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ICQM: Corso AI di frontiera: gestione documentale, privacy e casi d’uso (videosorveglianza, geolocalizzazione e tecnologie avanzate) – 16 Marzo e 20 Marzo ore 09:00 – 13:00

Businessman interact with AI artificial intelligence brain processor in concept of AI artificial intelligence engineering, big data and AI machine learning to use generative AI for business support.

Dalla Teoria alla Compliance Operativa: il percorso formativo è progettato per fornire gli strumenti necessari a navigare l’intersezione tra il nuovo Regolamento UE sull’Intelligenza Artificiale (AI Act) e il GDPR.  L’obiettivo è trasformare obblighi complessi in flussi di lavoro documentali e tecnici sostenibili, anche con un focus particolare per le tecnologie di sorveglianza.

OBIETTIVI
Trasmettere le competenze pratiche necessarie per la conformità sostanziale e documentale ai sensi dell’AI Act e del GDPR.  

PROGRAMMA DEL CORSO

Prima parte 
Trasmettere le informazioni di base per la gestione del rischio nell’uso della AI. Trasmettere le
competenze pratiche necessarie per la conformità sostanziale e documentale ai sensi dell’AI Act e
del GDPR. Analizzare i requisiti di trasparenza derivanti dalla norma, compresi quelli relativi al lavoro. 
Case study ed esercitazioni.  

Seconda parte
Le tecnologie di sorveglianza proibite dall’AI Act. Effetti pratici delle tecnologie di sorveglianza nei
sistemi ad alto rischio. Geolocalizzazione, profilazione e intelligenza artificiale: casistiche pratiche.
Analizzare l’applicazione dei requisiti per i sistemi intelligenti a casi operativi specifici (videoanalisi,
biometria, allarmi e infrarosso, centrali intelligenti) e le implicazioni per la privacy. Case study ed
esercitazioni. 

Il corso, della durata di 8 ore, si svolgerà il 16 marzo 2026 dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e il 20 marzo 2026 dalle ore 9.00 alle ore 13.00.

Quota

Clienti ICMQ: Euro 350,00 + IVA

Altri: Euro 450,00 + IVA

È prevista una scontistica per l’iscrizione a più moduli dello stesso percorso sull’intelligenza artificiale

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al link

ADAPT: Il cambio appalto non è trasferimento d’azienda se sussiste discontinuità

La sentenza della Corte d’Appello di Roma n. 4260 del 12 gennaio 2026 interviene su uno dei nodi centrali del diritto del lavoro degli appalti, chiarendo i confini tra cambio di appalto e trasferimento d’azienda o di ramo. Ed invero, la diversa intensità delle tutele riconosciute ai lavoratori (continuità automatica del rapporto, conservazione dell’anzianità, divieto di licenziamento, responsabilità solidale per i crediti maturati, ecc.) dipende non tanto dalle qualificazioni formali adottate dalle parti, ma dalla verifica in concreto dell’assetto organizzativo e produttivo dell’impresa subentrante, con la conseguenza che, nei cambi di appalto, l’applicazione dell’art. 29, comma 3, del d.lgs. 276/2003 non è mai automatica potendo emergere, nei fatti, un trasferimento di azienda o di ramo soggetto all’art. 2112 c.c.

Nel confermare la decisione di primo grado, la Corte si allinea in modo esplicito alla più recente giurisprudenza di legittimità (Cass. 24 ottobre 2024, n. 27607), offrendo chiarimenti di particolare interesse su tre profili chiave.

