Home Blog Pagina 687

INAIL Premio imprese per la sicurezza 2020: proroga termine di partecipazione

Prorogato al 21 dicembre 2020 il termine per la partecipazione al Premio imprese per la sicurezza 2020 – VII edizione.

Le imprese produttrici di beni e servizi, che siano in regola con gli obblighi contributivi, con riferimento a tutti gli stabilimenti con sede in Italia, possono partecipare al Premio imprese per la sicurezza 2020 – VII edizione, compilando l’apposito modulo di registrazione e successivamente il questionario online, ai quali è possibile accedere attraverso il link “Questionario Premio Imprese per la sicurezza 2020“.
Sono ammessi solo i questionari pervenuti entro e non oltre le ore 14.00 del 21 dicembre 2020, termine prorogato dal nuovo regolamento.
Gli interessati possono prendere visione del nuovo regolamento e di tutte le altre informazioni nella pagina dedicata.

Emergenza Covid-19, in ottobre denunciate all’Inail 12 mila infezioni di origine professionale

Il nuovo report elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, dopo il rallentamento post lockdown conferma la recrudescenza della “seconda ondata” dei contagi sul lavoro, già rilevata dal monitoraggio precedente al 30 settembre

ROMA – I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail alla data dello scorso 31 ottobre sono 66.781, pari al 15,8% del complesso delle denunce pervenute dall’inizio dell’anno e al 9,8% dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. I casi mortali sono 332, 13 in più rispetto al monitoraggio precedente al 30 settembre (quattro avvenuti a ottobre, i restanti riferiti a mesi precedenti per effetto del consolidamento dei dati) e pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno, con un’incidenza dello 0,9% rispetto ai casi mortali da Covid-19 comunicati dall’Iss. Come sottolineato dal decimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, l’analisi delle denunce per mese di accadimento rileva che al picco dei contagi dei mesi di marzo e aprile (dove si concentra quasi il 70% dei casi) è seguito un ridimensionamento a maggio e soprattutto nei mesi estivi di giugno-agosto (al di sotto dei mille casi mensili, anche in considerazione delle ferie per molte categorie di lavoratori). A settembre si è però cominciata a registrare una recrudescenza delle denunce, che hanno sfiorato i 1.700 casi, per arrivare al mese di ottobre nel quale la “seconda ondata” dei contagi ha avuto un impatto significativo anche in ambito lavorativo, portando a quota 12mila le nuove denunce di infezione da Covid-19 di origine professionale, cifra peraltro destinata ad aumentare nella prossima rilevazione, per effetto del consolidamento particolarmente influente sull’ultimo mese della serie.

Nella sanità e assistenza sociale il 69,8% delle denunce e il 21,6% dei decessi. Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – con il 69,8% delle denunce e il 21,6% dei casi mortali codificati precede l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), in cui ricadono l’8,7% delle infezioni denunciate e il 10,2% dei decessi. Gli altri settori più colpiti sono i servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero (tra cui gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione e il commercio all’ingrosso.

L’incidenza dei settori di attività nelle varie fasi dell’epidemia. Ripartendo l’intero periodo di osservazione in tre intervalli – fase di “lockdown” (fino a maggio compreso), fase “post lockdown” (da giugno ad agosto) e  fase di “seconda ondata” di contagi (settembre-ottobre) – si possono riscontrare significative differenze in termini di incidenza del fenomeno. Per l’insieme dei settori della sanità, assistenza sociale e amministrazione pubblica, in particolare, si osserva una riduzione dell’incidenza delle denunce nella seconda fase e una risalita nella terza. Si è passati, infatti, dall’80,5% dei casi codificati nel primo periodo fino a maggio compreso, al 49,8% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 74,5% nel bimestre settembre-ottobre. Viceversa in altri settori, con la graduale ripresa delle attività, l’incidenza dei casi di contagio è aumentata nelle prime due fasi e si è ridotta nella terza. È il caso, per esempio, dei servizi di alloggio e ristorazione, passati dal 2,5% del primo periodo, al 6,2% del trimestre successivo e all’1,9% nel bimestre settembre-ottobre, o dei trasporti, passati rispettivamente dall’1,2%, al 5,6% e al 2,2%. Il decremento in termini di incidenza osservato nell’ultimo bimestre in questi settori non deve però trarre in inganno: in ottobre, infatti, il fenomeno è ripreso vigorosamente per numerosità delle denunce in tutti i settori. A diminuire, tuttavia, è la quota di questi casi sul totale, a fronte del più consistente aumento che caratterizza nuovamente la sanità, sia in valore assoluto che relativo. Il commercio si distingue dagli altri settori per una continua crescita nelle tre fasi considerate, dall’1,4% della prima al 3,0% della seconda fino al 3,5% della terza.

