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Maria Cristina Urbano: La situazione del governo si stabilizza? Va bene. Andiamo a votare tra pochi mesi? Va bene lo stesso

La situazione del governo si stabilizza? Va bene. Andiamo a votare tra pochi mesi? Va bene lo stesso

Cosa significa per il comparto della sicurezza privata una crisi di governo in questo momento? Probabilmente è la domanda che in queste ore si pone la maggior parte di coloro che hanno una responsabilità direttiva o di gestione all’interno di associazioni, enti, semplici imprese, quando la rassegna stampa della mattina racconta delle incomprensioni all’interno alla maggioranza e delle difficoltà a trovare una sintesi per evitare le elezioni anticipate.

Non spetta a me svolgere considerazioni di carattere prettamente politico, o, meglio, partitico, non posso tuttavia esimermi dal ragionare su quanto una instabilità istituzionale impatterebbe su un settore che risente notoriamente con qualche mese di ritardo delle crisi economiche che determinano la chiusura di aziende, centri commerciali o negozi di vicinato.

Il presupposto stesso della vigilanza privata è infatti garantire la sicurezza a chiunque ne abbia bisogno, siano queste istituzioni pubbliche, che attraverso bandi di gara si rivolgono a privati non avendo la possibilità di affidare il servizio alle Forze dell’Ordine (principio di sussidiarietà); o aziende grandi e piccole che ritengono necessario tutelare i propri beni; o ancora singoli cittadini preoccupati dal persistere della micro-criminalità sui territori.

La situazione del governo si stabilizza? Va bene. Andiamo a votare tra pochi mesi? Va bene lo

I trasferimenti a fondo perduto che in questi mesi il governo ha garantito a chiunque dimostrasse di averne bisogno, parallelamente al divieto di licenziamento (salvo specifici casi) che continua a essere procrastinato, hanno certamente avuto il merito di sopire sul nascere quelle che altrimenti sarebbero state manifestazioni di disagio forse anche di natura violenta, ma la domanda da porsi è la seguente: fino a quando? Fino a quando sarà possibile scaricare su future riforme e soprattutto sulle future generazioni il dramma di una pandemia come quella da Covid-19?

La bacchetta magica non la possiede nessuno e d’altronde si è trattato di provvedimenti ineludibili, ma a questo punto la politica dovrebbe mettere da parte i rancori personali, o i sotterfugi per rimanere in sella, con il solito corollario del “mercato delle vacche”; coloro che sono investiti attualmente delle maggiori responsabilità, di governo o di partito, dovrebbero indicare una strada chiara da percorrere e a quel punto una sana dialettica tra la maggioranza e le opposizioni dovrebbe portare a un governo stabile oppure ad elezioni in tempi rapidi.

È facile affermare che sarebbe meglio non portare il paese al voto in piena pandemia e con una campagna vaccinale lanciata da poco, ma è altrettanto difficile immaginare come un governo che ha dimostrato di godere di una maggioranza estremamente esigua in almeno uno dei due rami del parlamento potrebbe gestire in modo efficace i fondi del Recovery Plan che l’Italia attende con impazienza dall’Europa.  

D’altronde, un paese europeo come l’Olanda andrà a elezioni politiche il prossimo marzo, tanto è vero che nel testo finale del regolamento per la presentazione alla Commissione europea dei singoli piani nazionale la scadenza del 30 aprile, precedentemente tranchant, viene ora indicata come as rule, di regola. Ciò significa che la stessa Commissione immagina ci possano essere slittamenti connessi a circostanze esogene. Non che questo sia augurabile, ovvio.

Ciò che intendo è che qualunque cosa accadrà nei prossimi giorni, è necessario fare presto. L’Europa non pare più essere la semplice somma di Stati che nel 2010-2011 indicava l’austerity come la soluzione a tutti i mali, oggi è altro, oggi ha messo a disposizione centinaia di miliardi di euro per rilanciare l’economia dei 27, a patto che siano il presupposto di investimenti e riforme strutturali non più rinviabili. L’Italia deve essere all’altezza di questo compito.

Per concludere quindi: la situazione del governo si stabilizza? Va bene. Andiamo a votare tra pochi mesi? Va bene lo stesso. 

L’importante è fare presto. Non riempire i quotidiani con interviste dei più disparati cacicchi che “gestiscono” uno o due voti in Senato, ma prima immaginare e poi programmare gli interventi per l’Italia di domani.  

Segui il blog del nostro Presidente:

https://m.huffingtonpost.it/entry/la-situazione-del-governo-si-stabilizza-va-bene-andiamo-a-votare-tra-pochi-mesi-va-bene-lo-stesso_it_600ea6e6c5b6a0d83a1cfa8b?ncid=other_homepage_tiwdkz83gze&utm_campaign=mw_entry_recirc

Ministero del Lavoro e Banca d’Italia avviano un’analisi congiunta sull’instaurazione, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro

Ministero del Lavoro e Banca d’Italia avviano un’analisi congiunta sull’instaurazione, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e la Banca d’Italia hanno avviato una collaborazione al fine di produrre analisi periodiche relative alla instaurazione, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro alle dipendenze, sulla base dei dati amministrativi delle Comunicazioni obbligatorie.

