origine del virus, la storia di questi mesi sembra indicare che non ci siano a livello internazionale dei meccanismi istituzionali efficaci per indagare in modo ottimale le origini di una pandemia, cosa invece vitale per prevenire future pandemie.

Scarica lo studio

A cura del Centro Studi di Politica Internazionale (www.cespi.it)

Fonte: Senato della Repubblica