Nell’ultimo bimestre oltre quattro casi su 10 tra i tecnici della salute. L’analisi dei contagi sul lavoro per professione dell’infortunato conferma che la categoria più colpita è quella dei tecnici della salute, con il 39,3% delle infezioni denunciate, circa l’83% delle quali relative a infermieri, e il 10,0% dei casi mortali, seguita dagli operatori socio-sanitari (20,0%), dai medici (10,1%), dagli operatori socio-assistenziali (8,4%) e dal personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,6%). Le altre categorie professionali più coinvolte sono quelle degli impiegati amministrativi (3,4%), degli addetti ai servizi di pulizia (2,0%), dei dirigenti sanitari (1,1%) e dei conduttori di veicoli (1,0%). L’incidenza dei casi di contagio per le professioni sanitarie si è progressivamente ridotta nelle prime due fasi ed è risalita nella terza. I tecnici della salute, prevalentemente infermieri, sono infatti passati dal 39,6% del primo periodo, fino a maggio compreso, al 23,3% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 41,1% nell’ultimo bimestre. I medici, scesi dal 10,2% nella fase di “lockdown” al 4,0% in quella “post lockdown”, nella seconda ondata dei contagi fanno registrare un’incidenza dell’11,0%. Altre professioni hanno visto invece aumentare la loro incidenza sul totale dei casi di contagio nelle prime due fasi e registrato una riduzione nella terza, come gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (passati dallo 0,6% del primo periodo al 3,6% di giugno-agosto e all’1,0% tra settembre e ottobre), gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (passati dallo 0,6% all’1,2% e poi allo 0,9%) o gli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari (dallo 0,2% al 6,0% e allo 0,3%).

L’età media dei contagiati è di 47 anni, il 69,7% sono donne. Quasi sette contagiati su 10 (69,7%) sono donne, con un’età media dall’inizio dell’epidemia di 47 anni per entrambi i sessi. Il 43,1% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,4%), 18-34 anni (18,4%) e over 64 anni (2,1%). I casi mortali, invece, sono concentrati soprattutto tra gli uomini (83,7%) e nelle fasce 50-64 anni (70,8%) e over 64 anni (19,0%), con un’età media dei deceduti di 59 anni. I tecnici della salute hanno un’età media al contagio di 44 anni, inferiore rispetto a quella degli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali (51 anni), del personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (50 anni), dei medici e dei conduttori di veicoli (49 anni).

Milano, Napoli e Roma le province più colpite nell’ultimo mese sotto osservazione. L’analisi territoriale evidenzia che più della metà delle denunce presentate all’Istituto (53,1%) ricade nel Nord-Ovest, seguito da Nord-Est (22,3%), Centro (13,2%), Sud (8,3%) e Isole (3,1%). Concentrando l’attenzione sui decessi, la percentuale del Nord-Ovest sale al 55,6%, mentre il Sud, con il 16,6% dei casi mortali denunciati, precede il Nord-Est (13,3%), il Centro (12,7%) e le Isole (1,8%). Con un terzo dei contagi denunciati (33,1%) e il 41,3% dei decessi la Lombardia si conferma la regione più colpita. Le province con il maggior numero di contagi sono Milano (11,3%), Torino (7,7%), Brescia (4,4%), Bergamo (3,8%), Roma (3,5%) e Genova (3,0%). Quella di Milano è anche la provincia che registra il maggior numero di infezioni di origine professionale denunciate nel mese di ottobre, seguita da Napoli e Roma. Le province in cui sono avvenuti più decessi, invece, sono quelle di Bergamo (11,4%), Milano (8,1%), Brescia (7,5%), Napoli (6,3%), Cremona (5,4%) e Roma (4,2%).

Fonte: INAIL

Centro Studi Confindustria, Italia: rischio di nuova caduta, specie nei servizi. La pandemia minaccia il secondo stop agli scambi

L’’Italia è a rischio di una nuova caduta in recessione a fine 2020: peggiorano soprattutto i servizi, ma anche nell’industria si è arrestata la risalita. La domanda interna è fragile, l’occupazione si è già fermata, le imprese hanno più debito, solo l’export era in risalita, ma la pandemia minaccia il secondo stop agli scambi mondiali. I tassi di interesse restano stabili in un’Eurozona che frena, mentre il petrolio risale nonostante gli USA sotto ritmo, e la crescita del Brasile sorprende.

