Sulla sicurezza privata, il Codice dei contratti pubblici va migliorato

Huffington Post: Sulla sicurezza privata, il Codice dei contratti pubblici va migliorato

di Maria Cristina Urbano – 29 novembre 2024

Dovrebbero essere apportate alcune modificazioni migliorative al testo, che cercherò di riassumere limitandomi a due aspetti centrali: la revisione dei prezzi e il criterio generale di aggiudicazione

In seno alle audizioni parlamentari sul d.lgs. correttivo al Codice dei contratti pubblici, è stata audita nei giorni scorsi la Federazione ANIE, di cui Assiv è parte, e che rappresenta, tra le altre, l’intera filiera della sicurezza, includendo tecnologie e istituti di vigilanza e sicurezza disarmata.

Le istanze che sono state presentate alla Commissione, cui Assiv ha pertanto fornito il suo importante contributo, sono molteplici, cosa naturale in considerazione della centralità del Codice dei contratti per la vita economica del Paese. In questa sede mi preme approfondire i due principali temi specificamente posti all’attenzione del legislatore da parte del comparto della sicurezza privata, che auspico possano essere accolti in sede di raccomandazione dal Parlamento e recepiti dal governo nel testo definitivo che sarà emanato. 

Come sottolineato più volte da esponenti di primo piano della maggioranza, le modifiche portate dal decreto correttivo puntano in primis alla valorizzazione delle molte imprese tecnologiche, anche se non esclusivamente, presenti sul mercato nazionale, attraverso modifiche mirate in tema di qualificazione e in tema di esecuzione.

Per conseguire al meglio tale obiettivo, tuttavia, Assiv ritiene che dovrebbero essere apportate alcune modificazioni migliorative al testo, che cercherò di riassumere, nella mia veste di presidente dell’associazione, in poche righe e limitandomi a due aspetti centrali. 

In primo luogo, la revisione dei prezzi nel comparto della sicurezza privata: il codice introduce l’obbligo generalizzato di prevedere specifiche clausole di revisione prezzi in tutti i documenti di gara, di lavori, servizi e forniture, siano essi aggiudicati nell’ambito dei settori ordinari quanto dei settori speciali. Ciò in linea con quanto chiediamo con forza da tempo. 

Tuttavia, preme porre l’attenzione su una tipologia di appalti aggiudicati nell’ambito dei settori ordinari, ma caratterizzati da alcune peculiarità, che non possono non considerarsi se si vuol rendere efficace il meccanismo di revisione prezzi previsto dal Codice per la generalità delle imprese, come credo sia corretto. Mi riferisco ai servizi di vigilanza armata e di sicurezza disarmata, che sono, per loro natura, caratterizzati da un’alta intensità di manodopera.

Per tale ragione il costo del lavoro rappresenta l’elemento predominante nella composizione dell’offerta economica nonché il riferimento essenziale per determinare la sostenibilità dei contratti di servizio. 

In questo settore si è di recente assistito al rinnovo del CCNL di riferimento (CCNL di cui si è a lungo atteso il rinnovo, anche e soprattutto a causa del grave disallineamento tra costi effettivi e valori messi a gara) che ha garantito ulteriori significativi aumenti salariali. L’attuale esperienza ha reso evidente come i contratti in questi settori debbano essere piuttosto elastici nel riconoscere l’andamento del prezzo della manodopera, in mancanza le imprese saranno costrette a fornire servizi in perdita e, dunque, non remunerativi, per il fatto che il costo dei servizi offerti sarà inevitabilmente superiore rispetto a quello pattuito contrattualmente.

Ecco quindi il secondo punto, oggetto delle nostre osservazioni, e strettamente connesso al primo, quello del criterio generale di aggiudicazione – in linea con i principi eurounitari – secondo la logica dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Plaudiamo convintamente al fatto che si ribadisca e rafforzi il principio.

Tuttavia, anche in questo caso il settore della sicurezza privata vuole rappresentare il rischio di alcune distorsioni, in questo caso peraltro comuni a molti comparti. Infatti, oltre all’individuazione dell’Offerta economicamente più vantaggiosa come criterio generale per gli affidamenti sopra-soglia, deve essere vincolante per la stazione appaltante individuare e valorizzare correttamente gli elementi che compongono l’offerta, dando rilievo e prevalenza agli aspetti tecnici e qualitativi della stessa quali l’impatto ambientale, l’innovazione tecnologica, il costo del ciclo di vita, le performance del prodotto: parametri fondamentali per l’individuazione della migliore offerta. In mancanza, pur applicando il criterio dell’OEPV, si ottiene una sorta di massimo ribasso “mascherato”, cosa che in effetti avviene nella gran parte dei casi. Mi rendo conto che tale previsione costringe ad insistere sul processo di qualificazione delle stazioni appaltanti, ma senza ogni miglioramento della normativa non riuscirà a portare benefici reali al sistema economico.

