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Podcast ASSIV | Sicurezza marittima e nuove minacce sulle rotte commerciali internazionali

Prosegue la pubblicazione dei Podcast ASSIV registrati in occasione di Sicurezza 2025 – Fiera Milano, con un nuovo approfondimento dedicato alla sicurezza marittima nelle aree più sensibili delle rotte commerciali internazionali.

L’episodio è dedicato a uno scenario in costante evoluzione che coinvolge aree strategiche come Golfo di Aden, Oceano Indiano, Bacino Somalo e Golfo di Guinea, oggi al centro di crescenti tensioni geopolitiche e di nuove forme di minaccia alla navigazione commerciale.

Ospite del podcast è Stefano Rákos, Intelligence Manager di Praesidium International, che offre un’analisi puntuale sull’evoluzione della pirateria marittima, fenomeno ciclico che non è mai realmente scomparso ma che si è progressivamente adattato ai mutamenti del contesto internazionale, tecnologico e operativo.

Nel corso della conversazione viene approfondita la trasformazione del ruolo delle Guardie Particolari Giurate (GPG) impiegate in ambito marittimo, oggi chiamate a possedere competenze sempre più avanzate. Accanto alla preparazione operativa, assumono infatti un ruolo centrale le capacità linguistiche, relazionali e di gestione del rischio, indispensabili per operare in contesti complessi e multiculturali.

Il podcast affronta inoltre il tema delle nuove minacce multidominio, che vanno oltre la pirateria tradizionale e includono l’impiego di droni, missili e barchini esplosivi, evidenziando come questi strumenti stiano modificando gli scenari di rischio e le modalità di protezione delle unità navali.

Ampio spazio viene dedicato al valore strategico dell’intelligence, considerata elemento imprescindibile nella pianificazione delle operazioni di sicurezza marittima, soprattutto in un quadro internazionale caratterizzato da forte instabilità geopolitica e da rapide evoluzioni degli equilibri regionali.

Un contributo di grande interesse per operatori del settore, istituzioni e imprese, utile a comprendere come sta cambiando la maritime security e quali sono i rischi emergenti che incidono sulla sicurezza della navigazione commerciale internazionale.

Imprese e Ict – Anno 2025

Raddoppia in un anno l’uso dell’IA e coinvolge oltre la metà delle grandi imprese

L’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle imprese con almeno 10 addetti registra nell’ultimo anno una crescita particolarmente significativa, dall’8,2% del 2024 al 16,4% del 2025 (era il 5,0% nel 2023).

La mancanza di competenze adeguate frena l’adozione dell’IA in quasi il 60% delle aziende che hanno valutato ma poi non realizzato investimenti in IA.

L’utilizzo di software gestionali cresce di circa 7 punti percentuali rispetto al 2023 raggiungendo nel 2025 il 56,0% delle imprese con almeno 10 addetti.

Aumentano al 68,1% le imprese che nel 2025 acquistano servizi di cloud computing di livello intermedio o avanzato.

Nell’ultimo biennio, le imprese che hanno svolto analisi dei dati avvalendosi di personale interno o di organizzazioni esterne, passano dal 26,6% al 42,7%.

Migliora il livello di realizzazione dei target 2030 del “Decennio Digitale”

Nell’ambito delle politiche europee sulla digitalizzazione, il Digital Intensity Index (DII) viene utilizzato non solo per monitorare i progressi realizzati ma anche per identificare le aree nelle quali le imprese italiane ed europee incontrano maggiori difficoltà. In particolare, il comportamento delle imprese viene valutato rispetto a 12 attività digitali che contribuiscono alla definizione dell’indicatore composito. Nel 2025 sono stati utilizzati gli stessi indicatori del 2023 ad eccezione di quello riferito all’utilizzo di almeno due social media sostituito dall’uso del sito web.

Gli indicatori aggiornati al 2025 evidenziano, rispetto al 2023, una lieve riduzione dell’ampio divario che caratterizza le PMI rispetto alle grandi imprese. In particolare, le differenze più marcate si riscontrano nelle attività che richiedono competenze specialistiche avanzate, come l’analisi dei dati (41,9% le PMI e 83,6% le grandi imprese; rispettivamente 25,7% e 74,1% nel 2023) e quelle legate alla complessità organizzativa e dimensionale come per l’utilizzo di software gestionali ERP (48,8% le PMI e 85,9% le grandi imprese) e CRM (21,1% le PMI e 56,5% le grandi imprese).

Tuttavia, mentre per la maggior parte degli indicatori nell’ultimo biennio si registra una riduzione dei divari dimensionali, l’adozione di tecnologie di Intelligenza Artificiale (IA) mostra un andamento opposto: la differenza nell’intensità di utilizzo tra grandi imprese e PMI si amplia passando da circa 20 punti percentuali (p.p.) nel 2023 a 25 p.p. nel 2024, fino a 37 p.p. nel 2025.

L’analisi dei dati e l’utilizzo di IA sono più frequenti tra le imprese del settore energetico
(D, rispettivamente 53,6% e 33,2%), dei servizi di informazione (J, 52,7% e 51,3%) e di quelli delle professioni tecniche (M, 46,2% e 35,7%). Mentre altri indicatori, più funzionali a misurare relazioni di mercato, come l’utilizzo dei social media (59,0% delle imprese 10+) e le vendite online (14,7%) sono diffusi maggiormente tra i settori del commercio (G, rispettivamente 72,8% e 19,1%) e dell’alloggio e ristorazione (I, 82,3% e 34,6%).

Nel 2025, quasi l’80% delle imprese con almeno 10 addetti si colloca a un livello base di digitalizzazione (adozione di almeno quattro attività digitali su 12 del DII) e il 38,1% si colloca a livelli definiti almeno alti (adozione di almeno sette attività digitali su 12 del DII). Al contrario, il 96,4% delle grandi imprese raggiunge un livello base e l’81,4% anche quello almeno alto. Il livello base di digitalizzazione interessa il 90,6% degli addetti delle imprese con almeno 10 addetti (l’80,6% in quelle con 10-49 addetti).

Tra gli obiettivi europei del “Decennio Digitale”, uno dei più importanti è portare entro il 2030 il 90% delle PMI a un livello “base” di digitalizzazione. Per l’Italia il grado di raggiungimento dell’obiettivo passa dal 68,1% nel 2023 e all’88,3% nel 2025, lasciando cinque anni per coprire i restanti 11,7 p.p.. Altri tre obiettivi riguardano l’adozione di cloud computing intermedio/avanzato, l’analisi dei dati e l’uso di IA nelle imprese con almeno 10 addetti, ciascuno con un target del 75% entro il 2030. Anche in questo caso gli indicatori mostrano progressi rilevanti: il livello di raggiungimento dell’obiettivo per il cloud computing passa dal 73,5% nel 2023 al 90,7% nel 2025; per l’analisi dei dati cresce dal 35,5% al 56,9%; mentre per l’IA sale dal 10,9% nel 2024 al 21,9% nel 2025.

Tra le imprese che adottano IA oltre la metà sperimenta l’IA generativa

Nel 2025, il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di Intelligenza Artificiale (IA) segnando un significativo incremento rispetto all’8,2% del 2024 e al 5,0% del 2023 (Figura 1). Le imprese di maggiori dimensioni registrano una crescita più marcata in termini assoluti dal 32,5% del 2024 al 53,1%, ampliando il divario rispetto alle PMI, il cui utilizzo comunque raddoppia, passando dal 7,7% al 15,7%. Le imprese del Nord-ovest registrano una crescita più accentuata, passando dall’8,9% del 2024 al 19,3%.

Analizzando le tecnologie IA utilizzate per settore di attività economica si evidenziano, con quote particolarmente elevate, il 53% delle imprese attive nell’informatica ed altri servizi d’informazione (era al 36,7% nel 2024 e 23,6% nel 2023), il 49,5% (28,3% nel 2024 e 11,1% nel 2023) delle attività di produzione cinematografica, video e programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore e il 37,3% delle telecomunicazioni (27,6% e 13,3% nelle edizioni precedenti). Aumenta anche la varietà nell’utilizzo delle tecnologie di IA, misurata attraverso l’adozione combinata di almeno due tecnologie. La percentuale di imprese con almeno 10 addetti che utilizza questa combinazione passa dal 5,2% del 2024 al 10,6% nel 2025.

Tra le imprese che utilizzano IA, le tecnologie più comuni riguardano l’estrazione di conoscenza e informazione da documenti di testo (70,8%), la IA generativa relativa sia al linguaggio scritto o parlato che a immagini, video, suoni/audio (59,1%) e la conversione della lingua parlata in formati leggibili da dispostivi informatici attraverso tecnologie di riconoscimento vocale (41,3%). Seguono l’IA per l’analisi dei dati con tecniche di machine learning (20,0%), per il riconoscimento delle immagini e l’automatizzazione dei flussi di lavoro (circa 18%) e per il movimento fisico delle macchine (5,9%).

Il settore dei servizi postali è il primo utilizzatore di tecnologia IA generativa di linguaggio naturale (80,2%), di quella relativa al machine learning (59,5%) e all’automatizzazione dei flussi di lavoro (39,9%).

Nel complesso, la diffusione dell’IA presenta ancora ampi spazi per una ulteriore crescita: l’83,6% delle imprese non adotta alcuna tecnologia di IA, segnalando un livello di penetrazione ancora molto contenuto. Nell’ambito delle imprese con almeno 10 addetti che hanno adottato l’IA, l’impiego esclusivo di IA generativa (1,7%) resta residuale, mentre l’uso della sola IA non generativa (6,7%) riflette una maggiore maturità in applicazioni consolidate. Infine, l’adozione congiunta (8,0%) indica un segmento potenzialmente più avanzato nell’adozione tecnologica.

IA nell’ambito della ricerca e sviluppo o innovazione per una impresa su cinque

Gli ambiti aziendali in cui l’intelligenza artificiale viene adottata più frequentemente sono il marketing e le vendite (33,1%), l’organizzazione dei processi amministrativi (25,7%) e l’area della ricerca e sviluppo o innovazione (20,0%) (Figura 2). Si tratta anche delle aree che, rispetto al 2024, registrano gli incrementi più significativi in termini di imprese coinvolte, con aumenti superiori al 60% (+92,6%, +89,4% e +68,9% rispettivamente).

Si distinguono per l’utilizzo più elevato dell’IA nell’ambito della sicurezza ICT le grandi imprese (43,7%) e quelle di specifici comparti, come le telecomunicazioni (38,4%) e la fornitura di energia (28,2%). In generale, i settori dei servizi postali, delle telecomunicazioni e dell’informatica sono quelli in cui si registra una maggiore varietà degli ambiti aziendali interessati dall’utilizzo delle tecnologie di IA.

Ulteriori analisi hanno mostrato quali tecnologie di IA siano più adottate nei principali ambiti aziendali. L’utilizzo di tecniche di IA generativa e di analisi linguistica (text mining) si rilevano nell’ambito aziendale del marketing e vendite e dei processi amministrativi, in questi e nei processi produttivi emerge anche il ricorso a tecniche di automatizzazione dei flussi di lavoro. L’ambito della sicurezza informatica presenta una associazione più marcata con tecniche predittive (machine learning). Le tecnologie di apprendimento automatico risultano particolarmente rilevanti anche per l’ambito della Ricerca e Sviluppo, che si distingue, insieme al marketing, come uno di quelli più attivi e diversificati nell’uso dell’IA. Le tecniche di movimentazione delle macchine in autonomia, che richiedono infrastrutture dedicate, mostrano livelli di adozione molto più contenuti, con un impiego limitato soprattutto all’ambito dei processi produttivi e della logistica.

Rispetto all’anno precedente, aumenta anche la quota di imprese che, pur dichiarando di utilizzare IA, non indica alcuna finalità aziendale tra quelle proposte: dal 15,5% del 2024 al 33,4%. Si tratta per lo più di imprese di piccola dimensione (83,3% di imprese con 10-49 addetti). Nel complesso, questo fenomeno suggerisce un’adozione dell’IA sempre più diffusa ma ancora poco strutturata, caratterizzata da un utilizzo ancora iniziale e sperimentale non riconducibile ad alcun ambito aziendale definito.

Tra le imprese che non utilizzano IA, l’11,5% ne ha preso in considerazione l’utilizzo (4,6% nel 2023). Gli ostacoli principali evidenziati da queste ultime riguardano la mancanza di competenze (58,6%), la carenza di chiarezza legislativa (47,3%), l’indisponibilità o la scarsa qualità dei dati necessari (45,2%), le preoccupazioni relative alla privacy e alla protezione dei dati (43,2%), i costi elevati (43,0%) e considerazioni etiche (25,7%). Inoltre, il 14,8% ritiene che l’adozione dell’IA non sia utile, una percentuale lievemente superiore rispetto al 14,3% del 2023.

Fonte: ISTAT

Prezzi al consumo: inflazione in rallentamento a novembre 2025

Secondo i dati diffusi da ISTAT, nel mese di novembre 2025 l’inflazione mostra un ulteriore rallentamento. L’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) registra infatti una variazione annua pari a +1,1%, in lieve diminuzione rispetto al mese precedente.

Il dato conferma una fase di moderata crescita dei prezzi, con dinamiche differenziate tra le diverse componenti, in particolare per energia, trasporti e alimentari.

I principali elementi del quadro inflattivo

La decelerazione dell’inflazione è legata soprattutto:

  • alla riduzione della crescita dei prezzi dei servizi di trasporto;
  • al rallentamento degli alimentari, sia lavorati che non lavorati;
  • alla marcata flessione dei prezzi degli energetici regolamentati.

Resta invece più sostenuta la dinamica dei servizi, che continua a riflettere l’aumento dei costi del lavoro e delle attività ad alta intensità di manodopera.

L’inflazione di fondo (al netto di energetici e alimentari freschi) si attesta su valori superiori all’indice generale, segnalando che le tensioni strutturali sui prezzi non sono del tutto rientrate.

Indice FOI e riflessi contrattuali

Particolarmente rilevante per il settore è l’andamento dell’indice FOI (famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi), che a novembre 2025 cresce dell’1,0% su base annua.

Si tratta di un indicatore spesso utilizzato:

  • per l’adeguamento dei canoni contrattuali;
  • per le revisioni prezzi negli appalti, pubblici e privati;
  • come riferimento nei contratti di lunga durata.

Il rallentamento dell’indice FOI riduce la pressione sugli adeguamenti automatici, ma non elimina le criticità legate all’aumento dei costi strutturali delle imprese.

Scarica la nota ISTAT

Anac: Whistleblowing, approvate le Linee Guida sui canali interni di segnalazione

Modifiche e integrazioni anche riguardo alla presentazione e gestione delle segnalazioni esterne


Con delibera n. 478, approvata dal Consiglio del 26 novembre 2025, Anac ha approvato le Linee Guida in materia di whistleblowing sui canali interni di segnalazione, dando indicazioni sulle modalità di gestione dei canali interni di segnalazione. L’obiettivo è garantire un’applicazione uniforme ed efficace della normativa sul whistleblowing e indirizzare ulteriormente i soggetti tenuti a dare attuazione alla stessa. 

Considerati anche gli esiti della consultazione pubblica e acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali, nelle Linee Guida sono approfonditi i profili relativi a: il canale interno di segnalazione, le modalità di effettuazione della segnalazione e le ipotesi sanzionatorie; il gestore e la sua attività; i doveri di comportamento del personale dei soggetti sia del settore pubblico che privato; la formazione del personale; il ruolo di sostegno svolto dagli Enti del Terzo Settore.

Con delibera n. 479 approvata dal Consiglio del 26 novembre 2025, l’Autorità ha poi apportato modifiche ed integrazioni alle Linee guida sulla presentazione e gestione delle segnalazioni esterne, così da assicurare la coerenza dei contenuti con le indicazioni presenti superando alcune criticità segnalate dai soggetti tenuti ad applicare il d.lgs. n. 24/2023.