Vigilanza privata: sicurezza riconosciuta, lavoro dimenticato (Huffington Post)

Continuare a chiedere sicurezza a basso costo significa indebolire chi quella sicurezza la garantisce ogni giorno, spesso in silenzio. È una contraddizione che il Paese non può più permettersi

La recente approvazione del decreto legge sicurezza da parte del Parlamento e l’approvazione da parte del governo del decreto sul salario giusto riportano al centro dell’agenda pubblica un tema più volte richiamato: la sicurezza non è solo un insieme di norme, ma un sistema che regge se riconosce il valore del lavoro e della persona.

Mi sento di sottoscrivere quanto affermato oggi dalla Segretaria della CISL, Daniela Fumarola, in un suo articolo per l’Avvenire, laddove ricorda che la dignità salariale “deve diventare parte di una strategia più ampia, da costruire in un Patto tra governo e parti sociali capace di tenere insieme salari, produttività, qualità del lavoro e crescita”. Un principio che torna con forza nel settore della vigilanza privata, comparto essenziale del sistema Paese, riconosciuto come tale dalla normativa, ma ancora troppo spesso marginalizzato nelle scelte concrete delle istituzioni.

Il dibattito su salari e dignità del lavoro continua a essere affrontato come se fosse un tema esclusivamente rimesso alla responsabilità dei datori di lavoro. Una lettura parziale che non tiene conto di un dato strutturale: nel caso della vigilanza privata, una quota rilevante del fatturato dipende dagli appalti pubblici. Appalti che, ancora oggi, vengono costruiti su logiche di massimo ribasso, svuotando di fatto il principio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che dovrebbe valorizzare qualità, professionalità e innovazione.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Gare che comprimono i margini, rendendo difficile sostenere adeguati livelli salariali e investimenti, e che finiscono per umiliare imprese e lavoratori. Eppure il settore della vigilanza privata è da oltre un decennio impegnato in una profonda trasformazione: formazione continua, qualificazione del personale, integrazione di tecnologie avanzate, contributo crescente alla sicurezza di infrastrutture, servizi pubblici e territori.
Un patrimonio che rischia di restare frenato se le istituzioni non compiono un salto di consapevolezza.

La dignità del lavoro e la qualità dell’occupazione non si difendono solo con nuovi obblighi o inasprimenti sanzionatori, ma anche costruendo mercati pubblici coerenti con gli obiettivi dichiarati. Continuare a chiedere sicurezza a basso costo significa indebolire chi quella sicurezza la garantisce ogni giorno, spesso in silenzio. È una contraddizione che il Paese non può più permettersi.

Leggi l’articolo sull’Huffington Post

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Responsabilità solidale negli appalti: no alla compensazione in F24

Con una FAQ del 29 aprile 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che committenti e stazioni appaltanti non possono utilizzare propri crediti fiscali in compensazione tramite modello F24 per versare contributi previdenziali e premi INAIL dovuti dall’appaltatore inadempiente.

Secondo l’Agenzia, il pagamento effettuato nell’ambito della responsabilità solidale prevista dall’art. 29 del D.Lgs. 276/2003 estingue un debito riferibile a un soggetto terzo. Per questo motivo trova applicazione il divieto previsto dall’art. 1 del D.Lgs. 124/2019.

Restano valide le istruzioni operative contenute nella risoluzione n. 34/E del 2012, che prevede l’utilizzo del modello F24 con i codici identificativi “50 – obbligato solidale” e “51 – stazione appaltante”.

Documenti Agenzia delle Entrate

Consiglio dei Ministri: approvato il decreto Lavoro 2026

Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 28 aprile 2026, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di salario giusto, di incentivi all’occupazione e di contrasto del caporalato digitale.

Il provvedimento interviene, con risorse per circa 934 milioni di euro, per rafforzare la dignità dei lavoratori, promuovere l’occupazione stabile di giovani e donne e contrastare nuove forme di sfruttamento legate all’economia digitale.

