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Dossier Viminale 2026: reati in calo, cresce il presidio della sicurezza urbana e delle infrastrutture

Il rapporto del Ministero dell’Interno, diffuso il 15 agosto, fotografa l’andamento della sicurezza in Italia nel primo semestre del 2026. Diminuiscono i principali indicatori di delittuosità, mentre si rafforzano controlli, videosorveglianza e interventi nelle aree urbane e nelle infrastrutture. Un quadro che conferma quanto la sicurezza sia sempre più un sistema complesso, nel quale prevenzione, tecnologia e collaborazione tra soggetti pubblici e privati assumono un ruolo centrale.

Il Dossier Viminale 2026, diffuso dal Ministero dell’Interno lo scorso 15 agosto, offre una fotografia articolata della sicurezza nel Paese, attraverso i dati relativi alla delittuosità, all’ordine pubblico, alla sicurezza urbana, al terrorismo, alla criminalità organizzata, all’immigrazione e al potenziamento degli organici.

Come sottolinea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella prefazione, il documento nasce dalla scelta di «raccontare la sicurezza in Italia partendo dai numeri».

Reati in diminuzione nel primo semestre 2026

Il primo dato significativo riguarda la riduzione complessiva dei reati del 10% rispetto allo stesso periodo del 2025: si passa da 1.186.268 delitti registrati nel primo semestre dello scorso anno a 1.068.240 nei primi sei mesi del 2026.

La diminuzione riguarda diverse tipologie di reato: gli omicidi volontari scendono da 163 a 138 (-15,3%), i furti da 493.975 a 437.800 (-11,4%), le rapine da 14.275 a 12.515 (-12,3%), le violenze sessuali del 7,1% e le truffe e frodi informatiche del 9,5%.

Un andamento che, secondo il Viminale, si accompagna a un rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo.

Sicurezza urbana: videosorveglianza e prevenzione

Particolarmente significativo, anche per il comparto della sicurezza privata, è il capitolo dedicato alla sicurezza urbana.

Dal 2023 al 30 giugno 2026 sono stati stanziati 156 milioni di euro per il Piano videosorveglianza. Sono stati finanziati 909 progetti presentati dai Comuni, per un valore complessivo di 118 milioni di euro.

A questi interventi si aggiungono 100 milioni di euro destinati al contrasto del degrado urbano, attraverso il Fondo Sicurezza urbana 2024-2026. Le risorse hanno finanziato 355 progetti dedicati, tra l’altro, alla messa in sicurezza delle aree degradate e alla prevenzione e al contrasto della cosiddetta “mala movida”.

Il dato evidenzia una tendenza ormai strutturale: la sicurezza delle città passa sempre più attraverso una combinazione di presidio umano, tecnologie, videosorveglianza, riqualificazione degli spazi e capacità di prevenzione.

Stazioni ferroviarie: più controlli e meno reati

Un altro ambito di particolare interesse è quello delle stazioni ferroviarie, infrastrutture nelle quali quotidianamente operano, accanto alle Forze dell’ordine, anche migliaia di addetti della sicurezza privata.

Nel primo semestre 2026 sono state controllate oltre 2,5 milioni di persone nelle stazioni, con un incremento del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. A queste si aggiungono circa 636 mila persone controllate a bordo dei treni.

Nello stesso periodo gli arresti sono aumentati del 12%, mentre sono cresciuti significativamente i sequestri di droga e di armi. Parallelamente, nelle stazioni risultano in diminuzione le rapine (-28,5%), i furti (-3,3%) e i danneggiamenti (-5,7%).

Sono numeri che richiamano l’importanza di un modello di sicurezza capace di integrare controllo, prevenzione, tecnologia e presidio delle infrastrutture frequentate quotidianamente da milioni di persone.

Infrastrutture critiche e sicurezza cibernetica

Il Dossier dedica attenzione anche alla sicurezza informatica e cibernetica, un ambito sempre più strettamente connesso alla protezione fisica delle infrastrutture.

Nel primo semestre 2026 gli attacchi rilevati ai danni delle infrastrutture critiche sono stati 4.082, contro i 4.911 dello stesso periodo del 2025, con una diminuzione del 16,9%. I casi riconducibili al cyberterrorismo passano da 116 a 89 (-23,3%), mentre gli indagati sono 84, con un incremento del 71%.

È un dato che conferma l’evoluzione stessa del concetto di sicurezza. La separazione tra protezione fisica e protezione digitale delle infrastrutture è sempre meno netta: la continuità operativa di un sito strategico dipende ormai dalla capacità di proteggere contemporaneamente persone, strutture, sistemi tecnologici, reti e informazioni.

Zone rosse e operazioni ad alto impatto

Il rapporto restituisce inoltre la dimensione delle attività di controllo svolte nelle aree urbane considerate maggiormente sensibili.

Dall’introduzione delle cosiddette zone rosse fino al 30 giugno 2026 sono state controllate oltre 2,3 milioni di persone e sono stati disposti 12.876 allontanamenti. I principali reati alla base dei provvedimenti riguardano il patrimonio, gli stupefacenti e i reati contro la persona.

Dal 2023 al 30 giugno 2026 sono state inoltre realizzate 4.172 operazioni ad alto impatto, con oltre 1,1 milioni di persone controllate e l’impiego complessivo di 170.973 operatori appartenenti a Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizie locali.

Sicurezza come sistema integrato

I dati del Dossier Viminale descrivono dunque un sistema nel quale il concetto di sicurezza si sta progressivamente ampliando.

Alla tradizionale attività di prevenzione e contrasto dei reati si affiancano la sicurezza urbana, la protezione delle infrastrutture, la videosorveglianza, la cybersecurity, la gestione dei grandi flussi di persone e la tutela di siti e servizi essenziali.

È proprio all’interno di questo scenario che va letto anche il ruolo della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza.

Gli Istituti di Vigilanza e gli operatori del comparto sono quotidianamente presenti in aeroporti, stazioni, porti, infrastrutture energetiche, reti di trasporto, ospedali, imprese, siti produttivi, centri commerciali e numerosi altri luoghi aperti al pubblico.

Non si tratta di sovrapporre funzioni e competenze che l’ordinamento attribuisce alle Forze di polizia, ma di riconoscere il contributo che la sicurezza privata può offrire, nell’ambito delle proprie attribuzioni, alla protezione dei beni e delle infrastrutture e alla costruzione di un sistema di prevenzione sempre più moderno ed efficace.

ASSIV: valorizzare la complementarità tra sicurezza pubblica e privata

La fotografia restituita dal Viminale rafforza quindi una riflessione che ASSIV sostiene da tempo: di fronte a rischi sempre più complessi e interconnessi, la sicurezza richiede professionalità, tecnologia, formazione, capacità organizzativa e collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, nel pieno rispetto delle rispettive competenze.

La crescita degli investimenti nella videosorveglianza, l’attenzione alle infrastrutture critiche, la sicurezza delle stazioni e degli spazi urbani e la convergenza tra sicurezza fisica e digitale indicano una direzione precisa.

In questo contesto, il comparto della vigilanza privata può rappresentare una componente qualificata del più ampio sistema della sicurezza nazionale, contribuendo alla protezione di beni, infrastrutture e attività economiche e consentendo alle Forze dell’ordine di concentrare risorse e professionalità sulle funzioni che sono loro proprie.

