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Inps: Congedo per i genitori lavoratori dipendenti

Messaggio INPS n. 1276 del 25 marzo 2021: Congedo 2021 per i genitori lavoratori dipendenti, di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30, con figli affetti da Covid-19, in quarantena da contatto o in caso di attività didattica in presenza sospesa o centri diurni assistenziali chiusi. Prime indicazioni

L’articolo 2, commi 2 e 3, del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30, ha previsto un nuovo congedo, indennizzato al 50% della retribuzione, per i genitori con figli affetti da SARS Covid-19, in quarantena da contatto ovvero nei casi in cui l’attività didattica in presenza sia sospesa o i centri diurni assistenziali siano chiusi.

Con il presente messaggio si forniscono le prime informazioni in materia, a cui seguiranno le indicazioni operative contenute nella circolare di prossima pubblicazione

Fonte: INPS

Scarica il testo del messaggio

Scarica il testo del decreto legge 13 marzo 2021, n. 30: Misure urgenti per fronteggiare la diffusione del COVID-19 e interventi di sostegno per lavoratori con figli minori in didattica a distanza o in quarantena.

Comunicato Stampa: Fratelli d’Italia presenta un’interrogazione parlamentare per la priorità vaccinale degli operatori della sicurezza privata

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Comunicato Stampa: Fratelli d’Italia presenta un’interrogazione parlamentare per la priorità vaccinale degli operatori della sicurezza privata

<<Ringraziamo l’on. Marcello Gemmato per aver presentato un’interrogazione parlamentare nella quale sottolinea come gli operatori della sicurezza privata che lavorano nell’ambito di settori che erogano servizi essenziali e che risultano quindi costantemente sottoposti al rischio di contagio da Covid-19 debbano essere inseriti tra le categorie alle quali somministrare con priorità i vaccini.

Le guardie particolari giurate hanno svolto con dedizione in questi mesi di pandemia il proprio lavoro, non sottraendosi mai alle loro responsabilità, anche quando queste potevano esporli a rischi i cui contorni e le cui conseguenze non erano noti.

Assiv annovera al suo interno i maggiori istituti di vigilanza privata presenti in Italia, i cui dipendenti si sono caratterizzati quindi una volta in più per alta professionalità e passione del proprio lavoro.

Come presidente dell’associazione che rappresenta il comparto in Confindustria il mio compito è, tra gli altri, sollevare con la politica le criticità che emergono nel settore, nella corretta e proficua collaborazione con il decisore pubblico. Una parte della politica ha capito la bontà del nostro operato ed è questo il motivo per cui ringrazio il gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia e, in particolare, l’on. Gemmato per essersi dimostrati una volta in più sensibili alle nostre istanze>>. Lo dichiara in una nota Maria Cristina Urbano.

Qui il link all’interrogazione: https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/05580&ramo=CAMERA&leg=18

Huffington Post, Urbano: Cashback sì, cashback no

Huffington Post, Urbano: Cashback sì, cashback no

Articoli comparsi in questi giorni raccontano come l’iniziativa sul cashback di Stato sia stata poco apprezzata dai cittadini, se è vero che solo una carta di credito su 10 è stata inserita nell’apposita applicazione necessaria per usufruirne.

D’altronde, il governo Draghi ha fatto filtrare di avere seri dubbi sulla prosecuzione di un’iniziativa ancora in una fase sperimentale che, a fronte di un costo stimato per lo Stato fino a 4,5 miliardi di euro, sembra non essere riuscita ad incrementare il ricorso ai pagamenti digitali, se non tra i cittadini che già abitualmente ricorrevano a questo strumento, vanificandone quindi la ratio.

Gli stessi soldi, invece, potrebbero essere utilmente destinati a riforme strutturali o per sostegni mirati. Alla fine dello scorso anno Yves Mersch, membro uscente del Consiglio Direttivo della Bce, aveva scritto in una lettera inviata all’ex ministro dell’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri, che l’iniziativa italiana sul cashback è “sproporzionata alla luce del potenziale effetto negativo che tale meccanismo potrebbe avere sul sistema di pagamento in contanti ed in quanto compromette l’obiettivo di un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili”.

