Formazione Unitrain – UNI EN ISO 19011:2018 Linee guida per gli audit dei sistemi di gestione – 27 marzo 2023

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Formazione Unitrain da remoto

UNI EN ISO 19011:2018 Linee guida per gli audit dei sistemi di gestione

27 marzo 2023

9:00 – 17:30

La UNI EN ISO 19011:2018 costituisce la principale guida per la conduzione degli audit, applicabile a qualsiasi sistema di gestione. La norma riguarda gli “audit interni” (di prima parte) e gli “audit effettuati dai clienti sui loro fornitori” (di seconda parte), ma rappresenta un documento di grande utilità anche per gli auditor di parte terza. In essa, in particolare:
• viene chiarito il rapporto tra UNI EN ISO 19011 e UNI CEI EN ISO/IEC 17021 (che include i requisiti per gli audit di terza parte)
• sono riportati e spiegati i principi dell’audit
• viene dedicata un’ampia sezione alla gestione del programma di audit, con specifiche indicazioni
relative anche alle competenze richiesta per tale attività
• si approfondiscono i temi del contesto e del rischio/opportunità, dal punto di vista dell’audit
• sono fornite guide per un efficace “audit remoto”
• sono disciplinati la determinazione delle competenze e il processo per la loro valutazione
• nella norma infine è presente un’utile appendice, che tratta in modo dettagliato alcuni aspetti
critici dell’audit, fornendo indicazioni per affrontarli sul piano pratico.


OBIETTIVI
Il corso ha i seguenti obiettivi:
• presentare i contenuti della norma, fornendo spunti di miglioramento per i processi di audit dei vari
sistemi di gestione, facendo riferimento, in particolare, ai contenuti che riguardano il contesto, la
considerazione dei rischi/opportunità, le modalità alternative di conduzione dell’audit
• consentire ai partecipanti e di migliorare la propria competenza del processo di audit e di mettere in
pratica la UNI EN ISO 9001:2015 nella propria realtà.


DESTINATARI
Il corso si rivolge ai manager, ai responsabili dei sistemi di gestione, agli auditor, agli addetti che operano nei vari sistemi di gestione, ai consulenti, alle parti interessate esterne all’organizzazione, e a tutti coloro che desiderano aggiornare e integrare la propria competenza nel campo degli audit dei sistemi di gestione. Esso può inoltre aiutare coloro che intendono qualificarsi come “Auditor/Lead auditor” dei Sistemi di Gestione (Qualità Ambiente, Sicurezza) ad intraprendere con maggiore consapevolezza il successivo percorso per ottenere tale qualificazione, attraverso la partecipazione agli specifici corsi “modulari” (riconosciuti da CEPAS) del catalogo formativo UNI.

Per info e costi scarica la brochure e la scheda di iscrizione

Formazione Unitrain – UNI PdR125:2022 parità di genere: la sfida culturale come opportunità per le aziende

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Formazione Unitrain da remoto

UNI PdR125:2022 parità di genere: la sfida culturale come opportunità per le aziende

DATE: 27 febbraio 2023 (9.00 -17.30); 23 marzo 2023 (9.00 -17.30); 27 aprile 2023 (9.00 -17.30); 25 maggio 2023 (9.00 -17.30); 29 giugno 2023 (9.00 -17.30)

Conosciamo la nuova UNI/PdR 125:2022 per la gestione e lo sviluppo della parità di genere: quali obblighi legislativi? Quali modalità di pianificazione, attuazione, controllo e miglioramento? Quale impatto sulle Risorse Umane?
Il corso affronta, in chiave introduttiva, la prassi, vertendo tanto sulla impostazione del sistema di PG quanto affrontando gli interventi atti a migliorare, formare e facilitare i processi interni legati allo sviluppo delle Risorse umane e rendere effettivi e “misurabili” principi di inclusione e rispetto delle diversità̀.
In questo breve percorso verranno illustrati pragmaticamente quindi procedure, metodologie e strumenti utilizzabili nelle aziende per rendere fattiva la prassi in oggetto.


