Dossier Viminale 2026: reati in calo, cresce il presidio della sicurezza urbana e delle infrastrutture

Il rapporto del Ministero dell’Interno, diffuso il 15 agosto, fotografa l’andamento della sicurezza in Italia nel primo semestre del 2026. Diminuiscono i principali indicatori di delittuosità, mentre si rafforzano controlli, videosorveglianza e interventi nelle aree urbane e nelle infrastrutture. Un quadro che conferma quanto la sicurezza sia sempre più un sistema complesso, nel quale prevenzione, tecnologia e collaborazione tra soggetti pubblici e privati assumono un ruolo centrale.

Il Dossier Viminale 2026, diffuso dal Ministero dell’Interno lo scorso 15 agosto, offre una fotografia articolata della sicurezza nel Paese, attraverso i dati relativi alla delittuosità, all’ordine pubblico, alla sicurezza urbana, al terrorismo, alla criminalità organizzata, all’immigrazione e al potenziamento degli organici.

Come sottolinea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella prefazione, il documento nasce dalla scelta di «raccontare la sicurezza in Italia partendo dai numeri».

Reati in diminuzione nel primo semestre 2026

Il primo dato significativo riguarda la riduzione complessiva dei reati del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025: si passa da 1.186.268 delitti registrati nel primo semestre dello scorso anno a 1.068.240 nei primi sei mesi del 2026.

La diminuzione riguarda diverse tipologie di reato: gli omicidi volontari scendono da 163 a 138 (-15,3%), i furti da 493.975 a 437.800 (-11,4%), le rapine da 14.275 a 12.515 (-12,3%), le violenze sessuali del 7,1% e le truffe e frodi informatiche del 9,5%.

Un andamento che, secondo il Viminale, si accompagna a un rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo.

Sicurezza urbana: videosorveglianza e prevenzione

Particolarmente significativo, anche per il comparto della sicurezza privata, è il capitolo dedicato alla sicurezza urbana.

Dal 2023 al 30 giugno 2026 sono stati stanziati 156 milioni di euro per il Piano videosorveglianza. Sono stati finanziati 909 progetti presentati dai Comuni, per un valore complessivo di 118 milioni di euro.

A questi interventi si aggiungono 100 milioni di euro destinati al contrasto del degrado urbano, attraverso il Fondo Sicurezza urbana 2024-2026. Le risorse hanno finanziato 355 progetti dedicati, tra l’altro, alla messa in sicurezza delle aree degradate e alla prevenzione e al contrasto della cosiddetta “mala movida”.

Il dato evidenzia una tendenza ormai strutturale: la sicurezza delle città passa sempre più attraverso una combinazione di presidio umano, tecnologie, videosorveglianza, riqualificazione degli spazi e capacità di prevenzione.

Stazioni ferroviarie: più controlli e meno reati

Un altro ambito di particolare interesse è quello delle stazioni ferroviarie, infrastrutture nelle quali quotidianamente operano, accanto alle Forze dell’ordine, anche migliaia di addetti della sicurezza privata.

Nel primo semestre 2026 sono state controllate oltre 2,5 milioni di persone nelle stazioni, con un incremento del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. A queste si aggiungono circa 636 mila persone controllate a bordo dei treni.

Nello stesso periodo gli arresti sono aumentati del 12%, mentre sono cresciuti significativamente i sequestri di droga e di armi. Parallelamente, nelle stazioni risultano in diminuzione le rapine (-28,5%), i furti (-3,3%) e i danneggiamenti (-5,7%).

Sono numeri che richiamano l’importanza di un modello di sicurezza capace di integrare controllo, prevenzione, tecnologia e presidio delle infrastrutture frequentate quotidianamente da milioni di persone.

Infrastrutture critiche e sicurezza cibernetica

Il Dossier dedica attenzione anche alla sicurezza informatica e cibernetica, un ambito sempre più strettamente connesso alla protezione fisica delle infrastrutture.

Nel primo semestre 2026 gli attacchi rilevati ai danni delle infrastrutture critiche sono stati 4.082, contro i 4.911 dello stesso periodo del 2025, con una diminuzione del 16,9%. I casi riconducibili al cyberterrorismo passano da 116 a 89 (-23,3%), mentre gli indagati sono 84, con un incremento del 71%.

È un dato che conferma l’evoluzione stessa del concetto di sicurezza. La separazione tra protezione fisica e protezione digitale delle infrastrutture è sempre meno netta: la continuità operativa di un sito strategico dipende ormai dalla capacità di proteggere contemporaneamente persone, strutture, sistemi tecnologici, reti e informazioni.

Zone rosse e operazioni ad alto impatto

Il rapporto restituisce inoltre la dimensione delle attività di controllo svolte nelle aree urbane considerate maggiormente sensibili.

Dall’introduzione delle cosiddette zone rosse fino al 30 giugno 2026 sono state controllate oltre 2,3 milioni di persone e sono stati disposti 12.876 allontanamenti. I principali reati alla base dei provvedimenti riguardano il patrimonio, gli stupefacenti e i reati contro la persona.

Dal 2023 al 30 giugno 2026 sono state inoltre realizzate 4.172 operazioni ad alto impatto, con oltre 1,1 milioni di persone controllate e l’impiego complessivo di 170.973 operatori appartenenti a Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizie locali.

Sicurezza come sistema integrato

I dati del Dossier Viminale descrivono dunque un sistema nel quale il concetto di sicurezza si sta progressivamente ampliando.

Alla tradizionale attività di prevenzione e contrasto dei reati si affiancano la sicurezza urbana, la protezione delle infrastrutture, la videosorveglianza, la cybersecurity, la gestione dei grandi flussi di persone e la tutela di siti e servizi essenziali.

È proprio all’interno di questo scenario che va letto anche il ruolo della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza.

Gli Istituti di Vigilanza e gli operatori del comparto sono quotidianamente presenti in aeroporti, stazioni, porti, infrastrutture energetiche, reti di trasporto, ospedali, imprese, siti produttivi, centri commerciali e numerosi altri luoghi aperti al pubblico.

Non si tratta di sovrapporre funzioni e competenze che l’ordinamento attribuisce alle Forze di polizia, ma di riconoscere il contributo che la sicurezza privata può offrire, nell’ambito delle proprie attribuzioni, alla protezione dei beni e delle infrastrutture e alla costruzione di un sistema di prevenzione sempre più moderno ed efficace.

ASSIV: valorizzare la complementarità tra sicurezza pubblica e privata

La fotografia restituita dal Viminale rafforza quindi una riflessione che ASSIV sostiene da tempo: di fronte a rischi sempre più complessi e interconnessi, la sicurezza richiede professionalità, tecnologia, formazione, capacità organizzativa e collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, nel pieno rispetto delle rispettive competenze.

La crescita degli investimenti nella videosorveglianza, l’attenzione alle infrastrutture critiche, la sicurezza delle stazioni e degli spazi urbani e la convergenza tra sicurezza fisica e digitale indicano una direzione precisa.

In questo contesto, il comparto della vigilanza privata può rappresentare una componente qualificata del più ampio sistema della sicurezza nazionale, contribuendo alla protezione di beni, infrastrutture e attività economiche e consentendo alle Forze dell’ordine di concentrare risorse e professionalità sulle funzioni che sono loro proprie.

La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di sviluppare ulteriormente modelli efficaci di cooperazione e complementarità tra sicurezza pubblica e sicurezza privata, valorizzando competenze, tecnologie e professionalità di un settore che ogni giorno contribuisce alla sicurezza del sistema Paese.

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