Covid-19, aggiornamento delle modalità di somministrazione del vaccino AstraZeneca

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Covid-19, aggiornamento delle modalità di somministrazione del vaccino AstraZeneca

Sulla base di nuove evidenze scientifiche si aggiornano le modalità di somministrazione del vaccino AstraZeneca nella fascia di età compresa tra i 18 e i 65 anni. 
Con la Circolare 22 febbraio 2021, è data infatti la possibilità di “offrire il vaccino fino ai 65 anni (coorte 1956) compresi i soggetti con condizioni che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di COVID-19” ma “ad eccezione dei soggetti estremamente vulnerabili”

Le nuove evidenze scientifiche riportano dati di immunogenicità in soggetti di età superiore ai 55 anni e stime di efficacia del vaccino superiori a quelle precedentemente riportate.

La circolare è emanata in attesa dell’aggiornamento del documento Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 (agg.to 8 febbraio 2021).

Fonte: Ministero della Salute

COVID-19: quali possono essere le conseguenze del rifiuto di vaccinarsi?

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COVID-19: quali possono essere le conseguenze del rifiuto di vaccinarsi?

Un contributo sugli aspetti sanitari del rischio di contagio si sofferma sull’infezione da COVID-19 come infortunio, sull’eventuale rifiuto della vaccinazione, sulle possibili conseguenze e sull’indennizzo del danno da vaccinazione. di Rolando Dubini

Fonte: Punto Sicuro

Trattamenti di integrazione salariale: requisiti dei datori di lavoro

Inps – Trattamenti di integrazione salariale: requisiti dei datori di lavoro

La circolare INPS 17 febbraio 2021, n. 28 ha fornito le istruzioni per la gestione delle domande relative ai trattamenti di integrazione salariale previsti dalla legge di bilancio 2021.

Con il messaggio 23 febbraio 2021, n. 769 l’Istituto fornisce precisazioni in merito ai criteri di accesso ai trattamenti di assegno ordinario erogati dal Fondo di Integrazione Salariale (FIS) e dai Fondi di solidarietà bilaterali.

In riferimento al requisito occupazionale dei datori di lavoro richiedenti le prestazioni (media superiore ai cinque addetti nel semestre precedente), si precisa che riguarda esclusivamente le domande presentate da datori di lavoro che non hanno precedentemente richiesto l’accesso all’assegno ordinario ai sensi delle norme introdotte dai decreti-legge 104/2020 e 126/2021, come confermate dalle rispettive leggi di conversione.

Fonte: INPS

Inps: Esonero contributivo per l’assunzione di donne

Inps: Esonero contributivo per l’assunzione di donne

Con la Circolare n. 32 del 22 febbraio 2021, l’INPS rende i primi chiarimenti in ordine all’esonero contributivo per l’assunzione di donne disposto dalla Legge di Bilancio 2021 (L. 30 dicembre 2020, n. 178, art. 1, commi 16-19).

In particolare, la Legge di Bilancio 2021 stabilisce che per le assunzioni di donne lavoratrici nel biennio 2021-2022, l’esonero di cui alla Legge n. 92/2021 (art. 4, commi 9-11) è riconosciuto nella misura del 100%, nel limite massimo di importo di 6.000 euro annui ed è subordinato al requisito dell’incremento occupazionale netto (calcolato sulla base della differenza tra il numero dei lavoratori occupati rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori mediamente occupati nei 12 mesi precedenti).

In primo luogo, l’Istituto individua i datori di lavoro che possono accedere al beneficio.

Quanto alle lavoratrici per l’assunzione delle quali spetta l’incentivo , stante l’espresso richiamo alle disposizioni di cui all’art. 4, commi 9-11, della L. n. 92/2012, l’INPS chiarisce che si tratta delle “lavoratrici svantaggiate” e, quindi:

  • donne con almeno 50 anni di età e disoccupate da oltre 12 mesi;
  • donne di qualsiasi età, residenti in regioni ammissibili ai finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali dell’Unione Europea prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;
  • donne di qualsiasi età che svolgono professioni o attività lavorative in settori economici caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere e prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;
  • donne di qualsiasi età, ovunque residenti e prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi.

