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NIS, ACN semplifica la registrazione sul portale per il 2027

Chi ha già trasmesso la dichiarazione NIS e non ha modifiche da comunicare non dovrà presentarne una nuova.

L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha annunciato una semplificazione delle procedure di registrazione dei soggetti NIS sul portale dei servizi, in vista della finestra prevista da gennaio 2027.

La determina n. 314287/2026 introduce un percorso più snello per i soggetti che hanno già presentato la dichiarazione: in assenza di modifiche da comunicare, non sarà necessario trasmetterne una nuova. Per accompagnare gli interessati nella procedura, l’Agenzia ha aggiornato anche le FAQ dedicate alla registrazione.

Per consentire l’adeguamento del portale, dal 31 ottobre 2026 non sarà più possibile trasmettere dichiarazioni tardive.

Le imprese interessate sono invitate a consultare la documentazione ACN per verificare le modalità applicabili alla propria situazione.

Consulta la determina ACN · Leggi le FAQ sulla registrazione
 

Fonte: ACN

Confindustria: Indagine rapida – Ottobre: le aspettative sulla produzione peggiorano rispetto all’estate

  • – L’indagine rapida sulla produzione industriale presso le grandi imprese associate a Confindustria indica, nella rilevazione di ottobre, un quadro di sostanziale stabilità, ma in peggioramento rispetto al mese precedente. Oltre la metà delle imprese intervistate (56,7%, contro il 34,0% di settembre) prevede una produzione invariata, mentre il 27,9% si attende un aumento (era il 62,4% nel mese precedente). Infine, il 15,4% degli intervistati prevede una contrazione, a fronte del 3,6% di settembre.
  • – Osservando l’andamento delle aspettative (Grafico 1), la rilevazione di ottobre evidenzia un peggioramento rispetto alla media dei mesi estivi. Nel terzo trimestre, infatti, il 46,4% delle imprese intervistate prevedeva un aumento della produzione, il 33,3% una sostanziale stabilità e il 20,3% una diminuzione.
  • – Il saldo relativo a domanda e ordini diminuisce a ottobre dopo l’aumento registrato nel mese precedente e va a +11,0% (dal 18,3% di settembre) (Grafico 2).
  • – Le aspettative delle imprese sulla disponibilità di manodopera nei prossimi mesi migliorano, registrando un saldo pari a +2,4% a ottobre, dopo il +0,1% del mese precedente.
  • – Il saldo relativo alla disponibilità di materiali rimane negativo e sostanzialmente invariato nella rilevazione di ottobre (-3,9%, rispetto al -3,8% di settembre).
  • – I giudizi riguardo le condizioni finanziarie scivolano di poco sotto la soglia neutrale nel mese in corso (-0,4% da 0,0%).
  • – Il saldo relativo ai costi di produzione registra un lieve miglioramento a ottobre, pur rimanendo ampiamente negativo (-10,7% da -17,0% di settembre).
  • – Il giudizio degli industriali sulla disponibilità degli impianti peggiora pur restando positivo (1,4% da 2,5%).

Fonte: Centro Studi Confindustria

Confindustria: Real Time Turnover Index – RTT aumenta anche a settembre, ma in rallentamento

RTT aumenta anche a settembre, ma in rallentamento

RTT 2.0, risultato di un aggiornamento della metodologia e calcolato in base ai dati sul fatturato (destagionalizzato e deflazionato) del campione di imprese clienti di TeamSystem, registra un +0,2% a settembre, con variazioni positive per tutti i settori, soprattutto i servizi.

Il dato aggregato di RTT per l’economia italiana

  • A settembre RTT indica un piccolo aumento (+0,2% normalizzato), in rallentamento dopo il +0,5% registrato in agosto (Grafico 1).
  • Grazie a tali incrementi, RTT registra una variazione normalizzata positiva nel 3° trimestre.

RTT per i macro-settori produttivi

  • RTT a settembre indica un’industria in recupero (+0,7%), dopo la flessione di agosto (Grafico 2).
  • Nei servizi si registra un maggior aumento a settembre (+0,9%), che segue il dato di poco positivo di agosto.
  • Anche RTT nelle costruzioni è in aumento, ma in misura molto più moderata (+0,1%).
  • La variazione nel 3° trimestre è positiva per i servizi e le costruzioni, negativa invece nell’industria.

