Istat: il mercato del lavoro in Italia (maggio 2021)
Rispetto ad aprile, nel mese di maggio 2021 si registra un aumento degli occupati e una diminuzione sia dei disoccupati sia degli inattivi.
La crescita dell’occupazione (+0,2%, pari a +36mila unità) coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine e i minori di 35 anni; diminuiscono, invece, le donne, gli autonomi e gli ultra 35enni. Il tasso di occupazione sale al 57,2% (+0,1 punti).
La diminuzione del numero di persone in cerca di lavoro (-1,4% rispetto ad aprile, pari a -36mila unità) riguarda le donne e tutte le classi d’età ad eccezione dei 25-34enni. Il tasso di disoccupazione scende al 10,5% (-0,1 punti) , tra i giovani al 31,7% (-1,1 punti).
A maggio, rispetto ad aprile, diminuisce anche il numero di inattivi di 15-64 anni (-0,2%, pari a -30mila unità) a seguito del calo tra i maschi e i minori di 35 anni. Il tasso di inattività scende al 36,0% (-0,1 punti).
Confrontando il trimestre marzo-maggio 2021 con quello precedente (dicembre 2020-febbraio 2021), il livello dell’occupazione è più elevato dello 0,3%, corrispondente a un aumento di 74mila unità.
Nel confronto trimestrale aumentano anche le persone in cerca di occupazione (+2,8%, pari a +72mila), a fronte di un calo consistente degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,5%, pari a -209mila unità).
A seguito delle ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione, registrate fino a gennaio 2021, il numero di occupati è ancora inferiore a quello di maggio 2020 (-0,3% pari a -57mila unità). La diminuzione coinvolge le donne, i dipendenti permanenti, gli autonomi e gli occupati 35-49enni. Tuttavia, per effetto della diminuzione della popolazione in età attiva, il tasso di occupazione è più elevato di 0,2 punti percentuali.
Rispetto a maggio 2020, le persone in cerca di lavoro risultano in forte crescita (+25,1%, pari a +525mila unità), a causa dell’eccezionale crollo della disoccupazione che aveva caratterizzato l’inizio dell’emergenza sanitaria; d’altra parte, diminuiscono gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-5,1%, pari a -730mila).
Circolare Ministero della Salute sulla variante Delta
Aggiornamento della classificazione delle nuove varianti SARS-CoV-2, loro diffusione in Italia e rafforzamento del tracciamento, con particolare riferimento alla variante Delta
“Si raccomanda di continuare a monitorare con grande attenzione la circolazione delle varianti del virus Sars-CoV-2, di rafforzare le attività di tracciamento dei casi e dei contatti di caso e di applicare le misure di contenimento della trasmissione previste, e le misure di isolamento e quarantena in caso di variante Delta sospetta o confermata”, così il ministero della Salute nella circolare in cui aggiorna la classificazione delle nuove varianti
Un focus particolare e’ sulla variante delta: comporta un rischio “da alto a molto alto” per la popolazione generale non vaccinata o vaccinata solo a metà; il rischio diventa “molto alto” nelle persone fragili non protette o protette solo parzialmente dai sieri.
Il 2020 è stato l’anno della pandemia da Covid-19 che ha sconvolto le vite, le dinamiche sociali, le economie.
In un contesto in cui tutto mutava velocemente creando nuovi spazi per comportamenti illeciti favoriti dal distanziamento sociale e dall’emergenza, il sistema di prevenzione del riciclaggio ha dato prova di capacità di reazione e di flessibilità organizzativa e operativa. Sono cambiate, di necessità, le modalità di lavoro e di interazione fra componente privata e pubblica del sistema, fra la UIF e le altre autorità competenti, ma è rimasta inalterata, anzi si è accresciuta, l’efficacia dell’azione.
Soprattutto nei primi mesi della pandemia, l’impegno dei soggetti obbligati all’invio delle segnalazioni di operazioni sospette, dei dati SARA e delle comunicazioni oggettive è stato sostenuto dalla UIF con una crescente offerta di supporto tecnico e metodologico.