L’economia italiana in breve

  • Seconda recessione. Le recenti misure restrittive per arginare l’epidemia inducono a stimare che nel 4° trimestre si avrà di nuovo un PIL in calo. L’impatto sull’economia italiana dovrebbe essere contenuto rispetto al crollo nel 1° e 2° (-17,8%), dato che molti settori produttivi restano aperti. Ciò avviene subito dopo il forte rimbalzo nel 3° (+16,1%), che aveva riportato l’attività al -4,5% dai livelli pre-Covid.
  • Peggiorano i servizi. Il PMI nei servizi (Purchasing Managers’ Index) segnala un ulteriore arretramento già in ottobre (46,7 da 48,8), con domanda indebolita. Dopo il recupero parziale del settore turistico fino ad agosto, a fine anno in vari segmenti le perdite saranno ancora vicine al 70% (stime Federturismo).
  • Industria: risalita stoppata. Nell’industria, viceversa, il PMI in ottobre (53,8) ha fornito ancora segnali positivi. Tuttavia, la produzione già a settembre-ottobre ha visto interrompersi il suo rapido recupero, sui livelli pre-Covid: ciò potrebbe preludere a una nuova, moderata, caduta nel 4° trimestre.
  • Domanda interna fragile. Gli indicatori segnalano fino a ottobre una tenuta, dopo il rimbalzo nei mesi estivi. Gli ordini interni dei produttori di beni di consumo sono risaliti a -28,3 (-34,4 nel 3° trimestre), quelli dei produttori di beni strumentali a -31,4 (da -42,8). La fiducia delle famiglie però diminuisce, con forte calo delle attese sull’economia: ciò alimenta la propensione al risparmio. L’ICC segnala in ottobre un -8,1% annuo dei consumi: i dati peggiori sono per turismo, servizi per il tempo libero, trasporti.
  • Stop dell’occupazione. L’occupazione si è di nuovo appiattita a settembre, dopo la risalita temporanea a luglio-agosto. La disoccupazione sembra ripuntare verso il basso, come a marzo-aprile, per la contrazione della forza lavoro. Il 4° trimestre anche per l’occupazione si preannuncia in negativo.
  • Più debito per la liquidità. A settembre la dinamica del credito alle imprese ha accelerato ulteriormente (+6,8% annuo, da -1,0% a gennaio), per sopperire alla carenza di liquidità. I prestiti con garanzie pubbliche hanno superato i 110 miliardi a novembre (dati Task Force). Ciò peserà sul debito bancario (da 16,5% a 18,9% del passivo, stime CSC) e sugli oneri finanziari, riducendo le risorse per investimenti.
  • Export in risalita. L’export di beni è rimbalzato del 30,3% nel 3° trimestre (-3,2% dai valori di febbraio). Il recupero ha riguardato tutti i principali tipi di beni e, con ritmi diversi, i maggiori mercati. Le indicazioni a inizio 4° trimestre erano positive: in risalita gli ordini manifatturieri esteri. Tuttavia, le probabilità di una nuova caduta a fine anno sono alte, a causa della pandemia, specie nelle voci legate al turismo.
  • Scambi a rischio. Il recupero del commercio mondiale (-3,5% in agosto su fine 2019) è atteso proseguire qualche mese: ai massimi le spedizioni di container a settembre, sopra 50 gli ordini esteri  globali in ottobre (PMI). Ma, con la seconda ondata di pandemia, è previsto un nuovo stop a fine 2020.
  • Tassi stabili. Il tasso sovrano in Italia è rimasto basso (0,66% medio il BTP decennale a novembre), nonostante qualche volatilità. Anche lo spread sulla Germania ha tenuto, sui bassi valori di ottobre (+1,23%). Una buona notizia, rispetto al balzo di marzo quando l’Italia era percepita come più rischiosa.
  • L’Eurozona frena. Dopo il rimbalzo del PIL nel 3° trimestre (+12,6%), si è avuta una frenata a ottobre: il PMI composito è sulla soglia neutrale di 50 e il sentiment è fermo lontano dalla media storica. Ciò è sintesi di dinamiche divergenti: negativa per i servizi, dove è atteso un ulteriore calo di domanda, per le nuove restrizioni; buona per l’industria, che è sostenuta da un ricco portafoglio ordini. In Germania l’impennata della produzione industriale ha alzato di 5 punti l’utilizzo degli impianti.
  • Petrolio in risalita. Il prezzo del Brent, che era in calo, ha virato al rialzo a novembre (da 36,3 dollari per barile, a 43,1). Ciò grazie al sentiero di riduzione degli stock di greggio e sulla scia delle elezioni USA che hanno alzato le attese sulla domanda mondiale, nonostante il proseguire della pandemia.
  • USA sotto ritmo. Il PIL nel 3° trimestre ha segnato un rimbalzo (+7,4%), insufficiente a recuperare il crollo del 2° (-3,5% da fine 2019). La spinta, data dalla graduale riapertura delle attività, ha riguardato tutte le componenti, specie i consumi interni. La disoccupazione è scesa al 6,9% in ottobre, ma gli occupati, in crescita a ritmo minore, restano a -10 milioni da febbraio. L’inflazione core è sotto gli obiettivi e in frenata (+1,6% ad ottobre). In prospettiva grava l’incertezza sulla diffusione del Covid.
  • Brasile in crescita. In Brasile il PMI manifatturiero registra l’incremento maggiore dall’inizio delle serie, grazie all’ulteriore accelerazione dell’output e alla crescita record dell’occupazione, cui si accompagna una rapida espansione degli ordini; il quadro resta comunque negativo per il 2020 e la lettura dei dati richiede prudenza per l’incertezza legata all’epidemia. Segnali incoraggianti anche per la manifattura cinese e indiana. Si contrae invece l’industria russa, che risente dei prezzi del petrolio ancora bassi.

