Home Blog Pagina 5

La Vigilanza Privata non è un servizio isolato ma parte dei Servizi Integrati – S News

S. News – Giovanni Di Nitto, Vicepresidente ASSIV e Presidente CDA Securducale Vigilanza, approfondisce in modo sistematico perché la Vigilanza Privata non debba essere vista come un servizio isolato, bensì come parte dei servizi integrati. Evidenzia inoltre che il mercato sta cambiando prospettiva e che il passo successivo è, all’interno della Vigilanza Privata, “farsi promotori di questo cambiamento” e, a tal fine, indica “3 mosse concrete”.

Buona lettura!

LA VIGILANZA PRIVATA NON È UN SERVIZIO ISOLATO: COME ENTRA NEI SERVIZI INTEGRATI E PERCHÉ IL SETTORE DEVE CAMBIARE PASSO

a cura di Giovanni Di Nitto

Quando parliamo di sicurezza, il pensiero corre subito alla prevenzione di intrusioni, furti, atti vandalici o eventi critici. Ma in molti contesti reali – trasporti, infrastrutture, sanità, siti industriali, luoghi ad alta affluenza, porti, aeroporti, stazioni – la sicurezza è qualcosa di più integrato: è la capacità di far funzionare un servizio senza interruzioni, garantendo ordine, regole chiare, tempi di risposta rapidi e procedure che si attivano correttamente quando serve. In altre parole, la sicurezza non tutela solo “da qualcosa”, ma tutela anche “per qualcosa”: per la continuità, la qualità e l’affidabilità del servizio. Un varco bloccato o un allarme gestito male diventano rapidamente un problema operativo.

All’interno di questa cornice, la Vigilanza Privata ha un ruolo decisivo, ma spesso rimane intrappolata in una percezione riduttiva: un servizio a sé, separato, misurato soprattutto in presenza e ore/uomo. La regolamentazione incide, ma l’isolamento dipende anche da come progettiamo i servizi, capitolati, processi e funzioni operative che non dialogano.

“Servizi Integrati”: cosa significa davvero? E perché il concetto di Servizi Integrati riguarda anche la Vigilanza?

Parlare di “facility” o, più in generale, di servizi integrati non significa parlare soltanto di edifici. Significa coordinare attività diverse che supportano un servizio principale: manutenzioni, pulizie, antincendio, gestione accessi e flussi, accoglienza, gestione segnalazioni e interventi, controllo del decoro. Questo vale ovunque: in un aeroporto, in un porto, in una stazione, lungo una rete di trasporto, in un impianto produttivo, in un ospedale, in un campus, in un grande evento.

La differenza tra una semplice “somma di servizi” e una gestione integrata sta nel modo in cui questi servizi lavorano: regole comuni, responsabilità chiare, canali di comunicazione condivisi, obiettivi misurabili. L’integrazione vera si vede quando un’anomalia rilevata sul campo non resta un fatto isolato, ma diventa un’azione: segnalazione, presa in carico, intervento, ripristino, tracciabilità. È un tema di regia e di processo, non solo di contratti.

Perché la vigilanza privata è ancora percepita come verticale e separata

La vigilanza privata è regolata e questo, di per sé, non è un problema: è una tutela per tutti. Il punto è che, nella pratica, regolamentazione e abitudine portano spesso a trattare la security come un “blocco separato”. Nei capitolati e nei linguaggi quotidiani, sicurezza e altri servizi vengono distinti con confini rigidi: “la vigilanza fa vigilanza”, “la manutenzione fa manutenzione”, “il cleaning fa cleaning”.

Quando questa divisione diventa un silos, succede una cosa: la presenza della guardia giurata viene valutata solo per ciò che fa in senso stretto (controllo, ronda, presidio, accessi), mentre non viene valorizzato ciò che potrebbe abilitare per l’intero contesto operativo. In quel momento la vigilanza diventa un costo “a ore”, isolato, e perde la possibilità di contribuire alla qualità complessiva.

Qualche segnale di cambiamento, però, inizia ad emergere. Negli ultimi tempi si osservano bandi di gara pubblici in cui la componente security è collegata anche alla manutenzione degli impianti d’allarme. È un passo ancora piccolo, perché l’impianto d’allarme rientra già nella “sicurezza tecnologica”. Ma è un passaggio culturalmente rilevante: nel sentire comune l’impianto – anche l’impianto d’allarme – è spesso percepito come “lavoro da elettricista”, non come responsabilità naturale di un istituto di vigilanza. Il messaggio è che sicurezza significa anche affidabilità delle tecnologie.

