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ICMQ: Corso Analisi di Bilancio – 16, 23 giugno 7 e 14 luglio dalle ore 14.00 alle ore 18.00

Sempre di più le funzioni aziendali si devono confrontare con scelte dalle rilevanti implicazioni di carattere economico e finanziario. Sempre di più le funzioni aziendali si devono confrontare con l’ufficio pianificazione e controllo per comprendere le conseguenze monetarie delle proprie decisioni strategiche.

OBIETTIVI DEL CORSO

Fornire agli interlocutori le conoscenze basilari la lettura e l’interpretazione del più importante tra i documenti contabili per potersi confrontare in modo consapevole con le proprie scelte strategiche e con le latre funzioni aziendali.

PROGRAMMA

l corso è suddiviso in quattro mezze giornate

Durante il corso verranno trattati i seguenti argomenti:

  • I numeri del bilancio: il principio della competenza economica;
  • Il processo di riclassificazione e normalizzazione dei valori contabili;
  • Marginalità vs redditività: EBITDA, EBIT, EBT, E;
  • I punti di pareggio per la definizione degli obiettivi aziendali;
  • Il patrimonio aziendale e i margini di struttura: MdS1°, MdS2°;
  • Il Capitale Circolante Netto;
  • Dal Capitale Circolante Netto alla P.F.N. (Posizione Finanziaria Netta);
  • Il Ciclo del Capitale Circolante;
  • L’equilibrio finanziario;
  • Il rendiconto finanziario: dal reddito al cash flow;
  • La relazione sulla gestione e gli indicatori di bilancio;

Il corso è valido come aggiornamento formativo per il manteimento della certificazione di Project Manager.

QUOTA

Clienti ICMQ: Euro 350,00 + IVA

• Altri: Euro 450,00 + IVA 

È prevista una riduzione del 10% per l’iscrizione di 2 o più partecipanti.

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata

Confindustria: Congiuntura flash – Guerra in Ira, scenario in deterioramento: balza l’inflazione, cala la fiducia, investimenti in frenata

Lo scenario continua a deteriorarsi. Il petrolio resta troppo caro, perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz. Con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto sulle economie: cresce l’inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l’unico driver per la produzione dell’industria restano, per ora, gli investimenti del PNNR.

Petrolio ancora caro. La chiusura dello Stretto, con transito di navi ancora ai minimi, tiene alto il prezzo del petrolio Brent: 105 dollari al barile a maggio, poco sopra i livelli di aprile (103). Si conferma che questa guerra, a differenza di quella in Ucraina, impatta meno sul prezzo del gas, che a maggio (46 euro/mwh) resta sotto il picco di marzo (53), ma su valori ben più alti rispetto a fine 2025 (28 euro).

Sale l’inflazione, atteso rialzo dei tassi. In Italia l’atteso balzo dei prezzi al consumo si è avuto in aprile (+2,7%, da +1,5% a febbraio), con quelli energetici già al +9,2% annuo, mentre finora i prezzi core rallentano (+1,7%). In Europa l’inflazione è salita prima ed è più alta (+3,0%, da +1,9%), ancor più negli USA (+3,8% da +2,4%). Mentre i tassi sovrani in Europa si sono fermati a maggio (in Italia 3,81% e +79 punti base), i mercati si aspettano che la BCE inizi a giugno a rialzare i tassi ufficiali (ora al 2,00%).

Investimenti: possibile frenata. Gli investimenti, inclusi quelli in fabbricati non residenziali, sono ancora sostenuti in avvio di 2026 dal PNRR. Tuttavia, i dati congiunturali evidenziano un indebolimento nei due mesi di guerra: nel 1° trimestre sono calate le richieste di credito da parte delle imprese per finanziare investimenti, a causa dello scenario avverso e sebbene il tasso pagato finora non sia salito (3,38% a marzo); in aprile, si è ridotta ancor più la fiducia delle imprese che producono beni strumentali.

Fiducia in calo, rischi per i consumi. Nel 1° trimestre gli occupati sono aumentati di +0,1%, sostenendo poco il reddito reale, minacciato dai prezzi. A marzo le vendite al dettaglio sono cresciute di 0,8%, con contributo positivo di alimentari e non; in aprile resta vivace la dinamica delle immatricolazioni di auto. Tuttavia, la fiducia delle famiglie ha continuato a calare segnalando un prossimo freno ai consumi, che non sono aiutati dal cuscinetto di extra-risparmio come nel 2022.