RTT per le macro-aree

  • RTT a settembre è positivo nella metà delle macro-aree, di più al Sud rispetto al Nord-Est (Grafico 3), mentre cala al Centro e al Nord-Ovest.
  • La variazione nel 3° trimestre è positiva in tutte le aree, maggiormente al Centro e al Nord-Ovest grazie ai forti aumenti di agosto.

RTT per le dimensioni d’impresa

  • RTT a settembre registra un forte incremento per le grandi imprese, che recupera il calo di agosto, mentre per le piccole e medie le flessioni erodono gli aumenti del mese precedente.
  • La variazione nel 3° trimestre è positiva per tutte le classi dimensionali, più ampia per le piccole imprese.

Fonte: Centro Studi Confindustria

Modena, furto sventato da Axitea: tecnologia e vigilanza privata fanno la differenza

Il sistema rileva l’intrusione, la centrale operativa verifica l’allarme e la pattuglia interviene. L’episodio raccontato dalla Gazzetta di Modena mostra il valore dell’integrazione tra intelligenza artificiale e competenze degli operatori.

I ladri avevano già caricato sul furgone parte del materiale custodito in un magazzino di un’azienda modenese. L’intervento della vigilanza privata li ha costretti alla fuga, lasciando sul posto il mezzo e la refurtiva. A gestire la sicurezza dell’impresa è Axitea, storico associato ASSIV.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Modena, il sistema di videosorveglianza con intelligenza artificiale Video Solution di Axitea ha individuato persone incappucciate e un veicolo all’interno del perimetro aziendale. Ricevuta la segnalazione, gli operatori della centrale operativa hanno esaminato le immagini, accertando che fosse in corso un’intrusione.

È stata quindi attivata la procedura di emergenza, con l’invio di una pattuglia di vigilanza privata e la contestuale segnalazione alle forze dell’ordine. L’arrivo degli addetti alla sicurezza ha indotto i responsabili ad abbandonare il furgone e a fuggire. Il materiale sottratto è stato recuperato e restituito all’azienda; il mezzo è stato sottoposto a sequestro.

La rapidità della risposta è il punto centrale di questa vicenda. La rilevazione tecnologica ha consentito di individuare la minaccia, mentre la verifica degli operatori e l’intervento sul posto hanno permesso di interrompere l’azione criminale.

Un caso concreto del contributo che la vigilanza privata offre alla protezione delle imprese: tecnologie, personale qualificato e procedure operative concorrono a trasformare un allarme in una risposta tempestiva, in raccordo con le forze dell’ordine.

Clausola sociale: ANAC richiama l’obbligo di fornire in gara i dati sul personale uscente

Con la delibera n. 330 del 9 settembre 2026, ANAC ribadisce che la corretta applicazione della clausola sociale richiede la disponibilità, già nella fase di gara, delle informazioni sul personale impiegato dall’appaltatore uscente.

I dati devono consentire ai concorrenti di predisporre un progetto di riassorbimento concreto e un’offerta consapevole e sostenibile. Tra le informazioni rilevanti rientrano numero degli addetti, mansioni, inquadramento contrattuale, anzianità e orario di lavoro.

Nel caso esaminato, relativo a un appalto di pulizia, l’Autorità ha invitato la stazione appaltante a integrare le informazioni, nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali, e a prorogare i termini per la presentazione delle offerte.

Un richiamo di interesse anche per il settore della vigilanza e dei servizi di sicurezza, nel quale la trasparenza dei dati sul personale assume particolare rilievo per la tutela occupazionale e la corretta formulazione delle offerte.

Sicurezza urbana, è tempo di passare dalla reazione alla prevenzione

Il nuovo disegno di legge sulla sicurezza, attualmente all’esame del Senato, riapre il confronto su come proteggere le nostre città. ASSIV propone nuovi strumenti per valorizzare il contributo della vigilanza privata alla prevenzione, nel rispetto delle competenze delle autorità pubbliche.