La sfida dei prossimi anni sarà quindi quella di sviluppare ulteriormente modelli efficaci di cooperazione e complementarità tra sicurezza pubblica e sicurezza privata, valorizzando competenze, tecnologie e professionalità di un settore che ogni giorno contribuisce alla sicurezza del sistema Paese.

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Sicurezza integrata nel Lazio: la vigilanza privata entra nel nuovo modello territoriale

Presentata in Regione Lazio la proposta di legge sulla sicurezza integrata. Tra le misure previste, maggiore raccordo tra enti locali, Polizia locale e vigilanza privata, agevolazioni per i servizi di sicurezza e un Pass dedicato alle Guardie Particolari Giurate sul trasporto pubblico regionale.

Un modello di sicurezza nel quale istituzioni, enti locali, Polizia locale e operatori della sicurezza sussidiaria possano concorrere, nel rispetto delle rispettive competenze, alla tutela dei territori e delle comunità.

È questa la prospettiva che emerge dalla proposta di legge regionale “Disposizioni per promuovere la sicurezza integrata”, presentata il 6 agosto presso la sede della Regione Lazio e che vede come prima firmataria Eleonora Berni, vicepresidente della Commissione Sicurezza.

L’iniziativa punta a sostenere i Comuni nella realizzazione di interventi per migliorare la vivibilità degli spazi urbani, prevenire fenomeni di degrado e conflittualità sociale e rafforzare la collaborazione tra i diversi soggetti che operano sul territorio, fermo restando il rispetto delle competenze statali in materia di ordine pubblico e sicurezza.

Per il comparto della vigilanza privata, la proposta presenta diversi elementi di particolare interesse.

Vigilanza privata e sicurezza integrata

Uno degli aspetti più significativi è il riconoscimento del possibile contributo degli istituti di vigilanza privata all’interno del sistema territoriale della sicurezza.

La proposta prevede infatti un raccordo tra enti locali, Polizia locale, istituti di vigilanza privata e addetti ai servizi di controllo nelle attività di intrattenimento e pubblico spettacolo, precisando il carattere sussidiario e non sostitutivo di tali attività rispetto alle funzioni proprie della Polizia locale.

Una distinzione fondamentale, che consente al tempo stesso di valorizzare il contributo che il comparto può offrire nell’ambito di un sistema integrato.

È un’impostazione che ASSIV considera particolarmente importante: integrare la sicurezza non significa sovrapporre ruoli e competenze, ma creare strumenti che consentano ai diversi attori di collaborare efficacemente, ciascuno nell’ambito delle funzioni attribuite dalla legge.

ZTL, corsie riservate e sosta: agevolazioni per i servizi di vigilanza

La proposta affronta anche alcune problematiche molto concrete incontrate quotidianamente dagli operatori.

I Comuni potrebbero prevedere agevolazioni alla circolazione per i servizi di vigilanza privata autorizzati ai sensi del TULPS, con particolare riferimento agli interventi su allarme e al trasporto valori.

Tra le misure indicate figurano l’accesso alle Zone a traffico limitato, la possibilità di individuare spazi di sosta in prossimità di banche, uffici postali e altri obiettivi sensibili e l’utilizzo delle corsie riservate, nel rispetto della disciplina della circolazione e delle esigenze complessive della mobilità.

Si tratta di aspetti operativi tutt’altro che secondari. La tempestività dell’intervento rappresenta infatti un elemento essenziale di numerosi servizi di vigilanza e la regolamentazione della mobilità urbana non dovrebbe tradursi in un ostacolo allo svolgimento di attività direttamente connesse alla sicurezza.

Un Pass per le Guardie Particolari Giurate

Di particolare interesse è inoltre la prevista istituzione del “Pass per la sicurezza sui mezzi di trasporto pubblico locale”.

Secondo la proposta presentata, il Pass, dotato di tecnologia NFC, consentirebbe alle Guardie Particolari Giurate di utilizzare gratuitamente i mezzi del trasporto pubblico regionale per gli spostamenti necessari allo svolgimento dell’attività lavorativa, purché in uniforme.

La misura non comporterebbe l’attribuzione alle GPG di nuove funzioni rispetto a quelle già previste dall’ordinamento.

Anche questo elemento appare significativo perché riconosce concretamente la presenza quotidiana delle Guardie Giurate sul territorio e la funzione professionale svolta nell’ambito del sistema della sicurezza privata.

Sicurezza notturna e vivibilità delle città

La proposta introduce inoltre i “Protocolli per la vivibilità e la sicurezza notturna”, destinati alle aree maggiormente frequentate durante le ore serali e notturne.

L’obiettivo è favorire attività di prevenzione, presidio e monitoraggio, accompagnandole anche con interventi sul trasporto collettivo notturno, codici di autoregolamentazione per esercizi e locali di intrattenimento e progetti sperimentali nelle zone turistiche o caratterizzate da un’elevata frequentazione.

È un’impostazione che affronta la sicurezza urbana non soltanto sotto il profilo dell’intervento successivo a un evento, ma anche attraverso prevenzione, organizzazione degli spazi e coordinamento tra i soggetti presenti sul territorio.

ASSIV: un’occasione importante per il settore

Per ASSIV, la presentazione della proposta rappresenta un passaggio che merita attenzione.

Da tempo l’Associazione sostiene la necessità di sviluppare un modello nel quale la sicurezza pubblica e la sicurezza privata possano dialogare in maniera sempre più strutturata, senza confusioni di ruoli e nel pieno rispetto delle prerogative delle Forze dell’ordine.

La vigilanza privata dispone oggi di professionalità, presenza territoriale, centrali operative e tecnologie che costituiscono un patrimonio importante per il Paese. Riconoscere questo patrimonio all’interno delle politiche di sicurezza integrata significa prendere atto dell’evoluzione stessa dei bisogni di sicurezza delle città.

Particolarmente positiva appare, in questa prospettiva, l’attenzione riservata dalla proposta non soltanto ai principi generali, ma anche alle condizioni concrete nelle quali operano gli istituti di vigilanza e le Guardie Particolari Giurate.

La proposta prevede inoltre un Programma regionale annuale per la sicurezza integrata, chiamato a individuare gli interventi finanziabili, le risorse disponibili, i criteri per l’erogazione dei contributi e le relative modalità di controllo.

Il percorso legislativo dovrà ora proseguire nelle sedi del Consiglio regionale. Sarà quindi importante seguirne l’iter e verificare il testo che emergerà dall’esame consiliare.

ASSIV guarda con interesse a questo percorso ed è disponibile a offrire il proprio contributo istituzionale affinché l’esperienza delle imprese della vigilanza privata possa essere adeguatamente rappresentata nel confronto sulla futura disciplina regionale.

Perché una sicurezza realmente integrata non nasce dalla sovrapposizione delle competenze, ma dalla capacità di mettere in rete, con regole chiare, tutti i soggetti che possono contribuire alla sicurezza delle comunità e dei territori.

Fonti: Sicurezza integrata nel Lazio: presentata la proposta di legge regionaleSicurezza, Lazio: presentata proposta legge, più prevenzione di notteLazio, proposta di legge per rafforzare sicurezza e vivibilità spazi urbani

Casu (PD): «La sicurezza è un bene pubblico. La vigilanza privata è parte di questa responsabilità condivisa»

Nell’intervista ad ASSIV, il deputato del Partito Democratico Andrea Casu affronta il tema della sicurezza a tutto campo: dalle nuove minacce geopolitiche alla cybersicurezza, dalla protezione delle infrastrutture critiche alla sicurezza dei territori, fino al ruolo della vigilanza privata in un modello sempre più integrato di collaborazione tra pubblico e privato.

