Sole 24 Ore, Maria Cristina Urbano: Le associazioni di categoria presidio necessario per la democrazia

Sole 24 Ore, Maria Cristina Urbano: Le associazioni di categoria presidio necessario per la democrazia

ASSIV si pone come riferimento per gli associati e i loro lavoratori per dialogare con istituzioni e sindacati. Obiettivo: mediare tra posizioni anche distanti

Forte di tanti anni di vita aziendale e associativa, mi corre l’obbligo di pormi la domanda se i corpi intermedi abbiano ancora un ruolo e, nel caso, se tale ruolo abbia uguale natura rispetto a ciò che il costituente volle riconoscere loro dopo la grande crisi della democrazia sfociata nella Seconda Guerra Mondiale.

Le vicende legate al rinnovo del contratto del comparto dei fiduciari e della vigilanza armata, faticosamente e dolorosamente protrattesi per tanti anni e che solo negli ultimi mesi ha trovato positiva composizione, mi inducono a credere che le ragioni profonde per le quali si volle riconoscere ai corpi intermedi una funzione centrale nella nuova architettura costituzionale restano più che mai valide. Una trattativa, quella per il rinnovo del CCNL di comparto, che ha mostrato tutte le crepe sistemiche conseguenti la frammentazione della rappresentanza datoriale e la difficoltà delle organizzazioni sindacali di possedere una effettiva capacità di rappresentanza.

Condizioni, queste, che hanno origine a cavallo tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ’90 dello scorso secolo e vieppiù aggravatesi; sintomo, tra i tanti, della profonda crisi del nostro sistema democratico e delle modalità di partecipazione alle decisioni collettive. Sistema che denota criticità endogene sempre più gravi, sottoposto al contempo alla pressione inesorabile del fattore esogeno riconducibile alla globalizzazione. Il combinato disposto di queste pressioni porta al paradossale risultato di una società le cui storiche componenti vanno annullandosi in un globalismo informe e al contempo in un individualismo esasperato in una contraddizione solo apparente: quando la collettività si compone solo di “io” e non di “noi”, se la capacità delle entità statuali di difendere gli interessi delle comunità si dissolve a vantaggio di poteri economico-finanziari dalla identità opaca e indefinibile, allora si pongono le basi perché anche imprese e lavoratori non possano più vedere rappresentati i loro legittimi interessi mediante un fisiologico processo di confronto che, partendo dal basso, giunga a trovare una sintesi efficace attraverso molteplici livelli. È questa, in breve, la qualificante funzione dei corpi intermedi in un sistema genuinamente democratico, capace di fare sintesi tra istanze particolari per trasformarle nell’interesse generale. L’alternativa è il prevalere del più forte, il perseguimento del mero interesse egoistico che, senza guida, si sostanzia nell’esatto contrario di quanto sostenuto non senza ironia da de Mandeville nella sua “Favola delle api”.

Quello sinora descritto, a mio parere, è un processo che pone davvero in crisi (forse irreversibile, anche se il solo pensarlo pone i brividi a chi si è formata alla scuola del pensiero liberale) la società democratica di stampo occidentale come la conosciamo e che ha riflessi materiali in molti aspetti della nostra vita quotidiana. Non dobbiamo mai dimenticare, infatti, che i corpi intermedi sono stati un fattore fondamentale per lo sviluppo civile ed economico del nostro Paese. Le associazioni di categoria e i sindacati, prima attori fondamentali del confronto tra le parti sociali, tra queste e lo Stato, tra centro e periferie, capaci di mettere a sintesi istanze confliggenti e di trovare le convergenze necessarie e le indispensabili mediazioni, oggi soffrono di una profonda crisi di rappresentanza che si ripercuote negativamente anche su aziende e lavoratori. Lasciando in tal modo incontrastata la voce del più forte, che si tratti di una singola azienda o di un agguerrito ma largamente minoritario gruppo di lavoratori. Tale stato di cose non può che esacerbare le difficoltà e, lasciate sole dinanzi la loro impotenza, le componenti sociali, ormai disarticolate, non potranno che contribuire ad aumentare l’entropia del sistema. Autori ben più autorevoli della sottoscritta hanno provato a descrivere le linee di tendenza che conducono le civiltà al collasso. Non si tratta, in questa sede, di arrangiare ardite teorie catastrofiste, ma è bene tenere a mente che una società, come un palazzo, non può sostenere a lungo la disarticolazione delle proprie colonne portanti.

La politica non è in questo esente da colpe, per aver avviato o almeno facilitato tale processo, nella infondata convinzione che i corpi intermedi non costituissero più un valore aggiunto ma solo un intralcio rispetto i tempi della decisione politica, che si sono fatti progressivamente più frenetici. Decretando così l’inevitabile marginalizzazione dei partiti e l’affermarsi del personalismo dei leader politici, che ha a sua volta minato dal di dentro i meccanismi di selezione della classe dirigente. Ma anche associazioni datoriali e sindacali hanno perversamente contribuito al loro progressivo indebolimento per il miope perseguimento di interessi corporativi, perdendo di vista il ruolo centrale che la costituzione ha loro affidato. Anche singole imprese, capaci di raggiungere un ruolo di leadership per le posizioni dominanti che hanno saputo costruirsi nei mercati di riferimento, forti del loro potere contrattuale, si sono illuse di poter fare da sole, abbandonandosi ad un protagonismo che ha dato loro l’illusione di poter imporre i loro interessi immediati, mentre invece contribuivano a porre le condizioni per la loro ininfluenza nel lungo periodo.