Sulla scorta della definizione resa dal Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 17 ottobre 2017, la Circolare ribadisce che con l’espressione “priva di impiego” è da intendersi la lavoratrice svantaggiata che negli ultimi 6 mesi non ha prestato attività lavorativa riconducibile ad un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno 6 mesi, oppure coloro che negli ultimi 6 mesi hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione.

Infine, l’Istituto individua i rapporti di lavoro incentivati:

  • assunzioni a tempo determinato;
  • assunzioni a tempo indeterminato;
  • trasformazioni a tempo indeterminato di un precedente rapporto agevolato.

L’incentivo, peraltro, è riconosciuto anche in caso di part-time, di rapporti di lavoro subordinato instaurati in attuazione del vincolo associativo stretto con una cooperativa di lavoro, nonché in caso di somministrazione.


Per maggiori informazioni, consulta la Circolare

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Italia: Mercati favorevoli, ma consumi in attesa. Eurozona a rilento, gli USA ripartono

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Centro Studi Confindustria – Italia: Mercati favorevoli, ma consumi in attesa. Eurozona a rilento, gli USA ripartono

Sui mercati finanziari c’è più fiducia nell’Italia, ma i consumi restano in attesa, pronti a scattare. In Italia i servizi vanno peggio dell’industria, gli investimenti privati faticano a ripartire, l’export è in altalena.  Dinamica incerta degli scambi mondiali, Eurozona a rilento, mentre gli USA ripartono con massicce misure di policy.  Germania e Italia: stessa pandemia, ma ampio divario nell’andamento del PIL.

