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Più videosorveglianza a Catanzaro

Il sottosegretario Ferro: «Grande attenzione del ministro Matteo Piantedosi sul tema della sicurezza urbana»

Potenziare il controllo del territorio nella città di Catanzaro, con la definizione di progetti di potenziamento e implementazione dei sistemi di videosorveglianza a partire dal quartiere marinaro, con il sostegno finanziario del Ministero dell’Interno. É uno degli impegni emersi nel corso della riunione tenuta in Prefettura a Catanzaro, convocata dal prefetto Enrico Ricci, alla quale hanno preso parte, insieme al sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, i vertici delle forze dell’ordine, i rappresentanti della Regione Calabria, i rappresentanti dell’amministrazione comunale con il sindaco Nicola Fiorita.

«C’è grande attenzione del ministro Matteo Piantedosi sul tema della sicurezza urbana, che si traduce in fatti concreti con il sostegno diretto del Viminale alla realizzazione di sistemi di videosorveglianza e il finanziamento di nuovi progetti di rigenerazione urbana oltre a quelle già finanziate con oltre 15 milioni per Catanzaro», ha detto il sottosegretario Wanda Ferro, che ha auspicato una rapida ed efficace progettazione degli interventi tenendo conto delle indicazioni tecniche e operative provenienti dalle Forze dell’ordine.

Una seconda riunione, sempre presieduta dal prefetto Ricci, si è tenuta invece con il sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro, finalizzata all’accelerazione degli interventi di bonifica dell’area attualmente occupata dall’accampamento rom di Scordovillo.

Nel corso dell’incontro – cui hanno preso parte, oltre alle forze dell’ordine e ai rappresentanti della regione, i rappresentanti di altri enti interessati e di alcune realtà del sociale – si è avviata la definizione di una progettazione che consenta, con un preciso cronoprogramma, di avviare e portare a compimento nei tempi previsti i complessi interventi di bonifica dell’area, attesi da decenni.

Fonte: Ministero dell’Interno

Assunzioni di giovani “NEET”: indicazioni per l’incentivo

Assunzioni di giovani “NEET”: indicazioni per l’incentivo

Dal 31 luglio 2023 i datori di lavoro potranno richiedere l’incentivo per le assunzioni a tempo indeterminato di “NEET”.

L’INPS, con la circolare INPS 21 luglio 2023, n. 68, fornisce le istruzioni per l’incentivo economico riconosciuto ai datori di lavoro che assumono a tempo indeterminato soggetti “NEET – Not (engaged in) Education, Employment or Training” nel periodo 1° giugno – 31 dicembre 2023.

L’incentivo, introdotto dal decreto Lavoro (decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48), è riconosciuto a domanda, per 12 mesi, nella misura del 60 per cento della retribuzione mensile lorda imponibile ai fini previdenziali, per nuove assunzioni di giovani che:

  • alla data dell’assunzione non abbiano compiuto il trentesimo anno di età;
  • non lavorino e non siano inseriti in corsi di studi o di formazione («NEET»);
  • siano registrati al Programma Operativo Nazionale Iniziativa Occupazione Giovani.

La misura spetta per le assunzioni con contratto a tempo indeterminato, anche di somministrazione, e per il contratto di apprendistato professionalizzante.

Il datore di lavoro interessato dovrà inoltrare all’INPS il modulo di domanda online “NEET23”, mediante il quale potrà prenotare le risorse destinate a finanziare l’incentivo. Il modulo sarà disponibile dal 31 luglio 2023 all’interno del Portale delle Agevolazioni

Fonte: INPS

Videosorveglianza del territorio e degli ambienti pubblici: la guida

Videosorveglianza del territorio e degli ambienti pubblici: la guida

di Maria Cristina Urbano – 24 luglio 2023

Videosorveglianza Territorio Guida
 

Lo scorso 13 luglio durante il webinar “Nuovi paradigmi, fra integrazione tecnologica e convergenza con il fattore umano”, è stato presentato da ANCI e ANIE-Sicurezza quello che può essere considerato a buon diritto il primo passo per l’implementazione del protocollo di collaborazione siglato nel 2022 e che ha avuto come esito la redazione di una “Guida per la videosorveglianza del territorio e degli ambienti pubblici”.

