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Contro la criminalità giovanile le migliori esperienze europee puntano sulla prevenzione (Huffington Post)

Accanto all’indispensabile rafforzamento degli strumenti di contrasto, appare necessario promuovere una grande alleanza educativa tra famiglie, scuola, istituzioni, forze dell’ordine, mezzi di comunicazione e società civile. Anche il comparto della sicurezza privata può e deve svolgere un ruolo importante

L’approvazione da parte del governo del nuovo disegno di legge sulla sicurezza, già ribattezzato dal dibattito pubblico “decreto anti-maranza”, rappresenta una risposta politica e normativa a un fenomeno che negli ultimi anni ha alimentato un crescente senso di insicurezza nelle città italiane: l’aumento degli episodi di violenza giovanile, delle baby gang, dei vandalismi e delle aggressioni nei luoghi della movida e nelle aree urbane più frequentate. Le misure approvate dal Consiglio dei ministri introducono strumenti più incisivi per le Forze dell’Ordine, tra cui il divieto di aggregazione disposto dal Questore per soggetti ritenuti pericolosi, l’estensione del fermo preventivo anche ai minori coinvolti in comportamenti a rischio e un inasprimento delle sanzioni per gli atti vandalici commessi in gruppo. 

Si tratta di un intervento che nasce da un’esigenza reale. Negare l’esistenza del problema sarebbe un errore. I cittadini chiedono più sicurezza, soprattutto nei contesti urbani dove episodi di intimidazione, violenza gratuita e microcriminalità si manifestano con maggiore frequenza. Al tempo stesso, tuttavia, sarebbe altrettanto sbagliato pensare che la sola risposta repressiva possa risolvere un fenomeno che affonda le proprie radici nel disagio sociale, educativo e culturale di una parte del mondo giovanile.

Gli studi più autorevoli confermano infatti che la criminalità minorile è un fenomeno complesso. Il rapporto dell’Eurispes sulla devianza giovanile richiama la necessità di un approccio multidisciplinare che combini contrasto, prevenzione, inclusione sociale, interventi educativi e sostegno alle famiglie. Lo stesso report evidenzia come i social network possano amplificare e normalizzare comportamenti violenti, contribuendo a creare modelli emulativi tra i più giovani. 

Un ulteriore elemento che merita attenzione è la crescente evidenza che questi fenomeni non riguardano esclusivamente contesti sociali marginali o economicamente svantaggiati. Sempre più spesso, infatti, episodi di violenza, bullismo, vandalismo e aggressioni vedono coinvolti giovani provenienti da famiglie benestanti, inserite in contesti educativi e territoriali che, almeno in apparenza, non presentano particolari criticità socioeconomiche. Questo dato impone una riflessione più profonda sulle cause che alimentano tali comportamenti.

Accanto alle fragilità familiari e al disagio sociale, emerge infatti una progressiva erosione di alcuni fondamentali valori etici e civici che tradizionalmente hanno rappresentato punti di riferimento nella crescita delle nuove generazioni: il rispetto dell’autorità, il senso del limite, la responsabilità individuale e la consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni. A ciò si aggiunge il rischio di una crescente distanza dalla realtà concreta, favorita da un utilizzo spesso incontrollato dei social network e dalla diffusione di contenuti digitali nei quali la violenza viene spettacolarizzata, banalizzata o trasformata in elemento di successo e visibilità.

Non si tratta di attribuire un rapporto automatico di causa-effetto tra videogiochi, piattaforme digitali e comportamenti criminali, ma è innegabile che l’esposizione continua a modelli aggressivi, alla ricerca esasperata del consenso online e alla condivisione virale di episodi di prevaricazione possa contribuire ad abbassare la percezione della gravità di determinati comportamenti. In molti casi, infatti, i giovani autori di aggressioni o atti vandalici sembrano non percepire pienamente la natura criminale delle proprie azioni, considerandole piuttosto una forma di intrattenimento, di affermazione all’interno del gruppo o di ricerca di notorietà sui social. Da qui deriva anche un preoccupante senso di impunità, alimentato dalla convinzione che le conseguenze saranno limitate o inesistenti.

