Ministero del Lavoro: Incentivi per startup green e digital, firmato il decreto attuativo

Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro per gli Affari Europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy e il Ministro dell’Economia e delle Finanze ha firmato il decreto che attua gli incentivi all’autoimpiego nei settori strategici per lo sviluppo di nuove tecnologie e la transizione digitale ed ecologica (art. 21 del Decreto Legge Coesione, convertito con modificazioni nella legge 4 luglio 2024 n. 95). Il provvedimento è stato trasmesso al vaglio degli organi di controllo, superato il quale potrà essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Al suo interno si definiscono i criteri di qualificazione necessari alla richiesta del beneficio da parte dell’impresa che opera nei settori strategici individuati e le modalità di accesso. Più nel dettaglio, per ottenere il beneficio sono rilevanti i valori medi percentuali degli investimenti in tecnologie green e digitali sul totale delle risorse investite dall’impresa, la media della domanda di lavoro e i valori medi di competitività delle imprese per ogni singolo dipendente rispetto a ricavi totali, salario medio, investimento totale e in tecnologie digitali e green.

“Le transizioni nel mondo del lavoro impegnano tutti noi nel rintracciare forme e strumenti innovativi – afferma il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone – e con questo decreto attuativo sosteniamo lo sforzo dei nostri giovani, che investendo sull’impegno personale in settori strategici in ambito green e digitale mettono a disposizione della collettività nuova linfa per disegnare l’Italia del futuro, creando potenziale nuova occupazione“.

Il decreto riconosce 2 tipologie di contributi. Il primo specifico sull’attività imprenditoriale dedicato alle persone disoccupate con meno di 35 anni, che tra il primo luglio 2024 e il 31 dicembre 2025 avviino un’impresa in Italia nei settori individuati come strategici dal decreto attuativo. Per loro è previsto un contributo di 500 euro mensili, liquidati annualmente in forma anticipata dall’Inps, per massimo 3 anni e comunque non oltre la fine del 2028. Il secondo è dedicato alle assunzioni di under 35, con contratti a tempo indeterminato, in queste nuove realtà: fino a 800 euro mensili per ciascun dipendente a titolo di esonero contributivo totale per i contratti siglati tra il primo luglio 2024 e il 31 dicembre 2025, sempre per 3 anni e al massimo fino al 31 dicembre 2028. Restano a carico del datore di lavoro premi e contributi dovuti all’Inail. L’incentivo è riservato alle piccole imprese e non si applica ai rapporti di lavoro domestico e a quelli di apprendistato. L’esonero inoltre non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento ma compatibile, senza riduzioni, con la maxi-deduzione per nuove assunzioni introdotta dalla riforma dell’Irpef (art. 4 del D.Lgs. n. 216/2023) e prorogata fino al 2027. Le domande di ammissione dovranno essere presentate esclusivamente per via telematica all’Inps che ne verificherà l’ammissibilità e in caso di esito positivo quantificherà gli importi fruibili per ogni anno dal datore di lavoro.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Aperta la consultazione pubblica per le “Linee guida sull’IA nel mondo del lavoro”

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha avviato la stesura delle “Linee Guida per l’Implementazione dell’Intelligenza Artificiale (IA) nel Mondo del Lavoro”: un documento innovativo pensato per aiutare imprese, lavoratori, enti di formazione e intermediari a sfruttare appieno le potenzialità dell’IA, in modo etico, responsabile e centrato sulla persona che sarà oggetto di dialogo anche con le parti sociali. L’obiettivo è favorire produttività, efficienza, benessere e sicurezza in ogni ambiente di lavoro, nel rispetto della dignità individuale e collettiva.

Per raggiungere un risultato il più completo possibile, il Ministero invita tutte le parti interessate a prendere parte a una consultazione pubblica sulla prima bozza del documento.

Attraverso il Portale ParteciPA chiunque potrà inviare suggerimenti, commenti e indicazioni su aspetti tecnici, normativi o di applicazione pratica. Questo percorso partecipativo valorizza l’esperienza e la prospettiva di tutti gli stakeholder, rendendo il processo di definizione delle Linee Guida un vero e proprio esempio di co-design istituzionale.

Al termine della fase di raccolta delle proposte e delle osservazioni da parte degli stakeholder interessati, fissata per il 21 maggio 2025, il Ministero valuterà con attenzione ogni proposta: i contributi più significativi verranno integrati nel testo, citando e ringraziando esplicitamente gli autori.

