Inps: Dlgs 105/2022, prime indicazioni in materia di permessi legge 104/1992 e di congedi straordinari per i lavoratori del settore privato

Inps: Dlgs 105/2022, prime indicazioni in materia di permessi legge 104/1992 e di congedi straordinari per i lavoratori del settore privato

Messaggio 3096 del 5 agosto 2022: Decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 176 del 29 luglio 2022. Attuazione della direttiva (UE) 2019/1158 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e che abroga la direttiva 2010/18/UE del Consiglio. Prime indicazioni in materia di permessi di cui all’articolo 33 della legge n. 104/1992 e di congedo straordinario di cui all’articolo 42, comma 5, del D.lgs n. 151/2001 con riferimento ai lavoratori dipendenti del settore privato

Il decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105, pubblicato in Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 176 del 29 luglio 2022, in vigore dal 13 agosto 2022, nel dare attuazione alla direttiva (UE) 2019/1158, al fine di conciliare l’attività lavorativa e la vita privata per i genitori e i prestatori di assistenza, nonché di conseguire la condivisione delle responsabilità di cura tra uomini e donne e la parità di genere in ambito lavorativo e familiare, ha introdotto alcune novità normative in materia di permessi di cui all’articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e di congedo straordinario di cui all’articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151.

Con il messaggio in allegato si forniscono, con riferimento ai lavoratori dipendenti del settore privato, le prime indicazioni rilevanti ai fini del riconoscimento delle relative indennità, che entreranno in vigore dal 13 agosto 2022. Le indicazioni operative di dettaglio saranno oggetto di una specifica circolare che verrà pubblicata successivamente.

Scarica il messaggio 3096 del 5 agosto 2022

L’on. Alberto Pagani sulle elezioni del 25 settembre

L’on. Alberto Pagani sulle elezioni del 25 settembre

L’opinione del capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera

Riportiamo di seguito l’intervista all’onorevole Alberto Pagani, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera.

“Onorevole Pagani grazie di questa intervista intanto. Inizierei subito da una domanda sulla campagna elettorale. Non trova che sia iniziata in un modo un po’ anomale? Si parla di alleanze e non di programmi. Ma ai cittadini interessano di più quest’ultimi, non crede?

Senza dubbio gli elettori devono poter conoscere le intenzioni di chi si candida a guidare il Paese, quali progetti vuole realizzare, quali obiettivi crede di raggiungere e quali impegni concreti assume con gli elettori. Però penso che sia importante anche sapere con quali alleati vuole realizzare questi progetti, per valutare se si tratta di qualcosa di serio e credibile oppure no. Mi pare normale che si facciano prima le alleanze, e poi si scrivano insieme i programmi comuni, che devono essere condivisi. Se ci sono opinioni diverse si deve discutere per trovare una mediazione concreta e realistica, oppure rinunciare ad allearsi. Il centrosinistra sta facendo questo, il centrodestra non si è nemmeno posto il problema, ciascuno può raccontare quel che vuole, come se fosse normale che fino a ieri Fratelli d’Italia contestava tutto quello che faceva il Governo Draghi, dove c’erano i Ministri della Lega e di Forza Italia, ed oggi tutte quelle differenze sono sparite all’improvviso, come d’incanto. Sarà il miracolo delle poltrone di Governo a cui aspirano, ad aver sistemato tutto, ma bisogna davvero considerare stupidi gli elettori, per farlo.

Ecco allora le chiedo, visto che lei si è sempre occupato di temi relativi alla difesa e alla sicurezza, quali sono le priorità che vede?

Difesa e sicurezza interna sono due cose molto diverse, per quanto legate tra di loro. La prima è una dimensione essenziale della politica, ed in genere è considerata una questione molto importate dall’opinione pubblica, ma nel nostro Paese no, la propaganda politica si concentra sempre sulla seconda, perché tocca da vicino le paure dei cittadini. La paura di subire un furto, uno scippo, la paura della violenza in generale, non si contrasta con una statistica che dice che il numero degli omicidi è in calo. E’ un dato vero, ma se si risponde così ad una persona che non si sente sicura si sentirà pure presa in giro, e si arrabbierà molto, giustamente. E’ compito dello Stato prevenire il crimine, e garantire la legalità, per cui bisogna rispondere con proposte concrete, non con la demagogia degli slogan vuoti, o la matematica delle statistiche rassicuranti.

