Covid-19, nel 2021 in forte calo l’impatto del virus su infortuni sul lavoro e casi mortali

Covid-19, nel 2021 in forte calo l’impatto del virus su infortuni sul lavoro e casi mortali

Online il 20esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale Inail: tra gennaio e settembre l’incidenza media delle infezioni di origine professionale sul totale delle denunce pervenute all’Istituto è scesa a una su 12. Nel 2020 era il triplo. Dall’inizio della pandemia denunciati 181.636 contagi e 762 decessi

Covid-19, nel 2021 in forte calo l’impatto del virus su infortuni sul lavoro e casi mortali

ROMA – Se nel 2020 l’incidenza media delle denunce da Covid-19 sul totale di tutti gli infortuni sul lavoro segnalati all’Inail è stata di una ogni quattro, nei primi nove mesi di quest’anno è scesa a una su 12. A rilevarlo è il 20esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale Inail, pubblicato oggi insieme alle nuove schede di approfondimento regionali, che sottolinea come sia calata anche l’incidenza dei decessi provocati dal virus sul totale dei casi mortali, passata da circa una denuncia su tre nel 2020 a una su cinque quest’anno. Il 2021, con 33.610 contagi di origine professionale denunciati, pesa al momento il 18,5% sul totale degli infortuni da Covid-19 pervenuti da inizio pandemia. Rispetto ai primi nove mesi del 2020, in particolare, i casi di contagio rilevati tra gennaio e settembre di quest’anno, benché non consolidati, sono in calo del 40%, quelli mortali del 43,4%.  

Rispetto al monitoraggio di fine agosto l’incremento è dello 0,9%. Le infezioni da Covid-19 di origine professionale denunciate all’Istituto dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 30 settembre sono 181.636. Rispetto ai 179.992 casi registrati dal monitoraggio del mese precedente, le denunce in più sono 1.644 (+0,9%), di cui 596 riferite a settembre e 331 ad agosto 2021. Gli altri 717 casi sono per il 57% riferiti agli altri mesi di quest’anno e il restante 43% al 2020. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni e nei mesi precedenti. I decessi sono 762, 15 in più rispetto al monitoraggio mensile di fine agosto, e concentrati soprattutto nel 2020, che raccoglie quasi tre quarti (72,6%) di tutti i casi mortali da contagio segnalati all’Inail alla data dello scorso 30 settembre, con aprile (194 deceduti) e marzo (140) ai primi due posti. Il 2021, con 209 decessi da Covid-19 nei primi nove mesi, pesa invece al momento per il 27,4% sul totale dei casi mortali da nuovo Coronavirus pervenuti all’Istituto da inizio pandemia. A morire sono soprattutto gli uomini (82,9%) e i lavoratori nella fascia di età 50-64 anni (71,8%), con un’età media dei deceduti di 58,5 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini).

Più di quattro denunce su 10 nella fascia 50-64 anni. Allargando l’analisi a tutte le infezioni di origine professionale, l’età media dei contagiati scende a 46 anni per entrambi i sessi, con il 42,5% delle denunce nella fascia 50-64 anni, il 36,6% in quella 35-49 anni, il 18,9% tra gli under 35 e il 2% tra gli over 64, e il rapporto tra i generi si inverte. La quota femminile, infatti, è pari al 68,4% e supera quella maschile in tutte le regioni, con le sole eccezioni della Calabria, della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle lavoratrici sul complesso dei contagi sul lavoro è, rispettivamente, del 48,5%, 46,0% e 44,3%. L’86,4% delle denunce riguarda lavoratori italiani, percentuale che sale al 90,7% per i casi mortali. Tra gli stranieri, le comunità più colpite sono quella rumena (con il 20,9% dei lavoratori stranieri contagiati), peruviana (12,6%), albanese (8,1%), moldava (4,6%) ed ecuadoriana (4,1%). Per quanto riguarda i casi mortali, invece, con il 15,5% dei decessi occorsi agli stranieri, la comunità peruviana precede quelle albanese (12,7%) e rumena (8,5%).  

I maggiori aumenti percentuali nelle province di Trapani, Ragusa e Potenza. A livello territoriale il 42,5% delle denunce è concentrato nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 25,2%), seguito dal Nord-Est con il 24,6% (Veneto 10,6%), dal Centro con il 15,3% (Lazio 6,7%), dal Sud con il 12,8% (Campania 5,9%) e dalle Isole con il 4,8% (Sicilia 3,2%). Le province con il maggior numero di contagi sul lavoro dall’inizio dell’emergenza sanitaria sono Milano (9,6%), Torino (6,9%), Roma (5,3%), Napoli (4,0%), Brescia, Verona e Varese (2,5% ciascuna), Genova (2,4%) e Bologna (2,3%). Prendendo in considerazione solo l’ultimo mese di rilevazione, la provincia che ha registrato il maggior numero di infezioni di origine professionale è quella di Roma, seguita da Milano, Napoli, Palermo, Potenza, Catania, Monza e Brianza, Torino e Savona. Le province che hanno fatto segnare i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di agosto, non per contagi avvenuti nel mese di settembre ma per il consolidamento dei dati in mesi precedenti, sono però quelle di Trapani (+8,6%), Ragusa (+5,5%), Potenza (+4,8%), Agrigento (+4,3%), Siracusa (+4,2%), Vibo Valentia (+3,8%), Bologna e Catania (+3,7% per entrambe).