In primo luogo, la Corte ribadisce che, alla luce dell’attuale formulazione dell’art. 29, comma 3, del d.lgs. 276/2003 (come modificato dalla legge n. 122/2016), l’esclusione del regime del trasferimento d’azienda non opera automaticamente in presenza di un cambio di appalto con riassorbimento del personale. L’inapplicabilità dell’art. 2112 c.c. è subordinata alla ricorrenza congiunta di due elementi sostanziali: da un lato, la presenza in capo al nuovo appaltatore di una propria struttura organizzativa e produttiva, autonoma rispetto al solo gruppo di lavoratori assorbiti; dall’altro, la sussistenza di elementi di discontinuità tali da determinare una specifica identità di impresa, idonei a interrompere il nesso funzionale di interdipendenza e complementarietà tra i fattori della produzione che caratterizzavano l’organizzazione precedente. In tale prospettiva, l’autonoma organizzazione imprenditoriale dovrebbe emergere, in concreto, da indici quali: la presenza di personale proprio ulteriore rispetto a quello già impiegato nell’appalto; la diversità di sede e di orario di svolgimento della prestazione; l’utilizzo di beni strumentali e attrezzature proprie, idonei a incidere sui tempi di esecuzione, sulla qualità e sulle modalità del servizio reso. Si tratta, dunque, di una valutazione eminentemente sostanziale, che non può essere aggirata mediante il mero richiamo a pattuizioni formali o a clausole contrattuali.

Il secondo profilo messo in luce dalla Corte attiene al piano probatorio. La sentenza afferma che la disciplina vigente determina un’inversione dell’onere della prova in ordine alla configurabilità del trasferimento d’azienda. In altri termini, spetta alla parte che nega l’applicabilità dell’art. 2112 c.c. – normalmente l’imprenditore subentrante – dimostrare la sussistenza degli elementi di discontinuità organizzativa e produttiva.

Da ultimo, la Corte esclude in modo netto che i CCNL possano esercitare una funzione derogatoria rispetto alla disciplina del trasferimento d’azienda. Né la normativa nazionale né quella europea attribuiscono alla contrattazione collettiva il potere di escludere l’applicazione dell’art. 2112 c.c. in presenza dei relativi presupposti. Di conseguenza, non può trovare accoglimento una tesi difensiva fondata sulla massima valorizzazione dell’autonomia negoziale, quando essa si traduca in un’elusione delle tutele inderogabili previste dall’ordinamento e dal diritto dell’Unione. Il richiamo alla direttiva 2001/23/CE rafforza ulteriormente questo approccio, imponendo una lettura conforme e sostanziale delle fattispecie di successione negli appalti.

Fonte: ADAPT

Gli “occhi della Lince”: quando la vigilanza privata diventa presidio attivo del territorio

Un recente articolo pubblicato da La Nazione “Gli occhi della Lince. La sfida continua delle guardie giurate”, ha acceso i riflettori su una realtà ben nota agli operatori del settore ma spesso poco conosciuta dall’opinione pubblica: il lavoro quotidiano delle guardie particolari giurate che operano nelle ore notturne.

Il reportage, ambientato a La Spezia, racconta l’attività dell’istituto di vigilanza La Lince offre uno spaccato concreto di cosa significhi garantire sicurezza 24 ore su 24, tra pattugliamenti, interventi su allarme, coordinamento con la centrale operativa e collaborazione con le forze dell’ordine.

Oltre la semplice sorveglianza

La narrazione giornalistica mette in evidenza un aspetto fondamentale: la vigilanza privata non è mera presenza statica o risposta passiva a un evento, ma rappresenta un presidio dinamico e organizzato del territorio.

Nelle ore notturne, quando le attività produttive sono chiuse e le aree urbane si svuotano, il rischio percepito aumenta. È in questo contesto che entrano in gioco:

  • la pianificazione preventiva dei servizi;
  • il monitoraggio costante da parte delle centrali operative;
  • la capacità di analisi del rischio;
  • la tempestività dell’intervento.

Le guardie giurate operano in un sistema strutturato, dove tecnologia e fattore umano si integrano: impianti di allarme, sistemi di videosorveglianza, geolocalizzazione delle pattuglie e protocolli operativi condivisi sono strumenti che supportano la professionalità degli operatori.

Professionalità e formazione continua

Dal racconto emerge chiaramente un altro elemento chiave: la competenza.
La gestione di un intervento notturno richiede lucidità, conoscenza delle procedure, capacità di valutazione e, non da ultimo, equilibrio.