Partecipare significa contribuire a costruire un futuro del lavoro in cui l’IA sia una straordinaria leva di sviluppo e anche uno strumento di crescita inclusivo e rispettoso del valore umano.

Per aderire alla consultazione clicca qui

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Furto sventato a Corridonia: l’efficacia della vigilanza privata al servizio della sicurezza collettiva

E’ di qualche giorno fa la notizia di un furto sventato a Corridonia, in provincia di Macerata, ad opera degli operatori di vigilanza privata di Axitea. Non possiamo che complimentarci per l’efficacia del sistema di videosorveglianza del nostro associato e per la prontezza d’intervento delle guardie giurate che hanno saputo gestire con professionalità una situazione potenzialmente pericolosa. Episodi come questi dimostrano quanto sia necessaria una sinergia efficace tra le forze dell’ordine e la vigilanza privata. Sistemi di videosorveglianza di ultima generazione, presidio attivo sul territorio e capillarità d’azione devono essere messi a disposizione della collettività. E’ essenziale quindi che questi strumenti trovino spazio all’interno di protocolli d’intesa con le amministrazioni pubbliche, per una sicurezza condivisa e integrata. 

Qui gli articoli di stampa: https://www.corriereadriatico.it/macerata/corridonia_ladri_tentano_furto_agrimeccaniche_ultime_notizie_oggi-8731875.html

Confindustria: Incertezza e dazi deteriorano il quadro anche se scendono i tassi e i prezzi dell’energia

Dalla pagina ufficiale del Centro Studi CONFINDUSTRIA.

Di seguito il link per leggere il comunicato completo.

Più ostacoli che spinte. Il PIL italiano è atteso in crescita modesta nel 1° trimestre 2025: i servizi frenano e l’industria rallenta il calo. Prosegue il taglio dei tassi ma l’ondata di incertezza generata dai continui annunci sui dazi e i dazi stessi frenano scambi e, con l’instabilità dei mercati finanziari, decisioni di spesa e investimento. Unico effetto collaterale positivo: scende il costo dell’energia.

Borse in ribasso. Brusca correzione dei listini azionari negli USA e in Europa, innescata dall’introduzione dei dazi USA, seguita da recuperi parziali negli ultimi giorni di contrattazioni: -6,2% finora questo mese l’indice S&P, -8,8% il FTSE italiano. Dopo il marcato rialzo del 2023-2024, comunque, le quotazioni sono ancora molto alte: negli USA +83% dalla media 2019, in Italia +60%.

Energia meno cara. Il prezzo del gas in Europa (TTF) è sceso a 37 €/mwh in media in aprile, da 50 a febbraio, pur restando ben sopra i 14 del 2019; ribasso analogo per l’elettricità (PUN), a 108 €/mwh in aprile, da 150 a febbraio; e anche il petrolio è meno caro: 70 $/barile, da 75. L’inflazione è attesa scendere in Italia, dopo essere salita a marzo a +2,0% da +0,7% a settembre 2024, a causa del rincaro degli energetici (+3,2% annuo da -8,7%); la core è in discesa (+1,5% da +1,8%).

Tassi giù. La BCE ha tagliato i tassi anche in aprile (al 2,25%, dal picco di 4,00%), contando su un’inflazione (al netto dell’energia) attesa al target; i mercati si aspettano gli ultimi tagli entro il 2025 e poi lo stop nel 2026. Il tasso pagato dalle imprese Italiane è già sceso a 3,99% a febbraio, da 5,59%.

Preoccupano gli investimenti. A marzo si è deteriorato per il secondo mese il clima di fiducia, scendendo sotto la media del 2024. È aumentata l’incertezza di politica economica, che frena le scelte di investimento delle imprese. I giudizi sulle condizioni per investire nel 1° trimestre 2025 peggiorano rispetto a fine 2024, sia nei servizi che nelle costruzioni, mentre restano quasi invariati nell’industria.

Consumi deboli. Nel 4° trimestre 2024 si è avuta una correzione al ribasso del reddito reale delle famiglie (-0,6%), limitando l’espansione annua a +1,2%; è scesa verso valori pre-pandemia la quota di risparmio (8,5% da 9,1%), favorendo i consumi. Indicatori negativi a inizio 2025: a febbraio le vendite al dettaglio sono rimaste ferme (+0,1% gli alimentari); a marzo è caduta la fiducia delle famiglie.

