Home Blog Pagina 598

Confindustria: Italia in risalita ma l’esito è incerto. A fine 2022 gap colmato, la condizione è la campagna vaccinale

Rapporto di previsione Centro Studi Confindustria: Italia in risalita ma l’esito è incerto. A fine 2022 gap colmato, la condizione è la campagna vaccinale

L’Italia in risalita dalla voragine ma l’esito è incerto. A fine 2022 gap colmato, la condizione è la campagna vaccinale.

Il CSC prevede un graduale recupero del PIL italiano, concentrato nella seconda metà di quest’anno, arrivando al +4,1% nel 2021 e al +4,2% nel 2022. A fine 2022 l’economia dovrebbe colmare la voragine aperta nel 2020 dalla pandemia. Rispetto allo scenario di ottobre, per il 2021 si ha una revisione al ribasso di 0,7 punti. Questa previsione è condizionata all’avanzamento della vaccinazione di massa in Italia ed Europa:l’ipotesi è che il Covid sia contenuto in modo efficace dai prossimi mesi. Un importante contributo alla risalita del PIL sarà fornito dagli effetti derivanti dalle risorse europee che spetterebbero all’Italia: secondo una simulazione econometrica CSC, senza il programma NG-EU il recupero del PIL sarebbe minore di 0,7% nel 2021 e di 0,6% nel 2022.

Le esportazioni italiane, in profonda caduta nel 2020 (-13,8%), risaliranno dell’11,4% nel 2021 e del 6,8% nel 2022, sostenute dalla ripresa della domanda mondiale. Le vendite all’estero di beni sono attese recuperare già nel 2021, grazie al rimbalzo della domanda UE e USA; quelle di servizi, invece, zavorrate dalla crisi del turismo, sono attese chiudere il gap solo alla fine del biennio, riprendendo slancio con l’uscita dall’emergenza pandemica nel mondo.

Dopo l’ampia perdita nel 2020 (-9,1%), gli investimenti sono previsti aumentare a ritmi elevati. Nel 2021 del +9,2%, anche se gran parte del recupero è stato già “acquisito” nella seconda parte del 2020. Nel 2022 oltre i valori pre-Covid (+9,7%), grazie al migliore contesto internazionale. Gli investimenti privati saranno frenati dal debito “emergenziale” delle imprese: secondo una simulazione econometrica CSC, un allungamento del rimborso dei debiti avrebbe un impatto positivo sul PIL di +0,3% nel 2021 e di +0,2% nel 2022. Il recupero degli investimenti sarà sostenuto da quelli pubblici, con incrementi del +19% annuo nel 2021-2022, fino al 3,6% del PIL.

La ripartenza dell’economia italiana è complicata dal forte rincaro delle materie prime, accentuatosi a inizio 2021, che riguarda i metalli e gli alimentari, oltre al petrolio. Sebbene in prospettiva alcuni di questi rialzi dovrebbero essere temporanei, eserciteranno una pressione al ribasso sui margini delle imprese italiane e sul loro cash flow nel 2021, che si somma al problema di fatturati già compressi nel 2020.

Nella risalita dell’economia attesa per il 2021, si avrà un riallungamento delle ore lavorate pro-capite; il numero di persone occupate, invece, è atteso ancora in calo (-1,7%), dopo la flessione limitata al -2,8% nel 2020 (770mila occupati in meno nel quarto trimestre 2020 rispetto a fine 2019). Nel 2022, secondo anno di risalita del PIL, ci sarà spazio anche per un recupero del numero di occupati (+1,4%, pari a +313mila unità).

Il deficit pubblico è stimato in graduale calo ma su valori ancora elevati: 7,8% del PIL nel 2021 e 4,8% nel 2022, dal picco di 9,5% nel 2020 legato alla caduta del PIL e alle misure adottate per fronteggiare la crisi pandemica. Il debito pubblico in rapporto al PIL, dopo il balzo di 21 punti nel 2020, arriverà al 155,7% quest’anno. Poi inizierà a scendere, al 152,9% nel 2022, per il miglioramento del deficit e la risalita del PIL. Cruciale, in questa situazione di alti debiti, è preservare la fiducia riconquistata dall’Italia sui mercati finanziari. Il tasso di interesse sui BTP decennali è sceso ai minimi storici (0,6% a marzo): un elemento molto favorevole dello scenario.