OBIETTIVI

Il corso è finalizzato a fornire le conoscenze sul SGPG, sulla interpretazione e corretta applicazione delle norme di riferimento, sulla documentazione di Sistema. Vengono forniti gli elementi di base sulle leggi principali, sull’iter di certificazione del Sistema, sulle modalità di integrazione con altri Sistemi di gestione, sugli strumenti e metodologie facilitanti l’attuazione della prassi anche in ambito HR.


DESTINATARI

Il corso si rivolge a imprenditori, manager, responsabili dei Sistemi di Gestione, etc. che operano o intendono operare nel campo della gestione della parità di genere. Il corso è propedeutico a corsi specialistici su aspetti di natura tecnica e legislativa in materia, e di addestramento alla conduzione di verifiche ispettive sui Sistemi di Gestione della Parità di Genere.

Per info e costi: UNI/PdR 125:2022 Parità di genere: la sfida culturale come opportunità per le aziende – UNI Ente Italiano di Normazione

Formazione Unitrain – UNI 11865:2022 Gestione del rischio – Integrazione della gestione del rischio nella governance e nelle attività operative di un’organizzazione – 22 e 29 marzo 2023

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UNI 11865:2022 Gestione del rischio

Integrazione della gestione del rischio nella governance e nelle attività operative di un’organizzazione

Applicazione della UNI ISO 31000 ai sistemi di gestione basati sulle norme ISO che seguono la struttura di alto livello o armonizzata (HLS/HS)

22 e 29 marzo 2023

9:00 – 13:00

In un contesto socio-politico ed economico caratterizzato da complessità, incertezza e alta variabilità, la gestione del rischio assume sempre più importanza. La norma UNI 11865:2022 intende aiutare le organizzazioni ad applicare la gestione del rischio in modo strutturato ed organico, in accordo alle linee guida offerte dalla norma UNI ISO 31000:2018. L’intento è quello di orientare le organizzazioni verso un approccio olistico: forte sinergia creata dall’integrazione dei principi, del framework e del processo per la gestione del rischio con i requisiti delle norme sui sistemi di gestione basate su HLS o HS (HSE-Q, IT Security, Business Continuity, Innovazione, ecc.). Il percorso suggerito parte dalla leadership culturale dell’alta direzione che, riconosciuti i segnali e i vincoli del contesto unitamente alle condizioni d’incertezza passate, presenti e future, dovrebbe decidere di rafforzare la propria organizzazione attraverso un percorso di trasformazione organizzativa.

OBIETTIVI
Il corso intende:
• supportare le organizzazioni nello sviluppo e attuazione di un Sistema di Gestione (SG) “Integrato”;
• fornire spunti di riflessione e stimolare approfondimenti per avviare un progetto di trasformazione organizzativa volto ad integrare la gestione del rischio nel proprio SG mono o multi disciplinare;
• illustrare come i principi e le linee guida contenuti nella UNI ISO 31000:2018 possano essere applicati in modo semplice, efficace ed efficiente, risultando validi per qualsiasi disciplina.

DESTINATARI
Il corso si rivolge a: membri dell’Alta Direzione, manager, responsabili di sistemi di gestione e delle varie discipline, responsabili della definizione e del raggiungimento degli obiettivi, auditor e consulenti, ovvero a coloro che, a qualsiasi livello, creano e proteggono valore, avendo cura di gestire i rischi per prendere decisioni consapevoli e migliorare le prestazioni.

PROGRAMMA
• La norma UNI 11865:2022: i principi e il tema di base dell’adozione del Risk Management come leva di integrazione delle diverse discipline nel SG complessivo ed unico dell’organizzazione
• Elementi per la pianificazione a livello di sistema in funzione del Valore che l’Organizzazione intende creare e proteggere (Contesto)
• Principi per una leadership efficace in grado di orientare il cambiamento, sviluppare una strategia di business e adeguare ad essa l’Organizzazione, utilizzando la leva del rischio
• Azioni per affrontare i rischi associati a minacce ed opportunità in relazione agli obiettivi di business
• Gestione delle risorse necessarie al cambiamento
• Come la gestione del rischio si applica alle attività operative
• Monitoraggio, misurazione, analisi e valutazione
• Proposte di miglioramento e riattivazione del ciclo

Scarica la brochure per info e costi

Centro Studi Confindustria: l’economia italiana si avvia ad evitare la recessione nel 1° trimestre 2023

