Studio AOR – Webinar “Gli enti pubblici e le aziende (pubbliche e private) ai tempi del Coronavirus”

Gli enti pubblici e le aziende (pubbliche e private) ai tempi del Coronavirus

 

Segnaliamo il webinar ” Gli enti pubblici e le aziende (pubbliche e private) ai tempi del Coronavirus“, organizzato dallo Studio AOR, consulente legale di Assiv, per venerdì 10 aprile 2020, con inizio alle ore 10.00.

Il webinar si terrà on line mediante la piattaforma Webex Meetings

La partecipazione è gratuita sino ad esaurimento slot sulla piattaforma Webex Meetings (massimo 100)

Pertanto, qualora foste interessati a partecipare, potete inviare, entro mercoledì 8° aprile 2020, una e-mail con i Vostri riferimenti all’indirizzo [email protected]

L’incontro è volto ad approfondire le problematiche che stanno incontrando gli enti pubblici e le aziende (pubbliche e private) nella gestione del personale in relazione all’attuale situazione in cui si trova il Paese dovuta al Coronavirus e alle disposizioni medio tempore emanate dal Governo per fare fronte all’emergenza (Decreti Legge e DCPM. Nello specifico verranno affrontati gli aspetti legati allo smart working e agli ammortizzatori sociali (CIGO, FIS e CIGD), in relazione alle problematiche applicative cui stanno andando incontro i vari soggetti coinvolti.

Il webinar, inoltre, è rivolto agli Amministratori degli enti locali e delle società partecipate (Segretari comunali, Dirigenti, Responsabili e funzionari amministrativi, uffici finanziari enti locali), ai dirigenti e agli organi amministrativi delle aziende private, nonché ai liberi professionisti interessati alla materia.

 

Scarica il programma del webinar

Banca d’Italia – Nessun Paese è un’isola: per una risposta coordinata al Covid-19

Nessun Paese è un’isola: per una risposta coordinata al Covid-19

L’articolo, curato da ricercatori della Banca d’Italia e pubblicato il 18 marzo su Voxeu.org., evidenzia l’importanza del coordinamento internazionale nelle politiche di risposta al Covid-19, a cominciare da quelle dell’Unione Europea. Eventuali disaccordi tra Paesi sulle misure da prendere per contenere il contagio ed attenuare i costi economici, e incertezze sul disegno del percorso di uscita dalla crisi rischiano di aggravare l’impatto negativo del virus sia sul piano sanitario sia su quello economico.

Fonte: Banca d’Italia

Circolare Agenzia delle Entrate: Decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID 19”. Risposte a quesiti

Circolare Agenzia delle Entrate: Decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID 19”. Risposte a quesiti

 

L’Agenzia delle Entrate ha appena pubblicato la Circolare qui allegata, nella quale si chiariscono molti dubbi interpretativi sulle misure fiscali contenute nel DL n 18/2020. Tra i temi affrontati: le proroghe e le sospensioni dei termini per i versamenti e gli adempimenti tributari, le misure a sostegno delle imprese e dei lavoratori, tra cui il
premio ai lavoratori dipendenti, la sospensione delle attività degli enti impositori.

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – Covid 19: perchè la cassa integrazione non sarà pagata entro il 15 aprile

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – Covid 19: perché la cassa integrazione non sarà pagata entro il 15 aprile

Pubblichiamo l’interessante approfondimento a cura della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sul “perché la cassa integrazione non sarà pagata entro il 15 aprile

Approvato in via definitiva il DL 3/20 sulla riduzione della pressione fiscale per lavoro dipendente

Nella giornata di martedì 31 marzo 2020 la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3/2020 recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente”.

Pubblichiamo il testo del provvedimento approvato ed un articolo di commento a firma di Antonino Cannioto e Giuseppe Maccarone pubblicato in data odierna su Il Sole 24 Ore.

1 aprile 2020 – DPCM: Proroga delle misure di contenimento del contagio

Pubblichiamo il Decreto del Presidente del Consiglio dei  Ministri del 1° aprile 2020 che proroga le misure adottate per il contenimento del contagio da Covid 19 fino alla data del 13 aprile 2020. Le disposizioni del decreto in oggetto producono i loro effetti a far data da sabato 4 aprile.

