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Confindustria: continua il recupero dell’economia italiana, contagi e commodity i fattori di incertezza

Confindustria: continua il recupero dell’economia italiana, contagi e commodity i fattori di incertezza

Continua spedito il recupero dell’economia italiana nel 2021, anche se i contagi e la scarsità di alcune commodity restano fattori di incertezza. I consumi delle famiglie sono in forte risalita, mentre l’industria sta cedendo il passo ai servizi nel trascinare al rialzo il PIL italiano. L’occupazione è in recupero, sulla scia della ripresa economica. L’inflazione è salita anche in Italia, ma quasi solo per il rincaro dell’energia. L’export italiano resta in salute, ma le attese sono più incerte, perché rallenta l’Eurozona e anche negli USA le prospettive sono meno solide.

L’economia italiana e internazionale in breve

  • Prosegue spedito il recupero del PIL italiano. Dopo il forte rimbalzo del 2° trimestre (+2,7%), nel 3° trimestre i principali indicatori stanno tenendo, nonostante gli effetti della scarsità di alcune materie prime e semilavorati e la ripresa dei contagi. Rimane molta incertezza per il 4° trimestre, legata al proseguimento dell’epidemia. Il 2021, comunque, potrebbe chiudersi con un recupero vicino al +6,0%.
  • Consumi in forte risalita. I consumi privati, come atteso, sono ripartiti nel 2° trimestre (+12 miliardi, pari a +5,0%), trascinati dalla spesa in servizi (viaggi e spese fuori casa). Le attese per il 3° trimestre sono di ulteriore risalita: resta da spendere circa metà dell’extra-risparmio accumulato dalle famiglie durante il lockdown, che in primavera il Centro Studi Confindustria aveva stimato in 26 miliardi. In agosto, gli ordini interni dei produttori di beni di consumo sono quasi tornati ai valori pre-crisi e la fiducia delle famiglie ha tenuto. Gli investimenti, intanto, continuano la dinamica robusta, dopo un +2,4% in primavera che li ha portati molto oltre i valori pre-crisi, con ordini su un trend di aumento.
  • L’industria cede il passo ai servizi. L’industria, principale motore finora, sta gradualmente passando il testimone ai servizi nel trainare la crescita. Gli indici PMI mostrano una frenata nell’industria negli ultimi tre mesi (60,9 in agosto da 62,3 a maggio) e una accelerazione nei servizi (58,0 da 53,1). Ciò avviene, in parte, perché inizia a pesare anche in Italia la scarsità di alcuni input produttivi, che già preoccupava da alcuni mesi. La produzione industriale è cresciuta nel 2° trimestre un po’ meno del 1° (+1,2% vs +1,5%) e il 3° trimestre è partito a ritmo minore: in luglio si è avuto un +0,8% e la variazione acquisita per il trimestre è +0,9%; in agosto poi le attese su produzione e ordini sono calate. E in parte, perché non si sono avuti altri blocchi per i servizi: nel turismo la ripresa estiva c’è stata, anche se siamo ancora molto sotto i valori pre-Covid e la fiducia delle imprese di servizi ha perso pochissimo in agosto. La risalita del settore dovrebbe proseguire nel 3° trimestre, dati i giudizi sugli affari in aumento, ma con qualche ombra per il 4° trimestre, visto il marcato calo in agosto delle attese sugli ordini.
