Le audizioni parlamentari sul PNRR

Le audizioni parlamentari sul PNRR

Segnaliamo la pubblicazione del centro studi della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica che raccoglie e sintetizza le audizioni parlamentari sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

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Note di lettura del decreto “Sostegni”

Note di lettura del decreto “Sostegni”

Segnaliamo le note di lettura al decreto legge 41/2021 in materia di “Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19”, cd Decreto Sostegni, a cura del Servizio Studi della Camera dei Deputati e del Servizio Studi del Senato della Repubblica.

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Inps: Congedo per i genitori lavoratori dipendenti

Messaggio INPS n. 1276 del 25 marzo 2021: Congedo 2021 per i genitori lavoratori dipendenti, di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30, con figli affetti da Covid-19, in quarantena da contatto o in caso di attività didattica in presenza sospesa o centri diurni assistenziali chiusi. Prime indicazioni

L’articolo 2, commi 2 e 3, del decreto-legge 13 marzo 2021, n. 30, ha previsto un nuovo congedo, indennizzato al 50% della retribuzione, per i genitori con figli affetti da SARS Covid-19, in quarantena da contatto ovvero nei casi in cui l’attività didattica in presenza sia sospesa o i centri diurni assistenziali siano chiusi.

Con il presente messaggio si forniscono le prime informazioni in materia, a cui seguiranno le indicazioni operative contenute nella circolare di prossima pubblicazione

Fonte: INPS

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Scarica il testo del decreto legge 13 marzo 2021, n. 30: Misure urgenti per fronteggiare la diffusione del COVID-19 e interventi di sostegno per lavoratori con figli minori in didattica a distanza o in quarantena.

Comunicato Stampa: Fratelli d’Italia presenta un’interrogazione parlamentare per la priorità vaccinale degli operatori della sicurezza privata

Comunicato Stampa: Fratelli d’Italia presenta un’interrogazione parlamentare per la priorità vaccinale degli operatori della sicurezza privata

<<Ringraziamo l’on. Marcello Gemmato per aver presentato un’interrogazione parlamentare nella quale sottolinea come gli operatori della sicurezza privata che lavorano nell’ambito di settori che erogano servizi essenziali e che risultano quindi costantemente sottoposti al rischio di contagio da Covid-19 debbano essere inseriti tra le categorie alle quali somministrare con priorità i vaccini.

Le guardie particolari giurate hanno svolto con dedizione in questi mesi di pandemia il proprio lavoro, non sottraendosi mai alle loro responsabilità, anche quando queste potevano esporli a rischi i cui contorni e le cui conseguenze non erano noti.

Assiv annovera al suo interno i maggiori istituti di vigilanza privata presenti in Italia, i cui dipendenti si sono caratterizzati quindi una volta in più per alta professionalità e passione del proprio lavoro.

Come presidente dell’associazione che rappresenta il comparto in Confindustria il mio compito è, tra gli altri, sollevare con la politica le criticità che emergono nel settore, nella corretta e proficua collaborazione con il decisore pubblico. Una parte della politica ha capito la bontà del nostro operato ed è questo il motivo per cui ringrazio il gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia e, in particolare, l’on. Gemmato per essersi dimostrati una volta in più sensibili alle nostre istanze>>. Lo dichiara in una nota Maria Cristina Urbano.

Qui il link all’interrogazione: https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/05580&ramo=CAMERA&leg=18

Huffington Post, Urbano: Cashback sì, cashback no

Huffington Post, Urbano: Cashback sì, cashback no

Articoli comparsi in questi giorni raccontano come l’iniziativa sul cashback di Stato sia stata poco apprezzata dai cittadini, se è vero che solo una carta di credito su 10 è stata inserita nell’apposita applicazione necessaria per usufruirne.

D’altronde, il governo Draghi ha fatto filtrare di avere seri dubbi sulla prosecuzione di un’iniziativa ancora in una fase sperimentale che, a fronte di un costo stimato per lo Stato fino a 4,5 miliardi di euro, sembra non essere riuscita ad incrementare il ricorso ai pagamenti digitali, se non tra i cittadini che già abitualmente ricorrevano a questo strumento, vanificandone quindi la ratio.