A Roma e Napoli il primato negativo di casi mortali. Con il 37,0% dei decessi denunciati (prima la Lombardia con il 25,3%), al Nord-Ovest spetta anche il primato negativo per numero dei casi mortali. Seguono il Sud con il 25,7% (Campania 12,9%), il Centro con il 17,9% (Lazio 10,6%), il Nord-Est con il 12,7% (Emilia Romagna 6,4%) e le Isole con il 6,7% (Sicilia 5,6%). Nel confronto con il dato complessivo dei contagi sul lavoro segnalati all’Inail dall’inizio della pandemia, per i casi mortali si osserva una quota più elevata al Sud (25,7% contro il 12,8% riscontrato nelle denunce totali) e un’incidenza inferiore nel Nord-Est (12,7% rispetto al 24,6%). Le province con più decessi sono Roma e Napoli (con il 7,7% ciascuna), Milano (6,7%), Bergamo (6,6%), Brescia e Torino (4,1% ciascuna), Cremona (2,5%), Genova (2,4%), Bari e Caserta (2,2% ciascuna), Palermo e Parma (2,1% ciascuna).

Quasi tutti i contagi nella gestione assicurativa dell’Industria e servizi. Quasi tutti i contagi sul lavoro e la netta maggioranza dei decessi (rispettivamente 96,9% e 88,0%) riguardano l’Industria e servizi, con gli altri casi distribuiti nelle gestioni assicurative per Conto dello Stato (amministrazioni centrali dello Stato, scuole e università statali), Agricoltura e Navigazione. Sono circa tremila, in particolare, le denunce di infezioni di origine professionale di insegnanti, professori e ricercatori di scuole di ogni ordine e grado e di università statali e private, riconducibili sia alla gestione dei dipendenti del Conto dello Stato sia al settore Istruzione della gestione Industria e servizi.

Dopo la sanità e assistenza sociale, trasporti e manifatturiero al secondo e terzo posto per numero di decessi. Tra le attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – si conferma al primo posto, con il 65,1% delle denunce e il 22,7% dei decessi codificati, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), con il 9,2% delle infezioni e il 10,5% dei casi mortali. Gli altri settori più colpiti sono il noleggio e servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il trasporto e magazzinaggio, il manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, le altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…), e le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale). Concentrando l’attenzione sui casi mortali denunciati in ciascun settore, spiccano in particolare le percentuali del trasporto e magazzinaggio e del manifatturiero, rispettivamente al secondo e al terzo posto con il 13,1% e l’11,6% dei decessi, e quelle del commercio all’ingrosso e al dettaglio (10,1%) e delle costruzioni (7,0%).

Il trend nei vari settori produttivi. Rispetto al 2020, nei primi nove mesi del 2021 si riscontrano, però, alcune differenze nell’evoluzione dei contagi in vari settori produttivi. La sanità e assistenza sociale è stata caratterizzata da un numero di infortuni da Covid-19 in costante discesa, registrando nel mese di giugno il suo livello minimo, con circa 60 infortuni (erano 400 a giugno 2020), per poi risalire lievemente nei due mesi successivi e rallentare di nuovo a settembre, benché i dati siano ancora provvisori. A partire dallo scorso febbraio l’incidenza della sanità e assistenza sociale sul totale dei casi si è ridotta, ma l’ultimo trimestre mostra segnali di ripresa. Altri comparti produttivi, come il trasporto e magazzinaggio, gli alberghi e ristoranti e il commercio, quest’anno hanno invece registrato incidenze di contagi professionali in crescita rispetto al 2020, con l’eccezione del mese di settembre, che è caratterizzato da un calo.

L’analisi per professione dell’infortunato. Dall’analisi per professione dell’infortunato emerge che oltre un quarto dei decessi (26,3%) riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale. La categoria dei tecnici della salute, in particolare, è quella più colpita dai contagi, con il 37,4% delle denunce complessive, l’82,7% delle quali relative a infermieri, e il 9,8% dei casi mortali codificati (il 67,1% infermieri). Seguono gli operatori socio-sanitari con il 18,2% delle denunce (e il 3,9% dei decessi), i medici con l’8,5% (5,2% dei decessi), gli operatori socio-assistenziali con il 6,9% (2,5% dei decessi) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,7% (3,3% dei decessi). Tra le altre professioni coinvolte spiccano gli impiegati amministrativi, con il 4,6% delle denunce e il 10,2% dei casi mortali, gli addetti ai servizi di pulizia (2,3% dei contagi e 2,1% dei decessi), i conduttori di veicoli (1,3% dei contagi e 8,0% dei decessi) e gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (0,9% dei contagi e 2,7% dei decessi).

Da febbraio osservata una flessione significativa del fenomeno. Anche rispetto alla professione dei lavoratori contagiati si osserva in generale un calo significativo delle denunce a partire da febbraio di quest’anno, con incidenze in riduzione per alcune categorie, tra le quali le professioni sanitarie che nell’ultimo trimestre mostrano, però, segnali di ripresa delle infezioni. Altre professioni, con il ritorno alle attività, hanno visto invece aumentare l’incidenza dei casi di contagio rispetto allo scorso anno. È il caso, per esempio, degli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali, degli impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta e degli insegnanti di scuola primaria.