Incentivi all’occupazione

Al fine di ridurre i divari territoriali e favorire l’inserimento nel mercato del lavoro delle categorie più esposte, il decreto prevede quattro principali misure di decontribuzione:

  • bonus assunzione donne 2026, consistente in un esonero contributivo del 100% (fino a 650 euro mensili) per 24 mesi per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate, con un incremento a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle regioni della zona economica speciale (ZES) unica per il Mezzogiorno;
  • bonus assunzione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi previdenziali (fino a 500 euro mensili) per 24 mesi per le nuove assunzioni di personale non dirigenziale di età inferiore ai 35 anni, con limite elevato a 650 euro nel Sud e nelle aree di crisi;
  • bonus stabilizzazione giovani 2026, che prevede l’esonero del 100% dei contributi fino a 500 euro per 24 mesi anche per le stabilizzazioni di contratti a termine, stipulati tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2026 e della durata massima di 12 mesi, effettuate tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026, per personale di età inferiore ai 35 anni mai occupato stabilmente in precedenza;
  • bonus assunzioni ZES 2026, per i datori di lavoro che occupano fino a un massimo di 10 dipendenti nella ZES unica per il Mezzogiorno, consistente in un esonero contributivo totale (fino a 650 euro mensili) per l’assunzione di soggetti over 35 disoccupati da almeno 24 mesi.

Salario giusto

La disciplina sui trattamenti economici complessivi (TEC) tutela l’equilibrio di interessi tra lavoratori e parti sociali. Si garantisce ai lavoratori una retribuzione non inferiore ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, contrastando il dumping. La norma tutela le imprese favorendo la concorrenza leale e valorizza l’autonomia di sindacati e datori di lavoro, evitando l’imposizione di un salario minimo fissato per legge e lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive.

Disciplina dei rinnovi contrattuali

Il decreto interviene sulla disciplina del rinnovo dei contratti collettivi di lavoro. Nel rispetto dell’autonomia delle parti sociali, si stabilisce che siano le stesse a disciplinare, in sede di rinnovo, le decorrenze degli incrementi retributivi, gli eventuali importi una tantum e gli strumenti di copertura economica per il periodo tra la scadenza del vecchio contratto e la firma del nuovo, assumendo la data di scadenza naturale del contratto previgente come riferimento per assicurare la continuità della tutela economica. Qualora il rinnovo non avvenga entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni sono adeguate forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA).

Contrasto al caporalato digitale e tutele tecnologiche

Il provvedimento introduce misure specifiche per prevenire l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, con particolare riferimento alle attività gestite tramite piattaforme digitali, attraverso:

  • la verifica dell’identità digitale del lavoratore. Si tratta di una misura volta a impedire il fenomeno della cessione o del “noleggio” degli account che alimenta forme di caporalato, consentendo l’accesso alle piattaforme esclusivamente tramite sistemi di identificazione certa (SPID, CIE o sistemi di autenticazione forte); vige il divieto di cedere le proprie credenziali o utilizzare account non riconducibili alla propria identità, con responsabilità dei gestori per i sistemi di controllo e sanzioni amministrative o sospensione dell’attività per omessa vigilanza;
  • il diritto alla trasparenza algoritmica, che impone l’obbligo di fornire informazioni chiare sulle modalità di funzionamento degli algoritmi che influenzano l’assegnazione dei compiti e i compensi, garantendo il diritto di conoscere i parametri del proprio “rating” e di richiedere l’intervento umano per il riesame di decisioni automatizzate che incidano significativamente sul rapporto di lavoro.

Conciliazione famiglia-lavoro

Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, un nuovo strumento di gestione per la conciliazione tra vita familiare e lavoro, che definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, private e pubbliche, che scelgono di investire in modo strutturato su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera. La misura contenuta nel decreto prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione collegata alla valorizzazione del sostegno alla natalità e alle esigenze di cura, con una misura fino all’1 per cento e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.

Trattamento di fine rapporto

Si prevede la possibilità per i lavoratori di conferire alla previdenza complementare le quote TFR maturate nel periodo gennaio-giugno 2026.

Fonte: governo.it

ISTAT, a marzo 2026 lieve calo degli occupati: cresce il numero degli inattivi

Secondo i dati provvisori diffusi da ISTAT, nel mese di marzo 2026 il mercato del lavoro italiano registra una lieve flessione dell’occupazione, accompagnata da una riduzione delle persone in cerca di lavoro e da un aumento degli inattivi.

Gli occupati diminuiscono dello 0,1% rispetto a febbraio, pari a circa 12mila unità in meno, attestandosi a 24 milioni e 124mila lavoratori. Il tasso di occupazione rimane stabile al 62,4%.

La riduzione interessa in particolare:

  • donne;
  • lavoratori dipendenti a termine;
  • autonomi;
  • giovani tra i 15 e i 24 anni;
  • lavoratori con almeno 50 anni.

Risultano invece in crescita gli occupati uomini e la fascia di età compresa tra i 25 e i 49 anni, mentre i dipendenti permanenti si mantengono sostanzialmente stabili.

