Assiv a Sicurezza 2021 dal 22 al 24 novembre

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Assiv a Sicurezza 2021 dal 22 al 24 novembre

Da oltre 30 anni al centro dell’evoluzione del settore, SICUREZZA presenta le soluzioni di security e fire più avanzate, proponendosi come strumento di sviluppo, formazione e innovazione per il mercato. In uno scenario in cui la sinergia tra tecnologie e mercati vicini è sempre più forte, SICUREZZA si terrà nuovamente in contemporanea con Smart Building Expo, l’evento dedicato all’edificio e alla città intelligente.

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Istat: Il mercato del lavoro in Italia (II trim. 2021)

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Istat: Il mercato del lavoro in Italia (II trim. 2021)

Nel secondo trimestre 2021, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra un aumento del 3,9% rispetto al trimestre precedente e del 20,8% rispetto al secondo trimestre 2020; anche il Pil è aumentato, del 2,7% in termini congiunturali e del 17,3% in termini tendenziali.

Dal lato dell’offerta di lavoro, nel secondo trimestre 2021 si registra un aumento di 338 mila occupati (+1,5%) rispetto al trimestre precedente, dovuto alla crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (80 mila, +0,5%), degli indipendenti (33 mila, +0,7%) e, soprattutto, dei dipendenti a termine (226 mila, +8,3% in tre mesi). Contestualmente, si osserva un calo sia del numero di disoccupati (-55 mila, -2,2%) sia di quello degli inattivi di 15-64 anni (-337 mila, -2,4%). I dati mensili provvisori di luglio 2021 mostrano un arresto del trend in crescita registrato tra febbraio e giugno 2021, con un lieve calo dell’occupazione rispetto a giugno (-23 mila, -0,1%) che si associa a quello dei disoccupati (-29 mila, -1,2%) e all’aumento degli inattivi di 15-64 anni (+28 mila, +0,2%).

Rispetto al secondo trimestre 2020, l’aumento dell’occupazione (+523 mila unità, +2,3%) coinvolge soltanto i dipendenti a termine (+573 mila, +23,6%); continua infatti, seppur con minore intensità, il calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-29 mila, -0,2%) e degli indipendenti (-21 mila, -0,4%). Crescono sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale (+1,8% e +4,8%, rispettivamente). In aumento il numero di disoccupati (+514 mila in un anno), mentre si riducono marcatamente gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1 milione 253 mila, -8,5% in un anno), dopo cinque trimestri di crescita progressiva. Il tasso di occupazione 15-64 anni, pari al 58,0%, mostra un aumento in termini congiunturali (+1,0%) che si associa alla diminuzione del tasso di disoccupazione e di quello di inattività 15-64 anni; i dati provvisori del mese di luglio evidenziano la stabilità congiunturale del tasso di occupazione, con lievi variazioni dei tassi di disoccupazione (-0,1 punti) e di inattività (+0,1 punti). Il confronto tendenziale conferma la crescita del tasso di occupazione (+1,7 punti rispetto al secondo trimestre 2020) e la diminuzione di quello di inattività, accompagnati da un aumento di quello di disoccupazione.

Dal lato delle imprese, nel secondo trimestre 2021 prosegue la crescita delle posizioni lavorative dipendenti che, in termini congiunturali, segnano un aumento dello 0,7% nel totale.

Il segnale positivo caratterizza sia la componente a tempo pieno (+0,6%) sia quella a tempo parziale (+0,9%), con una maggiore accelerazione di quest’ultima che, nel trimestre precedente, aveva segnato un calo coincidente con la reintroduzione delle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria.

Su base annua, la tendenza dell’occupazione registra una crescita particolarmente sostenuta (nel totale pari a 3,6% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, +3,5% a tempo pieno e +3,6% a tempo parziale) quale effetto di riflesso della fase interessata dalle misure più restrittive di limitazione della pandemia, particolarmente concentrate nel secondo trimestre 2020.

Rispetto al trimestre precedente, le ore lavorate per dipendente crescono del 3,4%; su base tendenziale, anche per questo indicatore, si osserva un incremento eccezionalmente marcato (+29,2% rispetto al secondo trimestre 2020), associato a una riduzione altrettanto straordinaria del ricorso alla cassa integrazione, che si abbassa a 78,7 ore ogni mille ore lavorate.

Il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,6 punti percentuali su base congiunturale e di 1,0 su base annua.