Centro Studi Confindustria: l’economia italiana si avvia ad evitare la recessione nel 1° trimestre 2023

L’economia italiana si avvia ad evitare la recessione anche nel 1° trimestre del 2023. Nelle previsioni dei diversi analisti per il 2023, il PIL italiano va meglio dell’atteso. Il prezzo dell’energia è sceso, quello dei metalli risale, ma c’è meno inflazione e quindi si intravede la svolta per i tassi. L’Italia si dimostra molto resiliente, con l’industria che migliora, anche se non le costruzioni, e i servizi in crescita. Tengono i consumi delle famiglie, gli investimenti sono in ripresa, ci sono più occupati ma anche più scarsità di manodopera. L’export è in frenata, tra un’Eurozona con una ripresa diseguale e gli USA in cui la crescita è senza industria.

L’economia italiana e internazionale in breve

  • Italia resiliente. Il ribasso del prezzo dell’energia da fine 2022, che rimane comunque ben al di sopra dei livelli di due anni fa, sta favorendo la riduzione dell’inflazione in Italia e Europa (seppur su valori ancora elevati) e questo lascia intravedere la fine del rialzo dei tassi entro il 2023 (non prima di un altro paio di aumenti). La fiducia risale, i servizi restano in crescita sostenuti dalla tenuta dei consumi, mentre industria e investimenti reggono a fatica i maggiori costi di credito e commodity.
  • Energia giù, metalli su. Il prezzo del gas resta relativamente basso a febbraio (56 euro/mwh in media), ben sotto i livelli registrati in tutto il corso del 2022 (ma era a 14 euro nel 2019). Anche il prezzo del petrolio sembra essersi stabilizzato (83 dollari al barile), su valori poco superiori a quelli pre-crisi (64 dollari). Viceversa, rincarano a inizio 2023 le commodity non-energy (+3,4% da ottobre), soprattutto i metalli (+16,8%), mentre i prezzi alimentari continuano a scendere (-1,2%).
  • Meno inflazione. L’inflazione italiana continua a calare (+10,1% a gennaio, +11,8% a ottobre), grazie alla minor variazione annua dei prezzi energetici (+43,1%, da +71,1%); ma la dinamica al netto di energia e alimentari è in salita (+4,6% da +4,2%), per la trasmissione dei rincari passati (energia) agli altri beni.
  • Tassi: si intravede la svolta. A dicembre il costo del credito per le imprese italiane è salito ancora: 3,55%, da 1,18% a fine 2021. La quota di imprese industriali che ottiene credito solo a condizioni più onerose è cresciuta al 42,9% (da 7,3%). La stretta segue il rialzo del tasso ufficiale BCE, portato al 3,00% a febbraio e annunciato a 3,50% a marzo; poi secondo i future potrebbe esserci un ultimo ritocco nel 2023 e infine lo stop; il BTP a febbraio si è stabilizzato al 4,04%, poco sotto i picchi (era a 0,97%).
  • Migliora l’industria, non le costruzioni. La produzione ha registrato un rimbalzo a dicembre (+1,6%), dopo tre mesi di calo. Nel 4° trimestre la variazione è stata comunque negativa (-0,9%, dopo -0,6% nel 3°), ma poco marcata nella manifattura (-0,4%). E i dati qualitativi di gennaio dipingono uno scenario in miglioramento: il PMI è risalito in area di lieve espansione (50,4 da 48,5), la fiducia delle imprese ha smesso di scendere e oscilla su livelli modesti, gli ordini calano meno, le scorte si sono lievemente ridotte. Nelle costruzioni, invece, la fase di debolezza è attesa proseguire: il PMI è a 48,2 (da 47,0).
