ASSIV: dai dati alle decisioni, l’intelligenza artificiale entra nelle centrali operative

di Redazione – 6 Novembre 2026

Andrea Forte - General Manager Forte Secur Group e Membro Direttivo ASSIV

Le Centrali Operative degli Istituti di Vigilanza privata stanno diventando luoghi in cui dati, tecnologia e competenze umane si integrano per produrre conoscenza. Da queste considerazioni parte Andrea Forte, General Manager di Forte Secur Group e Membro del Direttivo ASSIV, con l’approfondimento che segue.

Buona lettura!

DAI DATI ALLE DECISIONI: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ENTRA NELLE CENTRALI OPERATIVE

a cura di Andrea Forte

Business Intelligence e Intelligenza Artificiale aprono nuove prospettive per comprendere i rischi, supportare gli operatori e offrire maggiore valore ai clienti. Una trasformazione che richiede investimenti, formazione e una solida governance.

Dalla Business Intelligence agli Agent AI: come cambia il ruolo delle Control Room e degli operatori della sicurezza

La sicurezza privata sta attraversando una fase di trasformazione nella quale tecnologia, organizzazione e competenze umane sono sempre più interconnesse. Uno dei luoghi nei quali questo cambiamento appare più evidente è la Centrale Operativa.

La Control Room rappresenta da sempre il cuore nevralgico di un sistema di sicurezza: riceve allarmi e segnalazioni, acquisisce immagini, coordina gli operatori sul territorio e gestisce gli interventi. Ma il suo perimetro si sta ampliando. Alla security si affiancano informazioni relative alla safetye al funzionamento dei siti, provenienti da sensori, apparati tecnologici e sistemi di monitoraggio differenti.

La Centrale Operativa sta così diventando il luogo nel quale convergono informazioni sempre più eterogenee sullo stato di sicurezza e, più in generale, sullo stato operativo di un sito.

Proprio questa centralità ha prodotto un risultato forse meno evidente: le Centrali Operative degli Istituti di Vigilanza sono diventate enormi collettori di dati.

Allarmi, immagini, accessi, localizzazioni, informazioni provenienti dagli operatori sul territorio, tempi di intervento, eventi ricorrenti e anomalie. Un patrimonio informativo che fino ad oggi abbiamo utilizzato prevalentemente per gestire ciò che stava accadendo.

La domanda è quindi: possiamo utilizzare quei dati anche per comprendere meglio ciò che sta accadendo e, progressivamente, ciò che potrebbe accadere?

È da questa domanda, prima ancora che dalla tecnologia, che dobbiamo partire per comprendere il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nelle Centrali Operative del futuro.

Dal dato alla conoscenza

Avere molti dati non significa necessariamente avere molte informazioni. E avere molte informazioni non significa automaticamente disporre di conoscenza.

Le Centrali Operative ricevono flussi provenienti da sistemi differenti. Il primo passaggio è quindi normalizzare, integrare e rendere leggibili dati eterogenei, affinché possano essere analizzati e messi in relazione.

È qui che gli strumenti di Business Intelligence possono già produrre un cambiamento significativo.

Possiamo analizzare frequenza e tipologia degli allarmi, individuare ricorrenze, misurare tempi di intervento, confrontare siti e rilevare fenomeni che nella gestione quotidiana del singolo evento difficilmente emergerebbero.

Tutto questo consente all’istituto di vigilanza di migliorare i propri processi. Ma, a mio avviso, il passaggio più interessante è un altro: trasformare questo patrimonio informativo in conoscenza da restituire al cliente.

Significa passare dalla semplice rendicontazione alla produzione di conoscenza. Non limitarsi a comunicare quanti eventi siano stati gestiti, ma evidenziare criticità, anomalie e trends che consentano al Security Manager di comprendere meglio il rischio e prendere decisioni più consapevoli.

La sicurezza ha inoltre una particolarità: quando funziona bene, spesso è poco visibile. L’assenza di eventi può rendere difficile percepire il lavoro che quotidianamente avviene dietro le quinte.

La Business Intelligence può rendere visibile questo lavoro, traducendo l’operatività della Centrale in indicatori comprensibili anche ai non addetti ai lavori e valorizzando, al contempo, l’investimento in sicurezza effettuato dal cliente.

Il dato smette così di essere una semplice conseguenza del servizio e diventa parte del valore prodotto.

Dalla Business Intelligence all’Intelligenza Artificiale

Se la Business Intelligence ci aiuta a comprendere ciò che è già accaduto, l’Intelligenza Artificiale apre una prospettiva ulteriore: supportare l’operatore nell’interpretare ciò che sta avvenendo, correlando in pochi istanti informazioni che una persona difficilmente potrebbe elaborare con la stessa velocità.

Immaginiamo un allarme proveniente da un sito: l’operatore potrebbe non ricevere più soltanto la segnalazione, ma trovarsi davanti un quadro già contestualizzato con immagini, eventi precedenti, anomalie, accessi registrati, posizione degli operatori più vicini, eventi correlati e la procedura prevista per quella specifica situazione.

Sistemi di AI e, in prospettiva, Agent AI potrebbero ricercare e correlare autonomamente queste informazioni, utilizzando anche lo storico di conoscenza disponibile.

Non più un semplice allarme, quindi, ma un evento già contestualizzato sul quale decidere.

Nel mondo dei Security Operations Centers dedicati alla cybersecurity esistono già agenti AI che supportano l’analista nel triage, nella raccolta delle evidenze e nell’applicazione delle procedure operative, mantenendo l’intervento umano nelle decisioni rilevanti.

È un paradigma nato in un ambito diverso, ma interessante anche per la sicurezza fisica.

L’AI diventerebbe così una sorta di angelo custode, di copilota, per l’operatore di Centrale: non qualcuno che sceglie al suo posto, ma uno strumento che riduce il tempo necessario per reperire le informazioni, favorisce l’aderenza alle procedure e aumenta la capacità di comprendere il contesto.

Automatizzare il triage, non la decisione

Una delle applicazioni più interessanti può essere il triage degli eventi. L’AI potrà contribuire sempre più a filtrare falsi positivi, classificare e correlare segnalazioni, stabilire priorità e portare all’attenzione dell’operatore ciò che realmente richiede una valutazione.

Il principio deve però rimanere chiaro: automatizzare il triage non significa automatizzare la decisione.

Parafrasando Umberto Eco, il punto non è temere l’intelligenza delle macchine, ma evitare che l’uomo rinunci a esercitare la propria. Nelle Centrali Operative del futuro l’AI potrà diventare un alleato prezioso, ma il giudizio, la responsabilità e la decisione dovranno continuare ad appartenere alle persone.

La tecnologia dovrebbe liberare l’operatore dalle attività più ripetitive, consentendogli di concentrare attenzione, esperienza e responsabilità sugli eventi realmente critici.

L’analisi strutturata delle informazioni permetterà inoltre di individuare patterns, correlazioni e segnali deboli, affiancando alla tradizionale capacità di risposta una crescente capacità di prevenzione.

È il passaggio da una sicurezza prevalentemente reattiva a una sicurezza proattiva e, progressivamente, predittiva.

Nel precedente articolo dedicato alla Guardia Connessa (ndr. S News n. 85, pag. 51 e https://www.snewsonline.com/innovare-sicurezza-governare-complessita-bodycam-sistemi-connessi/) avevo descritto operatori, bodycam, sensoristica e sistemi sul territorio come nodi di un unico ecosistema, che trova nella Control Room il luogo nel quale le informazioni vengono trasformate in azioni. L’Intelligenza Artificiale aggiunge oggi un nuovo livello: la capacità di assistere l’uomo nella comprensione di quell’ecosistema.

Più tecnologia, più governance

Esiste naturalmente anche l’altra faccia della medaglia: più dati raccogliamo e più sistemi interconnettiamo, maggiore diventa la necessità di governare correttamente l’intero processo.

Cybersecurity, qualità e protezione dei dati, gestione degli accessi, tracciabilità, affidabilità degli output e supervisione umana non possono essere elementi accessori di un progetto di Intelligenza Artificiale applicato alla sicurezza. Il principio è semplice: più attribuiamo capacità operative alla tecnologia, più dobbiamo rafforzare la governance del sistema.

Innovazione e controllo devono crescere insieme.

Una nuova professionalità della sicurezza

Se cambia la Centrale Operativa, inevitabilmente cambia anche chi vi lavora.

L’operatore del futuro dovrà saper utilizzare piattaforme evolute, interpretare dati e indicatori, interagire con automazioni e strumenti di AI. A queste competenze dovranno affiancarsi problem solving, concentrazione, capacità di comunicazione e lucidità nella gestione degli eventi critici.

Storicamente l’operatore di Centrale proveniva spesso dall’esperienza maturata nei servizi sul territorio. In futuro potremmo assistere sempre più al percorso inverso: persone selezionate innanzitutto per attitudine tecnologica e competenze digitali, alle quali fornire anche la preparazione e le certificazioni proprie del settore della sicurezza privata.

Per le nuove generazioni la Centrale Operativa potrebbe rappresentare sempre meno l’evoluzione professionale di una Guardia Giurata e sempre più una professione tecnologica della sicurezza con una propria identità.

Potremmo assistere, in altre parole, alla nascita di un vero e proprio operatore tecnologico della sicurezza.

Automazione e AI non rendono quindi necessariamente meno importante il fattore umano. Può accadere esattamente il contrario: più aumenta l’automazione, più aumenta il valore della competenza umana che la governa.

Innovare significa investire

La trasformazione delle Centrali Operative richiede investimenti in ricerca e sviluppo, integrazione, dati, cybersecurity, infrastrutture e, soprattutto, persone qualificate.

In qualunque settore industriale l’investimento in tecnologia, innovazione e competenze entra, prima o poi, nel valore economico del prodotto o del servizio. Non possiamo immaginare che nella sicurezza questo investimento rimanga indefinitamente a carico delle sole imprese che decidono di realizzarlo.

Da imprenditore della sicurezza privata e membro del Direttivo ASSIV, credo che su questo punto sia necessaria una convergenza di tutti gli stakeholders nel mercato.

Se chiediamo alle imprese più tecnologia, cybersecurity, capacità di analisi, personale qualificato e investimenti continui, nel selezionare un provider si dovrà stare attenti a non incappare in un paradosso: disincentivare proprio quelle imprese che stanno investendo nell’innovazione che il mercato dichiara di volere.

La sostenibilità economica di un appalto – soprattutto con le incertezze che caratterizzano questo momento storico – resta un fattore imprescindibile. Ma la valutazione di un servizio di sicurezza tecnologicamente evoluto deve diventare sempre più multidisciplinare (tecnologia, competenze, qualità dei processi, cybersecurity, capacità di innovazione e, soprattutto, capacità di trasformare dati ed eventi in informazioni utili).

Perché una Centrale Operativa capace non soltanto di ricevere un allarme, ma di contestualizzarlo, supportare le decisioni, individuare trends e generare conoscenza per i managers del committente, non sta semplicemente gestendo un evento: sta producendo valore.

Leggi l’articolo su S News

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