  • Inflazione: quasi solo energia. Negli ultimi mesi l’inflazione è salita anche in Italia (+2,1% annuo in agosto). In larga parte ciò deriva dall’aumento dei prezzi energetici (+19,8%), sulla scia del rincaro del petrolio negli scorsi mesi. L’inflazione al netto di energia e alimentari è bassa (+0,6%), indicando che le pressioni domestiche sono moderate. Finora, nei prezzi al consumo italiani non si legge un impatto dei rincari delle commodity non energetiche, né della loro scarsità. Ciò aiuta i consumi, ma comprime i margini delle imprese. Negli altri paesi Euro c’è traccia di rincari nei beni industriali, ma il contributo maggiore al rialzo viene dall’energia. La BCE continua a tenere in campo le misure iper-espansive, grazie alle quali i tassi restano bassi: il BTP è a 0,71% a settembre, lo spread col Bund fermo a +1,07%.
  • L’export resta in salute. L’export italiano è tornato a crescere a giugno (+0,4%), consolidandosi sopra i livelli pre-crisi (+0,7%). Il recupero è eterogeno tra settori e mercati. Nel 2° trimestre 2021 (rispetto al 2019) sono in robusta crescita i prodotti in metallo, gli alimentari, gli elettronici-ottici, mentre calano farmaceutico e tessile-abbigliamento; in forte espansione le vendite verso Cina, Paesi Bassi, Belgio e Germania, negative verso India, Giappone, OPEC e Asean. Le prospettive per il 3° trimestre sono incerte, secondo gli ordini manifatturieri esteri: segnala espansione il PMI, ma in luglio-agosto sono in lieve calo i giudizi delle imprese. Ciò riflette la minor espansione del commercio mondiale che, dopo essere tornato a crescere a giugno (+0,5%), vede un rallentamento in estate segnalato dal PMI globale.
  • Rallenta l’Eurozona. Nel 2° trimestre il PIL dell’Area Euro è cresciuto più delle attese (+2,0% contro l’1,5% ipotizzato dagli operatori), grazie non solo al contributo del rimbalzo italiano, ma anche a quello di Spagna e Francia. Invece, la crescita del PIL tedesco si è rivelata deludente (+1,5%). La produzione industriale dell’area a giugno è diminuita (-0,3%), soprattutto a causa del terzo consecutivo calo di quella tedesca (-1,3%), che poi è risalita a luglio (+1,0%). Il peggioramento recente degli indici Sentix (fiducia degli investitori), a 19,6 punti a settembre da 22,2 e soprattutto Zew (fiducia delle imprese tedesche), a 31,1 da 42,7, segnala un rallentamento dell’attività nel 3° trimestre.
  • USA: prospettive meno solide. Negli USA il PIL ha accelerato nel 2° trimestre (+6,6% annualizzato dopo +6,3%), ma meno delle attese. Tale leggera delusione è coerente con il peggioramento degli indicatori, dal lato delle imprese (PMI manifatturiero a 61,1 da 63,4; Direttori degli acquisti di Chicago a 66,8 da 73,4; indici di attività economica della FED in calo) e da quello dei consumatori (indice dell’Università del Michigan a 70,3 da 81,2). Fa eccezione l’ISM manifatturiero (59,9 da 59,5). La frenata dell’industria già vista a luglio (+6,6% annuo da +9,9%) potrebbe intensificarsi nei mesi successivi.

