Indagine Confindustria sul lavoro del 2021
Giovanna Labartino, Francesca Mazzolari e Giovanni Morleo
(anno di riferimento 2020)
Lโannuale indagine Confindustria sulle condizioni dellโoccupazione nelle imprese associate, svolta nei primi mesi del 2021, fornisce per il 2020, lโanno della pandemia, informazioni su struttura dellโoccupazione e politiche aziendali di gestione del lavoro nelle aziende associate. In allegatoย sono disponibili le tavole riassuntive e comparative relative alle principali variabili oggetto di indagine.
Rispetto alle precedenti edizioni, lโindagine di questโanno non ha incluso domande relative agli orari di lavoro e alle assenze, che nel 2020 sono stati ampiamente influenzati dal ricorso a forme di sospensione (totale o parziale) dellโattivitร lavorativa, mentre ha approfondito il tema dellโutilizzo dello smart working da parte delle imprese, anche in virtรน dellโampia diffusione di tale modalitร di organizzazione del lavoro durante la crisi sanitaria.
I risultati indicano che, prima della pandemia, lo smart working era giร presente nel 12,4% delle imprese associate, e in queste coinvolgeva il 14,2% dei lavoratori occupati. In particolare, questa modalitร di lavoro era maggiormente diffusa nei servizi, anche per la natura stessa dellโattivitร : il 16,0% delle imprese la utilizzava, contro il 9,6% nellโindustria in senso stretto, coinvolgendo rispettivamente il 16,2% e il 13% dei lavoratori.
Allโapice dellโemergenza sanitaria, lo smart working รจ stata una modalitร di lavoro adottata dalle imprese per assicurare il necessario distanziamento interpersonale, cruciale per evitare la diffusione dei contagi. Nel corso del 2020, in media due imprese associate su tre hanno fatto ricorso a questa modalitร , che ha coinvolto quasi il 40% dei dipendenti. Nei servizi lo hanno utilizzato il 73,4% delle imprese, nellโindustria al netto costruzioni il 61,6%.
In prospettiva, le imprese che intendono continuare a utilizzare questa modalitร di lavoro anche dopo la pandemia sono il 34,2% del totale. Anche in questo caso, รจ il settore dei servizi a presentare un dato piรน alto rispetto al settore industriale.
Lโindagine ha inoltre raccolto informazioni su altre politiche aziendali adottate dallโimprese in un anno particolarmente complicato: lโutilizzo dei trattamenti di integrazione salariale, lโapplicazione di contratti collettivi aziendali e le materie regolate da questi accordi.
I risultati confermano un ampio utilizzo degli ย ammortizzatori sociali nel 2020. Nel corso dellโanno il 71,5% delle imprese intervistate ha fatto ricorso ad almeno una settimana di trattamenti di integrazione salariale (CIG ordinaria, in deroga o assegno ordinario). Le percentuali sono del 74,8% e del 65%, rispettivamente, nellโindustria in senso stretto e nei servizi.
In materia di contrattazione aziendale, si rileva che, a inizio 2021, la contrattazione aziendale coinvolgeva oltre un terzo delle imprese associate (il 34,4%). La diffusione รจ maggiore nellโindustria in senso stretto (dove il contratto aziendale รจ presente nel 39,6% delle imprese) rispetto ai servizi (30,8%) e nelle imprese piรน grandi, con oltre 100 dipendenti (69%), rispetto a quelle piรน piccole, con meno di 15 (24,8%).
La diffusione della contrattazione aziendale mostra percentuali piรน elevate se calcolata sulla base degli addetti: risultano occupati presso aziende che la applicano il 64,7% dei dipendenti nel campione complessivo โ media tra il 70,9% registrato nellโindustria in senso stretto e il 56,9% registrato nei servizi.
Le materie regolate dal contratto aziendale, quando presente, sono principalmente lโorario di lavoro (nel 53,4% dei casi), i protocolli per la sicurezza (44,5%), i premi di risultato collettivi (42,9%), la conciliazione vita-lavoro (37,6%) e la formazione (34,1%).