Il primo numero analizza l’andamento delle posizioni lavorative nel 2020, con riferimento anche alle tendenze locali.

Nonostante l’ampiezza della crisi in atto il bilancio complessivo del 2020 è solo lievemente negativo. Si evidenziano tuttavia andamenti eterogenei tra tipologie contrattuali, settori e territori.

I contratti a tempo indeterminato hanno continuato ad aumentare, per effetto della dinamica ancora positiva delle trasformazioni e del blocco dei licenziamenti. Sono diminuite le posizioni a termine e quelle di apprendistato, soprattutto in alcuni settori (in particolare il turismo). Questo ha accentuato le difficoltà delle donne e dei giovani ad accedere al mercato del lavoro.

Rispetto alla media nazionale le regioni del Nord hanno fatto registrare perdite occupazionali più marcate, mentre in molte aree del Mezzogiorno il saldo è stato lievemente positivo.

Fonte: Banca d’Italia

Covid-19, Ministro Speranza firma nuove ordinanze su misure di contenimento e gestione emergenza

Covid-19, Ministro Speranza firma nuove ordinanze su misure di contenimento e gestione emergenza

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato tre nuove Ordinanze, il 22 gennaio una per la Regione Sardegna e una per Calabria, Emilia Romagna e Veneto, il 23 gennaio per la Regione Lombardia, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di Regia (DM 30 aprile 2020), che si è riunita il 22 gennaio 2021.

Le Ordinanze, che saranno in vigore dal 24 gennaio 2021, collocano in area arancione le Regioni Lombardia e Sardegna e confermano sempre in area “arancione” Calabria, Emilia Romagna e Veneto.

Complessivamente, quindi, la ripartizione delle Regioni e Province Autonome nelle aree gialla, arancione e rossa è la seguente, a partire dal 24 gennaio:

area gialla: Campania, Basilicata,  Molise, Provincia autonoma di Trento, Toscana;
area arancione: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Veneto, Piemonte, Puglia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta;
area rossa: Provincia Autonoma di Bolzano, Sicilia. 

Ordinanze 

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Cabina di regia

Monitoraggio

Consulta

Fonte: Ministero della Salute

Emergenza Coronavirus, i contagi sul lavoro denunciati all’Inail sono 131mila

Epidemic infectious disease outbreak with person analyzing virus strain and worldwide situation. SARS-CoV-2 pathogen causing coronavirus covid-19 pandemic disrupting social and economic life

Emergenza Coronavirus, i contagi sul lavoro denunciati all’Inail sono 131mila

Il nuovo report mensile elaborato dalla Consulenza statistico attuariale rileva alla data del 31 dicembre un aumento di quasi 27mila casi rispetto alla fine di novembre (+25,7%). A conferma dell’impatto più intenso della seconda ondata dell’epidemia, il 57,6% delle denunce è concentrato nel trimestre ottobre-dicembre

ROMA – I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail alla data dello scorso 31 dicembre sono 131.090, pari al 23,7% delle denunce di infortunio pervenute all’Istituto nel 2020 e al 6,2% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. A rilevarlo è il 12esimo report nazionale sulle infezioni di origine professionale da nuovo Coronavirus elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, da cui emerge un incremento di 26.762 casi (+25,7%) rispetto al monitoraggio precedente al 30 novembre, di cui 16.991 riferiti a dicembre, 7.901 a novembre e altri 1.599 a ottobre, complice la seconda ondata dell’epidemia, che ha avuto un impatto più intenso della prima anche in ambito lavorativo.

In novembre il record negativo con quasi 36mila infezioni segnalate all’Istituto. Oltre 75mila denunce, pari al 57,6% del totale, sono concentrate nel trimestre ottobre-dicembre contro le circa 50mila (38,5%) del trimestre marzo-maggio. Novembre, in particolare, con quasi 36mila denunce è il mese del 2020 col maggior numero di casi segnalati all’Istituto. Nei mesi estivi tra la prima e la seconda ondata si era invece registrato un ridimensionamento del fenomeno, con giugno, luglio e agosto al di sotto dei mille casi mensili, anche in considerazione delle ferie per molte categorie di lavoratori, e una leggera risalita a settembre (poco più di 1.800 casi, pari all’1,4%), che lasciava prevedere la ripresa dei contagi dei mesi successivi.   