Integrazione non è commistione: ruoli diversi, regia comune

Integrare non significa confondere ruoli o far fare alla vigilanza privata attività che non le competono. Ogni funzione mantiene il suo perimetro: manutentori, addetti alle pulizie, antincendio, accoglienza hanno competenze specifiche che non vanno sovrapposte. L’integrazione riguarda la regia: definire chi osserva, chi segnala, a chi, con quali tempi ed evidenze, e come si attiva la catena di risposta.

In molti contesti complessi, la vigilanza privata è il servizio più continuo, spesso presente anche quando altri servizi non lo sono. Per questo può diventare l’anello che garantisce continuità: intercetta anomalie, mette in sicurezza un’area, attiva escalation, facilita l’intervento degli specialisti competenti.

Il salto di qualità, quindi, è culturale: smettere di considerare la presenza del vigilante come un “costo fisso per la sicurezza” e iniziare a vederla come un’opportunità. Un presidio intelligente, capace di interagire con più funzioni, rilevare criticità trasversali, attivare escalation e contribuire alla continuità operativa.

Per arrivarci serve una figura nuova: la guardia evoluta, che non rinuncia alla sua identità, ma acquisisce competenze di base su emergenze/antincendio, impianti, ambiente, cleaning e protocolli. Non solo presiede: vede, segnala, supporta e contribuisce al funzionamento quotidiano in un’ottica di facility intelligence. È questo il paradigma: non più un’isola operativa, ma un nodo attivo e interconnesso nell’ecosistema operativo.

Il valore per il mercato security: uscire dall’isolamento e crescere come industria di servizi

Questo cambio di prospettiva crea valore per l’intero mercato della sicurezza privata. Oggi il settore rischia di restare intrappolato nella logica delle ore/uomo, che porta inevitabilmente a competere sul prezzo, più che sulla qualità. È una trappola perché sulla sola presenza fisica è sempre più difficile generare margini: la presenza è necessaria, ma se rimane “misurata a ore” diventa un costo rigido. L’evoluzione è la condizione per spostare la security verso risultati misurabili.

Uscire dall’isolamento significa anche migliorare l’interlocuzione con i committenti, chiarendo dove si costruisce davvero la qualità: progettazione del presidio sul rischio reale, procedure ed escalation, lettura del contesto, formazione, uso consapevole della tecnologia, tracciabilità delle azioni. Se non sappiamo misurare e raccontare questi elementi, il cliente continuerà a comprare “ore”, e non risultati. In pratica significa passare da KPI di input (ore, presidi) a KPI di esito (tempi di risposta, riduzione disservizi, qualità delle segnalazioni).

Per questo l’evoluzione non può riguardare solo la guardia giurata o l’operatore sul campo: deve coinvolgere tutta la struttura dell’Istituto. Servono centrale operativa, responsabili di commessa, formazione, procedure, strumenti e cultura manageriale orientati al risultato. In sintesi: meno “ore”, più “governo del rischio” e continuità. Il percorso può sembrare lungo, ma i segnali sono chiari: committenti pubblici e soprattutto privati stanno maturando una domanda di maggiore qualità, chiedendo servizi più misurabili, più affidabili e più integrati.

Formazione: la leva decisiva, da “guardia” a “operatore di servizi”

Il salto non avviene con una riga in un capitolato: avviene con la formazione. Non per trasformare la guardia giurata in un manutentore o in un addetto alle pulizie, ma per darle competenze di base: riconoscere criticità, usare procedure condivise e attivare rapidamente gli interlocutori corretti.

La formazione che abilita il presidio multifunzionale ha due componenti. La prima è culturale e comportamentale: collaborazione, gestione del pubblico, consapevolezza del contesto, capacità di comunicare in modo chiaro. La seconda è pratica: basi di emergenze e antincendio, lettura delle anomalie più frequenti, decoro e igiene come indicatori operativi, gestione corretta delle segnalazioni e delle consegne.

Tecnologia e intelligenza artificiale: risposta realistica alla carenza di personale

C’è poi un fattore che rende questa evoluzione necessaria: la carenza di personale, in molte aree, è ormai strutturale. In questo scenario, aumentare la produttività e l’efficacia del presidio richiede un supporto tecnologico sempre più forte: strumenti per gestire accessi, allarmi e segnalazioni e piattaforme (anche su smartphone) per tracciare eventi e interventi.