1. Lโoccupazione nelle imprese del Sistema Confindustria nellโanno della pandemia
Nel 2020 solo il 30% delle imprese associate non ha perso fatturato
Secondo la rilevazione condotta tra febbraio e aprile 2021, vi รจ ampia eterogeneitร nella variazione di fatturato registrata dalle imprese associate a Confindustria. Meno di un terzo del campione (30,4%) dichiara di non aver registrato nel 2020 perdite di fatturato rispetto al 2019, mentre il 40% ha registrato una perdita di non oltre il 20%. Il restante 30% circa di imprese si scompone in un 22% che ha registrato nel 2020 ricavi in diminuzione di una percentuale compresa tra il 20 e il 50% e un 7,6% che ha sofferto una perdita di oltre il 50% rispetto allโanno precedente (Figura A).

Eโ diminuita lโoccupazione maschile, in particolare nelle piccole imprese e per gli occupati a termine
Nel corso del 2020 lโoccupazione dipendente complessiva nelle imprese associate a Confindustria si รจ ridotta dello 0,7%, sintesi di un calo dello 0,5% nelle imprese dellโindustria e delle costruzioni e dellโ1,4% nel settore dei servizi. Il calo coinvolge in particolar modo le imprese piรน piccole, con meno di 15 dipendenti (-7,3%), mentre รจ lieve nelle imprese con piรน di 100 dipendenti (-0,4%) e, addirittura, non รจ rilevato nella classe dimensionale media che fa registrare un aumento (+0,3%).
Nelle imprese associate, nel corso del 2020, lโoccupazione della componente maschile risulta in calo dello 0,9%, mentre รจ lievemente cresciuta lโoccupazione femminile (+0,3%; Figura B).

Rispetto alla tipologia contrattuale, tiene lโoccupazione a tempo indeterminato (+0,7% nellโanno), che risulta quella di gran lunga piรน diffusa nelle imprese associate (il 94,4% dei dipendenti รจ impiegato con tale contratto). Crolla il numero di occupati a tempo determinato (-17,4%), soprattutto nelle piccole imprese (-35,9%), mentre gli apprendisti fanno segnare in media -4,2% (addirittura in crescita nelle piccole imprese, +7%).
Ampio lโutilizzo degli ammortizzatori sociali
Tra gli strumenti che hanno consentito di limitare lโimpatto della crisi pandemica sullโoccupazione (quanto meno su quella a tempo indeterminato) vi sono gli ammortizzatori sociali: CIG ordinaria e in deroga e lโassegno ordinario di integrazione salariale. Sono stati impiegati dal 71,5% delle imprese associale, in particolare nel settore industriale (74,8%). La gran parte delle imprese (il 46,2%) ha utilizzato tra 1 e 9 settimane di trattamenti, circa un quarto (25,5%) tra 10 e 18 settimane, il 28,3% oltre 18 settimane.
Turnover del lavoro piรน alto nei servizi
Come nelle precedenti edizioni, anche questโanno lโindagine misura il turnover in entrata e in uscita. Innanzitutto, le imprese con turnover nullo (ovvero le imprese che, sulla base dei dati indicati nel questionario, non hanno registrato nรฉ entrate nรฉ uscite di personale) sono state il 27,7% del campione complessivo.
Il tasso di turnover complessivo (la somma di lavoratori assunti e cessati sul totale dellโoccupazione a fine 2019) รจ risultato pari al 20,2% nella media del campione analizzato. Il turnover รจ decisamente piรน alto nelle imprese dei servizi (22,8%) rispetto allโindustria (18,5%) e incide soprattutto nelle imprese piccole (21,2% nelle imprese con meno di 15 addetti mentre รจ 19,7% e 20,3%, rispettivamente in quelle medie e grandi). Il turnover in uscita รจ pari al 10,2%, mentre quello in entrata รจ pari al 10%.
2. Le politiche aziendali e lโutilizzo dello smart working
Le imprese di Confindustria promuovono lo smart working
Lโemergenza sanitaria ha costretto nel 2020 molte imprese ad adottare, in tempi brevissimi, una organizzazione del lavoro โagileโ con un ampio ricorso al lavoro da remoto che le persone, anche a causa del lockdown, hanno dovuto svolgere dal proprio domicilio.