L’economia italiana e internazionale in breve

  • Più fiducia sui mercati. I mercati finanziari ora danno credito all’Italia: il tasso sovrano ha registrato un netto calo a febbraio a riflesso della formazione del nuovo Governo. Il BTP decennale è ai minimi storici (0,52% medio nel mese), lo spread sulla Germania a +0,98%, valore che non si vedeva dal 2015. Questo calo, se permanente, taglia il costo del debito per il Paese. Anche la Borsa italiana ne ha beneficiato, recuperando rapidamente dopo il ribasso di gennaio (+6,1% da inizio febbraio), pur rimanendo sotto i valori pre-Covid (-9,8%). Ciò potrebbe spingere la fiducia di famiglie e imprese italiane (rimasta debole a gennaio) e migliora lo scenario per il PIL nel 2021. Anche se le restrizioni anti-Covid restano in campo e nel 1° trimestre un recupero dell’attività è ormai compromesso. Peraltro, rischi al ribasso emergono riguardo al ritmo di aumento dei vaccinati: deve essere più rapido per raggiungere le soglie obiettivo fissate a livello UE entro giugno. L’effetto netto è che cresce la probabilità di un segno positivo del PIL già nel 2° trimestre, ma si conferma che un vero rimbalzo si potrà avere solo nel 3° trimestre.
Grafico A febbraio più fiducia sui mercati: Borsa in rialzo, tassi ai minimi - Congiuntura flash febbraio 2021
  • Consumi fermi, pronti a scattare. Lo scenario incerto e i limiti a spostamenti e acquisti spingono una parte delle famiglie a risparmiare: nel 2020 i depositi hanno registrato un aumento “extra” di 26 miliardi rispetto al trend (pari al 2,7% dei consumi privati; stime CSC). La domanda interna resta debole a gennaio: gli ordini domestici dei produttori di beni di consumo sono stabili; le immatricolazioni di auto sono salite dello 0,4%. Ma un allentamento delle restrizioni potrebbe rilanciare fortemente i consumi.
  • Servizi peggio dell’industria. Nei servizi la flessione dell’attività è meno marcata a inizio 2021 (PMI risalito a 44,7), ma le condizioni di domanda restano deboli a causa delle misure anti-pandemia ancora in campo. Nell’industria, il PMI è salito a 55,1 a gennaio, segnalando un rafforzamento del recupero; la produzione ha iniziato il 2021 con una crescita dell’1,0%, dopo aver chiuso debole il 2020 (stime CSC).
  • Investimenti privati: ripartiranno? I prestiti alle imprese hanno corso nel 2020, toccando un picco al +8,5% annuo a dicembre, senza però che il maggior debito si potesse tradurre in investimenti, data l’erosione del cash flow in molti settori. Le prospettive per gli investimenti restano deboli nel 2021: le aziende prefigurano un aumento della spesa, ma rispetto ai minimi del 2020 (indagine Banca d’Italia).
  • Export in altalena. L’export italiano di beni è calato del 4,1% in dicembre, vanificando l’aumento di novembre; la flessione è diffusa ai mercati UE ed extra-UE e ai principali gruppi di beni. Nel complesso del 2020 l’export è caduto del 9,2%, ma con una progressiva e accidentata risalita dopo il crollo iniziale: tale recupero è stato trainato dalle vendite in Germania, USA e Cina. Secondo gli ordini manifatturieri esteri, le prospettive per inizio 2021 sono abbastanza positive, specie nei beni intermedi e di investimento, grazie al rafforzamento della domanda in mercati esteri chiave (Europa e Nord America).
  • Scambi mondiali incerti. Grazie a un graduale recupero, il commercio mondiale è tornato sopra i livelli pre-crisi a fine 2020. Le prospettive per inizio 2021 sono ancora frenate dall’incertezza sulla diffusione della pandemia, come segnalato dall’indebolimento degli ordini esteri globali (PMI a 50,1 a gennaio). Buon segnale dal prezzo del Brent a febbraio, balzato a 64 dollari al barile, vicino al livello pre-Covid.
  • Eurozona fragile. Il PMI confermato sotto quota 48 indica che a inizio 2021 prosegue la contrazione dell’economia, specie nei servizi. Nel 2020 il PIL dell’Euro area ha limitato il calo al -6,8%, grazie a un 4° trimestre meno negativo dell’atteso (-0,7%). A seguito delle misure di sostegno messe in campo dai vari paesi, l’andamento dell’input di lavoro si è slegato da quello dell’output: a fine anno il numero di occupati ha continuato a crescere (+0,3%), dopo il +1,0% dei mesi estivi. Tuttavia, nel complesso del 2020 l’occupazione è diminuita dell’1,8%. Questo contribuisce a spiegare perché a inizio 2021 quasi una famiglia su tre veda la propria situazione finanziaria peggiorata, anche in Germania e Francia.
  • USA: massicce misure di policy. A febbraio la nuova amministrazione USA del Presidente Biden ha presentato l’American Rescue Plan: il piano ha una dimensione di 1.891 miliardi di dollari in tre anni, con il grosso concentrato già nel 2021. I maggiori capitoli di spesa sono: un’integrazione degli assegni alle persone con reddito sotto i 75.000 dollari e dei sussidi federali settimanali di disoccupazione (fino a settembre); un aumento del 15% dei benefici del Programma di assistenza nutrizionale supplementare; un ampliamento del credito d’imposta (fino a 3.600 dollari) per i figli delle famiglie povere e della classe media; un innalzamento del salario minimo orario a 15 dollari (7,25 nel 2019); un’estensione delle moratorie su sfratti e pignoramenti; aiuti alle amministrazioni statali e locali per 350 miliardi; 170 miliardi per l’istruzione; 50 miliardi per i test Covid; un programma vaccinale nazionale da 20 miliardi. Il valore del Piano, nell’attuale assetto, è del 9,2% del PIL nel 2021 (10,0% entro il 2023), l’impatto sulla crescita è stimato a +12% in 2 anni: dovrebbe riportare gli occupati a valori di equilibrio entro il 2022.
Grafico Gli USA varano un enorme piano per economia e società - Congiuntura flash febbraio 2021

