Confindustria: i rincari delle commodity, in particolare gas ed energia elettrica, rischiano di bloccare le imprese

Centro Studi Confindustria: i rincari delle commodity, in particolare gas ed energia elettrica, rischiano di bloccare le imprese

Massimo Beccarello e Ciro Rapacciuolo

  • Lโ€™aumento dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali, iniziato dagli ultimi mesi del 2020, รจ ampio e diffuso. Per il petrolio si tratta di un recupero piรน che pieno, dopo il crollo dovuto alla prima ondata di pandemia (+13% a dicembre 2021 su fine 2019). Per il rame, invece, di un enorme rincaro (+57%), cosรฌ come per il cotone (+58%). A questi rincari si รจ sommato lo scorso anno il balzo del costo dei trasporti marittimi, anche questo piuttosto persistente. Di recente, negli ultimi mesi del 2021, si รจ aggiunta lโ€™impennata del gas naturale in Europa, che oggi รจ la commodity che mostra di gran lunga il maggior rincaro (+723%).
  • Lโ€™impennata della quotazione del gas si รจ rapidamente trasferita sul prezzo dellโ€™energia elettrica in Italia, facendo lievitare i costi energetici delle imprese industriali: 37 miliardi previsti per il 2022, da 8 nel 2019. Un livello insostenibile per le imprese italiane, che minaccia chiusure di molte aziende in assenza di interventi efficaci. Il prezzo dellโ€™elettricitร  รจ piรน alto che in Francia e altri paesi europei, a seguito delle policy che questi hanno messo in campo. Questi rincari significano anche un marcato aumento della bolletta energetica, pagata dallโ€™Italia ai paesi esportatori.
  • Sono possibili nellโ€™immediato una serie di azioni, sia congiunturali che strutturali: intervenire sulle componenti fiscali e parafiscali della bolletta elettrica e del gas naturale, aumentando il livello di esenzione per i settori della manifattura, in particolare i comparti energivori a rischio delocalizzazione; aumentare la produzione nazionale di gas naturale e riequilibrare, sul piano geopolitico, la struttura di approvvigionamento del Paese; promuovere una riforma del mercato elettrico, al fine di disaccoppiare la valorizzazione della crescente produzione di energia rinnovabile dal costo di produzione termoelettrica a gas.
  • Il forte aumento dei costi per le imprese si รจ tradotto in una brusca compressione dei margini operativi, data la difficoltร  di trasferire ai clienti i rincari delle commodity. La sofferenza dei margini รจ tendenzialmente maggiore nei settori piรน a valle, quelli che producono beni di consumo (per esempio, abbigliamento e mezzi di trasporto), che sono piรน vicini alla domanda finale ancora compressa; ma anche nei settori energivori (cemento e ceramica, metallurgia, legno e carta). Lโ€™assorbimento dei rincari nei margini delle imprese, fino al loro annullamento, spiega anche perchรฉ lโ€™inflazione in Italia rimane piรน bassa che altrove.
  • Lโ€™inflazione sta crescendo ovunque, anche in Italia (+3,9% annuo) dove perรฒ รจ spinta solo dai prezzi dellโ€™energia, restando piรน bassa di quella dellโ€™Eurozona e degli USA. La misura core, al netto di energia e alimentari, in Italia รจ molto moderata (+1,4% annuo), mentre nellโ€™Eurozona e soprattutto negli USA รจ balzata ben oltre la soglia del 2,0% vigilata dalle banche centrali. Lo scenario piรน probabile resta che la fiammata dellโ€™inflazione in Italia e in Europa sia temporanea, grazie allโ€™attesa flessione delle quotazioni petrolifere, e si registri un rientro nel 2022. Ciรฒ eviterebbe un rialzo dei tassi europei questโ€™anno, a differenza di quanto accadrร  negli USA.

1. Inflazione in salita, ma moderata in Italia

La dinamica dei prezzi al consumo in Italia รจ tornata in territorio positivo a inizio 2021 (era a -0,2% nel 2020) e poi รจ salita rapidamente, fino al +3,9% annuo a dicembre (+1,9% la variazione media nel 2021, Grafico A). Si tratta di valori molto piรน bassi di quanto registrato in altri paesi avanzati.

Prezzi core moderati Due fattori continuano a tenere bassa la dinamica dei prezzi al consumo core in Italia (esclusi energia e alimentari): la domanda dei consumatori ancora compressa, sebbene in ripresa; la persistente debolezza dellโ€™attivitร  in alcuni settori, sia nellโ€™industria (es. tessile-abbigliamento) che nei servizi (es. attivitร  turistiche). Gli effetti di second round dellโ€™energia sui prezzi core continueranno ad essere contenuti anche nel 2022.