L’intelligenza artificiale può aiutare a ridurre i falsi allarmi e dare priorità agli eventi (ad esempio nell’analisi video o nella classificazione degli alert), alleggerendo il carico operativo. Ma qui vale una regola: tecnologia avanzata senza formazione produce frustrazione; tecnologia avanzata con operatori formati produce valore. L’obiettivo è liberare tempo operativo per attività a maggior valore: presidio, relazione con l’utenza e gestione delle emergenze.

Cosa deve fare il settore: tre mosse concrete per rendere possibile il cambiamento

Se vogliamo che questa trasformazione sia reale, il settore deve aiutarsi da solo. Gli istituti di vigilanza possono fare almeno tre cose concrete.

Primo: investire in una formazione strutturata e continua, non episodica, con aggiornamenti, esercitazioni e valutazioni.

Secondo: accelerare sull’adozione di tecnologie interoperabili e semplici da usare, per ridurre dispersione e rendere tracciabili segnalazioni, allarmi e interventi.

Terzo: fare cultura di mercato e vendere la vigilanza non solo come “presidio”, ma come funzione che crea continuità e qualità del complessivo servizio di integrated facility management.

In conclusione, la vigilanza privata continuerà ad avere una specificità regolata, ed è giusto così. Ma può smettere di essere isolata. I segnali iniziali, come i bandi che avvicinano security e manutenzione degli impianti d’allarme, indicano che il mercato sta cambiando prospettiva. Il passo successivo è farsi promotori di questo cambiamento con formazione, tecnologia (inclusa l’intelligenza artificiale) e standard operativi chiari.
Così la sicurezza non perde identità: la rafforza, diventando parte riconosciuta dei servizi integrati e della continuità del servizio.

Giovanni Di Nitto. Vicepresidente ASSIV – Presidente CDA Securducale Vigilanza

Leggi l’articolo su S News

ICMQ: Corso Tecniche di intelligence applicate alla sicurezza nelle trasferte – inizio corso 22 aprile 2026

In un mondo sempre più complesso e interconnesso, il livello di resilienza di un’azienda si misura anche attraverso la capacità di proteggere il proprio personale. Ogni trasferta di lavoro, nazionale o internazionale, espone i dipendenti a un ventaglio di rischi – sanitari, criminali, politici, sociali e informatici – che non possono essere ignorati.   Questo corso intensivo supera l’approccio tradizionale alla sicurezza, ponendo al centro l’Open Source Intelligence (OSINT) come strumento strategico fondamentale.  ICMQ in collaborazione con Scuola Internazionale Etica & Sicurezza Milano – L’Aquila, ha organizzato un percorso formativo dedicato alla gestione del rischio nelle trasferte internazionali. E’ possibile seguire l’intero percorso o partecipare ad un singolo modulo.

OBIETTIVI

L’obiettivo è dotare ogni viaggiatore degli strumenti analitici per gestire proattivamente la propria sicurezza, in linea con i principi di diligenza del “Duty of Care” e dello standard internazionale UNI ISO 31030.

PROGRAMMA

Il corso, della durata di 4ore, si svolge dalle 9.00 alle 13.00, costituisce il Modulo B del percorso formativo di Travel Risk.

•L’approccio OSINT-Driven alla Travel Security
• Il cuore dell’OSINT: Metodologie e strumenti per l’analisi della destinazione 
• Dall’Intelligence all’azione: Utilizzare l’OSINT per la pianificazione e la mitigazione dei rischi
• OSINT sul campo e gestione delle emergenze
• Checklist operativa finale, Q&A e Conclusioni 

QUOTA

Clienti ICMQ          250 Euro + IVA

Altri:                       300 Euro + IVA

Per tutti i professionisti che si iscriveranno a due o più corsi del percorso di Travel Risk, verrà applicata la tariffa PROMO PIU’ (si veda la locandina allegata)

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

ICMQ: Corso Gestione del rischio di viaggio : la gestione della sicurezza nelle trasferte all’estero – data inizio corso 14 aprile 2026

Ogni viaggio di lavoro comporta rischi naturali, penali, sanitari, accidentali, sociali e informatici che non possono essere trascurati. La sicurezza dei lavoratori in trasferta è un preciso dovere giuridico del Datore di Lavoro e rappresenta un elemento strategico per le aziende italiane con personale all’estero.  ICMQ in collaborazione con Scuola Internazionale Etica & Sicurezza Milano – L’Aquila, ha organizzato un percorso formativo dedicato alla gestione del rischio nelle trasferte internazionali. E’ possibile seguire l’intero percorso o partecipare ad un singolo modulo.