Occorre avere il coraggio e l’umiltà di tornare a riconosce alle organizzazioni datoriali il ruolo fondamentale di rappresentanza cui queste sono vocate, perché capaci di mediare efficacemente tra posizioni anche distanti, sulla base della corretta conoscenza e valutazione dei dati di fatto, nell’auspicio che possano tornare a fornire il loro contributo alla crescita, anche culturale e valoriale, del nostro Paese.

Con umiltà ma determinazione, ASSIV pone tutte le sue energie nel continuare a porsi come ineludibile riferimento per i propri associati, e indirettamente per i loro lavoratori, per dialogare costruttivamente con istituzioni e sindacati, perché non è possibile abdicare a tale funzione senza portare la responsabilità di contribuire alla più generale crisi del sistema con cui prima o poi dovremo fare i conti.

Questo, d’altronde, è ciò che chiedono i cittadini. Un recente studio realizzato da Ipsos per conto della Fondazione Astrid rileva che il 70% degli italiani considera il ruolo dei corpi intermedi strategico per permettere al Paese di ripartire, ma meno del 50% dei nostri concittadini ha fiducia nei partiti, nelle organizzazioni datoriali e sindacali. È evidente come recuperare tale deficit di credibilità debba essere una priorità. L’errata concezione per la quale nella società contemporanea l’accesso illimitato all’informazione renda inutili le realtà organizzative intermedie tra individuo e Stato si traduce materialmente nell’impossibilità di far valere le legittime ragioni della massa non organizzata. Nulla di nuovo, si dirà, la teoria delle lobby è stata formulata già nell’immediato secondo dopoguerra. Ma se il nostro Paese rincorre da decenni, senza successo, l’obiettivo di una regolamentazione normativa dell’attività di rappresentanza di interessi, mi verrebbe da dire provocatoriamente che forse ciò è anche dovuto al fatto che stanno venendo meno proprio i soggetti che naturalmente ed istituzionalmente dovrebbero svolgerla.

ASSIV non intende rassegnarsi a tale visione e continuerà con coerenza a ribadire la centralità di una forte e unitaria rappresentanza datoriale, perno di quel confronto che, solo, potrà garantire al nostro comparto il futuro che merita.

Maria Cristina Urbano

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Smart working , dal 1° aprile è ritorno all’ordinario. Decide l’azienda con accordo individuale

Smart working , dal 1° aprile è ritorno all’ordinario. Decide l’azienda con accordo individuale

Lo smart working è stato il primo rimedio predisposto durante la pandemia per far fronte all’emergenza sanitaria. Sono stati milioni i lavoratori costretti a proseguire, ove possibile, la propria attività lavorativa da remoto, in deroga agli obblighi della Legge n. 81/2017 e in assenza di accordi individuali .

In vigore ininterrottamente fino ad agosto 2022, questo regime semplificato è andato incontro a diverse proroghe applicate a una categoria sempre più ristretta di lavoratori. L’ ultima di queste, prevista dal DL Anticipi (art.18-bis della Legge 191/2023), ha fissato la scadenza del 31 marzo come termine ultimo per l’accesso agevolato che, ad oggi, resta ancora in vigore per il settore privato limitatamente a sole due categorie:

  • – i dipendenti con almeno un figlio under 14 a condizione che nel nucleo familiare non vi sia un genitore non lavoratore o già beneficiario di altri strumenti di sostegno al reddito per sospensione o cessazione dell’attività assegnati a mansioni compatibili con il lavoro da remoto ;
  • – i lavoratori cd “fragili” così definiti sulla base di valutazioni dei medici competenti e a causa dell’età avanzata ovvero di fattori derivanti da immunodepressione, patologie oncologiche, terapie salvavita/comorbilità, indipendentemente dalla compatibilità con la mansione .
  • Genitori e caregiver, restano le priorità – Dal 1° aprile nessuna categoria di lavoratore potrà  più far valere un diritto al lavoro agile, come testimoniato dai numerosi ricorsi fioccati durante la pandemia per far valere le proprie prerogative ( ordinanza del 29.01.2021 del Tribunale di Taranto per i dipendenti pubblici ; decreto n. 2759 del 23.04.2020 del Tribunale di Bologna per i lavoratori diversamente abili; ordinanza n. 5961 del 21.01.2021 del Tribunale di Roma per la generalità dei lavoratori).  

Previa richiesta del lavoratore, i datori di lavoro potranno, dunque, scegliere discrezionalmente, sulla base delle proprie esigenze organizzative, se adibire i propri dipendenti al lavoro da remoto.

Ad ogni modo , dovranno comunque essere rispettate le disposizioni di legge  ancora vigenti ( aggiornate dal DL Conciliazione )  che riconoscono priorità alle richieste di smart working , provenienti dalle seguenti categorie di lavoratori  :

  1. dipendenti che fruiscano delle due ore di permesso giornaliero fino al terzo anno di vita della figlia o del figlio con disabilità grave oppure dei permessi mensili per l’assistenza ad altra persona con disabilità grave, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente e continuativo; 
  2. Lavoratrici e lavoratori con grave disabilità accertata (art. 3 comma 3, Legge 104/1992);
  3. Dipendenti che rientrano nella nozione di caregiver familiare di cui all’art. 1, comma 255, della legge 27 dicembre 2017, n. 205;
  4. Genitori fino a dodici anni di età del figlio.   