Le attese sui prezzi in Italia, invece, al momento assecondano il rialzo. Quelle dei consumatori sono tornate positive dai mesi estivi del 2021, salendo poi su valori piuttosto elevati (+24 il saldo delle risposte a novembre, sui 12 mesi). Anche le imprese industriali hanno rivisto al rialzo le attese sui prezzi di vendita, fin da inizio 2021, salendo progressivamente fino a toccare il nuovo picco della serie storica (+46 a novembre, sui prossimi mesi).

Come risultato netto di tutti questi fattori, la dinamica dei prezzi core, che era scesa a zero a settembre 2020, รจ stata spinta al rialzo nel 2021, ma in misura modesta, anche dalle riaperture e da alcune strozzature di offerta, arrivando al +1,4% annuo a dicembre.

In particolare, la dinamica dei prezzi dei servizi, che era caduta in negativo (-0,1%), ha subito ampie oscillazioni, risalendo infine al +1,7%. Tra i servizi, i maggiori rincari si registrano tra quelli relativi ai trasporti (+3,6%), che risentono (tipicamente dopo alcuni mesi) del rincaro dei carburanti. Gli altri prezzi dei servizi, invece, restano moderati.

I prezzi al consumo dei beni industriali, che nel 2019 avevano un andamento di poco negativo, si stanno mantenendo su una dinamica moderatamente positiva (+0,7% a dicembre). Finora, nei prezzi al consumo dei beni non energetici italiani non si legge un impatto dei rincari delle commodity. Tale dinamica, peraltro, รจ decisamente inferiore alla variazione dei corrispondenti prezzi alla produzione per i beni di consumo (+3,4% annuo a novembre). Ciรฒ sembra riflettere una forte erosione dei margini delle imprese nella fase della distribuzione al consumo finale.

Prezzi energetici alle stelle La dinamica dei prezzi energetici (+29,1% annuo a dicembre) รจ responsabile di gran parte dellโ€™aumento dellโ€™inflazione, avendo guidato lโ€™indice generale molto sopra quello core. Nel 2020 si registrava, invece, un calo (fino a -12,7%). I prezzi al consumo dellโ€™energia in Italia (cioรจ carburanti per i trasporti, gas ed energia elettrica per la casa) seguono, infatti, in media, con un breve ritardo, le oscillazioni della quotazione del petrolio Brent convertita in euro, che questโ€™anno รจ risalita oltre i valori pre-crisi: nello scenario CSC, nella media del 2021 si registra un +56% in euro, dopo un -36% lโ€™anno scorso. Nel 2022 il Brent รจ atteso segnare una parziale flessione e quindi i prezzi energetici in Italia dovrebbero curvare gradualmente al ribasso, verso una dinamica in avvicinamento allo zero, frenando lโ€™indice generale.

I prezzi alimentari si stanno mantenendo su un ritmo di crescita moderato (+2,6% annuo a dicembre), dopo essere caduti in negativo fino a maggio (-0,8%). Dalle materie prime alimentari, infatti, nel 2021 sta venendo una spinta al rincaro. Nel 2022, invece, รจ attesa una parziale flessione per le commodity del settore. La crescita dei prezzi al consumo alimentari in Italia, quindi, dovrebbe abbassarsi.

2. Ampio divario tra lโ€™inflazione americana, europea, italiana

Lโ€™enorme rincaro delle commodity, da fine 2020, รจ comune a tutte le economie occidentali, importatrici di materie prime e manifatturiere. Ma nel 2021 sono emersi profondi divari nella dinamica dei prezzi al consumo nelle diverse economie.

Mentre in Italia lโ€™inflazione รจ salita in larga parte per lโ€™aumento dei prezzi energetici, e al netto di energia e alimentari resta bassa, indicando che le pressioni domestiche sui prezzi sono moderate, le dinamiche dei prezzi sono risultate molto piรน elevate, in tutto il corso del 2021, in altri paesi dellโ€™Eurozona e, soprattutto, negli USA (Grafico B).

Nellโ€™Eurozona cโ€™รจ evidenza di rincari nei beni industriali non energetici (+2,9% annuo), che possono essere collegati ai rincari delle commodity (ma ha influito anche un timing anomalo dei saldi stagionali nel 2020-2021). Questo ha contribuito a portare la core inflation al +2,6%, un valore da tenere dโ€™occhio. Ma il contributo maggiore al rialzo viene, comunque, dallโ€™energia, come in Italia. Per questo il balzo dellโ€™inflazione europea nel 2021 (+5,0% annuo a dicembre) puรฒ essere temporaneo nella misura in cui scenderร  il prezzo dellโ€™energia. In base alle stime della Banca Centrale Europea, lโ€™inflazione in Italia nel 2021 dovrebbe risultare piรน bassa di quella media dellโ€™Eurozona di 0,4 punti e nella media del 2022 si dovrebbe mantenere circa questo divario.

