Confindustria: l’onda lunga del rialzo dei tassi inizia a colpire anche il costo del credito per le imprese italiane: ai valori attuali +2.3 miliardi in un anno

Confindustria: l’onda lunga del rialzo dei tassi inizia a colpire anche il costo del credito per le imprese italiane: ai valori attuali +2.3 miliardi in un anno

La FED a inizio novembre ha alzato ancora il tasso ufficiale negli USA, al 4,00%, molto sopra il valore “neutrale” stimato al 2,50%, per abbassare l’inflazione. È il 6° rialzo consecutivo da inizio 2022, quando il tasso era a 0,25% e altri rialzi sono stati annunciati per i prossimi mesi.

La BCE sta seguendo il rialzo FED, con un ritardo di alcuni mesi ma un ritmo analogo (2,00% a ottobre, appena sotto il valore neutrale di 2,10%), nonostante l’inflazione europea dipenda in gran parte dal caro-energia, piuttosto che da una domanda surriscaldata. Nel mondo, i rialzi dei tassi sono già molti più di 150.

Il rendimento del BTP italiano ha riflesso i diffusi rialzi a livello internazionale, arrivando al 4,18% a novembre da 0,97% a fine 2021. Questo rialzo ha già iniziato a trasferirsi sui tassi pagati dalle imprese, che fino a settembre sono aumentati di quasi un punto (da 1,74% a 2,59% per le PMI) e sembrano destinati a salire molto di più. Ai valori attuali, considerando anche la quota di operazioni a tasso variabile dal 2020, si stima che il costo del credito per le imprese aumenterà di +2,3 miliardi in un anno, che rischiano di diventare +6,8 se seguirà pienamente il rialzo del BTP.

Fonte: Centro Studi Confindustria

Istat: ad ottobre 2022 l’inflazione si attesta all’11.8%

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Istat: ad ottobre 2022 l’inflazione si attesta all’11.8%

Sono per lo più i Beni energetici, sia quelli regolamentati sia quelli non regolamentati, a spiegare la straordinaria accelerazione dell’inflazione di ottobre 2022. Anche i prezzi dei Beni alimentari (sia lavorati sia non lavorati) continuano ad accelerare, in un quadro di tensioni inflazionistiche che attraversano quasi tutti i comparti merceologici (frenano solo i Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona). È necessario risalire a giugno 1983 (quando registrarono una variazione tendenziale del +13,0%) per trovare una crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” superiore a quella di ottobre 2022 e a marzo 1984 (quando fu +11,9%) per una variazione tendenziale dell’indice generale NIC superiore a +11,8%.

Nel mese di ottobre 2022, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri un aumento del 3,4% su base mensile e dell’11,8% su base annua (da +8,9% del mese precedente); la stima preliminare era +11,9%.

La forte accelerazione dell’inflazione su base tendenziale si deve soprattutto ai prezzi dei Beni energetici (la cui crescita passa da +44,5% di settembre a +71,1%) sia regolamentati (da +47,7% a +51,6%) sia non regolamentati (da +41,2% a +79,4%), e in misura minore ai prezzi dei Beni alimentari (da +11,4% a +13,1%), sia lavorati (da +11,4% a +13,3%) sia non lavorati (da +11,0% a +12,9%), e degli Altri beni (da +4,0% a +4,6%). Rallentano invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +5,7% di settembre a +5,2%).

L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accelera da +5,0% a +5,3% e quella al netto dei soli beni energetici da +5,5% a +5,9%.

Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +12,5% a +17,6%), mentre rallentano di poco quelli dei servizi (da +3,9% a +3,8%); si amplia in misura marcata, quindi, il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -8,6 di settembre a -13,8 punti percentuali).

Accelerano i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +10,9% a +12,6%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,4% a +8,9%).