Gli stessi soldi, invece, potrebbero essere utilmente destinati a riforme strutturali o per sostegni mirati. Alla fine dello scorso anno Yves Mersch, membro uscente del Consiglio Direttivo della Bce, aveva scritto in una lettera inviata all’ex ministro dell’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri, che l’iniziativa italiana sul cashback è “sproporzionata alla luce del potenziale effetto negativo che tale meccanismo potrebbe avere sul sistema di pagamento in contanti ed in quanto compromette l’obiettivo di un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili”.

L’analisi di Mersch è in linea con quanto Assiv sostiene da tempo, ovvero che non è mai stato dimostrato che la limitazione all’uso del contante generi un risultato significativo nella lotta all’evasione fiscale, mentre è certo che sconsiderate misure restrittive provocano disorientamento in ampie fasce della popolazione, spesso le più fragili, per le quali la cashless society è solo l’ennesimo incomprensibile anglicismo, nonché contribuiscono a determinare la crisi del settore del trasporto valori, che oggi impiega migliaia di persone, è parte integrante del più ampio comparto della sicurezza privata e ha investito capitali importanti per garantire altissimi standard a un servizio che resta centrale per la nostra economia.

Ci appare istruttivo, in proposito, proseguire nel citare Mersch, il quale giustamente afferma che “la possibilità di pagare in contanti rimane particolarmente importante per taluni gruppi sociali, che, per varie legittime ragioni, preferiscono utilizzare il contante piuttosto che altri strumenti di pagamento […] i pagamenti in contanti agevolano l’inclusione dell’intera popolazione nell’economia”.

Ecco, quindi, un problema nei confronti del quale non si può fare finta di nulla: la popolazione italiana ha un’età media tra le più alte del mondo e l’utilizzo di mezzi di pagamento elettronico necessita di uno stravolgimento culturale che non è eticamente corretto imporre brutalmente, senza che peraltro siano certi i benefici.

Inoltre in Italia ci sono 5.509 comuni sotto i 5.000 abitanti, circa il 70% del totale, molti dei quali localizzati in zone nelle quali non sempre arriva una linea internet veloce e stabile, tale da garantire un effettivo vantaggio economico all’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici.

Ancora, quanti possono essere gli utenti giornalieri dei negozi al dettaglio di questi piccoli comuni? Molto spesso in numero insufficiente a giustificare la scelta di dotarsi di POS, con relative commissioni bancarie, da parte degli esercizi commerciali. Insomma, ben venga la lotta all’evasione, ben vengano le iniziative governative e parlamentari che intendono porla al centro di una più complessiva politica di riforma del sistema impositivo e della riscossione, non dimentichiamoci tuttavia di quali siano i deficit infrastrutturali (e culturali) del nostro Paese: affrontiamo prima quelli, poi penseremo al resto. Altrimenti si rischia di “guardare il dito e non la luna”.

Maria Cristina Urbano

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Imprese, credito d’imposta per la formazione 4.0

Imprese, credito d’imposta per la formazione 4.0

Sostegno alla trasformazione digitale

Il credito d’imposta formazione, che si inserisce nell’ambito del Piano Nazionale Transizione 4.0, è un intervento finalizzato al supporto della trasformazione digitale del nostro sistema produttivo.

L’obiettivo è lo sviluppo delle competenze dei lavoratori, per assicurare un efficace utilizzo delle nuove tecnologie applicate ai processi produttivi e ai singoli modelli di business aziendali.

La misura si sostanzia in un credito d’imposta a favore delle imprese che effettuano percorsi formativi sulle tecnologie abilitanti il paradigma 4.0.

L’attività formativa deve essere destinata al personale dipendente dell’impresa beneficiaria e deve interessare uno o più dei seguenti ambiti aziendali: vendita, marketing, informatica, tecniche e tecnologie di produzione (i settori nei quali svolgere la formazione sono elencati nell’Allegato A della legge di Bilancio 2018).

Agevolazioni previste

DimensioniAliquotaBeneficio massimo
Piccola impresa50%€ 300.000
Media impresa40%€ 250.000
Grande impresa30%€ 250.000

La misura del credito d’imposta è aumentata al 60% nel caso in cui i destinatari della formazione rientrino nelle categorie dei lavoratori dipendenti svantaggiati.

Credito d’imposta formazione 4.0

FOnte: MISE

I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail superano quota 150mila

I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail superano quota 150mila

Le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto alla data del 28 febbraio sono 8.891 in più rispetto al 31 gennaio (+6,0%). Con il 64,4% dei casi, l’incidenza della “seconda ondata” del periodo ottobre 2020-febbraio 2021 è il doppio rispetto a quella del trimestre marzo-maggio 2020. I decessi sono 499 (+38 rispetto al mese precedente).