Per questa ragione, accanto all’indispensabile rafforzamento degli strumenti di contrasto, appare necessario promuovere una grande alleanza educativa tra famiglie, scuola, istituzioni, forze dell’ordine, mezzi di comunicazione e società civile, capace di ricostruire il senso della legalità e della responsabilità personale. La sicurezza urbana non può infatti essere affidata esclusivamente all’intervento repressivo: deve poggiare anche sulla capacità di trasmettere ai più giovani il valore del rispetto delle regole, della convivenza civile e della dignità della persona.

È proprio osservando ciò che accade nel resto d’Europa che emerge un elemento particolarmente interessante: i Paesi che hanno ottenuto i risultati migliori nel contenimento della criminalità giovanile non si sono limitati a rafforzare gli strumenti di polizia, ma hanno costruito strategie integrate. Nel Regno Unito, ad esempio, accanto a misure severe contro il porto di coltelli e le gang giovanili, sono stati sviluppati programmi di intervento precoce nelle scuole e nelle comunità locali. In Francia sono state rafforzate le attività di controllo nelle aree più critiche, ma parallelamente sono stati avviati percorsi di recupero e mediazione rivolti ai minori a rischio. In Germania e nei Paesi nordici il modello prevalente è quello della prevenzione sociale, con investimenti significativi nell’educazione, nello sport, nel sostegno psicologico e nella presenza di operatori territoriali capaci di intercettare il disagio prima che si trasformi in devianza.

L’esperienza europea suggerisce quindi una lezione chiara: la repressione è necessaria, ma da sola non basta. Le politiche più efficaci sono quelle che combinano sicurezza, educazione e inclusione. Lo stesso approccio è coerente con le strategie europee di contrasto alla criminalità e alla radicalizzazione giovanile, fondate sulla cooperazione tra istituzioni, forze di polizia, sistema scolastico, famiglie e società civile. 

In questo contesto anche il comparto della sicurezza privata può e deve svolgere un ruolo importante. ASSIV, che rappresenta le principali imprese italiane della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza, ritiene che la tutela dei cittadini debba fondarsi su una visione moderna della sicurezza integrata. Le guardie particolari giurate e gli operatori della sicurezza privata rappresentano ogni giorno un presidio qualificato in centri commerciali, stazioni, infrastrutture critiche, eventi pubblici e aree urbane ad alta frequentazione, contribuendo in modo complementare all’azione delle Forze dell’Ordine.

L’associazione è pronta a mettere a disposizione delle istituzioni la propria esperienza per sviluppare modelli più avanzati di prevenzione territoriale, valorizzando la collaborazione pubblico-privato, l’utilizzo delle nuove tecnologie, i sistemi di videosorveglianza intelligente e la raccolta tempestiva di informazioni utili alle autorità competenti. Allo stesso tempo, ASSIV sostiene la necessità di investire nella cultura della legalità, nella formazione dei giovani e nella responsabilizzazione delle comunità locali.

Il dibattito aperto dal decreto anti-maranza offre dunque un’occasione che va oltre l’emergenza del momento. Il vero obiettivo non deve essere soltanto punire chi delinque, ma costruire le condizioni affinché un numero sempre minore di ragazzi scelga la strada della violenza. Per riuscirci servono norme efficaci, controlli adeguati e presidi di sicurezza, ma anche scuole più forti, famiglie sostenute e comunità capaci di educare.