Quali sono le proposte concrete che ha in mente?

Troppo spesso ho sentito dei poliziotti o dei carabinieri dire “noi li arrestiamo ed il girono dopo sono già fuori”. Credo che chi delinque debba andare in carcere. Se la percezione che non succeda è così diffusa c’è qualcosa che non funziona. La pena detentiva non ha solo lo scopo rieducativo, finalizzato al reinserimento sociale del reo, ma ha anche quello di proteggere la società dalle persone pericolose. Se il delinquente che va a rubare in casa delle persone, o quello che compie reati predatori come la rapina o lo scippo, è convito di potersela cavare con una pena lieve, sarà incentivato a delinquere. A mio parere si dovrebbe riflettere sulla congruità delle pene che vengono realmente scontate per quei reati che producono maggiore allarme sociale. Non parlo delle pene teoriche, nè di quelle previste dalla condanna, ma della realtà, di quando esce dal carcere il delinquente, in relazione al reato che ha commesso. Una persona violenta, che picchia la moglie o che produce lesioni ad un innocente, o uno stupratore che viene condannato, quanto resta davvero in carcere? se ci si rende conto che si tratta di una pena irrisoria rispetto alla gravità del reato e del danno che può aver provocato alla vittima, bisogna rivedere l’impianto complessivo e modificare la situazione reale. Non ci sono giustificazioni procedurali che rendono accettabile l’ingiustizia. Allo stesso modo credo che sia necessario rivedere l’impianto organizzativo del sistema di sicurezza.  

Concretamente cosa significa?

Serve, a mio avviso, una ridefinizione complessiva dei compiti di tutti coloro che concorrono a produrre sicurezza. In Italia ci sono 110 mila carabinieri, 100 mila poliziotti, 60 mila finanzieri, e a questi bisogna aggiungere tutti gli operatori delle polizie locali e quelli degli istituti di vigilanza privata. Non sono pochi, ma sono organizzati in modo irrazionale, che produce inutili ripetizioni, qualche gelosia, ed un coordinamento inadeguato ed insufficiente. Per altro nei prossimi anni matureranno il diritto alla pensione più operatori di quanti le scuole di polizia ne possano formare, e se non si riorganizza tutto il sistema si rischia davvero di avere meno personale e meno sicurezza, a prescindere dal colore politico di chi governa.

Cosa significa riorganizzare tutto? Come andrebbe riorganizzato questo sistema?

Significa riguardare i compiti di ciascuno per vedere cosa è indispensabile che facciano le forze di polizia e che cosa no. E’ davvero necessario che tutti i compiti relativi all’immigrazione o alle manifestazioni sportive dilettantistiche debbano ricadere sulle questure? Quanti poliziotti sono impegnati ogni giorno per i passaporti, per i permessi di soggiorno degli stranieri, per la corsa podistica o per la manifestazione musicale? Si tratta di funzioni essenzialmente burocratiche, d’ufficio. Non si può trasferire una parte di questi compiti amministrativi alle autonomie locali, che per altro erogano già i servizi anagrafici e dispongono della polizia locale? Trasferendo delle funzioni si liberano risorse che possono essere impiegate nella prevenzione e nella repressione del crimine, producendo più controllo del territorio e più sicurezza. Questo garantisce i cittadini più delle sciocchezze propagandistiche che dicono Salvini e la Meloni, che sono solo chiacchiere senza sostanza.

Ma gli enti locali hanno poco personale, le risponderanno…

Una funzione trasferita ad un ufficio già organizzato per compiti simili non comporta sempre un bisogno di personale corrispondente. L’ufficio anagrafe del municipio può fare le pratiche dei passaporti come fa quelle delle carte d’identità, senza dover impiegare lo stesso numero di poliziotti che se ne occupano in questura. I servizi di back office possono essere associati dai piccoli comuni, ottimizzando la gestione. La polizia locale svolge già molti importanti compiti di polizia amministrativa e comunque gli organizzatori delle manifestazioni culturali o sportive si rivolgono sempre al Comune, la questura è un passaggio in più, che a volte complica inutilmente le cose. Se il problema in questo caso è a chi fa capo la responsabilità dell’ordine pubblico bisogna affrontare quello, non rispondere che non si può fare, perché non si vuol toccare nulla.