La crisi in Medio Oriente dimostra ancora una volta come la sicurezza nazionale sia strettamente legata agli equilibri internazionali. Quali sono oggi le principali sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare?
La crisi in Medio Oriente ci ricorda che la sicurezza non è più un tema confinato entro i confini nazionali. Le tensioni geopolitiche, le minacce terroristiche, la stabilità delle catene energetiche e commerciali, la sicurezza cibernetica e la protezione delle infrastrutture strategiche sono ormai elementi strettamente interconnessi. L’Italia deve affrontare almeno tre grandi sfide. La prima è la tutela della sicurezza dei cittadini e degli interessi nazionali ed europei in un contesto internazionale sempre più instabile. La seconda riguarda la resilienza del nostro sistema economico e infrastrutturale, che deve saper resistere a crisi energetiche, cyberattacchi e campagne di disinformazione. La terza è la difesa della coesione sociale, perché le minacce contemporanee puntano spesso a generare paura, frammentazione e sfiducia nelle istituzioni democratiche. La risposta non può essere quella della chiusura o dell’isolamento. Serve invece un’Italia e un’Europa più forte, unita e democratica capace di investire insieme nella prevenzione, nell’intelligence, nella cooperazione internazionale e nella sicurezza dei territori.

Le minacce odierne sono sempre più ibride e coinvolgono terrorismo, cybersicurezza e protezione delle infrastrutture critiche. Come ritiene che debba evolvere il sistema italiano della sicurezza?
Dobbiamo abbandonare una visione novecentesca della sicurezza. Oggi un cyberattacco può provocare danni paragonabili a quelli di un’aggressione fisica se non superiori, così come la disinformazione può minacciare la tenuta democratica delle nostre comunità. Per questo serve un sistema di sicurezza integrato, che rafforzi il coordinamento tra Forze dell’Ordine, intelligence, istituzioni locali, strutture di protezione civile e operatori specializzati. La sicurezza non si costruisce soltanto aumentando le sanzioni: si costruisce investendo sulle persone, sulle tecnologie, sulla formazione e sulla capacità di prevenire le minacce prima che si manifestino.
Occorre inoltre accelerare gli investimenti sulla cybersicurezza, sulla protezione delle infrastrutture critiche materiali e digitali e sul rafforzamento degli organici delle Forze dell’Ordine, che rappresentano il primo presidio dello Stato sul territorio. In questo scenario sarà sempre più importante costruire una cultura della sicurezza diffusa, che coinvolga anche imprese e cittadini.

Il Partito Democratico governa moltissimi territori. Quale ruolo possono svolgere gli Istituti di Vigilanza Privata nel sostenere le amministrazioni locali nel controllo del territorio e per aumentare la percezione di sicurezza nei cittadini?
I sindaci e gli amministratori locali conoscono bene una verità spesso ignorata nel dibattito politico: la sicurezza è fatta prima di tutto di presenza, ascolto e conoscenza del territorio. Il Partito Democratico ha sempre sostenuto la necessità di politiche integrate che affianchino ai presidi di legalità interventi sociali, educativi e di rigenerazione urbana.
In questo quadro gli Istituti di Vigilanza Privata possono rappresentare un importante soggetto complementare rispetto alle funzioni proprie delle Forze dell’Ordine. Attraverso servizi di vigilanza, monitoraggio, controllo di siti sensibili, tutela del patrimonio pubblico e privato e supporto ai sistemi di sicurezza urbana, contribuiscono concretamente ad accrescere la percezione di sicurezza e a garantire una presenza capillare sul territorio.
Naturalmente occorre sempre mantenere una chiara distinzione di ruoli e competenze: la sicurezza pubblica resta una responsabilità dello Stato. Tuttavia, una collaborazione efficace e ben regolamentata tra amministrazioni, Forze dell’Ordine e operatori della vigilanza privata può produrre benefici significativi per le comunità locali.

La sicurezza richiede sempre più una collaborazione tra istituzioni e soggetti privati. Ritiene che sia arrivato il momento di riconoscere alla vigilanza privata un ruolo ancora più centrale nelle politiche nazionali di sicurezza?
Credo che sia arrivato il momento di aprire una riflessione seria e pragmatica sul contributo che il comparto della vigilanza privata può offrire al sistema-Paese.
Parliamo di un settore che impiega oltre centomila lavoratrici e lavoratori, che opera ogni giorno nella protezione di infrastrutture, imprese, servizi essenziali e luoghi sensibili. Una realtà che negli anni ha sviluppato professionalità, competenze tecnologiche e capacità operative che meritano attenzione e valorizzazione.
Un ruolo più centrale non significa sostituzione delle funzioni pubbliche, ma maggiore integrazione nei modelli di sicurezza partecipata, una più stretta collaborazione con le istituzioni e un migliore riconoscimento delle competenze professionali del settore. In una società sempre più complessa, la sicurezza è il risultato di una rete di soggetti che operano in modo coordinato e responsabile.

Quale messaggio desidera rivolgere agli imprenditori e alle oltre centomila donne e uomini della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono concretamente alla tutela del sistema Paese?
Vorrei anzitutto rivolgere un sincero ringraziamento. La sicurezza di una comunità si misura anche attraverso il lavoro silenzioso di chi, giorno e notte, garantisce protezione, vigilanza e continuità operativa a infrastrutture, aziende, luoghi pubblici e servizi essenziali. È un impegno che troppo spesso resta lontano dai riflettori ma che rappresenta una componente fondamentale della vita del Paese.
Alle imprese del settore voglio dire che il futuro della sicurezza richiederà sempre più innovazione, qualità e investimenti nelle persone. Alle lavoratrici e ai lavoratori desidero esprimere rispetto e riconoscenza per la professionalità con cui svolgono un compito delicato e spesso complesso.
La sicurezza non è uno slogan elettorale. È un bene pubblico che si costruisce ogni giorno attraverso il lavoro, la competenza e la collaborazione tra istituzioni, operatori e cittadini. E voi siete una parte importante di questa responsabilità condivisa.

Pellegrino (Fratelli d’Italia): «Sicurezza nazionale e vigilanza privata, insieme per affrontare le nuove minacce»

In questa intervista ad ASSIV, la senatrice Cinzia Pellegrino (Fratelli d’Italia) affronta la sicurezza in tutte le sue dimensioni: dalle crisi internazionali alle minacce ibride, dalla tutela delle infrastrutture critiche alla sicurezza sussidiaria, illustrando il ruolo sempre più strategico della vigilanza privata nella protezione del sistema Paese.

La crisi in Medio Oriente dimostra che la sicurezza nazionale è strettamente legata agli equilibri internazionali. Quali sono oggi le principali sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare?

Dobbiamo partire dalla consapevolezza che i confini fisici non bastano più a delimitare lo spazio della nostra protezione. La stabilità internazionale è la premessa della nostra stabilità interna, e la crisi mediorientale lo dimostra con un’evidenza che sarebbe irresponsabile ignorare.

La posizione che l’Italia ha assunto sotto la guida del Presidente Meloni poggia su due capisaldi che si tengono insieme senza contraddizioni. Da un lato, il riconoscimento pieno del diritto di Israele a difendere la propria esistenza e la propria popolazione dal terrorismo; dall’altro, la convinzione altrettanto ferma che ogni azione militare debba iscriversi nel perimetro della proporzionalità e che la protezione dei civili nella Striscia rappresenti un imperativo umanitario ineludibile.