 

 

 

Comunicato UIF del 27 marzo 2020: emergenza epidemiologica da Covid-19

Comunicato UIF del 27 marzo 2020: emergenza epidemiologica da Covid-19

Pubblichiamo il comunicato dell’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) del 27 marzo u.s. in cui si dà atto delle misure temporanee e delle dilazioni concesse in merito a vari adempimenti connessi alla trasmissione dati e informazioni, con l’articolo di Italia Oggi del 31 marzo 2020 “Antiriciclaggio nuovi rinvii”, relativo al comunicato in oggetto.

 

Scarica il comunicato e l’articolo di Italia Oggi

 

 

Centro Studi Confindustria: Le previsioni per l’Italia. Quali condizioni per la tenuta e il rilancio dell’economia?

 

Il Rapporto del CSC presenta le previsioni per l’economia italiana nel 2020 e 2021 e include un’analisi dell’evoluzione dei fattori geo-economici più rilevanti per il nostro Paese.

Rapporto di previsione sull’economia italiana
Mai nella storia della Repubblica ci si è trovati ad affrontare una crisi sanitaria, sociale ed economica di queste proporzioni. Il pensiero va ai malati ed alle loro famiglie, ed agli eroi che ogni giorno lavorano con rischi enormi per la loro cura in tutto il Paese e specie nelle regioni che soffrono le conseguenze più dure. La salute è il bene primario, ed ogni contributo affinché si possano alleviare e contrastare le conseguenze dell’epidemia è cruciale.

Le relazioni sociali ed economiche sono colpite in modi gravi, imprevedibili fino a poche settimane orsono. I consueti comportamenti individuali e collettivi, le relazioni tecnologiche tra fattori produttivi ed output, i meccanismi consolidati di trasmissione delle politiche pubbliche, i rapporti internazionali di scambio, sono alterati ed in alcuni casi del tutto saltati. Più che quello di prevedere il futuro, questo è il tempo di agire affinché il nostro Paese, la nostra società, possano affrontare adeguatamente questa fase drammatica e risollevarsi quando l’emergenza sanitaria sarà mitigata.

Occorre tutelare il tessuto produttivo e sociale della Nazione, lavoratori, imprese, famiglie, con strategie e strumenti inediti e senza lesinare risorse in questo momento per garantire il benessere futuro. Occorre agire subito, senza tentennamenti o resistenze: altri paesi si stanno già muovendo in questa direzione.

Nessuno conosce, ad oggi, la dimensione complessiva degli interventi necessari, che saranno comunque massivi e che saranno condizionali agli sviluppi sanitari ed economici. Ma a tutti è chiaro che solo mettendo in sicurezza i cittadini e le imprese, la recessione attuale potrà non tramutarsi in una depressione economica prolungata.

Economia italiana colpita al cuore Uno shock imprevedibile ha colpito l’economia italiana a febbraio 2020, quando è iniziata la diffusione nel Paese del virus COVID-19. Si tratta di uno shock congiunto di offerta e di domanda: al progressivo blocco, temporaneo ma prolungato, di molte attività economiche sul territorio nazionale, necessario per arginare l’epidemia, si è associato un crollo della domanda di beni e servizi, sia dall’interno che dall’estero.

Le prospettive economiche, in questa fase di emergenza sanitaria, sono perciò gravemente compromesse. Non è chiaro, inoltre, con quali tempi esse potranno essere ristabilite neppure dal lato dell’offerta. Nelle previsioni che qui presentiamo, ipotizziamo che nel settore manifatturiero saranno attive queste percentuali di imprese nei prossimi mesi, nell’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria si vada esaurendo alla metà del secondo trimestre dell’anno. Aprile: 40% all’inizio; 60% alla fine del mese; maggio: 70% all’inizio; 90% alla fine del mese; giugno: 90% all’inizio; 100% alla fine del mese. Anche con queste ipotesi, la caduta stimata del PIL nel secondo trimestre rispetto a fine 2019 è attorno al 10% (Grafico A). Inoltre, la ripartenza nel secondo semestre sarà comunque frenata dalla debolezza della domanda di beni e di servizi.