  • Servizi in crescita. A dicembre il comparto del turismo è rimasto sui valori del 2019 (appena -0,4% come spesa dei viaggiatori stranieri). Buone le indicazioni sui servizi nel 1° trimestre: a gennaio il PMI è balzato in area di crescita (51,2 da 49,9) e la fiducia delle imprese del settore ha continuato a risalire.
  • Tengono i consumi, investimenti in ripresa. Le vendite al dettaglio (di beni) fiacche nel 4° trimestre 2022 (+0,4% in valore, -1,8% in volume) confermano decisioni di consumo prudenti per l’alta inflazione; la spesa delle famiglie si è spostata ancor più verso i discount. Cresce invece la spesa per servizi (indice ICC). Per gli investimenti, lo scenario è migliorato a inizio 2023: le aspettative delle imprese sulla domanda sono tornate positive (+10,4 sul 1° trimestre il saldo delle risposte, -4,8 per fine 2022); e cresce la quota di aziende che prevede un aumento degli investimenti nei primi sei mesi (20,0 da 14,4).
  • Più occupati, più scarsità. Accanto a un’occupazione in aumento (+37mila a dicembre), si registra in Italia una scarsità di manodopera per una quota crescente di imprese (7,3% da 1,8% a fine 2019, nella manifattura), segnale di carenze quantitative e disallineamenti di competenze (ma meno che nella UE).
  • Export bene, ma in frenata. Nel 2022 l’export italiano è aumentato del 7,7% in volume: USA e Francia i primi mercati per contributo alla crescita; gli articoli farmaceutici e chimico-medicinali hanno fatto da traino. Tale ottima dinamica incorpora, però, una stagnazione nel 4° trimestre, che riduce il “trascinamento” al 2023 (appena +1,0%). Inoltre, a gennaio permangono segnali di rallentamento per l’export, in base ai giudizi sugli ordini esteri delle imprese manifatturiere.
  • Eurozona: cresce l’ottimismo. In Francia e Germania, dove a fine 2022 si è registrato un rallentamento del PIL meno intenso di quanto prospettato dagli analisti (+0,1% e -0,2%), gli indicatori qualitativi a gennaio tracciano un quadro più ottimistico, sebbene con forti asimmetrie: il PMI tedesco dei servizi torna in zona di espansione (50,7), mentre quello manifatturiero resta molto sotto la soglia (47,3); in Francia invece è la manifattura a risalire (50,5), mentre i servizi sono ancora deboli (49,4).
  • USA: crescita senza industria. Nel 4° trimestre 2022 il PIL è cresciuto più dell’atteso (+0,7%), grazie a consumi e investimenti e soprattutto all’impulso della spesa pubblica (+0,9%). A inizio 2023, si  conferma debole l’attività industriale: piatta la produzione, in area recessiva il PMI e l’ISM (46,9 e 47,4) e l’indice dei Direttori degli acquisti di Chicago (44,3). Viceversa, le vendite al dettaglio sono salite (+3,0%), in linea con la maggiore fiducia dei consumatori (66,4), mentre l’inflazione è scesa poco (6,4%).

