Confindustria: “I dazi colpiscono fiducia ed export. L’ennesima guerra rincara l’energia, peggiorando le attese”

Dalla pagine ufficiale del Centro Studi CONFINDUSTRIA.

Di seguito il link per leggere il comunicato completo.

Un altro shock. Lo scenario, già complesso, è aggravato dall’aumento del prezzo del petrolio a causa del conflitto Israele-Iran. L’industria italiana ha tenuto a inizio 2° trimestre e gli indicatori sono migliorati per i servizi. Ma i dazi sull’export e l’incertezza stanno deteriorando la fiducia, brutto segnale per i consumi e gli investimenti. Positivo, invece, è il proseguire del taglio dei tassi nell’Eurozona.

Risale il costo dell’energia. Il prezzo del petrolio, che da inizio 2025 era in calo per le attese indebolite sulla domanda globale determinate dai dazi, è bruscamente risalito sulla scia della guerra Israele-Iran (77 $/barile il 20 giugno, da 63 in media a maggio). Anche il prezzo del gas in Europa (TTF) è rincarato: 40 €/mwh, dal livello minimo di 34 a maggio, che era stato toccato dopo tre mesi di ribassi.

Credito in recupero. Il credito per le famiglie italiane è in aumento sempre più robusto (+1,3% annuo in aprile, da +1,1% a marzo), mentre quello per le imprese continua a registrare una variazione annua negativa (-0,8%, da -1,1%) anche se la dinamica degli ultimi mesi è tornata positiva. Il taglio dei tassi si è tradotto in un ribasso del costo del credito (3,8%, da 5,3% un anno prima).

Investimenti: attese in frenata. Gli investimenti hanno sorpreso in positivo nel 1° trimestre (+1,6%), con tutte le componenti in aumento (costruzioni, impianti-macchinari, ricerca). Per il 2°, tuttavia, gli indicatori sono deboli: a maggio, aumenta poco la fiducia delle imprese, su valori bassi; l’incertezza è elevata; gli ordini di beni strumentali sono negativi; le attese di nuovi ordini calano per il secondo mese.

Consumi: fiducia ancora in calo. Ad aprile l’occupazione è rimasta stabile ma a maggio la fiducia è scesa per il terzo mese consecutivo e lascia presagire la frenata della propensione al consumo. Difatti, le vendite al dettaglio crescono poco (+0,5% in aprile, +0,2% acquisito nel 2° trimestre) e le immatricolazioni di auto sono, di nuovo, in lieve flessione (-0,1% annuo a maggio).

Ripartono i servizi. Nel 1° trimestre i servizi hanno sorpreso in negativo (-0,1% il valore aggiunto), nonostante il turismo sia ripartito (+4,1% annuo la spesa di stranieri). Per il 2°, indicazioni favorevoli: il fatturato cresce in aprile secondo RTT (CSC-TeamSystem); a maggio, l’HCOB-PMI indica un irrobustimento (53,2 da 52,9) e la fiducia delle imprese ha recuperato in parte dopo i cali di inizio anno.

Industria: stabilizzazione a rischio. In aprile la produzione è aumentata (+1,0%), iniziando bene il 2° trimestre (+0,4% nel 1°); i livelli però restano depressi, dopo il calo nel 2023 e 2024. RTT in aprile conferma il recupero dell’industria in termini di fatturato e l’indagine CSC mostra meno pessimismo a maggio. Tuttavia, i rischi da dazi sono alti per il settore e a maggio altri indicatori restano sfavorevoli: il PMI è di poco in area di contrazione (49,2 da 49,3), la fiducia delle imprese industriali recupera appena.

Frena bruscamente l’export. In aprile l’export italiano si è ridotto del 2,8% a prezzi costanti, a causa del crollo delle vendite verso i paesi extra-UE, mentre sono aumentate quelle verso i mercati UE. Pesa il front-loading verso gli USA avvenuto in marzo, per alcuni specifici prodotti: al netto di questo effetto, si stima una flessione meno ampia in aprile (-0,6%). Nell’insieme dei primi quattro mesi del 2025, comunque, l’export italiano resta in crescita (+3,2% rispetto ai quattro mesi precedenti).

