Centro Studi Confindustria: Debito e oneri finanziari molto pesanti nei settori di industria e servizi a causa della pandemia

Debito e oneri finanziari molto pesanti nei settori di industria e servizi a causa della pandemia

Francesca Brunori e Ciro Rapacciuolo                                                                    

  • Nel 2020 il credito bancario alle imprese italiane ha registrato un balzo (+7,4% annuo a ottobre), spinto dai prestiti emergenziali con garanzie pubbliche, arrivati oggi a circa 146 miliardi di euro. Questo strumento รจ servito per arginare la crisi di liquiditร  subita dalle imprese, causata dal crollo dei fatturati dovuto al lockdown e alle altre misure restrittive imposte dalla pandemia.
  • Tuttavia, in molti settori sia dellโ€™industria che dei servizi ciรฒ ha accresciuto troppo il peso del debito, misurato in anni di cash flow generato dalle imprese. Nei servizi, in media, da 1,9 a 11,2 anni. Cash flow che si รจ bruscamente assottigliato nel 2020 e in alcuni casi รจ divenuto negativo (da 81 a -4 miliardi di euro nel totale del manifatturiero). Il semplice servizio del debito, nella situazione attuale, prosciuga le risorse interne disponibili.
  • Senza interventi di policy mirati a rafforzare la situazione finanziaria delle imprese (in primis, un allungamento della durata del debito) e senza un solido recupero di fatturato e cash flow dal 2021, in quasi tutti i settori di industria e servizi lโ€™eccesso di indebitamento mette a rischio il flusso di nuovi investimenti produttivi in Italia.

1.ย l 2020 il manifatturiero italiano ha subito un profondo calo di fatturato (stimato a -144 miliardi di euro, pari al -14,5%), a causa della pandemia e del conseguenteย lockdown. Tale calo delle vendite si riflette in una flessione, meno marcata, degli acquisti di beni e servizi e del costo del personale. Si stima perciรฒ che ilย cash flow, definito come ricavi meno costi operativi correnti, nella manifattura sia caduto da 81 miliardi nel 2019 a -4 nel 2020 (Tabella A).

Le stime del cash flow per settori (secondo la classificazione ATECO a 2 digit) dellโ€™industria mostrano una situazione piuttosto diversificata nel 2020. Da un lato, alcuni settori non hanno sofferto un calo del flusso di risorse interne (alimentare, farmaceutico). Allโ€™altro estremo, molti settori si ritrovano ad avere un cash flow negativo, motivo della diffusa crisi di liquiditร  di questโ€™anno. Per alcuni di questi, che giร  nel 2019 avevano un flusso di risorse insufficiente, i valori negativi nel 2020 sono molto marcati (mezzi di trasporto, macchinari, metallurgia).

Nelle costruzioni il cash flow si dimezza, ma resta su valori positivi (da 24 a 12 miliardi).

Anche nei servizi la riduzione del cash flow stimata รจ molto marcata: da 162 a 33 miliardi di euro. Lโ€™andamento nel 2020 รจ molto diversificato nei vari settori dei servizi. Sui 7 settori per i quali sono disponibili i dati disaggregati, 3 sono caduti in negativo questโ€™anno: il valore minimo si ha nelle attivitร  di alloggio-ristorazione (-10,5 miliardi), legate al turismo, bloccato dalla pandemia; la caduta piรน profonda rispetto al 2019 รจ registrata nel commercio (da 48,3 a -9,4 miliardi).

Gli altri 4 settori dei servizi, invece, restano in positivo in termini di cash flow, sebbene con risorse interne molto assottigliate rispetto al 2019: nel trasporto-magazzinaggio si scende da 19,5 a 0,5 miliardi, nelle attivitร  professionali-scientifiche da 31,8 a 22,3 miliardi.

2.ย Nella situazione pre-Covid, ovvero con il cash flow del 2019 e il debito bancario contratto fino ad allora, questโ€™ultimo poteva essere ripagato in modo ragionevolmente rapido dalle imprese dellโ€™industria (Tabella B). Si trattava del riflesso del lungo percorso di rafforzamento dei bilanci realizzato in Italia nel decennio successivo alla crisi del 2007-08.

Nel totale del manifatturiero, lo stock del debito del 2019 poteva essere ripagato (ipotizzando, con unโ€™astrazione teorica estrema, di destinare a ciรฒ tutto il cash flow), con poco piรน di 2 anni di risorse generate dalle imprese. E lโ€™onere per interessi su tale debito era pari a una quota contenuta delle risorse interne (4,4%).

Intorno a questi valori medi si avevano, da un lato, situazioni piรน โ€œleggereโ€, come nel tessile-abbigliamento e nel chimico-farmaceutico (meno di 2 anni). Dallโ€™altro lato, in alcuni settori industriali il peso del debito era giร  piuttosto elevato rispetto al flusso di risorse interne che riuscivano a generare, come nei mezzi di trasporto e, meno, nei prodotti elettronici. Ciรฒ appariva, comunque, su valori normali, considerato il tipo di attivitร  di tali settori, che necessitano di ingenti investimenti fissi e una costante attivitร  di ricerca e innovazione.

La situazione debitoria nel 2019 era decisamente favorevole anche nei servizi, dove in media servivano poco meno di 2 anni di cash flow a ripagare il debito bancario. I due settori dellโ€™alloggio-ristorazione e del commercio erano in linea con la media dei servizi.

Nelle costruzioni, invece, il peso del debito era di poco maggiore rispetto ai servizi prima dellโ€™emergenza Covid (pari a 3 anni nel 2019) e lโ€™onere per interessi era giร  pari a una quota significativa, ma non eccessiva, del cash flow (5,9%).

3.ย Nel 2020, dato il massiccio ricorso a prestiti bancari โ€œemergenzialiโ€ (47 miliardi di euro nel manifatturiero) dovuto alla crisi e lโ€™assottigliarsi del cash flow generato dallโ€™industria, il peso del debito รจ cresciuto in misura marcata in molti settori rispetto al 2019 (Tabella C). Parimenti, รจ cresciuto lโ€™onere per interessi (a 4,2 miliardi di euro).

La situazione debitoria รจ peggiorata anche nellโ€™alimentare e nel chimico-farmaceutico, rimanendo perรฒ meno pesante rispetto alla media. In questi due settori, infatti, il debito รจ aumentato ma รจ rimasto tutto sommato gestibile (3-4 anni di cash flow) perchรฉ, pur crescendo, si confronta con risorse interne che sono rimaste intorno o poco sotto ai valori dellโ€™anno precedente.

Viceversa, allโ€™altro estremo, nei settori industriali in cui il cash flow รจ diventato negativo, non รจ possibile (aritmeticamente) neanche calcolare quanti anni di risorse generate internamente servirebbero ad estinguere il debito. Se protratta nel tempo, una situazione del genere rischierebbe di rendere il debito insostenibile per le imprese.

Anche nei servizi lโ€™indebitamento emergenziale รจ stato massiccio (57 miliardi di euro). Per vari settori dei servizi il debito รจ diventato insostenibile nel 2020 (commercio, alloggio-ristorazione, noleggio-servizi alle imprese). Per altri settori, la situazione รจ divenuta molto pesante (trasporto-magazzinaggio). Limitano i danni questโ€™anno solo pochi comparti dei servizi (informazione-comunicazione, attivitร  professionali-scientifiche).

Nelle costruzioni il peso del debito, giร  elevato, รจ piรน che raddoppiato, balzando da 3 a quasi 7 anni di cash flow. Una situazione difficilmente gestibile a lungo, in assenza di un recupero di fatturato.

Per i settori dellโ€™industria e dei servizi con debito divenuto insostenibile questโ€™anno (cioรจ quelli con un cash flow negativo o un peso del debito pari a molti anni), serve rapidamente un intervento di policy, per rafforzare la situazione finanziaria delle imprese (vedi par. 5) ed evitare che la continuitร  aziendale sia messa a rischio.

Per quasi tutti i settori, con risorse interne cosรฌ limitate o assenti, รจ difficile immaginare che si possano realizzare nuovi investimenti ai ritmi pre-crisi. Prima della pandemia, il flusso annuo di investimenti in beni materiali realizzati dalle imprese manifatturiere era pari a 35 miliardi di euro, cui si erano sommati 51 miliardi nei servizi e 5 miliardi nelle costruzioni (valori corrispondenti al 30-40% del cash flow; dati 2019). Nel 2020, con risorse interne estremamente assottigliate nei servizi e negative nellโ€™industria, รจ divenuta proibitiva la realizzazione di investimenti produttivi su valori analoghi a questi.

Va sottolineato, peraltro, che se per un settore risulta che il โ€œpeso del debitoโ€ รจ inferiore a 6 anni di cash flow (valore corrispondente alla durata massima dei prestiti emergenziali contratti nel 2020; in media la durata di tali nuovi prestiti รจ effettivamente vicina ai 6 anni) questo non significa affatto che la situazione debitoria sia da considerarsi favorevole.

Il flusso di cash flow, infatti, nella realtร  operativa non puรฒ essere impiegato, in un certo anno, esclusivamente per rimborsare lo stock di debito. Serve, invece, per varie altre attivitร  dellโ€™impresa, tra cui pagare gli interessi sullo stesso debito e, appunto, realizzare investimenti. Ovvero, se il cash flow fosse interamente assorbito dal rimborso del debito, lโ€™impresa non avrebbe risorse disponibili per nuovi progetti, cioรจ per la crescita.

4. Nel 2021, si prevede che la situazione permanga tesa, pur se meno critica di quella del 2020 sul fronte del cash flow. Il fatturato industriale, infatti, dovrebbe registrare una risalita rispetto al valore medio del 2020, sebbene parziale a causa della seconda ondata di pandemia che ha fermato al momento il recupero dellโ€™attivitร  economica (lโ€™ipotesi รจ che lโ€™industria registri un +9,8% in media, dopo il -14,5% del 2020).

In tale scenario, ipotizzando inoltre una elasticitร  dei costi ai ricavi come nel 2020, il cash flow tornerebbe positivo nel totale della manifattura (42 miliardi) e in quasi tutti i settori (Tabella D).

Tuttavia, rispetto al 2019 lโ€™indebitamento resterebbe molto piรน pesante nel 2021. Sia perchรฉ il debito รจ piรน alto (lโ€™ipotesi prudente รจ che resti al livello del 2020), sia perchรฉ il cash flow รจ piรน basso.

Nella situazione post-Covid, quindi, occorrerebbero 5,4 anni di cash flow nel manifatturiero per ripagare il debito, piรน del doppio dei 2,2 anni del 2019. In tutti i settori la situazione sarebbe peggiore, con un forte aumento del numero di anni necessari a ripagare il debito.

Lโ€™onere per interessi si posizionerebbe in media al 10,0% del cash flow (pur nellโ€™ipotesi molto prudente di un tasso stabile ai valori 2020), piรน del doppio rispetto al 4,4% pre-Covid. Gli interessi passivi supererebbero tale giร  elevata soglia nella metร  dei settori, con punte oltre il 20%.

Anche nei servizi, nonostante la parziale risalita del fatturato attesa nel 2021 (lโ€™ipotesi รจ +8,0%, dopo -13,2%), il peso del debito resterebbe notevole: quasi 4 anni, da meno di 2 anni nel pre-crisi.

Tale valore medio calcolato per i servizi non rende appieno la difficoltร  della situazione debitoria in alcuni specifici comparti. In vari settori lโ€™onere per interessi resterebbe molto elevato, intorno al 10% del cash flow (alloggio-ristorazione e immobiliare). In un settore sarebbe decisamente eccessivo (commercio). In altri settori, invece, la situazione diventerebbe piรน gestibile nel 2021.

Nelle costruzioni, infine, il peso del debito nel 2021 sarebbe in linea con quello medio dei servizi, ma con un peggioramento meno marcato dal 2019 rispetto a quello stimato per i servizi.

5. Da questa analisi derivano una serie di considerazioni di policy.

Innanzitutto, รจ necessario consentire un allungamento del periodo di rimborso dei debiti di emergenza contratti nel 2020. Ciรฒ al fine di allentare le tensioni finanziarie subite dalle imprese a seguito del maggiore indebitamento e liberare risorse per nuovi investimenti necessari per competere e svilupparsi.

Pertanto, occorre intervenire tempestivamente sulle disposizioni del โ€œQuadro temporaneo per le misure di aiuto di stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19″ della Commissione Europea e in particolare sulla sezione 3.2. โ€“ nellโ€™ambito della quale sono state notificate le misure di garanzia previste dal DL Liquiditร  (Garanzia Italia di SACE e la maggior parte dellโ€™intervento del Fondo di Garanzia) โ€“ che ha fissato in sei anni la durata dei finanziamenti garantiti dallo Stato.

Un intervento sulla sezione 3.2 appare necessario per poter modificare le sopra citate misure e dare sollievo finanziario a tutte le imprese, a partire dalle PMI, che hanno avuto la necessitร  di ricorrere a un maggior indebitamento per far fronte a una crisi imprevedibile e senza precedenti (dunque non solo a quelle che abbiano registrato cali di fatturato rilevanti o che abbiano contratto finanziamenti di importo ridotto, per le quali delle soluzioni, per quanto estremamente complesse, potrebbero ricercarsi nellโ€™ambito delle sezioni 3.1 e 3.12).

In secondo luogo, in una prospettiva di piรน lungo periodo che guardi oltre la fase emergenziale e che punti alla ripresa e al rilancio del sistema produttivo, la prioritร  รจ sostenere la crescita dimensionale delle imprese e il riequilibrio della loro struttura finanziaria, attraverso una piรน ampia diversificazione delle fonti e una maggiore patrimonializzazione.

Si tratta di interventi necessari per riprendere il percorso dellโ€™irrobustimento dei bilanci osservato dal 2008 e che ha fatto un brusco balzo indietro nel 2020, cosรฌ da rafforzare la capacitร  delle imprese di svilupparsi, innovare e competere sui mercati internazionali, assicurando di conseguenza la tenuta dei livelli occupazionali e preservando valore per il nostro Paese.

A tal fine occorre riprendere il percorso di rafforzamento dei canali di finanziamento per le imprese alternativi al credito bancario, attraverso una strategia integrata, dedicata in particolare a PMI e midcap. Una strategia che combini interventi di natura fiscale, semplificazioni regolamentari e altre misure volte a favorire lโ€™accesso delle imprese a fonti finanziarie alternative, puntando in particolare dal 2021 sui diversi mercati del capitale proprio (private equity, venture capital, azionario AIM, etc) e sullโ€™emissione di debito non bancario.

In tale prospettiva, gli interventi sin qui messi a punto dal Governo attraverso i provvedimenti varati nel 2020 e quelli prospettati nella manovra di Bilancio appaiono ancora incompleti, soprattutto per quanto riguarda PMI e mid cap e si prestano a essere ulteriormente rafforzati. 

Si tratta di una questione di natura strutturale che dovrebbe essere affrontata nellโ€™ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Contatti

Francesca Brunori 06 5903608 [email protected]

Ciro Rapacciuolo 06 5903544 [email protected]

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