La sicurezza non è più solo presidio fisico, telecamere o pattuglie. Sta diventando un sistema intelligente, capace di interpretare i contesti, anticipare i rischi e intervenire solo quando serve davvero. In questa intervista Marco Bavazzano, CEO di Axitea Spa, spiega perché le videoronde digitali basate su intelligenza artificiale rappresentano una svolta per il settore della vigilanza privata e perché il futuro passerà da modelli integrati, partnership e reti di competenze in grado di unire tecnologia, territorio e capacità di risposta.
Le videoronde digitali con IA sono una svolta. Perché rappresentano un cambiamento strutturale per il settore?
Le videoronde digitali basati su intelligenza artificiale non sono un semplice miglioramento dei servizi esistenti, sono una nuova generazione di soluzioni che cambiano il modo di proteggere aziende e infrastrutture e che cambiano i paradigmi della vigilanza.
Il punto non è aggiungere tecnologia, il punto è offrire un servizio più intelligente, capace di leggere ciò che accade e di trasformarlo subito in decisioni operative. Oggi la sicurezza non può limitarsi a registrare: deve anticipare, riconoscere un rischio, dare priorità alle informazioni e permettere di intervenire quando è davvero necessario.
Questa capacità di “capire” il contesto fa la differenza. Significa avere un servizio continuo, attento, che unisce persone, processi e strumenti in un’unica regia. È ciò che intendiamo per sicurezza integrata: una visione unica, coerente, capace di offrire al cliente una protezione reale e costante.
Per il settore della vigilanza privata questo passaggio rappresenta una trasformazione profonda. Il valore non sta più nel numero di telecamere, nel numero di ispezioni o nel numero di pattuglie, ma nella qualità delle informazioni che le centrali operative processano e delle relative risposte.
Chi abbraccia questo approccio potrà crescere e restare competitivo. Chi continuerà a basarsi solo su modelli tradizionali rischia di non riuscire a tenere il passo con un mercato che chiede servizi più evoluti e più integrati.
In definitiva, la videoronda digitale non aggiorna la sicurezza: la ripensa. E apre al settore nuove opportunità che possiamo cogliere solo con una cultura più moderna e una visione condivisa del futuro.
In cosa la videoronda digitale si distingue davvero dalla videosorveglianza evoluta “tradizionale”?
La videosorveglianza evoluta ha portato negli anni più qualità delle immagini e più telecamere. Il limite però è sempre stato lo stesso: tutto viene filtrato dall’occhio umano. La videoronda con IA, invece, introduce un’intelligenza che interpreta e capisce il contesto. Questa soluzione con IA seleziona gli eventi rilevanti, riconosce situazioni anomale e presenta agli operatori solo ciò che merita attenzione. Il lavoro delle centrali operative diventa più focalizzato e la risposta è più rapida e precisa. L’operatore non insegue decine di segnali, si dedica a quelli che richiedono un intervento reale.
È un modo più evoluto e responsabile di fare sicurezza. Il risultato è un servizio più credibile agli occhi dei clienti, perché riduce la complessità e aumenta la qualità delle decisioni e la trasparenza del servizio offerto. In definitiva, non è una “versione aggiornata” della videosorveglianza, è un nuovo modo di erogare sicurezza, vicino alle esigenze del presente e del futuro.
Quali benefici concreti vedono i clienti nella gestione degli allarmi e degli interventi?
Il primo beneficio è evidente: trasformare le telecamere da elemento passivo ad elemento attivo in grado di individuare un’intrusione, senza necessariamente procedere ad una nuova installazione di dispositivi sul posto. Il secondo è la rapidità nell’individuazione degli allarmi, minimizzando i falsi: l’allarme arriva già qualificato, con le informazioni che servono per decidere subito. Il terzo è la precisione: l’intervento sul campo è mirato, avviene solo su allarme verificato, con aumento dell’efficacia per il cliente.
C’è anche un valore che spesso passa in secondo piano: la sostenibilità. Eliminare spostamenti a vuoto che si hanno con i tradizionali pattugliamenti o con gli interventi su allarme su falsi allarmi significa ridurre costi operativi e impatto ambientale. È sicurezza che fa bene al business e alla comunità. E soprattutto migliora la fiducia. Un servizio che seleziona e agisce con criterio viene percepito come serio, moderno, affidabile.