La guida permetterà ai 7.901 comuni italiani di avvalersi dell’expertise degli Istituti di Vigilanza Privata, dotati di strutture e tecnologie all’avanguardia e di operatori altamente qualificati, che rappresentano ormai un fiore all’occhiello nel comparto della sicurezza italiana. 

ASSIV Webinar 13 luglio 2023

L’evoluzione tecnologica

Videosorveglianza avanzataanalisi predittiva del rischiosensori multiparametrici sono tutte soluzioni che consentono una fondamentale attività di prevenzione degli atti criminosi a bassa e media intensità (ossia quelli che maggiormente incidono sulla percezione di insicurezza da parte dei cittadini) e una maggiore tempestività d’intervento nel caso in cui sia necessario. A ciò si aggiunga una recente evoluzione della videosorveglianza, ovvero la videoanalisi, un servizio di sicurezza ipertecnologico che sfrutta l’intelligenza artificiale per analizzare le immagini provenienti dalle telecamere ed è in grado di rilevare con un elevato grado di automatismo eventi e situazioni a rischio o comportamenti anomali. Si tratta di una evoluzione fondamentale sotto un duplice punto di vista:

  • perché aumenta in misura esponenziale la capacità di interdizione nei confronti del compimento di reati contro il patrimonio e le persone;
  • e perché ottimizza l’intervento da parte degli operatori della sicurezza, potendosi valutare da remoto se ricorrere o meno alle Forze dell’Ordine. Questo ultimo aspetto non è affatto secondario se si pensa alle criticità in termini di risorse materiali e umane che caratterizza in maniera oramai cronica la Forza Pubblica.

Se l’evoluzione tecnologica, abbinata ad operatori altamente professionalizzati, costituisce già oggi un’importante risorsa per aumentare efficienza ed efficacia nel controllo del territorio, è tuttavia inevitabile, per gli investimenti ad essa connessi e per la sua complessità (che significa ulteriori costi derivanti dalla necessità di garantire una formazione continua al personale), che non possa essere considerata alla portata delle amministrazioni comunali, soprattutto se non si parla di grandi città, né gestita da queste ultime in autonomia.

È per trovare una soluzione a tale insieme di criticità che si è giunti alla sottoscrizione del citato accordo tra ANIE-Sicurezza (di cui ASSIV rappresenta un tassello centrale) ed ANCI. 

La guida per la videosorveglianza del territorio: strumento a servizio delle amministrazioni locali

La guida, che siamo certi potrà rivelarsi un utile e agile strumento a servizio delle amministrazioni locali, è divisa in sette sezioni, ognuna delle quali affronta in maniera verticale ed integrata le problematiche e le opportunità delle quali si deve tener conto per un corretto approccio al tema della sicurezza, con un ovvio focus all’ambito urbano. Si tratta di un vero e proprio approccio metodologico alla sicurezza urbana, i cui elementi qualificanti possono così essere riassunti: analisi obiettiva del rischio; progettazione degli interventi coerente con il livello di rischio individuato; scelta delle tecnologie più adeguate; assistenza nell’installazione delle infrastrutture; gestione dei sistemi di videosorveglianza; aggiornamento dei sistemi e integrazione tra tecnologia, personale armato e non armato. Un vademecum pensato per supportare anche le più piccole amministrazioni comunali nell’ottimizzazione degli interventi ai fini della sicurezza, e quindi un impiego razionale delle risorse pubbliche finanziarie e umane.

L’esigenza di avere un supporto da parte degli Istituti di Vigilanza in tutti gli steps per installare impianti di videosorveglianza, ad esempio, è particolarmente sentita dai comuni, che in meno di 10 anni hanno visto crescere del 120% la presenza di impianti di videosorveglianza passando da 66 impianti ogni 100 mila abitanti del 2014 ai 145 del 2022 (Fonte dati: Rapporto Nazionale sull’attività della Polizia Locale 2022). 