È online il 14esimo report nazionale sui contagi sul lavoro da Covid-19 elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali. Le infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto dall’inizio della pandemia alla data dello scorso 28 febbraio sono 156.766, pari a circa un quarto del complesso delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute all’Inail dal gennaio 2020 e al 5,4% del totale dei contagiati comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. Rispetto alle 147.875 denunce rilevate dal monitoraggio mensile precedente, i casi in più sono 8.891 (+6,0%).

Nel solo mese di novembre un quarto delle denunce. La “seconda ondata” di contagi – i cui effetti non sono evidentemente terminati nello scorso anno, proseguendo soprattutto a gennaio e, in misura più contenuta, a febbraio – ha avuto un impatto più intenso della prima anche in ambito lavorativo e non solo per la presenza di due mesi in più: il periodo ottobre 2020-febbraio 2021 incide, infatti, per il 64,4% sul totale delle denunce di infortunio da Covid-19, esattamente il doppio rispetto al 32,2% del trimestre marzo-maggio 2020. Le denunce si sono concentrate nei mesi di novembre (24,5%), marzo (18,1%), ottobre (15,3%), dicembre (15,2%), aprile (11,7%), maggio (2,4%) e settembre (1,2%) del 2020, e nei mesi di gennaio (7,7%) e febbraio (1,7%) del 2021, per un totale del 97,8%. Il restante 2,2% riguarda gli altri mesi dell’anno scorso: febbraio (0,7%), giugno e agosto (0,6% per entrambi) e luglio (0,3%), oltre a 19 casi relativi al gennaio 2020.

Due morti su tre nella “prima ondata” della pandemia. A differenza del complesso dei contagi, per i casi mortali è la prima ondata ad avere avuto un impatto più significativo della seconda: il 67,8% dei decessi, infatti, è stato denunciato nel trimestre marzo-maggio 2020 contro il 29,6% del periodo ottobre 2020-febbraio 2021. Le morti da Covid-19 segnalate all’Istituto allo scorso 28 febbraio sono 499, circa un terzo del totale dei decessi sul lavoro denunciati all’Inail dal gennaio 2020, con un’incidenza dello 0,5% rispetto al numero dei deceduti nazionali da Covid-19 registrati dall’Iss alla fine di febbraio. Rispetto ai 461 casi rilevati dal monitoraggio al 31 gennaio, i decessi sono 38 in più, di cui otto a febbraio e sei a gennaio del 2021, 14 a dicembre e sette a novembre dello scorso anno, mentre i restanti tre decessi sono riconducibili ai mesi precedenti. Il consolidamento dei dati permette, infatti, di acquisire informazioni prima non disponibili.

Vibo Valentia, Campobasso e Lecco le province con i maggiori incrementi percentuali su base mensile. L’analisi territoriale, approfondita anche attraverso le schede regionali, evidenzia una distribuzione delle denunce del 44,6% nel Nord-Ovest (prima la Lombardia con il 26,5%), del 24,3% nel Nord-Est (Veneto 10,7%), del 14,5% al Centro (Lazio 6,1%), del 12,1% al Sud (Campania 5,5%) e del 4,5% nelle Isole (Sicilia 3,0%). Le province con il maggior numero di contagi dall’inizio della pandemia sono Milano (10,2%), Torino (7,1%), Roma (4,8%), Napoli (3,7%), Brescia (2,7%), Varese e Verona (2,6% per entrambe) e Genova (2,5%). Milano è anche la provincia che registra il maggior numero di infezioni di origine professionale accadute nel solo mese di febbraio 2021, seguita da Ancona, Roma, Torino, Napoli, Brescia, Perugia e dalla provincia autonoma di Bolzano. Le province che registrano i maggiori incrementi percentuali rispetto alla rilevazione di gennaio sono però quelle di Vibo Valentia (+34,1%), Campobasso (+26,2%), Lecco (+20,5%), Crotone (+20,5%), Reggio Calabria (+19,4%), Perugia (+18,1%), Ancona (+16,7%) e Isernia (+16,3%).