L’industria tiene, ma peggioramento in vista. A marzo la produzione industriale ha recuperato (+0,7%), con i beni strumentali (+2,1%) al traino del PNRR e gli intermedi (+0,3%) di cui le imprese stanno facendo scorte precauzionali; ciò ha attenuato il calo nel 1° trimestre al -0,2%. Ad aprile, però, il PMI segnala una domanda più debole, confermata dal calo dei giudizi sugli ordini delle imprese, che fa peggiorare la fiducia, insieme alla riduzione delle attese di produzione dovuta alla guerra irrisolta.

Servizi a rischio stop. La crescita della spesa dei turisti stranieri in Italia (+14% tendenziale a febbraio) è a rischio col proseguire del conflitto nel Golfo. In aprile, l’S&P Global PMI dei servizi è risalito (49,8 da 48,8) ma resta in area recessiva, segnalando domanda debole; inoltre, è calata la fiducia delle imprese dei servizi, che aveva retto a marzo, in particolare con una riduzione degli ordini per turismo e trasporti.

Export resiliente. Nei primi tre mesi del 2026 le esportazioni italiane hanno continuato a crescere (+4,0% in valore sul 4° 2025); ha contribuito l’aumento delle vendite sia nei paesi extra-UE (+4,8%) che in quelli UE (+3,2%). A marzo, primo mese del conflitto in Iran, la crescita delle vendite si è consolidata, nonostante il crollo nel Medio Oriente (-52,5% tendenziale, da +15,2%), che per il momento è stato compensato dalla forte crescita in Svizzera (+84,6%), in Cina (+23,9%) e nei principali paesi UE.

Eurozona: industria debole, servizi in sofferenza. A marzo la produzione industriale è calata in Germania (-1,2%) e ha recuperato in Francia e Spagna (+1,0% e +2,4%); tuttavia, nel 1° trimestre in media le dinamiche restano tutte negative. Ad aprile, i PMI dei servizi scivolano tutti in zona recessiva, la fiducia e le attese di occupazione segnano un forte calo nell’Area, l’incertezza continua a salire.

Economia USA indebolita. La produzione industriale in aprile cresce (+0,7%), a un ritmo poco maggiore rispetto al 1° trimestre (+0,5%); gli indici dei direttori degli acquisti di Chicago, PMI e ISM forniscono informazioni discordanti sul manifatturiero: crolla il primo, gli altri due restano espansivi. Ma la variazione degli occupati e le richieste di sussidi di disoccupazione confermano la frenata del mercato del lavoro che, insieme al balzo dell’inflazione, ha ridotto la fiducia dei consumatori in aprile-maggio.

Non rallenta la Cina. Nel 1° trimestre il PIL è cresciuto del +5,0% annuo (+4,5% nel 4°), nonostante le tensioni legate al conflitto con l’Iran. La produzione industriale ha accelerato a +6,1% nel trimestre, trainata da manifatturiero e comparti high-tech. I segnali in aprile restano positivi: il PMI manifatturiero è salito a 52,2 (da 50,8), massimo da fine 2020, con produzione e nuovi ordini in espansione. A sostenere la crescita è soprattutto l’export, che nel 1° trimestre ha segnato un +14,7% annuo e in aprile ha mantenuto il ritmo, con un netto recupero delle vendite verso gli USA (+11,3%, da -26,5% a marzo).

PNRR: cruciale per la crescita, Italia tra i migliori

La spesa PNRR continua a consolidarsi. Lo stato di avanzamento finanziario del Piano è elevato: le procedure attivate riguardano 191 miliardi (98% della dotazione di 194,4); gli impegni finanziari raggiungono 174,5 miliardi (90%), a cui si dovranno ragionevolmente sommare 12 miliardi, su 23,8 totali, appartenenti a misure incluse in strumenti finanziari (c.d. facilities) che ad oggi non risultano ancora impegnati. La spesa già effettuata è poco più bassa, pari a 113,5 miliardi a febbraio 2026 (58%), di cui circa 9 miliardi da inizio anno; ma il monitoraggio sconta persistenti ritardi e disallineamenti nei caricamenti sulla piattaforma REGIS. Le ultime stime del CSC prevedevano a 35 miliardi la spesa nell’intero 2026: perciò, gli investimenti PNRR continuano ad essere il principale driver della crescita del PIL. Le risorse non utilizzate, o derivanti da risparmi di spesa, saranno dapprima accantonate presso la tesoreria dello Stato e poi, dopo il 30 giugno, potranno essere riallocate per finanziare nuovi interventi o per rifinanziare e riprogrammare misure esistenti, secondo priorità già definite.