Situazione diversa e piรน preoccupante negli USA, dove lโ€™inflazione รจ salita prima e di piรน (+5,7% a novembre). La differenza principale รจ che in America รจ salita molto anche lโ€™inflazione di fondo (+4,7%), che ha superato ampiamente la soglia del +2%. In particolare, negli ultimi mesi si รจ registrata unโ€™impennata dei prezzi dei beni di consumo durevoli, che in Italia e in Europa non si รจ avuta.

3. Cosa spiega questi ampi divari di inflazione?

Molteplici sono i motivi di questi ampi divari nelle traiettorie dei prezzi al consumo in Italia e in Europa rispetto agli USA.

La forte domanda negli USA trascina allโ€™insรน i prezziNel confronto USA-UE, il principale รจ la diversa forza della domanda: negli USA lโ€™economia รจ giร  risalita molto sopra i valori pre-crisi. In particolare, i consumi di beni durevoli si sono impennati, superando di gran lunga non solo il livello ma anche il trend pre-Covid. Invece, in Europa e in Italia, sebbene ci stiamo avvicinando rapidamente a quei valori, solo nei prossimi trimestri il gap creato dalla crisi sarร  colmato.

Un fattore decisivo che puรฒ spiegare la diversa forza della domanda รจ lo stimolo di bilancio, che รจ stato molto elevato in Europa, ma enorme negli USA, spingendo di piรน i consumi: nel 2020 il deficit USA รจ arrivato a toccare quasi il 15% (dal 5,7% nel 2019), quello UE รจ salito al 7,2% (da 0,6%).

In Italia, assorbiti dalle filiere i rincari delle commodityUn confronto, per lโ€™Italia, tra i prezzi nelle varie fasi della filiera (materie prime, manifattura, consumo) รจ utile per comprendere le dinamiche in atto e il ruolo della domanda.

A fronte del balzo dei prezzi delle commodity (+34,3% le non energy in euro da ottobre 2020 a novembre 2021), in Italia la risposta dei prezzi al cancello della fabbrica รจ stata molto eterogenea (Grafico C). Alcuni settori piรน a monte, produttori di beni intermedi, sono riusciti a rialzare i listini in modo significativo (+17,5%), pur non riuscendo a trasferire integralmente gli aumenti dei prezzi degli input. Invece, quelli piรน a valle, che producono beni di consumo e sono piรน vicini alla domanda finale domestica, che ha da poco iniยญziato la sua risalita, non sono riusciti ad andare oltre un rincaro moderato (+3,5%). Infine, la dinamica dei prezzi nella fase del consumo, come detto, รจ appena positiva. Tutto questo aiuta a spiegare la dinamica moderata dellโ€™inflazione di fondo in Italia.

Ma i divari nei prezzi nelle varie fasi della filiera indicano, anche, condizioni molto differenti dei mark-up nei vari settori produttivi. Il dato medio sui margini della manifattura, in forte calo nella prima metร  del 2021 e poi piatto nel 3ยฐ trimestre, non coglie appieno lโ€™effettiva sofferenza di alcuni comparti.

BOX – Impatto dei rincari sui margini industriali

Preoccupa che vari settori industriali in Italia stiano risentendo dei rincari delle commodity sul fronte dei costi operativi e quindi dei margini.

I dati ISTAT, per lโ€™aggregato dellโ€™industria, fotografano un forte aumento del costo degli input (+10,4% nei primi nove mesi del 2021) e mark-up bruscamente erosi (-1,7%; Grafico D). Il modesto rialzo, in risposta, realizzato sui prezzi alla produzione non รจ dunque stato sufficiente a salvaguardare i margini. Naturalmente, lโ€™impatto sui costi รจ maggiore nei settori che fanno piรน uso delle commodity con i piรน forti rincari.

In prospettiva, se i rincari saranno in parte temporanei come atteso (alimentari), la situazione dei margini potrebbe alleggerirsi per alcuni settori. Penalizzati resterebbero, invece, quelli che usano le commodity con i rincari piรน permanenti (metalli, tessili). Tutti i settori si possono giovare del rimbalzo dellโ€™economia italiana, su cui perรฒ si stanno accumulando rischi al ribasso: piรน domanda significherebbe qualche spazio in piรน per un ritocco al rialzo dei listini industriali, mirato a recuperare parte dellโ€™erosione del mark-up subita finora.

Per ora, resta la sofferenza dei margini operativi delle imprese industriali italiane, in diversi settori. Nel 4ยฐ trimestre 2021 รจ stimato il permanere di una situazione difficile sui margini, che sembra tendenzialmente peggiore nei settori produttivi piรน a valle. Infatti, le commodity non stanno ancora recedendo dai rincari degli ultimi mesi e, quindi, i costi delle imprese restano molto alti.