C’è un momento in cui la sicurezza smette di essere un tema astratto e diventa qualcosa di molto concreto. Accade quando una persona rinuncia ad attraversare una piazza nelle ore serali, quando un commerciante teme per la propria attività, quando una stazione o un quartiere diventano luoghi che si preferisce evitare.

È in queste situazioni, prima ancora che nelle statistiche sulla criminalità, che si misura il rapporto tra i cittadini e la sicurezza.

Il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sull’episodio più recente, sull’aggressione che suscita indignazione, sull’atto vandalico che riempie le cronache. Poi l’attenzione si sposta altrove, almeno fino al caso successivo.

Ma una politica della sicurezza non può vivere soltanto di emergenze.

In questo contesto si inserisce il nuovo disegno di legge recante «Disposizioni in materia di sicurezza e per la prevenzione del disagio giovanile, nonché di ordinamento, organizzazione e funzionamento delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno», attualmente all’esame del Senato nell’ambito dell’iter parlamentare di approvazione (AS 1990).

Il provvedimento, presentato il 30 luglio 2026 su iniziativa del Governo, porta la firma della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dei Ministri dell’Interno Matteo Piantedosi, della Giustizia Carlo Nordio, della Difesa Guido Crosetto, dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti e per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella. Il testo è stato predisposto di concerto con i Ministri Paolo Zangrillo, Andrea Abodi e Giuseppe Valditara, rispettivamente competenti per la Pubblica Amministrazione, lo Sport e i Giovani e l’Istruzione e il Merito.

L’AS 1990 affronta una pluralità di questioni, dal contrasto alle condotte violente nei luoghi pubblici alla prevenzione del disagio giovanile, fino agli interventi sull’organizzazione delle Forze di polizia.

Un impianto articolato, nel quale riteniamo ci sia spazio anche per valorizzare un contributo già presente sul territorio, ma ancora non pienamente integrato nei modelli di sicurezza urbana: quello della vigilanza privata.

La prevenzione ha bisogno di presenza, non soltanto di strumenti

Quando si parla di sicurezza delle città, si pensa immediatamente alle Forze dell’Ordine, alla videosorveglianza, all’illuminazione pubblica o agli interventi di riqualificazione delle aree degradate.

Sono tutti elementi importanti, ma nessuno, preso singolarmente, è sufficiente.

La prevenzione richiede anche capacità di osservazione, conoscenza del territorio, tempestività nella segnalazione delle criticità e collegamenti efficaci tra chi opera quotidianamente negli spazi urbani e le autorità competenti.

La vigilanza privata dispone di una rete di professionalità, strutture organizzative e Centrali Operative che svolgono già oggi attività di protezione e controllo nell’ambito delle attribuzioni previste dalla legge.

Non si tratta di immaginare una sicurezza pubblica affidata ai privati. Sarebbe un’impostazione sbagliata, oltre che estranea al quadro delle competenze istituzionali.

Si tratta, piuttosto, di domandarsi se alcune di queste risorse possano contribuire in modo più strutturato alla prevenzione delle situazioni di rischio, attraverso modalità di collaborazione definite e rigorosamente regolamentate.

È da questa riflessione che nascono le due proposte emendative elaborate da ASSIV all’AS 1990, con l’obiettivo di introdurre strumenti concreti di prevenzione urbana coordinata.

Un pattugliamento che osserva, previene e segnala

La prima proposta introduce la possibilità per i Comuni di attivare servizi di Pattugliamento Preventivo Coordinato, nelle aree urbane caratterizzate da fenomeni di degrado o da particolari criticità sotto il profilo della sicurezza.

Il modello prevede l’impiego di Guardie Particolari Giurate appartenenti a istituti di vigilanza privata regolarmente autorizzati, con compiti esclusivamente limitati all’osservazione e alla tempestiva segnalazione di situazioni di rischio, pericolo o danneggiamento.

Nessuna attribuzione di nuovi poteri di polizia. Nessuna sovrapposizione con le competenze delle Forze dell’Ordine o della polizia locale.

L’obiettivo è favorire una presenza professionale capace di individuare precocemente eventuali criticità e trasmettere le informazioni alle autorità competenti.