La sicurezza è un diritto fondamentale. Ma è anche una responsabilità collettiva. E l’Italia può trarre insegnamento dalle migliori esperienze europee per costruire un modello che sappia coniugare fermezza, prevenzione e inclusione. Solo così sarà possibile contrastare davvero il fenomeno delle baby gang e restituire ai cittadini il pieno e sicuro godimento dei propri quartieri e degli spazi pubblici, indispensabili per sostenere una socialità sempre più aggredita dalla comunicazione virtuale.Partecipa alla conversazione

Maria Cristina Urbano

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Nomine e movimenti di Prefetti del Consiglio dei Ministri del 23 Luglio 2026

Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, ha deliberato le nomine e il movimento di prefetti di seguito riportati.

dott.ssa Rosa RIFLESSO: da Avellino, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Bari;

dott.ssa Franca FICO: nominata prefetto, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Avellino;

dott. Clemente DI NUZZO: da Arezzo, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Catanzaro;

dott. Fabrizio STELO: da Teramo, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Arezzo;

dott.ssa Beatrice Agata MARIANO: nominata prefetto, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Teramo;

dott.ssa Grazia LA FAUCI: da Sassari, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Savona;

dott.ssa Carla DI QUATTRO: nominata prefetto, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Sassari;

dott.ssa Giovanna LONGHI: nominata prefetto, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Ascoli Piceno;

dott. Paolo CORRITORE: nominato prefetto, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Oristano.

Confindustria: Congiuntura Flash – Rincarano petrolio e gas, frenando l’economia italiana: il 3° trimestre parte in salita

Inizia male il 3° trimestre. La guerra in Iran è riesplosa a luglio e l’incertezza sui prossimi sviluppi è massima: ne ha risentito subito il prezzo del petrolio. Dopo aver già frenato il PIL italiano nel 2° trimestre, gli impatti della guerra si allungano ora anche sul 3°. L’inflazione resterà alta per un po’ e il canale del credito si sta irrigidendo. L’industria perde colpi dopo mesi di shock, gli investimenti frenano. I servizi si stabilizzano, grazie al rapido recupero del turismo estero, ma non crescono.

Prezzi di petrolio e gas in salita. La nuova escalation militare tra USA e Iran ha causato una caduta dei transiti di navi per lo Stretto (32% a metà luglio). Il prezzo del Brent, perciò, ha ripreso a salire (91 dollari al barile il 21/7), dopo una significativa discesa a giugno (a 72): di nuovo ben sopra i livelli di febbraio (69 in media), sebbene sotto il picco di maggio (104). Anche il prezzo del gas, che non è mai sceso vicino ai livelli di febbraio (33 euro/Mwh in media), ha virato nuovamente al rialzo (60 euro).

Dollaro apprezzato. Il dollaro, con la guerra nel Golfo, torna a essere visto come “valuta rifugio” (anche perché il petrolio è quotato in dollari): la domanda di valute sta andando in una direzione opposta a quella presa a seguito dei dazi nel 2025, quando i timori sull’economia USA portarono a una svalutazione consistente del dollaro che ora si sta, invece, rafforzando: 1,14 dollari per euro nella prima metà di luglio, da 1,18 in media a febbraio (pari a -3,4%). Ciò favorisce l’export dei paesi euro.

Rallentano gli investimenti. Nonostante l’aumento finora moderato dei tassi (3,67% a maggio, da 3,33% a febbraio), i prestiti alle imprese accelerano (+3,5% annuo); però, sono alimentati dalla domanda di liquidità per le bollette energetiche, meno per investimenti. A maggio si è fermata la crescita della produzione di beni strumentali e nel 2° trimestre sono calate le previsioni di spesa in investimenti.

Consumi: frenata in vista. Nel 1° trimestre la quota di risparmio è salita appena (8,0%), mentre il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto di più (+0,8%), dando ossigeno alla domanda. Nel 2°, però, il reddito è stato frenato da prezzi e lieve calo degli occupati (a maggio). Le vendite al dettaglio sono salite poco (+0,1% in volume) e a giugno c’è stato un nuovo calo degli acquisti di auto (-1,5%).