La formazione delle guardie particolari giurate – iniziale e continua – rappresenta un pilastro del settore. Non si tratta soltanto di preparazione tecnica, ma anche di aggiornamento normativo, gestione delle emergenze, primo intervento e capacità relazionale.

In molti casi, infatti, gli interventi non riguardano esclusivamente tentativi di intrusione o reati, ma situazioni di emergenza o di supporto alla cittadinanza, dove la prontezza e il senso di responsabilità fanno la differenza.

Vigilanza privata e sicurezza integrata

L’articolo richiama il valore della collaborazione tra vigilanza privata e forze dell’ordine, in una logica di sicurezza integrata. I protocolli di collaborazione territoriale, come quelli sviluppati in diverse province italiane, dimostrano come la presenza strutturata degli istituti di vigilanza contribuisca a rafforzare il controllo del territorio.

La vigilanza privata non sostituisce le forze di polizia, ma rappresenta un moltiplicatore di presidio, prevenzione e segnalazione qualificata.

Una narrazione che valorizza il settore

Per il comparto della sicurezza, articoli come quello pubblicato da La Nazione assumono un valore significativo:

  • contribuiscono a migliorare la percezione pubblica del ruolo delle guardie giurate;
  • evidenziano la complessità organizzativa degli istituti;
  • mostrano il contributo concreto del settore alla sicurezza delle comunità locali.

Raccontare il lavoro notturno, spesso invisibile, significa riconoscere l’impegno di migliaia di professionisti che operano con responsabilità e dedizione.

Fonte: Gli occhi della Lince. La sfida continua delle guardie giurate, La Nazione, edizione La Spezia, 22 febbraio 2026.

CONFINDUSTRIA: Congiuntura Flash – Export e consumi zavorrano l’industria. Positivi, potenzialmente, gli impatti del decreto energia

Peggiora lo scenario a inizio 2026. In Italia, dopo il buon 4° trimestre 2025 (+0,3% il PIL) trainato dagli investimenti del PNRR, a gennaio migliora la fiducia delle famiglie e accelerano i servizi. La dinamica dell’industria resta volatile e la risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili. Il costo dell’energia alto e in salita può scendere grazie alle norme approvate dal Governo.

Positivo il decreto “bollette”. Continua il rincaro del prezzo del petrolio: 71 dollari al barile a febbraio (63 a dicembre). Dopo la fiammata a gennaio, il prezzo del gas resta a 33 euro/MWh (da 28 a fine 2025). Il dollaro più svalutato sull’euro (1,18 a febbraio), sull’attesa di una FED più incline ai tagli, attenua solo in parte i rincari (e frena l’export). Il decreto varato dal Governo può ridurre il prezzo dell’energia per famiglie e imprese in modo sostanziale, se approvato dalla Commissione europea.

Risale il costo del credito. A febbraio il tasso sui BTP italiani cala di poco (3,36%), mentre si è fermato l’aumento del Bund in Germania (2,97%): lo spread si restringe ancora (+39 punti base, appena +15 in Spagna). La BCE, intanto, è ferma da metà 2025 a un tasso di riferimento del 2,00%, anche se l’inflazione nell’Eurozona è scesa su valori moderati (+1,7% a gennaio). In tale contesto, il tasso pagato dalle imprese italiane ha esaurito il calo e inverte la rotta (3,58% a dicembre, da 3,38% a settembre).

Investimenti: i segnali restano positivi. Gli indicatori congiunturali evidenziano una tendenza favorevole per gli investimenti in impianti e macchinari: a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere in totale e, in particolare, nella componente dei beni strumentali. Peggiora invece per il terzo mese consecutivo la fiducia delle imprese di costruzioni, penalizzata dai giudizi sugli ordini, sebbene siano favorevoli le attese sui piani di costruzione nei prossimi tre mesi.

Consumi: inizio d’anno ancora lento. A dicembre le vendite al dettaglio sono calate (-0,9% in volume), quasi azzerando la crescita nel 4° trimestre (+0,1%); a gennaio, però, aumentano gli acquisti di autovetture. La fiducia delle famiglie migliora un po’ a inizio 2026, mentre il numero di occupati, pur contraendosi lievemente a fine 2025, cresce comunque di +0,3% nel 4°. Cala molto, invece, la fiducia delle imprese nel commercio, sebbene i giudizi sulle vendite restino positivi.