Ribadisco, una volta di più, la disponibilità di Assiv a mettere a disposizione del legislatore dati, ricerche, expertise, assumendo una postura collaborativa e mai di scontro. Con il solo fine di contemperare le esigenze connesse all’interesse pubblico con quelle della libertà d’impresa. Mi pare che quella attuale rappresenti una opportunità che andrebbe colta.

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CONFINDUSTRIA: “Novembre: peggiorano le aspettative nell’industria”

Dalla pagina ufficiale del Centro Studi CONFINDUSTRIA.

Di seguito il link per leggere il comunicato completo.

  • La rilevazione di novembre segnala un deciso peggioramento delle aspettative tra le grandi imprese industriali associate a Confindustria. Quasi la metà delle aziende intervistate (46,9%) prevede una contrazione, moderata o significativa, della produzione industriale rispetto al mese precedente. Rimane comunque elevata la percentuale di imprese che stimano una produzione stabile, attestandosi al 46,8%. Soltanto una piccola quota, il 6,3%, ipotizza un moderato incremento dell’attività produttiva, mentre nessuna prevede un aumento significativo, segnando un quadro negativo dopo mesi in cui la produzione era ritenuta stabile o in crescita (Grafico 1).
  • La domanda e gli ordini si confermano, secondo gli industriali, essere i principali punti di forza a sostegno della produzione nei prossimi mesi. Il saldo tra la quota di imprese che li considera fattori trainanti e quella che invece li ritiene ostacoli cresce significativamente, attestandosi al +7,8% (Grafico 2).
  • La disponibilità di manodopera: torna ad essere un ostacolo rilevante per la produzione, dopo un cauto ottimismo dei mesi precedenti: saldo a -3,4% da -0,2%.
  • costi di produzione continuano a preoccupare le grandi imprese industriali. Il saldo, presenta un peggioramento: passando dal -1,5% rilevato a ottobre al -3,4%.
  • Rimangono stabilmente in territorio positivo i giudizi relativi alle condizioni finanziarie (+3,0%).
  • In miglioramento, pur mantenendo un saldo negativo, le aspettative riguardo la disponibilità di materiali che passano dal -1,2% di ottobre al -0,3% di novembre.
  • Il sentiment sulla disponibilità degli impianti, che nella precedente rilevazione risultava pressoché stabile con un saldo di -1,3%, subisce un netto peggioramento, scendendo a -3,7% e diventando la principale fonte di preoccupazione per gli industriali.

CONFINDUSTRIA: “In ottobre aumento di RTT”

Dalla pagina ufficiale del Centro Studi CONFINDUSTRIA.

Di seguito il link per leggere il comunicato completo.

RTT, costruito in base ai dati sul fatturato, destagionalizzato e deflazionato, del campione di imprese clienti di TeamSystem, registra un forte aumento in ottobre (+6,1%). L’indicatore mostra i maggiori rialzi nei servizi e nell’industria, ma continuano anche a crescere le costruzioni.

Il dato aggregato di RTT per l’economia italiana

  • In ottobre, RTT indica un aumento del fatturato a prezzi costanti delle imprese, pari a +6,1%, che porta il livello al valore più alto del 2024 (Grafico 1).
  • Con il balzo di ottobre, RTT suggerisce per il 4° trimestre una dinamica positiva (+5,9%), dopo il calo registrato nel 3° (-1,0%).

RTT per i macro-settori produttivi

  • Il dato positivo di RTT nell’industria (+6,4% in ottobre) segnala continuità del recupero avviato a settembre.
  • Anche nei servizi si registra il secondo aumento consecutivo (+7,3%), a ritmi maggiori rispetto all’industria (Grafico 2).
  • La variazione acquisita a ottobre per il 4° trimestre è positiva in entrambi i settori.
  • Nelle costruzioni, RTT prosegue la fase di moderato aumento (+1,8% in ottobre), indicando espansione anche per il 4° trimestre.