Crisi d’impresa e risanamento aziendale: pubblicato in Gazzetta ufficiale il testo del decreto convertito in legge

Crisi d’impresa e risanamento aziendale: pubblicato in Gazzetta ufficiale il testo del decreto convertito in legge

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale 254 del 23 ottobre 2021 la legge 21 ottobre 2021, n. 147 di Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 24 agosto 2021, n. 118, recante misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia.

Banca d’Italia: Bollettino economico 4/2021

Banca d’Italia: Bollettino economico 4/2021

Prosegue la ripresa globale ma emergono vincoli all’offerta

La ripresa globale prosegue sostenuta, seppure con incertezze connesse con l’andamento delle campagne di vaccinazione e con la diffusione di nuove varianti del virus. Le tensioni emerse nell’approvvigionamento di materie prime e di input intermedi sono in parte dovute proprio alla rapidità della crescita; potrebbero tuttavia riflettersi sui prezzi più a lungo di quanto inizialmente atteso.

La politica monetaria della BCE resta espansiva  

Nell’area dell’euro il rialzo significativo dell’inflazione è riconducibile ai rincari energetici, fra cui quelli del gas naturale, e a fattori temporanei. Le determinanti fondamentali, in particolare la dinamica dei salari, non indicano finora la prospettiva che l’inflazione rimanga alta nel medio termine. Il Consiglio direttivo della BCE ha confermato l’orientamento fortemente espansivo della politica monetaria; ha ribadito che il mantenimento di condizioni di finanziamento favorevoli è indispensabile per sostenere la ripresa.

In Italia la crescita è superiore alle attese

In Italia l’aumento del PIL, risultato nei mesi primaverili ben superiore alle attese, sarebbe stato superiore al 2 per cento anche nel terzo trimestre. L’estensione della copertura vaccinale e l’incremento della mobilità hanno reso possibile la ripresa dei consumi di servizi da parte delle famiglie, che affianca il recupero già in atto degli investimenti delle imprese. Il miglioramento della congiuntura si è tradotto in un rialzo dell’occupazione, soprattutto a termine; non sono però del tutto superati gli effetti della pandemia. Secondo le nostre attuali valutazioni, nel 2021 l’aumento del PIL sarebbe intorno al 6 per cento, più di quanto previsto nel Bollettino economico di luglio.

Il costo dell’energia sospinge l’inflazione

L’inflazione ha raggiunto in settembre il 2,9 per cento. Tuttavia non vi sono finora segnali di un’accelerazione dei salari e le imprese, pur avendo adeguato al rialzo le previsioni di aumento dei propri listini, indicano rincari inferiori al 2 per cento annuo.

I conti pubblici migliorerebbero nel 2021 rispetto all’anno precedente

Il Governo ha aggiornato le stime tendenziali e gli obiettivi di bilancio per il prossimo triennio. A differenza di quanto programmato in primavera, il nuovo quadro prefigura un miglioramento dei conti quest’anno rispetto al 2020. L’incidenza sul PIL dell’indebitamento netto e quella del debito continuerebbero a ridursi gradualmente nei prossimi anni, ma in misura inferiore a quanto atteso nelle stime tendenziali per effetto delle misure espansive annunciate per la prossima manovra di bilancio.

Allegati

Sole 24 Ore – Assiv: la sfida della Vigilanza Privata nell’Italia post pandemia

Speciale Sole 24 ore Scenari Nazionale “Sicurezza”

Assiv: la sfida della Vigilanza Privata nell’Italia post pandemia

Obiettivo: ottenere nuove riforme che prevedano una partnership tra pubblico e privato, senza gravare sulle finanze pubbliche

In Italia la sicurezza privata è un’istituzione antica, ben antecedente l’avvento della Repubblica: a fine ‘800, infatti, vi è traccia di una prima regolamentazione nella vigilanza campestre, a tutela dei latifondi e delle attività agricole, divenuta poi vigilanza urbana, ma sempre e solo limitatamente, allora come oggi, a tutela dei beni, mobili ed immobili.

Una classe imprenditoriale in espansione, quindi il crescente bisogno di sicurezza, si è scontrato nel tempo con la impossibilità per lo Stato di fornire adeguata protezione ai mezzi ed alle attività che quella classe esprimeva, utilizzava e produceva, dovendo concentrare le risorse (umane e strumentali) per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica. Ecco, allora, comparire la necessità di autorizzare gli istituti di vigilanza privata, organizzati quali aziende di natura commerciale, a fornire servizi di sicurezza armata in favore di terzi e la corrispondente esigenza di controllare e disciplinare una forza sentita come “concorrente” dallo Stato stesso.

La vigilanza privata oggi è questo: aziende che contribuiscono al sistema della sicurezza del Paese, in forma sussidiaria e sotto il controllo delle Forze dell’Ordine.

ASSIV conta circa 80 aziende, tra le più importanti del comparto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari, che rappresentano un fatturato aggregato di 2.5 miliardi di euro, ovvero intorno al 60% di quanto fatturato dal comparto della sicurezza privata. In generale, in Italia sono attive circa 50.000 Guardie Particolari Giurate e oltre il doppio di personale fiduciario, per l’80% dipendenti da Istituti di Vigilanza Privata, che ASSIV stima essere circa 600 realmente attivi e presenti sul territorio nazionale.