Su questo secondo versante, l’Italia ha scelto la via dei fatti. Siamo stati tra i primi in Occidente a muoverci con iniziative concrete, come il programma “Food for Gaza” e l’accoglienza nei nostri ospedali di bambini palestinesi bisognosi di cure. Non gesti simbolici, ma scelte operative che raccontano un Paese capace di unire fermezza e compassione. Parallelamente, abbiamo condotto un’azione diplomatica instancabile, dalla presidenza del G7 fino alle sedi delle Nazioni Unite, per contenere il rischio di un’escalation regionale e per riportare l’orizzonte dei negoziati sull’unica via praticabile: quella dei due popoli e dei due Stati, che resta l’architrave di ogni pace duratura.

Tre sono le ricadute dirette di questa crisi sulla nostra sicurezza nazionale. La prima riguarda la protezione delle rotte commerciali: il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz costituiscono passaggi obbligati per l’approvvigionamento energetico del nostro Paese e per l’intera economia italiana, e la libertà di navigazione in questi snodi rappresenta un interesse vitale che riguarda gli scambi commerciali non solo italiani, ma anche della maggior parte delle Nazioni nel mondo.

La seconda attiene alla tutela dei nostri contingenti militari, a partire dai soldati impegnati nella missione UNIFIL in Libano, la cui incolumità merita ogni attenzione in un teatro operativo diventato progressivamente più instabile.

La terza, infine, si misura sul tessuto della nostra convivenza civile: le tensioni nelle piazze, scatenate da frange estremiste di sinistra che sfruttano ogni tema possibili per creare disordini e compiere atti violenti, rappresentano fenomeni che vanno letti con lucidità e contrastati con determinazione, senza ambiguità e senza indulgenze.

Il Governo Meloni ha posto la sicurezza tra le priorità della propria azione politica. Quali risultati ritiene più significativi e quali sono gli obiettivi ancora da raggiungere?

Quando questo Esecutivo si è insediato, la sicurezza era un tema che giaceva da troppo tempo in fondo all’agenda dei precedenti Governi, ma per una progressiva sottovalutazione del fenomeno mista a una piaggeria ideologica, che avevano finito per erodere tanto la percezione quanto la sostanza della protezione dei cittadini.

Abbiamo invertito la rotta e oggi possiamo misurarne gli effetti.

Il primo intervento ha riguardato la colonna vertebrale di ogni sistema di sicurezza: le donne e gli uomini che lo compongono. Il piano di assunzioni che abbiamo varato, con oltre 37.400 nuovi ingressi tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza con la copertura integrale del turnover, non ha precedenti per dimensioni e ambizione. A questo si è accompagnato uno stanziamento di un miliardo e mezzo per il rinnovo dei contratti del comparto, perché riconoscere la dignità del servizio significa anche riconoscerne il valore economico.

I riscontri sono già misurabili: i dati del Ministero dell’Interno indicano una flessione dei reati più gravi e un contenimento molto significativo dell’immigrazione irregolare, frutto di un approccio che ha sostituito alla dimensione ideologica una gestione pragmatica e finalmente efficace. Sul versante legislativo siamo intervenuti con una tempestività che ha segnato una discontinuità netta: dal Decreto Caivano per contrastare la criminalità giovanile, alle norme per accelerare lo sgombero degli immobili occupati abusivamente, fino alle operazioni ad alto impatto che hanno restituito decoro e vivibilità a stazioni e aree urbane lasciate a lungo in balìa del degrado.

Resta aperto il cantiere più ambizioso: il completamento del nuovo Pacchetto Sicurezza, che costituirà il prossimo avanzamento della nostra strategia. L’obiettivo è articolato ma unitario: affrontare con strumenti aggiornati il fenomeno delle baby gang, rafforzare la cornice di tutela giuridica e operativa per le Forze dell’Ordine, intensificare il contrasto ai reati predatori che colpiscono le fasce più vulnerabili della popolazione, restituire a ogni cittadino la percezione concreta di uno Stato presente e credibile.

Le minacce odierne sono sempre più ibride e coinvolgono terrorismo, cybersicurezza e protezione delle infrastrutture critiche. Come deve devolvere il sistema italiano della sicurezza?

La natura delle minacce che abbiamo di fronte è cambiata più rapidamente di quanto la nostra capacità di risposta sia riuscita a tenere il passo. È un dato di fatto da cui bisogna partire con onestà intellettuale. Il conflitto contemporaneo ha superato la tripartizione classica tra terra, aria e mare per proiettarsi in una quarta e ormai in una quinta dimensione: lo spazio cibernetico e quello cognitivo. Il DDL Cybersicurezza che abbiamo portato avanti nasce proprio dalla volontà di recuperare questo ritardo.

Per noi la cybersecurity coincide senza sconti con la sicurezza nazionale. Le minacce ibride prendono di mira le dorsali della nostra vita collettiva, la sanità, i trasporti, le reti energetiche, con attacchi che possono paralizzare servizi essenziali o sottrarre dati industriali e brevetti su cui si fonda la nostra competitività. Ed è per questo che non la consideriamo solo un settore specialistico da delegare ai tecnici, ma il perimetro stesso della sovranità contemporanea.

L’evoluzione che abbiamo in mente si condensa in una formula: passare a un modello di sicurezza globale e capace di rispondere proattivamente e in tempo reale alle minacce.

Siamo partiti, in primis, da un apparato sanzionatorio adeguato alla gravità del fenomeno, con pene severe per l’estorsione informatica e per i reati che colpiscono le infrastrutture critiche. In secondo luogo, abbiamo introdotto obblighi strutturali per tutte le pubbliche amministrazioni: ogni ente dovrà dotarsi di un referente cyber e di sistemi di crittografia avanzati, mettendo fine alla stagione dell’approssimazione che ha esposto falle inaccettabili.

Infine, abbiamo voluto costruire una sinergia stabile tra l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, i servizi di Intelligence e il tessuto delle imprese private, perché la protezione delle reti strategiche non venga affidata a sforzi isolati, ma sia frutto di una regia unitaria e di una cooperazione permanente tra tutti i soggetti della sicurezza nazionale.

Fratelli d’Italia sostiene da tempo la necessità di rafforzare il controllo del territorio. Quale ruolo possono svolgere gli Istituti di Vigilanza Privata nel supportare lo Stato nella tutela di cittadini e infrastrutture strategiche?

Tra i contributi che Fratelli d’Italia ha portato nel dibattito sulla sicurezza, ce n’è uno che merita di essere ripreso perché ha smesso di essere una tesi minoritaria per diventare patrimonio condiviso: il principio della sicurezza sussidiaria, o partecipata. In sostanza, è l’idea che lo Stato debba mantenere saldamente la regia dell’ordine pubblico e della legalità, ma che possa e debba avvalersi di risorse complementari per presidiare ambiti che non richiedono necessariamente l’impiego diretto delle Forze dell’Ordine.

In questo disegno, gli oltre quarantamila professionisti della vigilanza privata occupano una posizione tutt’altro che ancillare. Sono un tassello strutturale della nostra architettura difensiva, e il loro contributo può essere enormemente ampliato. Possono presidiare stabilmente siti di particolare sensibilità, ospedali, palazzi di giustizia, stazioni ferroviarie, aeroporti, mezzi di trasporto pubblico, svolgendo una funzione deterrente contro aggressioni, atti vandalici e fenomeni di degrado. E così operando, producono un effetto virtuoso che va ben oltre il singolo servizio: consentono alle Forze dell’Ordine di concentrare le proprie energie sulle indagini complesse, sulla lotta alla criminalità organizzata, su quei fronti che richiedono prerogative e competenze esclusivamente statuali.