I morti sono 423, in maggioranza uomini (83,2%) e con un’età tra i 50 e 64 anni (70,2%). I casi mortali denunciati al 31 dicembre sono 423, 57 in più rispetto alla rilevazione del mese precedente e pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno, con un’incidenza dello 0,6% rispetto ai morti da Covid-19 comunicati dall’Iss alla data del 31 dicembre. A differenza del complesso delle denunce, per i casi mortali è la prima ondata dei contagi ad avere avuto un impatto più significativo della seconda. Quasi otto decessi su 10 (79,0%), infatti, sono avvenuti nel trimestre marzo-maggio contro il 18,0% del trimestre ottobre-dicembre. I casi mortali riguardano soprattutto gli uomini (83,2% del totale) e le fasce di età 50-64 anni (70,2%) e over 64 anni (19,9%).

Sette lavoratori contagiati su 10 sono donne. Prendendo in considerazione il complesso delle denunce, il rapporto tra i generi si inverte. Il 69,6% dei contagiati, infatti, sono donne, la cui quota nel mese di dicembre sale al 71,6%. L’età media dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi. Il 42,2% delle infezioni di origine professionale denunciate riguarda la classe 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (37,0%), under 34 anni (19,0%) e over 64 anni (1,8%). L’85,7% dei contagi riguarda lavoratori italiani. Il restante 14,3% sono stranieri (otto su 10 donne), concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni (pari al 20,9% dei contagiati stranieri), peruviani (14,0%), albanesi (7,9%), ecuadoregni (4,7%) e moldavi (4,2%).

Un quarto dei decessi nel settore della sanità e assistenza sociale. Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – con il 68,8% delle denunce e un quarto (25,2%) dei decessi codificati precede l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), in cui ricadono il 9,1% delle infezioni denunciate e il 10,7% dei decessi. Gli altri settori più colpiti sono i servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero (tra cui gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il commercio, il trasporto e magazzinaggio, le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) e altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…).

Più colpiti infermieri, operatori socio-sanitari e medici. L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi con il 38,7% delle denunce (in tre casi su quattro sono donne), l’82,2% delle quali relative a infermieri, e il 10,0% dei casi mortali codificati. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 19,2% delle denunce (l’80,9% sono donne), i medici con il 9,2% (il 48,0% sono donne), gli operatori socio-assistenziali con il 7,4% (l’85,1% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,7% (tre su quattro sono donne). Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, impiegati amministrativi (4,1%, di cui il 68,9% donne), addetti ai servizi di pulizia (2,3%, il 78,3% donne), conduttori di veicoli (1,2%, con una preponderanza di contagi maschili pari al 91,9%) e direttori e dirigenti amministrativi e sanitari (0,9%, di cui il 45,8% donne).

L’incidenza del fenomeno nelle varie fasi della pandemia. Con riferimento all’analisi dei dati per mese di accadimento, si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio per le professioni sanitarie tra le prime due fasi dell’epidemia e una risalita nella terza. La categoria dei tecnici della salute (prevalentemente infermieri), per esempio, dal 39,2% del primo periodo è passata al 23,5% del trimestre giugno-settembre, per poi ritornare al 39,2% nel trimestre ottobre-dicembre, così come i medici, scesi dal 10,1% nella fase di “lockdown” (fino a maggio compreso) al 5,4% in quella “post lockdown” (da giugno a settembre), per poi registrare l’8,8% nella seconda ondata dei contagi tra ottobre e dicembre. Altre professioni, come gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia o gli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, hanno invece visto aumentare l’incidenza dei casi di contagio tra le prime due fasi e registrato una riduzione nella terza.

I maggiori incrementi percentuali rilevati in alcune province del Sud. L’analisi territoriale conferma che le denunce ricadono soprattutto nel Nord del Paese: il 47,5% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 28,4%), il 23,0% nel Nord-Est (Veneto 9,7%), il 13,8% al Centro (Lazio 5,6%), l’11,5% al Sud (Campania 5,4%) e il 4,2% nelle Isole (Sicilia 2,7%). Le province con il maggior numero di contagi da inizio pandemia sono Milano (11,1%), Torino (7,5%), Roma (4,5%), Napoli (3,8%), Brescia e Varese (2,8%), Genova e Verona (2,6%), Bergamo, Cuneo e Monza e Brianza (2,1%). La provincia di Milano è anche quella con il maggior numero di contagi professionali denunciati nel mese di dicembre, seguita da Torino, Roma, Verona e Varese. Sono però le province meridionali di Vibo Valentia, Oristano e Sud Sardegna a registrare i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di novembre.

Nel Nord-Ovest più della metà dei casi mortali. Limitando l’analisi ai soli casi mortali, la percentuale del Nord-Ovest sale al 51,3% (prima la Lombardia con il 37,6%), mentre il Sud con il 18,9% dei decessi (Campania 9,5%) precede il Centro (13,9%), il Nord-Est (12,1%) e le Isole (3,8%). Le province che contano più decessi dall’inizio della pandemia sono quelle di Bergamo (10,4%), Milano (9,2%), Napoli (6,6%), Brescia (6,1%), Roma (5,4%), Cremona (4,3%), Torino e Genova (entrambe 3,5%)

Fonte: INAIL