Focus del mese – Previsioni per il 2023: PIL italiano meglio dell’atteso

  • Dinamica bassa, ma positiva. La crescita del PIL italiano è prevista scendere da un eccellente +3,9% nel 2022 (per due terzi “gonfiato” dal trascinamento dal 2021), a un valore molto più basso nel 2023, ma decisamente migliore rispetto alle attese di pochi mesi fa. Nelle più recenti previsioni dei principali istituti, pur con delle differenze tra stime poco sopra o sotto il +0,6%, c’è una generalizzata e importante revisione al rialzo rispetto alle stime post-estate 2022, quando ci si aspettava una stagnazione o una moderata recessione, a causa del caro-energia.
  • Italia oltre le aspettative. Nel corso del 2022 ha sorpreso favorevolmente l’ottima tenuta dell’economia italiana, che ha frenato nel 3° trimestre (ma meno del previsto) e poi ha limitato al minimo il segno meno nel 4° (appena -0,1%), quando il gas era ancora molto caro (94 euro/mwh in media): la maggior parte degli analisti si attendeva invece un calo del PIL di almeno mezzo punto percentuale nel 4° trimestre del 2022.
  • Motivi della tenuta nel 2022. Dal lato dell’offerta, l’industria è calata per due trimestri (il 3° e il 4° del 2022), ma in misura moderata se si considera l’ampiezza dello shock sul costo delle materie prime; i servizi continuano a crescere, tranati dal turismo, sebbene si sia ormai esaurita la spinta data dalle riaperture post-Covid. Dal lato della domanda, il reddito reale totale delle famiglie non è crollato come si poteva temere a fronte dell’altissima inflazione e quindi i consumi sono rimasti su un sentiero di espansione (grazie anche all’extra-risparmio, accumulato dal 2020 fino a inizio 2022); come avviene per gli investimenti, sebbene con un progressivo rallentamento; l’export si è quasi fermato, ma nel peggiorato scenario è andato meglio di quanto segnalato dagli indicatori, anche se al netto dell’import ha abbassato il PIL.
  • Il 2023 ha un’eredità positiva dal 2022. La variazione acquisita del PIL per il 2023, quindi, è risultata di +0,4% e non intorno allo zero come si pensava qualche mese fa. Già questo fattore “aritmetico” motiva una decisa revisione al rialzo della crescita annua del 2023. La maggior parte dei previsori, in realtà, ha alzato le stime prima che l’ISTAT pubblicasse il dato sul 4° trimestre (31 gennaio), perché si era già convinta che l’inverno fosse stato di stagnazione invece che di caduta. Le diverse valutazioni sul 4° trimestre 2022, in effetti, sono state fino a gennaio il motivo principale nei divari tra i diversi previsori, ma questo fattore si sta riassorbendo nei round di aggiornamenti di febbraio, che chiaramente tengono conto del dato effettivo.
  • Diverse valutazioni sul 2023. Alla variazione già acquisita, va aggiunto il profilo trimestrale del PIL atteso per il 2023. Il prezzo del gas è molto più basso a inizio anno rispetto alle attese di fine 2022: una buona premessa per il 1° trimestre, per i costi delle imprese e per il percorso di rientro dell’inflazione dal picco, iniziato a fine 2022. Ciò può far prevedere che il Paese eviti del tutto la “correzione al ribasso” dei livelli di attività, almeno in aggregato. Al tempo stesso, senza la caduta tra fine 2022 e inizio 2023 si tende a proiettare meno rimbalzo nel resto dell’anno. Anche perché i tassi di interesse più alti frenano gli investimenti e i consumi, via maggior costo del credito. Infatti, anche gli analisti che si aspettano un +0,6 e oltre nell’anno parlano di debolezza nel 1° trimestre (quasi stagnazione) e di graduale miglioramento dal 2°, ma restando su ritmi di espansione moderati. Altri previsori continuano ad aspettarsi un limitato calo del PIL nei primi tre mesi. Le diverse attese sulla partenza dell’anno, cruciale per il calcolo della variazione nell’intero 2023, sono al momento il motivo principale delle differenze nelle diverse previsioni annue.
  • Previsioni simili per l’Area euro. Anche per l’Eurozona le previsioni dei principali istituti hanno virato al rialzo rispetto a pochi mesi fa, quando inflazione e costo dell’energia non avevano ancora lasciato intravedere un’inversione di tendenza. Come per l’Italia, le stime per il 2023 si concentrano ora su prospettive più “rosee” (+0,5/+0,8%), ma resta qualche attesa più modesta. L’assenza di un “segno meno” a fine 2022 (+0,1% nel 4°), contro ogni aspettativa, influenzerà plausibilmente in positivo le prossime valutazioni dei previsori.

Fonte: Confindustria

Sicurezza urbana a Reggio Emilia: approvati in prefettura i progetti per la videosorveglianza presentati da 12 comuni

Sicurezza urbana a Reggio Emilia: approvati in prefettura i progetti per la videosorveglianza presentati da 12 comuni

Il prefetto: prevenzione più efficace e aumento della sicurezza percepita i vantaggi dei sistemi tecnologici di controllo

Nella riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Reggio Emilia, presieduta oggi dal prefetto Iolanda Rolli, sono stati approvati i progetti per la realizzazione e l’implementazione di sistemi di videosorveglianza presentati da comuni del territorio: oltre all’iniziativa proposta dalla città capoluogo, sono stati valutati positivamente gli interventi presentati dai comuni di Albinea, Baiso, Bibbiano, Campegine, Correggio, Montecchio Emilia, Poviglio, Rubiera, San Polo D’Enza, Scandiano, Viano e dall’unione dei comuni della Bassa Reggiana.

In occasione dell’incontro, il prefetto Rolli ha evidenziato come gli impianti di videosorveglianza, finalizzati a un maggiore controllo del territorio nelle aree a rischio criminalità e a innalzare il livello di sicurezza urbana, presentino il valore aggiunto di rendere più efficace la prevenzione, oltre a supportare l’attività investigativa delle Forze dell’ordine. 