Il costo del lavoro, per unità di lavoro, cresce dello 0,6% in termini congiunturali, con un aumento più sostenuto delle retribuzioni (+0,7%) e di minor intensità degli oneri sociali (+0,3%), quale effetto del persistere delle misure di sostegno all’occupazione attuate attraverso gli sgravi contributivi.

Su base annua si rileva, invece, un calo del costo del lavoro pari a -3,1%. A diminuire sono entrambe le componenti: le retribuzioni scendono del 2,3% rispetto al secondo trimestre 2020, quale effetto di riflesso della crescita straordinaria registrata nello stesso trimestre dell’anno precedente, quando la ricomposizione dell’occupazione provocata dai provvedimenti di sospensione delle attività economiche aveva privilegiato la presenza delle componenti a profilo retributivo più alto; parallelamente, la riduzione più intensa degli oneri sociali (-5,4%) è conseguenza, da un lato, della riduzione della componente retributiva e, dall’altro, del persistere degli effetti delle misure di decontribuzione.

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Fonte: ISTAT

Istat: nota mensile sull’andamento dell’economia italiana (agosto 2021)

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Istat: nota mensile sull’andamento dell’economia italiana (agosto 2021)

Dopo la forte ripresa nella prima parte dell’anno legata alla progressiva rimozione delle misure di distanziamento, l’economia mondiale ha mostrato segni di decelerazione, risentendo dell’andamento del settore industriale.

Nel secondo trimestre, il Pil italiano ha segnato un aumento congiunturale, pari al 2,7%, più accentuato di quello registrato da Francia e Germania. La variazione acquisita per il 2021 è +4,7%. A luglio, è proseguita la fase di recupero della produzione industriale. L’indice misurato al netto delle costruzioni si è attestato sui livelli pre-crisi, segnando un ulteriore rialzo congiunturale (+0,8%).

La crescita economica ha determinato un miglioramento anche del mercato del lavoro, con un aumento significativo nel secondo trimestre delle ore lavorate e delle unità di lavoro. I dati di luglio indicano un livello dei lavoratori dipendenti superiore a quello di febbraio 2020 sebbene il totale degli occupati sia ancora inferiore di 265mila unità.

Ad agosto, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo IPCA è cresciuto del 2,6% in termini tendenziali. L’inflazione di fondo misurata in base al NIC è rimasta nel complesso stabile (+0,6%).

Il clima di fiducia, ad agosto, ha registrato un lieve peggioramento sia per le famiglie sia per le imprese; per queste ultime la limitata flessione appare attribuibile a una parziale correzione rispetto ai livelli particolarmente elevati raggiunti nei mesi precedenti

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Fonte: ISTAT

Decreto Sostegni bis: esonero contributivo per le assunzioni con contratto di rioccupazione

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Decreto Sostegni bis: esonero contributivo per le assunzioni con contratto di rioccupazione

Con il Messaggio n. 3050 del 9 settembre 2021, l’INPS ha fornito le istruzioni relative alla fruizione dell’esonero contributivo per le assunzioni eseguite con contratto di rioccupazione (art. 41, commi 5-9, del D.L. 25 maggio 2021, n. 73, c.d. Decreto Sostegni bis, convertito con modificazioni in L. 23 luglio 2021, n. 106).

In particolare, l’Istituto comunica che, a decorrere dal 15 settembre 2021, sarà possibile presentare la domanda di ammissione al beneficio.

Riguardo ai presupposti per la fruizione dell’incentivo, l’Ente ribadisce che l’assunzione con il contratto di rioccupazione è subordinata alla definizione, con il consenso del lavoratore, di un progetto individuale di inserimento, finalizzato a garantire l’adeguamento delle competenze professionali del lavoratore al nuovo contesto lavorativo. Inoltre, si ricorda che il progetto individuale di inserimento ha una durata di 6 mesi, durante i quali trovano applicazione le sanzioni previste dalla normativa vigente per il licenziamento illegittimo.

Per tutti i dettagli, consulta il Messaggio.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Il notiziario economico finanziario del Senato della Repubblica

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Il notiziario economico finanziario del Senato della Repubblica

Pubblichiamo il notiziario economico finanziario redatto a cura del Senato della Repubblica.