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente ai prezzi dei Beni Energetici non regolamentati (+28,3%), ai Beni energetici regolamentati (+20,0%) e in misura minore a quelli degli Alimentari non lavorati (+2,4%), degli Alimentari lavorati (+1,6%), dei Beni non durevoli (+0,7%) e dei Beni durevoli (+0,6%); in calo invece, a causa per lo più di fattori stagionali, i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,7%) e dei Servizi relativi ai trasporti (-0,8%).

L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +8,0% per l’indice generale e a +3,7% per la componente di fondo.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta del 3,8% su base mensile e del 12,6% su base annua (da +9,4% nel mese precedente); la stima preliminare era +12,8%.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento del 3,3% su base mensile e dell’11,5% su base annua.

Scarica la nota metodologica

Fonte: ISTAT

Voucher connettività – Imprese

Voucher connettività – Imprese

Cos’è

La misura prevede l’erogazione di un voucher connettività per abbonamenti ad internet ultraveloce.

A chi si rivolge

Il voucher è rivolto a:

  • micro, piccole e medie imprese
  • persone fisiche titolari di partita IVA che esercitano, in proprio o in forma associata, una professione intellettuale (articolo 2229 del Codice civile) o una delle professioni non organizzate (legge 14 gennaio 2013, n. 4).

Cosa finanzia

Gli interventi sono finanziati a valere su risorse statali del Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020, per un ammontare complessivo di circa 589 milioni di euro.

Di seguito la descrizione delle diverse tipologie di voucher.

Voucher A1

Voucher con contributo di connettività pari a 300 euro per un contratto della durata di 18 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download compresa nell’intervallo 30 Mbit/s – 300 Mbit/s.

Voucher A2

Voucher con contributo di connettività pari a 300 euro per un contratto della durata di 18 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download compresa nell’intervallo 300 Mbit/s – 1 Gbit/s. Per connessioni che offrono velocità pari ad 1 Gbit il voucher potrà essere aumentato di un ulteriore contributo fino a 500 euro a fronte di costi di allaccio alla rete sostenuti dai beneficiari.

Voucher B

Voucher con contributo di connettività pari a 500 euro per un contratto della durata di 18 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download compresa nell’intervallo 300 Mbit/s – 1 Gbit/s. Per connessioni che offrono velocità pari ad 1 Gbit il voucher potrà essere aumentato di un ulteriore contributo fino a 500 euro a fronte di costi di allaccio alla rete sostenuti dai beneficiari.
(Per tale tipologia di voucher è prevista una soglia di banda minima garantita pari ad almeno 30 Mbit/s).Voucher C

Voucher con contributo di connettività pari a 2.000 euro per un contratto della durata di 24 mesi che garantisca il passaggio ad una connettività con velocità massima in download superiore ad 1 Gbit/s. Il voucher potrà essere aumentato di un ulteriore contributo fino a 500 euro a fronte di costi di allaccio alla rete sostenuti dai beneficiari.
(Per tale tipologia di voucher è prevista una soglia di banda minima garantita pari ad almeno 100 Mbit/s).

Come funziona

I beneficiari possono richiedere il voucher ad uno qualunque degli operatori di telecomunicazioni accreditati, fino ad esaurimento delle risorse stanziate e, comunque, entro il 15 dicembre 2022.

La misura prevede il riconoscimento di un contributo, sotto forma di sconto, sul prezzo di vendita dei canoni di connessione ad internet in banda ultra larga.

L’attuazione dell’intervento è affidata ad Infratel Italia S.p.A., sotto la vigilanza della Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica, di Radiodiffusione e Postali (DGSCERP) del Ministero.Con la Commissione europea è in corso un’interlocuzione per prorogare la misura di un ulteriore anno, fino a dicembre 2023.

Documenti

Manuali e modulistica sono disponibili nella sezione Documentazione – Voucher Connettività del sito Infratel, dove è anche possibile consultare l’elenco degli operatori accreditati.

Per maggiori informazioni

Per eventuali richieste di chiarimenti è possibile formulare una domanda in forma scritta, da inviare all’indirizzo di posta elettronica [email protected].