Torna l’accordo individuale – Ora dal 1° aprile 2024 sarà ritorno all’ordinario , e per poter lavorare da remoto tornerà ad essere centrale l’accordo individuale stipulato tra il datore di lavoro e il proprio dipendente in accordo con quanto eventualmente previsto dalla contrattazione collettiva. Sulla base del combinato disposto dell’ art. 19 della Legge 81/2017 con il Protocollo nazionale sul lavoro in modalità agile del 7 dicembre 2021, l’accordo individuale di smart working deve definire : 

  1. la durata, che può essere a termine o a tempo indeterminato;
  2. le modalità di alternanza tra i periodi di lavoro all’interno e all’esterno dei locali aziendali;
  3. i luoghi eventualmente esclusi per lo svolgimento della prestazione lavorativa esterna ai locali aziendali;
  4. gli aspetti relativi all’esecuzione della prestazione lavorativa svolta al di fuori dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro e alle condotte che possono dar luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari nel rispetto della disciplina prevista nei contratti collettivi;
  5. le modalità di utilizzo degli strumenti di lavoro;
  6. i tempi di riposo del lavoratore e le misure tecniche e/o organizzative necessarie ad assicurare la disconnessione;
  7. le forme e le modalità di controllo della prestazione lavorativa all’esterno dei locali aziendali, nel rispetto di quanto previsto sia dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/70) che dalla normativa in materia di protezione dei dati personali;
  8. l’attività formativa eventualmente necessaria per lo svolgimento della prestazione di lavoro in modalità agile;
  9. le forme e le modalità di esercizio dei diritti sindacali”.

Alcune precisazioni al riguardo dei punti della norma. 

In merito al luogo di lavoro, dopo quattro anni di sperimentazione di massa, gli enti preposti INPS e Agenzia delle Entrate hanno risolto questioni attinenti i profili fiscali ( circ. ADE n. 25 del 18.08.2023 ) , assicurativi e contributivi ( mess. INPS n. 1072 del 13.03.2024 ) del lavoro da remoto all’estero. In sede di accordo individuale potrebbe risultare opportuno disciplinare in maniera dettagliata lo svolgimento della prestazione all’estero. 

Altro aspetto da tenere in considerazione è quello che riguarda le misure tecniche e organizzative per assicurare idonei tempi di riposo. Quello della disconnessione è un tema che assume valore centrale, pur ricevendo una considerazione insufficiente da parte del Legislatore. Nel nuovo contesto tecnologico e organizzativo, con la diffusione del fenomeno del c.d. “working anytime, anywhere”, e l’esposizione dei dipendenti a nuovi rischi sanitari e psicosociali derivanti dall’iperconnessione, potrebbe tornare utile disciplinare in maniera dettagliata il diritto alla disconnessione del lavoratore. ( Il diritto alla disconnessione dei lavoratori agile (e non) ) 

Anche se il lavoratore non è presente fisicamente nel luogo di lavoro, il datore di lavoro è obbligato a garantire la salute e sicurezza del lavoratore che svolge la propria prestazione di lavoro in modalità agile. A tal fine va consegnato al lavoratore e al rappresentante della sicurezza dei lavoratori un ‘informativa sritta nella quale vengono individuati, e aggiornati periodicamente, i rischi specifici connessi alla prestazione in smart working. Il lavoratore parimenti è tenuto a collaborare all’attuazione delle misure di prevenzione per fronteggiare eventuali i rischi  anche all’esterno dei locali aziendali (Lavoro agile, sicurezza e tutela assicurativa).

Comunicazioni obbligatorie, attenzione alle sanzioni – A partire dal 1° aprile , i datori di lavoro del comparto privato dovranno inviare la comunicazione d’inizio periodo della prestazione in modalità agile o di proroga entro 5 giorni successivi all’inizio della prestazione in modalità agile ovvero dall’ultimo giorno comunicato prima dell’estensione di tale periodo. Diversamente, per i datori di lavoro del settore pubblico nonché le agenzie di somministrazione, il termine di comunicazione è fissato entro il 20 del mese successivo a quello di inizio dell’attività agile.  

Dal punto di vista procedurale, le comunicazioni devono essere inviate telematicamente mediante l’ordinaria procedura con l’applicativo sul portale Servizi Lavoro, accessibile tramite SPID e CIE. Se i datori di lavoro (privati e pubblici nonché le AdS) non rispetteranno tali termini, ecco che scattano le sanzioni pecuniarie da € 100,00 a € 500,00 per ogni lavoratore.

Fonte: Lavorosi

Videosorveglianza e patti per la sicurezza urbana, riunione a Lecco

Videosorveglianza e patti per la sicurezza urbana, riunione a Lecco

Esaminati dal Comitato ordine pubblico in prefettura i progetti dei comuni di Cernusco Lombardone, Ello e Olgiate Molgora

Il prefetto di Lecco, Sergio Pomponio, ha presieduto ieri una riunione Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica finalizzata all’esame di alcuni progetti di videosorveglianza realizzati per partecipare al bando di finanziamento promosso dal Ministero dell’Interno. 