Le GPG sono comandate in compiti di vigilanza armata presso siti sensibili; coprono in pattuglia, per scopi di tutela del patrimonio degli abbonati, aree vastissime del Paese, svolgendo un insostituibile servizio di controllo del territorio, soprattutto nelle ore notturne quando diversa è la presenza delle Forze dell’Ordine; sono le uniche autorizzate ad effettuare il trasporto valori; le GPG, che dipendono da istituti di vigilanza, sono formate professionalmente secondo quanto prescrive la norma; sono armate, sempre in contatto con centrali operative di ultima generazione, a loro volta collegate con le centrali di polizia e carabinieri. Contribuiscono fattivamente, insomma, alla sicurezza del Paese e sono, grazie alla riforme del settore, incaricate di pubblico servizio.

La comparsa e diffusione del virus Covid-19 ha sconvolto anche il mondo della vigilanza privata, il quale tuttavia non è ancora in grado di quantificare le effettive ricadute negative sul comparto a seguito della conseguente crisi sanitaria ed economica: crollo nei consumi, conseguente flessione della produzione, chiusura prolungata delle attività commerciali, tutto ciò ha imposto un dazio pesante all’economia del Paese. Nonostante la sensibile ripresa degli ultimi mesi, sarà soltanto con ampio ritardo che riusciremo a capire il reale impatto che ha avuto la crisi nel nostro settore. L’auspicio è che gli importanti investimenti compiuti in mezzi e formazione del personale possano garantire al comparto elevata resilienza rispetto un quadro complessivo di lungo termine ancora difficilmente delineabile.

Il ruolo delle Guardie Particolari Giurate, nel corso dell’attuale pandemia, è stato peraltro espressamente riconosciuto dal Presidente della Repubblica con l’attribuzione ad una Guardia Giurata, addetta ad un servizio di vigilanza presso un presidio ospedaliero, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI). Motivo di orgoglio per l’intero comparto e per le decine di migliaia di lavoratori che compiono il proprio dovere con abnegazione. Gli operatori di sicurezza che lavorano in contesti “a rischio”, infatti, quali presidi ospedalieri ed RSA o presso committenti che erogano servizi pubblici essenziali a garantire l’ordinato svolgersi della nostra vita, come gli istituti di credito, i supermercati, gli impianti di produzione di energia sono da lodare per la loro professionalità ed efficienza, ed è grazie al loro impegno che non sono stati interrotti i servizi essenziali neanche durante il lockdown duro di marzo-maggio 2020.

Sono queste le motivazioni per le quali l’ASSIV si è battuta sin dall’inizio dell’emergenza per inserire questa categoria professionale tra quelle identificate dal piano strategico – Vaccinazione anti-SARS-CoV-2. Un’emergenza ancora in atto, ma alla quale tutto il comparto ha saputo reagire.

Quando nel 2006 decidemmo di dar vita a questa associazione datoriale, aspirando a rappresentare con efficacia il comparto nei confronti di tutti gli interlocutori istituzionali, i nuovi organi rappresentativi dell’associazione erano  consapevoli che la strada da percorrere sarebbe stata molta e spesso in salita. A distanza di 15 anni possiamo affermare con soddisfazione di essere divenuti il principale riferimento del settore della vigilanza privata in Italia grazie al continuo e coerente lavoro della Presidenza, della Giunta e del Consiglio direttivo.

Con l’arrivo dei primi riconoscimenti esterni abbiamo aderito a Confindustria e poi, durante la fase di riforma e di semplificazione della realtà confindustriale, abbiamo deciso  di associarci ad ANIE, prima federazione per importanza nella galassia confindustriale, all’interno della quale, con ANIE-Sicurezza, è stato possibile ricomporre l’intera filiera, riconoscendo nel binomio uomo-tecnologia il vero fattore moltiplicatore per concorrere alla sicurezza del Paese.

La nostra assemblea pubblica del 2017 ha rappresentato l’inizio di una nuova fase. In quell’occasione l’ex ministro della Difesa Mario Mauro e l’ex Sottosegretario Angelo Tofalo si confrontarono su “Le nuove frontiere della sicurezza partecipata”. La politica, che già in alcune occasioni si era interessata alla vigilanza privata, da allora ha avviato con noi un confronto costante e costruttivo. Nelle ultime due legislature sono state presentate molteplici proposte di legge che si pongono l’obiettivo di fornire risposte alle istanze del comparto e prima del lockdown la proposta di legge per consentire lo svolgimento della vigilanza privata all’estero è stata incardinata nei lavori della I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati e nel novembre 2019 siamo stati auditi in Parlamento.

Il percorso avviato in modo tanto proficuo si pone ora l’obiettivo di indicare al legislatore quelle riforme di sistema che consentirebbero allo Stato di innalzare i livelli di sicurezza, come devono essere intesi in un Paese moderno, liberi da gravami ideologico-culturali propri del secolo passato e fondati su una virtuosa partnership tra pubblico e privato, senza peraltro gravare sulle finanze pubbliche:

·       Close protection. Possibilità per le GPG di svolgere attività a protezione delle persone fisiche, non solo dei beni, come peraltro alcune leggi speciali hanno già previsto, in deroga a quanto stabilito in linea generale dal TULPS.

·       Utilizzo delle GPG per compiti di sicurezza e protezione degli asset italiani all’estero. Si tratta di un mercato che l’ONU valuta in 250 miliardi di dollari l’anno a livello mondiale, e che finalmente si aprirebbe anche alle imprese italiane; oggi aziende come, ad esempio, ENI devono rivolgersi a contractor stranieri.