Nel Nord-Ovest il 47,5% dei casi mortali. Concentrando l’attenzione sui soli casi mortali, la percentuale del Nord-Ovest sale al 47,5% (prima la Lombardia con il 33,9%), mentre il Sud, con il 20,9% dei decessi denunciati (contro il 12,1% riscontrato sul complesso delle denunce), precede il Centro (14,8%), il Nord-Est (12,2% rispetto al 24,3% delle denunce totali) e le Isole (4,6%). Le province che contano più casi mortali dall’inizio della pandemia sono quelle di Bergamo e Milano (9,0% per entrambe), Napoli (6,8%), Roma (6,2%), Brescia (5,2%), Torino (4,0%), Cremona (3,8%) e Genova (3,2%).

Più contagi tra le lavoratrici in tutte le regioni a eccezione di Sicilia e Campania. A morire sono soprattutto gli uomini (83,0%) e i lavoratori nelle fasce di età 50-64 anni (71,4%), over 64 anni (19,0%) e 35-49 anni (8,6%), mentre tra gli under 34 si registra l’1% dei decessi. Il rapporto tra i generi si inverte prendendo in considerazione tutti i contagi sul lavoro da Covid-19. La quota femminile sul totale, infatti, è pari al 69,6%. Il numero delle lavoratrici contagiate supera quello dei lavoratori in tutte le regioni, a eccezione della Sicilia e della Campania, dove l’incidenza delle donne sul complesso delle infezioni di origine professionale è, rispettivamente, del 47,0% e del 45,3%.

L’età media è di 46 anni, ma sale a 59 per i deceduti. L’età media dei contagiati dall’inizio dell’epidemia è di 46 anni per entrambi i sessi (59 per i deceduti). Il 42,1% del totale delle denunce riguarda la classe 50-64 anni. Seguono le fasce 35-49 anni (36,8%), under 34 anni (19,2%) e over 64 anni (1,9%). L’86,0% delle denunce riguarda lavoratori italiani. Il restante 14,0% sono stranieri, concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni (pari al 21,0% dei contagiati stranieri), peruviani (13,2%), albanesi (8,0%), moldavi (4,4%) ed ecuadoriani (4,3%). Nove morti su 10 sono italiani (90,4%), mentre le comunità straniere con più casi mortali sono quelle peruviana (con il 18,8% dei decessi dei lavoratori stranieri), albanese (12,5%) e rumena (10,4%).

Quasi sette contagiati su 10 nella sanità e assistenza sociale. La stragrande maggioranza dei contagi e dei decessi (rispettivamente 97,6% e 91,4%) ricade nell’Industria e servizi, con i restanti casi distribuiti nelle gestioni assicurative per Conto dello Stato (amministrazioni centrali dello Stato, scuole e università statali), Agricoltura e Navigazione. Il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – si conferma al primo posto tra le attività produttive con il 68,4% delle denunce e il 27,1% dei casi mortali codificati, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), con il 9,2% dei contagi e il 10,0% dei casi mortali.

Manifatturiero e trasporti gli altri settori con più casi mortali. Gli altri settori più colpiti sono il noleggio e servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), al secondo posto per numero di decessi con il 12,3% del totale, le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il trasporto e magazzinaggio (11,7% dei decessi), le altre attività di servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…), le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) e il commercio all’ingrosso e al dettaglio.

Un terzo dei decessi tra il personale sanitario e socio-assistenziale. Dall’analisi per professione dell’infortunato emerge come circa un terzo dei decessi riguardi il personale sanitario e socio-assistenziale. La categoria dei tecnici della salute, in particolare, è quella più coinvolta dai contagi, con il 39,0% delle denunce complessive, l’82,8% delle quali relative a infermieri, e l’11,7% dei casi mortali codificati (il 68,4% infermieri). Seguono gli operatori socio-sanitari con il 19,3% delle denunce (e il 4,9% dei decessi), i medici con il 9,0% (6,8% dei decessi), gli operatori socio-assistenziali con il 7,3% (2,9% dei decessi) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,8% (4,1% dei decessi). Tra le altre professioni spiccano gli impiegati amministrativi, con il 4,0% delle denunce e l’11,1% dei casi mortali, gli addetti ai servizi di pulizia, i conduttori di veicoli e i direttori e dirigenti amministrativi e sanitari.