L’industria decelera. A maggio la produzione industriale è diminuita (-0,3%), per la caduta dei beni intermedi (-0,8%) e di consumo (-0,5%), mentre la crescita degli energetici (+4,6%) ha attutito la flessione; la variazione acquisita nel 2° trimestre resta positiva. A giugno il PMI manifatturiero è sceso, mantenendosi espansivo (52,2 da 52,9): calano le pressioni sui prezzi, ma inizia a scemare la domanda dettata dall’accumulazione di scorte in un contesto molto incerto.

Servizi stabilizzati. La spesa dei turisti stranieri in Italia è subito ripartita (+6,2% tendenziale a maggio a prezzi correnti, -0,8% a marzo). L’indice S&P Global PMI segnala una stabilizzazione dei servizi a giugno (50,2, da 49,4), coerente con quella mostrata dalla fiducia delle imprese del settore; secondo il PMI, ciò avviene grazie all’attenuarsi delle pressioni sui costi e a una risalita della domanda interna.

Export ancora in calo. A maggio l’export di beni diminuisce di -0,4% a prezzi costanti (-2,6% in aprile); nei primi cinque mesi resta comunque in crescita, a un ritmo inferiore alla media di lungo periodo. Molto eterogenee le dinamiche geografiche e settoriali: in aumento le vendite verso Svizzera e Cina, sostenute da metalli e farmaci; forte accelerazione verso il Mercosur (+21,2% tendenziale) nel 1° mese di applicazione dell’Accordo, grazie ai macchinari, oltre ai farmaci; in calo verso Turchia, Spagna, USA.

Eurozona: rimbalzo dei servizi. A maggio la produzione industriale è aumentata in Spagna (+1,2%) e anche in Germania (+0,8%), dove è divenuta positiva la crescita acquisita nel 2° trimestre; stagnante in Francia (-0,1%). A giugno, il PMI manifatturiero è rimasto quasi neutrale in Germania (50,3), è tornato espansivo in Francia (51,2), mentre è sceso sotto la soglia in Spagna (49,7). Nei servizi, rimbalzo diffuso dopo la flessione dovuta alla guerra, ma solo la Spagna ritorna in territorio espansivo (54,2).

USA in rallentamento. Mentre la FED ribassa le previsioni di crescita dell’economia, la produzione industriale a giugno aumenta meno delle attese (+0,1%; ma +1,0% nel 2° trimestre). Rimangono espansivi, anche se in calo, gli indici dei direttori degli acquisti di Chicago, PMI e ISM manifatturiero. La variazione degli occupati evidenzia, però, un peggioramento inatteso del mercato del lavoro americano, il quale fino a giugno-luglio non ha ancora intaccato la fiducia dei consumatori.

Cina trainata dall’export. Nel 2° trimestre il PIL cinese ha rallentato a +4,3% annuo (+5,0% nel 1°), sotto il target (4,5-5,0%): pesano la debolezza della domanda interna (investimenti -5,7% annuo nel semestre, vendite al dettaglio +1,0% a giugno) e lo shock petrolifero. Tiene invece l’industria: produzione a +5,3% annuo a giugno e PMI manifatturiero in espansione per il settimo mese (51,7); a trainare è l’export (+27,0% annuo, massimo da fine 2021), spinto dal boom dei semiconduttori, legato all’IA.

Inflazione: anche se temporanea, pesa sulla crescita

Prezzi al consumo surriscaldati. I dati Istat mostrano un brusco aumento dell’inflazione in Italia, con il picco a maggio (+3,2%, da +1,0% a gennaio). Ciò è stato dovuto allo shock sui prezzi petroliferi da inizio marzo, innescato a sua volta dalla guerra nel Golfo Persico che ha causato forti limitazioni ai transiti di navi nello stretto di Hormuz. Analogo picco è stato toccato nell’intera Eurozona (+3,2% a maggio). L’inflazione nel 2026, tuttavia, finora è molto inferiore rispetto al massimo mensile toccato nel 2022 (+11,8% in Italia).