Per gli istituti di vigilanza, questo cambiamento cosa significa dal punto di vista organizzativo e strategico?
Significa una cosa molto chiara: la vigilanza privata è entrata in una fase di grande trasformazione.
Il modello tradizionale basato esclusivamente sul presidio fisico non sarà sufficiente per rispondere alle esigenze di sicurezza dei prossimi anni. Gli istituti dovranno fare scelte coraggiose:
- investire in infrastrutture in grado di erogare questi servizi, in processi di delivery strutturati, governate da risorse con competenze specialistiche
, - ripensare la propria organizzazione interna e il nuovo posizionamento sul mercato,
- inserirsi in reti collaborative per condividere capacità e know‑how.
Questo percorso, però, richiede risorse importanti, umane ed economiche. Non tutti potranno sostenerlo da soli. E qui entra in gioco il concetto di rete.

Appunto, la rete. Qual è il ruolo delle partnership nella trasformazione del settore?
Io sono convinto che il futuro della sicurezza sarà costruito da reti di competenze, non da singoli attori isolati. Gli istituti che sapranno valorizzare le partnership potranno accedere a piattaforme, servizi e conoscenze altrimenti inaccessibili.
Da sempre esiste una forma di collaborazione tra gli istituti di vigilanza, a volte un vero e proprio network, utile per offrire servizi di intervento e pattugliamento in aree geografiche non direttamente presidiate. Oggi questo modello deve evolvere e abbracciare anche le nuove soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.
Gli istituti che non possono permettersi investimenti significativi in sistemi di videosorveglianza avanzata possono comunque cogliere questa opportunità grazie a partnership con realtà più strutturate, in grado di erogare il servizio in modo centralizzato.
Axitea, per esempio, ha già compiuto gli investimenti necessari—nell’IA, nelle competenze, nel SOC, nella governance dei processi—e può metterli a disposizione degli istituti che vogliono evolvere senza dover affrontare da soli costi insostenibili.
Non si tratta di “sostituire” la vigilanza tradizionale, ma di rafforzarla con una rete di valore che unisce territorio, competenze, tecnologia e capacità di risposta integrata.
Chi saprà muoversi in questo ecosistema avrà un ruolo da protagonista nel mercato del futuro.
Un messaggio diretto agli istituti di vigilanza che oggi osservano questo cambiamento con curiosità, ma anche con legittima preoccupazione.
Il futuro non va temuto: va guidato. Bisogna però essere sinceri, un modello basato solo sulla vigilanza tradizionale, sui servizi come il pattugliamento, nel lungo periodo, non potrà sostenere l’evoluzione del mercato. Le esigenze dei clienti cambiano più velocemente dei modelli organizzativi storici.
C’è però una buona notizia. Nessuno è chiamato a fare questo salto da solo. Le partnership, la condivisione di competenze, l’uso di piattaforme già pronte e mature permettono di abbracciare il cambiamento senza stravolgere la propria identità.
Io credo profondamente in una visione di rete: istituti radicati sul territorio uniti a un partner tecnologico che offre soluzioni, conoscenze e aggiornamento continuo. È così che si costruisce un settore più forte, più moderno, più credibile agli occhi delle imprese e delle istituzioni.
Da dove può partire, concretamente, un istituto che vuole evolvere?
Il primo passo è che la direzione creda profondamente in questo cambiamento: la trasformazione deve essere guidata dall’alto e diventare un motore per tutti i livelli aziendali.
Sarà poi fondamentale approfondire la soluzione tecnologica per comprenderne logiche, funzionamento e impatti operativi, anche attraverso simulazioni e test sul campo che permettano di sperimentare direttamente il modello delle videoronde digitali.
Parallelamente, è importante avviare un percorso di formazione condivisa che coinvolga la rete vendita che deve essere pronta a spiegare ai clienti il nuovo servizio.
CONCLUSIONE
«La sicurezza del futuro è integrata e intelligente. Gli istituti che sceglieranno di entrare in una rete di valore, investendo nella propria evoluzione o affidandosi a partner tecnologici già maturi, non solo resteranno competitivi: diventeranno protagonisti del nuovo mercato della sicurezza.
Axitea è pronta a fare questo percorso insieme, con visione, responsabilità e un forte senso di servizio verso il settore.»