Del realismo, o dell’eccessivo ottimismo di queste ipotesi, solo i prossimi mesi diranno. Nel caso in cui la situazione sanitaria non evolvesse positivamente, in una direzione compatibile con questo scenario dell’offerta, le previsioni economiche qui presentate andrebbero riviste al ribasso. Nel 2020 un netto calo del PIL è comunque ormai inevitabile: lo prevediamo al -6,0%, sotto l’ipotesi che la fase acuta dell’emergenza sanitaria termini appunto a maggio. Si tratta di un crollo superiore a quello del 2009, e del tutto inatteso a inizio anno (Tabella A). Ogni settimana in più di blocco normativo delle attività produttive, secondo i parametri attuali, potrebbe costare una percentuale ulteriore di Prodotto Interno Lordo dell’ordine di almeno lo 0,75%.

 

L’azione di politica economica, immediata ed efficace, deve essere diretta in questa prima fase a preservare il tessuto produttivo del Paese, impedendo che la recessione profonda di questi mesi distrugga parte del potenziale e si traduca in una depressione prolungata, con un aumento drammatico della disoccupazione ed un crollo del benessere sociale. Non appena possibile, occorrerà poi mobilitare risorse rilevanti per un piano di ripresa economica e sociale. In entrambe le fasi, un’azione comune o almeno coordinata a livello europeo sarebbe ottimale; in assenza di questa possibilità, la risposta della politica economica nazionale dovrà essere comunque tempestiva ed efficace. Siamo in una recessione atipica, che non nasce dall’interno del sistema economico italiano, né in quello internazionale. Non nasce dall’incepparsi di qualche meccanismo dei mercati finanziari o dalla necessità di “correggere” qualche eccesso. Lo shock viene dall’esterno, colpisce l’economia come un meteorite.

I consumi delle famiglie, nella prima metà del 2020, risentiranno delle conseguenze dell’impossibilità di realizzare acquisti fuori casa, ad esclusione di alimentari e prodotti farmaceutici. Il totale della spesa privata risulterà decisamente inferiore rispetto a quello dell’anno scorso (-6,8%). Al suo interno si determinerà una sostanziale ricomposizione del paniere, a sfavore di vari capitoli di spesa, quali l’abbigliamento, i trasporti, i servizi ricreativi e di cultura, i servizi ricettivi e di ristorazione.

Gli investimenti delle imprese sono la componente del PIL più colpita nel 2020 (-10,6%). Calo della domanda, aumento dell’incertezza, riduzione del credito, chiusure forzate dell’attività: in questo contesto è proibitivo per un’azienda realizzare nuovi progetti produttivi, visto che la stessa prosecuzione dell’attività corrente è compromessa o a forte rischio, come mostra la caduta della produzione industriale. Gli investimenti privati, perciò, crolleranno nella prima metà di quest’anno.

L’export dell’Italia non viene risparmiato dal calo generale dell’attività economica (-5,1% nel 2020). L’attesa di una riduzione delle vendite estere è dovuta a quella prevista negli scambi mondiali e, soprattutto, nelle filiere di produzione nei paesi europei, a causa della pandemia che ha colpito tutto il mondo, o quasi. Poiché il calo dell’attività sarà particolarmente forte nei principali mercati di destinazione dei prodotti italiani e i nostri esportatori saranno più penalizzati da difficoltà produttive e logistiche, l’export è atteso cadere più della media mondiale. Peraltro, i rischi sono qui fortemente al ribasso, perché un blocco dell’attività più lungo e diffuso a livello internazionale potrebbe portare a un crollo del commercio mondiale comparabile a quello del 2009. Inoltre, concorrenti esteri potrebbero approfittare delle attuali difficoltà della manifattura italiana per sottrarre quote di mercato.