E’ dedicato a tutti coloro che si interessano di economia, finanza, contabilità pubblica, fiscalità, lavoro e previdenza. Viene pubblicato ogni mese e ha cinque sezioni:

  • Prima pagina: riepiloga i principali indicatori economico-finanziari dell’Italia e dell’Europa
  • Servizio del Bilancio: dà un aggiornamento sugli ultimi studi dell’omonimo Servizio del Senato
  • Istituzioni nazionali: offre una panoramica dei principali comunicati e documenti pubblicati
  • Istituzioni comunitarie e internazionali: seleziona i documenti pubblicati di maggiore interesse
  • Approfondimenti: è dedicata agli approfondimenti, con rimandi a pubblicazioni istituzionali e sentenze degli organi giurisdizionali (nazionali e internazionali) che hanno riflessi di natura economico-finanziaria.

In questo numero vengono segnalate:

L’economia italiana in breve, n. 9 della Banca d’Italia

Bollettino economico, n. 5 – 2021 della Banca centrale europea

Confindustria: continua il recupero dell’economia italiana, contagi e commodity i fattori di incertezza

Confindustria: continua il recupero dell’economia italiana, contagi e commodity i fattori di incertezza

Continua spedito il recupero dell’economia italiana nel 2021, anche se i contagi e la scarsità di alcune commodity restano fattori di incertezza. I consumi delle famiglie sono in forte risalita, mentre l’industria sta cedendo il passo ai servizi nel trascinare al rialzo il PIL italiano. L’occupazione è in recupero, sulla scia della ripresa economica. L’inflazione è salita anche in Italia, ma quasi solo per il rincaro dell’energia. L’export italiano resta in salute, ma le attese sono più incerte, perché rallenta l’Eurozona e anche negli USA le prospettive sono meno solide.

L’economia italiana e internazionale in breve

  • Prosegue spedito il recupero del PIL italiano. Dopo il forte rimbalzo del 2° trimestre (+2,7%), nel 3° trimestre i principali indicatori stanno tenendo, nonostante gli effetti della scarsità di alcune materie prime e semilavorati e la ripresa dei contagi. Rimane molta incertezza per il 4° trimestre, legata al proseguimento dell’epidemia. Il 2021, comunque, potrebbe chiudersi con un recupero vicino al +6,0%.
  • Consumi in forte risalita. I consumi privati, come atteso, sono ripartiti nel 2° trimestre (+12 miliardi, pari a +5,0%), trascinati dalla spesa in servizi (viaggi e spese fuori casa). Le attese per il 3° trimestre sono di ulteriore risalita: resta da spendere circa metà dell’extra-risparmio accumulato dalle famiglie durante il lockdown, che in primavera il Centro Studi Confindustria aveva stimato in 26 miliardi. In agosto, gli ordini interni dei produttori di beni di consumo sono quasi tornati ai valori pre-crisi e la fiducia delle famiglie ha tenuto. Gli investimenti, intanto, continuano la dinamica robusta, dopo un +2,4% in primavera che li ha portati molto oltre i valori pre-crisi, con ordini su un trend di aumento.
  • L’industria cede il passo ai servizi. L’industria, principale motore finora, sta gradualmente passando il testimone ai servizi nel trainare la crescita. Gli indici PMI mostrano una frenata nell’industria negli ultimi tre mesi (60,9 in agosto da 62,3 a maggio) e una accelerazione nei servizi (58,0 da 53,1). Ciò avviene, in parte, perché inizia a pesare anche in Italia la scarsità di alcuni input produttivi, che già preoccupava da alcuni mesi. La produzione industriale è cresciuta nel 2° trimestre un po’ meno del 1° (+1,2% vs +1,5%) e il 3° trimestre è partito a ritmo minore: in luglio si è avuto un +0,8% e