È una visione che stiamo già calando nella concretezza amministrativa. L’esperienza avviata nel Lazio, con il conferimento di poteri sanzionatori alle guardie giurate, rappresenta un modello innovativo di controllo territoriale integrato che intendiamo estendere e perfezionare. Dimostra che quando lo Stato si fida dei propri corpi intermedi e ne valorizza la professionalità, il risultato è una sicurezza più capillare, più efficiente e più vicina ai cittadini.

La sicurezza richiede sempre più una collaborazione tra istituzioni e soggetti privati. Ritiene che sia arrivato il momento di riconoscere alla vigilanza privata un ruolo ancora più centrale nelle politiche nazionali di sicurezza?

La questione, a ben vedere, non è se la vigilanza privata debba acquisire una centralità che ancora non ha. Quella centralità esiste già nei fatti, ogni giorno, nella quotidianità silenziosa di decine di migliaia di operatori che sorvegliano ciò che per tutti noi è prezioso. La vera questione è se il sistema Paese sia disposto a riconoscere questa realtà e a tradurla in un quadro normativo ed economico finalmente all’altezza.

Fratelli d’Italia ha una posizione che non è maturata ieri e che non cambia col mutare delle convenienze. Da anni sosteniamo che questa categoria è stata penalizzata da dinamiche che ne hanno compresso la dignità professionale. Il meccanismo degli appalti al massimo ribasso, in particolare, ha prodotto un circolo vizioso che va spezzato: ha compresso le retribuzioni, ha impoverito la qualità del servizio, ha mortificato chi ogni giorno rischia la propria incolumità per proteggere persone e beni.

Tutto questo, oltre a rappresentare una questione di giustizia, è anche un grave vulnus all’efficienza del sistema sicurezza.

Riconoscere la centralità della vigilanza privata significa anche guardare oltre i confini nazionali. In molti Paesi europei, le guardie giurate sono impiegate nella protezione di asset strategici all’estero, navi mercantili, cantieri, grandi infrastrutture, secondo standard che l’Italia fatica ancora a recepire. Superare questi vincoli burocratici è un investimento nella competitività del nostro sistema di sicurezza, ed è anche l’apertura di uno sbocco professionale di alto profilo per i tanti militari, ad esempio, che, terminato il servizio attivo, desiderano continuare a mettere la propria esperienza al servizio del Paese.

La vigilanza quindi è una risorsa strategica da valorizzare, con la consapevolezza che una Nazione serio non si priva di alcuna delle proprie capacità difensive.

Quale messaggio desidera rivolgere agli imprenditori e alle oltre centomila donne e uomini della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono concretamente alla tutela del sistema Paese?

 C’è una dimensione del lavoro di sicurezza che raramente arriva ai riflettori. È quella dei gesti ripetuti ogni giorno, dei turni che coprono le ore più scomode, della presenza discreta ma costante in ospedali, tribunali, stazioni, aeroporti, mezzi pubblici. È il tessuto connettivo di un Paese che funziona, e che troppo spesso diamo per scontato.

Agli imprenditori e al personale che compone il mondo della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza, desidero rivolgere un pensiero che va oltre la cortesia istituzionale. Essi rappresentano spesso il primo presidio di legalità là dove le istituzioni faticano ad arrivare. Lo fanno con una professionalità che non sempre ha ricevuto il riconoscimento che merita, e in condizioni contrattuali che in troppi casi non rendono giustizia alla delicatezza del loro compito.

Per troppo tempo si è guardato a questo settore con una considerazione inadeguata, dimenticando che dietro ogni divisa ci sono competenze, sacrificio e una dedizione che merita rispetto. Fratelli d’Italia ha sempre ritenuto che questa pagina andasse voltata, costruendo un impianto normativo moderno che valorizzi la sicurezza sussidiaria, aprendo prospettive professionali degne di chi ha scelto di servire la collettività.

Continueremo a lavorare con determinazione in questa direzione, nella consapevolezza che la loro professionalità costituisca una componente essenziale del sistema di difesa nazionale. A ciascuno di loro va la gratitudine di chi sa che la sicurezza non è soltanto una funzione dello Stato, ma il frutto quotidiano dell’impegno di tanti.

Vigilanza privata e sicurezza: nessuna sostituzione, ma una collaborazione sempre più necessaria

Il dibattito nato in questi giorni a Forlì sull’eventuale impiego della vigilanza privata a supporto delle esigenze di sicurezza urbana ripropone un tema che merita di essere affrontato senza equivoci.

Le Guardie Particolari Giurate non sostituiscono le Forze di polizia né la Polizia Locale. Svolgono funzioni diverse, disciplinate dalla legge, e operano nell’ambito della sicurezza sussidiaria, contribuendo alla tutela di beni e infrastrutture e alla prevenzione dei rischi.

Si tratta di un modello fondato sulla collaborazione, non sulla sovrapposizione di competenze. Le Forze di polizia continuano a esercitare le proprie funzioni istituzionali, mentre gli Istituti di Vigilanza Privata mettono a disposizione professionalità, organizzazione e tecnologie per svolgere le attività loro attribuite dall’ordinamento.

Negli ultimi anni il ruolo della vigilanza privata è cresciuto in modo significativo. Le Guardie Particolari Giurate operano quotidianamente presso infrastrutture critiche, ospedali, reti di trasporto, siti industriali, banche e numerosi altri obiettivi sensibili, rappresentando un presidio essenziale per la sicurezza del Paese.

Per questo motivo è importante superare una contrapposizione che non trova riscontro nella realtà. La questione non è scegliere tra pubblico e privato, ma valorizzare tutte le risorse disponibili, nel rispetto delle rispettive competenze.

La vigilanza privata non rappresenta una “privatizzazione della sicurezza”, ma una componente qualificata del sistema nazionale della sicurezza sussidiaria. Attraverso attività di prevenzione, vigilanza e protezione di beni e infrastrutture, opera in piena complementarità con le Forze di polizia, nel rispetto delle competenze attribuite dalla legge. L’esperienza dimostra che la collaborazione tra pubblico e privato contribuisce a rafforzare la sicurezza complessiva e a rendere più efficace il sistema di tutela del Paese.

Il confronto di questi giorni dimostra ancora una volta quanto sia necessario diffondere una corretta conoscenza del ruolo della vigilanza privata. Solo partendo da una chiara distinzione delle competenze è possibile costruire un sistema di sicurezza moderno, nel quale ogni soggetto contribuisce, secondo le proprie funzioni, alla tutela dell’interesse collettivo.

Fonte: Il Resto del Carlino, “Scontro sui vigilantes privati: non sostituiranno gli agenti”, 4 agosto 2026.