Grande apprezzamento, inoltre,  è stato espresso dal titolare della prefettura per l’attenzione mostrata su questo fronte dai sindaci, firmatari – insieme con lo stesso Ufficio territoriale del Governo – dei “Patti per la sicurezza”, che costituiscono il presupposto necessario per accedere all’erogazione delle risorse per la realizzazione dei sistemi da parte del ministero dell’Interno, al quale le proposte progettuali saranno trasmesse per valutarne l’ammissione al finanziamento.

Fonte: Ministero dell’Interno

17 nuovi progetti di videosorveglianza per la provincia di Bergamo

17 nuovi progetti di videosorveglianza per la provincia di Bergamo

Approvati in prefettura durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica

Garantire sempre maggior tutela ai cittadini della provincia di Bergamo, anche dei piccoli comuni, attraverso l’utilizzo di sistemi tecnologici di controllo che consentano di condividere le immagini con le sale operative delle Forze di polizia.

Questo l’obiettivo dei 17 progetti – riguardanti la realizzazione e l’implementazione di sistemi di videosorveglianza – approvati oggi nell’ambito del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Giuseppe Forlenza.

Le proposte, che hanno ricevuto anche il parere favorevole dalla  Zona Telecomunicazioni della Polizia di Stato di Milano, sono state presentate da numerosi comuni delle provincia: Almenno San Bartolomeo, Bonate Sopra, Bonate Sotto, Caravaggio, Carobbio degli Angeli, Dalmine, Endine Gaiano, Gandino, Grassobbio, Grone, Levate, Mapello, Martinengo, Pumenengo, Ranzanico, Spinone al Lago, Gaverina Terme, Monasterolo del Castello e Bianzano, Serina e Verdellino.

«Il percorso di scambio e collaborazione avviato sui temi della sicurezza urbana con le amministrazioni comunali dei sopracitati Comuni, ha portato alla presentazione di 17 progetti di videosorveglianza che rispondono alla crescente domanda di sicurezza dei cittadini. Anche nelle realtà territoriali meno grandi, un sistema articolato di videosorveglianza – ha ricordato il prefetto – è un prezioso supporto all’attività degli amministratori locali, ma anche un importante strumento operativo per potenziare, d’intesa con le Forze di polizia, l’attività di prevenzione e contrasto al degrado urbano ed elevare i livelli di sicurezza territoriale».

Fonte: Ministero dell’Interno

Consiglio dei Ministri: Misure urgenti in materia di cessione di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali (decreto-legge)

Misure urgenti in materia di cessione di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali (decreto-legge)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di cessione di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali.

Il testo interviene, in particolare, per modificare la disciplina riguardante la cessione dei crediti d’imposta relativi a spese per gli interventi in materia di recupero patrimonio edilizio, efficienza energetica e “superbonus 110%”, misure antisismiche, facciate, impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica e barriere architettoniche.

L’oggetto dell’intervento non è il bonus, bensì la cessione del relativo credito, che ha potenzialità negative sull’incremento del debito pubblico.

Dall’entrata in vigore del decreto, con l’eccezione di specifiche deroghe per le operazioni già in corso, non sarà più possibile per i soggetti che effettuano tali spese optare per il cosiddetto “sconto in fattura” né per la cessione del credito d’imposta. Inoltre, non sarà più consentita la prima cessione dei crediti d’imposta relativi a specifiche categorie di spese; resta invece inalterata la possibilità della detrazione degli importi corrispondenti.

Si abrogano le norme che prevedevano la possibilità di cedere i crediti relativi a:

  • spese per interventi di riqualificazione energetica e di interventi di ristrutturazione importante di primo livello (prestazione energetica) per le parti comuni degli edifici condominiali, con un importo dei lavori pari o superiore a 200.000 euro;
  • spese per interventi di riduzione del rischio sismico realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali o realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1, 2 e 3, mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare, che provvedano alla successiva alienazione dell’immobile.

Si introduce anche il divieto, per le pubbliche amministrazioni, di essere cessionarie di crediti d’imposta relativi agli incentivi fiscali maturati con tali tipologie di intervento.