la variazione acquisita per il trimestre è +0,9%; in agosto poi le attese su produzione e ordini sono calate. E in parte, perché non si sono avuti altri blocchi per i servizi: nel turismo la ripresa estiva c’è stata, anche se siamo ancora molto sotto i valori pre-Covid e la fiducia delle imprese di servizi ha perso pochissimo in agosto. La risalita del settore dovrebbe proseguire nel 3° trimestre, dati i giudizi sugli affari in aumento, ma con qualche ombra per il 4° trimestre, visto il marcato calo in agosto delle attese sugli ordini.
  • Inflazione: quasi solo energia. Negli ultimi mesi l’inflazione è salita anche in Italia (+2,1% annuo in agosto). In larga parte ciò deriva dall’aumento dei prezzi energetici (+19,8%), sulla scia del rincaro del petrolio negli scorsi mesi. L’inflazione al netto di energia e alimentari è bassa (+0,6%), indicando che le pressioni domestiche sono moderate. Finora, nei prezzi al consumo italiani non si legge un impatto dei rincari delle commodity non energetiche, né della loro scarsità. Ciò aiuta i consumi, ma comprime i margini delle imprese. Negli altri paesi Euro c’è traccia di rincari nei beni industriali, ma il contributo maggiore al rialzo viene dall’energia. La BCE continua a tenere in campo le misure iper-espansive, grazie alle quali i tassi restano bassi: il BTP è a 0,71% a settembre, lo spread col Bund fermo a +1,07%.
  • L’export resta in salute. L’export italiano è tornato a crescere a giugno (+0,4%), consolidandosi sopra i livelli pre-crisi (+0,7%). Il recupero è eterogeno tra settori e mercati. Nel 2° trimestre 2021 (rispetto al 2019) sono in robusta crescita i prodotti in metallo, gli alimentari, gli elettronici-ottici, mentre calano farmaceutico e tessile-abbigliamento; in forte espansione le vendite verso Cina, Paesi Bassi, Belgio e Germania, negative verso India, Giappone, OPEC e Asean. Le prospettive per il 3° trimestre sono incerte, secondo gli ordini manifatturieri esteri: segnala espansione il PMI, ma in luglio-agosto sono in lieve calo i giudizi delle imprese. Ciò riflette la minor espansione del commercio mondiale che, dopo essere tornato a crescere a giugno (+0,5%), vede un rallentamento in estate segnalato dal PMI globale.
  • Rallenta l’Eurozona. Nel 2° trimestre il PIL dell’Area Euro è cresciuto più delle attese (+2,0% contro l’1,5% ipotizzato dagli operatori), grazie non solo al contributo del rimbalzo italiano, ma anche a quello di Spagna e Francia. Invece, la crescita del PIL tedesco si è rivelata deludente (+1,5%). La produzione industriale dell’area a giugno è diminuita (-0,3%), soprattutto a causa del terzo consecutivo calo di quella tedesca (-1,3%), che poi è risalita a luglio (+1,0%). Il peggioramento recente degli indici Sentix (fiducia degli investitori), a 19,6 punti a settembre da 22,2 e soprattutto Zew (fiducia delle imprese tedesche), a 31,1 da 42,7, segnala un rallentamento dell’attività nel 3° trimestre.
  • USA: prospettive meno solide. Negli USA il PIL ha accelerato nel 2° trimestre (+6,6% annualizzato dopo +6,3%), ma meno delle attese. Tale leggera delusione è coerente con il peggioramento degli indicatori, dal lato delle imprese (PMI manifatturiero a 61,1 da 63,4; Direttori degli acquisti di Chicago a 66,8 da 73,4; indici di attività economica della FED in calo) e da quello dei consumatori (indice dell’Università del Michigan a 70,3 da 81,2). Fa eccezione l’ISM manifatturiero (59,9 da 59,5). La frenata dell’industria già vista a luglio (+6,6% annuo da +9,9%) potrebbe intensificarsi nei mesi successivi.