CONFINDUSTRIA: Indagine Rapida – Luglio: migliorano le aspettative sulla produzione

  • L’indagine rapida sulla produzione industriale presso le grandi imprese associate a Confindustria indica, nella rilevazione di luglio, un lieve miglioramento delle aspettative rispetto al mese precedente: si riduce la quota di imprese che prevede una produzione stabile e aumenta quella di chi si attende una crescita. Poco meno della metà delle imprese intervistate prevede una stabilità della produzione (41,1%, contro il 47,3% di giugno), mentre il 49,0% si attende un aumento moderato o rilevante (43,9% a giugno). Infine, la quota degli intervistati che prevede un calo è pari al 9,9%, a fronte dell’8,8% di giugno (Grafico 1).
  • Domanda e ordini continuano a rappresentare il principale fattore a sostegno della produzione. Il saldo registra valori ampiamente espansivi pur essendo in calo rispetto alla rilevazione precedente (+9,6% dopo +14,3% di giugno) (Grafico 2).
  • A luglio i costi di produzione sono ancora il fattore di freno alla produzione più indicato dalle imprese intervistate. Il saldo delle risposte tuttavia segna una contrazione meno marcata (-4,6% dopo il -10,6% di giugno).
  • Le attese degli industriali sulla disponibilità di manodopera nei prossimi mesi restano negative: il saldo nel mese in corso è pari a -3,5%, in lieve peggioramento rispetto alla rilevazione di giugno (-3,2%).
  • Il saldo relativo alla disponibilità di materiali migliora rispetto a giugno, pur presentando ancora valori negativi (-0,6% da -1,2%).
  • Il saldo relativo alle condizioni finanziarie resta invariato (-1,2%).
  • Le grandi imprese industriali nella rilevazione di luglio peggiorano il giudizio riguardo alla disponibilità degli impianti, il saldo tuttavia resta in territorio positivo (+0,4% dopo il +1,8% a giugno).

Confindustria: Real Time Turnover Index – RTT in leggero aumento a giugno

RTT 2.0, risultato di un aggiornamento della metodologia e calcolato in base ai dati sul fatturato (destagionalizzato e deflazionato) del campione di imprese clienti di TeamSystem, registra un +0,1% a giugno, con variazioni positive in tutti i settori dell’economia.

Il dato aggregato di RTT per l’economia italiana

  • A giugno RTT indica un piccolo aumento: +0,1% normalizzato, dopo il calo di -0,4% registrato a maggio (Grafico 1).
  • Grazie a tale incremento e a quello di aprile, RTT registra una variazione di poco positiva nel 2° trimestre (+0,2% normalizzato).

RTT per i macro-settori produttivi

  • RTT a giugno indica un’industria in lieve recupero (+0,2%), dopo la forte flessione di maggio (Grafico 2).
  • Nei servizi si registra un maggior aumento a giugno (+0,7%), comunque insufficiente a recuperare il calo di maggio.
  • Anche RTT nelle costruzioni è in aumento (+0,7%), dopo la stabilità del mese precedente.
  • La variazione nel 2° trimestre è positiva per i servizi, un po’ meno per le costruzioni, negativa invece nell’industria (-0,8%).

RTT per le macro-aree

  • RTT a giugno è positivo in tutte le macro-aree, di più al Sud (+2,6%) e al Nord-Est (+1,4%; Grafico 3).
  • La variazione nel 2° trimestre è positiva al Nord-Ovest e al Centro, mentre è di poco negativa al Nord-Est e quasi nulla al Sud (-0,1%).

RTT per le dimensioni d’impresa

  • RTT a giugno registra un incremento per tutte le classi dimensionali, più ampio per le grandi imprese dopo il forte calo di maggio.
  • La variazione nel 2° trimestre è positiva per tutte le dimensioni, più ampia per le grandi imprese.

Fonte: Centro Studi Confindustria

Contro la criminalità giovanile le migliori esperienze europee puntano sulla prevenzione (Huffington Post)

Accanto all’indispensabile rafforzamento degli strumenti di contrasto, appare necessario promuovere una grande alleanza educativa tra famiglie, scuola, istituzioni, forze dell’ordine, mezzi di comunicazione e società civile. Anche il comparto della sicurezza privata può e deve svolgere un ruolo importante

L’approvazione da parte del governo del nuovo disegno di legge sulla sicurezza, già ribattezzato dal dibattito pubblico “decreto anti-maranza”, rappresenta una risposta politica e normativa a un fenomeno che negli ultimi anni ha alimentato un crescente senso di insicurezza nelle città italiane: l’aumento degli episodi di violenza giovanile, delle baby gang, dei vandalismi e delle aggressioni nei luoghi della movida e nelle aree urbane più frequentate. Le misure approvate dal Consiglio dei ministri introducono strumenti più incisivi per le Forze dell’Ordine, tra cui il divieto di aggregazione disposto dal Questore per soggetti ritenuti pericolosi, l’estensione del fermo preventivo anche ai minori coinvolti in comportamenti a rischio e un inasprimento delle sanzioni per gli atti vandalici commessi in gruppo. 

Si tratta di un intervento che nasce da un’esigenza reale. Negare l’esistenza del problema sarebbe un errore. I cittadini chiedono più sicurezza, soprattutto nei contesti urbani dove episodi di intimidazione, violenza gratuita e microcriminalità si manifestano con maggiore frequenza. Al tempo stesso, tuttavia, sarebbe altrettanto sbagliato pensare che la sola risposta repressiva possa risolvere un fenomeno che affonda le proprie radici nel disagio sociale, educativo e culturale di una parte del mondo giovanile.

Gli studi più autorevoli confermano infatti che la criminalità minorile è un fenomeno complesso. Il rapporto dell’Eurispes sulla devianza giovanile richiama la necessità di un approccio multidisciplinare che combini contrasto, prevenzione, inclusione sociale, interventi educativi e sostegno alle famiglie. Lo stesso report evidenzia come i social network possano amplificare e normalizzare comportamenti violenti, contribuendo a creare modelli emulativi tra i più giovani. 

Un ulteriore elemento che merita attenzione è la crescente evidenza che questi fenomeni non riguardano esclusivamente contesti sociali marginali o economicamente svantaggiati. Sempre più spesso, infatti, episodi di violenza, bullismo, vandalismo e aggressioni vedono coinvolti giovani provenienti da famiglie benestanti, inserite in contesti educativi e territoriali che, almeno in apparenza, non presentano particolari criticità socioeconomiche. Questo dato impone una riflessione più profonda sulle cause che alimentano tali comportamenti.

Accanto alle fragilità familiari e al disagio sociale, emerge infatti una progressiva erosione di alcuni fondamentali valori etici e civici che tradizionalmente hanno rappresentato punti di riferimento nella crescita delle nuove generazioni: il rispetto dell’autorità, il senso del limite, la responsabilità individuale e la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni. A ciò si aggiunge il rischio di una crescente distanza dalla realtà concreta, favorita da un utilizzo spesso incontrollato dei social network e dalla diffusione di contenuti digitali nei quali la violenza viene spettacolarizzata, banalizzata o trasformata in elemento di successo e visibilità.

Non si tratta di attribuire un rapporto automatico di causa-effetto tra videogiochi, piattaforme digitali e comportamenti criminali, ma è innegabile che l’esposizione continua a modelli aggressivi, alla ricerca esasperata del consenso online e alla condivisione virale di episodi di prevaricazione possa contribuire ad abbassare la percezione della gravità di determinati comportamenti. In molti casi, infatti, i giovani autori di aggressioni o atti vandalici sembrano non percepire pienamente la natura criminale delle proprie azioni, considerandole piuttosto una forma di intrattenimento, di affermazione all’interno del gruppo o di ricerca di notorietà sui social. Da qui deriva anche un preoccupante senso di impunità, alimentato dalla convinzione che le conseguenze saranno limitate o inesistenti.