Eurozona in rallentamento. Nell’Area-euro l’incertezza resta elevata e la fiducia ancora stagnante a maggio, su valori bassi. Ad aprile l’industria ha registrato un forte calo di produzione (-2,4%), che ha coinvolto tutti i nostri principali competitor (Germania -1,9%, Francia -1,4%, Spagna -0,9%); la variazione acquisita nel 2° trimestre, perciò, è negativa (-0,4% per l’Area). E a maggio i PMI manifatturieri sono tutti recessivi, ad eccezione della Spagna che è appena sopra la soglia neutrale.

USA: debole la produzione. Il PIL americano nel 1° trimestre è stato rivisto al ribasso (-0,2% da -0,1%), restando migliore del temuto. La produzione industriale attraversa una fase di frenata, peggiore dell’atteso (-0,2% a maggio, +0,1% in aprile): nel 2° la variazione acquisita è quasi nulla (+0,1%), anche se PMI e ISM manifatturieri indicano un profilo espansivo. Gli occupati in leggero rallentamento (+139 mila) non abbattono la fiducia dei consumatori (60,5 punti a maggio, dopo il minimo di marzo-aprile).

Cina colpita dai dazi. I dazi USA pesano sull’industria cinese: +5,8% annuo a maggio (da +6,1% in aprile), il dato di produzione più basso da sei mesi; il PMI manifatturiero è sceso a 48,3 a maggio (da 50,4), segnando la prima contrazione da otto mesi. Anche l’export frena a maggio a +4,8% annuo (da +8,1%): crollo verso gli USA (-34,5%), in parte compensato da Sud-Est asiatico (+14,8%) e Europa (+12,0%). I consumi interni, invece, accelerano: in aprile vendite al dettaglio al +6,4% annuo (da +5,1%).

Il Dollaro raddoppia i dazi, ma agevola i tagli BCE.

Svalutazione del dollaro rapida e ancora in corso. Dall’insediamento dell’amministrazione Trump (gennaio 2025), il Dollaro è passato da 1,04 per un euro, a 1,16 toccato a metà giugno (-11,4% complessivo). Buona parte di tale svalutazione si è registrata dal giorno dell’annuncio dei dazi americani (2 aprile), quando il Dollaro era a 1,08 (-7,1%). Si è trattato di una brusca inversione di rotta rispetto al rafforzamento degli ultimi mesi del 2024; in precedenza si era avuta una lunga fase (inizio 2023 – estate 2024) di piccole oscillazioni intorno a 1,08.

Incertezza e aumento rischi da dazi. Una spiegazione è che gli investitori internazionali starebbero riducendo la quota di Dollari nei loro portafogli finanziari, spaventati dall’alta incertezza insita nelle politiche avviate dall’Amministrazione americana e dai suoi impatti sulla stessa economia americana. La risalita recente del rendimento del Treasury a 10 anni sembra confermare la relativa “sfiducia” nel debito ma anche nell’economia americana (4,38% il 20 giugno, da 4,12% il 2 aprile). La stessa incertezza di policy, misurata negli USA e a livello globale, ha registrato un balzo anomalo da inizio 2025, seguendo un sentiero simile a quello del cambio Dollaro-Euro.

Il cambio non segue i tassi. Va aggiunto che il cambio Dollaro-Euro ha preso una direzione opposta a quella che dovrebbero suggerire il differenziale dei tassi ufficiali e l’introduzione di dazi da parte dell’Amministrazione americana. Infatti, mentre la BCE ha continuato a tagliare, arrivando già al 2,00% a inizio giugno (dal 4,00% di partenza), la FED è ferma da inizio anno al 4,50% (da 5,50%). Questo ampio e insolito differenziale dei tassi FED-BCE (+2,50 punti) dovrebbe attirare più capitali internazionali verso gli USA, rispetto all’Eurozona, portando a un rafforzamento del Dollaro sull’Euro. Nella stessa direzione dovrebbe agire l’imposizione di dazi USA che, comportando un minore deflusso di Dollari all’estero (per le importazioni), dovrebbe spingere al rafforzamento del Dollaro.