Nel dettaglio:

  • i dipendenti permanenti sono pari a 16 milioni 414mila;
  • i dipendenti a termine scendono a 2 milioni 440mila;
  • gli autonomi si attestano a 5 milioni 270mila.

Cala la disoccupazione, ma cresce quella giovanile

A marzo diminuisce anche il numero delle persone in cerca di lavoro (-2,8%, pari a 38mila unità in meno). Il tasso di disoccupazione scende così al 5,2%.

In controtendenza il dato relativo ai giovani: il tasso di disoccupazione nella fascia 15-24 anni sale infatti al 18,1%, con un incremento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente.

Aumentano gli inattivi

Parallelamente cresce il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,4%, pari a 46mila persone). Il tasso di inattività sale al 34,1%.

L’incremento interessa soprattutto:

  • giovani tra 15 e 24 anni;
  • lavoratori over 50;
  • uomini e donne in misura analoga.

Confronto annuale: occupazione sostanzialmente stabile

Nel confronto con marzo 2025, il numero degli occupati diminuisce lievemente (-30mila unità). Il dato è il risultato:

  • della riduzione dei dipendenti permanenti e a termine;
  • della crescita del lavoro autonomo.

Su base annua:

  • il tasso di occupazione cala di 0,3 punti;
  • le persone in cerca di lavoro diminuiscono del 18,7%;
  • gli inattivi aumentano del 2,9%.

Il quadro generale

I dati evidenziano una fase di sostanziale stabilità del mercato del lavoro, ma con alcuni segnali di rallentamento, in particolare nel lavoro a termine e nella partecipazione attiva al mercato occupazionale.

Resta inoltre significativo il dato relativo alla crescita dell’inattività e alla disoccupazione giovanile, elementi che continuano a rappresentare aspetti critici per il mercato del lavoro italiano.

Scarica la nota ISTAT

A Matera un protocollo per la sicurezza dell’area jonica

L’intesa per la videosorveglianza sottoscritta in prefettura, in sede di Comitato provinciale

Più sicurezza nell’area jonica del materano grazie alla prossima attivazione di un sistema di videosorveglianza con lettura targhe. È questo l’obiettivo del protocollo sottoscritto, alla presenza del prefetto di Matera Maria Carolina Ippolito, tra la questura e la provincia di Matera nel corso del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, convocato oggi in prefettura.

Durante l’incontro è stato fatto il punto sui recenti episodi registrati nell’area jonica e sulle iniziative di prevenzione già avviate dalla Prefettura: dall’intensificazione dei servizi di controllo del territorio, anche con operazioni “Alto Impatto”, alla sensibilizzazione degli operatori economici sull’utilizzo di sistemi di sicurezza passiva, fino al rilancio di strumenti pattizi come il “Controllo di Vicinato” e il “Protocollo per la prevenzione della criminalità nelle rivendite di generi di monopolio”.

Annunciata, inoltre, l’istituzione di un tavolo tecnico coordinato dalla prefettura di Matera per costruire, insieme ai sindaci interessati, un “Patto per la sicurezza urbana e integrata” dell’area jonica della provincia di Matera, con iniziative condivise per prevenzione, qualità degli spazi urbani e crescita sociale delle comunità locali.

«Affermare saldamente i valori di sicurezza e legalità, mostrare la vicinanza dello Stato e delle istituzioni ai cittadini – ha dichiarato il prefetto – sono le condizioni necessarie per garantire un duraturo processo di sviluppo economico in favore di un territorio fortemente caratterizzato da una profonda vocazione turistica».

Hanno partecipato alla riunione, tra gli altri,  il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Matera, i vertici provinciali delle forze dell’ordine, il presidente della provincia di Matera, il sindaco del comune di Matera e i sindaci dei comuni di Pisticci, Montalbano Jonico, Policoro, Nova Siri, Rotondella e Scanzano Jonico.

Fonte: Ministero dell’Interno

CONFINDUSTRIA: Indagine Rapida – Aprile 2026: aspettative delle imprese in moderato peggioramento