RTT per le macro-aree e le dimensioni d’impresa

  • RTT registra in ottobre un aumento in tutte le aree; il maggiore nel Nord-Ovest (+8,6%; Grafico 3), dove nel 3° trimestre si era avuta la flessione più ampia.
  • Gli aumenti di RTT sono forti anche al Centro (+6,3%) e al Sud (+5,2%), molto meno nel Nord-Est (+2,0%).
  • La variazione acquisita per il 4° trimestre è positiva in tutte le aree, soprattutto al Nord-Ovest e Centro.
  • Per le grandi imprese, RTT indica in ottobre l’aumento più ampio, dopo la forte flessione nel 3° trimestre.
  • Forte l’aumento anche per le piccole, pari al calo subito nel 3° trimestre. Invece, per le medie si ha un recupero moderato in ottobre (+1,0%) e la variazione acquisita per il 4° trimestre resta negativa.

Al via la terza edizione del Fondo Nuove Competenze: stanziati 730 milioni per favorire l’occupazione e accompagnare i processi di transizione digitale delle imprese

Con la pubblicazione del decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, 10 ottobre 2024 parte la terza edizione del Fondo Nuove Competenze (FNC), finalizzato ad accompagnare i processi di transizione digitale ed ecologica dei datori di lavoro e favorire nuova occupazione attraverso il riconoscimento di un contributo al costo del lavoro dei soggetti coinvolti in percorsi formativi di accrescimento delle competenze negli ambiti sopra indicati.

La dotazione del fondo Ammonta a complessivi 730 milioni, Che sono ripartiti tra le tipologie di intervento di seguito indicate:

  1. sistemi formativi 25%
  2. filiere formative 25%
  3. singoli datori di lavoro 50%

Scarica il DM 10 ottobre 2024

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Sicurezza ferroviaria a Milano: deciso in prefettura il potenziamento dei controlli

Sicurezza ferroviaria a Milano: deciso in prefettura il potenziamento dei controlli

Maggiore vigilanza a bordo treni e nelle stazioni più a rischio

Il prefetto di Milano, Claudio Sgaraglia, ha presieduto ieri una riunione con le Forze di polizia per un punto di situazione della sicurezza nel trasporto ferroviario locale.

Per garantire una maggiore tutela a passeggeri e dipendenti ferroviari, il prefetto ha disposto un potenziamento mirato dei servizi di vigilanza e controllo sia a bordo dei treni che nelle stazioni. La decisione è stata presa a seguito di un’analisi dettagliata delle tratte ferroviarie considerate più a rischio, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente le attività di prevenzione e contrasto.

Tali interventi, si legge nella nota della prefettura, hanno già prodotto risultati significativi. Dal 1° ottobre al 19 novembre 2024, i controlli condotti dal compartimento Polizia ferroviaria Lombardia, in particolare nei fine settimana e nelle fasce pomeridiane e serali, hanno portato all’identificazione di 60.631 persone, con 100 denunce e 26 arresti.

A ciò si aggiungono le operazioni ad “alto impatto” svolte negli scali ferroviari milanesi e nelle aree limitrofe, che dal 1° gennaio 2023 a oggi hanno visto il controllo di 230.000 persone (di cui 3.466 denunciate, 323 arrestate e 1.192 sottoposte a provvedimenti di espulsione). Sono stati inoltre verificati 30.044 veicoli e 6.000 esercizi pubblici, con l’emersione di 264 lavoratori irregolari.

Nel quadro delle iniziative per migliorare la sicurezza sui treni e nelle stazioni, si inseriscono anche le attività previste dal “Patto Stazioni Sicure”, sottoscritto lo scorso luglio in prefettura. Il protocollo coinvolge il Comune di Milano, le Forze di polizia, l’Ispettorato del lavoro dell’Area metropolitana, Rete Ferroviaria Italiana, Ferrovie Nord e diverse associazioni di categoria (tra cui Confcommercio, Federmoda, Epam, Confesercenti, Federalberghi e Federfarma) con l’obiettivo di contrastare il degrado e la marginalità sociale nelle stazioni e nelle aree circostanti.