Conseguenze negative. Gli impatti del cambio sulle imprese italiane si legano al tema dei dazi USA, non solo perché l’annuncio delle tariffe ha contribuito alla svalutazione del Dollaro, ma anche perché gli impatti di questi due fattori vanno nella stessa direzione. Gli effetti dell’Euro forte sul Dollaro, infatti, si sommano a quelli dei dazi USA sull’export dell’Eurozona. Si può dire che equivalgono di fatto a un “raddoppio” dei dazi, fissati al 10%, portando la “barriera all’export totale” sopra il 20%. Oltre a ciò, altre valute che seguono il Dollaro potrebbero svalutarsi, allargando l’effetto negativo per il nostro export ad altri mercati.

Attesa resilienza. L’export italiano ha dimostrato di essere molto competitivo non solo sui prezzi, ma soprattutto sulla qualità dei beni; inoltre, un reindirizzamento parziale delle vendite su altri mercati può attenuare l’impatto dei dazi. Peraltro, l’Euro forte non colpisce solo l’export dell’Italia, ma di tutte le imprese dell’Eurozona allo stesso modo. E il mercato europeo vale il 52% delle vendite italiane all’estero.

C’è anche una conseguenza positiva. Esiste poi un aspetto positivo dell’andamento recente del cambio, che riguarda l’inflazione: l’Euro più forte modera i prezzi degli input e dei prodotti finiti importati nell’Area, come quello del petrolio, che è quotato in Dollari. Questo contribuisce a tenere a freno l’inflazione in Europa, con benefici in particolare per le famiglie, che vedono più al riparo il proprio reddito reale. Viceversa, il Dollaro debole può accelerare l’inflazione negli USA, perché l’import degli americani diventa più costoso.

Che faranno le banche centrali? Un altro aspetto, a valle della svalutazione del Dollaro, è capire cosa faranno ora la BCE e la FED per raggiungere i loro obiettivi. Il rafforzamento dell’Euro potrebbe favorire (per i suddetti effetti sui prezzi) il percorso di tagli dei tassi BCE, già arrivati alla soglia oltre la quale si entra in area “espansiva”. Viceversa, la svalutazione del Dollaro potrebbe fermare del tutto i tagli dei tassi USA, ancora su valori restrittivi. Una politica monetaria espansiva nell’Eurozona può sostenere la nostra crescita, stimolando sia i consumi che gli investimenti, mentre la perdurante restrizione monetaria continuerebbe a frenare l’economia USA.

Legge 9 giugno 2025, n. 80: DL Sicurezza e novità in materia di contratti di rete

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge 9 giugno 2025, n. 80, è convertito il DL 11 aprile 2025, n. 48, recante ” Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonche’ di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario “

Il Decreto in commento apporta modifiche all’art. 85, del D.Lgs. n. 159/2011, in materia di contratti di rete. In particolare, la documentazione antimafia, qualora presente un raggruppamento temporaneo di imprese e un contratto di rete, deve riferirsi alle imprese aderenti al contratto, secondo le modalità indicate dallo stesso articolo 85, comma 2.

Scarica il DL 48/2025

Manifesto dell’Economia dei Servizi: Programma “Con i Servizi cresce l’Italia” – 19/06/2025 ore 14:00, Palazzo Wedekind

Manifesto dell’Economia dei Servizi: Con i Servizi cresce l’Italia

Il principio dell’equilibrio contrattuale nei servizi

Un intervento urgente per garantire equità e continuità negli appalti pubblici

19 giugno 2025, ore 14:00 – 19:00, Palazzo Wedekind – Sala Angiolillo (Piazza Colonna, Roma)

La nuova iniziativa pubblica organizzata dalla Consulta dei Servizi per approfondire nel dettaglio gli impatti del Codice Appalti sul settore e presentare proposte operative per un secondo intervento normativo mirato.

Maria Cristina Urbano, Presidente di ASSIV, interverrà come relatrice nel primo panel dell’evento per esporre la situazione relativa al settore della Sicurezza privata.

Di seguito il programma dell’evento, scaricabile anche a questo link.

DL 17 giugno 2025 n. 84 : DL fiscale, novità su trasferte e tracciabilità delle spese per dipendenti e autonomi

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 138 del 17 giugno 2025, il  DL 17 giugno 2025 n. 84 (cd. “Decreto Fiscale”) recante “ Disposizioni urgenti in materia fiscale “.

Il Decreto , in vigore dal 18 giugno 2025, riporta diverse novità  che impattano sulla determinazione del reddito d’impresa, sul regime IVA e sulla fiscalità del reddito da lavoro autonomo.