L’andamento delle infezioni per professione. L’andamento dei contagi per mese di accadimento mostra per le professioni sanitarie una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi tra le prime due fasi della pandemia e un incremento nella terza. I tecnici della salute (prevalentemente infermieri), in particolare, sono passati dal 39,2% del primo periodo, fino a maggio compreso, al 23,5% del trimestre giugno-settembre, per poi ritornare al 39,5% nel periodo ottobre 2020-febbraio 2021. Allo stesso modo i medici, scesi dal 10,1% della fase di “lockdown” al 5,5% di quella “post lockdown”, hanno fatto registrare un’incidenza dell’8,6% nella “seconda ondata” dei contagi. Altre professioni, con la ripresa delle attività, hanno visto invece aumentare l’incidenza delle infezioni tra le prime due fasi e registrato una riduzione nella terza. È il caso, per esempio, degli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (passati dallo 0,6% del primo periodo al 3,7% di giugno-settembre e allo 0,6% tra ottobre e febbraio), degli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (passati dallo 0,6% all’1,5% e poi allo 0,8%) e degli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari (dallo 0,2% al 4,3% fino allo 0,1%).

Fonte: INAIL

Contributo a fondo perduto. Decreto Sostegni

Agenzia delle Entrate – Contributo a fondo perduto. Decreto Sostegni

Online il modello e le istruzioni per richiedere il nuovo contributo a fondo perduto previsto dal Dl Sostegni. Con un provvedimento sono state definite le regole per richiedere e ottenere il nuovo contributo a fondo perduto a favore delle imprese e delle partite Iva colpite dalle conseguenze economiche dell’emergenza epidemiologica “Covid-19”.

Provvedimento, modello e specifiche tecniche

Comunicato stampa

Guida sul Contributo a fondo perduto del decreto “sostegni” – pdf

Fonte: Agenzia delle Entrate

Decreto sostegni: le novità in tema di lavoro

Decreto sostegni: le novità in tema di lavoro

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge 22 marzo 2021, n. 41 (Decreto Sostegni) recante “Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19”.

Il provvedimento prevede numerose misure a sostegno di lavoratori e imprese finalizzate a fronteggiare le difficoltà collegate all’emergenza epidemiologica, in particolare, sono previsti:


– CIGO (cassa integrazione guadagni ordinaria) per 13 settimane nel periodo compreso tra il 1° aprile e il 30 giugno 2021, senza versamento del contributo addizionale (art. 8, comma 1);

– CIGD (cassa integrazione guadagni in deroga) e ASO (assegno ordinario) per una durata massima di 28 settimane nel periodo tra il 1° aprile ed il 31 dicembre 2021 (art. 8, comma 2);


– CISOA (cassa integrazione operai agricoli) per 120 giorni nel periodo compreso tra il 1° aprile ed il 31 dicembre 2021 (art. 8, comma 8);


– esonero contributivo per le filiere agricole, della pesca e dell’acquacoltura anche per il periodo retributivo di gennaio 2021 (art. 19);


– blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo fino al 30 giugno 2021, nonché sospensione delle procedure in corso di cui all’art. 7 della L. n. 604/1966. E’, inoltre, precluso l’avvio delle procedure ai sensi degli articoli 4, 5 e 24 della L. n. 223/1991, con sospensione delle procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020, ad eccezione dei casi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto (art. 8, comma 9). Per i datori di lavoro che beneficiano della CIGD, dell’ASO o della CISOA ai sensi del Decreto Sostegni, è precluso il licenziamento per giustificato motivo oggettivo dal 1° luglio al 31 ottobre 2021, con sospensione delle procedure in corso di cui all’art. 7 della L. n. 604/1966. Precluso anche l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della L. n. 223/1991, restando sospese le procedure pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020 (art. 8, comma 10). Le sospensioni e le preclusioni non operano nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, nei casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa ai sensi dell’art. 2112 Cod. Civ., o nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (art. 8, comma 11);


– per i lavoratori fragili e per i lavoratori con disabilità grave pubblici e privati, qualora la prestazione lavorativa non possa essere resa in smartworking, il periodo di assenza dal servizio fino al 30 giugno 2021 è equiparato al ricovero ospedaliero ed i periodi di assenza non sono computabili ai fini del comporto. Peraltro, dal 16 ottobre 2020 fino al 30 giugno 2021, si conferma che i lavoratori fragili svolgano di norma la prestazione lavorativa in smartworking, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale anche da remoto (art. 15);


– fino al 31 dicembre 2021, ferma restando la durata massima complessiva di 24 mesi, è consentito il rinnovo o la proroga, per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta, dei contratti a tempo determinato anche i assenza delle causali (art. 17);