LโIndagine Confindustria sul lavoro condotta a inizio 2021 rivela che prima della pandemia lo smart working era giร presente nel 12,4% delle imprese che hanno risposto e coinvolgeva il 14,2% dei lavoratori. In particolare, questa modalitร di lavoro era maggiormente presente nei servizi, anche per la natura stessa dellโattivitร : il 16% delle imprese utilizzava questa forma di lavoro contro il 10,4% nellโindustria in senso stretto, coinvolgendo rispettivamente il 16,2% e il 13,1% dei lavoratori. Per le imprese piรน grandi (oltre 100 addetti) la quota sale di molto: unโimpresa su quattro utilizzava lo smart working giร prima della pandemia contro il 13,3% delle medie imprese e il 9,5% delle piccole (sotto ai 10 addetti).
Per il 75% delle imprese associate lo smart working era regolato solo da contratti individuali; per un altro 20% a questi si accompagnava anche un regolamento aziendale che disciplinava il lavoro in remoto, mentre solo per il 4,6% delle imprese il lavoro agile era regolato anche con la contrattazione aziendale.
Cosa รจ successo con la pandemia?
Durante le fasi acute della crisi sanitaria il lavoro agile รจ stato elemento fondamentale per continuare lโattivitร e ancora oggi รจ un fattore importante per contenere i contagi sui posti di lavoro. Nel 2020 due imprese associate su tre hanno fatto ricorso allo smart working (66,8%), che ha coinvolto quasi il 40% dei dipendenti. Nei servizi lo hanno utilizzato il 73,4% delle imprese, nellโindustria al netto delle costruzioni il 64,2% (Figura C).

Cosa succederร in futuro?
Quando lโemergenza sanitaria sarร superata, i lavoratori e le imprese molto probabilmente non torneranno indietro โ non del tutto, almeno โ e assisteremo anche in Italia a un incremento delle possibilitร di svolgere il lavoro in remoto rispetto al pre-crisi. In questo senso va letto il Protocollo nazionale sul lavoro in modalitร agile, sottoscritto da Confindustria e dalle altre principali associazioni datoriali e sindacali, alla presenza del Ministro del lavoro. Con lโobiettivo di favorire la diffusione di tale modalitร di organizzazione del lavoro, รจ di particolare importanza la richiesta, formalizzata nel Protocollo, di introdurre urgenti misure di semplificazione del regime delle comunicazioni obbligatorie relative allโinvio dellโaccordo individuale che seguano le stesse modalitร del regime semplificato attualmente vigente.
Dโaltronde, lo smart working โdโemergenzaโ ha fatto superare molti pregiudizi, ed รจ stata lโoccasione per migliorare le competenze digitali e ripensare molti processi aziendali. Questo รจ confermato anche dalle opinioni e intenzioni raccolte presso le imprese tramite lโindagine Confindustria: piรน di un terzo dei rispondenti hanno dichiarato che manterranno lo smart working anche dopo lโuscita dalla pandemia. Questa quota sale al 41,1% per le imprese dei servizi; piรน bassa, invece, come prevedibile dato il tipo di attivitร , la percentuale nellโindustria in senso stretto (31,1%).
Quali sono i cambiamenti da fare per adottare in maniera strutturale lo smart working?
Un lavoro (piรน) agile porta con sรฉ anche dei rischi, che possono essere legati a barriere/ritardi tecnologici, al mantenimento di una adeguata work-life balance e alla necessitร di strategie manageriali e di gestione del personale adeguate, tali da garantire un buon flusso dellโinformazione (soprattutto di tipo โsoftโ) e una ripartizione adeguata dei carichi di lavoro; si dovrร anche fare in modo che le attivitร piรน innovative non vengano sacrificate rispetto a quelle piรน routinarie. Le imprese che intendono mantenere lo smart working dopo la pandemia sono consapevoli che ci saranno dei cambiamenti da attuare nella dotazione di capitale fisico, nellโinvestimento in competenze e nella struttura organizzativa della propria impresa. In particolare, tra quelle che hanno dichiarato che utilizzeranno in maniera piรน diffusa e/o piรน strutturale questa forma di svolgimento del lavoro rispetto al periodo pre-Covid, il 39,5% pensa che dovrร fornire ai propri dipendenti attrezzature e piattaforme ICT adeguate al lavoro a distanza. Sarร importante anche formare i dipendenti per rafforzarne le competenze tecniche digitali (23,8%) e trasversali (26,1%). Piรน della metร delle imprese (56,6%) pensa sia fondamentale richiedere la presenza in azienda in determinati giorni e, anche per questo, riorganizzare gli spazi (28,8%; Figura D).