Un trend certificato anche dal fatturato aggregato del comparto Sicurezza e Automazione edifici che, per quanto riguarda la videosorveglianza, nel 2022 è cresciuto del 16,1% rispetto al 2021 (Fonte dati: ANIE SICUREZZA). Un dato interessante che contribuisce a spiegare, e siamo convinti anche a rafforzare, la progressiva riduzione dei reati contro il patrimonio documentata dal Ministero dell’Interno.

Ecco, pertanto, come il protocollo intenda avviare “ogni utile forma di collaborazione delle parti, finalizzata alla condivisione di conoscenza e alla diffusione di buone pratiche per individuare iniziative e strumenti adeguati volti a diminuire la percezione di insicurezza dei cittadini, prevenire e contrastare fenomeni illeciti o criminosisostenere le azioni e il coordinamento delle Forze dell’Ordine”.

Il ruolo di ANIE-Sicurezza, ASSIV e ANCI

Da parte sua Anie-Sicurezza “è in grado di fornire assistenza operativa per la definizione di progetti di sicurezza urbana, mettendo a disposizione il proprio know how su:

  • stato dell’arte e sviluppi di carattere tecnico, informativo, normativo e legislativo;
  • supporto e aggiornamento sulle principali innovazioni tecnologiche;
  • sviluppi tecnici, normativi, legislativi su singole applicazioni/prodotti, su impianti e soluzioni”.

Ma, come più sopra ricordato, il fattore tecnologico da solo non basta se non è accompagnato da personale qualificato capace di garantire un valore aggiunto nella gestione dello strumento. Personalmente, per inciso, non ritengo che le future o futuristiche evoluzioni sul fronte dell’Intelligenza Artificiale potranno mai sostituire integralmente il fattore umano, non nell’ambito che qui ci interessa. La sicurezza, infatti, non può prescindere dalla capacità di effettuare valutazioni di natura psicologica e, al limite, anche di empatia nei confronti dell’altro, che non è semplicisticamente riconducibile alla sola sfera della razionalità. Ciò detto, mi si perdonerà la digressione, il protocollo in oggetto si preoccupa di sostenere percorsi formativi adeguati, tant’è che “ANIE è disponibile ad organizzare incontri di formazione e informazione sul territorio […] esonerando ANCI da ogni onere economico e facendosi carico di eventuali sponsorizzazioni”. Cito quest’ultimo aspetto perché non dimentichiamo mai come, in maniera spesso obbligata dalla scarsità di risorse a disposizione ma certamente miope, in Italia quando si deve risparmiare, la prima cosa che si taglia è la formazione. Occorre peraltro tener conto del fatto che l’ausilio della tecnologia nella gestione della sicurezza impatta tematiche altrettanto delicate in materia di privacy e sicurezza dei dati, che richiedono sistemi di gestione certificati e onerosi che sono tipici delle aziende di vigilanza privata ma possono essere poco conosciuti, per ovvi motivi, agli Enti Locali.

Dal canto suo, ANCI si impegna a promuovere “verso i propri associati le attività sopra descritte […] (e) svolgerà attività di comunicazione e sensibilizzazione per divulgare il presente protocollo ai diversi Stakeholders istituzionali e al mondo dei media e attraverso il proprio sito”.

ANCI e ANIE-Sicurezza hanno congiuntamente convenuto “sulla necessità di condividere idee e proposte progettuali per avviare e/o rafforzare progetti di sicurezza urbana e controllo e monitoraggio del territorio nel rispetto del quadro normativo, per definire iniziative di formazione e informazione, di promuovere gruppi di lavoro tematici al fine di facilitare il partenariato e il confronto permanente”.