Le progettualità, predisposte dai rappresentanti dei comuni di Cernusco Lombardone, di Ello e Olgiate Molgora presenti all’incontro, sono state valutate positivamente dal Comitato poiché contengono requisiti e caratteristiche necessari per la funzionalità degli impianti di videosorveglianza e prevedono l’installazione di telecamere per la lettura targhe, in particolare, ai varchi di accesso e uscita dai territori interessati.

Nel corso della riunione sono stati inoltre sottoscritti, dal prefetto e dagli Amministratori interessati, i patti per l’attuazione della sicurezza urbana, elaborati per sostenere le azioni di prevenzione e contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, per promuovere il rispetto del decoro urbano e per favorire lo scambio informativo tra le Forze di polizia e la polizia locale. 

I sistemi di videosorveglianza – ha dichiarato Pomponio – sono utili strumenti per elevare i livelli di sicurezza anche nelle realtà territoriali meno grandi e svolgono un’efficace azione deterrente nei confronti delle varie forme di illegalità e di degrado urbano.

Fonte: Ministero dell’Interno

L’evoluzione del settore “Servizi ausiliari alla Sicurezza”: intervista alla Presidente di Assiv, dott.ssa Maria Cristina Urbano

L’evoluzione del settore “Servizi ausiliari alla Sicurezza”: intervista alla Presidente Assiv, dott.ssa Maria Cristina Urbano

Le recenti vicende giudiziarie, che hanno coinvolto alcune delle principali aziende del comparto, hanno posto l’attenzione sul settore dei servizi ausiliari alla sicurezza. I servizi resi da personale non armato, esclusi quindi dall’obbligo di una preventiva autorizzazione prefettizia, sono finiti sotto osservazione in quanto ritenuti oggetto di prestazioni non adeguatamente remunerate rispetto ai diritti costituzionali dei lavoratori. Abbiamo intervistato la dott.ssa Maria Cristina Urbano, Presidente dell’Associazione Italiana di Vigilanza e Servizi Fiduciari (ASSIV).

D: Presidente Urbano, come ha reagito il comparto e qual è il punto di vista di ASSIV?
R: Le iniziative giudiziarie della procura di Milano hanno creato un profondo vulnus nel settore: alcune delle più importanti aziende del comparto hanno sottoscritto accordi che prevedono cospicui aumenti salariali per garantire ai lavoratori retribuzioni adeguate a una vita dignitosa. Tutto questo è avvenuto subito dopo il rinnovo del CCNL di categoria, che ha avuto una vicenda lunga e travagliata, e che avrebbe portato un sensibile aumento dei salari, che però non avrebbe raggiunto un livello considerato “sufficiente” per quanto riguarda i servizi di sicurezza disarmati.
Questa complessa vicenda, inserita a pieno titolo nel più vasto dibattito politico sul “salario minimo”, ha portato ad una disomogeneità fra trattamenti salariali dei lavoratori, e conseguentemente fra costi di produzione. Da qui la necessità di riaprire un negoziato fra parti sociali, per riallineare tutti i livelli salariali e di conseguenza tutto il mercato di riferimento.
ASSIV ritiene che ciò sia stato assolutamente necessario, anche se gli esiti hanno portato, per una questione di equilibrio retributivo fra le due figure professionali inserite nel contratto ad un innalzamento dei salari anche per le GPG (Guardie particolari giurate).


D: Alla luce anche della nuova contrattazione, le imprese sono indirizzate verso un sostanziale adeguamento delle retribuzioni; il conseguente aumento dei prezzi di vendita dei servizi, come pensa sarà recepito dai committenti?
R: Dovremo lavorare sulla committenza per far accettare il nuovo livello dei costi. È necessario peraltro quanto prima il decreto ministeriale delle tabelle dei costi del lavoro aggiornati, affinché le stazioni appaltanti possano bandire gare corrette. Come ASSIV continueremo quindi nel grande lavoro di monitoraggio delle gare difformi e dell’applicazione di meccanismi di dumping.
La nostra idea, per il buon andamento di questo percorso che rischia di essere pieno di insidie, è coinvolgere le forze sindacali per il sostegno del settore e di conseguenza dei livelli occupazionali, che potrebbero essere messi in pericolo da una contrazione della domanda dei servizi di sicurezza.

L’importanza delle norme UNI
D: Le norme UNI 11925 e UNI 11926 rispettivamente per gli operatori ed i servizi ausiliari alla sicurezza, pubblicate in un momento storico in cui questi servizi sono stati posti sotto il riflettore e le relative certificazioni, come pensa possano contribuire a qualificare il settore stesso?
R: Le norme citate sono state pensate ed elaborate per qualificare un settore, quello dei servizi ausiliari alla sicurezza, che non aveva norme tecniche di riferimento, né per i profili professionali, né per il processo di erogazione dei servizi. Fissando le norme di standardizzazione, sia per le competenze degli operatori che per le caratteristiche minime dei servizi, il mercato potrà orientarsi su di una offerta qualificata, e di valore.

Fonte: ICMQ

Consiglio dei Ministri: nominati i Prefetti di Prato, Brindisi e Fermo

Consiglio dei Ministri: nominati i Prefetti di Prato, Brindisi e Fermo

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, ha deliberato la nomina dei dirigenti superiori della Polizia di Stato dott. Salvatore La Rosa e dott. Andrea Grassi a dirigenti generali di pubblica sicurezza.