La risposta del sistema non è mancata: nel 2020, le segnalazioni di operazioni sospette ricevute sono ancora significativamente aumentate attestandosi a oltre 113.000 unità, di cui quasi 2.300 relative a contesti di rischio legati all’emergenza sanitaria.
Per favorire un’efficace e tempestiva rilevazione di fenomeni di criminalità connessi con l’emergenza sanitaria la UIF ha diffuso due Comunicazioni che richiamano l’attenzione dei segnalanti sulle principali aree di rischio e su specifiche anomalie.
Si sono rafforzati i contatti con le Pubbliche amministrazioni alla ricerca di sinergie che consentano all’attività di analisi di beneficiare dall’apporto informativo di questo settore, particolarmente importante nell’attuale periodo emergenziale a fronte dei rischi correlati alle misure a sostegno dell’economia.
È stata potenziata la collaborazione con la DNA, la Guardia di Finanza e la DIA anche con l’avvio di scambi settimanali riguardanti l’operatività finanziaria riferita all’emergenza da Covid-19 riportata nelle segnalazioni e nelle informative di FIU estere. È fortemente aumentata la collaborazione con l’Autorità giudiziaria, le cui richieste si sono incrementate di oltre il 40% rispetto al 2019.
L’analisi strategica, già indirizzata allo sviluppo di indicatori del rischio di infiltrazione delle imprese da parte della criminalità organizzata, è stata volta anche a cogliere i sintomi dell’evoluzione del fenomeno favorita dalla pandemia.
La collaborazione con le altre FIU ha consentito di individuare anche operazioni sospette cross-border realizzate per trarre vantaggio dall’emergenza sanitaria e dalle misure di sostegno all’economia. Si sono accresciuti gli scambi informativi su truffe telematiche, favorite dal maggior utilizzo della rete internet che caratterizza questo periodo. La collaborazione ha consentito di ricostruire la traccia dei trasferimenti fraudolenti e, in alcuni casi, di bloccare rapidamente le disponibilità individuate per renderne possibile il recupero.
L’emergenza ha impresso una forte accelerazione al programma di riforme per la revisione del sistema antiriciclaggio europeo. Il Piano d’Azione della Commissione europea per una politica integrata di prevenzione del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo ha confermato la necessità di un Meccanismo sovranazionale di supporto e coordinamento delle FIU. Sulla base dei lavori sviluppati dalla UIF in accordo con il Ministero dell’Economia e delle finanze, l’Italia ha promosso una Posizione Comune tra Stati Membri su compiti e caratteristiche del futuro Meccanismo.
Covid-19, dall’inizio della pandemia denunciati all’Inail 175mila contagi sul lavoro
Alla data dello scorso 31 maggio segnalate all’Istituto 3.519 infezioni di origine professionale in più rispetto al 30 aprile (+2,0%). I decessi sono 639. Come emerge dal 17esimo report curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, pubblicato oggi insieme alle schede regionali aggiornate, dopo il picco registrato nel periodo ottobre 2020-gennaio 2021, nell’ultimo quadrimestre analizzato l’incidenza sul totale dei casi è scesa all’8,4%
Dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 31 maggio, i contagi sul lavoro da Covid-19 segnalati all’Inail sono 175.323, pari a quasi un quarto del totale delle denunce di infortunio pervenute da gennaio 2020 e al 4,2% del totale dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. Come emerge dal 17esimo report nazionale sulle infezioni da nuovo Coronavirus di origine professionale, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, rispetto alle 171.804 denunce rilevate dal monitoraggio precedente del 30 aprile 2021, i casi in più sono 3.519 (+2,0%), di cui 757 riferiti a maggio, 960 ad aprile, 541 a marzo, 249 a febbraio e 273 a gennaio di quest’anno, 201 a dicembre, 297 a novembre e 183 a ottobre 2020, mentre i restanti 58 casi sono riconducibili agli altri mesi dell’anno scorso. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni non disponibili nelle rilevazioni precedenti.
