Home Blog Pagina 629

Taxation in Italy: an overview

Servizio Studi Camera dei Deputati e Senato della Repubblica – Taxation in Italy: an overview

The purpose of this work is to provide a brief overview of Italian taxation and, in particular, of those taxes under attention of legislators in recent years, both because of their political and economic importance (for example, the debate on taxation of labour and productive activities), and their effects on public finances (e.g. measures on tax compliance).

This dossier collects short summaries on legislation of single taxes or tax measures; the latest legislative interventions, for each of them; significant matters and proposals coming from parliamentary work, public and private institutions.

In the current emergency context, and considering the resources available through the European Recovery Fund, tax reform is one of the components of the National Recovery and Resilience Plan (January 2021). As announced in the guidelines (September 2020), the Government intends to review taxation, in particular personal income tax, to reduce tax wedge on labour and to shift the tax burden to other items and, in general, “from people to things”, also in response to numerous recommendations from the European institutions.


The involvement of Parliament in the implementation of the tax reform – which is going to take place as an enabling law (delegation law) – is ensured through the definition of guiding principles and delegation criteria and, subsequently, by delivering parliamentary advice on implementing decrees.


It should also be reminded that the Chamber’s VI Standing Committee on Finance and the Senate’s 6th Committee on Finance and Treasury have started, on November 11th 2020, a comprehensive fact-finding survey on tax reform, in
order to gather views coming from different stakeholders, and to explore the main outstanding issues.

Budget Law for 2021 (Law No 178 of 2020, par. 2 to 7) established a fund with a budget of EUR 8,000 million for 2022 and EUR 7,000 million from 2023 onwards, to finance the reform of the tax system, to be implemented by means of appropriate legislative measures. Resources resulting from the improvement of voluntary tax compliance are allocated to the fund. A share of the fund of not less than EUR 5,000 million and not more than EUR 6,000 million as of 2022 shall be allocated to the so-called universal allowance and to interventions for households and families.

It should be noted that a recent reform action was carried out at the beginning of the legislature, with the 2019 Budget Law, by extending the flat-rate scheme for professionals and self-employed workers, based on a single substitute tax at
15% rate (as introduced by the 2015 Stability Law), to taxpayers with revenues up to EUR 65,000.

Fonte: Servizio Studi Senato della Repubblica e Camera dei Deputati

INPS: Messaggio 528 del 5 febbraio 2021 sugli aspetti contributivi conseguenti l’interruzione del rapporto di lavoro

INPS – Messaggio 528 del 5 febbraio 2021: Aspetti contributivi conseguenti all’interruzione del rapporto di lavoro a seguito di accordo collettivo aziendale e nell’ipotesi di revoca del licenziamento

Fonte: INPS

Piano Nazionale Ripresa e Resilienza: L’Inps in audizione alla Camera dei Deputati

La sede Inps di via dell'Amba Aradam a Roma, 15 aprile 2020. ANSA/CLAUDIO PERI

Piano Nazionale Ripresa e Resilienza: L’Inps in audizione alla Camera dei Deputati

Il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico nel corso dell’audizione presso la XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei Deputati, dello scorso mercoledì 3 febbraio 2021, è intervenuto sul ruolo centrale dell’Istituto nel welfare italiano e sulle iniziative progettuali elaborate nell’ambito della strategia dell’Istituto di trasformazione digitale, che l’INPS ha chiesto di inserire nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia (PNRR).

Le proposte hanno in comune l’ottimizzazione della gestione dei processi, dei dati e delle informazioni, come parte di una strategia diretta a rendere più flessibile, efficace e sostenibile l’attuazione delle politiche di protezione sociale di cui INPS è il principale interprete.

Il presidente Tridico ha ricordato che da marzo a dicembre 2020, sulla base delle disposizioni di Governo legate all’emergenza Covid, l’INPS ha erogato complessivamente 33,5 miliardi a supporto delle attività economiche e delle famiglie, con sostegni che hanno interessato circa 15 milioni di beneficiari. A queste si aggiungono le azioni di sostegno economico attraverso il Reddito di Cittadinanza, con oltre 1,5 milioni di nuclei familiari raggiunti nel 2020, pari a 3,1 milioni di cittadini, e la gestione della proroga dei pagamenti della Naspi/DisColl.