Per l’economia globale la ripartenza è asimmetrica. La risalita dell’economia mondiale è trainata da Stati Uniti e Cina. Invece in Europa, in Italia in particolare, la caduta del PIL è stata più forte e il recupero è atteso più lento. La crisi, quindi, ha ampliato il divario di crescita strutturale tra Europa e Stati Uniti, e tra Italia e paesi core europei. Per colmare questo ritardo di velocità occorre un cambio di passo nelle politiche per le imprese e gli investimenti, per il lavoro e la formazione. L’impatto della crisi è stato fortemente asimmetrico anche tra settori, tra le imprese e tra i lavoratori, anche per le trasformazioni strutturali che la pandemia ha accelerato: dal digitale all’automazione, dalla tutela della salute alla sostenibilità ambientale. Queste eterogeneità persistenti generano il rischio di una ripresa a più velocità. Ciò richiede una gestione molto equilibrata delle politiche emergenziali, che hanno assicurato la tenuta del tessuto produttivo e sociale, non solo in Italia.

Per quanto riguarda l’indebitamento delle imprese italiane, che si erano rafforzate patrimonialmente prima della crisi, hanno fatto un massiccio ricorso ai prestiti “emergenziali” nel 2020, così come è successo negli altri principali paesi europei. Lo strumento di policy maggiormente utilizzato in Europa è la garanzia pubblica per prestiti bancari, ma altre misure hanno un ruolo rilevante: in Italia, la moratoria sui prestiti pre-esistenti, specie per le PMI; in Germania, varie misure per la patrimonializzazione delle imprese, che hanno permesso un calo dei prestiti già nella seconda metà del 2020. Il peso del debito, misurato in anni di cash flow necessario per ripagarlo, è salito poco sopra 2 anni in Germania e a quasi 7 in Italia e Francia. Ciò può avere un impatto negativo sugli investimenti delle imprese. È allora necessario rivedere gradualmente le policy. Oltre ad allungare il periodo di rimborso dei debiti, nel lungo periodo occorre sostenere il riequilibrio della struttura finanziaria delle imprese, con la promozione di canali di finanziamento alternativi, in particolare quelli del capitale azionario.

La politica economica in Europa ha mirato a scongiurare aumenti eccessivi della disoccupazione, con il rafforzamento, anche con risorse comunitarie (tramite il SURE), dei programmi nazionali di sostegno al reddito dei lavoratori in caso di riduzioni dell’attività. L’impatto della crisi sul mercato del lavoro europeo è più drammatico per i giovani e per le donne, per i dipendenti a termine e per quelli a bassa qualifica. I processi di automazione e digitalizzazione sono stati accelerati dalla crisi: l’80% dei datori di lavoro intende rafforzare la digitalizzazione e il lavoro a distanza e il 50% l’automazione del lavoro. Le politiche del lavoro devono essere rimodulate per aumentare l’occupabilità degli individui, compresi i lavoratori in CIG, i disoccupati, gli scoraggiati fuori dalla forza lavoro, e di facilitare la ricollocazione verso nuovi lavori e settori in espansione.

I settori più colpiti dalla crisi sono quelli più connessi con le presenze turistiche. Nel 2020 gli arrivi turistici mondiali sono crollati di tre quarti, generando perdite pari al 2% del PIL globale e mettendo a rischio 100 milioni di posti di lavoro. Maggiormente colpite sono le categorie più deboli: giovani e donne, lavoratori meno qualificati, micro o piccole imprese. L’Italia ha una storica specializzazione turistica. Il settore, attraverso i legami con gli altri comparti, vale il 13% del PIL e il 14% dell’occupazione. L’Italia primeggia per arte e cultura, ma è in ritardo nelle infrastrutture di trasporto e digitali e nella capacità dei governi di definire le priorità in materia di turismo, legate alla promozione del brand Italia e all’attrattività del Paese all’estero. Una strategia di lungo periodo necessita di una più stretta cooperazione degli attori pubblici e privati che operano nel settore.