L’analisi di Mersch è in linea con quanto Assiv sostiene da tempo, ovvero che non è mai stato dimostrato che la limitazione all’uso del contante generi un risultato significativo nella lotta all’evasione fiscale, mentre è certo che sconsiderate misure restrittive provocano disorientamento in ampie fasce della popolazione, spesso le più fragili, per le quali la cashless society è solo l’ennesimo incomprensibile anglicismo, nonché contribuiscono a determinare la crisi del settore del trasporto valori, che oggi impiega migliaia di persone, è parte integrante del più ampio comparto della sicurezza privata e ha investito capitali importanti per garantire altissimi standard a un servizio che resta centrale per la nostra economia.

Ci appare istruttivo, in proposito, proseguire nel citare Mersch, il quale giustamente afferma che “la possibilità di pagare in contanti rimane particolarmente importante per taluni gruppi sociali, che, per varie legittime ragioni, preferiscono utilizzare il contante piuttosto che altri strumenti di pagamento […] i pagamenti in contanti agevolano l’inclusione dell’intera popolazione nell’economia”.

Ecco, quindi, un problema nei confronti del quale non si può fare finta di nulla: la popolazione italiana ha un’età media tra le più alte del mondo e l’utilizzo di mezzi di pagamento elettronico necessita di uno stravolgimento culturale che non è eticamente corretto imporre brutalmente, senza che peraltro siano certi i benefici.

Inoltre in Italia ci sono 5.509 comuni sotto i 5.000 abitanti, circa il 70% del totale, molti dei quali localizzati in zone nelle quali non sempre arriva una linea internet veloce e stabile, tale da garantire un effettivo vantaggio economico all’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici.

Ancora, quanti possono essere gli utenti giornalieri dei negozi al dettaglio di questi piccoli comuni? Molto spesso in numero insufficiente a giustificare la scelta di dotarsi di POS, con relative commissioni bancarie, da parte degli esercizi commerciali. Insomma, ben venga la lotta all’evasione, ben vengano le iniziative governative e parlamentari che intendono porla al centro di una più complessiva politica di riforma del sistema impositivo e della riscossione, non dimentichiamoci tuttavia di quali siano i deficit infrastrutturali (e culturali) del nostro Paese: affrontiamo prima quelli, poi penseremo al resto. Altrimenti si rischia di “guardare il dito e non la luna”.

Maria Cristina Urbano

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Imprese, credito d’imposta per la formazione 4.0

Imprese, credito d’imposta per la formazione 4.0

Sostegno alla trasformazione digitale

Il credito d’imposta formazione, che si inserisce nell’ambito del Piano Nazionale Transizione 4.0, è un intervento finalizzato al supporto della trasformazione digitale del nostro sistema produttivo.

L’obiettivo è lo sviluppo delle competenze dei lavoratori, per assicurare un efficace utilizzo delle nuove tecnologie applicate ai processi produttivi e ai singoli modelli di business aziendali.

La misura si sostanzia in un credito d’imposta a favore delle imprese che effettuano percorsi formativi sulle tecnologie abilitanti il paradigma 4.0.

L’attività formativa deve essere destinata al personale dipendente dell’impresa beneficiaria e deve interessare uno o più dei seguenti ambiti aziendali: vendita, marketing, informatica, tecniche e tecnologie di produzione (i settori nei quali svolgere la formazione sono elencati nell’Allegato A della legge di Bilancio 2018).

Agevolazioni previste

DimensioniAliquotaBeneficio massimo
Piccola impresa50%€ 300.000
Media impresa40%€ 250.000
Grande impresa30%€ 250.000

La misura del credito d’imposta è aumentata al 60% nel caso in cui i destinatari della formazione rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati.

Credito d’imposta formazione 4.0

FOnte: MISE