·       Difesa del contratto nazionale collettivo di lavoro maggiormente rappresentativo nei confronti del dumping contrattuale, i cui effetti si riverberano automaticamente su una politica di prezzi al ribasso a discapito delle qualità e delle professionalità degli operatori.

·       Implementazione delle competenze delle stazioni appaltanti della Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di predisporre bandi di gara che tengano conto dell’effettiva analisi del rischio e sappiano valutare correttamente le offerte del mercato, sottraendosi all’abbraccio fatale del meccanismo del massimo ribasso, antitesi di ogni servizio di qualità, a danno della stessa PA e dei cittadini tutti.

Speciale Sole 24 ore Scenari Nazionale “Sicurezza”

Comunicato Stampa: Cosmopol spa riceve il premio Industria Felix

Cosmopol spa riceve il premio Industria Felix

Il 19 ottobre si è tenuta a Napoli la XXXVI edizione del Premio alla presenza di imprenditori, manager e istituzioni.

Industria Felix celebra le 62 imprese top della Campania

4a edizione La Campania che compete

Sono 62 le aziende premiate da Industria Felix per performance gestionale, affidabilità finanziaria e per sostenibilità dopo un’inchiesta realizzata su 70mila bilanci di società di capitali con sede legale in Campania: 34 sono della provincia di Napoli, 11 di Salerno, 9 di Caserta, 4 di Avellino e 4 di Benevento.

Tra queste, la Cosmopol si è aggiudicata il prestigioso premio come miglior impresa per crescita addetti, per crescita del patrimonio netto con ottima performance gestionale e affidabilità finanziaria Cerved con sede legale nella regione Campania e migliore grande impresa con sede legale nella provincia di Avellino.

A fare da cornice all’evento, la Città della Scienza di Napoli dove il CEO dott. Carlo Lettieri ha rappresentato l’azienda, ritirando il graditissimo riconoscimento.

Avellino, 22 ottobre 2021  

Il Presidente del Cda

   Dott. Francesco Perrotti

Inps: Verifica della Certificazione Verde. Procedura “Greenpass50+”, il nuovo servizio di verifica per le aziende

Inps: Verifica della Certificazione Verde. Procedura “Greenpass50+”, il nuovo servizio di verifica per le aziende con più di 50 dipendenti

Messaggio INPS 3589 del 21 ottobre 2021: Servizio verifica Certificazione verde Covid-19 (greenpass) ai sensi del Decreto Presidente Consiglio dei ministri 12 ottobre 2021 – Modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 giugno 2021, recante: «Disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 10, del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, recante “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19”. Procedura “Greenpass50+

L’INL al centro della vigilanza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Primo commento al decreto fiscale

L’INL al centro della vigilanza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Primo commento al decreto fiscale

Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre (cd. decreto fiscale) contiene (all’art. 15 nella bozza dell’articolato diffuso prima della decisione finale, art. 13 del testo approvato e bollinato) un rilevante intervento riformatore sui profili istituzionali della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, modificando significativamente gli artt. 7, 8, 13, 14, 51 e 99 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. (cd. Testo Unico Sicurezza sul Lavoro).

Proponiamo un approfondimento di Pierluigi Rausei e Andrea Rotella pubblicato sul bollettino ADAPT del 18 ottobre 2021.

 



Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2022: on line il testo approvato e bollinato

Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2022: on line il testo approvato e bollinato

Pubblichiamo il testo bollinato del DL Fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 ottobre us.

Qui la nota stampa del Consiglio dei Ministri del 15 ottobre 2021 dove veniva comunicata l’approvazione del decreto

Confindustria: Quale economia italiana all’uscita della crisi?

Centro studi Confindustria: Quale economia italiana all’uscita della crisi?

La risalita del PIL italiano è più forte delle attese: il Centro Studi Confindustria prevede un +6,1% nel 2021, 2 punti in più rispetto alle stime di aprile, seguito da un ulteriore +4,1% nel 2022 (Tabella A).

L’ampia revisione al rialzo è spiegata dall’impatto più contenuto della variante Delta del Covid, anche grazie a efficacia e capillarità delle vaccinazioni in Italia, che hanno reso possibile l’allentamento delle misure di contenimento; e inoltre dalle revisioni ISTAT riguardo al primo trimestre. Questa robusta ripartenza del PIL, pari a oltre +10% nel biennio, dopo il quasi -9% del 2020, riporterebbe la nostra economia sopra i livelli pre-crisi nella prima metà del 2022, in anticipo rispetto alle attese iniziali.

Tabella Le previsioni per l'Italia, variazioni % - Rapporto di previsione CSC autunno 2021

Sebbene il recupero stia procedendo più spedito che altrove, il gap rispetto al pre-pandemia è, al momento, ancora più ampio di quello degli altri principali partner perché la caduta del 2020 in Italia è stata maggiore: nel secondo trimestre 2021 era del -3,8% sul quarto 2019, in Germania del -3,3%, in Francia del -3,2% mentre gli Stati Uniti hanno raggiunto già il livello pre-crisi proprio nel secondo trimestre 2021.

Ma quale economia italiana avremo all’uscita dalla crisi provocata dal Covid? A partire dal quarto trimestre del 2021 l’espansione del PIL si attesterà su un profilo più moderato. Si va infatti esaurendo la spinta legata al gap da colmare, dopo la caduta. Secondo lo scenario CSC, l’Italia crescerebbe nel corso del 2022 a un ritmo intorno al +0,7% in media a trimestre, comunque molto più del +0,3% a trimestre registrato nel periodo 2015-2018.