 Focus del mese —  Conseguenze e prospettive dopo le elezioni USA

  • Il risultato delle elezioni USA. Gli esiti elettorali non sono ancora del tutto definiti. Al momento, il nuovo presidente eletto Biden (Democratici) non dispone di una maggioranza al Senato, anche se potrebbe ottenerla a gennaio. Senza tale maggioranza, Biden difficilmente sarebbe in grado di imprimere un netto cambio di rotta, con le misure annunciate nel programma: stimolo di bilancio, investimenti pubblici, riforme fiscali, sanitarie e climatiche. Nel breve periodo resta preponderante l’emergenza sanitaria: la presidenza Biden potrebbe favorire misure anti-Covid più stringenti, come in vari paesi UE, provocando però una frenata dell’economia USA, almeno finché un vaccino non sarà disponibile su larga scala.
  • Incertezza di policy molto alta. Le future politiche economiche USA restano quindi incerte, frenando le decisioni di investimento e gli scambi produttivi e commerciali. Tuttavia, l’incertezza è inferiore rispetto al picco toccato con la prima ondata della pandemia. In prospettiva, uno scenario più chiaro riguardo ai nuovi equilibri politici USA potrebbe ridurre l’incertezza e accrescere la fiducia degli operatori economici, nazionali ed esteri. Lo scenario per il medio termine potrebbe essere caratterizzato da un minore “isolazionismo” USA, che tornerebbero ad operare attraverso i canali multilaterali. In particolare, con un ripensamento rispetto alla possibile uscita dalla WTO. Sullo scontro commerciale USA-Cina, Biden non si è mai impegnato ad allentare sanzioni o dazi imposti negli ultimi anni, ma nuove misure potrebbero essere prima condivise con l’Europa ed altri alleati. Il ritorno al dialogo USA-UE è la priorità dell’Europa, che punta alla sospensione dei dazi, ma non necessariamente quella di Biden. Il quale ha ripreso la “clausola di preferenza nazionale” di Obama per i pacchetti di stimolo (Buy America) ed è prevedibile che l’Europa eccepirà la natura discriminatoria di alcune delle misure in cantiere.
  • USA: il paese più rilevante per l’economia italiana. Un cambiamento di prospettive negli USA avrebbe ripercussioni rilevanti sull’economia europea e italiana, tenuto conto della centralità dell’economia statunitense nello scenario mondiale (rappresenta quasi un quarto del PIL globale) e della sincronicità con le economie in Europa (la correlazione della produzione industriale USA con quella tedesca è vicina al 90%). La sincronicità è forte anche con l’economia italiana, sia perché gli USA sono il terzo mercato di sbocco per il nostro export, con un peso in forte crescita negli ultimi anni, sia attraverso l’elevata partecipazione del manifatturiero italiano alle catene globali del valore. I legami tra Italia e USA sono alimentati dagli intrecci proprietari nelle imprese e dai flussi di investimenti diretti esteri: gli USA sono il primo paese per presenza delle imprese italiane all’estero e anche come controllante delle multinazionali estere operanti in Italia.
  • Impatto tramite il tasso di cambio? Se i mercati percepissero una variazione delle policy USA con la nuova presidenza, in termini di grado di espansione, potrebbe aversi un impatto sul tasso di cambio. Con la recente revisione della strategia FED, in agosto, la politica monetaria USA è attesa più espansiva nel medio termine ed è difficile immaginare un nuovo cambio di rotta. La BCE, invece, ha rimandato una simile revisione. Se questo contesto resta immutato, il dollaro potrebbe continuare a indebolirsi sull’euro. La prima reazione sui mercati è stata in effetti un moderato indebolimento del dollaro, da 1,16 per euro a inizio novembre, a 1,18 dopo le elezioni. Da inizio pandemia si era già visto un indebolimento del dollaro (era a 1,09 a febbraio). Se il trend si rafforzasse sarebbe sfavorevole per l’Italia, perché renderebbe meno competitivo il nostro export.
  • Trasmissione via mercati finanziari. I mercati finanziari di USA ed Eurozona sono molto integrati, anche per la presenza di grandi banche USA in Europa. La Borsa italiana è influenzata da ciò che avviene sulla principale piazza finanziaria mondiale: nell’ultimo decennio, in tutte le fasi di flessione di Wall Street anche a Milano si è registrato un calo. La prima reazione dei mercati alle elezioni USA è stata positiva (ma forse ha giocato un ruolo anche l’annuncio di un prossimo vaccino anti-Covid): la Borsa italiana è salita del 16,7% da inizio novembre, più di quella USA (+8,2%). Ciò segnala migliori attese per l’economia tra gli operatori: questo può rappresentare una parte rilevante della trasmissione all’Europa di un nuovo corso nelle policy USA.