Le risposte verranno date in forma anonima tramite pubblicazione di risposte alle domande frequenti (FAQ).

Contatti

Ministero dello sviluppo economico
Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione Elettronica, di Radiodiffusione e Postali
Divisione II – Reti infrastrutturali di comunicazione e banda ultralarga

Infratel Italia S.p.A.

Normativa

Fonte: MISE

Sicurezza urbana, in atto il potenziamento della videosorveglianza a Caltanissetta e in altri quattro comuni

Sicurezza urbana, in atto il potenziamento della videosorveglianza a Caltanissetta e in altri quattro comuni

I progetti sono stati approvati in prefettura nel corso del comitato ordine e sicurezza pubblica

Saranno i comuni di Caltanissetta, Gela, Niscemi, San Cataldo e Bompensiere a beneficiare del potenziamento della videosorveglianza, a seguito dell’approvazione dei progetti presentati dagli enti stessi al ministero dell’Interno nell’ambito del Programma operativo complementare “Poc legalità 2014-2020”.

L’approvazione dei progetti, avvenuta nel corso di una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduta dal prefetto di Caltanissetta Chiara Armenia, consentirà di rafforzare la sorveglianza nei territori comunali, con particolare riguardo alle aree più vulnerabili e a quelle maggiormente strategiche per il controllo del territorio, prevedendo, in alcuni casi, anche l’impiego di foto trappole nelle aree soggetto all’abbandono illecito dei rifiuti.

«Tali dispositivi – ha commentato il prefetto – assumono una particolare valenza ai fini del potenziamento della prevenzione generale, in un’ottica di “sicurezza integrata”, anche a supporto delle attività della polizia giudiziaria, attraverso l’implementazione dello scambio informativo tra le Forze di Polizia locali e statali».

Il comune di Caltanissetta provvederà, in particolare, a posizionare nuove videocamere in quelle aree dove sono maggiormente avvertite le esigenze di controllo del territorio e di contrasto al degrado urbano: tra queste anche il quartiere “Strata ‘a Foglia”. Analoga logica ispira l’intervento nel comune di Gela, che procederà con l’installazione di dispositivi in aree ritenute strategiche della zona storica e della periferia, in prossimità degli uffici comunali e delle scuole. 

Per il comune di Bompensiere, infine, si tratterà della prima dotazione di un sistema di video sorveglianza che, grazie al sistema di lettura ottica delle targhe, coprirà tutti i punti di accesso al territorio comunale.

La prefettura trasmetterà ora i progetti approvati al Ministero dell’interno per il successivo esame, in vista dell’erogazione delle risorse, da parte di un’apposita commissione.

Ascoli Piceno, intesa per migliorare la sicurezza sul territorio

Ascoli Piceno, intesa per migliorare la sicurezza sul territorio

La firma del Patto tra prefettura e Comune punta anche a misure di attenzione verso le fragilità sociali

Adozione di un sistema di lettura delle targhe, una maggiore attenzione alla riqualificazione urbana e alle iniziative di aiuto nei riguardi degli anziani, oltre a politiche di prevenzione del disagio giovanile. Sono alcuni dei temi previsti dal Patto per la sicurezza urbana, sottoscritto ieri ad Ascoli Piceno tra il prefetto Carlo De Rogatis e il sindaco della città Marco Fioravanti, alla presenza dei vertici provinciali delle Forze dell’ordine.

L’intesa che intende rafforzare le sinergie istituzionali per garantire risposte sempre più efficaci alla domanda di sicurezza delle comunità locali, persegue l’obiettivo di rendere più incisiva l’attività di prevenzione e vigilanza del territorio assicurata da Forze di polizia e dalla Polizia locale.

Per attuare questi obiettivi, il patto stabilisce impegni comuni che incrementano progressivamente il coinvolgimento della Polizia locale nelle attività di vigilanza, nella prospettiva di renderne più proficuo l’impiego nei servizi da svolgersi in concorso con le Forze dell’ordine.