Servizi in accelerazione. A dicembre la spesa dei turisti stranieri cresce poco (+2,5% tendenziale). Nel primo mese del 2026 l’HCOB-PMI, già in zona espansiva, indica un rafforzamento del settore (52,9 da 51,5). Anche la fiducia delle imprese nei servizi segna un aumento robusto a gennaio (103,4 da 100,2).

Industria: debole recupero. A dicembre la produzione industriale è tornata a calare (-0,4%, dopo +1,5%), ma il 4° trimestre è rimasto positivo (+0,9%): c’è una risalita ma fragile, perché i dati mensili sono molto volatili e la domanda (da export e consumi) rimane debole. A gennaio il PMI migliora lievemente, restando in area recessiva (48,1 da 47,9), in lento aumento anche la fiducia delle imprese (89,2 da 88,5).

Export volatile. L’export italiano di beni, seppur in crescita a dicembre (+0,6%, a prezzi costanti), cala nel 4° trimestre (-1,9%). In modesta espansione l’import (+0,1% mensile e +0,4% trimestrale). Dinamiche molto eterogenee tra paesi e settori nel 2025 evidenziano una rapida riconfigurazione degli scambi dopo gli shock: l’export è stato trainato dai farmaci verso gli USA, dai metalli in Svizzera; la filiera farmaceutica ha anche generato gran parte del balzo dell’import da Cina e USA. Le prospettive a gennaio 2026 restano deboli secondo gli ordini esteri manifatturieri, seppure in lieve miglioramento.

Eurozona: segnali di timida ripartenza. Nel 4° trimestre il PIL dell’Area è cresciuto dello 0,3% e l’occupazione dello 0,2%, con risultati positivi nelle principali economie. A dicembre la produzione industriale è diminuita molto (-1,4%), ma restando in lieve aumento nel 4° trimestre (+0,3%). A gennaio gli indici PMI segnalano un’espansione solo dei servizi in Germania e dell’industria in Francia; migliorano anche la fiducia e le aspettative sull’occupazione in tutta l’Area.

USA: bene l’economia ma debole il lavoro. La produzione industriale a dicembre continua a crescere (+0,4%), proseguendo la dinamica positiva da inizio 2025: il 4° trimestre si chiude a +0,2% e gli indici PMI e ISM manifatturieri confermano un profilo espansivo a gennaio 2026. Anche la creazione di posti di lavoro è migliorata, ma rimane debole (+130 mila unità), dopo un 4° trimestre 2025 in calo (-51 mila).

India: manifattura in espansione. A dicembre la produzione industriale ha accelerato al +7,8% annuo (da +7,2%), sopra le attese; a gennaio il PMI sale a 55,4 (da 55,0), segnalando un miglioramento di ordini, output e occupazione. Sul fronte commerciale, l’accordo USA-India riduce i dazi americani al 18% in media (dal 50%), ma restano dubbi su regole di origine e sull’impegno ad acquisti da parte dell’India per 500 miliardi di dollari in 5 anni, su beni che oggi ammontano a 23.

Industria: bene farmaci e metalli, male auto e moda

Ancora giù, ma qualcosa è cambiato. L’industria italiana, in aggregato, nel corso del 2025 è transitata lentamente prima a una fase di “fine caduta”, poi verso fine anno a quella di un “parziale e debole recupero”: non siamo ancora arrivati a una netta inversione di tendenza. Nella media dell’anno, inoltre, l’industria ha registrato comunque una nuova riduzione in termini di produzione, seppur molto contenuta (-0,2%), dopo l’ampia caduta del biennio 2023-2024 (-2,0% e -4,0%).