Inflazione transitoria o permanente? Le stime di giugno della BCE indicano che il picco di inflazione in Europa si avrebbe quest’anno (+3,0% in media, +3,4% nel 4° trimestre), mentre nel prossimo ci sarebbe un calo (+2,3% e +1,9%). La Commissione UE ha uno scenario simile. Il balzo nell’inflazione potrebbe, quindi, dimostrarsi temporaneo. Ma molto dipenderà dagli sviluppi su prezzo del petrolio e Hormuz (a luglio di nuovo quasi chiuso). La flessione dell’inflazione a giugno (+3,0%) non deve illudere: da sempre è un fenomeno “vischioso”, la moderazione non sarà istantanea: nel 2023 l’inflazione italiana ha impiegato 12 mesi a scendere da +12,0% a +1,0%. Inoltre, anche con un’inflazione transitoria, il gradino nel livello dei prezzi resta ed esercita effetti di segno negativo sul PIL.

Aumento limitato per la core. La misura core dei prezzi (al netto di energia e alimentari) è al +1,8%, da +1,7% medio nel 2025: l’esperienza del 2022 ha insegnato che tende a salire circa 6 mesi dopo uno shock esogeno sui prezzi energetici; poi rallenta con un ritardo simile, rispetto all’inflazione totale. Nella misura core ci sono anche i prezzi dei servizi di trasporto, che risentono molto dei carburanti e hanno un andamento volatile (massimo a +2,9% a febbraio, minimo a +0,6% in aprile), che rende più difficile individuare il trend di medio termine. Secondo la previsione BCE, la core arriverebbe a un picco di +2,7% nel 1° trimestre 2027, in ritardo di alcuni mesi sull’indice totale, come in passato. Gli effetti di second round, legati all’aumento dei costi energetici nell’industria e nei servizi e al trasferimento parziale/totale sui loro prezzi, sarebbero moderati. Ma in scenari peggiori per il petrolio, la core potrebbe salire di più e in modo più persistente nel 2027.

Moderato rialzo delle aspettative. Le misure di mercato delle attese sui prezzi prevalenti tra gli operatori economici hanno registrato un aumento significativo da fine febbraio, ma solo quelle a breve. Le attese implicite negli inflation linked swap a 1 anno, infatti, hanno toccato un picco di +2,36% a fine aprile e poi +2,25% a luglio, da un minimo di +1,70% a inizio anno. Si tratta, comunque, di un aumento inferiore rispetto a quello dell’inflazione effettiva. Invece, le aspettative di medio termine sui prezzi (swap a 5 anni), sono rimaste piuttosto stabili intorno al +2,10%, con un aumento di appena 0,15: “ben ancorate”, come si augura la BCE.

Decisioni prudenti della BCE sui tassi. Francoforte teme il potenziale determinarsi di impatti inflazionistici oltre il breve termine, tramite le attese, perciò ha voluto dare un segnale agli operatori con il piccolo rialzo dei tassi a giugno. Stavolta i mercati non si attendono una rapida serie di rialzi dei tassi, come nel 2022, ma un altro +0,25 a fine anno. La stessa Presidente Lagarde ha quasi escluso uno scenario molto restrittivo, ma senza chiudere la porta a qualche altro ritocco al rialzo nei prossimi mesi. Ad ogni modo, anche se ci si limitasse a uno/due rialzi dei tassi nel 2026, questi contribuiranno a frenare consumi e investimenti attraverso il canale del credito bancario. E ciò si somma all’effetto restrittivo già dovuto ai prezzi più alti.