Al termine dell’incontro, il prefetto ed il sindaco hanno espresso soddisfazione per la firma dell’intesa, importante strumento a tutela della sicurezza della cittadinanza ed una valida opportunità di miglioramento della collaborazione e dell’interscambio informativo tra tutti gli attori preposti alla gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica sul territorio comunale.

Fonte: Ministero dell’Interno

Innalzamento del tetto al contante, la verità sta nel mezzo

Innalzamento del tetto al contante, la verità sta nel mezzo

di Maria Cristina Urbano

Non si tratta di favorire l’economia sommersa né di limitare la libertà di impresa. Mi pare di poter affermare che un’eccessiva limitazione al contante comporta costi certi a fronte di benefici incerti. Limitarsi a generiche affermazioni di principio non solo è fuorviante, ma le conseguenti azioni normative rischiano di affossare segmenti importanti dell’economia reale.

Tra le prime misure prese dal governo Meloni ve ne è una di particolare interesse per il comparto che rappresento, mi sto riferendo all’innalzamento del limite all’utilizzo dei contanti.

Il settore del trasporto valori e del trattamento di denaro, infatti, è dalla norma riservato in via esclusiva agli istituti di vigilanza privata (qualora non vi provvedano le forze dell’ordine) e le politiche restrittive alla circolazione del contante che sono state portate avanti dai governi che si sono succeduti nelle ultime legislature hanno influito negativamente sul settore, effetto che si è andato sommando alla profonda crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, con un effetto combinato che ha avuto un impatto esponenziale. E così aziende che hanno investito molto nella formazione del proprio personale, in mezzi e tecnologie all’avanguardia, in centrali operative e caveau tra i più moderni, si sono trovate costrette ad accelerare un processo di ristrutturazione in un momento di contingenza negativa per tutto il comparto degli IVP.

Prima di intervenire su questo tema, ho preferito aspettare che si depositasse un po’ del polverone sollevato dall’annuncio della misura, sia per capirne esattamente la portata (alcune forze politiche avevano chiesto massimali ben diversi da quelli inseriti nel decreto-legge), sia per tirarmi fuori dalle beghe delle opposte tifoserie secondo le quali si tratterebbe per gli uni di una norma che favorirebbe il nero, per gli altri di una norma a favore della libertà di impresa. La verità, come spesso accade, probabilmente è nel mezzo.

L’articolo 6 del cd. DL Aiuti-quater innalza la possibilità di pagare in contanti fino a 5.000 euro. Certo, si tratta di un provvedimento che deve essere ancora convertito in legge, ma la sensazione è che il governo la consideri una misura identitaria e quindi difficilmente accetterà un compromesso al ribasso.

Su queste stesse pagine sono già intervenuta a sua tempo ricordando come Yves Mersch, ex membro del Consiglio Direttivo Bce, avesse scritto a fine 2020 una lettera indirizzata all’allora Ministro dell’Economia Gualtieri, nella quale affermava che l’iniziativa portata avanti dall’allora governo Conte 2, di un graduale divieto di utilizzo dei contanti per pagamenti superiori a 1.000 euro e il contestuale meccanismo del cashback, fosse “sproporzionata alla luce del potenziale effetto negativo che tale meccanismo potrebbe avere sul sistema di pagamento in contanti ed in quanto compromette l’obiettivo di un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili”. 

D’altronde il punto è pressappoco lo stesso di qualche tempo fa: se da un lato infatti non è dimostrato che la limitazione all’uso del contante generi un risultato significativo nella lotta all’evasione, dall’altro, come ricordato dallo stesso Mersch, “la possibilità di pagare in contanti rimane particolarmente importante per taluni gruppi sociali, che, per varie legittime ragioni, preferiscono utilizzare il contante piuttosto che altri strumenti di pagamento. Il contante è altresì generalmente apprezzato come strumento di pagamento in quanto, quale corso legale, è ampiamente accettato, è rapido e agevola il controllo sulla spesa di chi paga, […] i pagamenti in contanti agevolano l’inclusione dell’intera popolazione nell’economia consentendo a qualsiasi soggetto di regolare in contanti qualsiasi tipo di operazione finanziaria”.