Più lavoro. Prosegue nei primi mesi del 2025 la crescita occupazionale, nonostante il rallentamento dell’attività economica. Su base bimestrale, il numero di occupati è cresciuto dell’1,0%, oltre 230mila unità, rispetto al 4° trimestre 2024. Continua anche il calo della disoccupazione. Mentre il rialzo del numero di inattivi va letto con cautela, perché rappresenta un’inversione di tendenza rispetto al calo che era evidente da novembre 2024; i dati mensili sono però spesso soggetti a revisioni.

Servizi in frenata. Il turismo ha iniziato bene il 2025: +7,1% annuo a gennaio la spesa dei viaggiatori stranieri. Negativi, però, gli altri indicatori per i servizi: a febbraio, RTT (CSC-TeamSystem) segnala un forte calo del fatturato del settore; a marzo, l’HCOB-PMI indica un’espansione più moderata (52,0 da 53,0); la fiducia delle imprese si è ridotta in ciascuno dei primi tre mesi del 2025.

Industria: con i dazi rischio crisi strutturale. A febbraio la produzione è calata (-0,9%), dopo il rimbalzo a gennaio (+2,5%). La variazione acquisita nel 1° trimestre è positiva (+0,4%) dopo 5 trimestri in calo. RTT indica un calo profondo del fatturato a febbraio, il PMI segnala ancora flessione a marzo (46,6 da 47,4), la fiducia peggiora. I dazi agiranno negativamente principalmente sul manifatturiero.

Eurozona: l’industria inciampa in Spagna. La variazione della produzione nel 1° trimestre, acquisita a febbraio, indica un lieve recupero in Germania (+0,4%), un calo in Francia (-0,2%) e una contrazione in Spagna (-0,6%). Il PMI manifattura, negativo a marzo per tutta l’Eurozona, conferma questa debolezza, con la Spagna scesa poco sotto la soglia di espansione per il secondo mese consecutivo.

Buona la crescita USA prima dell’annuncio dei dazi. A marzo, la produzione industriale è diminuita (-0,3%), sotto le aspettative, ma il 1° trimestre 2025 ha chiuso in netto miglioramento (+1,3%, da -0,3% nel 4° 2024). Anche le vendite al dettaglio sono salite in modo rilevante (+1,4%, da +0,2%), sebbene il forte calo della fiducia dei consumatori faccia presagire una flessione nei prossimi mesi. Migliorata molto la dinamica degli occupati (+228mila unità a marzo, da +117mila).

Cina: effetto frontload. A marzo la manifattura accelera al ritmo più alto degli ultimi quattro mesi, spinta da nuovi ordini, soprattutto esteri. L’export ha segnato un +12% annuo, per anticipare l’entrata in vigore dei dazi. Nei prossimi mesi, quindi, è attesa una frenata della domanda estera, che renderà sfidante l’obiettivo di crescita del PIL “intorno al +5%”. La Cina potrebbe puntare a ottenere una riduzione dei dazi facendo leva su export di beni strategici verso gli USA (terre rare), ora bloccato.

Dazi: forte l’impatto su crescita mondiale e italiana.

Dazi USA in continua evoluzione. Il presidente Trump ha sospeso fino al 9 luglio i dazi “reciproci” imposti a un ampio gruppo di paesi (al 20% per l’UE). Restano in vigore però le tariffe del 10%, dal 2 aprile, su gran parte degli acquisti USA dall’estero. Sono esclusi, per il momento, alcuni prodotti strategici (farmaceutici, rame e semiconduttori, alcuni minerali, energia) e parte dei beni da Canada e Messico. Viceversa, sono colpiti da dazi al 25% tutti gli acquisti USA di acciaio e alluminio e quelli di autoveicoli e componenti (dal 3 maggio). Le barriere tra Stati Uniti e Cina hanno raggiunto livelli record: 145% sui beni cinesi, 125% su quelli americani. Aumentano anche le barriere non tariffarie: la Cina ha interrotto l’export di terre rare e l’import di Boeing. Nel complesso, l’aumento dei dazi è stimato pari a circa il 28% sull’import USA, maggiore di quello dello Smoot-Hawley Act del 1930 (dal 13% al 20%), che generò una guerra commerciale mondiale.