Confermato il maggiore impatto della “seconda ondata”. Il nuovo report elaborato dalla Consulenza statistico attuariale Inail conferma che la “seconda ondata” di contagi, che in ambito lavorativo può essere circoscritta al periodo ottobre 2020-gennaio 2021, con il 59,6% dei casi ha avuto un impatto più intenso rispetto alla “prima ondata” del periodo marzo-maggio 2020 (29,0%). Lo scorso novembre, in particolare, con 40.029 denunce è il mese col maggior numero di infezioni di origine professionale, e precede marzo 2020, che con 28.600 casi è al secondo posto per numero di contagi denunciati. Nell’ultimo quadrimestre febbraio-maggio 2021, invece, l’incidenza sul totale dei casi registrati da inizio pandemia è scesa all’8,4%.
Il 55% dei casi mortali nel trimestre marzo-maggio 2020. La “prima ondata” della pandemia ha avuto un impatto maggiore della seconda per i decessi: il 55,0% dei casi mortali, infatti, è stato denunciato all’Inail nel trimestre marzo-maggio 2020 (il 30,2% nel solo mese di aprile) contro il 29,6% del trimestre novembre 2020-gennaio 2021, percentuale che sale al 41,5% se si considera il periodo novembre 2020-maggio 2021. Le morti da Covid-19 segnalate all’Istituto alla fine dello scorso mese sono 639, circa un terzo del totale dei decessi sul lavoro segnalati all’Istituto dal gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,5% rispetto al totale dei deceduti nazionali da nuovo Coronavirus registrati dall’Iss alla stessa data. Rispetto ai 600 casi rilevati dal monitoraggio del mese precedente, i casi mortali sono 39 in più, di cui otto a maggio, 11 ad aprile, cinque a marzo, due a febbraio e due a gennaio 2021, quattro a dicembre e tre a novembre dello scorso anno, mentre i restanti quattro decessi sono riconducibili ai mesi precedenti.
La distribuzione territoriale. L’analisi territoriale, approfondita anche attraverso le schede regionali, evidenzia una distribuzione delle denunce del 43,2% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 25,6%), del 24,5% nel Nord-Est (Veneto 10,6%), del 15,1% al Centro (Lazio 6,5%), del 12,6% al Sud (Campania 5,7%) e del 4,6% nelle Isole (Sicilia 3,1%). Le province con il maggior numero di contagi da inizio pandemia sono quelle di Milano (9,7%), Torino (7,1%), Roma (5,2%), Napoli (3,8%), Brescia, Verona e Varese (2,5% ciascuna), e Genova (2,4%). Milano è anche la provincia che registra il maggior numero di contagi professionali accaduti nel solo mese di maggio, seguita da Roma, Napoli, Torino, Messina, Venezia e Firenze. Le province che registrano i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di aprile sono però quelle di Vibo Valentia, Reggio Calabria, Salerno, Lecce, Agrigento, Caltanissetta, Sud Sardegna, Messina, Pordenone, Bolzano, Grosseto, Terni, Cosenza, Brindisi e Catanzaro. Prendendo in considerazione solo i decessi, la percentuale del Nord-Ovest scende al 40,2% (prima la Lombardia con il 28,3%), mentre il Sud, con il 24,4% dei casi mortali denunciati (Campania 11,6%), contro il 12,6% riscontrato sul complesso delle denunce, precede Centro (17,1%), Nord-Est (12,7% rispetto al 24,5% delle denunce totali) e Isole (5,6%). Le province che contano più morti dall’inizio della pandemia sono quelle di Bergamo, Milano e Roma (con il 7,5% ciascuna), Napoli (6,9%), Brescia (4,7%), Torino (3,8%), Cremona (3,0%), Genova (2,7%), Caserta e Parma (2,5% ciascuna).
Più contagi tra le lavoratrici, ma a morire sono soprattutto gli uomini. La maggioranza dei decessi riguarda gli uomini (83,6%) e i lavoratori nelle fasce di età 50-64 anni (72,3%), over 64 anni (18,5%) e 35-49 anni (8,4%), mentre tra gli under 35 si registra lo 0,8% dei casi mortali. Allargando l’analisi a tutti i contagi sul lavoro da Covid-19, il rapporto tra i generi si inverte. La quota femminile sul totale delle denunce, infatti, è pari al 68,8%. Il numero delle lavoratrici contagiate supera quello dei lavoratori in tutte le regioni, a eccezione della Calabria, della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle donne sul complesso delle infezioni di origine professionale è, rispettivamente, del 48,5%, del 46,2% e del 44,4%. L’età media dei contagiati dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi (59 per i deceduti). Il 42,5% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (36,7%), under 35 anni (18,9%) e over 64 anni (1,9%). L’86,3% delle denunce riguarda lavoratori italiani. Il restante 13,7% sono stranieri, concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni (pari al 21,0% dei contagiati stranieri), peruviani (12,8%), albanesi (8,1%), moldavi (4,5%) ed ecuadoriani (4,2%). Nove morti su 10 sono italiani (90,3%), mentre la comunità straniera con più decessi denunciati è quella peruviana (con il 14,5% dei casi mortali dei lavoratori stranieri), seguita da quelle albanese (12,9%) e rumena (9,7%).