Debbo dire che, nello scontro ideologico tra bianchi e neri, la mia personale opinione collima sostanzialmente con le ben argomentate affermazioni di Mersch. Non si tratta di favorire l’economia sommersa né di limitare la libertà di impresa. Trattandosi in fin dei conti di economia, ci si dovrebbe limitare a valutare costi e benefici della misura. Mi pare di poter affermare, in proposito, che una eccessiva limitazione al contante comporti costi certi a fronte di benefici incerti. Sarebbe utile, in proposito, acquisire i dati dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza in merito agli effettivi benefici alla lotta all’economia sommersa derivati dalla limitazione a 1.000 nei pagamenti in contanti. Limitarsi a generiche affermazioni di principio non solo è fuorviante, ma le conseguenti azioni normative rischiano di affossare segmenti importanti dell’economia reale. 

Ciò che in questa sede voglio evidenziare è che lo Stato deve occuparsi dell’educazione finanziaria dei suoi cittadini, garantendo al contempo piena e certa applicazione delle norme vigenti. Coprire le mancanze del sistema rispetto a questi due compiti con una foglia di fico che nei fatti comprime la libertà di cittadini e imprese, anche soltanto sulla scelta dello strumento di pagamento, evidenzia una debolezza piuttosto che indicare una strada.

Leggi l’articolo sull’Huffington Post

Difficoltà delle imprese ad assumere: a novembre è record

Difficoltà delle imprese ad assumere: a novembre è record

La percentuale è arrivata al 46,4% secondo il bollettino mensile Excelsior, pubblicato oggi da Unioncamere e Anpal. Le imprese hanno bisogno in media di 4 mesi per trovare i candidati adatti.

L’incertezza determinata dalla crisi internazionale non può che avere riflessi negativi non solo sui piani di assunzione delle imprese, ma anche sulla loro propensione al rischio nello scegliere i profili più adatti, al netto delle caratteristiche dell’offerta di lavoro. Si spiega così il calo delle assunzioni registrato a novembre rispetto a un anno fa (-82.490 unità pari al 17,7%) e nel trimestre novembre 2022 – gennaio 2023 (-290.710 pari al 19,5%) e il contestuale aumento della difficoltà delle imprese ad assumere, che ha toccato la percentuale record del 46,4% (46% per i giovani). 

È quanto emerge dal bollettino mensile del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal. A novembre le assunzioni programmate sono 382.450, nel trimestre novembre-gennaio 1.201.890.

In difficoltà l’industria (-18,0% rispetto a un mese fa, -27,5% rispetto all’anno scorso), specie nel comparto delle costruzioni (-22,7 % rispetto a un mese fa, -28,8 rispetto all’anno scorso). Complessivamente le assunzioni programmate nell’industria sono 120.810 nel mese considerato, 375.930 nel trimestre novembre 2022-gennaio 2023.

Più contenuto il calo dei servizi, almeno rispetto allo scorso anno (-12,3%), grazie soprattutto al buon andamento del commercio, che guadagna in un anno il 5,7% (-7,0% rispetto a un mese fa). Complessivamente le assunzioni programmate nei servizi sono 261.650 a novembre e 825.960 nel trimestre novembre 2022-gennaio 2023.

Per quanto riguarda i contratti offerti, quelli a tempo determinato rappresentano il 53% delle entrate previste; seguono quelli a tempo indeterminato (20%), quelli di somministrazione (13%) e di apprendistato (5%).