OBIETTIVO

In questo corso, stimolando costantemente un sguardo interfunzionale al rischio, verrà definito in modo chiaro ed esaustivo il quadro normativo italiano in materia di sicurezza nelle trasferte all’estero; verranno analizzati gli scenari internazionali attuali attraverso casi ed esempi e sarà presentata la metodologia integrata per valutare e gestire i rischi delle trasferte secondo la UNI ISO 31030, nonché gli strumenti e le attività di cui le aziende possono avvalersi nelle fasi pre, durante e post viaggio. 

PROGRAMMA DEL CORSO

Il corso della durata di 8 ore, dalle ore 9.00 alle ore 18.00, costituisce il Modulo A del percorso formativo di Travel Risk.

• Il contesto internazionale: scenari di rischio ed eventi emergenziali 
• Obblighi aziendali nell’ambito della normativa vigente
• Cenni di contrattualistica
• Impostare il sistema di gestione della sicurezza nelle trasferte all’estero secondo lo standard
UNI ISO 31030:2021
• Attività e strumenti aziendali prima, durante e dopo una trasferta
• Fattore umano e rischio: percezione e stress
• Q&A Conclusioni 
 
TEST FINALE DI VALUTAZIONE DELL’APPRENDIMENTO

QUOTA

Clienti ICMQ          350 Euro + IVA

Altri:                       450 Euro + IVA

Per tutti i professionisti che si iscriveranno a due o più corsi del percorso di Travel Risk, verrà applicata la tariffa PROMO PIU’ (si veda la locandina allegata)

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

ICMQ: Corso La matrice dei rischi e il risk management per la progettazione e la gestione delle commesse – inizio corso 23 aprile 2026

L’analisi dei rischi è fondamentale per approcciare a qualunque progetto. La matrice dei rischi è sempre più richiesta dalle Stazioni Appaltanti pubbliche quali il Politecnico di Milano, l’Università di Perugia, etc. come documento d’offerta in sede di gara con il criterio dell’offerte economicamente più vantaggiosa, unitamente ai concetti di rischio negativo e di rischio positivo/opportunità.

OBIETTIVI

Formazione di una figura professionale capace di ridurre il rischio di derive del progetto/intervento, attraverso una tempestiva analisi dei rischi applicata all’attività progettuale e gestionale delle commesse di opere, sia pubbliche che private. La formazione di tale figura professionale è la risposta alla richiesta del mercato del lavoro di figure più ricche di competenze tecnico-manageriali, in grado di individuare e valutare i rischi, nonché di sviluppare strategie per governare gli stessi nelle diverse fasi tecniche, economiche, finanziarie e amministrative del progetto. Il corso farà riferimento ai concetti della Norma UNI ISO 31000/2018.

PROGRAMMA CORSO

L’analisi dei rischi è fondamentale per approcciare a qualunque progetto. La matrice dei rischi è sempre più richiesta dalle Stazioni Appaltanti pubbliche quali il Politecnico di Milano, l’Università di Perugia, etc. come documento d’offerta in sede di gara con il criterio dell’offerte economicamente più vantaggiosa, unitamente ai concetti di rischio negativo e di rischio positivo/opportunità.

Il successo di un progetto dipende infatti dalla oggettiva e sapiente gestione di più variabili, fra cui i rischi da prevedere e gestire. In tutti i progetti ormai, è fondamentale poter disporre della capacità di individuare i rischi connessi al progetto stesso e, più in generale, all’intervento in atto, in modo da poter mitigare e comunque gestire i rischi medesimi; per il vero occorre osservare che il rischio, se ben gestito, può diventare un’opportunità (opportunità in quanto l’aver saputo gestire i rischi di un progetto/intervento porta ad essere concorrenziale sia dalla fase di offerta rispetto a chi non ha saputo gestire il rischio).

Il Corso di 8 ore, suddiviso in due moduli, si rivolge a liberi professionisti, società di ingegneria, imprenditori, dirigenti pubblici e privati che intendono acquisire una nuova opportunità professionale nel campo della progettazione, nella gestione delle commesse, allo scopo di mitigare i rischi e di poterli trasformare in opportunità. Saranno esposti casi reali di risk management.

QUOTA

Clienti ICMQ:   Euro 900 euro + IVA

Altri:  Euro 1.100 euro + IVA

E’ prevista una riduzione del 15% per l’iscrizione di 2 partecipanti, del 20% per 3 partecipanti, del 25% per 4 o più partecipanti della stessa società.

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link