2026: la fase più delicata di attuazione del PNRR. Quest’anno si concentrano la chiusura amministrativa del Piano, il completamento delle opere ancora in corso e la rendicontazione finale alla Commissione europea. Dopo le revisioni intervenute nel 2025 e nei primi mesi del 2026, il Piano è ormai entrato nella sua fase conclusiva, caratterizzata da margini temporali molto ridotti e da un forte aumento della pressione attuativa sulle amministrazioni e sui soggetti attuatori. Entro il 31 agosto dovranno infatti essere completati i 159 traguardi e obiettivi collegati alla decima rata (28,4 miliardi di euro), mentre il 30 settembre costituisce il termine ultimo per la presentazione formale delle richieste di pagamento alla Commissione.

Sul piano formale, Italia tra i paesi UE con migliore stato di avanzamento. Al 29 aprile 2026 risultano raggiunti 416 traguardi e obiettivi su 575, oltre il 72% del totale previsto, a fronte di una media del 50% per gli altri paesi beneficiari del programma UE (esclusi i più piccoli). Con il pagamento entro maggio della nona rata, ora in fase conclusiva di approvazione, le risorse incassate salirebbero a 166 miliardi di euro, oltre l’85% della dotazione complessiva del Piano (contro il 53% degli altri paesi europei). Tuttavia, la fase finale dell’attuazione appare più complessa rispetto alle precedenti, poiché riguarda soprattutto investimenti infrastrutturali e interventi caratterizzati da tempi realizzativi più lunghi e con maggiori criticità operative.

I prossimi mesi sono decisivi. I dati disponibili sul portale Italia Domani mostrano che oltre la metà dei progetti, in termini numerici, risulta formalmente conclusa; ma la quota prevalente delle risorse finanziarie del Piano resta associata a interventi ancora in corso di realizzazione. Circa il 70% delle risorse impegnate riguarda, infatti, progetti non ancora completati, segnalando come il buon esito della fase finale del Piano dipenderà soprattutto dalla capacità di trasformare gli impegni finanziari in realizzazioni effettive, entro le scadenze europee.

La Commissione UE ha rafforzato il monitoraggio in corso d’opera. Negli ultimi mesi sono aumentate le richieste di verifica preventiva sullo stato di avanzamento dei singoli traguardi e obiettivi, con un’interlocuzione continua tra istituzioni UE e amministrazioni nazionali. L’obiettivo è evitare un accumulo eccessivo di verifiche nella fase finale del 2026 e accompagnare la chiusura delle misure più complesse.

La valutazione “sostanziale” del Piano resta aperta. Iniziano a emergere le prime evidenze positive di una riduzione delle tempistiche attuative di progetti e investimenti, grazie all’impatto del PNRR. Il meccanismo basato su traguardi e obiettivi ha favorito, infatti, la capacità attuativa. Tuttavia, restano deboli gli strumenti per valutare gli outcome effettivi e gli impatti strutturali su PIL, produttività, qualità dei servizi pubblici, divari territoriali e sociali. La fase finale del Piano, quindi, sarà decisiva anche per verificare la capacità delle misure realizzate di produrre risultati duraturi in termini di crescita economica, efficienza amministrativa, riduzione dei divari nel Paese.

Fonte: Centro Studi Confindustria

Appalti pubblici e contratti collettivi: la Cassazione rafforza il principio di parità concorrenziale

di Alina Corradini e Antonio Lamberti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11270 del 27 aprile 2026, interviene su un tema centrale nel sistema degli appalti pubblici: il rapporto tra contratto collettivo applicato, tutela dei lavoratori e corretto equilibrio concorrenziale tra imprese.

La pronuncia stabilisce che, quando il bando di gara o il contratto di appalto individuano espressamente il contratto collettivo di riferimento, l’impresa aggiudicataria non può discostarsene applicando un diverso CCNL, anche qualora quest’ultimo sia stato sottoscritto da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

La vicenda

Il caso nasce dal ricorso presentato da alcuni lavoratori impiegati in un servizio affidato in appalto nel settore della raccolta rifiuti. I dipendenti chiedevano il riconoscimento di un trattamento economico parametrato al contratto collettivo richiamato nella documentazione di gara, sostenendo che il CCNL applicato dall’azienda fosse differente rispetto a quello previsto per il servizio oggetto dell’affidamento.

In secondo grado, la Corte d’Appello aveva respinto le richieste dei lavoratori, ritenendo legittima l’applicazione del contratto adottato dall’impresa anche in considerazione del fatto che lo stesso fosse sottoscritto da organizzazioni sindacali rappresentative e non potesse essere qualificato come “contratto pirata”.

La posizione della Cassazione

La Suprema Corte ha però fornito una lettura differente della questione, attribuendo particolare rilevanza alla clausola contenuta nel contratto di appalto che imponeva il rispetto del trattamento economico-normativo previsto dal CCNL del settore interessato.

Secondo la Cassazione, tale previsione non rappresenta un semplice richiamo formale, ma costituisce un vincolo posto a garanzia di tutte le imprese partecipanti alla gara affinché competano nel rispetto del principio di parità concorrenziale, senza che alcuna di esse possa acquisire un vantaggio competitivo attraverso la riduzione del costo del lavoro al di sotto degli standard contrattuali del settore indicati nella documentazione di gara.

L’elusione di siffatto vincolo, mediante l’applicazione di un contratto collettivo che preveda trattamenti inferiori, significherebbe compromettere irrimediabilmente a posteriori l’equilibrio dell’intera procedura competitiva.

Da qui la decisione di accogliere il ricorso dei lavoratori, cassando la sentenza della Corte territoriale e rinviando nuovamente la causa alla Corte d’Appello di Venezia.

Le implicazioni per il settore della sicurezza privata

La pronuncia presenta profili di interesse anche per il comparto della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza, settore nel quale il tema dell’applicazione dei contratti collettivi negli appalti assume da tempo una rilevanza strategica.

Nel mercato della sicurezza privata, infatti, il rispetto delle regole contrattuali rappresenta un elemento fondamentale non soltanto per la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche per garantire corrette condizioni di mercato e prevenire fenomeni di concorrenza basati esclusivamente sulla compressione del costo del lavoro.

La sentenza della Cassazione conferma quindi l’importanza di una chiara individuazione del CCNL di riferimento nei bandi di gara e rafforza il principio secondo cui le condizioni economiche previste dalla documentazione di gara costituiscono parte integrante dell’equilibrio competitivo della procedura.

Scarica la sentenza 27 aprile 2026, n. 11270

Alina Corradini, Esperta in relazioni industriali e di lavoro

Antonio Lamberti, Avvocato giuslavorista e Dottore di ricerca in diritto del lavoro – Università degli studi di Siena

Tentato furto in un supermercato di Cremona: decisivo il contributo degli addetti alla sicurezza

Ancora un episodio che conferma il valore della presenza degli operatori della sicurezza privata nei luoghi aperti al pubblico e nelle attività commerciali.

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, nei giorni scorsi una giovane donna di 22 anni è stata sorpresa mentre tentava di sottrarre merce all’interno di un supermercato Coop di Cremona. Determinante, nella ricostruzione dell’accaduto, l’attenzione degli addetti alla sicurezza presenti nella struttura, che hanno individuato tempestivamente il comportamento sospetto e consentito il successivo intervento della Polizia di Stato.

L’episodio evidenzia ancora una volta come la prevenzione rappresenti un elemento centrale nella tutela delle attività commerciali, dei lavoratori e dei cittadini. La presenza di personale dedicato alla sicurezza costituisce infatti un presidio importante non solo per contrastare furti e comportamenti illeciti, ma anche per garantire maggiore serenità all’interno di spazi quotidianamente frequentati da migliaia di persone.

Il contributo della sicurezza privata si inserisce sempre più spesso in un sistema integrato di collaborazione con le Forze dell’Ordine, basato sulla capacità di osservazione, sul controllo del territorio e sulla rapidità nella segnalazione delle situazioni di rischio.

Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che conferma il ruolo strategico degli operatori della sicurezza privata nella prevenzione e nella gestione di episodi che incidono concretamente sulla sicurezza urbana e sulla tutela delle attività economiche.

Fonte: Prima Cremona