Peraltro, lโ€™assottigliarsi del mark-up, per ogni unitร  di prodotto venduto, sta comprimendo nel 2021 il cash flow prodotto dalle imprese. Ciรฒ si somma a valori del cash flow giร  molto ridotti nel 2020 a causa del lockdown, che hanno condotto a un serio problema in termini di liquiditร  generata internamente dalle imprese.

Forti i rincari nel settore auto americanoPoi ci sono i problemi specifici del settore auto. Lโ€™aumento dei prezzi core negli USA รจ in buona parte spiegato dai prezzi delle automobili, in particolare dai rincari molto elevati per le vetture usate (+26,4% annuo in ottobre). Una possibile spiegazione รจ che sullโ€™usato si sia riversata molta domanda inattesa, a causa dei ritardi nella consegna di vetture nuove (+9,8% i prezzi), a loro volta dovuti alla carenza di semilavorati (es. chip).

Nei prezzi al consumo italiani, invece, non si registra una impennata per i prezzi delle automobili, che aumentano in modo moderato (+2,5% annuo a novembre le nuove, +1,3% le usate). Ciรฒ, nonostante anche nellโ€™industria italiana vi sia un crescente problema di scarsitร : molte imprese hanno difficoltร  nel reperire varie materie prime e semilavorati. Difficoltร  segnalate sempre piรน spesso dagli imprenditori e che emergono nelle indagini ISTAT come principale ostacolo alla produzione nel corso del 2021. I dati suggeriscono che รจ un problema molto serio in alcuni comparti, come quelli a valle dei metalli.

Le modifiche alle aliquote IVA spingono lโ€™inflazione in GermaniaLโ€™inflazione รจ stata influenzata anche dalle modifiche alle aliquote IVA adottate in alcuni paesi. In Germania, in risposta alla crisi, a luglio 2020 รจ stata decisa una riduzione e poi un pari aumento a gennaio 2021 (da 19% a 16% e viceversa). Ciรฒ ha avuto un impatto al ribasso e ora al rialzo sui prezzi al consumo. Per sua natura, tale impatto comporta un gradino nei prezzi che, di solito, tende a sparire entro un anno dallโ€™inflazione, calcolata sui dodici mesi. Questo aiuta a spiegare la maggiore inflazione in Germania (+5,7% a dicembre) rispetto allโ€™Italia e conferma la natura in gran parte temporanea delle dinamiche attuali.

Il cambio attenua e amplifica i rincari in EuropaAnche il cambio dollaro/euro ha avuto un ruolo nel determinare i differenziali dei prezzi nel 2021. Nellโ€™Eurozona, prima ha mitigato (ma solo in piccola parte) e poi accentuato lโ€™inflazione importata tramite i rincari delle commodity acquistate dallโ€™estero, determinati in dollari. Dopo il picco di maggio 2021 e fino a dicembre, il prezzo delle commodity non energetiche in dollari รจ salito di poco (+1,2%), ma tradotto in euro ha continuato a salire in misura apprezzabile (+8,8%). Dunque, a partire da giugno, lโ€™indebolimento dellโ€™euro (da 1,22 dollari a maggio, a 1,13 a dicembre) sta giocando a favore di piรน inflazione in Europa che negli USA. Ma in precedenza, lโ€™ampio apprezzamento dellโ€™euro sulla divisa americana (da 1,09 dollari a maggio 2020, a 1,22 a gennaio 2021) aveva agito per una minore inflazione da commodity in Europa, rispetto a quella negli USA.

4. Il caro-energia penalizza particolarmente lโ€™Italia

Prezzi: balzo del gas naturale Il prezzo del gas naturale, che fino ai primi mesi del 2021 era rimasto contenuto, si รจ progressivamente impennato a partire da maggio. Ora รจ la commodity che mostra il rincaro maggiore: +423% nel corso del 2021 fino a dicembre, cioรจ prezzo piรน che quintuplicato (Grafico E). Il balzo del prezzo del gas ha determinato un forte (ma temporaneo) effetto di spillover sul petrolio, dopo una quasi-stabilizzazione che durava da alcuni mesi, con un aumento in ottobre da 75 a 84 dollari al barile (ma poi un calo a novembre e dicembre).

Perchรฉ รจ rincarato il gas? Il balzo del gas รจ dovuto in una certa misura a questioni geo-politiche (le tensioni tra UE e Russia), come mostra il divario regionale nei prezzi: in Europa +723% dal livello pre-crisi (dicembre 2019), mentre negli USA +66%. Ciรฒ si รจ sommato a una effettiva scarsitร  nel mercato fisico (scorte ai minimi in Europa). Dunque, il rincaro รจ in parte strutturale, ma per il resto รจ difficile prevedere quando rientrerร  perchรฉ รจ legato a cause extra-economiche.