Tracciabilità delle spese – In materia di lavoro l’ art. 1 del DL 17 giugno 2025 n. 84 introduce una serie di modifiche all’obbligo di tracciabilità delle spese di trasferta  dei lavoratori dipendenti e autonomi introdotto con l’ultima Legge di Bilancio (articolo 1, commi 81-83, della Legge n. 207/2025).

Le modifiche apportate dal Decreto Legge n. 84/2025 riguardano l’ art. 51, comma 5 del TUIR e stabiliscono che, ai fini della non concorrenza alla formazione di reddito di lavoro dipendente dei rimborsi per spese di vitto, alloggio, viaggio e trasporto mediante autoservizi pubblici non di linea, l’obbligo di tracciabilità è limitato alle sole trasferte effettuate nel territorio dello Stato italiano.

Analogo intervento è previsto anche sul reddito derivante da lavoro autonomo e sul reddito di impresa.

Più precisamente, in deroga alla norma che prevede la non concorrenza a formare reddito imponibile dei rimborsi delle spese sostenute dal lavoratore autonomo per l’esecuzione di un incarico e addebitate analiticamente in capo al committente, viene stabilito che tale rimborso deve avvenire con strumenti tracciabili se riguarda spese, sostenute in Italia, relative a vitto, alloggio, viaggio e trasporto mediante autoservizi pubblici non di linea [art. 54 ].

Sempre in riferimento ai redditi da lavoro autonomo, la tracciabilità dei pagamenti è richiesta altresì per la deducibilità sia delle spese di trasferta, sostenute nel territorio dello stato, sia per le spese di   rappresentanza ovunque sostenute nel limite dell’ 1% dei compensi percepiti nel periodo di imposta [art.54-ter eart. 54-septies].

 La tracciabilità è richiesta anche per la deducibilità delle spese sostenute nel territorio dello Stato, relative a vitto, alloggio, viaggio e trasporto mediante autoservizi pubblici non di linea, comprese quelle sostenute direttamente quale committente di incarichi conferiti ad altri lavoratori autonomi, nonché le medesime spese rimborsate analiticamente ai dipendenti per le trasferte ovvero ad altri lavoratori autonomi per l’esecuzione di incarichi.

Le novità introdotte con il DL 84/2025 coinvolgono anche l’ art. 109 del TUIR sul reddito d’impresa. In particolare, la deducibilità dal reddito d’impresa è ammessa, per le spese di vitto e alloggio e quelle per viaggio e trasporto mediante autoservizi pubblici non di linea, sostenute nel territorio dello Stato, nonché i rimborsi analitici relativi alle medesime spese, solo se i pagamenti avvengono con strumenti tracciabili.

Medesimo discorso vale se le citate spese sono sostenute nel territorio dello Stato per le prestazioni di servizi commissionate ai lavoratori autonomi, nonché i rimborsi analitici relativi alle medesime spese.

Maggiorazione del costo del personale –  Il Decreto interviene anche sulla maggiorazione del costo ammesso in deduzione in presenza di nuove assunzioni ( art. 4, D.Lgs. n. 216/2023). Nell’ambito dei gruppi di imprese, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2023, vengono  escluse le diminuzioni occupazionali verificatesi in capo alle società collegate.  

Fonte; WST Law & Tax

Dumping contrattuale e pari opportunità tra le priorità della programmazione 2025 dell’ Ispettorato Nazionale del Lavoro

L’ Ispettorato Nazionale del Lavoro ha pubblicato il Documento di programmazione dell’attività di vigilanza per il 2025.  

Anche per l’anno corrente , il rafforzamento della lotta al lavoro sommerso e il rispetto delle norme prevenzionistiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono il filo conduttore della programmazione dell’attività di vigilanza dell’INL. Il target da garantire è un aumento del numero di ispezioni per far si che la media del triennio 2023 – 2025 superi del 30% quella del triennio 2019-2021 come previsto dal PNRR con l’adozione del Piano Nazionale al Lavoro Sommerso. Per raggiungere tali obbiettivi sono previste un minimo di 119.000 accessi ispettivi.

Sul piano metodologico, la programmazione sarà frutto di una attenta attività di intelligence che terrà conto di indicatori basati sulle informazioni dirette e indirette, con un approccio multi-agenzia, attraverso la creazione di reti interistituzionali di cooperazione tra le Autorità interessate, anche per lo svolgimento
dell’attività ispettiva.