Accordo commerciale e di cooperazione UE-UK, ha un compito storico: ridefinire i rapporti tra l’Unione e un ex paese membro. Gli effetti economici saranno profondi, dati i legami tra UE e Regno Unito. Per l’Italia, le connessioni commerciali sono più forti nei settori di macchinari, sistema moda e alimentari e bevande. Inoltre, sono profondi i legami diretti, in termini di presenza di imprese multinazionali e di integrazione nelle catene globali del valore. Inoltre, le nuove regole impongono forti limitazioni all’ingresso di lavoratori e studenti UE in UK. Ciò avrà conseguenze rilevanti: il Regno Unito, negli ultimi cinque anni, è stata la prima destinazione degli italiani trasferitisi all’estero. In prospettiva, sono le professioni apicali quelle che saranno sempre più richieste dal mercato inglese.

Qui il Rapporto e le slide

Fonte: Confindustria

Dl Sostegni: audizione di Bankitalia

La sede della Banca d'Italia, Palazzo Koch, oggi 21 ottobre a Roma. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Dl Sostegni: audizione di Bankitalia

Pubblichiamo la Memoria della Banca d’Italia per le Commissioni del Senato riunite 5a (Programmazione economica e Bilancio) e 6a (Finanze e tesoro) sulla conversione del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41, recante misure urgenti in materia di sostegno alle imprese agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19

Banca d’Italia

Dl Sostegni: audizione dell’Istat

Dl Sostegni: audizione dell’Istat

Memoria scritta dell’Istituto nazionale di statistica

Il disegno di legge in esame (conversione del decreto-legge 22 marzo 2021, n. 41 – Decreto Sostegni), interviene – in continuità con le disposizioni introdotte nell’ultimo anno per far fronte all’emergenza – con una serie di misure volte a sostenere le imprese maggiormente colpite dalle restrizioni introdotte negli ultimi mesi, limitare l’impatto sociale della crisi e rafforzare gli strumenti di contrasto alla diffusione del contagio, in particolar modo la campagna vaccinale. Il decreto destina a queste finalità risorse pari a 32 miliardi di euro, l’intero importo dello scostamento di bilancio approvato dal Parlamento nello scorso gennaio.

Il presente documento si concentra su alcuni dei temi principali oggetto di intervento del Decreto Sostegni:

  • dopo aver descritto il quadro della congiuntura economica internazionale e nazionale, viene fornita un’analisi dell’intensità della caduta del fatturato nei settori dell’industria e dei servizi nel 2020;
  • viene inoltre offerta un’illustrazione dell’evoluzione del mercato del lavoro nell’anno trascorso e del più recente quadro congiunturale, informazioni rilevanti alla luce degli interventi previsti dal decreto-legge, a partire dalla proroga del blocco dei licenziamenti – introdotta per la prima volta a marzo dello scorso anno – e dall’allungamento della Cig d’emergenza;
  • sono poi richiamate le stime preliminari della povertà assoluta per l’anno 2020, rilasciate dall’Istat a inizio marzo (le stime definitive verranno rese disponibili il prossimo 16 giugno);
  • infine alcuni approfondimenti sul settore del turismo e della cultura, particolarmente colpiti dalla pandemia.

Fonte: Istat

Dl Sostegni: audizione di Confindustria

Dl Sostegni: audizione di Confindustria

Il Direttore Generale di Confindustria Francesca Mariotti ha partecipato all’Audizione sul Decreto Sostegni presso le Commissioni riunite Bilancio e Finanze del Senato.

Dopo aver inquadrato i dati di contesto, Mariotti ha richiamato i principali contenuti del provvedimento e le proposte di Confindustria per contribuire ad affrontare meglio l’emergenza e a sostenere la ripresa del tessuto produttivo.

È fondamentale, infatti, che in una fase così critica per il Paese le misure a supporto del tessuto socioeconomico siano oggetto di adeguato confronto.

Nel complesso, le prospettive economiche restano problematiche. I dati del primo trimestre registrano, sì, la tenuta dell’industria, ma anche la “caduta” nei servizi. Considerate le ulteriori restrizioni adottate e l’andamento (lento) della campagna vaccinale, il PIL sarà debole anche nel secondo trimestre.

Pertanto, sono fondamentalmente due priorità da perseguire: 1) proseguire nella politica di “sostegno” ma con opportuni adattamenti e ampliamenti; 2) accelerare la campagna vaccinale.