I motivi principali della maggior crescita attesa nel 2022 rispetto al passato pre-crisi sono: da un lato l’ancora incompleto recupero dei volumi di consumi privati e di scambi con l’estero (di servizi), che quindi dovrebbe proseguire l’anno prossimo; dall’altro, gli effetti benefici del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e della politica di bilancio espansiva (di cui comunque non si tiene conto nella previsione visto che il DDL Bilancio non è ancora stato presentato), che alimenteranno ulteriormente gli investimenti.

Lo scenario CSC include, per il 2021 e per il 2022, le risorse europee che saranno utilizzate nell’ambito del PNRR per finanziare riforme strutturali e investimenti aggiuntivi. Per i primi anni, conta soprattutto l’aumento di spesa e investimenti pubblici. Col tempo, l’attuazione del Piano dovrebbe portare anche a un innalzamento del potenziale di crescita. Il PNRR vale 235,1 miliardi di euro tra 2021 e 2026: gran parte sono risorse europee, 204,5 miliardi, cui si aggiungono 30,6 miliardi di risorse nazionali. Secondo stime governative del suo impatto macroeconomico, il PIL italiano potrebbe risultare più alto, rispetto allo scenario base, di +0,5 punti percentuali già nel 2021 e di altri +0,7 il prossimo anno. Cruciale sarà l’efficienza nella sua implementazione.

Non solo investimenti e industria: ripartono consumi e servizi…

La ripartenza italiana è caratterizzata nel 2021, e lo sarà anche nel 2022, da due importanti passaggi di testimone. Primo, i consumi stanno progressivamente subentrando all’export come traino della risalita, ponendosi al fianco degli investimenti. Secondo, i servizi stanno diventando più dinamici rispetto all’industria, che era già ripartita tra la seconda metà del 2020 e inizio 2021.

Questi due sviluppi sono strettamente connessi: nella seconda metà del 2021 e poi nel 2022, come già in primavera, si prevede un recupero della spesa delle famiglie soprattutto in servizi. In particolare per le spese fuori casa e per i viaggi, penalizzati fino ad aprile dalle limitazioni per la pandemia. I consumi privati, in parte bloccati e dirottati sui beni durevoli durante il lockdown, da maggio-giugno 2021 sono potuti ripartire anche in servizi quali ristoranti, alloggi, intrattenimento, oltre che nei beni non durevoli. Il parziale recupero finora dei flussi turistici, di stranieri verso l’Italia e anche di italiani verso l’estero, fornisce margini di crescita da sfruttare per i servizi nel secondo semestre del 2021 e poi nel 2022.

La maggiore propensione al risparmio, in larga misura “forzata” fino al primo trimestre 2021, a causa delle restrizioni anti-Covid, dovrebbe continuare ad attenuarsi nei prossimi trimestri, liberando risorse per la spesa. D’altra parte, è immaginabile che rimanga più elevata che in passato, oltre l’orizzonte di previsione. Inoltre, è improbabile che tutto l’extra risparmio del 2020 possa riaffluire al consumo nel 2021 e nel 2022. Perciò, lo scenario CSC prevede consumi privati ancora molto sotto i livelli pre-crisi anche nel 2022 (-3,7% rispetto al 2019).

Viceversa, gli investimenti, che restano il motore principale della ripresa italiana, nel 2022 saliranno su un livello molto superiore al pre-crisi (+17,7% rispetto al 2019; Grafico A). Finora il contributo prevalente è venuto dagli investimenti in costruzioni, sia fabbricati non residenziali che abitazioni, già oltre i valori pre-crisi, spinti dagli incentivi sulle ristrutturazioni e dagli investimenti pubblici. Gli investimenti in impianti, macchinari e mezzi di trasporto, invece, sono ancora inferiori ai livelli pre-pandemia. Nei prossimi trimestri continueranno la loro ripresa, grazie alla fiducia ancora alta degli imprenditori e al traino determinato dai nuovi investimenti pubblici. Tale traino è in parte frenato da fattori negativi di offerta, quali l’aumento dei prezzi delle materie prime e la difficoltà a reperire alcuni materiali.

Grafico I consumi ripartono, investimenti oltre i valori pre-crisi - Rapporto di previsione CSC autunno 2021

Nell’industrianella prima metà del 2021 la produzione è salita gradualmente, a un ritmo via via decrescente, riportandosi a giugno sopra il livello antecedente la pandemia. Più di recente, la produzione industriale e la fiducia delle imprese manifatturiere hanno segnalato una dinamica dell’attività in leggera attenuazione. Negli ultimi mesi, infatti, l’insufficienza di materiali è diventata un fattore di crescente ostacolo alla produzione. Secondo l’indicatore PMI, hanno pesato nel recente rallentamento le interruzioni sulla catena di distribuzione, che hanno indotto un ulteriore allungamento dei tempi medi di consegna e un incremento delle consegne inevase. Inoltre, ha effetti sfavorevoli, anche nei prossimi mesi, la dinamica negativa dell’attività industriale nei nostri principali partner commerciali (Germania e Francia).