Imprese a rischio, Italia a rischio Tutto ciò esercita una pressione senza precedenti sulla capacità di resilienza del nostro sistema produttivo. Dalla sua tenuta dipendono le prospettive di rilancio, una volta terminata l’emergenza sanitaria.

In particolare, dall’industria dipendono direttamente o indirettamente un terzo circa di tutti gli occupati nel nostro Paese e originano circa la metà delle spese in R&S e degli investimenti necessari ad aumentare il potenziale di crescita dell’economia.

Oggi è urgente evitare che il blocco dell’offerta ed il crollo della domanda provochino una drammatica crisi di liquidità nelle imprese: a fronte delle spese indifferibili (tra cui quelle per gli adempimenti retributivi, fiscali e contributivi) e degli oneri di indebitamento, le mancate entrate prodotte dalla compressione dei fatturati potrebbero mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa di intere filiere produttive. Bisogna evitare che la crisi di liquidità diventi un problema di solvibilità, anche per imprese che prima dell’epidemia avevano bilanci e prospettive solide.

Pur con alcune differenze tra i diversi comparti e con sfumature diverse tra imprese di piccole, medie o grandi dimensioni, il tema della tenuta del tessuto produttivo italiano durante la fase emergenziale è cruciale per tutte le aziende. Le imprese e le persone che vi lavorano sono il vero patrimonio dell’Italia. Solo la loro tutela, quindi la tutela dell’occupazione, in questa fase delicata consentirà al Paese di tornare a crescere in futuro.

Bisogna agire immediatamente Servono, perciò, interventi di politica economica, immediati e di carattere straordinario, su scala sia nazionale che europea. Per sostenere la tenuta e poi la ripartenza dell’attività economica già nella seconda parte del 2020 e quindi nel corso del 2021.

In Europa, dopo i consueti balbettamenti assai gravi in questa situazione, in queste settimane sono state già prese decisioni importanti. I massicci interventi della BCE, che hanno fermato per ora l’impennata dello spread sovrano per l’Italia; la sospensione di alcune clausole del Patto di Stabilità e Crescita, per la finanza pubblica; le misure temporanee sugli aiuti di Stato.

Queste azioni, però, vanno accompagnate con un cruciale passo in più: l’introduzione di titoli di debito europei, fin troppo rimandata. L’Europa è chiamata a compiere azioni straordinarie per preservare i cittadini europei da una crisi le cui conseguenze rischiano di essere estremamente pesanti e di incidere duraturamente sul nostro modello economico e sociale.

In Italia, gli interventi auspicabili sono molti e vanno in diverse direzioni. Alcune delle quali già recepite nel recente decreto legge “Cura Italia”, che ha adottato prime misure per il rafforzamento del sistema. Il DL è dichiaratamente solo un primo passo per la tutela del sistema economico e sociale. Al netto di alcune sgrammaticature, gli intenti sono condivisibili ma la dimensione degli interventi è largamente insufficiente, anche tenendo conto delle risorse messe in campo da altri paesi europei e non. È stata anticipata da parte del Governo l’intenzione di varare un ulteriore intervento in aprile, di portata analoga a quello di marzo (circa 25 miliardi), di cui però al momento non sono disponibili i dettagli sulle singole misure.

Il CSC stima che, se le nuove misure in cantiere fossero analoghe a quelle del primo intervento e finanziate integralmente con risorse europee, si potrebbe avere – a parità di altre condizioni e nello scenario di ripresa delle attività produttive delineato sopra – un minor calo del PIL in Italia nel 2020 per circa 0,5 punti rispetto allo scenario di base, senza impatti sul deficit pubblico (Tabella B).

Tabella Le previsioni per l’Italia: scenario base
Nel riconoscere lo sforzo compiuto dal Governo, è tuttavia chiaro che occorre rafforzare massicciamente la diga a difesa della nostra economia, anche con strumenti innovativi. È cruciale che si definisca fin d’ora il quadro delle prossime azioni, necessarie per restituire fiducia a famiglie e imprese, rispetto a un percorso di salvaguardia del sistema produttivo da un evento così profondamente negativo.