Inoltre, su proposta dello stesso Ministro, sono stati deliberati le nomine e i movimenti di prefetti di seguito riportati.

  • dott.ssa Michela Savina La Iacona da Brindisi, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Prato;
  • dott. Luigi Carnevale (Dirigente generale di P.S.) nominato Prefetto, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Brindisi
  • dott. Edoardo D’Alascio nominato Prefetto, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Fermo.

Fonte: governo.it

Privacy : No del Garante alla rilevazione presenze con riconoscimento facciale.

Privacy : No del Garante alla rilevazione presenze con riconoscimento facciale

La valutazione della legittimità di un trattamento di dati biometrici deve essere effettuata con estrema cautela , attraverso un ‘accurata ponderazione in merito all’effettiva sussistenza in capo al titolare di un idonea base giuridica per l’effettuazione del trattamento, che tenga conto della reale necessità, proporzionalità e adeguatezza dello stesso, nonché tramite l’implementazione di misure di sicurezza atte a tutelare i dati raccolti.

Questo è in sostanza il principio ribadito dal Garante con cinque provvedimenti, aventi ad oggetto l’utilizzo illecito di  dati biometrici per la rilevazione delle presenze in ambito lavorativo. [provvedimenti n. 9995680, 9995701, 9995741, 9995762, 9995785 ]

Altrettante le sanzioni, diversamente modulate, che sono state erogate nei confronti delle società  impegnate a vario titolo presso lo stesso sito di smaltimento dei rifiuti.

L’Autorità, intervenuta a seguito dei reclami di diversi dipendenti, ha accertato che tre aziende su cinque  avevano condiviso per più di un anno lo stesso sistema di rilevazione biometrica, oltretutto senza aver adottato misure tecniche e di sicurezza adeguate. Inoltre il medesimo “sistema”, ritenuto illecito dall’Autorità, era utilizzato presso altre nove sedi dove operava una delle società sanzionate. Infine, tutte e cinque non avevano fornito una informativa chiara e dettagliata ai lavoratori né avevano effettuato la valutazione d’impatto prevista dalla normativa privacy.

Ad avviso del Garante, le aziende avrebbero dovuto più opportunamente utilizzare sistemi meno invasivi per controllare la presenza dei propri dipendenti e collaboratori sul luogo di lavoro (come ad es. il badge).

L’individuazione della corretta base giuridica da applicare, ma anche la ponderazione dell’effettiva necessità e proporzionalità del trattamento, in considerazione della sua estrema invasività dei risultati prodotti, limitano l’utilizzo legittimo dei dati biometrici ad un numero ristretto di casisistiche. 

Dati biometrici : il quadro normativo sul trattamento dei dati personali

Fonte : Garante Privacy – Lavorosi

Centro Studi Confindustria: Aspettative degli industriali: stabile l’attività. In miglioramento le attese sui costi di produzione

Centro Studi Confindustria: Aspettative degli industriali: stabile l’attività. In miglioramento le attese sui costi di produzione

  • Nelle attese degli imprenditori è ferma la dinamica della produzione:  il 47,5%  del campione delle grandi imprese industriali associate a Confindustria ritiene che a marzo la produzione resterà stabile. Nella restante parte del campione è più alta la quota di imprese che vedono un miglioramento del livello di produzione rispetto a quelle che ne prospettano una contrazione. (rispettivamente, 41,3% e 11,2%). Un ulteriore segnale positivo è che nessuna delle imprese incluse nel campione ha segnalato una riduzione significativa della produzione, così come già registrato nella rilevazione di febbraio (Grafico 1).
  • Se si guarda alla dinamica trimestrale, le imprese sono diventate più ottimiste: nel primo trimestre 2024, infatti, rispetto all’ultimo quarto del 2023, è calata di 22,7 punti percentuali  la quota di imprese che prospettavano una contrazione della produzione, mentre è aumentata di 11,3 punti la percentuale di imprese che vedono un miglioramento.
  • Secondo le grandi imprese di Confindustria, la dinamica di domanda e ordini continuerà ad essere il principale fattore di traino della produzione. Tuttavia, rispetto alla rilevazione del mese scorso, il saldo delle attese diminuisce in modo rilevante, passando da 10,8% a febbraio, a 5,5% a marzo (Grafico 2).
  • Le aspettative delle imprese del campione rispetto ai costi di produzione, invece, migliorano. Il saldo tra la quota di imprese che riportano una riduzione e quelle che ne segnalano un aumento va a -0,6%, da -8,5% di febbraio.
  • Il dato relativo alla disponibilità di manodopera rimane negativo (-1,7%), non discostandosi molto dai valori dei due mesi precedenti (-1,8% a gennaio e -2,3% a febbraio). Il saldo, tuttavia, resta  ancora  lontano dai valori di inizio serie (-7,2% a marzo 2023).
  • Più favorevole, invece, il saldo tra la quota di imprese che hanno riportato un miglioramento delle condizioni finanziarie e quella di chi ha riportato un peggioramento, pur rimanendo in territorio negativo (-0,1%).
  • Negativi anche i saldi relativi alla disponibilità di materiali (-1,6%) e alla disponibilità di impianti (-1,4%). A marzo, quest’ultimo ha raggiunto il picco minimo dall’inizio dell’indagine alle grandi imprese industriali di Confindustria.
Grafico Aspettative delle imprese sul livello di produzione nel mese corrente rispetto al precedente - Indagine rapida marzo 2024
Grafico Principali fattori che trainano/ostacolano la produzione nei prossimi mesi - Indagine Rapida marzo 2024