Non meno importante è il metodo individuato: l’attivazione dei servizi sarebbe subordinata ad appositi protocolli tra Comuni e Prefetture, sentite le Questure, con procedure definite di raccordo e segnalazione.

La proposta prevede inoltre una formazione aggiuntiva specifica per le Guardie Particolari Giurate, che comprenda la prevenzione e gestione dei conflitti, l’interazione con persone vulnerabili, il primo soccorso e la gestione delle emergenze.

Un aspetto sul quale vale la pena soffermarsi. Perché la professionalità di chi opera nella sicurezza non si misura soltanto nella capacità di riconoscere un pericolo, ma anche in quella di affrontare situazioni complesse con equilibrio, preparazione e consapevolezza dei propri limiti operativi.

Sperimentare nuovi modelli, coinvolgendo anche il sociale

La seconda proposta di ASSIV guarda a un modello ancora più ampio e introduce la possibilità di sperimentare, per un triennio, specifiche Zone di Vigilanza Urbana Integrata. L’idea è individuare aree caratterizzate da particolare degrado, criminalità diffusa o elevato afflusso di persone, nelle quali sviluppare progetti coordinati che coinvolgano, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, polizia locale, istituti di vigilanza privata ed enti del Terzo settore.

È una prospettiva che merita attenzione perché riconosce la natura complessa dei problemi di sicurezza urbana.

Una situazione di degrado non si affronta soltanto attraverso il controllo. Talvolta richiede interventi sociali, mediazione, assistenza alle persone, cura degli spazi e recupero delle relazioni all’interno di una comunità.

In questo modello, la vigilanza privata contribuirebbe attraverso l’osservazione e la segnalazione delle situazioni di rischio, la tutela del patrimonio affidato alla propria custodia e, nei limiti consentiti dalla normativa, l’assistenza e l’orientamento delle persone.

Agli enti del Terzo settore spetterebbero invece le attività di supporto sociale, mediazione e cura degli spazi urbani.

Una sperimentazione, dunque, che non confonde le funzioni, ma prova a far dialogare competenze differenti.

La proposta contiene anche un elemento essenziale: la verifica dei risultati. Il modello sperimentale sarebbe sottoposto a monitoraggio e valutazione, con una relazione finale del Ministero dell’Interno al Parlamento.

Perché anche le politiche di sicurezza dovrebbero essere valutate sulla base della loro concreta efficacia, e non soltanto delle intenzioni che le hanno ispirate.

La sicurezza non è una questione di divise

C’è un equivoco che sarebbe utile superare. Ogni volta che si propone una maggiore collaborazione tra pubblico e privato nella sicurezza, il confronto rischia di trasformarsi in una discussione su chi debba fare cosa e su quali competenze possano essere sottratte o attribuite.

La distinzione dei ruoli è fondamentale e non può essere messa in discussione.

Ma proprio la chiarezza delle competenze dovrebbe consentire di individuare forme di collaborazione appropriate, anziché impedirle.

Le Forze dell’Ordine esercitano le funzioni di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. La vigilanza privata opera nei limiti delle autorizzazioni e delle attribuzioni previste dalla normativa di settore. Le amministrazioni locali hanno responsabilità dirette nella gestione del territorio e nella qualità degli spazi urbani.

Sono funzioni diverse, che possono però concorrere, nei rispettivi ambiti, a un obiettivo comune.

La vera questione non è quante divise siano presenti in una strada, ma se esista un’organizzazione capace di prevenire i rischi, intercettare tempestivamente le criticità e assicurare che ogni segnalazione raggiunga il soggetto competente.

È su questa capacità di coordinamento che occorre investire.

Dalle norme alla sicurezza quotidiana

L’esame dell’AS 1990 rappresenta un’occasione per discutere non soltanto di nuovi strumenti normativi, ma anche del modello di sicurezza che vogliamo costruire per le nostre città.

Le proposte avanzate da ASSIV intendono contribuire a questo confronto con soluzioni circoscritte, regolamentate e rispettose delle prerogative istituzionali.