Circa 2.700 i casi tra insegnanti, professori e ricercatori. La stragrande maggioranza dei contagi e dei decessi (rispettivamente 97,1% e 89,8%) riguarda l’Industria e servizi, con i restanti casi distribuiti nelle gestioni assicurative per Conto dello Stato (amministrazioni centrali dello Stato, scuole e università statali), Agricoltura e Navigazione. Sono circa 2.700, in particolare, le infezioni di origine professionale di insegnanti, professori e ricercatori di scuole di ogni ordine e grado e di università statali e private, riconducibili sia alla gestione dei dipendenti del Conto dello Stato sia al settore Istruzione della gestione Industria e servizi.
I settori più colpiti. Il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – è sempre al primo posto tra le attività produttive con il 65,9% delle denunce e il 25,1% dei casi mortali codificati, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), con il 9,2% dei contagi e il 10,4% dei casi mortali. Gli altri settori più colpiti sono il noleggio e servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il trasporto e magazzinaggio, secondo per numero di decessi con il 12,8% del totale, il manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, le altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…), e le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale).
Nella sanità e assistenza sociale infezioni in calo grazie ai vaccini. Il nuovo report conferma l’inversione di tendenza osservata a partire dallo scorso mese di febbraio rispetto al trend dei mesi precedenti. Se la sanità e assistenza sociale nell’ultimo quadrimestre è scesa sotto la soglia del 45% dei casi codificati, riposizionandosi sugli stessi livelli dell’estate 2020 grazie all’efficacia delle vaccinazioni, che hanno coinvolto prioritariamente il personale sanitario, altri settori produttivi registrano infatti una crescita dell’incidenza di contagi professionali, pur rilevando un calo in valori assoluti rispetto alla “seconda ondata” del periodo ottobre 2020-gennaio 2021. È il caso, in particolare, dei trasporti, del commercio, dei servizi di alloggio e ristorazione, dei servizi di informazione e comunicazione e del manifatturiero, che raccolgono complessivamente il 31,4% dei casi, contro l’8,4% della “prima ondata”, il 29,0% del periodo estivo e il 10,6% della “seconda ondata”.
Oltre un terzo dei contagi riguarda i tecnici della salute. L’analisi per professione dell’infortunato conferma che circa un terzo dei decessi riguarda il personale sanitario e socio-assistenziale. La categoria dei tecnici della salute è quella più coinvolta dai contagi, con il 37,7% delle denunce complessive, l’82,7% delle quali relative a infermieri, e il 10,7% dei casi mortali codificati (il 67,2% infermieri). Seguono gli operatori socio-sanitari con il 18,5% delle denunce (e il 4,5% dei decessi), i medici con l’8,6% (5,9% dei decessi), gli operatori socio-assistenziali con il 7,0% (2,7% dei decessi) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,8% (3,7% dei decessi). Tra le altre professioni spiccano gli impiegati amministrativi, con il 4,5% delle denunce e il 10,6% dei casi mortali, gli addetti ai servizi di pulizia, i conduttori di veicoli con l’1,3% delle denunce e il 7% dei casi mortali, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia e gli impiegati addetti al controllo di documenti e allo smistamento e recapito della posta.