Nel documento , INL opera una distinzione degli ambiti di programmazione dell’attività di vigilanza in termini di tipologia degli accertamenti – lavoristica, previdenziale, assicurativa e di carattere tecnico – analizzando, per ognuna, i fenomeni su cui concentrare l’attività di vigilanza.

CCNL e dumping contrattuale – Tra questi, particolare attenzione è prestata alla corretta applicazione dei CCNL e fenomeni di dumping contrattuale ovvero quella pratica imprenditoriale finalizzata a sfruttare le differenze di tutela contrattuale , sia economiche che normative, determinate da clausole collettive previste dai contratti cd. pirata inquanto stipulati da da organizzazioni comparativamente non rappresentative a livello nazionale.

L’applicazione di tali contratti comporta, infatti, l’impossibilità per la contrattazione di derogare alla disciplina normativa come, ad esempio, nelle ipotesi previste per alcuni istituti dal D.lgs. n. 81/2015; l’impossibilità di fruire dei benefici normativi e contributivi ex art. 1, comma 1175, L. n. 296/2006 ; la rideterminazione della contribuzione dovuta ex art. 1, c. 1, del D.L. n. 338/1989 e ex art. 2, comma 25, della L. n. 549/1995. Analogamente la stipula di contratti  di prossimità ex art. 8 del D.L. n. 138/2011 da soggetti non “abilitati” non produrrà effetti derogatori alle disposizioni di legge ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Pari opportunità – Altro focus dell’ Ispettorato ricade sulle pari opportunità e il contrasto ad ogni forma di discriminazione attraverso un attento presidio della normativa a tutela della genitorialità e contrasto al salary gap tra uomo e donna. 

Piattaforme – Infine, in tema di lavoro attraverso piattaforme informatiche, anche per l’anno 2025, l’attività ispettiva dell’INL sarà rivolta a contrastare il fenomeno del “rischio di discriminazione algoritmica”, ovvero possibili forme di discriminazione connesse al funzionamento degli algoritmi utilizzati dalla piattaforma. Infatti, gli strumenti tecnologici possono avere un impatto negativo sui diritti fondamentali dei lavoratori in quanto, pur producendo calcoli oggettivi e razionali, sono condizionati dal set di dati utilizzato, immesso nel sistema, che se non è sufficientemente completo ed ampio rischia di riprodurre  pregiudizi e discriminazioni.

Fonte; Lavorosi.it

Confindustria: Seminario “L’assicurazione obbligatoria per i danni da eventi catastrofali e calamità naturali” – Roma, 23 giugno 2025 ore 14.30

Fonte: ANIE

Seminario, organizzato da Confindustria e ANIA con la partecipazione del MIMIT, dedicato a illustrare i dettagli dell’obbligo per le imprese, introdotto dalla Legge di Bilancio per il 2024, di assicurarsi a copertura dei danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali.

Confindustria, insieme all’ANIA e con la partecipazione del MIMIT, ha organizzato per il prossimo 23 giugno, dalle 14.30 alle 16.30, un seminario dedicato a illustrare i dettagli dell’obbligo per le imprese, introdotto dalla Legge di Bilancio per il 2024, di assicurarsi a copertura dei danni derivanti da calamità naturali ed eventi catastrofali.

Il seminario, oltre a ripercorrere la normativa di riferimento e gli ulteriori correttivi apportati durante l’iter di conversione in Legge del DL 39/2025 (che ha di recente prorogato l’entrata in vigore dell’obbligo e introdotto importanti chiarimenti in risposta ai dubbi sollevati dalle Associazioni delle imprese), sarà l’occasione per approfondire aspetti operativi della misura.

L’incontro sarà aperto a tutte le Associazioni e alle imprese del sistema Confindustria e si svolgerà in modalità ibrida, in presenza presso la sede di Confindustria e da remoto.

Per la partecipazione in presenza si prega di inviare una email di conferma all’indirizzo [email protected];

per il collegamento da remoto, il link per l’iscrizione è il seguente (si segnala che, se è il primo accesso alla Piattaforma Eventi di Confindustria, occorre creare prima un account): https://eventi.confindustria.it/app/event-85

Leggi il programma

Istat: Il mercato del lavoro – I Trimestre 2025

Nel primo trimestre 2025, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, è aumentato dell’1,0% rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% nei confronti del primo trimestre 2024. Nello stesso periodo il Pil è cresciuto dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,7% in termini tendenziali.