– indennità una tantum e onnicomprensiva, pari a 2.400 euro, a favore dei lavoratori stagionali del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e dello sport (art. 10);


– contributi a fondo perduto in favore dei soggetti titolari di Partita IVA (art. 1);


– ai fini della concessione della NASPI, fino al 31 dicembre 2021, non trova applicazione il requisito delle 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione (art. 16);


– incremento di 10 milioni di euro per l’anno 2021 del Fondo per il reddito di ultima istanza per i professionisti (art. 13);


– rifinanziamento del Fondo per l’esonero dai contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti, portato ad una dotazione di 2.500 milioni di euro per l’anno 2021 (art. 3);
– incremento di 100 milioni di euro per l’anno 2021 del Fondo straordinario per il sostengo degli Enti del Terzo settore e proroga del termine per l’adeguamento degli statuti al 31 maggio 2021 (art. 14);


– rifinanziamento del Fondo sociale per occupazione e formazione, integrazione del trattamento di Cassa integrazione guadagni straordinaria per i dipendenti ex Ilva, con incremento pari a 400 milioni di euro per il 2021 ed a 80 milioni di euro per il 2022 (art. 9);


– rifinanziamento del Fondo di solidarietà del settore aeroportuale con possibilità di applicazione delle disposizioni di cui al Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 95269 del 7 aprile 2016 anche in relazione ai trattamenti di CIGD di cui al Decreto Sostegni (art. 9, comma 3);


– previsione del Reddito di Emergenza (REM)per le mensilità di marzo, aprile e maggio 2021 ai nuclei familiari in condizioni di necessità economica (art. 12);


– aumento di 1.000 milioni di euro del Fondo per il Reddito di Cittadinanza (RdC) e sospensione per il 2021 del beneficio in caso di uno o più contratti a termine che comportino un aumento del reddito familiare, fino al limite massimo di 10.000 euro annui, per la durata del contratto e fino a un massimo di 6 mesi (art. 11).

Per maggiori dettagli, leggi il testo completo del Decreto Sostegni.

Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Al via la campagna di comunicazione ASSIV 2021

Al via la campagna di comunicazione ASSIV 2021: videointervista al presidente Urbano

L’immagine di Assiv in questi ultimi anni si è molto rafforzata, anche grazie allo sviluppo dell’attività di relazioni e di comunicazione istituzionali, che ha consentito l’apertura di canali privilegiati con stakeholder politici di primissimo piano e con tutti i maggiori partiti dell’arco parlamentare, da Fratelli d’Italia, alla Lega, a Forza Italia, al PD, al Movimento 5 stelle.

Se, tuttavia, l’Associazione è percepita in misura sempre crescente quale primario interlocutore sui temi della sicurezza da gran parte degli attori istituzionali, riteniamo maturi i tempi per allargare il confronto e la discussione all’opinione pubblica in senso più generale, considerato che il diritto alla sicurezza resta tra i diritti fondamentali dei cittadini. La compiuta ed irreversibile legittimazione della vigilanza privata quale comparto sussidiario e complementare alla Forze dell’Ordine, seppure affermato con chiarezza dal quadro normativo vigente, passa inderogabilmente anche da un costruttivo confronto con la società nel suo complesso.

Un diffuso e serio dibattito sui temi della sicurezza si impone, scevro da condizionamenti ideologici, con l’obiettivo di sgomberare il campo da percezioni errate o fondate su pregiudizi. Una efficace comunicazione sui contenuti rappresenta il necessario corollario dell’attività relazionale con le istituzioni. La presenza di Assiv sulla stampa in questi anni è stata sempre puntuale sulle questioni di maggior rilievo per il comparto. Adesso è giunto il momento di indirizzarla ad un uditorio più vasto.

Dagli Associati ASSIV ci aspettiamo partecipazione e proposte. Nel piano di comunicazione abbiamo immaginato interviste e video interviste periodiche ai dirigenti delle aziende associate, aperte anche ad autorevoli soggetti terzi, con l’obiettivo di sostenere un serio dibattito e una approfondita analisi sui temi della sicurezza, con l’ambizione di contribuire costruttivamente ad indirizzare le scelte normative.

Inoltre, auspico che a medio termine si possa aprire una nuova sezione nel sito che accolga contributi sui temi caldi, per contribuire a creare una diffusa cultura della sicurezza, per un’Italia moderna e sicura!

Maria Cristina Urbano