Il nostro Paese deve muoversi subito, con una ingente dotazione di risorse volte a generare effetti positivi per tutte le imprese italiane. Attivando un flusso di liquidità che consenta di diluire nel lungo termine l’impatto della crisi per le imprese, senza appesantire eccessivamente il debito pubblico.

Confindustria ha definito una serie di proposte concrete, per garantire la tenuta del sistema economico italiano. Solo se si mantiene in efficienza la macchina dell’economia, per quanto al momento quasi ferma, sarà possibile rimetterla in moto subito, al termine dell’emergenza sanitaria. Queste azioni devono comprendere: un piano anti-ciclico straordinario, finanziato con risorse europee; interventi urgenti per il sostegno finanziario di tutte le imprese, piccole, medie e grandi; strumenti di moratoria e sospensione delle scadenze fiscali e finanziarie; un’operazione immediata di semplificazione amministrativa, per rendere subito effettiva l’azione di politica economica.

Passando dal tema della tenuta a quello del rilancio, anche quest’ultimo da progettare da subito per rendere attiva la ripartenza appena possibile ed anche nell’anno in corso, il CSC ha realizzato due simulazioni con il modello econometrico. Le stime che emergono da queste analisi mostrano come, finanziando con risorse europee e nazionali gli ingenti interventi necessari per liquidità delle imprese, trasferimenti alle famiglie, investimenti pubblici e privati aggiuntivi in sanità, tecnologia, ambiente, è possibile far ripartire il Paese lungo un sentiero sostenibile di medio termine.

Confindustria insieme con le Confindustrie tedesca e francese ha proposto un piano europeo straordinario di entità pari a 3000 miliardi di euro di investimenti pubblici. Considerando una prima tranche di entità pari a 500 miliardi su un periodo di 3 anni, fatta inizialmente anche di misure per la liquidità e, poi, soprattutto di investimenti in sanità, infrastrutture e digitalizzazione, questo sarebbe in grado di alzare la crescita in Italia e nell’Eurozona di rispettivamente 2,5 e 1,9 punti percentuali nell’orizzonte di stima (Tabella C).

Fattori geoeconomici
La crisi economica globale generata dal COVID-19 necessita, quindi, di interventi eccezionali e immediati di politica economica, su cui è concentrato il dibattito nell’opinione pubblica. Allo stesso tempo, però, come e più di quanto avvenuto nelle precedenti crisi del 2008 e del 2011, richiede un ripensamento profondo degli strumenti di policy a disposizione, in un’ottica sovranazionale e di medio-lungo periodo. La crisi attuale, infatti, è due volte globale: sia nella diffusione dello shock sanitario che nei canali di trasmissione produttivi e finanziari.

Di conseguenza, mette a nudo tutte le criticità, non risolte in precedenza, nella gestione multilaterale delle politiche economiche, che dovrebbe essere coordinata a livello europeo e mondiale.

Nel Rapporto del CSC sono esaminati quattro fattori geoeconomici cruciali, che identificano altrettante tematiche trasversali: i cambiamenti climatici, le regole europee, i legami finanziari USA-Europa e la governance multilaterale degli scambi.

Lotta ai cambiamenti climatici L’emergenza sanitaria è connessa al tema, più ampio, della sostenibilità della crescita mondiale. Evidenzia, infatti, che l’equilibrio economico è, necessariamente, anche un equilibrio ambientale e sociale. L’Europa, in particolare, ha urgente necessità di un ampio piano di investimenti per realizzare la transizione green, anche per contribuire al recupero macroeconomico dopo la crisi da COVID-19.

Regole europee Già la crisi dei debiti sovrani del 2011 aveva mostrato le criticità dell’architettura della casa comune europea. I limiti dell’assetto della governance europea sono nuovamente evidenziati dall’attuale crisi sanitaria. Il piano proposto finora dalla Commissione UE è poca cosa e come al solito lascia ai singoli paesi la responsabilità di gestire la crisi. La sospensione del Patto di stabilità è emergenziale, indispensabile ma insufficiente. Le istituzioni europee sono all’ultima chiamata per dimostrare di essere all’altezza della situazione.