Il numero di occupati aumenta di 141 mila unità (+0,6%) rispetto al quarto trimestre 2024, a seguito della crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+143 mila, +0,9%) e degli indipendenti (+18 mila, +0,3%) che ha più che compensato la diminuzione dei dipendenti a termine (-20 mila, -0,8%); aumenta anche il numero di disoccupati (+16 mila, +1,0% in tre mesi), mentre diminuisce quello degli inattivi di 15-64 anni (-157 mila, -1,3%). Tale dinamica si riflette nell’aumento del tasso di occupazione che sale al 62,7% (+0,4 punti in tre mesi), nella stabilità di quello di disoccupazione, invariato al 6,1%, e nel calo del tasso di inattività che scende al 33,1% (-0,4 punti). Nei dati provvisori di aprile 2025, rispetto al mese precedente, la stabilità del numero di occupati e del relativo tasso si associa alla diminuzione del tasso di disoccupazione (-0,2 punti) e al lieve aumento di quello di inattività 15-64 anni (+0,1 punti).

Nel confronto tendenziale continua la crescita del numero di occupati (+432 mila, +1,8% in un anno), dovuta all’aumento dei dipendenti a tempo indeterminato (+4,0%) che si contrappone al calo dei dipendenti a termine (-6,7%) e degli indipendenti (-0,4%); diminuisce il numero di disoccupati (-217 mila in un anno, -11,0%) e, dopo due trimestri di crescita, torna a ridursi quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-95 mila, -0,8%). Simile la dinamica per i tassi: rispetto al primo trimestre 2024, si rileva un aumento del tasso di occupazione (+0,9 punti) e un calo nei tassi di disoccupazione e di inattività (rispettivamente -0,9 e -0,3 punti).

Dal lato delle imprese, in termini congiunturali le posizioni lavorative dipendenti mostrano una dinamica positiva, in lieve miglioramento rispetto al trimestre precedente, con un aumento dello 0,6% sia nel totale sia nella componente a tempo pieno e dello 0,5% in quella a tempo parziale. Anche su base tendenziale la crescita risulta la stessa per il totale e la componente full time (+1,9%) e più contenuto in quella part time (+1,6%).

Le ore lavorate per dipendente aumentano in termini congiunturali (+0,3%) e diminuiscono in termini tendenziali (-0,8%); il ricorso alla cassa integrazione scende a 7,8 ore ogni mille ore lavorate (-0,1 ore). Il tasso dei posti vacanti scende all’1,9%, diminuendo di 0,1 punti percentuali nel confronto congiunturale e di 0,3 punti percentuali in quello tendenziale.

Il costo del lavoro per Unità di lavoro equivalente a tempo pieno (Ula), su base congiunturale, registra un aumento più deciso, pari all’1,5%, rispetto al trimestre precedente, sia nella componente delle retribuzioni (+1,3%) sia soprattutto in quella dei contributi sociali (+2,2%). Su base annua, la crescita del costo del lavoro si attesta al 4,6%, quale effetto del forte aumento di entrambe le componenti (retribuzioni +4,1% e contributi sociali +6,3%). La significativa crescita del costo del lavoro deriva, da un lato, dal proseguimento dei miglioramenti retributivi guidati dai rinnovi contrattuali e, dall’altro, dall’esaurimento degli effetti di alcune agevolazioni contributive.

Occupati, disoccupati, inattivi

Nel primo trimestre 2025 prosegue la crescita tendenziale del numero di occupati (+432 mila, +1,8% in un anno), la cui stima si attesta a 24 milioni 76 mila unità; il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni raggiunge il 62,5% (+0,9 punti rispetto al primo trimestre 2024), con un aumento più accentuato tra i 50-64enni e nel Mezzogiorno.

La crescita dell’occupazione coinvolge i dipendenti a tempo indeterminato (+634 mila, +4,0% in un anno) mentre prosegue, per il decimo trimestre consecutivo, la riduzione dei dipendenti a termine (-182 mila, -6,7%) e, per il secondo consecutivo, quella degli indipendenti (-20 mila, -0,4%); l’aumento degli occupati a tempo pieno (+659 mila, +3,4%) più che compensa l’ulteriore calo di quelli a tempo parziale (-227 mila, -5,5%).