Non chiediamo di trasformare le Guardie Particolari Giurate in agenti di polizia, né di affidare alla vigilanza privata responsabilità che appartengono allo Stato.

Proponiamo di riconoscere, attraverso strumenti normativi adeguati, che la prevenzione può beneficiare anche dell’esperienza e della professionalità di chi già opera quotidianamente nella protezione del patrimonio e nella gestione delle situazioni di rischio.

Naturalmente, nessuna soluzione può essere identica per tutti i territori. Le esigenze di una grande città sono diverse da quelle di un piccolo Comune e ciascuna amministrazione deve poter valutare le proprie priorità e le risorse disponibili.

Per questo le nostre proposte prevedono strumenti facoltativi, protocolli istituzionali e, nel caso delle zone di vigilanza urbana integrata, una fase di sperimentazione e valutazione.

L’obiettivo non è aggiungere un altro soggetto alla già complessa organizzazione della sicurezza, ma rendere più efficace il contributo di quelli esistenti.

Perché una città sicura non è soltanto quella che sa reagire rapidamente a un reato. È soprattutto quella che riesce a riconoscere i rischi, prevenirli e restituire ai cittadini la possibilità di vivere gli spazi pubblici con serenità.

La sicurezza si costruisce anche prima che accada qualcosa. Ed è proprio su quel “prima” che dovremmo imparare a investire di più.

Città più sicure, non bastano le telecamere: la sfida del Protocollo ANCI–ANIE e il contributo di ASSIV

Il Protocollo firmato da ANCI e Federazione ANIE, alla cui elaborazione ha contribuito anche ASSIV, apre una prospettiva di collaborazione tra amministrazioni locali, imprese e professionisti della sicurezza. Ma la tecnologia, da sola, non basta: servono competenze, organizzazione e una visione condivisa della prevenzione.

La sicurezza urbana è diventata una delle questioni più sentite dai cittadini. Non riguarda soltanto la criminalità, ma la possibilità di vivere pienamente gli spazi pubblici, frequentare una piazza, utilizzare i mezzi di trasporto, attraversare un quartiere nelle ore serali senza sentirsi esposti a situazioni di rischio.

È una domanda di sicurezza che interpella direttamente le istituzioni, a cominciare dai Comuni, sempre più spesso chiamati a confrontarsi con esigenze complesse, aspettative crescenti e risorse non sempre adeguate.

In questo scenario, il Protocollo d’intesa sottoscritto lo scorso 21 ottobre da ANCI e Federazione ANIE rappresenta un’occasione per riflettere su come costruire un modello di sicurezza urbana più efficace, capace di mettere in relazione competenze, tecnologie e responsabilità differenti.

L’accordo, firmato dai Presidenti Gaetano Manfredi e Vincenzo de Martino, prevede la costituzione di tavoli tecnici congiunti, iniziative di formazione, supporto alla progettazione e diffusione di soluzioni innovative per la sicurezza, il monitoraggio e il controllo del territorio.

Alla sua elaborazione ha partecipato anche ASSIV, l’Associazione Italiana Vigilanza e Servizi di Sicurezza, portando il punto di vista delle imprese che quotidianamente operano nella prevenzione e nella protezione di persone, beni e attività.

È un contributo che nasce da una convinzione precisa: la sicurezza urbana non può essere affrontata attraverso interventi isolati, ma richiede un sistema nel quale ciascun soggetto possa mettere a disposizione le proprie competenze, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità istituzionali.

La tecnologia è uno strumento, non una soluzione

Negli ultimi anni le città hanno investito in sistemi di videosorveglianza, sensori, piattaforme digitali e strumenti di analisi delle informazioni. Sono tecnologie che hanno ampliato significativamente le possibilità di monitoraggio del territorio e di individuazione delle situazioni di rischio.

Ma installare una telecamera non significa, automaticamente, aumentare la sicurezza.

Un sistema tecnologico produce valore quando è inserito in un’organizzazione capace di utilizzarlo, quando le informazioni vengono interpretate correttamente e quando esistono procedure e professionalità in grado di trasformare una segnalazione in un intervento appropriato.

È proprio in questo passaggio, dalla disponibilità della tecnologia alla sua concreta efficacia, che si misura la qualità di un progetto di sicurezza.