Lei pensa quindi che si possa fare meglio senza aumentare il personale?

In questi anni abbiamo governato ed aumentato il numero degli operatori delle forze dell’ordine, perché era necessario farlo. Stiamo proseguendo in questo cammino, ma dobbiamo avere la consapevolezza del fatto che l’età media degli operatori è piuttosto alta e gli scaglioni di età di coloro che sono in uscita sono molto numerosi. Penso che ci se debba preoccupare prima di tutto di sostituire quelli che vanno in pensione, che significa fare i concorsi e formare i nuovi arrivati nelle scuole. Se non ci si attrezza ora ci si troverà nei guai seri molto presto, chiunque governi. Ci sono problemi che vanno anticipati, perché non si risolvono con gli slogan dei politicanti, ma solo con le azioni concrete e le riforme vere.

Perché i politicanti, come dice lei, che cosa propongono?

Cosa propongono concretamente ce lo devono ancora spiegare, ma io so quello che hanno già fatto. I politicanti che non studiano i problemi producono dei danni senza nemmeno rendersene conto. Faccio un esempio: quando Salvini era Ministro degli interni, autorizzò le cosiddette associazioni di volontari a svolgere compiti che andrebbero riservati ai professionisti degli istituti di vigilanza privata. Non so quali lobbisti volesse accontentare, ma questa innovazione sciocca ha fatto nascere associazioni di finti volontari, che non sono formati ed addestrati adeguatamente e vengono pagati in nero, danneggiando tutto il sistema della sicurezza. In questo caso bisogna semplicemente rimediare e rimettere le cose a posto: dove ci può andare un volontario ci vada il volontario, ma dove serve un addetto ai servizi di controllo, specializzato, bisogna che lavori un professionista, o una guardie giurata. Se ciascuno facesse bene il proprio mestiere saremmo tutti più sicuri, e si eviterebbe anche l’evasione fiscale e contributiva che la disgraziata iniziativa di Salvini ha incentivato.

Poco fa ha parlato di lobbie, ma ci risulta che lei abbia un rapporto particolarmente buono con le associazioni di rappresentanza del settore della sicurezza privata, quindi si potrebbe obiettare che anche questa sua risposta difende degli interessi di parte.

Certamente, prima di tutto l’interesse dei cittadini, che hanno il diritto alla sicurezza. Se metti un cappello da vigilantes in testa ad volontario senza pretendere che abbia alcuna formazione, perché non vuoi pagare un professionista titolare di una licenza prefettizia, danneggi il cittadino, non solamente il professionista. In secondo luogo difendo le imprese ed i lavoratori, perché credo nel ruolo dell’impresa e nella dignità del lavoro. Il settore della vigilanza privata, armata e non, impiega più di 100.000 lavoratori, che producono con il loro lavoro il reddito per le loro famiglie, ed io credo che sia giusto tutelarli dalla concorrenza sleale, perché pagano le tasse, versano i contributi previdenziali e concorrono a far crescere la ricchezza economica del Paese, oltre che alla sicurezza dei cittadini.

Quindi pensa ad una maggiore collaborazione tra pubblico e privato nel settore della sicurezza?

Si renderà indispensabile, se vogliamo avvalerci pienamente delle possibilità offerte dalla tecnologia. Basti pensare al sistema delle videocamere di sorveglianza. Se non sono integrate in una rete unica servono a poco o nulla perché nessuno sta realmente a guardare quello che inquadra e registra ogni telecamera. Al massimo, se le immagini sono decenti, vengono utilizzate per le indagini, dopo che è stato commesso un crimine. Non prevengono proprio nulla. Ma la tecnologia oggi permetterebbe di fare molto di più, perché le telecamere intelligenti, collegate in rete a software che utilizzano l’intelligenza artificiale, consentirebbero di avere l’allarme in tempo reale ed intervenire mentre il reato si sta per compiere. Per farlo però occorre standardizzare le tecnologie, collegare tutto ad una sola centrale di controllo ed implementare i sistemi automatici di ricerca con le informazioni che hanno solo le forze di polizia, come le targhe dei veicoli rubati, ad esempio. Ad oggi non sono in rete nemmeno tutte le telecamere delle amministrazioni locali, che sono pagate dai contribuenti e servono a poco o nulla. Con una politica seria si può integrare tutto ed incentivare il privato a collaborare nel sistema con risorse proprie. Non è fantascienza, si può fare, adesso.