Le esportazioni italiane di beni e servizi, dopo una caduta del 14,0% nel 2020, nello scenario CSC risaliranno del 12,4% nel 2021 e di un ulteriore 7,7% nel 2022. Si tratta di una dinamica rivista al rialzo per quest’anno, di un punto. Da un lato l’export di beni si conferma tornare già nel 2021 sul sentiero di espansione pre-crisi, anche grazie a un commercio mondiale che registrerà una crescita del 10,5% nel 2021 (nonostante la frenata a metà anno) e del 4,5% il prossimo. Dall’altro, invece, l’export di servizi non è più atteso ripartire quest’anno, ma solo nel 2022, rimanendo molto sotto i livelli pre-crisi: pesa la debolezza persistente di alcune tipologie di viaggio, come il turismo a lunga distanza e gli spostamenti per lavoro. Inoltre, a riflesso della crescita elevata degli investimenti, forti attivatori di acquisti dall’estero, l’import riparte anche più forte delle vendite, per cui le esportazioni nette non forniscono un contributo significativo alla risalita del PIL nel biennio.

… e anche il lavoro

L’andamento dell’attività economica durante la crisi si è riflesso sull’input di lavoro impiegato con sostanziale immediatezza, quasi uno a uno in termini di ampiezza, sia nelle fasi di contrazione che nella ripresa. Così il numero di persone occupate, dopo aver toccato il minimo nel 1° trimestre 2021 (-811mila unità rispetto al 4° 2019), ha recuperato quasi la metà della caduta (+398mila unità nel bimestre luglio-agosto su inizio 2021, ma ancora -413mila rispetto a fine 2019). Come in passato, la reattività al ciclo economico è stata più marcata per la componente dipendente temporanea, ma in questa crisi è stata ampia anche per quella a tempo indeterminato (Grafico B).

Grafico Risalita dell’occupazione trainata dalla componente dipendente - Rapporto di previsione CSC autunno 2021

Con la rimozione, da luglio scorso, della sospensione delle procedure di licenziamento nei comparti edile e industriale (ad eccezione del tessile, abbigliamento e pelletteria) non si è registrata la temuta emorragia di lavoratori. Secondo l’analisi di Banca d’Italia e Ministero del lavoro sulle Comunicazioni Obbligatorie, a luglio si sono registrati circa 10mila licenziamenti, un numero in linea con i livelli medi del 2019. Già in agosto i licenziamenti sono tornati su valori estremamente contenuti. In autunno ci sarà probabilmente un più alto turnover, sia in entrata che in uscita, a causa sia di processi di ricomposizione settoriale, storicamente più intensi in uscita dalle crisi, sia di inevitabili ristrutturazioni aziendali, ma il numero totale di persone occupate è previsto crescere dello 0,3%, in media d’anno.

Nel corso del 2022 è atteso il recupero sia del numero di persone occupate sia delle ore lavorate pro-capite ai livelli pre-pandemia. Ma se gli orari pro-capite dovessero diminuire in maniera strutturale, come è successo con la doppia recessione del 2008-2009 e 2012-2013, la crescita del numero di persone occupate sarebbe più sostenuta di quanto si prevede.

Inflazione bassa in Italia, nonostante il rincaro delle commodity

Lo scenario internazionale, caratterizzato fin dagli ultimi mesi del 2020 da forti aspettative sulla ripresa, ha indotto enormi aumenti nei prezzi delle commodity.

I rincari riguardano tutte le principali economie occidentali, che sono importatrici di materie prime e a vocazione manifatturiera. Ma nel 2021 sono emersi profondi divari nella dinamica dei prezzi al consumo. L’inflazione è più elevata in vari paesi dell’Eurozona e soprattutto negli USA, rispetto all’Italia, dove è salita solo negli ultimi mesi, per il rialzo del petrolio: se calcolata al netto di energia e alimentari resta molto bassa. La differenza è proprio che in America è cresciuta anche l’inflazione di fondo, che ha superato ampiamente il +2%, con un’impennata dei prezzi dei beni di consumo durevoli.

Molteplici sono i motivi di questi ampi divari nelle traiettorie dei prezzi al consumo. Il principale è la diversa forza della domanda negli USA, rispetto all’Europa e all’Italia, dove in particolare i consumi sono appena ripartiti. In Italia i rincari delle commodity sono stati assorbiti dalle filiere (Grafico C): i settori più a monte, produttori di beni intermedi, sono riusciti a rialzare i loro listini in misura marcata (sebbene non sufficiente a salvaguardare i margini), mentre quelli più a valle, che producono beni di consumo e sono più vicini alla domanda finale domestica, non sono riusciti ad andare oltre un modesto rincaro. Questo spiega la dinamica moderata dell’inflazione. Ma i divari nei prezzi nelle varie fasi della filiera indicano anche condizioni molto differenti dei margini nei vari settori industriali italiani, alcuni dei quali soffrono di più e necessitano di interventi urgenti. Insieme alla scarsità di alcune commodity, lamentata sempre più spesso dalle imprese, ciò costituisce un indubbio freno alla ripresa in corso della nostra economia.