Fonte: Centro Studi Confindustria

Scarica la nota Confindustria

Maria Cristina Urbano (ASSIV): Nuovo Codice dei contratti pubblici, non possiamo più aspettare

Maria Cristina Urbano (ASSIV): Nuovo Codice dei contratti pubblici, non possiamo più aspettare

Huffington Post – 29 marzo 2024 di Maria Cristina Urbano

Le recenti dinamiche della contrattazione collettiva, che ha portato a un rinnovo del Ccnl molto oneroso per le parti datoriali della sicurezza privata che lo hanno sottoscritto, sta di fatto costringendo le imprese del settore a fornire servizi con costi superiori rispetto ai prezzi pattuiti al momento della stipula del contratto

Nelle ultime settimane è stato incardinato presso il Ministero dei Trasporti il tavolo di lavoro propedeutico all’emanazione di un provvedimento attuativo dell’art. 60 del Nuovo Codice dei Contratti Pubblici, sui meccanismi di revisione prezzi per lavori, forniture e servizi. Obiettivo: la conservazione dell’equilibrio economico dei contratti. Il diritto alla rinegoziazione, ma soprattutto l’obbligo di introdurre clausole di revisione prezzi in tutti i contratti, rappresenta infatti una delle principali novità contenute nel novellato quadro normativo.

L’eccezionale fenomeno inflazionistico degli ultimi anni e in particolare l’incremento dei costi dei componenti elettronici e dei costi energetici e del carburante, connessi in larga parte alle tensioni internazionali e alle guerre tutt’ora in corso, hanno reso quanto mai necessaria un’accelerazione dell’iter, e anche la vigilanza privata sta facendo la sua parte. 

Oltre alle problematiche comuni a tutti i comparti, le recenti dinamiche della contrattazione collettiva, che ha portato fra il maggio scorso ed il febbraio di quest’anno a un rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di riferimento molto oneroso per le parti datoriali della sicurezza privata che lo hanno sottoscritto, sta di fatto costringendo le imprese del settore a fornire servizi con costi superiori rispetto ai prezzi pattuiti al momento della stipula del contratto. L’assenza di una piena attuazione dell’art. 60 non è quindi più sostenibile. 

Assiv da parte sua ha fatto pervenire al Ministero una proposta che tenga conto della specificità di un settore per larga parte labour intensive, ma sul quale, al tempo stesso, specie per alcune aziende associate che hanno fatto dell’innovazione tecnologica il loro marchio distintivo, impatta anche l’innalzamento di costo delle materie prime. 

È evidente che la complessità nell’individuazione di un metodo adeguato è determinata dalla stessa ratio della disciplina che, nelle intenzioni del legislatore, mira ad automatizzare la revisione prezzi consentendo al medesimo meccanismo, individuato a priori, di essere efficace in tutti i settori semplicemente modificando gli indici di riferimento.

Per quanto condivisa la finalità, l’aspetto critico di tale impostazione è rappresentato dal fatto che in mancanza di un’adeguata individuazione delle specificità e peculiarità presenti in settori particolari, c’è il concreto rischio che la revisione prezzi resti solo su carta.

I lavori del tavolo dovrebbero concludersi con l’emanazione di un provvedimento operativo delle linee guida da adottare che andrebbe a completare e rendere operativa la disciplina di cui all’art. 60 del Codice Appalti.

Speriamo che tutto questo possa avvenire quanto prima.

Leggi l’articolo sull’Huffington Post

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ASSIV: il vento del cambiamento

ASSIV: il vento del cambiamento

di Maria Cristina Urbano – 26 Marzo 2024

Maria Cristina Urbano ASSIV settore vigilanza privata

Alla fine degli anni ’80 usciva “Wind of change”, una canzone degli Scorpions che ebbe un successo planetario e che tutt’oggi viene passata frequentemente nelle radio italiane e di tutto il mondo. La canzone celebrava i cambiamenti politici in atto in quegli anni, con il muro di Berlino che stava per cadere, l’URSS in piena Perestrojka e il comunismo nell’Europa dell’Est in fase di sgretolamento. Si percepiva oramai vicina la fine di un’epoca, con l’eccitazione e le ansie che sempre accompagnano i cambiamenti radicali. Mutatis mutandis, senza voler peccare di megalomania, ricordare quel momento storico dello scorcio finale del XX secolo mi aiuta ad introdurre alcune considerazioni circa la fase che sta vivendo il settore della vigilanza privata, fase che non è più congiunturale ma che ha tutte le caratteristiche per rappresentare uno iato, un prima e un dopo, per le nostre aziende. 

Da tempo come ASSIV abbiamo saputo tessere un filo diretto con il Ministero del Lavoro, ed in particolare con il Sottosegretario sen. Claudio Durigon, con il quale abbiamo affrontato il tema dell’integrazione del CCNL di comparto, tema assai complesso per le sue implicazioni tanto sui lavoratori quanto sulle aziende, anche perché affrontato a distanza di pochi mesi dalla firma unitaria del nuovo CCNL, significativamente migliorativo rispetto a quello già da tempo scaduto. Eppure, siamo stati capaci, con senso di responsabilità e, perché no, di sacrificio, di raggiungere un ulteriore accordo tra le parti lo scorso 16 febbraio.