Focus del mese — Occupazione in recupero, sulla scia della ripresa

  • Quadro positivo del mercato del lavoro italiano. I dati sui primi sette mesi del 2021 mostrano un mercato del lavoro in ripresa. In luglio, primo mese dopo lo sblocco dei licenziamenti nella maggior parte dei settori industriali, l’occupazione totale misurata dall’ISTAT è diminuita di 23mila unità. Il calo non ha intaccato l’ampio recupero registrato da inizio anno (+550mila unità da gennaio a luglio, ma ancora -329mila da gennaio 2020) ed è completamente ascrivibile alla componente autonoma (-47mila unità), mentre i dipendenti sono cresciuti di 24mila unità. I primi dati disponibili per luglio non appaiono, quindi, supportare l’ipotesi di una corsa ai licenziamenti all’indomani dello sblocco. Le prospettive sono buone per il prossimo futuro, in linea con la ripresa economica attesa.
  • Lavoro temporaneo oltre i livelli pre-crisi, come sempre nelle riprese. L’occupazione a tempo determinato ha segnato un recupero totale già in primavera, grazie a una risalita iniziata a metà 2020 e intensificatasi nell’anno in corso. A luglio gli occupati temporanei stimati dall’ISTAT erano quasi 100mila in più rispetto a gennaio 2020. D’altronde la componente temporanea dell’occupazione è sempre quella più reattiva al ciclo economico, sia in caduta (-352mila unità a maggio 2020) sia in ripresa (+136mila fino a ottobre 2020, sostanzialmente piatta nei mesi successivi, quando l’attività era di nuovo fiacca, per poi impennarsi da marzo 2021 in parallelo al rimbalzo del PIL).
  • Parte dell’occupazione permanente resta “congelata”. Nonostante un recupero dai minimi iniziato anch’esso a metà 2020, per il personale a tempo indeterminato, i dati ISTAT segnalano ancora un’ampia perdita da colmare: a luglio le persone occupate a tempo indeterminato, al netto di quelle assenti dal lavoro, per esempio per CIG, da oltre 3 mesi, erano ancora 100mila in meno rispetto a gennaio 2020. A differenza che per l’occupazione temporanea, nel caso di quella a tempo indeterminato i dati ISTAT sui lavoratori effettivamente in forza hanno registrato nella crisi un andamento non sempre allineato rispetto a quello dei dati INPS relativi alle attivazioni nette: queste ultime, infatti, non hanno mostrato alcuna flessione, anzi sono in costante crescita da inizio 2020. Il blocco dei licenziamenti per motivi economici, introdotto allo scoppio dell’emergenza sanitaria, è stato infatti solo parzialmente compensato da un contemporaneo calo delle attivazioni (assunzioni e trasformazioni), così che a maggio 2021 i rapporti a tempo indeterminato attivi erano 275mila in più (saldo tra attivazioni e cessazioni mensili cumulato da gennaio 2020). La distanza tra le due curve segnala, in particolare, l’ampio ricorso alla cassa integrazione, che viene incorporato nei dati ISTAT e che, invece, non incide sui rapporti di lavoro conteggiati dall’INPS, che rimangono attivi seppur “congelati”.
  • Quanto ampio è ancora il ricorso alla CIG? Per comprendere l’andamento del ricorso allo strumento, è utile guardare al numero di ore di CIG autorizzate al mese, in diversi comparti, in rapporto alla dimensione del settore (misurata dal monte ore mediamente lavorate nel 2019): valori elevati di tale rapporto segnalano possibili eccessi di manodopera. Dopo i picchi di aprile-maggio 2020, nel 2021 il valore massimo si è avuto a giugno: l’incidenza delle ore autorizzate si è attestata intorno al 40% per la manifattura e al 57% nel comparto alberghi e ristoranti; in luglio le incidenze sono calate, ma restano ancora alte in entrambi i casi.
  • Cosa ci attendiamo nei prossimi mesi? La ripresa economica in atto in Italia e il suo previsto proseguimento nella seconda parte del 2021, potranno portare a un’ulteriore espansione della domanda di lavoro. Ciò sosterrà in prima battuta il riassorbimento della CIG, ma favorirà anche le nuove assunzioni, non solo quelle a tempo determinato, ma pure le permanenti.
  • Quale l’impatto dello sblocco dei licenziamenti? I primi dati dopo lo sblocco, disponibili solo per la regione Veneto, mostrano che in luglio e agosto il numero di licenziamenti per motivi economici di occupati a tempo indeterminato nelle imprese industriali (escluso il settore moda), pari a 852 unità, è rimasto sotto ai valori registrati nello stesso periodo sia del 2018 (1.142) che del 2019 (1.268). Cruciale sarà il monitoraggio nei prossimi mesi su tutto il territorio nazionale.

Fonte: Centro Studi Confindustria

La verifica del Green pass in ambito scolastico: emanato un nuovo DPCM

La verifica del Green pass in ambito scolastico: emanato un nuovo DPCM

Modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 giugno 2021, recante «Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, 52, “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 10 settembre 2021, n. 217 il DPCM recante Modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 giugno 2021, recante «Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, 52, “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”, sulla verifica del “green pass” in ambito scolastico.

Dal 1 settembre per il personale scolastico il possesso del Green Pass è necessario per accedere al luogo di lavoro ed essere regolarmente retribuito. Per gli studenti, invece, non sussiste tale obbligatorietà. Discorso a parte per quelli universitari che dovranno esibire la certificazione verde per poter accedere alle lezioni e sostenere gli esami.

Il parere del Garante: come avverrà la verifica del Green pass

In tutto questo quadro si è inserito il parere del Garante Privacy sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri avente ad oggetto le modalità semplificate di verifica del Green pass del personale scolastico.

Il parere del Garante riguarda le modalità di controllo del Green pass del personale scolastico “semplificate”, ovverosia alternative a quelle ordinarie attraverso l’app VerificaC19, ed è risultato favorevole, visto che lo schema di decreto ha raccolto le indicazioni fornite dal Garante ed è stato ritenuto conforme alla normativa (anche giuslavoristica) sulla protezione dei dati.

