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Chi protegge chi ci cura? Marianna Ricciardi e Andrea Forte ne parlano nel podcast ASSIV

Prosegue il ciclo “ASSIV incontra la politica” con il terzo episodio dedicato a uno dei temi più delicati e attuali per il nostro Paese: la sicurezza nelle strutture sanitarie.

Protagonisti della puntata sono l’On. Marianna Ricciardi, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, e Andrea Forte, componente del Consiglio Direttivo di ASSIV e imprenditore nel settore della sicurezza privata.

Il podcast affronta un fenomeno in costante crescita: le aggressioni ai danni di medici, infermieri e operatori sanitari, evidenziando la necessità di adottare un approccio integrato alla sicurezza degli ospedali, capace di coniugare prevenzione, organizzazione, tecnologia e professionalità.

Nel corso della conversazione vengono approfonditi numerosi aspetti che interessano il sistema sanitario e il comparto della sicurezza privata: la tutela del personale nei pronto soccorso, il ruolo delle guardie particolari giurate nella prevenzione degli episodi di violenza, l’impiego di sistemi di videosorveglianza, body cam e altre tecnologie di supporto, la formazione congiunta degli operatori sanitari e del personale di sicurezza, nonché l’importanza della figura del security manager nella gestione dei rischi all’interno delle strutture ospedaliere.

Ampio spazio è dedicato anche alla necessità di superare una visione della sicurezza come semplice costo, riconoscendola invece come un investimento indispensabile per garantire la continuità dei servizi sanitari, la tutela degli operatori e la serenità dei pazienti. Il confronto evidenzia inoltre come una collaborazione sempre più stretta tra istituzioni, sistema sanitario e imprese della sicurezza privata rappresenti una condizione essenziale per costruire l’ospedale del futuro.

Il podcast è stato condotto dai giornalisti Elisa Garfagna e Stefano Piazza, che hanno guidato il dialogo favorendo un confronto aperto e concreto tra il mondo della politica e quello delle imprese.

Con “ASSIV incontra la politica”, l’Associazione prosegue il proprio percorso di approfondimento sui grandi temi della sicurezza, promuovendo un dialogo costruttivo con le istituzioni e valorizzando il contributo che la sicurezza privata può offrire alla protezione delle persone, delle infrastrutture e dei servizi essenziali.

Il video integrale della puntata è disponibile qui:

Decreto Primo Maggio: un’occasione per rafforzare qualità e legalità (Huffington Post)

Il provvedimento introduce un insieme articolato di misure che intervengono su salari, incentivi all’occupazione e contrasto alle forme più sofisticate di irregolarità, ridisegnando in parte le condizioni operative di molti comparti, tra cui quello della vigilanza privata

L’approvazione definitiva della legge di conversione del cd Decreto Primo Maggio segna un passaggio rilevante nel percorso di riforma del mercato del lavoro italiano. Il provvedimento introduce un insieme articolato di misure che intervengono su salari, incentivi all’occupazione e contrasto alle forme più sofisticate di irregolarità, ridisegnando in parte le condizioni operative di molti comparti, tra cui quello della vigilanza privata.

Il riferimento al cosiddetto “salario giusto”, ancorato ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, rappresenta senza dubbio un elemento positivo. Per un settore come quello della sicurezza privata, che negli anni ha subito fenomeni di dumping contrattuale e competizione al ribasso, si tratta di un principio coerente con le proposte da tempo avanzate da ASSIV, finalizzate a garantire livelli minimi di qualità, legalità e tutela dei lavoratori. Continuo a insistere, tuttavia, sulla imprescindibile considerazione che misure di tal fatta, per esplicare al meglio il loro effetto, richiedono una profonda revisione delle modalità con le quali le stazioni appaltanti pubbliche procedono a redigere i bandi di gara e valutare le offerte. L’esperienza induce a temere che il tutto possa tradursi in un impatto sui costi operativi delle imprese, in un settore caratterizzato da elevata incidenza del costo del lavoro e da margini limitati, senza che si riesca davvero a superare la logica del massimo ribasso. Un equilibrio non semplice, che richiede politiche coerenti su appalti, tariffe e riconoscimento del valore dei servizi di sicurezza, evitando che l’inasprimento degli obblighi retributivi si traduca in una compressione della sostenibilità economica degli operatori.

Analogamente, il rafforzamento del legame tra incentivi pubblici e rispetto degli standard contrattuali introduce un meccanismo virtuoso, che premia le imprese che operano correttamente e contribuisce a ridurre le distorsioni competitive. Mi auguro che tale principio non venga aggirato disapplicando la norma, fenomeno cui abbiamo già assistito in passato quando la pubblica amministrazione, per ragioni assai discutibili, non ha dato piena applicazione alle sanzioni derivanti dal mancato rispetto da parte degli istituti di vigilanza dei parametri qualitativi introdotti dalla riforma del comparto, in danno delle tante aziende virtuose che avevano provveduto in tal senso, con costi non trascurabili.