Mix italiano delle fonti di energia basato sul gas Tra i principali paesi europei, lโ€™Italia รจ quello piรน esposto al rincaro del gas naturale. Infatti, il mix energetico del nostro paese privilegia tale fonte: 42% del consumo totale di energia in Italia nel 2020 (cui si somma il 36% di petrolio), contro il 38% nel Regno Unito, lontano dal 26% in Germania (che usa molto carbone), dal 23% in Spagna (che si affida di piรน al petrolio) e dal 17% in Francia (che conta sul nucleare; dati BP).

Il significativo livello a cui sono giunte le rinnovabili in Italia (sole, vento, etc.), pari allโ€™11% del consumo energetico, meglio dellโ€™8% in Francia, non รจ abbastanza per contenere il ruolo di gas e petrolio; altri paesi UE sono piรน avanti su tale fronte (Germania 18%, UK 17%, Spagna 15%), con valori che ne fanno i leader mondiali delle rinnovabili.

Cresce la bolletta energetica pagata dallโ€™Italia Per valutare lโ€™impatto del caro-energia, va considerata anche lโ€™elevata dipendenza dallโ€™estero del nostro paese riguardo alle fonti fossili. Pur essendo lโ€™Italia un produttore non trascurabile di petrolio e gas, risulta importato lโ€™89% del petrolio, il 94% del gas, il 100% del carbone. Su questo fronte, siamo allineati agli altri grandi paesi UE: per il gas, in Germania la dipendenza dallโ€™estero รจ del 95%, in Francia รจ del 100%.

Alto consumo e alta dipendenza dallโ€™estero determinano una enorme fattura energetica pagata ogni anno dallโ€™Italia. Nel 2020 lโ€™import netto di energia รจ stato pari a 23,4 miliardi di euro, di cui 14,0 per il petrolio e 8,9 per il gas naturale (stime UNEM). Nel 2021 il balzo dei prezzi lo ha peggiorato in misura marcata. Lโ€™anno peggiore, finora, รจ stato il 2012, al culmine del precedente picco dei prezzi delle commodity: la bolletta energetica era arrivata a 64,9 miliardi.

Lโ€™energia conta molto per le famiglie Petrolio e gas naturale contano molto per il bilancio delle famiglie italiane, come mostrano i pesi dei beni energetici nel paniere dei consumi, quello in base al quale si calcola lโ€™inflazione: elettricitร  e gas per lโ€™abitazione arrivano al 4,5%, i carburanti per i trasporti al 3,8%. Dunque, lโ€™energia conta per lโ€™8,3% del paniere dei consumi. E il rialzo dellโ€™inflazione nel corso del 2021 รจ stato dovuto proprio al balzo dei prezzi energetici (2,4 punti su 3,9 totali il loro contributo). La maggiore spesa per lโ€™energia, dato che i volumi sono difficilmente comprimibili, assorbe risorse che le famiglie avrebbero potuto incanalare verso altri beni e servizi, frenando quindi la risalita dei consumi privati a fine 2021 e inizio 2022.

5. Energia troppo cara per lโ€™industria italiana

Ma lโ€™impatto dei maggiori costi energetici si scarica, soprattutto, sulle imprese industriali.

In base alle tavole input-output, รจ possibile individuare i settori in cui pesa di piรน lโ€™energia: la lavorazione di minerali non metalliferi (ovvero cemento, ceramica, etc., con un costo energetico pari allโ€™8% dei costi totali di produzione), la metallurgia (11%), la chimica (14%), la lavorazione della carta e del legno (5%), la gomma-plastica (5%). E questi dati non incorporano lโ€™aumento dei prezzi nel 2021, che le ha sicuramente aumentate molto. Per questi settori, essendo difficile al momento scaricare a valle tutti gli aumenti dei prezzi, il caro-energia si traduce in forte erosione dei margini operativi. Nel lungo periodo, aumenta la spinta a perseguire una sempre maggiore efficienza energetica nella produzione.

I settori manifatturieri italiani si trovano a fronteggiare un drammatico aumento dei costi delle commodity energetiche, con particolare riferimento al prezzo del gas naturale e dellโ€™elettricitร . Il prezzo dellโ€™energia elettrica continua a registrare valori record: nel mese di dicembre ha raggiunto la media mensile piรน elevata da quando la borsa italiana รจ stata costituita superando 280 โ‚ฌ/MWh con un +450% rispetto al valore di gennaio 2021 (Grafico F).