Per questa ragione, accanto all’indispensabile rafforzamento degli strumenti di contrasto, appare necessario promuovere una grande alleanza educativa tra famiglie, scuola, istituzioni, forze dell’ordine, mezzi di comunicazione e società civile, capace di ricostruire il senso della legalità e della responsabilità personale. La sicurezza urbana non può infatti essere affidata esclusivamente all’intervento repressivo: deve poggiare anche sulla capacità di trasmettere ai più giovani il valore del rispetto delle regole, della convivenza civile e della dignità della persona.

È proprio osservando ciò che accade nel resto d’Europa che emerge un elemento particolarmente interessante: i Paesi che hanno ottenuto i risultati migliori nel contenimento della criminalità giovanile non si sono limitati a rafforzare gli strumenti di polizia, ma hanno costruito strategie integrate. Nel Regno Unito, ad esempio, accanto a misure severe contro il porto di coltelli e le gang giovanili, sono stati sviluppati programmi di intervento precoce nelle scuole e nelle comunità locali. In Francia sono state rafforzate le attività di controllo nelle aree più critiche, ma parallelamente sono stati avviati percorsi di recupero e mediazione rivolti ai minori a rischio. In Germania e nei Paesi nordici il modello prevalente è quello della prevenzione sociale, con investimenti significativi nell’educazione, nello sport, nel sostegno psicologico e nella presenza di operatori territoriali capaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in devianza.

L’esperienza europea suggerisce quindi una lezione chiara: la repressione è necessaria, ma da sola non basta. Le politiche più efficaci sono quelle che combinano sicurezza, educazione e inclusione. Lo stesso approccio è coerente con le strategie europee di contrasto alla criminalità e alla radicalizzazione giovanile, fondate sulla cooperazione tra istituzioni, forze di polizia, sistema scolastico, famiglie e società civile. 

In questo contesto anche il comparto della sicurezza privata può e deve svolgere un ruolo importante. ASSIV, che rappresenta le principali imprese italiane della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza, ritiene che la tutela dei cittadini debba fondarsi su una visione moderna della sicurezza integrata. Le guardie particolari giurate e gli operatori della sicurezza privata rappresentano ogni giorno un presidio qualificato in centri commerciali, stazioni, infrastrutture critiche, eventi pubblici e aree urbane ad alta frequentazione, contribuendo in modo complementare all’azione delle Forze dell’Ordine.

L’associazione è pronta a mettere a disposizione delle istituzioni la propria esperienza per sviluppare modelli più avanzati di prevenzione territoriale, valorizzando la collaborazione pubblico-privato, l’utilizzo delle nuove tecnologie, i sistemi di videosorveglianza intelligente e la raccolta tempestiva di informazioni utili alle autorità competenti. Allo stesso tempo, ASSIV sostiene la necessità di investire nella cultura della legalità, nella formazione dei giovani e nella responsabilizzazione delle comunità locali.

Il dibattito aperto dal decreto anti-maranza offre dunque un’occasione che va oltre l’emergenza del momento. Il vero obiettivo non deve essere soltanto punire chi delinque, ma costruire le condizioni affinché un numero sempre minore di ragazzi scelga la strada della violenza. Per riuscirci servono norme efficaci, controlli adeguati e presidi di sicurezza, ma anche scuole più forti, famiglie sostenute e comunità capaci di educare.

La sicurezza è un diritto fondamentale. Ma è anche una responsabilità collettiva. E l’Italia può trarre insegnamento dalle migliori esperienze europee per costruire un modello che sappia coniugare fermezza, prevenzione e inclusione. Solo così sarà possibile contrastare davvero il fenomeno delle baby gang e restituire ai cittadini il pieno e sicuro godimento dei propri quartieri e degli spazi pubblici, indispensabili per sostenere una socialità sempre più aggredita dalla comunicazione virtuale.Partecipa alla conversazione

Maria Cristina Urbano

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Nomine e movimenti di Prefetti del Consiglio dei Ministri del 23 Luglio 2026

Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, ha deliberato le nomine e il movimento di prefetti di seguito riportati.

dott.ssa Rosa RIFLESSO: da Avellino, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Bari;

dott.ssa Franca FICO: nominata prefetto, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Avellino;

dott. Clemente DI NUZZO: da Arezzo, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Catanzaro;

dott. Fabrizio STELO: da Teramo, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Arezzo;

dott.ssa Beatrice Agata MARIANO: nominata prefetto, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Teramo;

dott.ssa Grazia LA FAUCI: da Sassari, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Savona;

dott.ssa Carla DI QUATTRO: nominata prefetto, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Sassari;

dott.ssa Giovanna LONGHI: nominata prefetto, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Ascoli Piceno;

dott. Paolo CORRITORE: nominato prefetto, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Oristano.

Confindustria: Congiuntura Flash – Rincarano petrolio e gas, frenando l’economia italiana: il 3° trimestre parte in salita

Inizia male il 3° trimestre. La guerra in Iran è riesplosa a luglio e l’incertezza sui prossimi sviluppi è massima: ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il PIL italiano nel 2° trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul 3°. L’inflazione resterà alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono.

Prezzi di petrolio e gas in salita. La nuova escalation militare tra USA e Iran ha causato una caduta dei transiti di navi per lo Stretto (32% a metà luglio). Il prezzo del Brent, perciò, ha ripreso a salire (91 dollari al barile il 21/7), dopo una significativa discesa a giugno (a 72): di nuovo ben sopra i livelli di febbraio (69 in media), sebbene sotto il picco di maggio (104). Anche il prezzo del gas, che non è mai sceso vicino ai livelli di febbraio (33 euro/Mwh in media), ha virato nuovamente al rialzo (60 euro).

Dollaro apprezzato. Il dollaro, con la guerra nel Golfo, torna a essere visto come “valuta rifugio” (anche perché il petrolio è quotato in dollari): la domanda di valute sta andando in una direzione opposta a quella presa a seguito dei dazi nel 2025, quando i timori sull’economia USA portarono a una svalutazione consistente del dollaro che ora si sta, invece, rafforzando: 1,14 dollari per euro nella prima metà di luglio, da 1,18 in media a febbraio (pari a -3,4%). Ciò favorisce l’export dei paesi euro.

Rallentano gli investimenti. Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti. A maggio si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e nel 2° trimestre sono calate le previsioni di spesa in investimenti.

Consumi: frenata in vista. Nel 1° trimestre la quota di risparmio è salita appena (8,0%), mentre il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto di più (+0,8%), dando ossigeno alla domanda. Nel 2°, però, il reddito è stato frenato da prezzi e lieve calo degli occupati (a maggio). Le vendite al dettaglio sono salite poco (+0,1% in volume) e a giugno c’è stato un nuovo calo degli acquisti di auto (-1,5%).

L’industria decelera. A maggio la produzione industriale è diminuita (-0,3%), per la caduta dei beni intermedi (-0,8%) e di consumo (-0,5%), mentre la crescita degli energetici (+4,6%) ha attutito la flessione; la variazione acquisita nel 2° trimestre resta positiva. A giugno il PMI manifatturiero è sceso, mantenendosi espansivo (52,2 da 52,9): calano le pressioni sui prezzi, ma inizia a scemare la domanda dettata dall’accumulazione di scorte in un contesto molto incerto.

Servizi stabilizzati. La spesa dei turisti stranieri in Italia è subito ripartita (+6,2% tendenziale a maggio a prezzi correnti, -0,8% a marzo). L’indice S&P Global PMI segnala una stabilizzazione dei servizi a giugno (50,2, da 49,4), coerente con quella mostrata dalla fiducia delle imprese del settore; secondo il PMI, ciò avviene grazie all’attenuarsi delle pressioni sui costi e a una risalita della domanda interna.