Vari settori tornano a crescere. Ci sono indizi di un miglioramento anche a livello settoriale: il numero di settori industriali in crescita è aumentato nel 2025, rispetto al 2024: sono saliti a 9, da 4. Questo perché 6 settori hanno cambiato segno da negativo a positivo (tra cui i macchinari, a un modesto +0,04%) e solo 1 da positivo a negativo (la carta, a un moderato -0,1%).

Ma la strada è lunga. Tuttavia, solo 3 settori manifatturieri (su 22) sono cresciuti sia nel 2024 che nel 2025, troppo pochi per una dinamica aggregata robusta. Viceversa, ben 12 settori hanno registrato cali in entrambi gli anni. Il campo di variazione, almeno, è divenuto meno ampio nel 2025, da -10% a +4%, (rispetto al “-23%, +8%” del 2024), soprattutto perché i cali maggiori nel 2025 sono stati più contenuti.

Automotive e “moda” in difficoltà. Questi due settori hanno vissuto due anni di caduta, anche se attenuata nel 2025. Per il settore auto (-10,3%), tra i motivi ci sono i prezzi in salita, l’incertezza sulle normative, l’aumento dell’import. Il tessile-abbigliamento-pelli (-5,5% in aggregato) è penalizzato dal calo dell’export e dalla fiducia delle famiglie ancora bassa, in un’economia che cresce poco. La chimica è l’unica che, in controtendenza, segna un calo nel 2025 (-2,6%) più ampio del 2024: è un settore con problematiche strutturali, perché risente dell’energia cara utilizzata anche come materia prima e registra in tutta Europa chiusure di impianti e casi di conversione a nuove produzioni (bioraffinerie, accumulo di energia).

Farmaceutica e metallurgia si rilanciano. La farmaceutica, tra i settori in crescita (+3,8%), ha visto salire fortemente l’export: +28,5% su base annua, il più elevato tra tutti i comparti, con un surplus estero di 11,4 miliardi che conferma una forte specializzazione internazionale; spicca la crescita verso gli USA (+54%), legata all’accumulo di scorte. Anche il settore metallurgico (+4,0%) è stato sostenuto moderatamente nel 2025 dal canale dell’export, nonostante gli elevati dazi imposti dagli USA (su acciaio e alluminio).

Alimentare in controtendenza. Il settore alimentare è cresciuto in entrambi gli anni (+2,6% in media la produzione nel 2024-2025), tra i pochi a non aver subito cadute, insieme agli “altri mezzi i trasporto”, nonostante entrambi rallentino nel 2025. Si conferma una caratteristica storica dell’alimentare, cioè l’essere un settore “anti-ciclico”, che va bene nei periodi difficili per l’economia. Considerata la sua stazza (15,2% dell’industria, come produzione venduta), l’alimentare dà in tali periodi un vitale supporto al resto dell’attività.

Fattori di ostacolo e di spinta. Ci sono dei fattori trasversali che frenano tutti i settori industriali (anche se con diverse intensità), così come l’intera economia italiana: l’energia cara; il dollaro debole, i dazi e quindi l’export di beni in calo; l’elevata incertezza, l’alta quota di risparmio delle famiglie e quindi i consumi fiacchi. Viceversa, aiutano l’industria i tassi di interesse minori rispetto al 2023, il credito per le imprese che è ripartito, la buona dinamica degli investimenti (specie in macchinari) che crea domanda per vari settori.

Prospettive migliori per il 2026. Per l’anno appena iniziato non sono ancora disponibili hard data di fonte Istat, ma solo alcuni indicatori congiunturali relativi al primo mese, che suggeriscono un lieve miglioramento. La dinamica che dovrebbe prevalere nel 2026, per l’aggregato della manifattura italiana, è di una moderata crescita, tornando quindi al segno positivo dopo 3 anni negativi: si tratterebbe, in realtà, di un parziale recupero dei livelli persi negli ultimi anni. In un simile scenario, alcuni settori potrebbero smettere di perdere produzione, mentre potrebbe aumentare ancora il numero di settori che registrano un aumento. Non abbastanza, in alcuni casi, per sanare le perdite recenti, ma almeno l’inizio di un sentiero positivo.

Fonte: Confindustria