Infine, il testo chiarisce il regime della responsabilità solidale nei casi di accertata mancata sussistenza dei requisiti che danno diritto ai benefici fiscali. Con le nuove norme, ferme restando le ipotesi di dolo, si esclude il concorso nella violazione, e quindi la responsabilità in solido, per il fornitore che ha applicato lo sconto e per i cessionari che hanno acquisito il credito e che siano in possesso della documentazione utile dimostrare l’effettività delle opere realizzate. L’esclusione opera anche per i soggetti, diversi dai consumatori o utenti, che acquistano i crediti di imposta da una banca, o da altra società appartenente al gruppo bancario di quella banca, con la quale abbiano stipulato un contratto di conto corrente, facendosi rilasciare un’attestazione di possesso, da parte della banca o della diversa società del gruppo cedente, di tutta la documentazione. Resta, peraltro, fermo che il solo mancato possesso della documentazione non costituisce causa di responsabilità solidale per dolo o colpa grave del cessionario, il quale può fornire con ogni mezzo prova della propria diligenza o non gravità della negligenza.

Il Consiglio ha concordato che le associazioni di rappresentanza delle categorie maggiormente interessate dalle disposizioni del decreto-legge saranno sentite dal Governo il prossimo 20 febbraio.

Scarica il decreto legge 16 febbraio 2023, n. 11: Misure urgenti in materia di cessione dei crediti di cui all’articolo 121 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77

Fonte: governo.it

Istat: posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi

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Istat: posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi (stime preliminari del IV trimestre 2022)

L’Istat rende disponibili on line le stime preliminari del tasso di posti vacanti riferite al quarto trimestre 2022, per tutte le imprese con dipendenti dell’industria e dei servizi (serie disponibile a partire dal 2016) e anche per il sottogruppo di quelle con almeno 10 dipendenti (serie disponibile a partire dal 2004).

Nel quarto trimestre 2022, il tasso di posti vacanti destagionalizzato, per il totale delle imprese con dipendenti, si attesta al 2,3%. Lo stesso valore si registra per il settore dei servizi, mentre per quello dell’industria il tasso si ferma al 2,1%. Rispetto al trimestre precedente, il tasso segna un aumento (+0,1 punti percentuali) per il complesso dell’economia e per i servizi (+0,2 punti percentuali); per l’industria, invece, si evidenzia una diminuzione (-0,1 punti percentuali).

Per le imprese con almeno 10 dipendenti, il tasso di posti vacanti è pari all’1,9%, sintesi di un decremento nell’industria (-0,1 punti percentuali) e di un incremento nei servizi (+0,2 punti percentuali).

TASSO DI POSTI VACANTI NEL TOTALE IMPRESE. I trimestre 2016 – IV trimestre 2022, dati destagionalizzati, valori percentuali

Posti vacanti Totale imprese

TASSO DI POSTI VACANTI NELLE IMPRESE CON ALMENO 10 DIPENDENTI. I trimestre 2010 – IV trimestre 2022, dati destagionalizzati, valori percentuali.

Posti vacanti imprese 10+ addetti

I posti vacanti si riferiscono alle ricerche di personale che, alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre), sono iniziate e non ancora concluse. In altre parole, sono i posti di lavoro retribuiti (nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di liberarsi) per i quali il datore di lavoro cerca – attivamente e al di fuori dell’impresa – un candidato adatto ed è disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo.

Il tasso di posti vacanti è il rapporto percentuale fra il numero di posti vacanti e la somma di questi ultimi con le posizioni lavorative occupate. Tale indicatore può fornire informazioni utili per interpretare l’andamento congiunturale del mercato del lavoro, dando segnali anticipatori sul numero di posizioni lavorative occupate.

I dati presentati in questa nota si riferiscono alle imprese dell’industria e dei servizi e si basano su due rilevazioni: la rilevazione mensile sull’occupazione, gli orari di lavoro, le retribuzioni e il costo del lavoro nelle grandi imprese (GI), condotta sulle imprese con almeno 500 dipendenti, e la rilevazione trimestrale sui posti vacanti e le ore lavorate (Vela), condotta sulle imprese fino a 499 dipendenti.