Export ancora in calo. A maggio l’export di beni diminuisce di -0,4% a prezzi costanti (-2,6% in aprile); nei primi cinque mesi resta comunque in crescita, a un ritmo inferiore alla media di lungo periodo. Molto eterogenee le dinamiche geografiche e settoriali: in aumento le vendite verso Svizzera e Cina, sostenute da metalli e farmaci; forte accelerazione verso il Mercosur (+21,2% tendenziale) nel 1° mese di applicazione dell’Accordo, grazie ai macchinari, oltre ai farmaci; in calo verso Turchia, Spagna, USA.

Eurozona: rimbalzo dei servizi. A maggio la produzione industriale è aumentata in Spagna (+1,2%) e anche in Germania (+0,8%), dove è divenuta positiva la crescita acquisita nel 2° trimestre; stagnante in Francia (-0,1%). A giugno, il PMI manifatturiero è rimasto quasi neutrale in Germania (50,3), è tornato espansivo in Francia (51,2), mentre è sceso sotto la soglia in Spagna (49,7). Nei servizi, rimbalzo diffuso dopo la flessione dovuta alla guerra, ma solo la Spagna ritorna in territorio espansivo (54,2).

USA in rallentamento. Mentre la FED ribassa le previsioni di crescita dell’economia, la produzione industriale a giugno aumenta meno delle attese (+0,1%; ma +1,0% nel 2° trimestre). Rimangono espansivi, anche se in calo, gli indici dei direttori degli acquisti di Chicago, PMI e ISM manifatturiero. La variazione degli occupati evidenzia, però, un peggioramento inatteso del mercato del lavoro americano, il quale fino a giugno-luglio non ha ancora intaccato la fiducia dei consumatori.

Cina trainata dall’export. Nel 2° trimestre il PIL cinese ha rallentato a +4,3% annuo (+5,0% nel 1°), sotto il target (4,5-5,0%): pesano la debolezza della domanda interna (investimenti -5,7% annuo nel semestre, vendite al dettaglio +1,0% a giugno) e lo shock petrolifero. Tiene invece l’industria: produzione a +5,3% annuo a giugno e PMI manifatturiero in espansione per il settimo mese (51,7); a trainare è l’export (+27,0% annuo, massimo da fine 2021), spinto dal boom dei semiconduttori, legato all’IA.

Inflazione: anche se temporanea, pesa sulla crescita

Prezzi al consumo surriscaldati. I dati Istat mostrano un brusco aumento dell’inflazione in Italia, con il picco a maggio (+3,2%, da +1,0% a gennaio). Ciò è stato dovuto allo shock sui prezzi petroliferi da inizio marzo, innescato a sua volta dalla guerra nel Golfo Persico che ha causato forti limitazioni ai transiti di navi nello stretto di Hormuz. Analogo picco è stato toccato nell’intera Eurozona (+3,2% a maggio). L’inflazione nel 2026, tuttavia, finora è molto inferiore rispetto al massimo mensile toccato nel 2022 (+11,8% in Italia).

Inflazione transitoria o permanente? Le stime di giugno della BCE indicano che il picco di inflazione in Europa si avrebbe quest’anno (+3,0% in media, +3,4% nel 4° trimestre), mentre nel prossimo ci sarebbe un calo (+2,3% e +1,9%). La Commissione UE ha uno scenario simile. Il balzo nell’inflazione potrebbe, quindi, dimostrarsi temporaneo. Ma molto dipenderà dagli sviluppi su prezzo del petrolio e Hormuz (a luglio di nuovo quasi chiuso). La flessione dell’inflazione a giugno (+3,0%) non deve illudere: da sempre è un fenomeno “vischioso”, la moderazione non sarà istantanea: nel 2023 l’inflazione italiana ha impiegato 12 mesi a scendere da +12,0% a +1,0%. Inoltre, anche con un’inflazione transitoria, il gradino nel livello dei prezzi resta ed esercita effetti di segno negativo sul PIL.

Aumento limitato per la core. La misura core dei prezzi (al netto di energia e alimentari) è al +1,8%, da +1,7% medio nel 2025: l’esperienza del 2022 ha insegnato che tende a salire circa 6 mesi dopo uno shock esogeno sui prezzi energetici; poi rallenta con un ritardo simile, rispetto all’inflazione totale. Nella misura core ci sono anche i prezzi dei servizi di trasporto, che risentono molto dei carburanti e hanno un andamento volatile (massimo a +2,9% a febbraio, minimo a +0,6% in aprile), che rende più difficile individuare il trend di medio termine. Secondo la previsione BCE, la core arriverebbe a un picco di +2,7% nel 1° trimestre 2027, in ritardo di alcuni mesi sull’indice totale, come in passato. Gli effetti di second round, legati all’aumento dei costi energetici nell’industria e nei servizi e al trasferimento parziale/totale sui loro prezzi, sarebbero moderati. Ma in scenari peggiori per il petrolio, la core potrebbe salire di più e in modo più persistente nel 2027.

Moderato rialzo delle aspettative. Le misure di mercato delle attese sui prezzi prevalenti tra gli operatori economici hanno registrato un aumento significativo da fine febbraio, ma solo quelle a breve. Le attese implicite negli inflation linked swap a 1 anno, infatti, hanno toccato un picco di +2,36% a fine aprile e poi +2,25% a luglio, da un minimo di +1,70% a inizio anno. Si tratta, comunque, di un aumento inferiore rispetto a quello dell’inflazione effettiva. Invece, le aspettative di medio termine sui prezzi (swap a 5 anni), sono rimaste piuttosto stabili intorno al +2,10%, con un aumento di appena 0,15: “ben ancorate”, come si augura la BCE.

Decisioni prudenti della BCE sui tassi. Francoforte teme il potenziale determinarsi di impatti inflazionistici oltre il breve termine, tramite le attese, perciò ha voluto dare un segnale agli operatori con il piccolo rialzo dei tassi a giugno. Stavolta i mercati non si attendono una rapida serie di rialzi dei tassi, come nel 2022, ma un altro +0,25 a fine anno. La stessa Presidente Lagarde ha quasi escluso uno scenario molto restrittivo, ma senza chiudere la porta a qualche altro ritocco al rialzo nei prossimi mesi. Ad ogni modo, anche se ci si limitasse a uno/due rialzi dei tassi nel 2026, questi contribuiranno a frenare consumi e investimenti attraverso il canale del credito bancario. E ciò si somma all’effetto restrittivo già dovuto ai prezzi più alti.

Impatto recessivo sulla fiducia. Anche calcolando le attese di aumenti dei prezzi secondo i consumatori italiani si registra un picco in aprile, poco inferiore a quello del 2022, e poi una parziale moderazione a maggio-giugno (dati Commissione UE). Ciò è stato sufficiente a erodere la fiducia complessiva delle famiglie, che proprio in aprile è scesa ai minimi, restando poi molto bassa: c’è infatti una correlazione negativa molto forte tra la componente “prezzi” e la fiducia totale, soprattutto in corrispondenza dei picchi/minimi. La minor fiducia delle famiglie, a sua volta, inciderà negativamente sull’andamento dei consumi privati in Italia. Sono dunque tre i fattori che freneranno l’economia, anche se (senza altri shock) l’inflazione rientrasse presto.

Fonte: Centro Studi Confindustria