Nel corso del richiamato webinar, del quale ASSIV è stata protagonista, anche attraverso l’intervento dell’associato cav. Gino Puma, ha declinato molti dei temi di cui sopra e ha evidenziato come la sicurezza urbana sia una delle principali sfide per molte delle nostre città, e come i servizi di sicurezza privata giochino un ruolo significativo nel contribuire a preservare la tranquillità e il benessere della comunità. Tema talmente rilevante da rientrare oggi tra le priorità programmatiche che accomunano la gran parte degli amministratori locali.

Sicurezza pubblica e sicurezza urbana

In tale ambito è tuttavia necessario sottolineare come il concetto di sicurezza urbana riguardi l’ampliamento del più tradizionale concetto di “sicurezza pubblica”.

Quest’ultima, ovvero la sicurezza pubblica, si riferisce prevalentemente all’incolumità dei cittadini e alla tutela della proprietà, mentre la prima, cioè la sicurezza urbana, è finalizzata a garantire una buona qualità della vita ai cittadini, anche attraverso il pieno godimento dello spazio urbano.

ASSIV Sicurezza pubblica

Servizi di sicurezza privata e soluzioni di sicurezza integrata

Come più volte ricordato, i servizi di sicurezza privata oggi sono il risultato dell’interazione uomo-tecnologia il cui connubio ha portato a significativi progressi nella protezione delle persone e delle proprietà. Le soluzioni di sicurezza integrata combinano infatti l’abilità e l’esperienza degli operatori di sicurezza sul campo con le innovazioni tecnologiche sempre più avanzate. Le nuove tecnologie consentono infatti una maggiore precisione e tempestività nella rilevazione e nella risposta a situazioni di pericolo e gli operatori, supportati da queste tecnologie, sono così in grado di monitorare e gestire la sicurezza (nella duplice declinazione di safety and security) in modo realmente efficace. Il Cav. Puma, sul tema dell’Intelligenza Artificiale, ha evidenziato come sul suo sviluppo inciderà in maniera significativa il quadro regolatorio conseguente all’approvazione del relativo Regolamento in materia da parte delle istituzioni europee: l’integrazione di intelligenza artificiale e analisi dei dati amplificheranno di molto le capacità di prevenzione e risposta, arrivando a modelli attendibili di predittività degli eventi che contribuiranno a facilitare l’attività di valutazione degli stessi da parte del personale specializzato.

Partenariato Pubblico-Privato

In conclusione, devo ricordare come il presente protocollo tra ANIE-Sicurezza e ANCI non rappresenti il primo esperimento di partenariato pubblico-privato su questa materia: già nel 2010, con il Protocollo “Mille occhi sulle città”, gli Istituti di Vigilanza sul territorio si impegnavano, in un’ottica di sicurezza complementare, a collaborare con le Forze dell’Ordine segnalando ogni anomalia che potesse interessare l’ordine pubblico, dai reati propriamente detti a fattori di degrado ambientale o sociale che spesso ne costituiscono il presupposto. Rinnovato nel 2021 a livello centrale, le prefetture italiane stanno applicando a livello territoriale il protocollo, riconoscendone evidentemente l’intrinseca validità.

L’accordo tra ANCI e Anie-Sicurezza si inserisce quindi in un solco nel quale, a distanza di 11 anni, è stata riconosciuta l’efficacia di un’intuizione che si basava sull’impegno e la massima collaborazione tra le autorità di pubblica sicurezza, le forze dell’ordine, la polizia locale e gli istituti di vigilanza privata. 

E questa è la strada che va seguita con sempre maggiore convinzione!

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Richieste di integrazione salariale per “eventi meteo” – temperature elevate

Messaggio INPS del 20 luglio 2023, n. 2729: Richieste di integrazione salariale per “eventi meteo” – temperature elevate. Indicazioni

In considerazione dell’eccezionale ondata di calore che sta interessando tutto il territorio nazionale e dell’incidenza che tali condizioni climatiche possono determinare sulle attività lavorative e sull’eventuale sospensione o riduzione delle stesse con riconoscimento del trattamento di integrazione salariale, si riassumono le indicazioni che seguono.