Focus del mese – Germania e Italia: stessa pandemia, divario nel PIL

  • Il PIL ai tempi del Covid. La flessione del PIL nel 2020 è stata del -8,9% in Italia, peggio del -5,3% in Germania. È utile notare come questo divario sia maturato. Nella prima metà del 2020, a causa della diffusione della pandemia e dell’adozione di forti misure di contenimento, l’Italia ha subito una caduta più profonda (-5,5% nel 1° trimestre, -13,0% nel 2°). Grazie al calo dei contagi in estate, un ampio rimbalzo è stato registrato in Italia nel 3° trimestre (+16,0%), molto più che in Germania, tanto da colmare quasi il ritardo. Ma le restrizioni anti-pandemia dopo l’estate hanno condotto in Italia a una nuova flessione (-2,0% nel 4° trimestre), mentre la Germania ha evitato tale ricaduta e parte in condizioni migliori nel 2021. Questi diversi sentieri del PIL sono dovuti ad almeno cinque fattori. Sottostante, resta il nostro gap strutturale di crescita.
Grafico PIL: l'Italia si è riallontanata dalla Germania a fine 2020 - Congiuntura flash febbraio 2021
  • 1. Restrizioni anti-pandemia. misure di contenimento adottate nei due paesi da marzo 2020, con impatti diretti sull’attività economica, sono state simili, ma mai identiche: limiti alla mobilità delle persone, chiusure di negozi, esercizi, uffici, fabbriche. In particolare, con la prima ondata di pandemia, la Germania ha varato limiti meno stringenti per le attività industriali: ciò spiega parte del suo minor calo del PIL. A inizio 2021, in entrambi i paesi si ragiona su quando si potranno allentare gradualmente le restrizioni.
  • 2. Quota di turismo. Sull’impatto della pandemia ha giocato un ruolo cruciale il settore del turismo, il più colpito dalle misure restrittive per contenere il Covid. In Italia il settore turistico è molto più ampio: genera il 6,0% del PIL (13% con l’indotto), contro il 3,9% in Germania (7% complessivo); contribuisce per l’8% dell’export (in Germania il 3%) e occupa 3,5 milioni di lavoratori (2,3 in Germania). Dunque, la forte caduta del turismo ha penalizzato più l’Italia. In generale, i servizi contano di più in Italia (74% del PIL, contro 70%).
  • 3. Andamento delle costruzioni. Il settore delle costruzioni in Germania ha un peso maggiore sul PIL (6,0%, contro il 4,3% in Italia) e la sua dinamica, nonostante la pandemia, è rimasta positiva. Nel 1° semestre 2020 la produzione nelle costruzioni è stata in lieve incremento in Germania, a fronte di un’ampia caduta in Italia; nel complesso del 2020 l’attività del settore è cresciuta del 2,6% in Germania, contro un -7,0% circa in Italia.
  • 4. Tipologie di imprese. Un dato strutturale è che in Italia è prevalente la piccola impresa, sotto i 50 addetti (64% degli occupati, 48% del valore aggiunto), mentre in Germania la quota di attività realizzata dalle grandi imprese è maggiore. Inoltre, sebbene prima del Covid le imprese italiane avessero colmato buona parte del gap di patrimonializzazione con la Germania, resta vero che le più piccole sono meno dotate di capitale e più legate al debito bancario. Secondo un’indagine ISTAT, a fine 2020 in Italia tra le imprese più in difficoltà ci sono proprio le piccole e micro, del settore dei servizi e localizzate al Sud; viceversa, tra le imprese orientate a strategie di espansione rientrano le più grandi, con più alti livelli di produttività, formazione, investimenti, avvantaggiate dall’operare in comparti a maggiore tecnologia e colpiti meno dalla pandemia. Perciò, il selettivo impatto della crisi, più marcato su servizi e aziende più indebitate (e più legate alla domanda interna), incrociandosi con la diversa struttura dimensionale, potrebbe aver penalizzato meno la Germania.
  • 5. Misure di policy. Nel 2020 l’Italia ha destinato risorse pari al 5,5% del PIL per contrastare gli effetti negativi del Covid, la Germania al 4,7%. Le misure adottate dai due paesi sono in larga parte simili, anche se le risorse destinate ai singoli capitoli differiscono. Per il potenziamento del sistema sanitario l’Italia ha stanziato più della Germania (1,3% contro 0,9%). A favore di lavoratori e famiglie, in termini di integrazioni salariali, indennità e bonus, l’Italia ha disposto risorse per l’1,9% del PIL, contro lo 0,6% della Germania. Gli interventi di spesa a sostegno delle imprese (sussidi, trasferimenti, crediti d’imposta) valgono l’1,7% del PIL in entrambi i paesi. Ma l’Italia ha previsto misure a favore delle imprese anche dal lato delle entrate, con il temporaneo esonero dal pagamento IRAP (0,2% del PIL), dell’IMU e di altre imposte locali per i settori della ristorazione e del turismo. La Germania ha, invece, tagliato nella seconda metà del 2020 le aliquote IVA (da 19% a 16% l’ordinaria, da 7% a 5% la ridotta), con un costo per lo Stato pari allo 0,4% del PIL. Con questa misura (temporanea) ha mirato a rafforzare i consumi e la ripartenza: ciò spiega un’altra fetta del divario di PIL.