Focus del mese — Occupazione in recupero, sulla scia della ripresa

  • Quadro positivo del mercato del lavoro italiano. I dati sui primi sette mesi del 2021 mostrano un mercato del lavoro in ripresa. In luglio, primo mese dopo lo sblocco dei licenziamenti nella maggior parte dei settori industriali, l’occupazione totale misurata dall’ISTAT è diminuita di 23mila unità. Il calo non ha intaccato l’ampio recupero registrato da inizio anno (+550mila unità da gennaio a luglio, ma ancora -329mila da gennaio 2020) ed è completamente ascrivibile alla componente autonoma (-47mila unità), mentre i dipendenti sono cresciuti di 24mila unità. I primi dati disponibili per luglio non appaiono, quindi, supportare l’ipotesi di una corsa ai licenziamenti all’indomani dello sblocco. Le prospettive sono buone per il prossimo futuro, in linea con la ripresa economica attesa.
  • Lavoro temporaneo oltre i livelli pre-crisi, come sempre nelle riprese. L’occupazione a tempo determinato ha segnato un recupero totale già in primavera, grazie a una risalita iniziata a metà 2020 e intensificatasi nell’anno in corso. A luglio gli occupati temporanei stimati dall’ISTAT erano quasi 100mila in più rispetto a gennaio 2020. D’altronde la componente temporanea dell’occupazione è sempre quella più reattiva al ciclo economico, sia in caduta (-352mila unità a maggio 2020) sia in ripresa (+136mila fino a ottobre 2020, sostanzialmente piatta nei mesi successivi, quando l’attività era di nuovo fiacca, per poi impennarsi da marzo 2021 in parallelo al rimbalzo del PIL).
  • Parte dell’occupazione permanente resta “congelata”. Nonostante un recupero dai minimi iniziato anch’esso a metà 2020, per il personale a tempo indeterminato, i dati ISTAT segnalano ancora un’ampia perdita da colmare: a luglio le persone occupate a tempo indeterminato, al netto di quelle assenti dal lavoro, per esempio per CIG, da oltre 3 mesi, erano ancora 100mila in meno rispetto a gennaio 2020. A differenza che per l’occupazione temporanea, nel caso di quella a tempo indeterminato i dati ISTAT sui lavoratori effettivamente in forza hanno registrato nella crisi un andamento non sempre allineato rispetto a quello dei dati INPS relativi alle attivazioni nette: queste ultime, infatti, non hanno mostrato alcuna flessione, anzi sono in costante crescita da inizio 2020. Il blocco dei licenziamenti per motivi economici, introdotto allo scoppio dell’emergenza sanitaria, è stato infatti solo parzialmente compensato da un contemporaneo calo delle attivazioni (assunzioni e trasformazioni), così che a maggio 2021 i rapporti a tempo indeterminato attivi erano 275mila in più (saldo tra attivazioni e cessazioni mensili cumulato da gennaio 2020). La distanza tra le due curve segnala, in particolare, l’ampio ricorso alla cassa integrazione, che viene incorporato nei dati ISTAT e che, invece, non incide sui rapporti di lavoro conteggiati dall’INPS, che rimangono attivi seppur “congelati”.
  • Quanto ampio è ancora il ricorso alla CIG? Per comprendere l’andamento del ricorso allo strumento, è utile guardare al numero di ore di CIG autorizzate al mese, in diversi comparti, in rapporto alla dimensione del settore (misurata dal monte ore mediamente lavorate nel 2019): valori elevati di tale rapporto segnalano possibili eccessi di manodopera. Dopo i picchi di aprile-maggio 2020, nel 2021 il valore massimo si è avuto a giugno: l’incidenza delle ore autorizzate si è attestata intorno al 40% per la manifattura e al 57% nel comparto alberghi e ristoranti; in luglio le incidenze sono calate, ma restano ancora alte in entrambi i casi.
  • Cosa ci attendiamo nei prossimi mesi? La ripresa economica in atto in Italia e il suo previsto proseguimento nella seconda parte del 2021, potranno portare a un’ulteriore espansione della domanda di lavoro. Ciò sosterrà in prima battuta il riassorbimento della CIG, ma favorirà anche le nuove assunzioni, non solo quelle a tempo determinato, ma pure le permanenti.
  • Quale l’impatto dello sblocco dei licenziamenti? I primi dati dopo lo sblocco, disponibili solo per la regione Veneto, mostrano che in luglio e agosto il numero di licenziamenti per motivi economici di occupati a tempo indeterminato nelle imprese industriali (escluso il settore moda), pari a 852 unità, è rimasto sotto ai valori registrati nello stesso periodo sia del 2018 (1.142) che del 2019 (1.268). Cruciale sarà il monitoraggio nei prossimi mesi su tutto il territorio nazionale.

Fonte: Centro Studi Confindustria

La verifica del Green pass in ambito scolastico: emanato un nuovo DPCM

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La verifica del Green pass in ambito scolastico: emanato un nuovo DPCM

Modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 giugno 2021, recante «Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, 52, “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 10 settembre 2021, n. 217 il DPCM recante Modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 giugno 2021, recante «Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, 52, “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”, sulla verifica del “green pass” in ambito scolastico.

Dal 1 settembre per il personale scolastico il possesso del Green Pass è necessario per accedere al luogo di lavoro ed essere regolarmente retribuito. Per gli studenti, invece, non sussiste tale obbligatorietà. Discorso a parte per quelli universitari che dovranno esibire la certificazione verde per poter accedere alle lezioni e sostenere gli esami.

Il parere del Garante: come avverrà la verifica del Green pass

In tutto questo quadro si è inserito il parere del Garante Privacy sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri avente ad oggetto le modalità semplificate di verifica del Green pass del personale scolastico.

Il parere del Garante riguarda le modalità di controllo del Green pass del personale scolastico “semplificate”, ovverosia alternative a quelle ordinarie attraverso l’app VerificaC19, ed è risultato favorevole, visto che lo schema di decreto ha raccolto le indicazioni fornite dal Garante ed è stato ritenuto conforme alla normativa (anche giuslavoristica) sulla protezione dei dati.