Forte l’impatto sull’economia USA. I dazi sono una tassa applicata su una parte consistente degli acquisti USA di beni di consumo, intermedi e di investimento (l’import di beni è pari all’11,3% del PIL e al 38,3% della produzione industriale): spingono in alto i prezzi e frenano la domanda interna. L’incertezza sulle politiche USA, ai massimi, riduce la fiducia degli operatori e genera volatilità sui mercati finanziari. La quotazione dell’oro, bene rifugio per eccellenza, è cresciuta del 21,7% finora nel 2025 rispetto al 2024. Il dollaro si è deprezzato del 5,6% sull’euro in metà aprile (da 1,08 a 1,14), amplificando l’impatto dell’inflazione importata.

Commercio mondiale stagnante. Un’elevata incertezza globale di politica economica (+80% nel 2025 sul 2024) frena l’attività commerciale e di investimento delle imprese all’estero. Aspettative di minore domanda globale sono incorporate anche nel recente calo delle quotazioni delle commodity. Secondo stime del Centro Studi Confindustria, il commercio mondiale è atteso ristagnare nel biennio 2025-2026 (-2,0/2,5 punti percentuali rispetto alle previsioni di primavera), in assenza di ulteriori spirali negative sui mercati finanziari internazionali. Inoltre, il sostanziale disaccoppiamento tra il maggiore importatore globale (negli USA il 13,1% dell’import mondiale nel 2023) e il primo esportatore (dalla Cina il 14,2% dell’export) determinerà una profonda ricomposizione delle filiere globali, con una perdita di efficienza e maggiori costi di produzione.

Complessi i canali di trasmissione alle economie UE. In prospettiva, un crollo delle quote cinesi nell’import USA (già a 13,3% nel 2024, da 21,5% nel 2017) può favorire le vendite europee, in un mercato però debole e più chiuso agli scambi con l’estero. Peraltro, nel caso dei dazi nel 2018-2019 (Trump I) i maggiori beneficiari sono stati altri paesi in Asia (Vietnam) e America (Messico), anche per strategie di triangolazione e rilocalizzazione produttiva degli esportatori cinesi. Inoltre, la sovraproduzione cinese sarà ridirezionata verso il resto del mondo: in Europa saranno necessarie misure di salvaguardia e antidumping per frenare, parzialmente, una pressione competitiva deflazionistica. Infine, il rischio maggiore, nel medio-lungo periodo, è la perdita di capacità produttiva in Europa, attraverso lo spostamento di fasi produttive negli Stati Uniti.

Profonde le connessioni italiane. Gli Stati Uniti sono la prima destinazione extra-UE di beni, servizi e IDE italiani. Detengono il primato sia come localizzazione delle imprese industriali controllate da quelle italiane, che come paese di provenienza di multinazionali in Italia. Il manifatturiero genera la quasi totalità dell’export italiano negli USA, pari a più di un decimo delle vendite manifatturiere all’estero (10,8%). Secondo stime del CSC, le vendite negli USA attivano, direttamente e indirettamente, quasi il 7% della produzione manifatturiera italiana (circa 90 miliardi di euro). I settori più esposti sono farmaceutico, autoveicoli, macchinari.

Impatto sulla crescita italiana. In base a una simulazione CSC, dazi e incertezza causeranno una minore crescita di -0,3% del PIL italiano nel 2025-2026, a causa di una più bassa dinamica dell’export di beni (-1,2%) e degli investimenti in macchinari (-0,4%). È da evitare una ritorsione tariffaria UE sugli acquisti dagli USA, che impatterebbe sui prezzi e sulla fiducia di famiglie e imprese, con un’ulteriore frenata del PIL. Cruciale, invece, concludere nuovi accordi commerciali UE con altri importanti partner economici (Mercosur, India).

Il Friuli Venezia Giulia finanzia la vigilanza privata: il plauso di ASSIV

Articoli

Esprimiamo come ASSIV il nostro apprezzamento per l’iniziativa della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha approvato una legge che dispone un significativo finanziamento per sostenere l’impiego di servizi di sicurezza privata nel territorio. Questo stanziamento è destinato a Comuni, associazioni di categoria e consorzi di operatori economici per l’attivazione di servizi di vigilanza privata a tutela delle attività produttive e delle aree urbane.

Il contributo mira a supportare le amministrazioni locali e le realtà economiche nell’implementazione di servizi di vigilanza privata, rafforzando così la sicurezza sul territorio.