Dal punto di vista della classe dimensionale, le microimprese (1-9 dipendenti) sono quelle che dichiarano una maggiore domanda di lavoro a novembre (115.470), mentre tra novembre e gennaio sono le imprese tra 10 e 49 dipendenti quelle che registrano la maggiore domanda di assunzioni (364.550). Preoccupante però il trend delle microimprese, la cui diminuzione in termini tendenziali è del 21,0% a novembre e del 23,1% nel trimestre novembre 2022-gennaio 2023.

A livello territoriale, 123.590 mila entrate sono previste dalle imprese del Nord Ovest, a cui seguono le imprese del Sud e Isole (93.050), quelle del Nord Est (89.090, area che manifesta la maggiore difficoltà di reperimento pari al 51,9%) e quelle del Centro (76.730mila). 

Dal punto di vista dei profili professionali, mediamente sono necessari 3,9 mesi a trovare sul mercato i candidati di difficile reperimento. Per gli Specialisti nelle scienze della vita (difficili da reperire nel 77,5% dei casi) si registrano punte di 7,5 mesi, 5,7 mesi sono necessari per i Tecnici della gestione dei processi produttivi (65,6% la relativa difficoltà), 5,4 mesi per i Fonditori, saldatori, montatori carpenteria metallica (69,5%). In assoluto le professioni più richieste sono gli addetti nelle attività di ristorazione (41.750 assunzioni previste a novembre), gli addetti alle vendite (36.490), il personale non qualificato nei servizi di pulizia (26.570) e i conduttori di veicoli a motori (26.570).

Gli indirizzi di studio che nel mese considerato garantiscono gli esiti occupazionali migliori sono quello economico tra i percorsi universitari, quello di amministrazione, finanza e marketing per il diploma secondario e quello meccanico per la qualifica o diploma professionale: a novembre le assunzioni previste sono infatti rispettivamente 17.270, 33.120 e 13.760. Previsti anche 3.710 assunti provenienti dagli ITS, mentre 137.4100 (36%) sono le assunzioni programmate di lavoratori che non hanno alcun titolo di studio. 

Scarica il bollettino ANPAL ottobre 2022

Fonte: ANPAL

Sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro, sul sito Inail una pubblicazione sulle norme di progettazione

Sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro, sul sito Inail una pubblicazione sulle norme di progettazione

Il volume, realizzato nell’ambito della collaborazione scientifica tra l’Istituto e il Corpo dei Vigili del Fuoco, offre una panoramica aggiornata della tematica dopo l’emanazione dei tre decreti ministeriali del settembre 2021

In tema di valutazione dei rischi di incendio negli ambienti di lavoro, il decreto ministeriale 10 marzo 1998 ha rappresentato per oltre 20 anni l’atto normativo di riferimento. Nel decreto erano presenti aspetti innovativi, con indicazioni di tipo “prestazionale” per la valutazione del rischio d’incendio, senza preclusione per altre metodologie e con l’introduzione di tre livelli “qualitativi” di rischio: elevato, medio e basso. Pur non rappresentando una regola tecnica vera e propria, il decreto è stato una guida per i progettisti nel definire i criteri generali di prevenzione incendi per la progettazione di “attività soggette e non normate”. Con il passare del tempo, anche in conseguenza dell’evoluzione normativa di settore, si è reso necessario allinearne i contenuti al nuovo corso, dettato dall’adozione di una metodologia progettuale basata sull’approccio prestazionale.

Tre decreti per semplificare l’applicazione normativa e per le revisioni future. Ha provveduto a questo compito l’emanazione di tre provvedimenti, i decreti ministeriali 1 settembre 2021 (“Controlli”, per la manutenzione di impianti e attrezzature), 2 settembre 2021 (“Gestione sicurezza antincendio”, per la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio e in emergenza), e 3 settembre 2021 (“Minicodice”, sui criteri generali di progettazione). La scelta di tre decreti distinti deriva da un lato dalla vastità della tematica e dall’altro dalla volontà del legislatore di semplificarne la lettura e le modalità applicative da parte degli utilizzatori, facilitandone la gestione in previsione di aggiornamenti futuri. Per venire incontro alle esigenze di studio e per offrire una panoramica aggiornata a progettisti e tecnici, è disponibile sul sito dell’Inail un volume di approfondimento, liberamente consultabile da tutti gli interessati.