Tutto questo è stato realizzato affiancando alle lavorazioni ordinarie un ingente sforzo progettuale e realizzativo che non ha eguali in altre PA e che nel giro di pochi mesi ha consentito di ottimizzare processi e procedure esistenti, sia in termini quantitativi che qualitativi e distributivi, per adeguarle all’esigenze dell’emergenza.

Fonte: INPS

Obbligo di vaccinazione e rapporto di lavoro: prime riflessioni

Topic picture, symbol photo: Corona vaccine. Biontech and Pfizer apply for approval of corona vaccine. A hand wrapped in a rubber glove holds a disposable syringe, syringe, vaccination syringe and a vaccination can, | usage worldwide (hair - 2020-11-20, Frank Hoemann/SVEN SIMON / IPA) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

ADAPTObbligo di vaccinazione e rapporto di lavoro: prime riflessioni

di Marco Lai

Assai dibattuto tra studiosi e giuristi è il tema dell’esistenza o meno di un obbligo di vaccinazione nel rapporto di lavoro. La questione è estremamente delicata e richiede a nostro avviso molta prudenza, anche perché coinvolge diversi profili (lavoristico, costituzionale, penale, previdenziale). Sono perciò da evitare posizioni “da stadio”, dovendo la soluzione assicurare un equilibrato bilanciamento tra interesse collettivo e interesse individuale, come richiede lo stesso art. 32, comma 1 Cost.

In via preliminare è da precisare che la questione si porrà in concreto quando sarà disponibile il vaccino per le diverse categorie di lavoratori (i ritardi nelle consegne di questi giorni suscitano molta perplessità). Occorre domandarsi se la vaccinazione, quale sostanzialmente unico strumento per sconfiggere il virus Covid-19, rappresenti oltre, a nostro avviso, ad un obbligo morale anche un obbligo giuridico.

La norma cardine da cui partire è l’art. 32, comma 2, della Costituzione, secondo il quale “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. La Costituzione affida dunque alla legge la materia in esame.

Una norma di legge già esiste oppure no?

Secondo autorevole dottrina sì. La si potrebbe ricavare in particolare dal sempreverde art. 2087 c.c., che stabilisce, quale “norma aperta”, un obbligo di sicurezza sul piano del contratto di lavoro a carico del datore (e di conseguenza del lavoratore) nonché dall’art. 279, comma 2, lett. a), del d.lgs. n. 81 del 2008, che prevede tra le misure speciali di protezione “la messa a disposizione di vaccini per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico” (tra cui rientra anche la Sindrome respiratoria acuta da coronavirus 2-SARS-CoV-2-, inserita, in attuazione della direttiva UE 2020/739, nell’elenco degli agenti biologici del gruppo 3 dell’Allegato XLVI al d.lgs. n. 81 del 2008, quale agente che può causare malattie gravi in soggetti umani, costituisce un serio rischio per i lavoratori e può propagarsi nella comunità, ma per cui sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche e terapeutiche; cfr. art. 4 del decreto-legge n. 125 del 2020).

Entrambe le soluzioni non sembrano del tutto condivisibili. Non si può infatti ritenere sufficiente il richiamo all’art. 2087 c.c., stante la sua portata indeterminata, per dare attuazione all’art. 32, comma 2 Cost., che richiede una norma specifica diretta ad imporre la vaccinazione; né d’altro lato si può desumere un obbligo generale da una norma particolare quale è l’art. 279, d.lgs. n. 81 del 2008, che, al di là della sua formulazione letterale – “messa a disposizione di vaccini” e non “obbligo di vaccinazione” –  essendo ricompresa nel Titolo X, sull’esposizione ad agenti biologici, si applica solo a quelle attività per le quali esiste un rischio professionale di esposizione ad agenti biologici (ad esempio, laboratori).