Contatti

Ciro Rapacciuolo06 5903544[email protected]

Fonte: Centro Studi Confindustria

COVID-19: gli aspetti sanitari dell’emergenza e il medico competente

Punto Sicuro – COVID-19: gli aspetti sanitari dell’emergenza e il medico competente

Un contributo che si sofferma su test, tamponi, vaccini e aspetti sanitari della valutazione del rischio di contagio COVID-19: ogni decisione deve avvenire in collaborazione ed essere avvallata in modo documentato dal medico competente. di Rolando Dubini

Fonte: Punto Sicuro

Ministero della Salute: Campania, Emilia Romagna e Molise in zona arancione

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Ministero della Salute: Campania, Emilia Romagna e Molise in zona arancione

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, il 19 febbraio 2021 ha firmato, sulla base dei dati e delle indicazioni della Cabina di regia, una nuova Ordinanza volta a contenere la diffusione dell’epidemia da nuovo coronavirus.

L’ Ordinanza, pubblicata in Gazzetta Ufficiale sabato 20 febbraio 2021, è entrata in vigore domenica 21 febbraio 2021.

Il nuovo provvedimento dispone il passaggio in area arancione delle Regioni Campania, Emilia Romagna e Molise.

Complessivamente, quindi, la ripartizione delle Regioni e Province Autonome nelle aree gialla, arancione e rossa, a partire dal 21 febbraio 2021 è la seguente:

  • area gialla: Calabria, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto
  • area arancione: Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Liguria, Molise, Toscana, Provincia Autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Umbria.
  • area rossa: nessuna Regione.

Leggi 

Vedi anche

  • Decreto 30 aprile 2020 – Emergenza COVID-19: attività di monitoraggio del rischio sanitario connesse al passaggio dalla fase 1 alla fase 2A di cui all’allegato 10 del DPCM 26/4/2020

Consulta:

Consiglio dei Ministri: prorogato al 27 marzo il divieto di spostamento tra regioni

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Consiglio dei Ministri: prorogato al 27 marzo il divieto di spostamento tra regioni

Ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (decreto-legge)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

In considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica, il decreto dispone la prosecuzione, fino al 27 marzo 2021, su tutto il territorio nazionale, del divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute. Resta comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.


Fino al 27 marzo 2021, nelle zone rosse, non sono consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria, salvo che siano dovuti a motivi di lavoro, necessità o salute.

Gli spostamenti verso abitazioni private abitate restano invece consentiti, tra le 5.00 e le 22.00, in zona gialla all’interno della stessa Regione e in zona arancione all’interno dello stesso Comune, fino a un massimo di due persone, che possono portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali esercitino la responsabilità genitoriale) e le persone conviventi disabili o non autosufficienti.

Nelle zone arancioni, per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, sono consentiti gli spostamenti anche verso Comuni diversi, purché entro i 30 chilometri dai confini.

Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri

L’INPS sulla cd Decontribuzione Sud

L’INPS sulla Decontribuzione Sud

INPS – Messaggio n. 728 del 19 febbraio 2021: “Esonero di cui all’articolo 27 del D.L. n. 104 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2020. Decreto n. 876/2021 REG.PROV.CAU. del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza Quater)”

L’articolo 27 del D.L. 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, riconosce ai datori di lavoro privati, la cui sede di lavoro sia situata in regioni c.d. svantaggiate, un esonero dal versamento dei contributi (c.d. Decontribuzione Sud), pari al 30% dei complessivi contributi previdenziali dovuti dai medesimi, con esclusione dei
premi e dei contributi spettanti all’INAIL, per il periodo 1° ottobre 2020 – 31 dicembre 2020.

Scarica il Messaggio INPS n. 728 del 19 febbraio 2021

Next Generation EU: il punto di svolta di una ripresa incerta?

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Cassa Depositi e Prestiti – Next Generation EU: il punto di svolta di una ripresa incerta?

Quali sono le principali cause di incertezza che ancora pesano sulla ripresa economica? Quale può essere il ruolo di Next Generation EU? Sarà davvero un game changer per la crescita dell’Italia? Questo brief stima l’impatto dei fondi europei sul PIL reale, sugli occupati e sul debito pubblico in due diversi scenari epidemiologici. Si valutano inoltre alcune ipotesi che prevedono che l’assorbimento dei fondi non sia totale, bensì maggiormente in linea con la capacità storica di spesa dei fondi europei da parte dell’Italia.

Leggi i key message dello studio e scarica il documento per tutti gli approfondimenti.

  • Nelle prossime settimane dovrà essere finalizzato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), da presentare alla Commissione Europea entro il 30 aprile.
  • L’approvazione del PNRR assume particolare importanza alla luce dell’incertezza che ancora caratterizza la ripresa economica, influenzata, da un lato, dall’evoluzione del coronavirus e, dall’altro, dagli avanzamenti nel piano di vaccinazione.
  • Infatti, assumendo che i fondi vengano impiegati completamente con la progressione indicata nei documenti di finanza pubblica, le stime presentate in questo brief mostrano che, soltanto grazie all’impatto di NGEU, il PIL italiano supererebbe già nel 2022 il suo livello pre-pandemico in uno scenario epidemiologico favorevole.
  • In particolare, rispetto al 2019, l’utilizzo di NGEU determinerebbe nel 2023, rispetto ad uno scenario senza impiego di fondi, i seguenti risultati:
  1. Il PIL reale sarebbe più alto di circa il 2,2% (ovvero, circa 37 miliardi di euro);
  2. Lo stock di occupati sarebbe più elevato di circa 130 mila unità;
  3. Il rapporto debito pubblico/PIL sarebbe più basso di circa 4 punti percentuali.
  • Anche in caso di utilizzo dei fondi al 50%, i livelli di PIL e di stock di occupati pre-pandemici sarebbero comunque recuperati prima del 2023, grazie a NGEU.
  • In questo contesto, i settori di attività economica che più beneficerebbero della ripresa indotta da NGEU sarebbero le costruzioni, i trasporti, i servizi di informazione comunicazione e, all’interno della manifattura, il comparto dell’ingegneria meccanica.
  • La vera sfida, tuttavia, è rendere NGEU un vero game changer. Questo dipenderà da come i progetti e le riforme finanziati attraverso i fondi europei avranno la capacità di modificare nel lungo periodo la produttività dell’economia italiana, innalzando strutturalmente il profilo di crescita del paese.

Fonte: Cassa depositi e prestiti SpA