Fonte: Ministero dell’Interno

Istat: Posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi – stime preliminari del III trimestre 2024

Posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi – stime preliminari del III trimestre 2024

L’Istat rende disponibili on line le stime preliminari del tasso di posti vacanti riferite al terzo trimestre 2024, per tutte le imprese con dipendenti dell’industria e dei servizi (serie disponibile a partire dal 2016) e anche per il sottogruppo di quelle con almeno 10 dipendenti (serie disponibile a partire dal 2004).

Nel terzo trimestre 2024, il tasso di posti vacanti destagionalizzato, per il totale delle imprese con dipendenti, rimane invariato al 2% come nel trimestre precedente. In particolare, sul risultato per il totale economia contribuisce la stabilità dal lato dei servizi (fermi al 2,1%) e la variazione negativa di 0,1 punti percentuali dell’industria (che si attesta all’1,9%).

Per le imprese con almeno 10 dipendenti, il tasso di posti vacanti è fermo all’1,7%, come sintesi della diminuzione nell’industria e dell’aumento nei servizi di pari entità (rispettivamente -0,1 e +0,1 punti percentuali).

Tasso di posti vacanti nelle imprese con almeno 10 dipendenti | I trimestre 2010-IV trimestre 2023, dati destagionalizzati, valori percentuali

I posti vacanti si riferiscono alle ricerche di personale che, alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre), sono iniziate e non ancora concluse. In altre parole, sono i posti di lavoro retribuiti (nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di liberarsi) per i quali il datore di lavoro cerca – attivamente e al di fuori dell’impresa – un candidato adatto ed è disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo.

Il tasso di posti vacanti è il rapporto percentuale fra il numero di posti vacanti e la somma di questi ultimi con le posizioni lavorative occupate. Tale indicatore può fornire informazioni utili per interpretare l’andamento congiunturale del mercato del lavoro, dando segnali anticipatori sul numero di posizioni lavorative occupate.

I dati presentati in questa nota si riferiscono alle imprese dell’industria e dei servizi e si basano su due rilevazioni: la rilevazione mensile sull’occupazione, gli orari di lavoro, le retribuzioni e il costo del lavoro nelle grandi imprese (GI), condotta sulle imprese con almeno 500 dipendenti, e la rilevazione trimestrale sui posti vacanti e le ore lavorate (Vela), condotta sulle imprese fino a 499 dipendenti.

Le stime preliminari diffuse nella presente nota potranno essere riviste in occasione della pubblicazione del 12 dicembre 2024, anch’essa relativa al terzo trimestre 2024, contenente un insieme più ampio di dati sui posti vacanti.

Maggiori informazioni sulle fonti e la metodologia di produzione degli indicatori sui posti vacanti, inclusa la politica di revisione, si trovano nella nota metodologica.

Fonte: ISTAT

Bonus Natale con più beneficiari

Agenzia delle Entrate: Bonus Natale 2024 con più beneficiari

Online la circolare n. 22/E con i chiarimenti sulle nuove regole per ottenere il “Bonus Natale”, l’indennità riservata ai lavoratori dipendenti con reddito fino a 28mila euro e con un’imposta lorda di importo superiore a quello della detrazione per lavoro dipendente.

I datori di lavoro potranno riconoscere il bonus ai lavoratori con almeno un figlio a carico a prescindere dal fatto che siano coniugati, separati, divorziati, monogenitori o conviventi (ai sensi della legge n. 76 del 2016).

Per ottenere il bonus, il dipendente deve autocertificare il possesso dei requisiti di reddito e familiari previsti e dichiarare che il coniuge, non legalmente ed effettivamente separato, o il convivente, non sia beneficiario della stessa indennità.

Circolare n. 22/E – pdf

Comunicato stampa

Fonte: Agenzia delle Entrate

INPS , Contratti di solidarietà: Istruzioni per lo sgravio contributivo

INPS ,Contratti di solidarietà: Istruzioni per lo sgravio contributivo

Di anno in anno si susseguono le istruzioni fornite dall’ INPS in merito alla fruizione delle riduzioni contributiveconnesse ai contratti di solidarietà in favore delle aziende ammesse allo sgravio dei contributi previsto dall’articolo 6 del D.L. n. 510/1996, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 608/1996.

In favore dei datori di lavoro che stipulino contratti di solidarietà, è prevista una riduzione contributiva del 35% per ogni lavoratore interessato alla riduzione dell’orario di lavoro in misura superiore al 20%, per la durata del contratto e, comunque, per un periodo non superiore a  24 mesi, nei limiti delle risorse tratte dal Fondo per l’occupazione.