Ciò non significa che per talune attività lavorative particolarmente esposte al virus Covid-19 (si pensi alla sanità o al settore socio assistenziale, in cui vi è una concreta possibilità di entrare in contatto con persone affette da coronavirus o con persone “fragili”, che necessitano di una più intensa tutela) un obbligo di vaccinazione non si possa ricavare dalle norme vigenti (cfr. in particolare per il settore sanitario l’art. 286-sexies, comma 1, lett. g), del d.lgs. n. 81 del 2008, che, tra le misure da adottare qualora la valutazione dei rischi evidenzi il rischio di ferite da taglio o da punta e di infezione,  comprende l’informazione per mezzo di specifiche attività di sensibilizzazione, anche in collaborazione con le associazioni sindacali di categoria e i RLS, in merito, tra l’altro,  a “vantaggi e inconvenienti della vaccinazione o della mancata vaccinazione, sia essa preventiva o in caso di esposizione ad agenti biologici  per i quali esistono vaccini efficaci”). Si prevede inoltre che “tali vaccini devono essere dispensati gratuitamente a tutti i lavoratori ed agli studenti che prestano assistenza sanitaria ed attività ad essa correlate nel luogo di lavoro”) o posto quale misura precauzionale da parte del medico competente. L’ordinamento italiano già conosce peraltro numerosi casi di vaccinazioni rese obbligatorie da norme di legge per singole categorie di lavoratori (si pensi alla vaccinazione contro il tetano o contro la tubercolosi).

Anche in tal caso, la mancata volontà del lavoratore di sottoporsi a vaccinazione non potrà tuttavia dar luogo automaticamente al licenziamento ma ad una gradazione di possibilità. Configurandosi, infatti, come inidoneità alla mansione specifica troverà applicazione la disciplina di cui all’art. 42, d.lgs. n. 81 del 2008 (spostamento, ove possibile, ad altra mansione anche inferiore con mantenimento dello stesso trattamento precedente; sospensione del rapporto di lavoro).

Un’ultima ma non meno rilevante questione riguarda il ruolo delle parti sociali.

E’ noto il contributo che le parti sociali hanno fornito per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, tramite le misure precauzionali poste nei Protocolli condivisi, a partire da quello siglato il 14 marzo 2020, come integrato dal Protocollo del 24 aprile 2020, a cui hanno fatto seguito intese di settore e territoriali. Ai Protocolli si è poi fatto riferimento nei vari provvedimenti anticontagio (DPCM) susseguitisi nel tempo, che ne hanno altresì affermato il rispetto quale condizione per la prosecuzione dell’attività lavorativa.

Da menzionare è anche l’art. 29-bis della legge n. 40 del 2020, di conversione del decreto-legge n. 23 del 2020, il quale prevede che ai fini della tutela contro il rischio di contagio da Covid-19, l’applicazione delle prescrizioni contenute nel Protocollo condiviso del 24 aprile 2020 e negli altri Protocolli e linee guida costituisce adempimento dell’obbligo di sicurezza di cui all’art. 2087 c.c.

Pur potendo la contrattazione collettiva e la bilateralità giocare un ruolo significativo in questa materia, occorre, a nostro avviso, molta prudenza prima di stabilire un obbligo di vaccinazione tramite i Protocolli condivisi. Ricordiamo che l’art. 32, comma 2 Cost. pone al riguardo una riserva di legge, che per come è configurata pare assoluta, stante anche la valenza tecnica della scelta da effettuare.

I Protocolli possono indubbiamente essere aggiornati dando rilievo a campagne di informazione e sensibilizzazione rispetto alla importanza della vaccinazione ma non possono sostituirsi alla esplicita previsione di un obbligo di legge che in tal caso appare necessario. La disciplina contrattuale potrà d’altro lato utilmente definire le modalità applicative di tale obbligo nei diversi contesti lavorativi.

E’ auspicabile dunque che in materia la politica batta un colpo, se non in via generale, quanto meno per le attività e lavorazioni più esposte al rischio di contagio.

Marco Lai

Fonte: ADAPT