L’andamento per professione e mese di accadimento. L’andamento dei contagi per mese di accadimento mostra per le professioni sanitarie una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi tra la fase di “lockdown” (fino a maggio 2020 compreso) e quella di “post lockdown” (da giugno a settembre 2020), una risalita nella “seconda ondata” di contagi (ottobre 2020-gennaio 2021) e un nuovo calo nell’ultimo quadrimestre analizzato. I tecnici della salute (prevalentemente infermieri), in particolare, sono passati infatti dal 39,1% del primo periodo al 23,2% del secondo, per poi ritornare al 39,3% nella fase di “seconda ondata” e scendere al 25,0% tra febbraio e maggio di quest’anno. Analogo l’andamento dei casi rilevati tra i medici, scesi dal 10,1% della fase di “lockdown” al 5,5% di quella “post lockdown”, per poi registrare l’8,6% nella “seconda ondata” dei contagi e passare al 4,6% negli ultimi quattro mesi. Altre professioni, con la ripresa delle attività, hanno visto invece aumentare l’incidenza delle infezioni tra le prime due fasi della pandemia, registrato una riduzione nella terza e un nuovo incremento nella quarta. È il caso, per esempio, degli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (passati dallo 0,6% del primo periodo al 3,7% di giugno-settembre, allo 0,6% tra ottobre e gennaio fino all’1,3% tra febbraio e maggio 2021), degli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari (dallo 0,2% al 4,3%, allo 0,1% fino allo 0,6%) e degli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (passati dallo 0,6% all’1,6%, poi allo 0,9% fino all’1,8% dell’ultimo quadrimestre).
Nel bilancio dello Stato vi sono 34 missioni, 177 programmi (che costituiscono l’unità di voto parlamentare), 708 azioni e circa 5.400 capitoli.
Il Servizio del bilancio ha redatto una serie di dossier di approfondimento che sintetizzano graficamente, per le principali aree di interesse, l’evoluzione dei programmi all’interno delle missioni nell’arco del quadriennio 2020-2023.
Per ogni programma è visibile anche il dettaglio delle azioni, introdotte dal 2016 e oggetto di sperimentazione, che in futuro potrebbero diventare le unità elementari di bilancio ai fini della gestione e della rendicontazione.
A giugno 2021 si stima un marcato aumento sia dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (da 110,6 a 115,1) sia dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (da 107,3 a 112,8).
Tutte le componenti dell’indice di fiducia dei consumatori sono in crescita seppur con intensità diverse: il clima economico e quello corrente registrano gli incrementi più decisi (rispettivamente da 116,2 a 126,9 e da 102,6 a 108,1); più contenuta la dinamica del clima personale e di quello futuro (il primo passa da 108,7 a 111,1 e il secondo da 122,5 a 125,5).
Per quel che riguarda le imprese, si stima un miglioramento della fiducia nella manifattura e, soprattutto, nei servizi. In particolare, nell’industria manifatturiera l’indice sale da 110,9 a 114,8, nei servizi di mercato aumenta da 99,1 a 106,7 e nel commercio al dettaglio cresce da 99,9 a 106,7. Solo nelle costruzioni l’indice di fiducia diminuisce lievemente, passando da 153,9 a 153,6.
Nell’industria manifatturiera migliorano i giudizi sugli ordini e le aspettative sulla produzione; le scorte sono giudicate in leggero accumulo rispetto al mese scorso. Si segnala una netta crescita della fiducia nel settore dei beni intermedi. Per quanto attiene alle costruzioni, i giudizi sul livello degli ordini sono in miglioramento mentre si registra un calo delle attese sull’occupazione presso l’azienda; tra i settori emerge un calo marcato dell’indice di fiducia nel settore dell’ingegneria civile.
Con riferimento ai servizi di mercato, i saldi di tutte le componenti dell’indice sono in decisa risalita. La fiducia migliora decisamente nel settore del trasporto e magazzinaggio mentre è in lieve calo nel turismo e nei servizi alle imprese. Nel commercio al dettaglio, la risalita dell’indice è trainata dal miglioramento dei giudizi sia sulle vendite sia sulle scorte; le attese sulle vendite diminuiscono. Per quanto riguarda i circuiti distributivi, si evidenzia uno spiccato miglioramento della fiducia nella distribuzione tradizionale (l’indice passa da 92,7 a 101,5); nella grande distribuzione la dinamica, seppur positiva, è più contenuta (l’indice sale da 103,0 a 108,6).