Legami finanziari USA-Europa I mercati finanziari sono stati l’origine e il primo canale di diffusione della crisi del 2008, dagli Stati Uniti all’Europa e al resto del mondo. I successivi profondi interventi regolatori e prudenziali li hanno resi sensibilmente più robusti a fronte di shock negativi. Sono in grado di reggere l’impatto della crisi da COVID-19?

Governance degli scambi mondiali Il dibattito sul protezionismo, che è stato momentaneamente oscurato dalla crisi pandemica, ha costituito il principale elemento di tensione economica globale nei due anni passati. Anche ora i blocchi agli scambi giocano un ruolo rilevante, aggravando le conseguenze delle interruzioni lungo le catene internazionali di fornitura. C’è da attendersi che le tensioni commerciali tornino al centro del dibattito, una volta terminata l’emergenza sanitaria?

 

 

Studio AOR – APPROFONDIMENTO “La sorte delle procedure di gara per effetto del c.d. Cura Italia”

Studio AOR – APPROFONDIMENTO “La sorte delle procedure di gara per effetto del c.d. Cura Italia”

Pubblichiamo una breve nota informativa, predisposta dallo Studio AOR, consulente legale di Assiv, sugli effetti della sospensione dei termini procedimentali sulle procedure di gara per appalti e concessioni, a seguito dell’entrata in vigore del Dl del 17 Marzo 2020, n. 18, c.d. Cura Italia.

 

Breve nota informativa sugli effetti della sospensione dei termini procedimentali sulle procedure di gara per appalti e concessioni.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con una nota del 23 marzo 2020 ha fornito la propria interpretazione sugli effetti dell’art. 103 del Decreto legge 17 marzo 2020, n. 18, nell’ambito della disciplina contenuta nel Codice dei contratti pubblici.

***

L’art. 103 del D.l. 17 marzo 2020, n. 18 ha disposto che:

  1. tutti i termini relativi ai procedimenti amministrativi avviati d’ufficio o su istanza di parte, pendenti alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati dopo il 23 febbraio 2020, sono sospesi sino al 15 aprile 2020, indipendentemente dalla loro natura e funzione (perentori, ordinatori, propedeutici, endoprocedimentali, finali ed esecutivi);
  2. per sospensione si deve intendere che nel computo di detti termini non deve considerarsi il periodo dal 23 febbraio 2020 al 15 aprile 2020, pari a 52 giorni;
  3. le Pubbliche Amministrazioni adottano le misure organizzative che consentano comunque la ragionevole durata e la celere conclusione dei procedimenti, dando priorità a quelli urgenti, anche sulla base di istanze motivate presentate dagli interessati.

La disposizione ha suscitato non pochi dubbi applicativi soprattutto per quanto concerne la sua applicabilità al mondo delle procedure ad evidenza pubblica.

Per tale ragione, con Direttiva del 23 marzo 2020, è intervenuto il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, per chiarire la portata della sospensione dei termini procedimentali disposta dall’art. 103, con riferimento alle procedure disciplinate dal Codice dei contratti pubblici (D. lgs. n. 50/2016).

In particolare, nella Direttiva, il Ministro ha, anzitutto, precisato che:

  • la sospensione dei termini procedimentali deve ritenersi estesa a tutti i procedimenti amministrativi e quindi anche alle procedure di appalto o di concessione regolate dal Codice dei contratti pubblici, che costituiscono degli esempi tipici di procedimento amministrativo;
  • per l’effetto, la sospensione deve applicarsi a tutti i termini stabiliti dalle singole disposizioni della lex specialis o dalle commissioni di gara (a titolo esemplificativo: termini per la presentazione delle domande/offerte; effettuazione di sopralluoghi; soccorso istruttorio);
  • tale sospensione, pari a 52 giorni (dal 23 febbraio 2020 al 15 aprile 2020), riguarda i termini delle procedure già pendenti al 23 febbraio o iniziati successivamente al 23 febbraio 2020;
  • decorsi 52 giorni, i termini cominciano nuovamente a decorrere.