La collaborazione Inail-Vigili del Fuoco per diffondere la cultura della prevenzione incendi. La pubblicazione è stata curata, per l’Inail, dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici e, per il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, dalla Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso pubblico e della Difesa civile. Il volume fa parte del progetto di collaborazione in corso tra l’Istituto e il Corpo, finalizzato alla diffusione della cultura della sicurezza antincendio. Una cooperazione che ha prodotto negli anni scorsi, insieme al Consiglio nazionale degli ingegneri e alla Facoltà di Ingegneria civile e industriale di Sapienza Università di Roma, studi e saggi monografici sul Codice di prevenzione incendi, anch’essi disponibili sul portale dell’Istituto.

Nella pubblicazione indicazioni normative e casi studio pratici. Nel volume sulla progettazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro, aggiornata ai decreti del 2021, sono riportate indicazioni di tipo normativo e pratico per la valutazione dei rischi d’incendio. Viene poi fornita l’analisi dettagliata di due casi studio: uno relativo a un luogo di lavoro a rischio basso come uno studio legale ubicato in un edificio residenziale e l’altro, a rischio non basso, costituito da un negozio di esposizione e vendita di mobili d’arredo.

  • Progettazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro L’emanazione dei tre decreti, DM 1 settembre 2021, DM 2 settembre 2021, e d.m. 3 settembre 2021, conduce al definitivo superamento del d.m. 10 marzo 1998 che ha segnato un’epoca della prevenzione incendi, rappresentando il principale strumento normativo per la valutazione dei rischi d’incendio nei luoghi di lavoro.

Fonte: INAIL

Inail: Bando per l’innovazione tecnologica delle imprese (BIT)

Bando per l’innovazione tecnologica delle imprese (BIT)

Pubblicato il bando BIT per il finanziamento di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzati alla riduzione del fenomeno infortunistico/tecnopatico o al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori.

Inail, in collaborazione con il centro di competenza ARTES 4.0, promuove un bando per l’innovazione tecnologica delle imprese (BIT), per incentivare progetti di innovazione, ricerca industriale e di sviluppo sperimentale finalizzati alla riduzione del fenomeno infortunistico/tecnopatico o che abbiano una riconoscibile capacità di produrre ricadute positive ai fini della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori tramite l’utilizzo delle tecnologie Impresa 4.0. Con il bando l’Inail mette a disposizione delle imprese 2 milioni di euro sotto forma di contributi alla spesa sostenuta, nella misura del 50 per cento, per un importo minimo non inferiore a euro 100.000 e per un importo massimo non superiore a euro 140.000 per ciascun progetto.

Le domande devono essere trasmesse dal 7 novembre 2022 al 16 gennaio 2023 tramite la piattaforma: https://retecompetencecenter4-0-italia.it/artes/. Per maggiori informazioni consultare la pagina dedicata.

  • Bando Bit 2022 Il Bando Innovazione Tecnologia (BIT) ha l’obiettivo di finanziare progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale sui temi della salute e sicurezza sul lavoro.

Fonte: INAIL

Bonus contributi e tredicesima 2022. Istruzioni per i datori di lavoro

Bonus contributi e tredicesima 2022. Istruzioni per i datori di lavoro

Messaggio INPS 4009 del 7 novembre 2022: Articolo 20 del decreto-legge 9 agosto 2022, n. 115, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 settembre 2022, n. 142. Aumento di 1,2 punti percentuali dell’esonero di cui all’articolo 1, comma 121, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, per i periodi di paga dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2022. Ulteriori chiarimenti inerenti alle istruzioni operative per la compilazione dei flussi UniEmens

Scarica il messaggio INPS 4009/2022

Fonte: INPS