La posizione di ASSIV

Come presidente di ASSIV ho ribadito più volte le enormi difficoltà che le aziende si trovano ad affrontare nel sostenere un così cospicuo e repentino aumento dei salari relativi agli operatori della sicurezza, cui si aggiunge quello per il personale decretato. Come più volte ricordato, quello per l’accordo integrativo è stato un negoziato difficilissimo, soprattutto perché innescato e condizionato da fattori esogeni, che ASSIV ha affrontato con la consapevolezza del momento, con l’obiettivo di perseguire un risultato di compromesso, capace di salvaguardare l’unità tra le parti sociali e al contempo mediare fra la necessità di riallineamento dei costi legati al lavoro e la loro sostenibilità nel lungo periodo. Perché, senza garantire la seconda, ogni concessione sul primo si traduce in una vittoria di Pirro, foriera di crisi strutturali del settore che nessun beneficio possono portare ai lavoratori.

Un addendum al nuovo CCNL, quindi, molto sofferto e molto oneroso. Un risultato di assoluto rilievo, che ora è compito di tutti difendere con atti concludenti e non vaghe promesse. Iniziando proprio dal Ministero del Lavoro, cui abbiamo chiesto la pubblicazione in tempi rapidissimi delle tabelle del costo medio orario del lavoro da adottare con Decreto Ministeriale, strumento indispensabile per consentire ai committenti, sia pubblici che privati, l’elaborazione di bandi di gara valorizzati secondo gli attuali costi del lavoro. A questo proposito spiace rilevare che, al contrario di quanto già fatto dalle Associazioni Datoriali, le OOSS non hanno ancora sciolto la riserva sull’ulteriore accordo, rallentando così il procedimento amministrativo per l’emanazione del Decreto.

Ci troviamo infatti nel bel mezzo di una situazione nella quale la risposta del mercato è un’incognita, questo perché purtroppo, per molteplici responsabilità – molte delle quali, dobbiamo essere onesti in proposito, sono riconducibili alla politica che per anni ha fatto finta di non vedere le criticità di un sistema normativo e regolamentare che andavano ingigantendo –  i committenti sono stati capaci di imporre costi davvero vergognosi per i servizi fiduciari, livellando in basso le retribuzioni del settore, con un effetto osmotico a danno della vigilanza armata, proprio nel momento in cui questa era il soggetto di un percorso di rilancio professionale, qualificazione e diversificazione dei compiti. Questa circostanza rappresenta un aggravante che è impossibile sottostimare negli effetti negativi che ha prodotto, proprio perché il personale armato veniva in quel momento incardinato nel sistema sicurezza Paese, con regole, professionalizzazione e livelli minimi di qualificazione ben precisi e incomprimibili, quindi costosi.

L’auspicio di ASSIV nei confronti del Ministero del Lavoro

Per tali ragioni, l’auspicio è che il Ministero del Lavoro – che certamente a ciò non è obbligato, se non moralmente – possa procedere alla diramazione di una Circolare o una Nota di accompagnamento, che ribadisca la necessità, per le stazioni appaltanti, di indicare nel bando di gara il CCNL di riferimento e stabilisca in maniera ferma l’incomprimibilità degli oneri derivanti dal costo del lavoro.

Il futuro del settore

È sensato prevedere, in una prima fase applicativa, che il nostro settore registri una sensibile contrazione della domanda, proprio perché una lettura superficiale di tali misure evidenzierebbe esclusivamente il dato dell’aumento del costo del servizio. Tuttavia, siamo convinti che, chiariti alcuni aspetti strettamente connessi gli uni agli altri, dalle nuove condizioni può generarsi una offerta di qualità più elevata rispetto il passato, proprio perché gli Istituti di Vigilanza Privata potranno finalmente costruire le proprie offerte di servizio non solo sulla riduzione del costo, come sono stati costretti sinora, per la falsa convinzione che prezzi bassi significhino risparmio. Sappiamo che le cose stanno diversamente, ossia che a costi bassi non possono che corrispondere servizi inadeguati, con un danno reale per le stazioni appaltanti che deriva dal fatto di doverne sostenere i costi senza poter al contempo garantire adeguati livelli di sicurezza alle proprie strutture. Nel medio termine ne trarrebbe giovamento tutto il sistema. Si tratta, in buona sostanza, di garantire finalmente piena applicazione alla ratio che sottende la grande riforma normativa del comparto avvenuta oltre dieci anni orsono: le imprese potranno finalmente fare ciò per cui si sono preparate in questi lunghi anni, ossia innalzare la qualità dei servizi offerti con una definizione chiara e misurabile dei livelli di processo e una accentuata qualificazione delle maestranze. Saranno le competenze che definiranno il valore del lavoro. Da questo punto di vista, alle parti sociali congiuntamente spetta un compito ineludibile: garantire il costante monitoraggio delle gare di appalto, per aiutare ad individuare benchmark e criteri minimi capaci di “suggerire” alle stazioni appaltanti i migliori parametri sui quali costruire i capitolati, per ottimizzare il rapporto costo-rendimento.

Inevitabile corollario a tutto quanto sopra: l’introduzione di una norma ad hoc che garantisca un meccanismo di riallineamento economico dei contratti in esecuzione, per tener conto del sostanziale aumento delle retribuzioni conseguenza del nuovo quadro contrattuale o, in caso di mancato adeguamento dei corrispettivi, quantomeno la facoltà per l’appaltatore di sciogliere il vincolo contrattuale. In mancanza, la maggior parte dei contratti in essere si trasformerebbe in un abbraccio mortale per le aziende.