Come sempre, pertanto, l’efficacia delle nuove disposizioni dipenderà in larga parte dalla loro concreta attuazione: dalla definizione chiara dei criteri di rappresentatività, dalla capacità di individuare correttamente il contratto di riferimento e, soprattutto, dall’intensità dei controlli. In assenza di questi presidi, il rischio è che le norme restino enunciazioni di principio, senza incidere realmente sulle dinamiche del mercato. 

Nel complesso, il Decreto rappresenta un segnale politico importante, riaffermando il nesso tra qualità del lavoro, sicurezza e legalità. Perché tale obiettivo si realizzi pienamente, è necessario proseguire nel solco di un confronto strutturato con le parti sociali, valorizzando il ruolo delle associazioni di categoria e consolidando un quadro regolatorio che riconosca alla vigilanza privata il ruolo strategico che già oggi svolge per il sistema Paese.

Maria Cristina Urbano

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Confindustria: Indagine Rapida – Giugno 2026: aspettative di produzione stabili, ma la guerra spinge i costi di energia e trasporti

  • – L’indagine rapida presso le grandi imprese industriali associate a Confindustria a giugno 2026 indica attese di stabilità della produzione e un lieve miglioramento rispetto a maggio. Quasi la metà degli intervistati prevede una produzione stabile (47,3% da 43,9%). La quota di chi si attende un aumento moderato o rilevante (43,9%) resta pressoché stabile. Infine, la quota di coloro che si attendono un calo è pari all’8,8% (da 14,3% nella rilevazione precedente; Grafico 1).
  • – La domanda e gli ordini si confermano anche a giugno i principali fattori a supporto della produzione; torna positivo anche il giudizio sulla disponibilità di impianti.
  • – I costi di produzione restano il principale fattore di freno, con saldi ancora molto negativi; rimangono critiche anche la disponibilità di materiali e le condizioni finanziarie, mentre peggiora il giudizio sulla disponibilità di manodopera.
  • – Nel questionario di giugno è stato chiesto alle imprese di indicare i principali problemi e ostacoli legati al conflitto in Medio Oriente, distinguendo tra le criticità già riscontrate e quelle che potrebbero emergere in assenza di una tregua duratura. Dalle risposte raccolte emerge che i principali problemi sperimentati sono il costo delle materie prime energetiche, segnalato come fattore più rilevante dal 28,2% delle imprese, seguito dai costi di trasporto, logistica e assicurazione (21,4%) e dall’aumento del costo delle materie prime non energetiche e degli input intermedi (15,0%).
  • – In caso di mancata stabilizzazione del quadro geopolitico, la principale preoccupazione riguarda l’ulteriore incremento dei costi di trasporto e di assicurazione, indicato dal 19,7% delle imprese rispondenti. Seguono il rincaro delle materie prime non energetiche (19,4%) e il rischio di ostacoli o di una riduzione delle esportazioni verso i paesi coinvolti nel conflitto, che rappresenta il terzo fattore di rischio più citato dagli intervistati (17,9%) (Grafico 2).

Fonte: Centro Studi Confindustria

Confindustria: Real Time Turnover Index – RTT in calo a maggio

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RTT 2.0, risultato di un aggiornamento della metodologia e calcolato in base ai dati sul fatturato (destagionalizzato e deflazionato) del campione di imprese clienti di TeamSystem, registra un -0,4% a maggio, dovuto al calo in industria e servizi, meno nelle costruzioni.

Il dato aggregato di RTT per l’economia italiana

  • A maggio RTT indica una flessione: -0,4% normalizzato, dopo il +0,3% di aprile (Grafico 1).
  • Nonostante tale calo, RTT continua a registrare una variazione acquisita positiva nel 2° trimestre, grazie agli aumenti precedenti.

RTT per i macro-settori produttivi

  • RTT a maggio indica un’industria in flessione (-2,5%), dopo un andamento mediamente quasi stabile nei tre mesi precedenti (Grafico 2).
  • Nei servizi si registra un calo a maggio (-1,6%), dopo gli aumenti significativi tra febbraio e aprile.
  • Anche RTT nelle costruzioni è in calo (-0,3%), ma più limitato rispetto agli altri settori.
  • La variazione acquisita per il 2° trimestre resta positiva per servizi e costruzioni, diventa negativa nell’industria.

RTT per le macro-aree

  • RTT a maggio è negativo in tutte le macro-aree, di più al Sud (-1,8%) e al Nord-Est (-1,4%; Grafico 3).
  • La variazione acquisita per il 2° trimestre rimane positiva al Nord-Ovest e al Centro, mentre diventa negativa al Nord-Est e nel Sud.

RTT per le dimensioni d’impresa

  • RTT a maggio registra un calo per tutte le classi dimensionali, più ampio per le grandi imprese dopo i forti aumenti precedenti.
  • La variazione acquisita per il 2° trimestre è positiva per tutte le dimensioni, ma quasi nulla per le grandi imprese.

Fonte: Centro Studi Confindustria