Fonte: Confindustria

ANAC: pubblicato il rapporto dell’Autorità nazionale anticorruzione sul mercato degli appalti relativo al primo quadrimestre 2020

Il mercato dei contratti pubblici subisce, a causa del Covid-19, la prima flessione dopo 3 anni di incremento: il valore economico delle gare cala più del loro numero, ma aumentano i contratti per le forniture, e le procedure avviate prima e durante l’emergenza non subiscono uno stop.


Questi in sintesi i dati principali che emergono dal rapporto quadrimestrale dell’Autorità nazionale anticorruzione relativo alle procedure di affidamento perfezionate di importo pari o superiore a 40.000 euro nel periodo gennaio aprile 2020, in piena emergenza pandemica. “A fronte di un comprensibile calo delle gare – ha commentato il Presidente dell’Anac, Giuseppe Busia – appare confortante osservare che il coronavirus non ha fermato quelle avviate, mentre il tasso di gare annullate è in linea con gli anni precedenti. L’Autorità – conclude Busia – continua e rafforza l’opera di sostegno alle pubbliche amministrazioni impegnate a far fronte all’emergenza sanitaria, soprattutto per l’utilizzo delle procedure più semplici e veloci”.

Nel periodo di riferimento, si registrano 48.792 lotti di gara avviati, per un importo complessivo a base d’asta pari a 46,2 miliardi di euro, in calo rispettivamente del -3,9% e del -17,5% rispetto all’analogo periodo del 2019. Se si eccettua il 3° quadrimestre 2018 in cui ci fu un calo nel valore delle gare, è la prima volta dal 2017 che si verifica una diminuzione tendenziale nelle gare pubbliche.
Se guardiamo alla tipologia di contratto (lavori, servizi, forniture), vi è stato un calo generalizzato sia nel numero di procedure che nel valore, ad eccezione del numero di forniture che è cresciuto del 25,7%, come probabile conseguenza della corsa all’acquisto di farmaci, mascherine, DPI, strumentazioni ospedaliere etc. nel pieno dell’emergenza Covid-19.
Per quanto riguarda la scelta del contraente, si conferma una prevalenza delle procedure “derogatorie”: 2 gare su 3 sono aggiudicate tramite affidamento diretto o procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando, per un valore complessivo pari a circa un terzo dell’intero mercato.
Infine, è stato approfondita la situazione di quelle procedure che, a fine aprile, non risultavano “perfezionate”, per le quali cioè non era stato ancora pubblicato il bando, o inviata la lettera d’invito o emessa la determina a contrarre: l’obiettivo era capire se queste procedure, avviate poco prima o durante il lockdown, avessero dato luogo a gare vere e proprie o fossero state annullate a causa dell’emergenza. La percentuale di mancato perfezionamento si è rivelata in linea (circa 10%) con quella storica, segno che le Amministrazioni hanno continuato ad operare pur nelle enormi difficoltà del periodo.

Fonte: ANAC