Come già chiarito in precedenza, in caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa in conseguenza delle temperature elevate, il ricorso al trattamento di integrazione salariale con la causale “eventi meteo” è invocabile dal datore di lavoro laddove le suddette temperature risultino superiori a 35° centigradi. Va, tuttavia, ricordato che anche temperature inferiori a 35° centigradi possono determinare l’accoglimento della domanda di accesso al trattamento ordinario qualora entri in considerazione la valutazione anche della temperatura c.d. “percepita”, che è più elevata di quella reale.

Tale situazione, ad esempio, si determina nelle giornate in cui si registra un elevato tasso di umidità che concorre significativamente a determinare una temperatura “percepita” superiore a quella reale. Pertanto, la valutazione della temperatura rilevata nei bollettini meteo deve tenere conto anche del grado di umidità, atteso che, in base alla combinazione dei due valori (temperatura e tasso di umidità), è possibile ritenere che la temperatura percepita sia maggiore di quella effettivamente rilevata.

Naturalmente costituiscono un elemento di rilievo per una positiva valutazione dell’integrabilità della causale sia la tipologia di lavorazione in atto che le modalità con le quali la stessa viene svolta.

Dalla valutazione di dette caratteristiche, infatti, può emergere la rilevanza della temperatura “percepita” rispetto a quella reale, in considerazione della particolare incidenza che il calore determina sul regolare svolgimento delle lavorazioni.

Anche temperature inferiori ai 35 gradi possono, quindi, essere idonee a dare titolo al trattamento di integrazione salariale, se le relative attività sono svolte in luoghi non proteggibili dal sole o se comportino l’utilizzo di materiali ovvero in presenza di lavorazioni che non sopportano il forte calore.

In sostanza, la valutazione non deve fare riferimento solo al gradiente termico ma anche alla tipologia di attività svolta e alle condizioni nelle quali si trovano ad operare i lavoratori.

Ai fini di una più puntuale valutazione degli elementi a supporto della richiesta di accesso al trattamento di integrazione salariale nei casi “de quo”, potranno soccorrere anche le documentazioni o le pubblicazioni su dati relativi agli indici di calore da parte dei vari dipartimenti meteoclimatici o della protezione civile.

Si precisa che la medesima considerazione deve essere svolta anche con riferimento alle lavorazioni al chiuso, allorché le stesse non possano beneficiare di sistemi di ventilazione o raffreddamento per circostanze imprevedibili e non imputabili al datore di lavoro, nonché nell’ambito del lavoro svolto in agricoltura, secondo la disciplina in materia di Cassa integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato dipendenti da imprese agricole (CISOA) recata dalla legge 8 agosto 1972, n. 457, e successive modificazioni.

Si ricorda, inoltre, che il trattamento di integrazione salariale è riconoscibile in tutti i casi in cui il datore di lavoro, su indicazione del responsabile della sicurezza dell’azienda, disponga la sospensione/riduzione delle attività in quanto sussistono rischi o pericoli per la sicurezza e la salute dei lavoratori, purché le cause che hanno determinato detta sospensione/riduzione non siano imputabili al medesimo datore di lavoro o ai lavoratori.

Conseguentemente, anche nel caso in cui le sospensioni/riduzioni siano disposte dal datore di lavoro su indicazione del responsabile della sicurezza per cause riconducibili alle temperature eccessive rilevate sul luogo di lavoro, è possibile valutare positivamente la richiesta di ricorso al trattamento di integrazione salariale.

Si ricorda, infine, che, a seguito del riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro operato dalla legge 31 dicembre 2021, n. 234, il ricorso all’ammortizzatore sociale per “eventi meteo” è ammesso anche con riferimento ai datori di lavoro tutelati dal Fondo di integrazione salariale (FIS) e dei Fondi di solidarietà bilaterali ex articoli 26 e 40 del D.lgs. n. 148/2015. Va, tuttavia, evidenziato che, ai fini della positiva valutazione della richiesta di accesso al trattamento per le motivazioni richiamate, occorre tenere conto sia della tipologia di attività lavorativa espletata sia delle modalità di svolgimento della stessa.

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