Impatto recessivo sulla fiducia. Anche calcolando le attese di aumenti dei prezzi secondo i consumatori italiani si registra un picco in aprile, poco inferiore a quello del 2022, e poi una parziale moderazione a maggio-giugno (dati Commissione UE). Ciò è stato sufficiente a erodere la fiducia complessiva delle famiglie, che proprio in aprile è scesa ai minimi, restando poi molto bassa: c’è infatti una correlazione negativa molto forte tra la componente “prezzi” e la fiducia totale, soprattutto in corrispondenza dei picchi/minimi. La minor fiducia delle famiglie, a sua volta, inciderà negativamente sull’andamento dei consumi privati in Italia. Sono dunque tre i fattori che freneranno l’economia, anche se (senza altri shock) l’inflazione rientrasse presto.

Fonte: Centro Studi Confindustria

ICMQ: Corso su “Come redigere un’offerta vincente in appalti da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa” – 7 settembre 2026 dalle ore 9.00 alle ore 18.00, in modalità online sincrona

Il corso offre ai partecipanti la formazione per completare e predisporre un’offerta vincente per un appalto di servizi e/o lavori aggiudicato, tramite il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Esso intende guidare i partecipanti nel destreggiarsi tra le clausole, richieste e documentazioni necessarie al corretto inoltro di un’offerta completa e vincente.

OBIETTIVI

Obiettivo del corso è proprio quello di formare i partecipanti attraverso lo sviluppo di casi reali e principi guida e opportune metodologie e tecniche finalizzati ad un’offerta vincente (da parte di un’impresa, di una società di ingegneria o di uno studio professionale), stante il criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa ai sensi del D.lgs 36/2023 e nuovo Correttivo.

PROGRAMMA

Il corso intende guidare i partecipanti nel destreggiarsi tra le clausole, richieste e documentazioni necessarie al corretto inoltro di un’offerta completa e vincente.

Saranno affrontate le previsioni in materia di offerta economicamente più vantaggiosa di cui al Codice dei Contratti Pubblici, D.lgs. 36/2023 e D.lgs 209/24 Correttivo, che delinea i possibili criteri e le metodologie di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per appalti di servizi di progettazione e DL, nonché per appalti di progettazione e/o costruzione e per appalti di servizi ispettivi.

La predisposizione di una completa ed esaustiva relazione metodologica, detta anche Piano di Gestione Qualità, coerente con le prescrizioni richieste dalla Stazione Appaltante, potrà esprimere in modo opportuno nell’offerta CHI, COSA, DOVE, QUANDO, PERCHE’, COME e QUANTO (trattasi dunque, di un’offerta gestita con le metodologie di Project Management).

Verrà studiata l’offerta con le succitate metodologie e tecniche di Project Management; Agli elementi qualitativi, sono attribuiti il massimo punteggio; Il D.lgs 36/2023 non prevede più un punteggio nell’offerta economica con il limite del 30%. Prevede comunque un equilibrio tra i punteggi dell’offerta tecnica e dell’offerta economica.

Da parte del relatore, sarà illustrata anche la richiesta sempre più frequente di offerte con il “criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”, che dovrà ormai comprendere la metodologia BIM e le fondamentali interazioni tra BIM – Project Management e Life Cycle Costing.

A tal riguardo, infatti, sempre più spesso, molte Stazioni Appaltanti pubbliche in relazione ad appalti di progettazione, costruzione e di servizi attinenti all’ingegneria e l’architettura, vengono evidenziati tra gli elementi di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa “professionalità e adeguatezza dell’offerta” e “caratteristiche metodologica dell’offerta”  da esplicitarsi tutte tramite la relazione metodologica (o Piano di Qualità). Non esiste più il riferimento di legge, se pure come esempio, dei criteri di riferimento per l’offerta economicamente più vantaggiosa.

Per la progettazione, non c’è più la progettazione definitiva, e quella esecutiva è a cura dell’impresa. In gara lo studio di fattibilità tecnico economico.

QUOTE

Prezzo di listino 300,00 € IVA esclusa

Prezzo clienti ICMQ 250,00 € IVA esclusa

Sono previste scontistiche ulteriori per iscrizioni multiple.

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata