Ossif: Rapporto 2020 sui furti ai danni delle dipendenze bancarie
Nel 2019 sono stati registrati 824 furti ai danni delle dipendenze bancarie, pari ad un incremento del 34,6% rispetto al 2018. Si è dunque verificata un’inversione di tendenza rispetto ai due anni precedenti caratterizzati, invece, da un positivo calo dei reati dopo il picco raggiunto nel 2016 con 860 casi. La recrudescenza degli eventi ha comportato un incremento dell’indice di rischio, risultato pari a 3,4 furti ogni 100 sportelli, contro il valore di 2,4 registrato nel 2018.
Nonostante l’incremento degli episodi, l’ammontare totale sottratto ha fatto registrare un calo risultando tra i valori più bassi degli ultimi anni. In particolare, sono stati sottratti 10 milioni di euro, pari ad un calo del 18,5% rispetto all’anno precedente, e pari a oltre 8 milioni di euro in meno rispetto al picco del 2016 (18,3 milioni di euro). Anche l’ammontare medio è risultato in netto calo risultando pari a 33,3 mila euro, valore più basso dal 2007 ad oggi.
Ossif: Rapporto 2019 sulle rapine ai danni delle dipendenze bancarie
Nel 2019 si sono verificate 272 rapine in banca, otto in più rispetto alle 264 verificatesi l’anno precedente. Nonostante il lieve incremento, l’analisi delle rapine negli ultimi anni evidenzia un significativo calo del fenomeno criminoso. Rispetto al 2007, anno in cui è stato registrato un picco di 3.364 casi, le rapine sono diminuite del 92%.
Il forte decremento delle rapine non si è caratterizzato solo in termini assoluti ma anche in termini relativi. Il cosiddetto indice di rischio, ossia il numero di rapine ogni 100 sportelli bancari, è passato da un valore di 10,3 nel 2007 a 1,1 nel 2019. Anche considerando le sole rapine consumate, ossia quelle in cui i malviventi sono riusciti a sottrarre denaro, il trend evidenzia un netto calo del fenomeno criminoso.
Nel 2019 le rapine consumate sono state 179 (8 in più rispetto al 2018), pari ad un calo del 94% rispetto al 2007 in cui le rapine erano state 2.972. Il livello di rischio nel 2019 è rimasto stabile rispetto all’anno precedente (0,7 rapine ogni 100 sportelli) e di gran lunga inferiore rispetto al valore del 2007 (9,1). Negli ultimi anni è cresciuta costantemente la quota di rapine fallite sul numero totale di eventi. Nel 2019 tale percentuale è stata, infatti, pari al 34,2% (in linea con il dato dei tre anni precedenti), valore tre volte superiore a quello iniziale del 2007 e pari all’11,7%.
Il decremento delle rapine ha comportato una marcata riduzione dell’ammontare totale sottratto che, nel periodo considerato, è sceso di oltre 50 milioni di euro: si è infatti passati dai 57,2 milioni rapinati nel 2007 ai 6,5 del 2019, pari ad un calo dell’88,6%. Nell’ultimo anno sono stati sottratti 1,1 milioni di euro in più rispetto al 2018, pari ad un incremento del 20,1%. L’ammontare medio per evento è stato caratterizzato, invece, da un trend crescente nel corso degli anni ed è passato dai 19,2 mila euro nel 2007 ai 36,4 mila euro del 2019. Nel 67% delle rapine l’importo è stato inferiore ai 30 mila euro con una media di poco superiore ai 7 mila euro e nel 39,1% dei casi l’importo non ha superato i 5 mila euro, con una media di appena 1.900 euro.
La prima classifica in area gialla le Regioni Calabria, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.
La seconda classifica in area arancione Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano, oltre a confermare sempre in area arancione Puglia e Umbria.
Complessivamente, quindi, la ripartizione delle Regioni e Province Autonome nelle aree gialla, arancione e rossa è la seguente, a partire dal 1° febbraio:
area gialla: Abruzzo, Calabria, Campania, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Toscana, Valle d’Aosta, Veneto
area arancione: Provincia Autonoma di Bolzano, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria.
area rossa: nessuna Regione
Leggi:
Ordinanza ministeriale 29 gennaio 2021 – Misure urgenti di contenimento e gestione dell’emergenza Covid-19 Regioni Puglia, Umbria, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano
Ordinanza ministeriale 29 gennaio 2021 – Misure urgenti di contenimento e gestione dell’emergenza Covid-19 Regioni Calabria, Emilia Romagna, Lombardia e Veneto
Decreto 30 aprile 2020 – Emergenza COVID-19: attività di monitoraggio del rischio sanitario eonnesse al passaggio dalla fase 1 alla fase 2A di cui all’allegato 10 del DPCM 26/4/2020
Confindustria: ripresa solo da metà 2021, se ripartono i consumi. Servizi ancora in crisi. I tassi restano moderati
Il recupero del PIL italiano è posticipato, una vera ripresa si potrebbe avere solo da metà 2021 se la vaccinazione abbatterà l’emergenza sanitaria e farà ripartire i consumi. Più ampia a inizio 2021 la forbice in Italia tra servizi ancora in crisi e industria che regge, con andamenti divergenti anche nelle corrispondenti dinamiche dei prezzi al consumo. Per l’export italiano lo scenario è un po’ migliorato, sulla scia di scambi mondiali in lenta espansione, mentre le principali economie dell’Eurozona hanno chiuso il 2020 meno peggio del previsto. I tassi sovrani a gennaio restano moderati per l’Italia, poco sopra i minimi, nonostante la nuova instabilità politica e solo grazie ai massicci acquisti di titoli effettuati dalla BCE. Nel 2020 in Italia l’impatto della crisi sanitaria è stato molto vario tra settori e tipologie di imprese, molte delle quali hanno accumulato più debito ma non hanno potuto usarlo per nuovi investimenti.
L’economia italiana e internazionale in breve
Recupero posticipato. A inizio 2021, il peggioramento delle attese spinge una parte delle famiglie a risparmiare a scopo precauzionale; inoltre, vari acquisti sono ostacolati dalle norme anti-Covid. Tutto ciò frenerà i consumi e il PIL, almeno nel 1° trimestre. Un forte rimbalzo è atteso solo dal 3° trimestre 2021, sopra le stime iniziali se la vaccinazione sarà efficace e rapida. Un allentamento delle restrizioni anti-pandemia, infatti, rilancerebbe anche la fiducia e quindi la domanda, liberando per i consumi le risorse accumulate in questi mesi col risparmio “forzato”. Il recupero potrebbe poi proseguire, se l’aumento dei vaccinati continuasse a far calare i contagi. Comunque, la flessione stimata per fine 2020 e la debolezza attuale fanno già rivedere al ribasso la crescita complessiva attesa per quest’anno.
Ampia forbice tra servizi e industria. Nei servizi la flessione dell’attività è rimasta profonda a fine 2020 (PMI a 39,7), a causa della riduzione degli ordini, domestici ed esteri, legata alle misure di contenimento della pandemia. Nell’industria, invece, il PMI a 52,8 indica un miglioramento dell’attività a dicembre; fino a novembre la produzione si era mantenuta, dopo una certa oscillazione, sui livelli di settembre. Tale divario è confermato dalla fiducia delle imprese, che a inizio 2021 cala ancora nel commercio e resta bassa negli altri servizi, per la seconda ondata di epidemia, mentre si conferma più alta nell’industria.
Più debito, non investimenti. A novembre i prestiti alle imprese sono arrivati al +8,1% annuo; tuttavia, la domanda “emergenziale” rimane limitata a finanziare il capitale circolante, dati i fatturati compressi in vari settori, non i nuovi investimenti (indagine Banca d’Italia). E le prospettive per il 2021 restano fosche, come indicano gli ordini interni dei produttori di beni strumentali solo un po’ meno negativi.
Export: scenario un po’ migliorato. L’export italiano di beni risale in novembre (+4,1%), dopo una battuta di arresto in ottobre, tornando sui livelli pre-crisi. Il recupero è diffuso ai mercati UE ed extra-UE (in calo, però, a dicembre) e ai principali tipi di beni (di consumo, strumentali, intermedi). Resta invece eterogeneo tra singoli paesi e settori: spiccano in positivo Germania, Svizzera, Cina e USA tra le destinazioni; metalli e autoveicoli tra i prodotti. In miglioramento le prospettive per inizio 2021, secondo gli indicatori qualitativi sugli ordini manifatturieri esteri (PMI e fiducia delle imprese).
Scambi in crescita. Indicazioni positive dagli scambi mondiali, che si consolidano sopra i livelli pre-crisi (+2,8% a novembre su febbraio). Tuttavia, lo scenario sanitario globale è molto incerto e le restrizioni anti-Covid continuano a pesare, specie sull’export di servizi dei paesi (alle voci “viaggi” e “trasporti”). Il prezzo del petrolio Brent a inizio 2021 ha continuato a seguire il lento miglioramento dello scenario globale, risalendo a 55 dollari al barile; resta tuttavia ancora lontano dal livello pre-Covid (64 dollari).
Tassi poco sopra i minimi. I tassi sovrani in Italia hanno registrato un moderato aumento a gennaio (da 0,50% a 0,71% e poi a 0,62% il BTP), sulla scia della nuova instabilità politica. Lo spread sulla Germania è salito da 1,05% a +1,20%. Solo i massicci acquisti BCE di titoli di Eurolandia, attesi restare in campo per tutto il 2021, stanno evitando costi maggiori per l’Italia, tenendo a freno i tassi. La Borsa ha risentito di più, curvando al ribasso dopo la prima settimana di gennaio (-3,4%; +0,7% quella USA).
Non c’è crescita nell’Eurozona. A gennaio prosegue per il terzo mese la contrazione dell’economia, a causa delle restrizioni contro i contagi: il PMI composito è sceso ancor di più sotto la soglia neutrale (47,5). Tra i settori, alla crisi dei servizi si affianca una minor espansione nel manifatturiero. Comunque, il 2020 si è chiuso meno peggio dell’atteso (PIL in Francia -1,3%, Germania +0,1%) e il livello di attività a inizio 2021 è ben superiore alla primavera scorsa, quando impattò la 1a ondata. A gennaio, più di una famiglia su dieci lamenta una peggiore situazione finanziaria, una su cinque tra i redditi bassi. Il risparmio “forzato” aumenta molto: la quota di risparmiatori è salita al 24%, un multiplo dei valori 2019.
Non è vera deflazione: le dinamiche divergenti dei prezzi ai tempi della pandemia La dinamica dei prezzi al consumo in Italia è risultata di poco negativa nel 2020 (-0,2% annuo, da +0,6% nel 2019). Tuttavia, non si tratta di una deflazione generalizzata dovuta alla recessione. I prezzi dei beni industriali, anzi, sono risaliti da -0,3% a +0,4% annuo. Ciò verosimilmente a riflesso di episodi di scarsità di offerta, dovuti alle ripetute chiusure, industriali e commerciali. Questo rincaro è stato esattamente compensato dai prezzi dei servizi, che invece hanno frenato da +1,0% a +0,4%, seguendo la profonda crisi di vari comparti. Perciò, la misura core è rimasta invariata a +0,5% annuo, cioè quell’aumento molto moderato dei prezzi che da anni caratterizza l’economia italiana. A ciò vanno aggiunte le due componenti “volatili”: i prezzi alimentari hanno contribuito al rialzo (da +0,7% a +1,3%), ma è stato determinante il forte calo dei prezzi energetici (-8,4% da +0,6%), sulla scia del crollo della quotazione del petrolio in primavera, nel portare in negativo la variazione dell’indice complessivo dei prezzi in Italia.
Focus del mese – Impatto della crisi molto vario tra settori e imprese
Il calo di produzione ai tempi del Covid. La pandemia ha inferto un duro colpo all’industria italiana nel 2020, a causa soprattutto della caduta di domanda, interna ed estera, conseguente alle misure di contenimento introdotte in Italia e negli altri paesi colpiti dal virus. Nei primi undici mesi del 2020 la produzione manifatturiera è diminuita di circa il 13% rispetto al 2019. Tale caduta è stata acquisita quasi interamente tra febbraio e aprile, quando la produzione aveva raggiunto (in media) valori inferiori di oltre il 50% rispetto a quelli pre-Covid. Il recupero nei mesi estivi (+29%) ha contribuito in modo determinante a limitare le perdite nell’anno. Il marginale arretramento atteso nell’ultimo trimestre, per il riacutizzarsi della crisi sanitaria, inciderà poco sulla media del 2020.
Settori colpiti in misura disomogenea. L’impatto della crisi sanitaria sui settori industriali in Italia è stato molto disomogeneo. Infatti, da un lato le produzioni di beni essenziali sono state esentate dal lockdown, dall’altro la domanda di beni di consumo durevoli è più facilmente rinviabile. I divari tra settori sono stati molto ampi nella prima fase dei contagi, passando dal -92,8% dei prodotti in pelle al -5,5% del farmaceutico (produzione di aprile 2020 rispetto a gennaio). Nel complesso del 2020, dopo il forte recupero nel terzo trimestre, i settori manifatturieri più penalizzati, con crolli di attività oltre il -20%, restano quelli legati alla filiera della moda (tessile, abbigliamento, pelle) e dell’automotive, quest’ultimo già in difficoltà prima della pandemia. Viceversa, i settori dell’alimentare-bevande e della farmaceutica hanno limitato entro il -5% la perdita nel 2020 rispetto all’anno precedente.
Impatto diversificato anche tra tipologie di imprese. Secondo una recente indagine ISTAT, a fine 2020 il 32,4% delle imprese ha segnalato rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 37,5% ha richiesto il sostegno pubblico per liquidità e credito, ottenendolo nell’80% dei casi. Delle imprese intervistate circa il 70% è pienamente attivo, mentre più del 20% lo è solo parzialmente; il 7% ha dichiarato di essere chiuso (e un quinto di queste non prevede una riapertura). Si tratta per lo più di micro-imprese, concentrate nel settore dei servizi non commerciali e localizzate prevalentemente nel Mezzogiorno. Ben 7 imprese su 10 hanno dichiarato una riduzione del fatturato rispetto all’anno prima, nella metà dei casi tra il -10% e il -50%. Nonostante la crisi, il 25,8% delle imprese è orientata ad adottare strategie di espansione produttiva. Tra queste rientrano quelle che l’ISTAT definisce “proattive”: sono imprese di dimensione maggiore, con più elevati livelli di produttività, formazione, investimenti per addetto. Sono state in parte avvantaggiate dall’operare in comparti più dinamici (a maggiore intensità tecnologica/di conoscenza) e colpiti meno duramente dalla pandemia. Sono più numerose in settori quali le forniture energetiche e idriche e, appunto, in attività che hanno limitato i danni nell’emergenza sanitaria, quali chimica, farmaceutica, elettronica, bevande.
Indebitamento eccessivo in tutti i settori. Nel 2020 i prestiti “emergenziali” hanno arginato la crisi di liquidità delle imprese dovuta al calo dei fatturati, tenendo in piedi l’attività corrente. Tuttavia, sommandosi al crollo del cash flow, hanno fatto crescere troppo il peso del debito rispetto alla situazione pre-Covid, quando per ripagarlo servivano 2,2 anni di flussi di cassa nell’industria e 1,9 nei servizi. Nell’industria la situazione debitoria è peggiorata in tutti i settori, anche nell’alimentare e chimico-farmaceutico dove il flusso di cassa si è ridotto meno. All’estremo opposto, in settori come automotive, metallurgia e macchinari, con flussi di cassa negativi, non è neanche possibile stimare il numero di anni che servirebbero a estinguere il debito. Anche nei servizi il peso del debito è balzato, a 11,2 anni di cash flow. Per il commercio e l’alloggio-ristorazione i flussi di cassa sono caduti in negativo. Una situazione che rischia di diventare insostenibile e rende arduo realizzare investimenti ai ritmi pre-crisi: se le risorse interne venissero impiegate solo per rimborsare il debito, l’impresa non avrebbe i mezzi per nuovi progetti. Nel 2021 si prevede che la situazione resti tesa, anche se meno critica: il fatturato dovrebbe risalire in parte e il cash flow tornerebbe positivo quasi ovunque. Tuttavia, in tutti i settori il debito resterebbe pesante: nel manifatturiero servirebbero 5,4 anni di cash flow, più del doppio del 2019. Nei servizi quasi 4 anni. E questo valore medio non rende appieno le difficoltà di comparti come alloggio-ristorazione e commercio, dove l’onere per interessi resterebbe oltre il 10% delle risorse interne.
Punto Sicuro, COVID-19 e formazione: sono ancora validi gli attestati scaduti?
La proroga della validità degli attestati di formazione in materia di salute e sicurezza nella lettura coordinata del decreto legge 125/2020, della legge di conversione 159/2020 e del decreto legge 18/2020.
Le pubblicazioni della nuova collana avranno carattere sia divulgativo, rivolte prevalentemente a un pubblico non specialistico, sia di approfondimento su tematiche di frontiera per gli specialisti dell’innovazione tecnologica e finanziaria.
Il primo numero è dedicato agli istant payment e alla piattaforma TIPS, per la quale la Banca d’Italia ha il ruolo di gestore unico per tutto l’Eurosistema. TIPS può contribuire a superare la frammentazione del mercato europeo dei pagamenti al dettaglio e permettere l’estensione dei pagamenti istantanei
Audizione di Confindustria sulla proposta del Piano Nazionale di ripresa e resilienza #PNRR
L’Italia si trova davanti a un’occasione storica e irripetibile. Oggi in audizione alla Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame della proposta di PNRR (Piano Nazionale di ripresa e resilienza) abbiamo chiesto che il Piano recuperi una visione organica di politica industriale, oggi assente.
Per la nostra organizzazione è intervenuta il Direttore Generale Francesca Mariotti che ha sottolineato come gli obiettivi richiesti dall’Unione Europea siano ancora lontani dall’essere soddisfatti.
È indispensabile una governance strutturata che consenta di attuare il Piano e preveda modalità di confronto costante con le parti sociali.
Piano ancora lontano da richieste UE
Il testo fa registrare alcuni passi avanti rispetto alle precedenti versioni, ma rimane ancora lontano dal livello di dettaglio richiesto dalla Commissione Europea.
C’è solo un’allocazione delle risorse per macro-temi e l’individuazione degli obiettivi generali che s’intendono raggiungere, ma mancano i progetti con cui le risorse verranno spese e, per ciascuno di essi, gli strumenti, il cronoprogramma per la sua realizzazione, i costi e gli impatti su PIL e occupazione.
In ogni caso, pur in assenza di una visione complessiva del Sistema Paese, nel Piano si ritrovano indirizzi e misure coerenti con le esigenze del tessuto produttivo, come il rafforzamento del Piano Transizione 4.0 e gli interventi in tema di Ricerca, Sviluppo e Innovazione.
Per governance creare team dedicati coinvolgendo le parti sociali
Evidente la lacuna riguardante la governance del Piano, su cui al momento il testo non contiene indicazioni. Confindustria suggerisce di individuare, per ciascuna linea di intervento, un unico responsabile, con il compito di coordinare un team dedicato, composto dalle migliori professionalità selezionate nelle amministrazioni – centrali e territoriali – coinvolte nella realizzazione dei progetti, così da superare veti e inerzie, anche tra i diversi livelli di governo.
Un ruolo attivo nella governance andrà riconosciuto anche agli attori sociali, il cui coinvolgimento dovrà essere sistematico e non episodico, com’è stato fino a oggi. Chiediamo di colmare questa carenza, condividendo dati e informazioni e ingaggiando in itinere le parti sociali nella valutazione d’impatto dei progetti, oltre che nel monitoraggio degli effetti prodotti.
Insufficienti gli interventi su Lavoro e Politiche attive. Riforma Ammortizzatori urgente e non più procrastinabile
Confindustria rilancia la sua proposta, che punta a valorizzare il capitale umano e l’aumento dell’occupabilità, coniugando la riforma degli ammortizzatori sociali con quella delle politiche attive del lavoro, aprendo al coinvolgimento delle Agenzie private. È necessario impiegare utilmente anche i periodi di riduzione o sospensione dal lavoro con adeguate iniziative di formazione e riqualificazione, garantendo, in altre parole, non solo il sostegno al reddito al lavoratore, ma anche la sua occupabilità.
Manca una visione di politica industriale. Lacune da colmare su energia, patrimonializzazione delle imprese, fisco, export
Diverse le lacune e, soprattutto, manca una visione strategica di politica industriale, col rischio di minare non solo gli ambiziosi obiettivi di transizione digitale ed ecologica, ma anche il rafforzamento delle filiere tecnologiche, determinante per migliorare il nostro posizionamento nelle catene del valore europee e globali.
In tema di efficienza energetica, l’indirizzo di policy è troppo focalizzato sul settore residenziale e terziario. Non emergono specifiche indicazioni sullo sviluppo dell’autoproduzione di rinnovabili a beneficio dei settori industriali. Nella prospettiva di raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica, grave l’assenza dell’idrogeno blue.
Manca anche un capitolo dedicato alla definizione di misure per la patrimonializzazione delle imprese e il loro accesso ai mercati finanziari e dei capitali, aspetti decisivi per riattivare il ciclo degli investimenti.
Frammentari e parziali gli indirizzi di riforma del fisco, che invece dovrebbe restituire equità, semplicità e coerenza al sistema di prelievo. Mancano misure strutturali e di ampio respiro per il sostegno dell’export e alla promozione del made in Italy.
Da Confindustria 3 progetti su capitale umano, riciclo chimico ed economia del mare
Oltre a chiedere di colmare queste lacune, Confindustria propone di arricchire il Piano con tre linee progettuali.
Su capitale umano, per: i) creare STEAM Space in tutte le scuole medie italiane; ii) rafforzare la filiera alternanza-apprendistato; iii) sviluppare gli ITS e la filiera terziaria professionalizzante, strategica per la riduzione dello skill mismatch.
Sul riciclo chimico, per realizzare, attraverso diverse tipologie di trattamento, il riciclo e il recupero dei rifiuti che oggi non valorizziamo, in modo da innalzare le nostre performance in linea con gli obiettivi europei e ridurre i conferimenti in discarica.
Sull’economia del mare, per puntare con decisione sulla transizione tecnologica ed energetica nella mobilità marittima e nella movimentazione logistico-portuale.
Fasiv: Insieme per contrastare l’emergenza Covid 19
AREA AZIENDE
Il Fasiv, approva la proroga della Delibera Covid-19 al 31/03/2021 che prevede, in via straordinaria e in deroga all’art. 6 del Regolamento, il mantenimento della copertura assicurativa dei lavoratori iscritti, dipendenti di Aziende che hanno avuto accesso agli ammortizzatori sociali e che ne inviino documentazione comprovante al Fondo.
AREA RIMBORSI ONLINE FASIV
A fronte della sempre maggiore richiesta da parte dei nostri iscritti, il Fondo Fasiv ha implementato le prestazioni dirette con l’introduzione del RIMBORSO DEI TAMPONI ANTIGENICI/MOLECOLARI per la rilevazione del COVID-19, effettuati nel periodo 01/01/2021 – 30/06/2021.
L’importo massimo rimborsabile è pari ad € 40,00 per iscritto.
Per i lavoratori iscritti al Fasiv, prevediamo dal 31/12/2020 al 31/03/2021, nei casi di accertata diagnosi di COVID-19, confermata e documentata da referto del tampone molecolare effettuato presso i Laboratori di riferimento Regionali, le seguenti prestazioni:
INDENNITA’ GIORNALIERA PER RICOVERO IN CASO DI POSITIVITA’ AL COVID-19 In caso di Ricovero in Istituto di Cura l’Assicurato avrà diritto ad un’indennità di €. 100,00 per ogni notte di ricovero per un periodo non superiore a 50 giorni all’anno (si specifica che la giornata di ingresso e dimissione costituiscono un’unica giornata ai fini della corresponsione della diaria).
DIARIA DA ISOLAMENTO DOMICIALIRE IN CASO DI POSITIVITA’ AL COVID-19 Esclusivamente per la pandemia COVID 19 qualora, secondo le prescrizioni dei sanitari e con attuazione delle disposizioni in esso contenute, si renda necessario un periodo di isolamento domiciliare, a seguito di positività al virus, l’Iscritto avrà diritto a un’indennità di € 30,00 al giorno per 10 giorni all’anno. La diaria giornaliera per isolamento domiciliare verrà corrisposta anche qualora l’Iscritto non abbia preventivamente subito un ricovero.
INDENNITA’ FORFETTARIA A SEGUITO DI RICOVERO PER POSITIVITA’ AL COVID-19 Esclusivamente per la pandemia COVID 19 successivamente alla dimissione l’Assicurato potrà richiedere un’indennità forfettaria pari ad € 1.000, 00. La presente garanzia è aggiuntiva all’art. A “Indennità giornaliera per ricovero in caso di positività al covid-19”.
INDENNITA’ FORFETTARIA A SEGUITO DI RICOVERO IN TERAPIA INTENSIVA PER POSITIVITA’ AL COVID-19 Esclusivamente per la pandemia COVID 19 successivamente alla dimissione e soltanto nel caso in cui durante il Ricovero sia stato necessario il ricorso alla Terapia Intensiva dell’Assicurato, è prevista un’indennità forfettaria pari ad € 2.000, 00. La presente garanzia è aggiuntiva all’art. A “Indennità giornaliera per ricovero in caso di positività al covid-19”.
Ho incontrato il professor Umberto Saccone nella sede della sua società IFI ADVISORY, a Roma, per discutere a partire del suo master presso la Link Campus University su questioni inerenti all’ Intelligence e alla Security. Le questioni emerse vanno oltre il mondo dell’intelligence in senso stretto per affrontare invece questioni delicate in termini di sicurezza aziendale e investimenti.
GIANCARLO CAPOZZOLI: Proprio qualche giorno fa, il premier, l’ex premier ormai, aveva lasciato la delega ai servizi…
Professor U. Saccone: Guardi la questione è semplice e nello stesso tempo complicata. La legge ha previsto che ci sia un sottosegretario. In questi anni passati è accaduto che hanno mantenuto la delega ai servizi alcuni Presidenti del Consiglio. Secondo me è una cosa abbastanza nefasta, per usare un termine forte. L’intelligence ha bisogno di un interlocutore politico, senza soluzione di continuità. Quello che voglio dire è che non è possibile che un direttore del servizio AISE o AISI che sia, per poter condividere delle informazioni strategiche con il vertice politico debba verificare se l’agenda del Presidente del Consiglio gli consente di avere un’interlocuzione veloce. Questo perchè purtroppo l’intelligente e le sue informazioni hanno bisogno di riscontri immediati e di autorizzazioni veloci. Dopo ventiquattr’ore informazioni acquisite, sono già vecchie. Quindi la questione della rapidità è fondamentale. Già si creano delle isteresi all’interno dei servizi, all’interno dei processi interni. Nel corso degli anni si è notevolmente allungata la catena di comando e le informazioni sono già logorate prima di arrivare al direttore del Servizio.
City lights – Europe. Elements of this image furnished by NASA
GC: …e quindi meno male che abbiamo una autorità delegata…
US: Assolutamente si. Forse è giunto addirittura il momento di mettere di nuovo mano alla legge costitutiva. In Italia diventa facilmente datato ogni tentativo di legiferare in questa delicata materia perché si vogliono normare ambiti che non possono esserlo ovvero sarebbe meglio che non lo fossero. Gli Agenti e le norme che li guidano devono continuamente adattarsi al contesto. Le riforme intervenute negli anni sono il frutto di riflessioni fatte nella ricerca di bilanciamenti e garanzie democratiche (legittime) piuttosto che incentrarle sulla professionalità e l’efficienza La questione si pone per esempio nel controspionaggio. Se questa attività viene tolta ad un servizio, come è stato fatto con la legge di riforma del 2007, per essere destinato ad un altro solo in base ad una suddivisione geografica emerge chiaramente come chi ha preso questa decisione forse non sa esattamente come si svolgono le operazioni. Per spiegarci meglio…dunque una “spia” di un altro paese, poniamo la Russia, svolge le sue attività in Italia o comunque al di fuori del suo territorio. Ho detto Russia ma questo vale per ogni paese. Se l’AISE monitora con i suoi agenti l’attività russa nel mondo come può passare l’attività al Servizio interno, l’AISI, quando le attività dell’SVR sono svolte in Italia? Come non si fa a capire che non è una mera questione geografica. Nel passato invece SID prima e SISMI poi erano loro che, in un quadro unitario, assolvevano hai compiti di controspionaggio.
GC: Quindi il controspionaggio era incardinato nel servizio esterno…
US: Esattamente e questo perchè le ambasciate, dove sono le Residenture straniere, in ragione della loro inviolabilità sono considerate parte del territorio dello Stato alle quali appartengono. In questo senso la suddivisione geografica è un problema. Ma lo è anche la suddivisione per materia. Controspionaggio e controterrorismo per esempio non sono così distanti. Oggi sappiamo bene che il terrorismo è uno dei veicoli attraverso il quale alcuni Stati veicolano la loro politica estera, la loro influenza. Pertanto mi viene da dire che questi ambiti non possono essere separati in maniera netta e forse sarebbe il caso di tornare al Servizio unico. Capisco ovviamente che ci debba essere un bilanciamento di interessi ma senza pregiudicare operatività e proiezione verso l’esterno. Per questa ragione il legislatore ha preferito dotarsi di due Servizi. Adesso dalle cronache mi sembra percepire che si è passati a tre e forse se ne voleva creare un quarto relativamente alla minaccia cibernetica.
GC: Per esempio il DIS? Il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza?
US: Le chiedo io se secondo lei il DIS sia un coordinatore tra i Servizi o esso stesso un Servizio a parte. Penso che si è generata una certa confusione. Il DIS si è gonfiato notevolmente negli ultimi tempi, tanto da togliere risorse alle due agenzie. Per questo, secondo me, mi sembra che da una struttura di coordinamento, siamo scivolati in una struttura operativa a tutti gli effetti, che appare di tanto in tanto sulla scena erodendo spazio ai Servizi.
GC: A proposito di territorio… Volevo chiederle qualcosa riguardo alla emergenza sanitaria e alla emergenza sociale. Discutendo con altri analisti ed esperti del settore mi sembra che emerga chiaramente il rischio concreto che il disagio sociale venutosi a creare in seguito alla crisi economica degeneri in una sorta di minaccia interna.
US: Penso che questa valutazione sia corretta. Non le nascondo che sono personalmente molto preoccupato del disagio sociale che si percepisce e che si amplifica attraverso il web contribuendo a generare anche un aumento delle attività criminali. Non solo della grande criminalità organizzata, che già sta raccogliendo tutti i vantaggi possibili che la crisi genera, ma a quel tipo di criminalità predatoria odiosa che colpisce le persone più vulnerabili. Sono certo che sicuramente ne registreremo gli impatti nei prossimi mesi proprio per quel senso di disperazione che si avverte nell’aria anzi nel web. Sembra una equazione matematica e anche senza l’ausilio dell’intelligence si può affermare che il disagio c’è, e la gente dovrebbe essere aiutata con azioni concrete e non con proclami generici che creano aspettative vaghe e tutt’altro che risolutive. Le persone iniziano ad aver fame. Non voglio fare riferimento a modelli diversi dal nostro, però mi sono confrontato con altre realtà europee e la reazione a supporto degli elementi fragili in questi paesi è stata immediata, concreta. Io non sono un negazionista, badi bene. Il governo ha fatto bene a prendere le misure di contenimento. Però contestualmente sarebbe necessario soddisfare quelle classi in crisi altrimenti il danno che subiremo sarà superiore a quello che abbiamo cercato in qualche modo di contenere.
GC: Diceva della criminalità comune…
US: Un’escalation direttamente proporzionata al disagio: più aumenta il disagio più cresce la necessità di delinquere per soddisfare i bisogni primari. C’è il rischio concreto che questa criminalità si trasformi in criminalità violenta. Sarà quello il momento in cui ci sarà davvero da preoccuparsi.
GC: Diceva anche che la criminalità organizzata in qualche modo già sta operando sul territorio…
US: La criminalità organizzata, come ben sa, si manifesta in forme diverse dalla criminalità comune. Opera in forme più sofisticate. Sono tutte situazioni che devono essere gestite in fretta perchè generano ulteriore disagio e conseguentemente comportamenti criminali. Pensi al fenomeno drammatico dell’usura, ad esempio.
GC: Parliamo della sua società, IFI ADVISORY.
US: IFI AD. è una società che è nata incentrando le proprie attività sui bisogni. Sui bisogni, intendo, di quelle aziende che operano nei mercati a rischio. Fino ad oggi questo settore era patrimonio di multinazionali americane britanniche e francesi. E così le aziende italiane dovevano avvalersi di queste società per tutelare i propri assets. Noi abbiamo pensato di creare una società di consulenza che potesse accompagnare le aziende in tutto il mondo e in particolare nei mercati critici. Come può vedere sulla parete dietro le mie spalle c’è una mappa del mondo che rappresenta bene il nostro network di partnership. Ormai riusciamo ad operare in tutte le nazioni.
GC: Lei dice… per favorire le aziende italiane che vogliono muoversi in sicurezza… In termini di studio del mercato e/o verifica reputazionale di eventuali partner…
US: Innanzitutto noi offriamo una verifica reputazionale alle nostre aziende per verificare, specialmente nelle aree dove i livelli di corruzione sono molto elevati, se fare business è eticamente sostenibile. Questo è un primo punto fondamentale. L’altro punto è quello che risponde a tutta una serie di norme nazionali volute dal legislatore per garantire la sicurezza delle persone che vanno ad operare in contesti critici.
GC: E che quindi devono essere supportate.
US: Noi le supportiamo direttamente attraverso la nostra attività di consulenza e attraverso i nostri partner coerentemente alla minaccia.
GC: Mi viene in mente il caso della ragazza Silvia Romano, rapita in Kenya, e poi fortunatamente rilasciata. Lei è stata un po’ lanciata all’avventura, se mi fa passare il termine…
US: In effetti è stata proprio lanciata all’avventura, perchè non è stata fatta dalla ONG Africa Milele, una reale valutazione del rischio. Se l’avesse fatta, la ragazza non sarebbe stata inviata in Kenia senza un adeguato sistema di sicurezza. Ora comunque sono state stabilite delle nuove norme. La commissione consultiva del Ministero del Lavoro è intervenuta affermando che le ONG devono comportarsi esattamente come si comportano le aziende: hanno la responsabilità delle loro donne e dei loro uomini senza se e senza ma. E quindi devono fare una corretta valutazione del rischio e operare di conseguenza con le corrette misure di abbattimento del rischio.
GC: Come la fornite voi appunto…
US: La nostra valutazione del rischio è tecnicamente corretta. L’abbiamo costruita con il Consiglio Nazionale delle Ricerche creando un modello quali-quantitativo che attraverso modelli algoritmici conferisce all’analisi un valore scientifico difficilmente contestabile. Utile e fondamentale per redigere il documento di valutazione del rischio e per mitigare allo stesso tempo gli effetti delle minacce che si manifestano nelle aree più disparate del mondo. E’ in questo modo che accompagniamo le nostre aziende con un supporto continuativo attraverso gli analisti della nostra sala operativa.
GC: Il rischio in alcune aree è anche legato alla sottovalutazione evidentemente di una minaccia…
US: Guardi il discorso è molto semplice. Bisogna tener presente che nella percezione del rischio esiste una discrepanza tra la percezione soggettiva del rischio e la valutazione oggettiva. Capita che le persone a volte temano delle attività che non sono in realtà pericolose e non temano, invece, delle attività che potrebbero avere conseguenze molto drammatiche. Noi con le nostre attività cerchiamo di fornire una valutazione oggettiva che correttamente possa orientare comportamenti corretti.
GC: Lei ha portato questa sua expertise anche all’interno del Master su Intelligence e security che tiene presso la Link Campus
US: Ho insegnato alla Link Campus, alla Luiss, alla Cattolica ed in altre Università. Trasferire il proprio know how, frutto dell’esperienza e di un percorso di vita è sempre qualcosa di interessante. Portare le conoscenze è molto gratificante. Conoscenze acquisite in 40 anni di attività tra pubblico e privato. E’ in questa ottica che l’Università Link Campus mi ha chiesto di strutturare un master. Sono convinto che dopo l’università e prima di entrare nel mondo del lavoro ci debba essere un’area di decantazione nella quale i problemi tendono ad assumere proporzioni più chiare e dove si possa fornire agli studenti gli strumenti reali di professionalità e competenza in modo che il passaggio università – azienda diventi un passaggio virtuoso e utile per risultare appetibili ed interessanti per il mercato. Ma ho pensato che dovesse essere necessario anche qualcos’altro. Al di là della strutturazione di questo master universitario abbiamo studiato la possibilità di offrire agli studenti l’opportunità di ottenere tutta una serie di certificazioni dell’Ente Italiano di Normazione (“UNI”) che permettono agli studenti di poter acquisire, al di là del master appunto, alcune qualifiche che ne certificano professionalità e competenza. Penso alla norma UNI 10459 relativa alla professione di Security Manager o la UNI 11697 per la qualifica di Data Protection Officer.
GC: Chi sono i docenti del master, a parte lei?
US: Una serie di docenti che si sono formati in aziende private e quindi hanno acquisito competenze sul campo o sono cultori di determinate materie che possono dare effettivamente un valore aggiunto a questo master. Una parte del corso, ad esempio quello che riguarda la sicurezza della navigazione, lo facciamo con ufficiali del Comando Generale delle Capitanerie di Porto.
GC: Master Intelligence e Security. In che modo c’entra l’intelligence e come?
US: Sintetizzando potremmo dire che l’intelligence ha più facce. Da una parte può rappresentare una minaccia e allora chi lavora in una azienda e gestisce la sicurezza deve conoscere come si comportano i Servizi o come le società di intelligence private sono a caccia di know how strategici. Quindi tenere un corso sull’intelligence è una maniera per garantire all’azienda di governare questa tipologia di rischio. Poi c’è l’altro aspetto dell’intelligence: quello in cui si insegna a sfruttare adeguatamente le opportunità, a verificare chi sono i nostri competitor, ed acquisire sul mercato vantaggi competitivi. E’ o non è una attività di intelligence poter sapere se un nostro fornitore o un nostro potenziale cliente hanno delle vulnerabilità?
GC: Perchè altrimenti si espone l’azienda a quei danni reputazionali a cui faceva cenno prima…
US: Dunque: l’aspetto informativo è sicuramente cruciale. E le chiedo chi lo può svolgere bene. Le rispondo io: chi ha un minimo di competenza e metodologia per portare avanti questa attività.
GC: Scusi la provocazione: non c’è il rischio di voler sembrare di formare agenti segreti?
US: Assolutamente no. Noi formiamo con questo master persone che devono affacciarsi al mondo del lavoro. Da parte nostra non c’è nessuna presunzione di formare agenti segreti. L’intelligence italiana ha delle modalità di reclutamento che sono proprie dell’intelligence. Non è un mercato al quale rivolgersi per dare un’opportunità agli studenti. La nostra formazione è finalizzata al mondo del business e della sua internazionalizzazione. Nel nostro ambito, nel nostro master alla Link Campus, l’intelligence viene trattata come materia di studio in riferimento a quanto le ho detto prima. Non vogliamo creare aspettative che non verranno mai realizzate. Il mondo dell’intelligence ha la sua scuola per i suoi agenti e la sua formazione con modalità che sono propri delle agenzie.
GC: Il master invece vuole fornire reali opportunità agli studenti. In che termini dunque?
US: In Italia la figura del Security manager sta emergendo molto, tanto per fare un esempio. Le aziende oggi sanno che devono dotarsi di risorse e che abbiano determinate competenze. Noi vogliamo fornire delle opportunità in questo mercato in forte crescita. Il nostro master dà la chiave d’accesso ad un mondo del lavoro di nicchia e altamente specializzato.
GC: Quale è il percorso di studi migliore secondo lei per formarsi in questo senso?
US: Abbiamo studenti provenienti da diverse facoltà. Sicuramente Giurisprudenza, Economia, Scienze Politiche. Ma non le nascondo che facoltà come Ingegneria e Matematica, forniscono un percorso di studi importanti per alcune tematiche che la Security è chiamata a sviluppare come le analisi per la valutazione del rischio.
GC: Rischi sul campo intende?
US: Ovviamente si. La famiglia dei rischi è molto ampia e la misurazione del rischio segue dinamiche logico matematiche che partendo dalla minaccia definisce le modalità con le quali si cerca di mitigare il rischio. In primis dunque conoscere i contesti e saperli analizzare con competenza per saper governare adeguatamente il rischio.
GC: La questione della probabilità per studiare il livello di rischio è fondamentale…
US: Si studia a partire dall’esame dei trend. Se ad esempio, hanno attaccato sempre una certa ambasciata ogni anno negli ultimi anni, è estremamente probabile che continueranno ad attaccarla. Se non è mai stata attaccata la valutazione è che quel posto è abbastanza tranquillo. Eppure ciò non esclude ovviamente che un evento straordinario possa effettivamente accadere. Noi formiamo gli studenti su questi temi e insegniamo, oltre a prevedere i rischi con la giusta competenza, anche a gestirli e sfruttare, se ci sono, le opportunità che ogni rischio può generare.
GC: …ad ogni cambiamento bisogna rifare il documento di valutazione dei rischi…
US: Ad ogni variazione della funzione di rischio, minaccia probabilità impatto e vulnerabilità, bisogna rifare il documento perché sono cambiati i parametri di riferimento.
GC: Tra i clienti di IFI Advisory ci sono le maggiori aziende italiane, Eni Enel Cassa depositi e prestiti, Bonatti, Banche. Tanti clienti.
US: Tutti i maggiori player italiani sono nostri clienti. La nostra azienda è centrata sui bisogni e la precedente esperienza in una multinazionale mi ha fornito gli strumenti per rispondere alle varie richieste che pervengono dal mondo industriale. Comunque ancora tanta strada da fare sia sotto il piano formativo sia sotto quello normativo. Una delle battaglie che mi piacerebbe poter vincere è quella della defiscalizzazione degli oneri della sicurezza. Non possiamo pretendere che una azienda investa in sicurezza surrogando quelle che dovrebbero essere le competenze dello Stato senza che questo ne condivida gli oneri. In un sistema virtuoso lo Stato ti impone di avere un sistema di sicurezza idoneo ma contemporaneamente ti offre delle opportunità fiscali che ti consentono di poter fare investimenti talvolta molto onerosi. Credo che sia un aspetto importante che il legislatore deve capire.
GC: Come è strutturata la vostra azienda?
US: Cerchiamo di migliorarci come imprenditori, sempre. Oggi siamo proprietari di due piattaforme e di una sala operativa dove degli analisti forniscono supporto ai nostri clienti in ogni angolo del mondo. Forniamo senza soluzione di continuità alert di sicurezza, intelligence tattica e personale di supporto in area.
GC: I vostri analisti sono ragazzi e ragazze multilingue…
US: Le nostre persone sono ovviamente multilingue molto skillati e in grado di supportare le aziende in tutte le aree del mondo. I nostri partner invece mettono a disposizione e forniscono uomini sul territorio e seguono le attività in loco. Non abbiamo contractor italiani e la nostra sicurezza è affidata a partner stranieri con requisiti di grande affidabilità che verifichiamo in continuità. Pronti a sostituirli nel momento che non soddisfino più i nostri requisiti.
Istat: on line l’indagine sulla stima della fiducia dei consumatori e delle imprese (gennaio 2021)
Gli indici del clima di fiducia mostrano a gennaio modeste variazioni, in diminuzione per l’indice di fiducia dei consumatori e in aumento per quello delle imprese, trainato dal settore dei servizi, dalle aspettative sull’occupazione nelle costruzioni e da quelle sulle vendite nel commercio al dettaglio.
Per quanto attiene ai consumatori, sono in peggioramento i giudizi sulla situazione economica generale e le attese sulla disoccupazione; recuperano, invece, per il secondo mese consecutivo le aspettative, sia sulla situazione economica generale, sia su quella familiare.