Ciò premesso, il Ministro della Infrastrutture e dei Trasporti ha precisato che l’art. 103 impone comunque alle Amministrazione di adottare ogni e più opportuna misura organizzativa tesa a garantire la “ragionevole durata” e la “celere conclusione” dei procedimenti amministrativi, con priorità ai procedimenti urgenti.

Considerando che la definizione celere e ragionevole del procedimento è prerogativa che permea l’intero settore dei contratti pubblici, indipendentemente dall’emergenza epidemiologica in atto, il Ministro ha in sostanza chiarito che le Amministrazioni aggiudicatrici, nei limiti in cui sia possibile, dovranno rispettare i termini endoprocedimentali (finali ed esecutivi) originariamente previsti.

***

Alla luce delle considerazioni sinora esposte, deve ritenersi che l’art. 103, comma 1, D.l. n. 18/2020, nell’interpretazione fornita dal Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, abbia disposto, in linea generale, la sospensione di tutti i termini che scandiscono le procedure di gara.

Va evidenziato che tale sospensione non opera in tutti quei casi in cui le procedure di gara rispondano ad un’esigenza di particolare necessità o urgenza.

Si tratta di esigenze che devono consentire alle Amministrazioni aggiudicatrici la prosecuzione, ovvero, l’avvio di procedure per le quali potranno essere rispettati i termini originariamente previsti, compatibilmente con le ulteriori disposizioni introdotte per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Si tratta di tutte quelle procedure di affidamento la cui l’interruzione pregiudicherebbe esigenze immanenti della Pubblica Amministrazione nonché la stessa possibilità di dotarsi di tutti gli strumenti e le azioni finalizzati a fronteggiare l’emergenza sanitaria.

Per facilitare la lettura del commento dello Studio AOR,  scarica la nota del 23 Marzo 2020, a firma del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, inviataVi in data 27 Marzo 2020 (“Applicazione dell’art. 103 del Dl. 17 marzo 2020 alle procedure disciplinate dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50”)

 

Ministero dell’Economia e delle Finanze: Pubblicato il nuovo modulo per accedere al Fondo per la sospensione dei mutui sulla prima casa

Domanda di sospensione del  mutuo per l’acquisto della prima casa*

È stata pubblicata la nuova modulistica, per presentare la domanda di sospensione del mutuo tramite l’accesso al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa.
Per facilitare e velocizzare ulteriormente le procedure, il nuovo modello, reperibile sui siti del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di Consap e dell’Abi, potrà essere compilato direttamente online ed inviato secondo le modalità indicate da ciascuna banca.
A seguito della firma del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo dell’art. 54 del DL “CuraItalia” che integra la disciplina del cosiddetto fondo Gasparrini, che prevede il diritto, per i titolari di un mutuo contratto per l’acquisto della prima casa che siano nelle situazioni di temporanea difficoltà previste dal regolamento, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate fino a 18 mesi.
In seguito all’emergenza Covid, l’operatività del fondo Gasparrini è stata estesa, consentendo di accedere al medesimo anche ai lavoratori dipendenti con riduzione o sospensione dell’orario di lavoro (ad esempio per cassa integrazione) per un periodo di almeno 30 giorni e ai lavoratori autonomi e ai professionisti che abbiano subito un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto al fatturato dell’ultimo trimestre 2019. Inoltre, per tutte le ipotesi di accesso al Fondo:
• non è più richiesta la presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE);
• è possibile beneficiare anche per chi ha già fruito in passato della sospensione (purché l’ammortamento sia ripreso da 3 mesi);
• è stato previsto che il Fondo sopporti il 50% degli interessi che maturano nel periodo della sospensione.
Per ottenere rapidamente la sospensione del mutuo il cittadino, in possesso dei requisiti previsti per l’accesso al Fondo e che si trovi nelle situazioni in cui è previsto l’intervento dello stesso, deve prendere contatto con la banca che ha concesso il mutuo, la quale dietro presentazione della documentazione necessaria procede alla sospensione del finanziamento.
* Ministero dell’Economia e delle Finanze