  • L’indagine rapida sulla produzione industriale presso le grandi imprese associate a Confindustria indica, nella rilevazione di aprile, un peggioramento delle aspettative rispetto al mese precedente. Poco meno della metà delle imprese intervistate (43,5%, contro il 45,6% di marzo) prevede una stabilità della produzione, mentre il 38,4% si attende un aumento moderato o rilevante (era il 45,6% nel mese precedente). Infine, quasi un quinto degli intervistati prevede un calo (18,2%), a fronte dell’8,8% di marzo.
  • Domanda e ordini restano ancora un importante elemento di sostegno alla produzione. Il saldo presenta valori espansivi negli ultimi due mesi (+15,3% ad aprile dopo +16,6% di marzo), poiché sono sempre meno gli intervistati che lo identificano come un potenziale elemento di ostacolo (Grafico 2).
  • Ad aprile la maggior parte delle imprese intervistate indica i costi di produzione come un fattore di freno alla produzione. Il saldo delle risposte continua a registrare ancora forti contrazioni dopo il forte calo registrato a marzo (-10,2% da -14,2%).
  • Le attese delle imprese sulla disponibilità di manodopera nei prossimi mesi tornano a essere negative: il saldo nel mese corrente è pari a -3,0%, dopo il +2,5% della rilevazione precedente.
  • Il saldo relativo alla disponibilità di materiali nel mese di rilevazione migliora, ma conferma il periodo di aspettative negative (-3,7% da -5,4%).
  • I giudizi riguardo le condizioni finanziarie questo mese peggiorano ma non scivolano in territorio negativo restando perfettamente neutrali (0,0% da 1,7%).
  • Il giudizio delle grandi imprese industriali sulla disponibilità degli impianti aumenta nella rilevazione del mese corrente e torna in territorio espansivo (1,5% dopo il -1,2% a marzo).

Fonte: Confindustria

Sicurezza sul lavoro: le novità della Legge 34/2026 secondo l’INL

Con la nota n. 780/2026, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha fornito le prime indicazioni operative sulla Legge 11 marzo 2026 n. 34, che introduce importanti aggiornamenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Tra le principali novità, si segnala l’introduzione di modelli semplificati di gestione della sicurezza per le PMI, che saranno sviluppati dall’INAIL con l’obiettivo di ridurre gli oneri burocratici e favorire una più ampia diffusione dei sistemi organizzativi.

Rilevante anche la modifica al D.Lgs. 81/2008, che rende obbligatoria la formazione in materia di sicurezza anche durante i periodi di cassa integrazione. Il lavoratore che rifiuta senza giustificato motivo può decadere dal beneficio economico .

La legge rafforza inoltre l’addestramento pratico, prevedendo l’utilizzo di tecnologie innovative, come le simulazioni immersive, e introducendo l’obbligo di tracciamento delle attività formative .

Novità anche per il lavoro agile, con l’obbligo per il datore di lavoro di fornire annualmente un’informativa sui rischi, e per le attrezzature di lavoro, con nuove verifiche periodiche.

Le disposizioni, in vigore dal 7 aprile 2026, richiedono alle imprese un rapido adeguamento organizzativo, soprattutto sul fronte della formazione e della gestione della sicurezza.

Email aziendale, controlli e privacy: le indicazioni del Garante (Provv. n. 165/2026)

Con il provvedimento del 12 marzo 2026, il Garante per la protezione dei dati personali interviene su un tema centrale per le imprese: gestione della posta elettronica aziendale, conservazione dei dati e controlli sui lavoratori. Il caso riguarda un ex dipendente a cui l’azienda aveva consentito solo un accesso parziale alla casella email, limitato ai contenuti ritenuti “personali”, oltre a conservare i dati per un periodo prolungato. L’Autorità ha ritenuto il trattamento illecito, applicando una sanzione di 50.000 euro .

Il Garante chiarisce che le email aziendali costituiscono dati personali del lavoratore e che il diritto di accesso deve riguardare l’intero contenuto della casella, senza possibilità per il datore di lavoro di selezionare o filtrare preventivamente i messaggi. Anche le comunicazioni di carattere professionale rientrano infatti nella sfera della vita privata e della corrispondenza, con la conseguenza che non è legittimo limitare l’accesso alle sole email “private” o oscurare informazioni già nella disponibilità dell’interessato.

Sul piano della conservazione, viene ribadito che non è conforme al GDPR mantenere backup integrali delle caselle di posta per lunghi periodi, come nel caso esaminato (5 anni), né utilizzare la posta elettronica come sistema di archiviazione documentale. I principi di minimizzazione e limitazione della conservazione impongono invece di ridurre tempi e quantità dei dati trattati e di adottare strumenti specifici per la gestione documentale aziendale .

Analoghe criticità riguardano i log della navigazione Internet, che devono essere conservati solo per il tempo strettamente necessario a garantire la sicurezza informatica e non per finalità generiche o difensive. Una conservazione estesa o non adeguatamente giustificata può infatti risultare sproporzionata rispetto alle finalità perseguite.