Le avevo chiesto anche delle proposte relative alla Difesa ed alla Sicurezza Nazionale, che è la materia principale di cui si occupa, e non mi ha ancora risposto…

Ha ragione, ed è molto importante, purtroppo, perché è ritornata la guerra in Europa, dopo tanti anni di pace. L’invasione Russa dell’Ucraina ci ha risvegliati dall’illusione di essere immuni al rischio che la guerra arrivi sino a casa nostra, e spero che tutti ora abbiano capito che è necessario potersi difendere, se non altro perché la deterrenza scoraggia i male intenzionati. Mantenere gli impegni presi con i nostri alleati della Nato ed investire nella Difesa Europea sono le nostre priorità, e sono complementari. La Nato è un sistema di protezione collettiva, al quale aderiscono 30 Paesi liberi, e con l’adesione di Svezia e Finlandia saranno presto 32. Si basa sul principio che tutti sono impegnati a difendere l’alleato che venisse aggredito, e quindi ciascuno deve essere realmente in grado di fare la propria parte. Noi dobbiamo garantire agli alleati di poter fare la nostra, con forze armate e strumenti efficienti, perché loro facciano lo stesso per proteggere noi.

E per quale ragione dice che questo è complementare alla Difesa Europea?

Perché l’efficienza si può raggiungere realmente soltanto se uniamo le forze e ci poniamo obiettivi ambiziosi, soprattutto sul piano tecnologico. Sviluppare tecnologie unendo in progetti comuni, finanziati dalla UE, le capacità di grandi industrie come Leonardo o Fincantieri, con quelle dei francesi di Theles, o dei tedeschi di Rheinmetall, può produrre un vero salto di qualità. Il problema non è mettere insieme una forza comune di 5000 o 1000 uomini, è smettere di sprecare denaro in sistemi d’arma che non hanno un mercato sufficientemente ampio da ammortizzare nemmeno costi di ricerca e sviluppo. Bisogna smettere di pensare in piccolo e ragionare più in grande, come Europa, perché gli Stati Uniti non hanno il carro armato del Texas diverso da quello dell’Arizona, per questo sono la prima potenza mondiale. Un’Europa capace di avere una sua politica estera e di Difesa può rappresentare un punto solido di riferimento anche per l’Alleanza Atlantica perché gran parte dei Paesi della UE sono anche alleati nella NATO  

Ora veniamo a lei: sarà presente nelle liste che voteremo il 25 settembre?

Non lo so, perché non le faccio io, ma credo proprio di no. Io sono stato eletto in Parlamento nel 2013. Credo che sia normale e giusto che un partito serio cerchi di avere un certo ricambio. Ovviamente ci vuole un equilibrio nella rappresentanza parlamentare, non solamente tra genere maschile e femminile, ma anche tra chi ha più o meno esperienza, tra le diverse competenze in tutti settori, tra i territori che devono essere equamente rappresentati. Non è mai un compito facile decidere chi deve far parte di una lista e chi no. Spetta in primo luogo al segretario la responsabilità di comporre questo equilibrio, e non compete certo ai parlamentari uscenti giudicare il proprio lavoro, per auto promuoversi.

Lei è un parlamentare del PD, e se non sbaglio però le statuto del Pd fissa un limite di 15 anni, quindi potrebbe essere ricandidato, no?

Sì, ma è un limite massimo, non minimo. può esserci l’esigenza di avvicendare i parlamentari anche prima, per fare spazio a candidati nuovi. Non c’è un diritto di prelazione, per chi è in Parlamento, o il diritto di essere ricandidati perché non sono ancora stati raggiunti i 15 anni. Proprio per questo però, dal momento che è stato fissato un limite, la mia personale opinione è che le eccezioni debbano essere davvero pochissime, e molto ben motivate, altrimenti non ha senso definire una regola, se poi non vale per tutti. In fondo nessuno è indispensabile e l’Italia non subirà danni irreparabili per l’assenza di qualcuno”.

Fonte: ravenna24ore.it

Alert sanzioni economiche UE

Alert sanzioni economiche UE

Il 23 febbraio l’Unione europea ha adottato un pacchetto di misure restrittive relative ad azioni che compromettono o minacciano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina.

Tra queste figurano, innanzitutto, le misure di congelamento di fondi e risorse economiche previste dal Regolamento (UE) n. 269/2014 nei confronti di soggetti designati, il cui elenco, contenuto nell’allegato I, è stato progressivamente ampliato. In secondo luogo, l’Unione europea ha modificato il Regolamento (UE) n. 833/2014 adottando ulteriori misure restrittive, tra le quali figura anche il divieto di ogni operazione con la Banca centrale di Russia.

L’ultimo aggiornamento dei citati regolamenti è consultabile, per pronta informativa, al seguente link del sito dell’Unione europea:

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea – L 204I

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Per l’elenco completo di tutti gli atti normativi adottati fino ad ora dall’Unione europea nelle molteplici iniziative in materia di sanzioni finanziarie si rimanda al seguente link:

EU Sanctions map

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I soggetti designati dì cui ai provvedimenti indicati, saranno ricompresi, salvi i tempi strettamente necessari all’aggiornamento, nelle liste complete dei soggetti designati disponibili al seguente link: https://webgate.ec.europa.eu/fsd/fsf#!/files

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Per informazioni generali sull’applicazione di misure restrittive di “congelamento” dei fondi e delle risorse economiche detenute da persone fisiche e giuridiche, gruppi ed entità specificamente individuati dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea (soggetti “designati”), impiegate anche per contrastare l’attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale si rinvia alla pagina di questo sito specificamente dedicata al tema: https://uif.bancaditalia.it/adempimenti-operatori/contrasto/index.html.

Fonte: UIF – Banca d’Italia

Governo: approvato il testo del decreto “AIUTI BIS”

Governo: approvato il testo del decreto “AIUTI BIS”

Misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali (decreto-legge)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi, del Ministro dell’economia e delle finanze Daniele Franco, del Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, del Ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando, ha approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali.

Il decreto-legge interviene su alcuni importanti ambiti, tra cui il contrasto al caro-energia e carburanti e all’emergenza idrica, il sostegno agli enti territoriali, il rafforzamento delle politiche sociali per tutelare il potere d’acquisto, il rilancio degli investimenti.

Quanto ai rincari nei settori dell’energia elettrica, del gas naturale e dei carburanti, il decreto interviene innanzitutto rafforzando il bonus sociale elettrico e gas per il quarto trimestre 2022, tutelando i clienti vulnerabili nel settore del gas, sospendendo le modifiche unilaterali dei contratti di fornitura di elettricità e gas.

In secondo luogo, il decreto azzera gli oneri generali di sistema nel settore elettrico anche per il quarto trimestre 2022 e riduce l’IVA per le somministrazioni di gas metano per combustione per usi civili e industriali nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 2022. Inoltre, sempre per il quarto trimestre 2022, l’ARERA provvederà a mantenere inalterati gli oneri generali di sistema nel settore del gas in vigore nel terzo trimestre.

Infine, si prorogano i crediti d’imposta in favore delle imprese anche per il terzo trimestre 2022 e si dispone la proroga della riduzione dell’accisa sui carburanti sino al 20 settembre 2022.

Quanto all’emergenza idrica, si stanziano risorse a favore delle imprese agricole colpite dalla siccità, si accelerano gli affidamenti del servizio idrico integrato (prevedendo appositi termini per gli enti di governo dell’ambito che non hanno ancora provveduto all’affidamento e l’attivazione di specifici poteri sostitutivi in caso di inerzia) e si consente alla Protezione civile di chiedere in anticipo lo stato di emergenza in caso di siccità.

Il decreto stanzia inoltre risorse a favore degli enti territoriali, nella forma di contributi straordinari per complessivi 400 milioni di euro in favore di comuni, città metropolitane e province, e prevede la proroga al 2023 della sospensione del rimborso delle anticipazioni di liquidità in favore delle Regioni a seguito del sisma del 2016. Sono inoltre stanziate risorse per favorire la ricostruzione post-sisma del 2012 in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.

Quanto alle politiche sociali, si dispone la riduzione del cuneo fiscale in favore dei lavoratori dipendenti per i periodi di paga dal 1° luglio al 31 dicembre 2022, inclusa la tredicesima. Si prevede inoltre l’anticipo al 1° ottobre 2022 della rivalutazione delle pensioni, l’estensione del “bonus 200 euro” a lavoratori attualmente non coperti e il rifinanziamento per 100 milioni di euro nel 2022 del Fondo per il sostegno del potere d’acquisto dei lavoratori autonomi.

Quanto agli investimenti, sono introdotte norme in favore di imprese operanti in settori strategici o di interesse pubblico (Alitalia, ILVA, 3-I). Inoltre, il Fondo per l’avvio, entro il 31 dicembre 2022, di opere indifferibili è rifinanziato per complessivi 1,3 miliardi di euro al fine di contrastare il caro-materiali in relazione sia alle opere che rientrano nel Piano Complementare al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, sia alle opere relative alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Sono rifinanziati i Contratti di sviluppo, anche in relazione a progetti di tutela ambientale, e gli Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo-IPCEI, nonché il Fondo Unico Nazionale Turismo.

Infine, è rafforzato il meccanismo di valutazione permanente dei docenti, obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con particolare riferimento al riconoscimento delle risorse da destinare alla retribuzione integrativa e sono introdotte norme per contrastare in modo più efficace le minacce cibernetiche che coinvolgono la sicurezza nazionale.

Fonte: governo.it

Programma GOL: emanato Decreto che permette utilizzo risorse residue ex “cig in deroga”

Programma GOL: emanato Decreto che permette utilizzo risorse residue ex “cig in deroga”

​Emanato il Decreto interministeriale del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando e del ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, che stabilisce le modalità di programmazione ed erogazione delle risorse residue, pari a oltre 322 milioni di euro, di cui all’articolo 44, comma 6-bis del D.Lgs. 148 del 14 settembre 2015 (ex “cig in deroga”), già accertate con il Decreto direttoriale 27 del 4 agosto 2021 della Direzione generale degli Ammortizzatori sociali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, avente per oggetto gli interventi di politica attiva da parte delle Regioni, in coerenza con il quadro normativo vigente.

Nello specifico, il Decreto di luglio scorso disciplina sia la possibilità della programmazione e utilizzo delle risorse in complementarietà con quelle assegnate alle Regioni ai fini dell’attuazione del Programma Garanzia Occupabilità dei Lavoratori (GOL), sia l’utilizzo delle risorse al di fuori della programmazione nell’ambito dei Piani del Programma, con uno specifico atto di programmazione, sempre nel rispetto del divieto di doppio finanziamento.

Il Decreto regola inoltre le modalità di concessione delle risorse a seguito dell’approvazione, da parte dell’ANPAL, dell’atto di programmazione delle risorse residue accertate, previa richiesta da parte delle Regioni.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

Contrasto alla malamovida: 43 servizi straordinari di controllo nella provincia di Monza e della Brianza 

Contrasto alla malamovida: 43 servizi straordinari di controllo nella provincia di Monza e della Brianza 

Intensificati gli interventi delle Forze di polizia nel mese di luglio in attuazione alla direttiva del prefetto

Prosegue il programma di servizi straordinari nelle zone della movida della provincia di Monza e della Brianza, in attuazione della direttiva che il prefetto Patrizia Palmisani ha indirizzato alle Forze di polizia all’inizio della stagione estiva. 

Nel corso del mese di luglio l’attività di controllo del territorio da parte della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza è stata ulteriormente intensificata attraverso la pianificazione e lo svolgimento di 43 servizi straordinari nelle sere di giovedì, venerdì, sabato e domenica, concentrato in particolare nelle zone dove più si registra l’aggregazione di numeri importanti di persone in orari serali e notturni.

Nel prendere atto con favore dell’importante sforzo operativo profuso dalle Forze di polizia – che finora ha consentito di prevenire gravi episodi di malamovida e il pronto intervento in caso di necessità – il prefetto Palmisani ha assicurato che il piano di servizi straordinari di controllo proseguirà anche nel mese di agosto, al fine di consentire il sereno godimento della stagione estiva da parte dell’intera comunità.

Fonte: Ministero dell’Interno

L’obbligo di sicurezza a carico del datore di lavoro

L’obbligo di sicurezza a carico del datore di lavoro

di Rolando Dubini (Punto Sicuro)

Il datore di lavoro deve adottare tutte le misure di sicurezza necessarie per tutelare l’integrità psicofisica del lavoratore, in base all’esperienza, alla tecnica e tenuto conto della concreta realtà aziendale e degli specifici fattori di rischio.

Banca d’Italia: rilevazione sull’IT nel settore bancario italiano. Profili tecnologici e di sicurezza – anno 2021

La rilevazione sull’IT nel settore bancario italiano. Profili tecnologici e di sicurezza – anno 2021

La trasformazione digitale della banca

La Rilevazione sull’IT nel settore bancario italiano. Profili tecnologici e di sicurezza – anno 2021 è stata pubblicata sul sito CIPA (Convenzione Interbancaria per l’Automazione).

La Rilevazione, curata annualmente dalla CIPA in collaborazione con l’ABI, fornisce un quadro aggiornato sull’utilizzo dell’Information and Communication Technology nel settore bancario nazionale, con particolare riguardo alle scelte IT in materia di metodologie e tecnologie innovative a supporto dell’operatività bancaria.

La Rilevazione 2021 affronta il tema della trasformazione digitale nel settore bancario italiano, in termini di posizionamento strategico, aspetti organizzativi e tecnologici. Hanno partecipato 20 gruppi, che rappresentano il 93% dei gruppi bancari italiani in termini di totale attivo, e 4 banche singole.

Il rafforzamento della cyber security, il miglioramento dell’esperienza digitale del cliente, la modernizzazione di sistemi e architetture IT e la revisione dei modelli di business in chiave digitale sono tra gli obiettivi strategici più rilevanti della trasformazione digitale.

Completa la Rilevazione la sezione dedicata al monitoraggio dei principali trend tecnologici di interesse del settore bancario.

Fonte: Banca d’Italia

Scarica la Rilevazione tecnologica “La trasformazione digitale della banca” – Anno 2021 – Rapporto conclusivo

Rapporti di lavoro in regime di codatorialità: indicazioni operative

Rapporti di lavoro in regime di codatorialità: indicazioni operative

Con circolare n. 31 del 3 agosto 2022 sono fornite istruzioni operative in relazione ai profili assicurativi di competenza dell’Istituto.

La circolare n. 31 del 3 agosto 2022 fornisce indicazioni operative relativamente ai rapporti di lavoro in regime di codatorialità, con particolare riferimento all’inquadramento previdenziale e assicurativo, ai relativi adempimenti e agli adempimenti nei confronti dell’Inail per l’assicurazione dei lavoratori in codatorialità e in distacco presso un’impresa retista. È, infatti, chiarito che l’impresa indicata come datore di lavoro di riferimento è quella alla quale è imputato ai fini previdenziali e assicurativi il lavoratore in codatorialità ed è, quindi, considerata datore di lavoro a tutti gli effetti e tenuta ad assolvere tutti gli obblighi previsti per l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali. Infine, con la circolare sono indicate le regole per la determinazione dei premi dovuti e i profili operativi connessi alla responsabilità solidale, nonché sono fornite tutte le istruzioni da seguire in caso di infortunio e di malattia professionale.

  • Circolare Inail n. 31 del 3 agosto 2022 Comunicazioni dei rapporti di lavoro in regime di codatorialità. Modello Unirete. Decreto del Ministro del lavoro 29 ottobre 2021, n. 205. Inquadramento previdenziale e assicurativo. Indicazioni operative.