Le stime preliminari diffuse nella presente nota potranno essere riviste in occasione della pubblicazione del 15 marzo 2023, anch’essa relativa al quarto trimestre 2022, contenente un insieme più ampio di dati sui posti vacanti.

Le stime preliminari riferite al primo trimestre 2023 sul tasso di posti vacanti nell’industria e nei servizi saranno pubblicate on line il 17 maggio 2023.

Maggiori informazioni sulle fonti e la metodologia di produzione degli indicatori sui posti vacanti, inclusa la politica di revisione, si trovano qui nella nota metodologica.

Fonte: ISTAT

Ascoli Piceno: intesa tra prefettura e ABI per una maggiore sicurezza di banche e clienti

Ascoli Piceno: intesa tra prefettura e ABI per una maggiore sicurezza di banche e clienti

Previsto anche il censimento dei sistemi di videosorveglianza e delle misure di protezione adottate

E’ stato sottoscritto ieri, in prefettura a Ascoli Piceno, dal prefetto Carlo De Rogatis e da Marco Iaconis coordinatore del Centro di ricerca dell’Associazione bancaria italiana (Abi) sulla sicurezza anticrimine il “protocollo d’intesa per la prevenzione della criminalità ai danni delle banche e della clientela” con il quale sono stati rinnovati gli impegni assunti in precedenti intese, firmate per la prima volta nel 2004 e periodicamente aggiornate da ultimo nel 2021.

Obiettivo del protocollo, che recepisce i contenuti dell’intesa sottoscritta tra l’ABI ed il dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno siglato lo scorso 5 dicembre, è il rafforzamento delle sinergie tra tutte le componenti istituzionali interessate per fornire risposte adeguate alle esigenze di sicurezza in ambito bancario. 

Con l’intesa, dunque, vengono riconfermati gli impegni volti a consolidare il circuito informativo e formativo fra le Forze dell’ordine e gli istituti bancari, per il tramite del Centro di ricerca dell’ABI sulla sicurezza anticrimine (OSSIF).  In particolare, gli istituti di credito bancario, oltre a segnalare alle Forze di Polizia qualsiasi potenziale fattore di rischio per la sicurezza, si impegnano a garantire la presenza e la piena funzionalità dei dispositivi di difesa passiva e delle apparecchiature ATM.

Una particolare attenzione è rivolta alla prevenzione delle truffe, degli atti vandalici e delle aggressioni al personale, nonché al potenziamento delle misure di contrasto della cyber criminalità. 

Il documento prevede anche il censimento degli apparati di videosorveglianza e delle misure di protezione adottate, al fine di realizzare una mappatura unica nazionale dei sistemi di sicurezza. 

Presenti alla firma del protocollo anche il questore, il comandante provinciale dei Carabinieri e del comandante provinciale della Guardia di Finanza.

Fonte: Ministero dell’Interno

Il Milleproroghe estende l’operatività del Fondo Nuove Competenze

Il Milleproroghe estende l’operatività del Fondo Nuove Competenze

​Passa da un emendamento al Milleproroghe l’estensione a tutto il 2023 dell’operatività del Fondo Nuove Competenze.  Al decreto legge, al momento all’esame della Camera dei Deputati per l’approvazione definitiva, è aggiunto l’articolo 22-bis, di modifica dell’articolo 88 del cosiddetto decreto Rilancio (D.L. n. 34/2020). In questo modo, i contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale potranno prevedere, anche per il 2023, specifiche intese di rimodulazione di parte dell’orario di lavoro al fine di permettere al personale la frequenza di percorsi di sviluppo delle competenze, in relazione a mutate esigenze organizzative e produttive dell’impresa.

La spesa relativa alle ore di formazione, contributi previdenziali e assistenziali inclusi sarà a carico del Fondo Nuovo Competenze, costituito presso l’Anpal (Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro), nel limite di 230 milioni di euro a valere sul Programma Operativo Nazionale SPAO.

Per accedere al contributo finanziato, oltre alla stipula degli accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro è necessario procedere a inviare le domande contenenti i progetti formativi tramite la piattaforma dedicata dell’Anpal.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Qui il testo del decreto approvato dal Senato

Scarica le note di lettura del DL Milleproroghe (www.senato.it)