Tali misure rappresentano un passo significativo verso la creazione di un sistema di sicurezza integrato ed efficiente. La collaborazione tra istituzioni pubbliche e operatori della vigilanza privata è infatti fondamentale per garantire la sicurezza delle comunità locali. In questo contesto, ci impegneremo nei prossimi mesi a promuovere iniziative analoghe in altre regioni italiane, favorendo l’adozione di politiche che valorizzino il ruolo della vigilanza privata nella tutela del territorio.

Continueremo quindi a lavorare in sinergia con le istituzioni locali e nazionali per promuovere l’adozione di misure che rafforzino la sicurezza urbana, valorizzando il contributo fondamentale degli operatori della vigilanza privata nella costruzione di comunità più sicure e resilienti.

Qui gli articoli di stampa:

https://www.nordest24.it/approvato-ddl-per-regolare-rapporti-finanziari-tra-regione-fvg-e-camere-di-commercio

https://www.triesteprima.it/cronaca/vigilantes-contributo-fvg.html

Santa Maria del Cedro, attivata la vigilanza notturna. ASSIV: La prevenzione sia la priorità

L’amministrazione comunale di Santa Maria del Cedro, in provincia di Cosenza, ha recentemente attivato un servizio di vigilanza notturna, una decisione che merita apprezzamento per l’attenzione rivolta alla sicurezza dei cittadini. Tale iniziativa è stata intrapresa in seguito a un grave episodio di violenza avvenuto presso la stazione ferroviaria della frazione di Marcellina, dove un giovane è stato brutalmente aggredito da un gruppo di coetanei.

Questo servizio prevede il pattugliamento armato e la sorveglianza di vari immobili comunali, tra cui sedi istituzionali, scuole, impianti sportivi e la stessa stazione ferroviaria. L’obiettivo dichiarato è monitorare il territorio e segnalare eventuali situazioni di pericolo, al fine di prevenire ulteriori episodi di violenza e garantire il decoro urbano.

Tuttavia, è importante riflettere sul fatto che spesso l’implementazione di misure di sicurezza avviene solo dopo il verificarsi di eventi drammatici. La prevenzione dovrebbe essere al centro delle politiche pubbliche, con l’adozione di strategie proattive che anticipino possibili situazioni di rischio. Investire in programmi educativi, promuovere attività sociali e culturali, nonché potenziare la presenza delle forze dell’ordine sul territorio, coadiuvate dalla sicurezza privata, sono azioni che possono contribuire a creare un ambiente più sicuro e coeso, riducendo la necessità di interventi reattivi.

Auspichiamo quindi come Assiv che in futuro si possa puntare maggiormente sulla prevenzione, adottando misure che impediscano il verificarsi di simili episodi e garantiscano una sicurezza duratura per tutta la comunità.

Qui gli articoli di stampa: https://www.quicosenza.it/news/tirreno/marcellina-ragazzo-aggredito-brutalmente-alla-stazione-attivato-il-servizio-di-vigilanza-notturna

Sicurezza nelle stazioni: interventi più incisivi sul territorio cremonese

Illustrati in prefettura durante il comitato ordine e sicurezza pubblica

La situazione della sicurezza delle stazioni ferroviarie e delle aree adiacenti e l’individuazione di misure di vigilanza più incisive, modulate sulle specifiche esigenze del territorio di Cremona.

Questi i temi principali trattati nel corso della riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduta dal prefetto Antonio Giannelli, che segna un’ulteriore tappa nel percorso, coordinato dalla prefettura, finalizzato a garantire maggiore tutela a cittadini, operatori e utenti dei mezzi di trasporto provinciale, in attuazione a specifiche direttive del Ministro dell’Interno.

Tra gli interventi in campo è stato previsto il potenziamento dei servizi di vigilanza da parte delle Forze di Polizia presso le stazioni ferroviarie del territorio e nella limitrofa stazione autolinee e l’implementazione di impianti di videosorveglianza e di tornelli.

Fonte: Ministero dell’Interno

Convenzione FASIV – Salmoiraghi & Viganò e Grand Vision

Tutti gli iscritti FASIV possono beneficiare della convenzione con Salmoiraghi & Viganò e Grand Vision.

Salmoiraghi & Viganò e Grand Vision riservano delle condizioni agevolate e dei servizi esclusivi in favore di tutti gli iscritti FASIV e loro familiari in tutti i punti vendita delle due insegne.