Fonte: INAIL

Ministero del Lavoro: Adeguamento della disciplina del Fondo di Integrazione Salariale

Ministero del Lavoro: Adeguamento della disciplina del Fondo di Integrazione Salariale

Il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando ha firmato il Decreto Interministeriale che interessa l’adeguamento della disciplina del Fondo di Integrazione Salariale (FIS, art. 29 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148), già istituito presso l’INPS, alla luce delle modifiche introdotte in sede di Riforma degli Ammortizzatori sociali dalla Legge di Bilancio 2022 (art. 1, commi 191-216, Legge 30 dicembre 2021, n. 234). In particolare, il Decreto adegua, a decorrere dal primo gennaio 2022, la disciplina del FIS di cui al Decreto Interministeriale n. 94343 del 3 febbraio 2016 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (emanato di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze), alle disposizioni del D.Lgs. n. 148/2015, come integrate e modificate dalla Legge di Bilancio. Restano salvi i trattamenti di Assegno ordinario e di solidarietà già autorizzati e corrisposti in base alle previgenti previsioni.

Tra le principali novità:

  • L’ambito di applicazione. Sono soggetti alla disciplina del FIS i datori di lavoro che occupano almeno un dipendente, appartenenti a settori, tipologie e classi dimensionali non rientranti nell’ambito di applicazione della Cassa integrazione guadagni ordinaria e che non aderiscono ai Fondi di solidarietà bilaterali
  • I destinatari del FIS. Sono i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, a esclusione dei dirigenti, che abbiano un’anzianità di effettivo lavoro presso I’unità produttiva per la quale è richiesta la prestazione pari a 30 giorni alla data di presentazione della domanda di concessione del trattamento. Tale condizione non è necessaria per le domande relative a trattamenti ordinari di integrazione salariale per eventi oggettivamente non evitabili. Inoltre, per i periodi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa, decorrenti dal primo gennaio 2022 sono destinatari dei trattamenti di integrazione salariale anche i lavoratori a domicilio e gli apprendisti di tutte le tipologie
  • L’Assegno di integrazione salariale. Ai lavoratori beneficiari, il FIS garantisce la prestazione di un Assegno di integrazione salariale d’importo pari all’integrazione salariale in relazione alle causali di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa previste dalla normativa vigente in materia di integrazioni salariali ordinarie e straordinarie. Ai datori di lavoro che occupano mediamente fino a 15 dipendenti nel semestre precedente, l’accesso all’Assegno di integrazione salariale può essere riconosciuto per le causali ordinarie e straordinarie; ai datori di lavoro che occupano mediamente oltre 15 dipendenti nel semestre precedente (nonché ai datori di lavoro di cui all’art. 20, comma 3 ter del D.Lgs. n. 148 del 2015, a prescindere dal numero dei dipendenti), l’accesso all’assegno di integrazione salariale può essere riconosciuto per le causali ordinarie
  • Il finanziamento. Per l’Assegno di integrazione salariale, dal primo gennaio 2022 è dovuto al Fondo per due tipologie di datori di lavoro. Per coloro che nel semestre precedente abbiano occupato mediamente fino a 5 dipendenti è previsto un contributo ordinario dello 0,5% della retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti, esclusi i dirigenti, di cui due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico dei lavoratori. Per i datori di lavoro, che nel semestre precedente abbiano occupato mediamente più di 5 dipendenti è previsto un contributo ordinario dello 0,8% della retribuzione mensile imponibile ai fini previdenziali dei lavoratori dipendenti, esclusi i dirigenti, di cui due terzi a carico del datore di lavoro e un terzo a carico dei lavoratori. A decorrere dal primo gennaio 2025, a favore dei datori di lavoro che nel semestre precedente la data di presentazione della domanda abbiano occupato mediamente fino a 5 dipendenti e che non abbiano presentato domanda di Assegno integrazione salariale per almeno 24 mesi, a far data dal termine del periodo di fruizione del trattamento, l’aliquota si riduce in misura pari al 40%.

Da ultimo, si ricorda che l’erogazione delle prestazioni in favore dei lavoratori è a carico del datore di lavoro; l’importo delle prestazioni è rimborsato dall’INPS al datore di lavoro o conguagliato da questo secondo le norme per il conguaglio tra contributi dovuti e prestazioni corrisposte.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali