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La sentenza n. 60/2026 della Corte costituzionale: un richiamo all’uniformità nazionale nella tutela del lavoro e nei contratti pubblici

di Maria Cristina Urbano, Presidente ASSIV – Associazione Italiana Vigilanza e Servizi di Sicurezza

La sentenza n. 60 del 2026 della Corte costituzionale segna un passaggio rilevante per chi opera nei settori ad alta intensità di manodopera, come la vigilanza privata, la sicurezza e i servizi fiduciari. Con essa, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo1 della legge regionale toscana n.30/2025, che imponeva l’inserimento, nei bandi di gara pubblici della Regione e dei suoi enti, di un criterio premiale basato sull’applicazione di un salario minimo orario non inferiore a nove euro lordi.

La motivazione: la concorrenza “per il mercato” è materia dello Stato

La Corte, nel richiamare una consolidata giurisprudenza (Sentenze Corte Cost,  n. 4/2022 e  n. 80/2025), ha ribadito che la disciplina delle procedure di gara, dei criteri di selezione e di aggiudicazione rientra nella competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera e) della Costituzione.
Si tratta della cosiddetta tutela della concorrenza “per il mercato”, che richiede uniformità di regole su tutto il territorio nazionale per evitare frammentazioni regolatorie e dislivelli competitivi tra imprese operanti in regioni diverse.

La norma toscana – pur mossa da finalità sociali condivisibili – è stata ritenuta idonea a incidere sugli esiti delle gare e, indirettamente, sull’accesso al mercato, determinando una restrizione territoriale della concorrenza. La Corte ha dunque riaffermato che solo il legislatore statale può fissare criteri premiali di natura economica o sociale, definendo il punto di equilibrio tra libertà d’impresa, tutela del lavoro e interesse pubblico.

Il quadro nazionale già tutela i lavoratori

È interessante notare che la Corte ha riconosciuto come non vi sia alcun “vuoto normativo” sul piano statale. Con il Codice dei contratti pubblici (d.lgs.36/2023) e il successivo decreto correttivo n.209/2024, il legislatore ha:

  • individuato i costi della manodopera nelle tabelle ministeriali (art. 41), inderogabili nei bandi e nelle offerte;
  • introdotto il principio del contratto collettivo “leader” (art. 11), con conseguente obbligo di applicazione o di equivalenza economico‑normativa;
  • previsto clausole sociali forti anche nei subappalti (art. 119, comma 12).

Tali strumenti, osserva la Consulta, realizzano già una tutela uniforme e non negoziabile dei lavoratori coinvolti in appalti pubblici, impedendo il cosiddetto dumping contrattuale. In questo sistema, l’aggiunta di un parametro regionale “a nove euro” appare asistematica e potenzialmente distorsiva.

Le implicazioni per il settore della vigilanza e dei servizi di sicurezza

Per la vigilanza privata, la decisione conferma l’esigenza di un equilibrio nazionale tra tutela del lavoratore e sostenibilità economica delle imprese.
Il settore vive da anni una competizione esasperata sui ribassi, spesso in contrasto con la qualità e la sicurezza dei servizi erogati. Tuttavia, la risposta – dice ora la Corte – non può venire da singole regioni, ma deve trovare soluzioni legislative e contrattuali uniformi.

Ciò rafforza il ruolo delle parti sociali e delle associazioni di categoria, chiamate a garantire attraverso la contrattazione collettiva un livello retributivo equo e sostenibile, coerente con l’articolo 36 della Costituzione e con le nuove direttive europee sui salari adeguati.

Questo è lo spirito che sottende al D.L. “primo maggio”, che persegue la politica premiale per la “buona contrattazione” messa in atto dalle parti sociali comparativamente più rappresentative, in grado di evitare il dumping contrattuale anche in materia di contratti pubblici.

Per questo, occorre vigilare affinché i valori minimi tabellari e i CCNL qualificati diventino riferimento cogente anche nelle gare pubbliche, evitando scorciatoie locali ma valorizzando la qualità del lavoro come componente essenziale dell’offerta.

Una prospettiva di riforma

ASSIV ritiene che la sentenza n. 60/2026 debba essere letta non come ostacolo ma come sollecitazione al legislatore nazionale per accelerare l’adozione di regole certe sul costo del lavoro, e sull’annoso tema della misurazione dell’effettivo peso delle sigle nei diversi comparti che renderebbe definito  il sistema dei contratti collettivi “leader”.
Solo una cornice chiara e uniforme potrà consentire una competizione leale tra imprese e una tutela effettiva della dignità del lavoro in tutto il Paese.

La decisione della Corte costituzionale riafferma infine un principio di fondo: la qualità del lavoro è una leva di competitività e legalità, ma deve essere perseguita attraverso norme generali e condivise, non frammentate su base territoriale.

Inflazione in aumento ad aprile 2026: pesano energia e alimentari

Secondo le stime preliminari diffuse da ISTAT, ad aprile 2026 l’inflazione torna ad accelerare, con l’indice nazionale dei prezzi al consumo (NIC) che registra un aumento del +2,8% su base annua, rispetto al +1,7% di marzo.

A incidere maggiormente sulla crescita dei prezzi sono soprattutto i beni energetici e gli alimentari freschi. In particolare, i prezzi degli energetici non regolamentati segnano un forte rialzo (+9,9%), mentre quelli degli energetici regolamentati crescono del +5,7%. In accelerazione anche gli alimentari non lavorati, che passano dal +4,7% al +6,0%.

Rallenta invece la dinamica dei prezzi dei servizi, soprattutto nei comparti ricreativi, culturali e dei trasporti.

L’inflazione “di fondo”, cioè al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, scende al +1,6% dal +1,9% del mese precedente, confermando come l’attuale aumento dell’inflazione sia legato prevalentemente alle tensioni sui costi energetici e alimentari.

In crescita anche il cosiddetto “carrello della spesa”: i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano del +2,5%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto salgono del +4,3%.

Su base mensile, l’indice generale dei prezzi registra un incremento del +1,2%, trainato soprattutto dall’aumento dei carburanti, dei prodotti alimentari freschi e dei servizi legati ai trasporti e al tempo libero.

Secondo le stime preliminari, l’inflazione acquisita per il 2026 si attesta al +2,4%.

Anche l’indice armonizzato europeo dei prezzi al consumo (IPCA) evidenzia un’accelerazione, attestandosi al +2,9% su base annua.

Scarica la nota ISTAT

ANAC aggiorna il Bando Tipo n. 1: obbligo di dichiarare l’uso dell’Intelligenza Artificiale negli appalti pubblici

L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha aggiornato il Bando Tipo n. 1 per l’affidamento di contratti pubblici di servizi e forniture sopra soglia europea, introducendo importanti novità.

Con la delibera n. 148 del 1° aprile 2026, ANAC ha modificato il testo già aggiornato nel settembre 2025 dopo il decreto correttivo al Codice dei contratti pubblici, recependo inoltre le indicazioni contenute nel parere n. 61 del 13 gennaio 2026 del Consiglio di Stato.

Tra gli aspetti di maggiore interesse vi è l’introduzione, all’interno del bando tipo e della domanda di partecipazione, di specifiche clausole che obbligano gli operatori economici a dichiarare se abbiano utilizzato sistemi di Intelligenza Artificiale nella predisposizione dell’offerta oppure se intendano impiegarli nella fase di esecuzione del contratto. Le dichiarazioni dovranno essere rese in conformità alla Legge n. 132 del 23 settembre 2025 e al Regolamento (UE) 2024/1689 – AI Act, segnando così uno dei primi ingressi strutturati della disciplina sull’Intelligenza Artificiale nel sistema degli appalti pubblici italiani. La novità assume particolare rilevanza per il comparto della sicurezza privata, dove l’utilizzo di tecnologie avanzate, algoritmi di analisi, sistemi di videosorveglianza intelligente, strumenti predittivi e piattaforme automatizzate di gestione operativa è sempre più diffuso sia nella predisposizione delle offerte tecniche sia nell’organizzazione dei servizi.

L’obbligo dichiarativo introdotto da Anac rafforza i principi di trasparenza, responsabilità e controllo umano, chiarendo implicitamente che l’eventuale utilizzo dell’IA non riduce in alcun modo la responsabilità dell’operatore economico rispetto ai contenuti dell’offerta e alle modalità di esecuzione del servizio. L’aggiornamento del Bando Tipo affronta inoltre il tema dell’inversione procedimentale, prevedendo la possibilità di mettere a disposizione la documentazione amministrativa dei primi cinque classificati anche prima della verifica definitiva della stazione appaltante, recependo le indicazioni formulate dal Consiglio di Stato.

Si tratta di un intervento che conferma la crescente attenzione del legislatore e delle autorità di regolazione verso l’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’Intelligenza Artificiale negli appalti pubblici, con effetti destinati a incidere in modo significativo sull’organizzazione delle imprese, sui processi di compliance e sulla gestione delle gare.

ICMQ: Corso La matrice dei rischi e il risk management per la progettazione e la gestione delle commesse – 18 giugno, dalle ore 9.00 alle ore 18.00 in modalità online sincrona

L’analisi dei rischi è fondamentale per approcciare a qualunque progetto. La matrice dei rischi è sempre più richiesta dalle Stazioni Appaltanti pubbliche quali il Politecnico di Milano, l’Università di Perugia, etc. come documento d’offerta in sede di gara con il criterio dell’offerte economicamente più vantaggiosa, unitamente ai concetti di rischio negativo e di rischio positivo/opportunità.

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PROGRAMMA DEL CORSO

L’analisi dei rischi è fondamentale per approcciare a qualunque progetto. La matrice dei rischi è sempre più richiesta dalle Stazioni Appaltanti pubbliche quali il Politecnico di Milano, l’Università di Perugia, etc. come documento d’offerta in sede di gara con il criterio dell’offerte economicamente più vantaggiosa, unitamente ai concetti di rischio negativo e di rischio positivo/opportunità.

Il successo di un progetto dipende infatti dalla oggettiva e sapiente gestione di più variabili, fra cui i rischi da prevedere e gestire. In tutti i progetti ormai, è fondamentale poter disporre della capacità di individuare i rischi connessi al progetto stesso e, più in generale, all’intervento in atto, in modo da poter mitigare e comunque gestire i rischi medesimi; per il vero occorre osservare che il rischio, se ben gestito, può diventare un’opportunità (opportunità in quanto l’aver saputo gestire i rischi di un progetto/intervento porta ad essere concorrenziale sia dalla fase di offerta rispetto a chi non ha saputo gestire il rischio).

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