Scarica la nota ISTAT

Fonte: ISTAT

Confindustria: Working Paper – “Cracks in the Chain: Mapping European Import Dependencies in Global Industrial Networks”

Dalla pagina ufficiale del Centro Studi CONFINDUSTRIA.

Di seguito il link per leggere il working paper completo.

Il nuovo CSC Working Paper, a firma di Matteo Pignatti e Chiara Puccioni (Centro Studi Confindustria).

Gli autori analizzano le vulnerabilità delle catene globali del valore in un contesto di crescente frammentazione politica e crisi sovrapposte, con particolare attenzione ai settori strategici per le transizioni verde e digitale. Le dipendenze critiche dell’industria nell’Unione Europea e nei singoli Stati membri sono identificate in base a molteplici fattori: la concentrazione delle importazioni, il saldo commerciale, i profili di rischio dei Paesi fornitori, la sostituibilità con prodotti domestici, europei o di altri grandi esportatori mondiali.

L’analisi, basata su dati di commercio bilaterale per oltre 5.000 prodotti, mette in evidenza la difficoltà strutturale nel diversificare le fonti di approvvigionamento e le implicazioni strategiche per l’Europa nel confronto con Cina e Stati Uniti.

The tension between the benefits of trade openness and the need for national autonomy has been a constant factor in economic relations among nations. Global supply chains intensify this tension by both enhancing the benefits of trade specialization and amplifying the ripple effects of disruptions across production networks, even when certain nodes are not directly linked to foreign markets. In an era of overlapping crises and growing political fragmentation, it is crucial to reinforce supply chains—particularly in strategic sectors that underpin the green and digital transition.Thus, it is necessary to identify the products most exposed to supply chain disruption. In this article, we reconsider and expand the approach proposed by the European Commission to identify critical dependencies at the product level for the European Union as a whole, in comparison with other major world economies. From an empirical point of view, we add a set of criteria to identify vulnerable supply chains for the individual E.U. member states, which allows us to investigate other layers of vulnerabilities, comparing those common between European economies and the EU as whole and those specific to each member state. From a methodological point of view, we add additional selection criteria: the risk profile of supplier countries, and the potential for import diversification.

By leveraging a dataset that gathers information on bilateral trade flows for over 5,000 products (at the 6-digit level) traded among more than 200 countries, we apply the defined criteria to the aggregate of the European Union, comparing it with the two major trading partners, China and the USA, as well as with E.U. member states. Overall, the analysis suggests that import concentration is the most binding of all constraints identified, selecting about 50% of the set of critical products. Differences emerge in countries’ ability to diversify the country of origin of their imports, both at the global level and between E.U. member states, and concerning the capacity substitute imports with exports, particularly between China and the U.S., with the latter characterized by a higher trade deficit. Moreover, the main European industrial economies display different potential substitutability of extra-EU imports with intra-EU trade.
However, over the past ten years, none of the countries analyzed have consistently diversified the origin of their imports. Trade vulnerabilities emerged for all the economies considered (for some more than others), regardless of their size. Indeed, critical dependencies seem to be mainly the result of long-term choices involving specialization, reallocation of international production chains, and efficiency-seeking in selected trade partners. For Europe and the U.S., this process is closely tied to the growth of emerging countries, with China at the forefront.

Focusing on a set of intermediate and capital products selected as critical for European industry in most of the last six years, it is also possible to further characterize dependencies in terms of industrial inputs. We evaluate their strategic relevance, and the geopolitical and climate risks attached, related to the countries from which these products are imported. Finally, through an iterative algorithm that redistributes market share among all existing exporters worldwide, besides those already exploited, we investigate whether alternative suppliers of these products are available to diversify imports and decrease trade dependencies.

ICMQ: Lavorare con Excel: dai fondamenti al livello avanzato

ICMQ organizza il corso di formazione

Lavorare con Excel: dai fondamenti al livello avanzato

Il corso, di 16 ore, erogato in modalità online sincrona il 20, 27 giugno e 4, 11 luglio 2025 dalle 09:00 alle 13:00 in collaborazione con il Collegio degli ingegneri e architetti di Milano, si propone a chi ha già una buona preparazione di Excel e prevede una parte iniziale di ripasso, consolidamento e approfondimento dei concetti generali per poi affrontare nel dettaglio le Matrici Dinamiche, Power Query (ETL process) e Power Pivot (Data Model management).
E’ richiesta l’installazione di Excel 365 senza il quale non sarà possibile sperimentare quanto proposto.