Le Centrali Operative degli istituti di vigilanza privata rappresentano un esempio di questa integrazione. Sono strutture nelle quali convergono allarmi, immagini e segnalazioni, elaborate da operatori qualificati che coordinano le attività sul territorio secondo procedure definite.

L’esperienza maturata in questo ambito costituisce un patrimonio di conoscenze che può contribuire alla progettazione di modelli di prevenzione più articolati, anche a supporto delle esigenze delle amministrazioni locali.

Pubblico e privato: superare una contrapposizione che non serve

Per molto tempo il dibattito sulla sicurezza è stato condizionato da una contrapposizione tra intervento pubblico e iniziativa privata. Una distinzione necessaria sul piano delle attribuzioni e delle responsabilità, ma che non dovrebbe trasformarsi in una barriera alla collaborazione.

La tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica resta una prerogativa dello Stato e delle Forze dell’Ordine. La vigilanza privata non può né deve sostituirsi a queste funzioni.

Può però offrire, nell’ambito delle proprie competenze e nel rispetto della normativa, un contributo qualificato alla prevenzione, alla protezione del patrimonio e alla gestione delle situazioni di rischio.

Si tratta di riconoscere il valore delle professionalità già presenti sul territorio e di comprendere come possano concorrere, attraverso forme appropriate di collaborazione, a un sistema complessivo di sicurezza più organizzato.

Non è una questione di ampliare impropriamente competenze o attribuzioni. È, al contrario, una questione di chiarezza dei ruoli, capacità di coordinamento e valorizzazione delle risorse disponibili.

Il Protocollo ANCI–ANIE si muove nella direzione di una collaborazione strutturata tra amministrazioni e sistema delle imprese. La sua efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre gli obiettivi generali in progetti concreti, coerenti con le necessità dei singoli territori.

Non tutte le città hanno gli stessi bisogni

Un altro aspetto merita attenzione. Parlare di sicurezza urbana come se tutte le città presentassero le stesse caratteristiche rischia di produrre risposte standardizzate a problemi molto diversi.

Le esigenze di un grande centro metropolitano non coincidono necessariamente con quelle di un piccolo Comune. Un’area commerciale, una stazione, un quartiere residenziale o uno spazio pubblico molto frequentato presentano vulnerabilità differenti e richiedono soluzioni specifiche.

Per questo il coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali, previsto dal Protocollo, assume particolare importanza.

I Comuni conoscono il territorio, ne intercettano le criticità e possono contribuire a individuare le priorità. Le imprese tecnologiche e gli operatori specializzati possono mettere a disposizione strumenti, esperienza e competenze progettuali.

Il punto di incontro deve essere una valutazione concreta dei bisogni, non la semplice disponibilità di una tecnologia.

A questa impostazione si collega anche un tema spesso trascurato: la formazione. Sistemi sempre più evoluti richiedono persone preparate a utilizzarli, procedure aggiornate e una conoscenza approfondita delle regole che disciplinano la sicurezza e il trattamento delle informazioni.

La qualità della sicurezza dipende tanto dalla tecnologia impiegata quanto dalla preparazione delle persone che la gestiscono. Dalle intese ai risultati

Il Protocollo ANCI–ANIE non si limita al tema della sicurezza, ma comprende anche la rigenerazione urbana, la digitalizzazione degli edifici, l’illuminazione pubblica, la mobilità e la sostenibilità energetica.

È una visione interessante perché riconosce che la qualità e la sicurezza dello spazio urbano sono strettamente connesse.

Una città meglio illuminata, con spazi curati, infrastrutture efficienti e sistemi di monitoraggio adeguati può offrire condizioni più favorevoli alla vivibilità e alla prevenzione.

Naturalmente, un protocollo non produce risultati per il solo fatto di essere sottoscritto. Saranno i tavoli tecnici, i progetti sviluppati e la capacità di coinvolgere le competenze necessarie a determinarne l’effettiva utilità.

Per ASSIV, aver contribuito alla sua elaborazione significa anche ribadire la disponibilità del settore della vigilanza privata a partecipare a un confronto costruttivo sulla sicurezza delle città, mettendo a disposizione l’esperienza di imprese e professionisti che operano quotidianamente sul territorio.