A seguito della conversione in Legge del c.d. Decreto Riaperture (D.L. 22 aprile 2021, n. 52), è abrogato il D.L. 30 aprile 2021, n. 56 intervenuto sulla disciplina dello smartworking nella P.A., con assorbimento delle relative disposizioni nel testo del Decreto Riaperture convertito in Legge.
Nel settore privato, si prevede un’ulteriore proroga al 31 dicembre 2021 del termine per l’utilizzo della procedura semplificata di comunicazione dello smartworking di cui all’art. 90, commi 3 e 4, del D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni in L. 17 luglio 2020, n. 77(art. 11).
Nel pubblico impiego, confermate invece le previsioni che già erano state introdotte dal D.L. 30 aprile 2021, n. 56 in modifica dell’art. 263 del D.L. 19 maggio 2020, n. 34 (convertito con modificazioni in L. 17 luglio 2020, n. 77) e dell’art. 14, comma 1, L. 7 agosto 2015, n. 124 e quindi:
– le Amministrazioni Pubbliche (art. 1, comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165), fino alla definizione della disciplina del lavoro agile da parte dei contratti collettivi (ove previsti), fino al 31 dicembre 2021, organizzano il lavoro dei propri dipendenti e l’erogazione dei servizi attraverso la flessibilità dell’orario di lavoro, rivedendone l’articolazione giornaliera e settimanale, introducendo modalità di interlocuzione programmata con l’utenza, anche attraverso soluzioni digitali e non in presenza, applicando lo smartworking con le misure semplificate di cui al comma 1, lett. b) dell’art. 87, del D.L 17 marzo 2020, n. 18 (convertito con modificazioni in L. 24 aprile 2020, n. 27) – pertanto prescindendo dagli accordi individuali e dagli obblighi informativi previsti dagli articoli da 18 a 23 della L. 22 maggio 2017, n. 81 – e comunque a condizione che l’erogazione dei servizi rivolti ai cittadini e alle imprese avvenga con regolarità, continuità ed efficienza nonché nel rigoroso rispetto dei tempi previsti dalla normativa vigente (art. 11 bis);
– in tema di promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro nelle amministrazioni pubbliche (art. 14, comma 1, L. 7 agosto 2015, n. 124), le Pubbliche Amministrazioni adottano misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e del lavoro agile. Inoltre, entro il 31 gennaio di ciascun anno, le Amministrazioni Pubbliche redigono il Piano organizzativo del lavoro agile (POLA) che ne individua le modalità attuative prevedendo, per le attività che possono essere svolte in smartworking, che almeno il 15% dei dipendenti possa avvalersene, garantendo che gli stessi non subiscano penalizzazioni ai fini del riconoscimento di professionalità e della progressione di carriera, definendo le misure organizzative, i requisiti tecnologici, i percorsi formativi del personale, anche dirigenziale, e gli strumenti di rilevazione e di verifica periodica dei risultati conseguiti. In caso di mancata adozione del POLA, il lavoro agile si applica almeno al 15% dei dipendenti, ove lo richiedano.
Confermata anche la proroga delle modalità semplificate per lo svolgimento degli esami di abilitazione dei consulenti del lavoro, degli esperti di radioprotezione e dei medici autorizzati (art. 11 septies).
Da ultimo, dal 1° luglio 2021, nelle c.d. zone gialle, i corsi di formazione pubblici e privati potranno svolgersi anche in presenza, nel rispetto dei protocolli e delle linee guida adottati in funzione del contenimento epidemiologico (art. 3 bis).
La società G.I.Vi. Srl acquisisce l’Istituto di Vigilanza Vesuvio2 di Livorno
Un’acquisizione di qualità che amplia l’area di offerta dei servizi sul territorio toscano secondo un modello operativo collaudato.
La società G.I.Vi., che è attiva da oltre 60 anni e che opera alla Spezia, a Massa Carrara e in Versilia sotto le insegne “Vigilanza La Lince”, ha concluso il contratto per l’acquisizione dell’Istituto di Vigilanza “Vesuvio2”.