L’analisi dei dati è un ambito nel quale Excel riveste un ruolo di primaria importanza grazie alle sue funzionalità avanzate che permettono di ottenere dati omogenei da fonti differenti attraverso processi di tipo ETL (Extraction, Transformation and Loading) e di poterli poi trattare con i Modelli Dati per ottenere informazioni sulle quali ottenere facilmente, Tabelle Pivot da più tabelle in relazione tra loro, sulle quali applicare Misure, Indicatori di performance (KPI), elementi e campi calcolati.

Verranno rilasciati 16 Cfp per ingegneri iscritti all’ordine professionale.

Info e iscrizioni disponibili a questo link.

ICMQ: I criteri vincenti nella predisposizione dell’offerta economicamente più vantaggiosa Come redigere un’offerta vincente in un appalto – 23/07/2025 dalle ore 9.00 alle ore 18.00

ICMQ organizza il corso di formazione

I criteri vincenti nella predisposizione dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Come redigere un’offerta vincente in un appalto

Il Corso offre ai partecipanti la formazione per completare e predisporre un’offerta vincente per un appalto di servizi e/o lavori aggiudicato tramite l’offerta economicamente più vantaggiosa.


Si terrà in modalità online sincrona il 23 Luglio dalle ore 9.00 alle ore 18.00.


Il corso vuole guidare i partecipanti nel destreggiarsi tra le clausole, richieste e documentazioni necessarie al corretto inoltro di un’offerta completa e vincente.


Il Corso offre ai partecipanti la formazione per completare e predisporre un’offerta vincente per un appalto di servizi e/o lavori aggiudicato tramite il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Il corso intende guidare i partecipanti nel destreggiarsi tra le clausole, richieste e documentazioni necessarie al corretto inoltro di un’offerta completa e vincente.


Saranno affrontate le previsioni in materia di offerta economicamente più vantaggiosa di cui al Codice dei Contratti Pubblici, D.lgs. 36/2023, che delinea i possibili criteri e le metodologie di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per appalti di servizi di progettazione e DL, nonché per appalti di progettazione e/o costruzione e per appalti di servizi ispettivi.


La predisposizione di una completa ed esaustiva relazione metodologica, detta anche Piano di Gestione Qualità, coerente con le prescrizioni richieste dalla Stazione Appaltante, potrà esprimere in modo opportuno nell’offerta CHI, COSA, DOVE, QUANDO, PERCHE’, COME e QUANTO (trattasi dunque, di un’offerta gestita con le metodologie di Project Management).

Verrà studiata l’offerta con le succitate metodologie e tecniche di Project Management; Agli elementi qualitativi, sono attribuiti il massimo punteggio; Il D.lgs 36/2023 non prevede più un punteggio nell’offerta economica con il limite del 30%. Prevede comunque un equilibrio tra i punteggi dell’offerta tecnica e dell’offerta economica.
Da parte del relatore, sarà illustrata anche la richiesta sempre più frequente di offerte con il “criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”, che dovrà ormai comprendere la metodologia BIM e le fondamentali interazioni tra BIM – Project Management e Life Cycle Costing.


A tal riguardo, infatti, sempre più spesso, molte Stazioni Appaltanti pubbliche in relazione ad appalti di progettazione, costruzione e di servizi attinenti all’ingegneria e l’architettura, vengono evidenziati tra gli elementi di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa “professionalità e adeguatezza dell’offerta” e “caratteristiche metodologica dell’offerta” da esplicitarsi tutte tramite la relazione metodologica (o Piano di Qualità). Non esiste più il riferimento di legge, se pure come esempio, dei criteri di riferimento per l’offerta economicamente più vantaggiosa.


Per la progettazione, non c’è più la progettazione definitiva, e quella esecutiva è a cura dell’impresa. In gara lo studio di fattibilità tecnico economico.

La frequenza del corso conferisce 8 crediti formativi per il mantenimento della certificazione Project Manager secondo la norma UNI 11648.

Info e iscrizioni disponibili a questo link.