La sfida, oggi, non è moltiplicare gli strumenti di controllo, ma costruire un sistema di prevenzione nel quale istituzioni, imprese e professionalità specializzate sappiano dialogare e lavorare in modo coordinato.

Perché la sicurezza non si misura dal numero di telecamere installate o dalla quantità di tecnologie disponibili. Si misura dalla capacità di prevenire i rischi e dalla possibilità, per le persone, di vivere serenamente la propria città.

Ed è un risultato che nessuno può costruire da solo.

Scontri di piazza e vigilanza privata: la Presidente Urbano intervistata da Tgcom24

Il ruolo della vigilanza privata nella prevenzione e nella tutela delle attività commerciali al centro dell’intervista alla Presidente di ASSIV, Maria Cristina Urbano.

A seguito dei recenti episodi di violenza e degli scontri di piazza che hanno interessato Milano, Tgcom24 ha intervistato la nostra presidente Maria Cristina Urbano per approfondire il ruolo, le competenze e i limiti di intervento degli operatori della vigilanza privata nelle situazioni di emergenza.

La Presidente ha sottolineato l’importanza della presenza sul territorio, della formazione degli operatori e del collegamento con le centrali operative degli istituti di vigilanza, elementi fondamentali per la prevenzione e la deterrenza.

«La sicurezza privata non si sostituisce mai alle forze dell’ordine. Noi rappresentiamo un valido alleato in termini di presenza, controllo e deterrenza», ha ribadito Urbano, richiamando la necessità di operare sempre nel rispetto delle competenze e dei limiti normativi.

👉 Leggi l’intervista integrale su Tgcom24

Sicurezza urbana: ASSIV contribuisce al Protocollo d’intesa ANCI–ANIE

ASSIV ha collaborato alla definizione del Protocollo d’intesa sottoscritto il 21 ottobre 2026 tra ANCI e Federazione ANIE, finalizzato a promuovere la sicurezza urbana attraverso una maggiore collaborazione tra amministrazioni locali, imprese e professionisti del settore.

L’accordo, firmato dal Presidente di ANCI, Gaetano Manfredi, e dal Presidente di Federazione ANIE, Vincenzo De Martino, prevede lo sviluppo di iniziative congiunte per migliorare la sicurezza delle città, favorire la prevenzione dei fenomeni criminosi e promuovere l’impiego di tecnologie innovative per il monitoraggio e il controllo del territorio.

Il Protocollo punta inoltre a rafforzare il confronto tra istituzioni e imprese attraverso tavoli tecnici, attività formative e progetti condivisi.

ASSIV ha fornito il proprio contributo nella fase di elaborazione dell’intesa, portando all’attenzione dei soggetti coinvolti il patrimonio di competenze e professionalità della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza, il cui ruolo risulta sempre più rilevante nelle strategie di prevenzione e tutela del territorio.

La partecipazione a questa iniziativa si inserisce nell’impegno dell’Associazione per favorire un modello di sicurezza urbana integrato, nel quale innovazione tecnologica, professionalità degli operatori e collaborazione con le istituzioni concorrano a rendere le città più sicure e vivibili.

Sicurezza urbana, la vigilanza privata entra nelle risposte al degrado e alle aggressioni

Schiamazzi, episodi di aggressione e situazioni di insicurezza riportano al centro dell’attenzione il tema del presidio del territorio. La previsione di servizi di vigilanza privata accanto al rafforzamento dei controlli offre uno spunto di riflessione sul contributo che il settore può assicurare alla prevenzione e alla tutela degli spazi urbani.

La sicurezza urbana si misura anche nella possibilità di vivere gli spazi della propria città con tranquillità. Strade, piazze, aree commerciali e luoghi di aggregazione sono parte della quotidianità dei cittadini, ma quando diventano teatro di schiamazzi, comportamenti molesti e aggressioni, il problema non riguarda soltanto l’ordine pubblico: investe la qualità della vita e la percezione stessa di sicurezza.

È in questo contesto che si inserisce la notizia riportata da La Prealpina, che richiama la previsione di un presidio fisso e il ricorso alla vigilanza privata per affrontare situazioni di criticità sul territorio.

Una scelta che offre l’occasione per riflettere su un aspetto sempre più rilevante nel dibattito sulla sicurezza urbana: la possibilità di affiancare all’azione delle istituzioni una rete di servizi professionali di prevenzione, osservazione e segnalazione, nel rispetto delle competenze attribuite dalla legge ai diversi soggetti coinvolti.

La sicurezza non è soltanto intervento

Quando si verificano episodi di violenza o comportamenti che compromettono la tranquillità dei cittadini, l’attenzione si concentra inevitabilmente sulla necessità di ripristinare condizioni di sicurezza.

Ma una risposta efficace non può essere affidata esclusivamente all’intervento successivo al verificarsi dei fatti.

La presenza sul territorio, l’individuazione tempestiva delle situazioni di rischio, la raccolta delle segnalazioni e il collegamento con i soggetti istituzionali competenti rappresentano elementi importanti di un modello organizzato di prevenzione.

In questo quadro, la vigilanza privata può offrire un contributo concreto, attraverso servizi professionali calibrati sulle caratteristiche dei luoghi e sulle specifiche esigenze di sicurezza.

Il contributo della vigilanza privata

Gli istituti di vigilanza privata dispongono di competenze professionali, strutture organizzative e tecnologie che possono concorrere alla protezione di beni, immobili e attività, contribuendo anche alla tempestiva individuazione e segnalazione di situazioni anomale.

La presenza delle guardie particolari giurate, il collegamento con le Centrali Operative e l’impiego di sistemi tecnologici di sicurezza consentono di sviluppare servizi strutturati, capaci di assicurare continuità operativa e rapidità nelle comunicazioni.

Naturalmente, occorre mantenere una distinzione chiara tra la tutela dei beni affidata agli istituti di vigilanza e le funzioni di ordine e sicurezza pubblica, che rimangono di esclusiva competenza delle autorità preposte.

Non si tratta, dunque, di sostituire le Forze dell’ordine, ma di valorizzare, nei limiti previsti dalla normativa, professionalità e strumenti che possono contribuire a un sistema di sicurezza più articolato.

Una collaborazione da costruire sul territorio

Le esigenze di sicurezza non sono identiche in ogni contesto. Un’area commerciale, una stazione, un complesso immobiliare o uno spazio aperto al pubblico presentano caratteristiche differenti e richiedono risposte specifiche.

Per questo, la collaborazione tra amministrazioni, operatori economici, istituti di vigilanza e autorità competenti deve fondarsi su una corretta valutazione dei rischi, sulla definizione dei compiti e sull’individuazione degli strumenti più adeguati.

Il ricorso alla vigilanza privata non può essere considerato una soluzione indistinta a qualsiasi problema di degrado urbano. Può però rappresentare una componente importante di strategie più ampie, nelle quali la prevenzione si affianchi alle politiche sociali, alla riqualificazione degli spazi e all’attività delle Forze dell’ordine.

La notizia riportata da La Prealpina richiama proprio questa necessità: individuare risposte che non si esauriscano nella gestione dell’emergenza, ma contribuiscano a costruire condizioni di maggiore sicurezza nel tempo.

Dalla risposta all’emergenza a una cultura della prevenzione

La sicurezza delle città richiede un approccio capace di integrare competenze, organizzazione e tecnologie.

In tale prospettiva, il settore della vigilanza privata può mettere a disposizione un patrimonio professionale e operativo che merita di essere considerato nella progettazione delle misure di sicurezza, senza sovrapposizioni con le prerogative delle autorità pubbliche.

Il punto centrale è superare una visione della sicurezza esclusivamente legata all’intervento dopo un episodio critico, per valorizzare maggiormente le attività di prevenzione e protezione.

Perché una città più sicura non è soltanto una città nella quale si interviene quando accade qualcosa, ma una città che si organizza per ridurre i rischi prima che si trasformino in emergenze.

Fonte di riferimento: La Prealpina – “Schiamazzi e aggressioni: presidio fisso e vigilanza privata”.