Per massimizzare i vantaggi dello smart working le imprese dovranno adottare policy organizzative e gestionali nuove. Questo le imprese lo sanno, anche se ancora li considerano investimenti meno importanti rispetto ad altri citati: meno di una su cinque dichiara di dover investire per formare i manager per rafforzarne le competenze trasversali e poco piรน di una su dieci intende introdurre/espandere sistemi di valutazione e incentivazione del personale.
Una su tre aziende associate con contrattazione aziendale
Tra le imprese che hanno partecipato allโultima indagine, oltre un terzo (il 34,4%) ha dichiarato di applicare un contratto aziendale. Gli accordi sono molto piรน diffusi nelle grandi imprese (69%) rispetto alle piccole (24,8%). Tale distribuzione del grado di copertura si riflette sulla percentuale di lavoratori coperti da un contratto aziendale nel campione complessivo, che infatti รจ piรน alta rispetto alla quota di imprese (64,7%).
Tra le materie regolate nei contratti aziendali, in primis, lโorario di lavoro: oltre la metร dei contratti attivi lo regola (53,4%). Nellโanno della pandemia, รจ interessante notare che il 44,5% dei contratti aziendali contenga previsioni relative ai protocolli di sicurezza. Tra le materie regolate piรน ricorrenti vi sono, inoltre, il premio collettivo di risultato (42,9%), la conciliazione vita-lavoro (37,6%), la formazione aggiuntiva rispetto a quella prevista dal CCNL o dalla legge (34,1%), mentre il welfare aziendale รจ regolato in tre accordi su dieci.
Appendice: Le caratteristiche dellโIndagine annuale Confindustria sul lavoro
Edizione 2021
Questa nota esamina i risultati dellโIndagine Confindustria sul Lavoro del 2021 che, come in precedenti edizioni, รจ andata sul campo nei primi mesi dellโanno. La somministrazione dei questionari da parte delle Associazioni del Sistema Confindustria alle proprie imprese associate ha avuto inizio il 2 febbraio 2021, con un termine inizialmente fissato per il 12 marzo, poi prorogato al 26 marzo.
Il campione di questโanno รจ costituito da 4.844 aziende. Dunque, dopo che la numerositร del campione era stata piรน che dimezzata dalle difficoltร dellโemergenza sanitaria nellโedizione 2020 dellโindagine, questโanno la partecipazione รจ tornata ai livelli registrati nel pre-pandemia. Complessivamente a fine 2020 le imprese che compongono il campione occupavano 803.862 lavoratori dipendenti a livello nazionale.
Come in precedenti edizioni, il questionario di questโanno include domande su struttura e dinamica della manodopera occupata con diverse tipologie contrattuali e sulle politiche aziendali, con particolare riferimento alla contrattazione aziendale. Il questionario nazionale di questโanno non ha incluso, invece, una delle parti che ha sempre caratterizzato lโindagine Confindustria sul lavoro, ovvero quella relativa agli orari e alle assenze dal lavoro. La scelta di escludere dal questionario, per questโanno, questa sezione รจ legata al fatto che la compilazione non sarebbe stata semplice perchรฉ riferita ad un anno โ il 2020 โ del tutto eccezionale dal punto di vista degli orari e delle assenze dal lavoro, per gli ovvi motivi legati allโemergenza sanitaria.
La temporanea assenza di questa sezione dal questionario nazionale ha lasciato spazio ad un approfondimento relativo allo stato e alle prospettive di utilizzo dello smart working allโinterno delle imprese, dopo lโesperienza legata al Covid-19.
Nella presentazione dei risultati dellโindagine, le imprese del campione sono classificate per comparto sulla base del CCNL applicato (Tabella A1) e per dimensione aziendale sulla base del numero di occupati alle dipendenze a dicembre 2020. Dettagli sulla composizione del campione per comparto e numero di addetti sono riportati nella Tabella A2.
In questa nota (come in quelle elaborate a commento di edizioni passate dellโIndagine Confindustria sul lavoro) i risultati medi a livello nazionale sono ponderati sulla base della distribuzione (per 11 comparti e 3 classi dimensionali) degli occupati nel totale delle imprese associate a Confindustria.


Fonte: Confindustria