Su questo, Confindustria ha dimostrato che le imprese sono pronte a fare la propria parte, ma per traguardare l’obiettivo delle 500mila dosi giornaliere fissato dal Governo e dalla Struttura commissariale, occorrono disponibilità adeguate di vaccini.

In generale, il DL fa registrare alcune innovazioni apprezzabili per i beneficiari delle misure di sostegno, ma ha un perimetro d’azione limitato nonostante le ingenti risorse impiegate, circa 32 miliardi, ovvero impiegando per intero lo scostamento di bilancio approvato dalle Camere a gennaio 2021.

Sui “ristori”, diverse novità positive rispetto ai precedenti, come il superamento del meccanismo dei codici ATECO, che aveva determinato una serie di criticità operative ed esclusioni irragionevoli, e l’innalzamento della soglia di accesso al contributo da 5 a 10 milioni di euro che, pur non avendo un impatto molto significativo, amplia la platea dei potenziali beneficiari nell’industria di circa 9.400. Ma il sistema rimane ancora non “mirato” a sostenere le imprese che hanno subito le maggiori perdite e che hanno più impatti occupazionali.

Occorre adottare un meccanismo basato sui costi fissi, come sperimentato in Germania sin dall’estate scorsa: sosterrebbe maggiormente le imprese ad alta intensità di occupazione e che investono di più in beni materiali e immateriali, con meccanismi di verifica semplici e automatici e che offra copertura (parziale) ai costi sostenuti per voci come i canoni di locazione e di leasing, i costi di finanziamento, i tributi locali e le utenze, in proporzione alle perdite di fatturato.

Inoltre, va affrontata prima possibile la “emergenza liquidità”.

Le misure a sostegno della liquidità e per il rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese sono assenti nel DL. E ciò a dispetto del massiccio ricorso a prestiti bancari, aumentati significativamente (+7,2% in gennaio rispetto a un anno prima) grazie agli oltre 175 miliardi di finanziamenti garantiti per effetto del DL Liquidità.

Questa dinamica ha garantito tenuta al sistema produttivo nell’emergenza, ma ha avuto l’effetto di accrescere la quota del debito bancario sul totale del passivo: il risultato è stato di più che raddoppiare il peso del debito misurato in termini di anni di cash flow necessari a ripagarlo (da 2,2 anni nel 2019 a 5,4 nel 2021), a danno degli investimenti produttivi.

Nell’immediato, vanno allentate le tensioni finanziarie delle imprese, con 4 misure: 1) modificare le regole in materia di IVA sui corrispettivi non incassati; 2) favorire un più ampio ricorso alla compensazione dei crediti e debiti fiscali; 3 prolungare la moratoria dei debiti delle PMI, scongiurando il rischio di riclassificazione non performing delle esposizioni sospese; 4) allungare i tempi di restituzione dei finanziamenti garantiti da sei anni a non meno di quindici (anche modificando il T.F.).

Nel medio periodo, la priorità è la crescita dimensionale e il riequilibrio della struttura finanziaria delle imprese, anche attraverso una maggiore patrimonializzazione, a partire da misure di forte incentivazione degli aumenti di capitale. 

Riguardo al mercato del lavoro, dai dati ISTAT emerge che nell’anno della pandemia l’Italia ha perso 945 mila occupati, un calo senza precedenti. I più colpiti sono stati i giovani e i dipendenti a termine.

Proprio per questo, considerato anche il perdurante blocco dei licenziamenti, occorre garantire maggiore flessibilità in entrata, affiancando a quanto già previsto dal DL su rinnovi e proroghe dei contratti a termine un intervento sulle causali, che includa anche quelle individuate dalla contrattazione collettiva, anche aziendale.

Occorre poi superare l’impostazione emergenziale dei recenti provvedimenti, a partire da una chiara indicazione delle tappe della riforma degli ammortizzatori sociali, che abbiamo sollecitato più volte, passando per misure in grado di supportare i processi di ristrutturazione aziendale, attraverso il rafforzamento del contratto di espansione.

Infine, due temi ordinamentali urgenti: il differimento di un anno delle procedure di allerta previste dal Codice della Crisi (viste anche le stime allarmanti della Banca d’Italia sui numeri di imprese coinvolte); la necessaria proroga (scade il 30 aprile), fino alla fine dello stato di emergenza, della misura sul lavoro agile “emergenziale”.

Fonte: Confindustria