Particolare rilievo assume il tema dei controlli a distanza: la possibilità di accedere a email e log rende tali strumenti potenzialmente idonei al controllo dell’attività dei lavoratori, con conseguente applicazione dell’art. 4 dello Statuto dei lavoratori. Ciò comporta la necessità di un accordo sindacale o, in alternativa, dell’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, anche quando il controllo non venga concretamente esercitato ma sia solo astrattamente possibile.

Infine, il Garante evidenzia l’importanza della trasparenza: le informative ai dipendenti devono essere chiare, complete e coerenti rispetto ai trattamenti effettivamente svolti, indicando in modo puntuale finalità, modalità e tempi di conservazione. Informazioni generiche o non allineate alle prassi aziendali non soddisfano i requisiti del GDPR.

Rinnovo CCNL: passi avanti nel confronto tra le Parti

Prosegue il confronto tra le Parti per il rinnovo del contratto collettivo nazionale, in un quadro di dialogo costruttivo e progressivo avanzamento sui principali ambiti negoziali.

Nel corso dell’incontro tecnico del 23 aprile sono stati affrontati i temi delle pari opportunità e dei congedi, sui quali si registrano passi in avanti significativi.

Permangono alcuni elementi di approfondimento sulla disciplina della malattia, che non evidenziano tuttavia particolari distanze.

È stata inoltre avviata una prima riflessione su dossier di rilievo strategico per il settore, quali il cambio d’appalto e il secondo livello di contrattazione, temi che richiedono un ulteriore lavoro di definizione e sintesi.

Il confronto proseguirà nei prossimi incontri, con l’obiettivo di consolidare i risultati raggiunti e avanzare su un impianto contrattuale coerente con le esigenze evolutive del comparto.

ICMQ: Corso “La matrice dei rischi e il risk management per la progettazione e la gestione delle commesse” – 18 Giugno 2026 dalle ore 09:00 alle ore 18:00

OBIETTIVO DEL CORSO

Formazione di una figura professionale capace di ridurre il rischio di derive del progetto/intervento, attraverso una tempestiva analisi dei rischi applicata all’attività progettuale e gestionale delle commesse di opere, sia pubbliche che private. La formazione di tale figura professionale è la risposta alla richiesta del mercato del lavoro di figure più ricche di competenze tecnico-manageriali, in grado di individuare e valutare i rischi, nonché di sviluppare strategie per governare gli stessi nelle diverse fasi tecniche, economiche, finanziarie e amministrative del progetto. Il corso farà riferimento ai concetti della Norma UNI ISO 31000/2018.

PROGRAMMA DEL CORSO

L’analisi dei rischi è fondamentale per approcciare a qualunque progetto. La matrice dei rischi è sempre più richiesta dalle Stazioni Appaltanti pubbliche quali il Politecnico di Milano, l’Università di Perugia, etc. come documento d’offerta in sede di gara con il criterio dell’offerte economicamente più vantaggiosa, unitamente ai concetti di rischio negativo e di rischio positivo/opportunità.

Il successo di un progetto dipende infatti dalla oggettiva e sapiente gestione di più variabili, fra cui i rischi da prevedere e gestire. In tutti i progetti ormai, è fondamentale poter disporre della capacità di individuare i rischi connessi al progetto stesso e, più in generale, all’intervento in atto, in modo da poter mitigare e comunque gestire i rischi medesimi; per il vero occorre osservare che il rischio, se ben gestito, può diventare un’opportunità (opportunità in quanto l’aver saputo gestire i rischi di un progetto/intervento porta ad essere concorrenziale sia dalla fase di offerta rispetto a chi non ha saputo gestire il rischio).

Il Corso di 8 ore, suddiviso in due moduli, si rivolge a liberi professionisti, società di ingegneria, imprenditori, dirigenti pubblici e privati che intendono acquisire una nuova opportunità professionale nel campo della progettazione, nella gestione delle commesse, allo scopo di mitigare i rischi e di poterli trasformare in opportunità. Saranno esposti casi reali di risk management.

Il corso è valido come aggiornamento formativo per il mantenimento della certificazione di Project Manager, di BIM Manager.

QUOTA

Clienti ICMQ: Euro 250,00 + IVA

Altri: Euro 300,00 + IVA

E’ prevista una riduzione del 10% per l’iscrizione di 2 partecipanti, del 15% fino a 5 partecipanti, del 20% oltre 5 partecipanti della stessa società.

Maggiori informazioni e scheda di iscrizione al seguente link

Agli Associati ASSIV è prevista una tariffa agevolata