Per punti salienti, dal parere del Garante si apprende che le istituzioni scolastiche, in qualità di datori di lavoro, si limiteranno a verificare il mero possesso del Green pass attraverso il Sistema informativo dell’istruzione (Sidi), che diventerà interoperabile con la Piattaforma nazionale-DGC, trattando esclusivamente i dati necessari in relazione alla specifica finalità di trattamento.

Oltre a chiarire che la verifica del Green pass dovrà avvenire quotidianamente prima dell’accesso del personale nella sede ove presta servizio, il Garante sottolinea che i soggetti tenuti ai controlli (Uffici scolastici regionali e istituti scolastici statali) opereranno in qualità di titolari del trattamento (pagina 4 del parere del Garante). Il Ministero dell’Istruzione agirà invece quale responsabile del trattamento per conto del Ministero della Salute.

Il parere evidenzia inoltre che i soggetti tenuti ai controlli del Green pass dovranno poter accedere in modo selettivo solo ai dati relativi al personale scolastico in servizio presso l’istituzione scolastica di competenza, disponibili nella banca dati SIDI, e le operazioni di verifica del possesso del Green pass saranno registrate in log conservati per 12 mesiad eccezione dell’esito della verifica sul possesso o meno del Green pass.  

Il processo di verifica del Green pass illustrato dovrebbe quindi permettere una maggiore efficienza ed efficacia rispetto alla modalità ordinaria, fermi restando gli obblighi del titolare del trattamento di adottare misure tecniche ed organizzative idonee per la protezione dei dati contenuti nel Green pass del personale scolastico e di fornire agli interessati un’informativa specifica su questo tipo di trattamento, anche mediante una comunicazione generale al personale.

Fonte: filodiritto.com

Governo: approvato decreto legge per l’estensione dell’obbligatorietà del Green Pass

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Governo: approvato decreto legge per l’estensione dell’obbligatorietà del Green Pass

Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale (decreto-legge)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi, del Ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, del Ministro dell’università e della ricerca Maria Cristina Messa e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale.

1. Scuola

Le nuove norme restano in vigore sino al 31 dicembre prossimo, termine di cessazione dello stato di emergenza e disciplinano l’accesso in ogni struttura del sistema nazionale di istruzione e di formazione (compresi le strutture in cui si svolgono i corsi serali, i centri per l’istruzione degli adulti, i servizi educativi per l’infanzia, i sistemi regionali di istruzione e Formazione Tecnica Superiore e degli Istituti Tecnico Superiori e il sistema della formazione superiore).

A chi si applica
Chiunque accede a tutte le strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative è tenuto a possedere la Certificazione Verde. Questa disposizione non si applica ai bambini, agli alunni e agli studenti nonché ai frequentanti i sistemi regionali di formazione, ad eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti tecnici superiori

Chi controlla
Il dirigente scolastico e i responsabili di tutte le istituzioni scolastiche, educative e formative hanno il compito di controllare il possesso del Green Pass da parte del lavoratore. Nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.

2. Università

A chi si applica
Chiunque accede alle strutture del sistema nazionale universitario deve possedere ed è tenuto ad esibire la certificazione verde COVID-19.

Chi controlla
I responsabili delle Università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica sono tenuti a verificare il rispetto delle prescrizioni. Le verifiche sono svolte a campione con le modalità individuate dalle Università. Nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.

3.  Salute

Le nuove norme entrano in vigore da 10 ottobre e saranno efficaci fino al 31 dicembre prossimo, termine di cessazione dello stato di emergenza, e applicano l’obbligo vaccinale nelle strutture residenziali, socio-assistenziali e sociosanitarie.

A chi si applica 
Le nuove norme si applicano a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa nelle strutture residenziali, socio-assistenziali, sociosanitarie e hospice (RSA, strutture per anziani, ecc.).

Chi controlla
Sono tenuti ad assicurare il rispetto dell’obbligo vaccinale i responsabili delle strutture e i datori di lavori dei soggetti che a qualunque titolo svolgono attività lavorativa sulla base di contratti esterni. Le modalità di verifica dell’adempimento dell’obbligo saranno definite con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato di concerto con il Ministro della salute, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.

4. Esenzioni

Le misure del decreto per il personale del mondo scolastico, universitario e socio assistenziale non si applicano ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute.

Fonte: governo.it