Per quanto riguarda il mercato del gas naturale, il prezzo รจ passato dai circa 20 cโ‚ฌ/Smc di gennaio 2021 fino ai 120 cโ‚ฌ/Smc di dicembre 2021 (con punte giornaliere che hanno raggiunto il valore record di 180 cโ‚ฌ/Smc). Ulteriore driver, che ha determinato un consistente aumento delle commodity energetiche e del prezzo del vettore elettrico, รจ rappresentato dai prezzi delle quote ETS, pari a quasi 90 โ‚ฌ/tCO2 nelle ultime settimane di dicembre. Il prezzo del gas naturale e delle quote CO2 determinano lโ€™evoluzione del prezzo dellโ€™elettricitร  nel mercato elettrico italiano. In altri termini anche se la produzione da fonti rinnovabili รจ continuamente crescente, il prezzo allโ€™ingrosso dellโ€™elettricitร  con il meccanismo di System Marginal Price รจ determinato prevalentemente dalla produzione termoelettrica a gas.

Ulteriore fattore di complicazione รจ la volatilitร  degli scenari di prezzo per lโ€™anno 2022, che cambiano molto rapidamente. Le curve dei prezzi a termine di elettricitร  e gas sono state soggette nelle ultime 4 settimane a molte variazioni (Grafico G).

Inoltre, se passiamo a confrontare i prezzi delle principali borse elettriche europee, potrebbe sembrare che i prezzi allโ€™ingrosso presentino un trend rialzista piuttosto omogeneo e convergente (Grafico H). Cioรจ che il prezzo dellโ€™energia in Italia aumenti come quello in Francia o Germania.

Tuttavia, questo confronto sui prezzi allโ€™ingrosso รจ ingannevole. In quanto molti paesi europei, con misure piรน o meno occulte, stanno adottando strumenti a tutela dei propri settori industriali. Ad esempio, in Francia (Grafico I), ai consumatori industriali e grossisti, per legge, il governo ha allocato nellโ€™ottobre 2021 circa 100TWh (il 25% della produzione francese) di energia elettrica โ€“ pro-quota al costo industriale dellโ€™energia elettro-nucleare, pari a 42,2 โ‚ฌ/MWh (misura denominata ARENH). Questo determina nel costo di fornitura dellโ€™impresa industriale francese per il 2022 un prezzo medio di approvvigionamento di 100 โ‚ฌ/MWh, quando il prezzo di mercato sulle borse รจ 200 โ‚ฌ/MWh.

Una riflessione ulteriore si rende necessaria con riferimento al mercato delle emissioni, strumento rilevante per lโ€™attuazione dei nuovi obiettivi europei connessi al Green Deal e al pacchetto โ€œFit for 55%โ€. I prezzi della CO2 nelle aste ETS hanno un effetto duplice sui settori produttivi: il primo, indiretto, aumentando il costo delle forniture di energia; il secondo, diretto, connesso alle emissioni di processo che devono essere acquistate dagli impianti.

La fase attuale del mercato della CO2 evidenzia il prevalere di politiche speculative accelerate dal rafforzamento delle vigenti politiche comunitarie per il contenimento delle emissioni dei gas serra previste dal pacchetto โ€œFit for 55%โ€.

Dal 2020 si รจ avuto uno sviluppo marcato delle posizioni lunghe speculative sul mercato della CO2 e una crescita senza precedenti di investitori finanziari (Grafico L). Questo risultato รจ stato fortemente indotto anche dagli effetti-annuncio della Commissione UE, che in piรน occasioni ha auspicato un valore target della CO2 a 100 โ‚ฌ/t.

Questa drammatica evoluzione dello scenario energetico comporta per la manifattura italiana un fortissimo incremento di costi per la fornitura di energia, che passano dagli 8 miliardi circa nel 2019 a 21 nel 2021 e a 37 nel 2022. Si tratta di un incremento del costo complessivo del +368% nel 2021 e di oltre 5 volte rispetto ai costi sostenuti nel 2020 (Grafico M).

Questi aumenti di costi sono insostenibili in termini di competitivitร  per le imprese italiane. Fondamentale, allora, รจ intervenire poichรฉ esiste per molti settori il rischio concreto di perdere quote di mercato in modo irreversibile.

Al riguardo, sarebbe opportuno sviluppare una visione strategica in grado di integrare la politica energetica con la politica industriale. Come la stessa Commissione UE ha suggerito, gli Stati Membri devono adottare tutte le misure possibili compatibili con la disciplina del mercato interno e le linee guida in materia di aiuti di stato. Nel caso italiano, considerata la particolare struttura di produzione e approvvigionamento energetico del mercato elettrico e gas, sono possibili nellโ€™immediato una serie di interventi sia congiunturali sia strutturali.