Grafico Rincari delle commodity assorbiti dalla filiera produttiva - Rapporto di previsione CSC autunno 2021

Rincari temporanei o permanenti? Non si può generalizzare, perché le condizioni di mercato fisico mondiale sono molto diverse per le varie commodity: per alcune c’è scarsità di offerta, come per i metalli, per altre no, ed è il caso degli alimentari. Per questi ultimi, i rincari potrebbero essere temporanei. Così come è giudicato temporaneo il rincaro del petrolio, vista la normalizzazione già avanzata del mercato fisico e delle scorte: il Brent è atteso in leggera flessione nel corso del 2022. Nei mercati dei metalli, invece, i prezzi potrebbero restare molto alti, anche nel 2022, perché occorre tempo per gli investimenti e per riorganizzare le filiere produttive.

Dunque, nel 2022 potrebbe attenuarsi la spinta all’inflazione in modo differenziato: solo parzialmente negli USA, in misura più marcata in Europa e, soprattutto, in Italia, dove ha pesato di più l’energia. I riflessi sulle politiche monetarie potrebbero risultare molto diversi. Negli USA sono cresciute le attese di una prossima frenata negli acquisti di titoli e la FED ha poi confermato che ciò potrebbe avvenire presto, entro il 2021. Inoltre, sta maturando un consenso per uno/due rialzi dei tassi USA a fine 2022. Viceversa, il tipo di aumento dell’inflazione che si registra nell’Eurozona non dovrebbe richiedere a breve mosse della BCE, che sta tenendo in campo le misure iper-espansive, compresi gli acquisti di titoli. Un rialzo dei tassi di interesse nell’Eurozona appare ancora lontano.

I rischi dello scenario

Nonostante le prospettive positive, lo scenario presenta alcuni rischi che sono principalmente al ribasso e riguardano diversi elementi di incertezza:

  • l’adozione di nuove restrizioni agli spostamenti è il rischio principale poiché influirebbe negativamente e in tempi molto rapidi sulla fiducia degli operatori, sui consumi e quindi anche sugli investimenti e l’occupazione. La possibilità che insorgano nuove varianti potenzialmente più contagiose o per le quali i vaccini attualmente disponibili non siano pienamente efficaci è esclusa dallo scenario, ma al riguardo rimane un livello di incertezza difficilmente quantificabile.
  • Nel secondo trimestre del 2021 sono emerse con una notevole eterogeneità, geografica e settoriale, carenze importanti di materie prime e semilavorati. Tali fenomeni sono ipotizzati di natura temporanea, ma vi è il rischio che lo siano solo in parte e che quindi diventino più strutturali, rallentando in modo più significativo e prolungato l’attività economica.
  • La dinamica dei prezzi è prevista su livelli contenuti in Italia, dato che le pressioni recenti sono state alimentate quasi esclusivamente dal rincaro delle commodity, specie energetiche, che si ipotizza attenuarsi nel corso del 2022. Se così non fosse e si manifestassero persistenti carenze di offerta, la spinta inflazionistica potrebbe assumere un carattere più strutturale in Europa e in Italia, inducendo la BCE ad anticipare la restrizione monetaria, che al momento non è stata ancora delineata. Un prematuro rialzo dei tassi nell’Eurozona avrebbe effetti indesiderati sul costo del debito pubblico, e quindi impatti molto negativi soprattutto per un paese come l’Italia con un elevato debito.
  • La piena efficacia del PNRR è subordinata all’individuazione di una efficiente allocazione delle risorse, al rispetto dei tempi previsti e alle modalità di attuazione degli investimenti e delle numerose riforme in programma. Il venir meno, anche solo parziale, di uno di questi elementi implicherebbe una minore attribuzione di risorse a monte o una loro dispersione a valle.
  • La profonda difficoltà di varie imprese operanti nel mercato immobiliare cinese, in particolare di Evergrande, sta accrescendo i timori che il settore, che pesa per il 14% del PIL, subisca dei seri contraccolpi, con il rischio di una crisi a livello nazionale, che potrebbe avere effetti indiretti molto negativi anche sui partner commerciali della Cina e, più in generale, sull’economia mondiale.

Allegati

Rapporto di previsione CSC _161021_Confindustria.pdf 

Slide_Fontana_Rapporto di previsione CSC_161021_Confindustria.pdf 

Italian economic outlook 2021_2022_Summary and main conclusions_161021_Confindustria.pdf

Fonte: Confindustria

Nuova Sabatini: 300 milioni di rifinanziamento

Nuova Sabatini: 300 milioni di rifinanziamento

Garantita continuità operativa della misura agevolativa per PMI

E’ stata rifinanziata con ulteriori 300 milioni di euro la “Nuova Sabatini”, la misura del Ministero dello sviluppo economico che ha l’obiettivo di sostenere gli investimenti produttivi delle piccole e medie imprese per l’acquisto di beni strumentali.

Si tratta di risorse stanziate con la legge di assestamento di bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2021, approvata e pubblicata in Gazzetta ufficiale.

La continuità operativa della misura era stata già assicurata dal Ministro Giorgetti con il decreto Sostegni bis attraverso lo stanziamento di 425 milioni di euro, che ha permesso lo scorso mese di luglio di riaprire lo sportello per la presentazione delle domande delle imprese.

Questo duplice intervento di Giorgetti ha quindi consentito di rifinanziare la “Nuova Sabatini” con un ammontare complessivo di risorse pari a 725 milioni di euro.

Le PMI potranno continuare a beneficiare delle agevolazioni per l’acquisto di beni materiali (macchinari, impianti, beni strumentali d’impresa, attrezzature nuove di fabbrica e hardware) o immateriali (software e tecnologie digitali).

Fonte: Ministero dello Sviluppo economico