Tutto ciò, come sopra ricordato, va comunque ad innestarsi su un percorso virtuoso già intrapreso dalle imprese del comparto vigilanza, iniziato con la riforma del settore e portato avanti con convinzione, che ha avuto anche il benefico effetto di permettere l’ulteriore consolidamento delle imprese virtuose. Percorso che ha recentemente trovato nell’approvazione delle norme di riferimento UNI 11925 e 11926 un ulteriore fondamentale passo avanti, che davvero faciliterà l’ulteriore professionalizzazione del nostro personale, definendo i requisiti relativi all’attività degli operatori dei servizi ausiliari alla sicurezza, ossia gli addetti di imprese incaricate della gestione del patrimonio di un’organizzazione, al fine di assicurarne i requisiti di fruibilità, disponibilità, funzionalità, nonché identificando i servizi ausiliari alla sicurezza non regolamentati da norme cogenti e idonei ad assicurare le condizioni di fruibilità di beni materiali e immateriali di un’organizzazione, da parte dei suoi utenti, nonché lavoratori e altre persone coinvolte.

Se si considera, infine, l’attitudine di molte imprese del settore ad adottare ed implementare i processi tecnologici, che vanno sostanziandosi in una spinta digitalizzazione ed in una efficace integrazione tra elemento fisico e infrastruttura immateriale, il quadro che viene delineandosi è di un profondo mutamento della vigilanza privata, che apre più porte di quante non ne chiuda.

Se solo l’unità della rappresentanza fosse finalmente percepito come un valore in sé e come lo strumento per garantire la tutela dei legittimi interessi del comparto, davvero potremmo navigare avendo in poppa il vento del cambiamento.

#Assiv#Associazioni#Normative#Scenari#Vigilanza

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Parità di genere : le scadenze per la certificazione

Parità di genere : le scadenze per la certificazione

Sviluppare progetti che rendano le aziende più inclusive è una necessità che oramai molte aziende riconoscono. I benefici di una cultura aziendale orientata all’inclusione e alla parità di genere sono individuati in fattori di crescita come il miglioramento dell’immagine aziendale, delle performance, anche in termine di riduzione di costi.  

Ma spesso questo percorso, non privo di ostacoli , è visto come frutto di complicazioni e molte aziende vi rinunciano.

A tal fine, il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha aperto il 6 dicembre scorso un avviso con modalità a sportello per ottenere contributi concessi in forma di servizi di assistenza tecnica e accompagnamento alla certificazione della parità di genere erogati alle aziende dagli organismi di certificazione accreditati. Le aziende hanno tempo fino al prossimo 28 marzo per presentare le domande per l’assegnazione dei contributi.

Si tratta nello specifico di 2500 euro per l’assistenza tecnica e accompagnamento alla certificazione e di 12.500 euro, sotto forma di servizi erogati dagli organismi di certificazione iscritti nell’apposito elenco. Per l’accesso ai contributi è necessario effettuare un pre-screening che dimostri un adeguato grado di maturità dell’impresa sui temi inerenti alla parità di genere; è inoltre richiesta la presentazione di un preventivo formulato da un Organismo di Certificazione presente nell’Elenco degli Organismi di certificazione aderenti. 

Parità di genere : Dal 6 dicembre al 28 marzo finanziamenti per il conseguimento della certificazione. 

Andando in ordine si avvicina anche una seconda scadenza che è quella del 30 aprile. Entro la fine del mese prossimo l’ art. 3 della Legge 5 novembre 2021 n 162 obbliga le aziende con più di 50 dipendenti, alla redazione del rapporto sulla situazione del proprio personale maschile e femminile mentre per le aziende di dimensioni inferiori la trasmissione è facoltativa.

Se si conseguono parametri minimi , l’invio del rapporto biennale è il primo gradino per ottenere la certificazione della parità di genere. 

Dal 2022 le aziende possono ottenere la certificazione per la parità di genere con un audit accurato che dà diritto a molti vantaggi. Tra questi, anche alcuni benefici economici: le aziende certificate hanno un punteggio premiale sia nel caso di partecipazione a bandi per fondi nazionali e comunitari, sia nelle procedure di affidamento di appalti pubblici. Inoltre la certificazione garantisce uno sgravio contributivo pari all’1% dei contributi previdenziali e assistenziali, fino a un massimo di 50.000 euro annui, riconosciuto previa domanda all’ INPS seguendo le modalità indicate nel mess. n. 4614 del 21.12.2023. 

La certificazione può essere richiesta da qualsiasi azienda, di qualsiasi dimensione e forma giuridica, operante nel settore pubblico o privato. Per favorire la misurazione del grado di maturità di un’organizzazione rispetto alle pari opportunità e ottenere la certificazione della parità di genere, le linee guida della UNI/PdR 125:2022 hanno individuato 6 macro aree di valutazione e 33 indicatori qualitativi e quantitativi. A ciascun indicatore è associato un punteggio che, ponderato in relazione all’area di appartenenza, genera la valutazione finale. 

Min. Lavoro : Parità di genere , 3 milioni per la formazione finanziata ai fini della certificazione

Fonte: lavorosi