Tra gli interventi congiunturali, la disciplina comunitaria consente di intervenire sulle componenti fiscali e parafiscali della bolletta elettrica e del gas naturale aumentando il livello di esenzione per i settori manifatturieri con particolare riferimento ai comparti energivori a rischio delocalizzazione (ad esempio aumentando, come nel caso tedesco, la riduzione degli oneri parafiscali pagati dagli utenti industriali a copertura dei sussidi alle fonti rinnovabili).

Sempre sul piano congiunturale, รจ possibile rafforzare gli strumenti di partecipazione della domanda ai servizi di sicurezza del mercato elettrico e gas (ad esempio servizio di interruzione e/o di demand side management). Con riferimento allโ€™aumento dei prezzi della CO2, la Commissione potrebbe adottare delle misure anti-speculative per gli strumenti derivati (ad esempio in termini di margini o agendo con riferimento alla Market Stability Reserve al fine di calmierare i prezzi).

Sono possibili, tuttavia, anche delle misure di intervento strutturali. Per quanto riguarda il gas naturale sarebbe opportuno โ€“ con effetto a somma zero sul piano ambientale โ€“ aumentare la produzione nazionale e riequilibrare, sul piano geopolitico, la struttura di approvvigionamento del Paese. Con riferimento, infine al mercato elettrico, รจ necessario promuovere rapidamente una riforma, al fine di disaccoppiare la valorizzazione della crescente produzione di energia rinnovabile dal costo di produzione termoelettrica a gas.

6. Rincari temporanei o permanenti?

Dato che gran parte dellโ€™inflazione e dellโ€™aumento di costi per le imprese origina oggi dalle commodity, รจ cruciale, in prospettiva, capire se i rincari a monte sono temporanei o permanenti. Purtroppo, non si puรฒ generalizzare, perchรฉ le condizioni di mercato fisico mondiale sono molto diverse per le varie comยญmodity: per alcune cโ€™รจ scarsitร  di offerta, per altre no.

Condizioni nel mercato fisico delle commodity Analizziamo la situazione nel mercato mondiale delle principali commodity, che fanno da riferimento per i diversi comparti.

Per il petrolio รจ in atto un riequilibrio, un decumulo di scorte dopo lโ€™enorme accumulo della primavera 2020. In altri termini, non cโ€™รจ una vera scarsitร  di offerta, che รจ stata contenuta dai produttori, Opec in testa, per favorire il riequilibrio del mercato.

Per il rame, cโ€™รจ stata davvero scarsitร : la domanda mondiale nel 2020 era molto sopra la produzione, che era stata limitata da eventi legati al lockdown. Un recupero dellโ€™offerta si sta materializzando nel 2021, ma non รจ ancora pieno e, soprattutto, non basta affatto a ricostituire un livello normale di scorte (Grafico N).

Il mercato mondiale del cotone รจ vicino a una condizione di scarsitร , almeno nel 2021: la domanda รจ tornata ai livelli pre-crisi, dopo il crollo subito con la recessione del 2020, mentre la produzione sembra frenare questโ€™anno.

Per il grano, invece, non cโ€™รจ scarsitร : la produzione รจ cresciuta, nonostante i rischi legati al clima, ed รจ rimasta sopra la domanda, pure in aumento. Dunque, il mercato fisico mondiale non giustifica i rincari del grano, che pure si sono avuti tra 2020 e 2021.

Questione dei noli marittimiUna questione collegata a quella delle commodity รจ rappresentata dai forti problemi registrati nei trasporti internazionali marittimi e nella logistica. La conseguenza piรน evidente รจ stata il balzo dei noli marittimi, ovvero del costo di trasporto di merci via mare, arrivato a livelli altissimi lo scorso anno. Per alcune materie prime trasportate in Europa via mare, questo rincaro si somma agli aumenti giร  registrati dalle quotazioni internazionali, per cui per le imprese italiane il rincaro effettivo รจ โ€œdoppioโ€. Questi problemi hanno ampliato per le imprese italiane anche le difficoltร  nel reperimento di materiali, perchรฉ hanno significato un forte dilatamento dei tempi di consegna: in Italia, nel 2021, i ritardi delle consegne sono saliti ai massimi, come in Germania, mentre in Cina o Giappone il problema รจ molto piรน contenuto.