Con la circ. n. 97 del 15.11.2024 , l’ INPS ricorda che per il 2023 possono fruire della riduzione contributiva le imprese che al 30 novembre 2023 abbiano stipulato un contratto di solidarietà ai sensi del D.Lgs. n. 148/2015 e le imprese che abbiano avuto un contratto di solidarietà in corso nel secondo semestre dell’anno precedente. La circolare in commento offre le istruzioni per la compilazione della denuncia contributiva.

Fonte: INPS – Lavorosi

Cybersicurezza: Pubblicato il Cyber Resilience ACT

Cybersicurezza: Pubblicato il Cyber Resilience ACT

Il Consiglio dell’UE ha adottato un nuovo regolamento sui requisiti di cibersicurezza per i prodotti con elementi digitali al fine di garantire che prodotti quali fotocamere domestiche connesse, frigoriferi, televisori e giocattoli siano sicuri prima della loro immissione sul mercato (regolamento sulla ciberresilienza). Il nuovo regolamento mira a colmare le lacune, chiarire i collegamenti e rendere più coerente il quadro normativo in vigore in materia di cibersicurezza, garantendo che i prodotti con componenti digitali, ad esempio i prodotti dell’internet delle cose, siano resi sicuri lungo l’intera catena di approvvigionamento e per tutto il ciclo di vita.

Elementi chiave del nuovo regolamento

Il nuovo regolamento introduce requisiti di cibersicurezza a livello di UE per la progettazione, lo sviluppo, la produzione e la messa a disposizione sul mercato di prodotti hardware e software al fine di evitare la sovrapposizione di requisiti derivanti da diversi atti legislativi negli Stati membri dell’UE. Ad esempio, i prodotti software e hardware recheranno la marcatura CE per indicare che sono conformi ai requisiti del regolamento. La marcatura “CE” figura su molti prodotti commercializzati nel mercato unico esteso dello Spazio economico europeo (SEE). Essa indica che i prodotti venduti nel SEE sono stati giudicati conformi a elevati requisiti in materia di sicurezza, salute e protezione dell’ambiente.

Il regolamento si applicherà a tutti i prodotti connessi direttamente o indirettamente a un altro dispositivo o a una rete. Sono previste alcune eccezioni per i prodotti già soggetti a requisiti di cibersicurezza in virtù delle norme dell’UE vigenti,, ad esempio i dispositivi medici, i prodotti aeronautici e le automobili.

Infine, il nuovo regolamento consentirà ai consumatori di tener conto della cibersicurezza quando selezionano e utilizzano prodotti contenenti elementi digitali rendendo più facile individuare prodotti hardware e software con caratteristiche di cibersicurezza adeguate.

Qui il  comunicato stampa del Consiglio UE.

Qui il testo del nuovo regolamento, che si applicherà dall’11 dicembre 2027.

Istat: Imprese più innovative anche tra le PMI, più sostenibili le innovazioni delle grandi imprese

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Imprese più innovative anche tra le PMI, più sostenibili le innovazioni delle grandi imprese.

Nel triennio 2020-2022 oltre una impresa su due ha svolto attività di innovazione (58,6% delle imprese) industriali e dei servizi con 10 o più addetti.
La propensione ad innovare interessa tutte le imprese, comprese le piccole dove l’incidenza di quelle che svolgono attività innovative riguarda il 55,8% delle imprese tra 10 e 49 addetti.
Con il 65,1% di imprese impegnate in attività per l’innovazione, l’Industria in senso stretto si conferma il settore con la maggiore propensione all’innovazione. Seguono i Servizi con il 56,1% e le Costruzioni con il 46,7%.

Imprese più innovative anche tra le PMI, più sostenibili le innovazioni delle grandi imprese

Nel triennio 2020-2022 oltre una impresa su due ha svolto attività di innovazione (58,6% delle imprese) industriali e dei servizi con 10 o più addetti.
La propensione ad innovare interessa tutte le imprese, comprese le piccole dove l’incidenza di quelle che svolgono attività innovative riguarda il 55,8% delle imprese tra 10 e 49 addetti.
Con il 65,1% di imprese impegnate in attività per l’innovazione, l’Industria in senso stretto si conferma il settore con la maggiore propensione all’innovazione. Seguono i Servizi con il 56,1% e le Costruzioni con il 46,7%.

Scarica la nota ISTAT

Fonte: ISTAT