Sotto potete trovare gli sconti dedicati:

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  • Lenti da vista graduate (senza montatura): Sconto 30%
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  • Lenti a contatto: Sconto 50% sulla seconda confezione acquistata
  • Colliri e Soluzioni (compreso spray antifog): Sconto 10%

Inoltre, all’interno dei punti vendita Salmoiraghi & Viganò e Grand Vision, ed anch’esse soggette agli sconti sopraelencati, è possibile acquistare anche le lenti Transitions® GEN S™, la nuova lente intelligente alla luce, nella categoria fotocromatica da chiare a scure. Transitions® GEN S™ è disponibile in 8 colori esclusivi, incluso il nuovo Transitions® GEN S™ Ruby.

Anche per questa tipologia di lenti, come per le altre, saranno validi gli sconti esclusivi dedicati in quanto iscritti a FASIV, cumulabili con le altre promo in corso.

È, INOLTRE, ATTIVO IL BONUS PREVENZIONE: (solo nei negozi Salmoiraghi & Viganò): Consiste nell’erogazione di uno sconto pari al costo della visita oculistica fino ad un massimo di 100 euro sull’acquisto di un occhiale da vista o da sole graduato che comporti una spesa minima di 300€ pre-sconto; tale sconto è cumulabile con altre promozioni in corso nel punto vendita; Attivo per tutti gli iscritti FASIV ed i loro familiari.

Pavia, il 16 aprile parte l’Operazione Primavera con il piano sicurezza in città

Misure preventive adottate per favorire l’equilibrio tra aggregazioni giovanili e tranquillità pubblica, anche nelle ore notturne

Pianificata in prefettura, durante il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, l’Operazione Primavera, al via dal 16 aprile. 

L’iniziativa mira a promuovere comportamenti corretti, evitando situazioni come schiamazzi o atti di vandalismo, per favorire la sicurezza nelle zone della città più frequentate dalla movida, dai giovani e dai clienti di bar e locali.

La presenza delle Forze di polizia si concentrerà nel centro storico, nelle zone della stazione, autostazione e Minerva, con pattuglie a piedi il mercoledì, venerdì e sabato dalle ore 15 allo 18, e nel centro cittadino con pattuglie motorizzate dalle 22 alle 2. Saranno sorvegliate anche le principali vie della città, con particolare attenzione ai luoghi di passaggio di cittadini e pendolari.

La prefettura ha disposto la prosecuzione di controlli intensivi ad “alto impatto” nel capoluogo e in provincia. Nell’ultimo anno, a Pavia, dodici operazioni interforze hanno portato a controllare 813 persone (di cui 120 con precedenti), 167 veicoli e 33 locali pubblici, con 17 sanzioni per violazioni amministrative o fiscali e due sospensioni di licenze per pubblici esercizi.

Fonte: Ministero dell’Interno

Periodo di prova: i contratti possono solo ridurre la sua durata. Le indicazioni del Ministero del Lavoro

Negli ultimi anni vi è stata una stratificazione normativa per disciplinare la durata del periodo di prova nei contratti a tempo determinato.

La direttiva UE 2019/1152, al fine di garantire la trasparenza e la prevedibilità delle condizioni di lavoro, ha previsto l’obbligo per gli Stati membri di introdurre misure, a carico dei datori di lavoro, per rendere edotti i propri dipendenti riguardo le condizioni applicabili al proprio rapporto di lavoro, tra queste anche la disciplina del periodo di prova con l’introduzione di un principio di ragionevole durata commisurata alla natura e alla durata del rapporto.  

In attuazione della direttiva, è intervenuto il D.Lgs. 27 giugno 2022 n. 104 (cd. Decreto Trasparenza) con l’art. 7, comma 2, il quale, nel fissare la durata massima del periodo di prova in sei mesi salvo una durata inferiore prevista dai contratti collettivi ( comma 1 ), riporta né più né meno quanto previsto dalla direttiva (“Nel rapporto di lavoro a tempo determinato, il periodo di prova è stabilito in misura proporzionale alla durata del contratto e alle mansioni da svolgere in relazione alla natura dell’impiego. “ ) senza fornire indicazioni sui possibili criteri da applicare per effettuare il riproporzionamento sulla base di tre fattori : durata del rapporto ; mansioni  e natura dell’impiego.

Il principio della proporzionalità della durata del periodo di prova , seppur astrattamente condivisibile, non ha un’univoca applicazione pratica, in quanto soggetto a un margine di interpretazione con conseguenti, e inevitabili, difformità applicative.

Per far fronte a tale incertezza, recentemente è intervenuto il Collegato Lavoro ( art. 13 della Legge 203/2024 ), stabilendo quanto segue :

All’articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 27 giugno 2022, n. 104, dopo il primo periodo sono inseriti i seguenti: «Fatte salve le disposizioni più favorevoli della contrattazione collettiva, la durata del periodo di prova è stabilita in un giorno di effettiva prestazione per ogni quindici giorni di calendario a partire dalla data di inizio del rapporto di lavoro. In ogni caso la durata del periodo di prova non può essere inferiore a due giorni né superiore a quindici giorni, per i rapporti di lavoro aventi durata non superiore a sei mesi, e a trenta giorni, per quelli aventi durata superiore a sei mesi e inferiore a dodici mesi».

Nonostante le intenzioni del Legislatore, però, anche quest’ultima previsione presenta delle criticità, sia in riferimento al rinvio alle “disposizioni più favorevoli della contrattazione collettiva”, sia in riferimento ai periodi minimi e massimi del periodo di prova previsti dal Legislatore. Il Ministero del Lavoro ha quindi tentato di superare tali criticità con la pubblicazione della circolare n. 6 del 27.03.2025 ma le soluzioni interpretative prospettate non convincono in tutto per tutto e alcune rischiano di generare contenzioso.

Limiti minimi e massimi per contratto a termine – Il legislatore ha voluto quantificare il periodo di prova fissandone la durata, ferma restando la possibilità della contrattazione collettiva di introdurre disposizioni più favorevoli ( il legislatore non individua il livello di contrattazione il riferimento è quindi al CCNL  applicato al rapporto ). A ciò si aggiunge l’introduzione di un limite minimo per la prova pari a 2 giorni di effettiva prestazione e dei limiti massimi pari a 15 giorni per i rapporti a termine di durata non superiore a 6 mesi e 30 giorni per quelli compresi fra i 6 e i 12 mesi. In merito il Ministero precisa che i limiti massimi, a differenza di quelli minimi, non possono essere derogati neppure dalla contrattazione collettiva, atteso il principio generale che preclude alla contrattazione di introdurre disposizioni peggiorative delle condizioni di lavoro rispetto la disciplina legale.

L’interpretazione ministeriale non convince tanto più se si considera che nei passaggi successivi la circolare fornisce anche criteri per valutare quali siano le “ disposizioni più favorevoli “. Il Ministero del Lavoro richiama il principio generale del “ favor prestatoris “ secondo cui sarebbe  da privilegiare l’interpretazione che accorda una maggiore tutela al lavoratore, sicchè sarebbe più favorevole una durata ridotta del periodo di prova indistintamente per qualsiasi ruolo, livello e mansione. Ma è la stessa norma del DL Trasparenza a richiamare “ la mansione da svolgere in relazione alla natura dell’impiego” in considerazione che la maggiore durata  ( rispetto ai 15 o 30 giorni ) può corrispondere anche all’ interesse del lavoratore di godere di un intervallo maggiore per dimostrare le proprie capacità, soprattutto quando il lavoro richiede elevate professionalità con competenze specialistiche.

Durata della prova per contratti da 12 a 24 mesi – Tra i chiarimenti forniti dal Ministero, assumono particolare rilievo le indicazioni fornite per definire la durata della prova ne contratti a termine di durata compresa tra i 12 e 24 mesi.  La norma del Collegato Lavoro non ha fornito un limite massimo per tali contratti, lo fa il Ministero precisando che, per tali contratti il periodo di prova deve essere calcolato moltiplicando 1 giorno di effettiva prestazione ogni 15 giorni di calendario, anche oltre la durata massima di 30 giorni stabilita per i contratti a termine di durata inferiore ai 12 mesi.

Pertanto, se un contratto a termine ha una durata di 18 mesi, ossia 540 giorni di calendario, il periodo di prova sarà calcolato come segue :

540 giorni / 15 = 36 giorni di prova effettiva

Va ribadito comunque che, nonostante i limiti numerici con riferimento alla durata del periodo di prova dei contratti a tempo determinato, la normativa fa salve le previsioni più favorevoli della contrattazione collettiva. Ciò comporta che nel caso di stipula di un contratto di lavoro, per la corretta individuazione del periodo di prova, sia sempre necessario confrontare le disposizioni del contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro.

Fonte: Lavorosi.it