Le cause del balzo dei noli, concentrato sulle tratte Asia-Europa e Asia-America, vanno cercate nella scarsitร  che si รจ venuta a determinare a livello locale sia in termini di navi che di container. Questa, a sua volta, รจ stata dovuta sia alla struttura oligopolistica del mercato dei trasporti marittimi, nel quale pochi grandi operatori controllano la gran parte dellโ€™attivitร  mondiale e tendono a frenare lโ€™offerta per sostenere i prezzi. Sia a fattori legati alla pandemia, come lโ€™adozione di protocolli sanitari piรน stringenti e le chiusure temporanee di vari porti, soprattutto in Cina, che hanno determinato una congestione di alcuni con conseguente scarsitร  di vettori negli altri. Date le cause della questione, nonostante un parziale rientro su alcune tratte negli ultimi mesi ma su valori ancora elevati, cโ€™รจ da aspettarsi che il costo dei noli resti un problema ancora per il 2022. Ciรฒ perchรฉ occorre tempo per investire in nuove navi e nuovi container e perchรฉ il proseguire della pandemia sta continuando a frenare lโ€™attivitร  portuale in molte aree.

Prospettive per quotazioni e inflazione Se i prezzi di alcune commodity, come le alimentari, hanno per lo piรน seguito il recupero del petrolio dai minimi del 2020, via speculazione finanziaria comune, e se รจ vero che il greggio รจ atteso in flessione nel 2022 (ma secondo la World Bank solo nel 2023 tornerebbe a livelli โ€œdi equilibrioโ€, cioรจ 65 dollari) allora questi rincari potrebbero essere temporanei. รˆ il caso del grano, che infatti non ha piรน un trend di rincaro.

In altri mercati, quelli dei metalli e, in parte, anche delle fibre tessili, i prezzi potrebbero invece restare molto alti, anche nel 2022, mostrando solo parziali correzioni. Questo perchรฉ gli enormi rincari sono stati causati da una effettiva scarsitร  di offerta mondiale e, dunque, occorre tempo per nuovi investimenti e per riorganizzare le filiere produttive. รˆ il caso del rame e del cotone.

Per il gas, ma solo a condizione che le tensioni geo-politiche in Europa si normalizzino, la previsione di World Bank mostra che il prezzo si modererร  in parte nel 2022 e continuerร  a scendere nel 2023. Tuttavia, anche in questo scenario โ€œottimisticoโ€, resterebbe comunque su livelli molto elevati, quasi doppi rispetto a quello del 2019.

Dunque, nel 2022 potrebbe attenuarsi un poโ€™ la spinta allโ€™inflazione e ai costi che viene dalle commodity. Solo parzialmente negli USA, dove i rincari si sono giร  trasmessi alla dinamica salariale e ai prezzi al consumo core. In misura piรน marcata per quanto riguarda lโ€™inflazione in Europa e, soprattutto, in Italia, dove ha pesato di piรน lโ€™energia e la dinamica di fondo dei prezzi al consumo รจ rimasta moderata. Ma per i costi delle imprese, questo calo rischia di non essere abbastanza.

Conseguenze: un rialzo (prematuro) dei tassi? I riflessi sulle politiche monetarie potrebbero, perciรฒ, risultare molto differenziati.

Negli USA, giร  gli annunci di Powell a Jackson Hole a fine agosto avevano fatto crescere le attese di una prossima frenata del Quantitative Easing. Il comunicato ufficiale FED di settembre aveva poi confermato che ciรฒ sarebbe potuto avvenire presto. Infatti, a novembre e dicembre 2021 la FED ha deciso di iniziare e poi di accelerare la frenata del flusso di nuovi acquisti di titoli (dai 120 miliardi al mese precedenti, fino a 60 da gennaio 2022), mossa che potrebbe far muovere verso lโ€™alto i tassi americani a lungo termine. Inoltre, negli USA sta maturando gradualmente un consenso allโ€™interno della FED per due/tre rialzi dei tassi ufficiali (a breve) nel corso del 2022, in linea con le attese dei mercati che se ne aspettano almeno 3 (fino a 0,75/1,00%).

Il tipo di aumento dellโ€™inflazione che si registra nellโ€™Eurozona, invece, non dovrebbe richiedere nel breve termine mosse della BCE, che ha sottolineato piรน volte di condividere la previsione di una fiammata (per lo piรน) temporanea dellโ€™inflazione nellโ€™Eurozona. La Banca sta tenendo in campo i massicci acquisti di titoli pubblici e privati, secondo il sentiero giร  previsto che vedrร  terminare a marzo 2022 gli acquisti โ€œemergenzialiโ€ (programma PEPP), mentre quelli โ€œordinariโ€ (APP) proseguiranno; riguardo a tali acquisti ha solo deciso piccoli aggiustamenti. Un rialzo dei tassi ufficiali nellโ€™Eurozona appare perciรฒ ancora lontano, se รจ vero che dovrebbe essere preceduto da unย taperingย sui titoli che di fatto non รจ ancora iniziato. Dunque, non รจ previsto verificarsi alcun rialzo dei tassi BCE nel 2022. Un elemento cruciale (e positivo) dello scenario, per un paese ad alto debito come lโ€™Italia.

Fonte: Confindustria

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