Per punti salienti, dal parere del Garante si apprende che le istituzioni scolastiche, in qualità di datori di lavoro, si limiteranno a verificare il mero possesso del Green pass attraverso il Sistema informativo dell’istruzione (Sidi), che diventerà interoperabile con la Piattaforma nazionale-DGC, trattando esclusivamente i dati necessari in relazione alla specifica finalità di trattamento.

Oltre a chiarire che la verifica del Green pass dovrà avvenire quotidianamente prima dell’accesso del personale nella sede ove presta servizio, il Garante sottolinea che i soggetti tenuti ai controlli (Uffici scolastici regionali e istituti scolastici statali) opereranno in qualità di titolari del trattamento (pagina 4 del parere del Garante). Il Ministero dell’Istruzione agirà invece quale responsabile del trattamento per conto del Ministero della Salute.

Il parere evidenzia inoltre che i soggetti tenuti ai controlli del Green pass dovranno poter accedere in modo selettivo solo ai dati relativi al personale scolastico in servizio presso l’istituzione scolastica di competenza, disponibili nella banca dati SIDI, e le operazioni di verifica del possesso del Green pass saranno registrate in log conservati per 12 mesiad eccezione dell’esito della verifica sul possesso o meno del Green pass.  

Il processo di verifica del Green pass illustrato dovrebbe quindi permettere una maggiore efficienza ed efficacia rispetto alla modalità ordinaria, fermi restando gli obblighi del titolare del trattamento di adottare misure tecniche ed organizzative idonee per la protezione dei dati contenuti nel Green pass del personale scolastico e di fornire agli interessati un’informativa specifica su questo tipo di trattamento, anche mediante una comunicazione generale al personale.

Fonte: filodiritto.com

Governo: approvato decreto legge per l’estensione dell’obbligatorietà del Green Pass

Governo: approvato decreto legge per l’estensione dell’obbligatorietà del Green Pass

Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale (decreto-legge)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi, del Ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, del Ministro dell’università e della ricerca Maria Cristina Messa e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale.

1. Scuola

Le nuove norme restano in vigore sino al 31 dicembre prossimo, termine di cessazione dello stato di emergenza e disciplinano l’accesso in ogni struttura del sistema nazionale di istruzione e di formazione (compresi le strutture in cui si svolgono i corsi serali, i centri per l’istruzione degli adulti, i servizi educativi per l’infanzia, i sistemi regionali di istruzione e Formazione Tecnica Superiore e degli Istituti Tecnico Superiori e il sistema della formazione superiore).

A chi si applica
Chiunque accede a tutte le strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative è tenuto a possedere la Certificazione Verde. Questa disposizione non si applica ai bambini, agli alunni e agli studenti nonché ai frequentanti i sistemi regionali di formazione, ad eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti tecnici superiori

Chi controlla
Il dirigente scolastico e i responsabili di tutte le istituzioni scolastiche, educative e formative hanno il compito di controllare il possesso del Green Pass da parte del lavoratore. Nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.

2. Università

A chi si applica
Chiunque accede alle strutture del sistema nazionale universitario deve possedere ed è tenuto ad esibire la certificazione verde COVID-19.

Chi controlla
I responsabili delle Università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica sono tenuti a verificare il rispetto delle prescrizioni. Le verifiche sono svolte a campione con le modalità individuate dalle Università. Nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.

3.  Salute

Le nuove norme entrano in vigore da 10 ottobre e saranno efficaci fino al 31 dicembre prossimo, termine di cessazione dello stato di emergenza, e applicano l’obbligo vaccinale nelle strutture residenziali, socio-assistenziali e sociosanitarie.

A chi si applica 
Le nuove norme si applicano a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa nelle strutture residenziali, socio-assistenziali, sociosanitarie e hospice (RSA, strutture per anziani, ecc.).

Chi controlla
Sono tenuti ad assicurare il rispetto dell’obbligo vaccinale i responsabili delle strutture e i datori di lavori dei soggetti che a qualunque titolo svolgono attività lavorativa sulla base di contratti esterni. Le modalità di verifica dell’adempimento dell’obbligo saranno definite con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato di concerto con il Ministro della salute, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.

4. Esenzioni

Le misure del decreto per il personale del mondo scolastico, universitario e socio assistenziale non si applicano ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute.

Fonte: governo.it

Ministero della Salute: Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nella Regione Sicilia

Ordinanza Ministero della Salute 10 settembre 2021: Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nella Regione Sicilia

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