“Vesuvio2” è uno storico istituto di vigilanza che opera nella provincia di Livorno e che ha una consolidata struttura operativa sulla quale G.I.Vi. ha deciso di investire per ampliare l’area dell’offerta dei servizi, replicando un modello operativo improntato sulla qualità che ha dato importanti risultati nella tutela dei beni – commenta l’Amministratore Delegato Michele Baldini – “Siamo molto soddisfatti dell’operazione, che rappresenta per noi un ulteriore consolidamento sul territorio toscano e un importante step nel percorso di crescita dell’azienda. Crescita che perseguiamo tanto per linee interne che per linee esterne, laddove se ne ravvedano le opportunità, sempre con l’obiettivo della qualità in favore dei nostri clienti.”
Si pone certamente in quest’ottica l’acquisizione dell’Istituto Vesuvio2 che, attivo da anni, ha sempre operato con professionalità ed efficienza, coprendo tutti i servizi della vigilanza privata, con una forte specializzazione sui cosiddetti servizi di zona stradale, i servizi ispettivi, di pronto intervento su allarme e di video sorveglianza. Il suo importante radicamento operativo sul territorio è un aspetto fondamentale per garantire alti standard qualitativi in favore dei propri clienti.
“Si tratta dunque di una acquisizione di qualità per la quale abbiamo previsto un piano di investimenti rivolti soprattutto al potenziamento dei servizi con una maggior integrazione delle tecnologie nel campo della sicurezza e in stretta collaborazione con le Istituzioni e le Forze dell’Ordine. Punto di partenza dell’acquisizione sarà il consolidamento di tutto il personale già in forza all’Istituto Vesuvio2, sotto la sapiente guida di Gianluca Rombolini che entra, con nostra grande soddisfazione, a far parte della nostra squadra. L’operazione appena conclusa” -termina Baldini- “ha per me una valenza particolarmente positiva, a maggior ragione considerando la negativa congiuntura economica. E’ la dimostrazione di come l’efficienza e la qualità alla lunga paghino e consentano di guardare al futuro con ottimismo.”
“E’ davvero un traguardo importante l’entrata nel gruppo G.I.Vi.” -dichiara Gianluca Rombolini- “Abbiamo scelto di unirci a G.I.Vi. per poter fronteggiare con maggiori strumenti le sempre più complesse sfide di una competizione ormai globale, convinti che sapremo dare il nostro contributo nell’ambizioso progetto di crescita. Non di minor importanza, in fase di analisi delle diverse proposte ricevute, abbiamo scelto G.I.Vi. per la serietà e la professionalità che da sempre contraddistingue la società, convinti dalla politica aziendale adottata. Una politica che mette al centro i clienti e i nostri collaboratori.
Questo passaggio segnerà un ulteriore sviluppo dei servizi offerti ai clienti, grazie alla combinazione tra qualificate risorse professionali e impiego di tecnologie avanzate. Tutto all’insegna della qualità, che è sempre stata al primo posto tra i miei obiettivi. La struttura e l’organizzazione di Vesuvio2 beneficeranno di un importante consolidamento in questo senso”.
La società G.I.Vi. è stata assistita dallo studio Melley, quale advisor legale, e dallo studio Cerretti quale advisor fiscale-amministrativo; la società Vesuvio2 è stata assistita dallo studio Pratesi Sapia in qualità di advisor giuridico, amministrativo e fiscale.
Ministero della Salute: ordinanza sull’uso delle mascherine negli spazi all’aperto
Ordinanza 22 giugno 2021: Utilizzo dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie negli spazi all’aperto
Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato l’Ordinanza con la quale viene regolato l’uso delle mascherine negli spazi all’aperto.
Nel documento si legge: …. a partire dal 28 giugno 2021, nelle «zone bianche» cessa l’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie negli spazi all’aperto, fatta eccezione per le situazioni in cui non possa essere garantito il distanziamento interpersonale o si configurino assembramenti o affollamenti, per gli spazi all’aperto delle strutture sanitarie, nonché in presenza di soggetti con conosciuta connotazione di alterata funzionalità del sistema immunitario…
Resta l’obbligo sull’intero territorio nazionale di avere sempre con sé dispositivi di protezione delle vie respiratorie
L’ordinanza produce effetti dal 28 giugno 2021 al 31 luglio 2021.